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sabato 27 marzo 2010

Fabbrica occupata, vittoria dei lavoratori ............

Fabbrica occupata, vittoria dei lavoratori

DI : ELISA COZZARINI

Ponzano Veneto. Hanno lavorato per anni in una fabbrica di jeans, sono 69, tutti operai migranti specializzati. Avrebbero diritto alla cassa integrazione straordinaria, ma di fatto non intascano un soldo. Il motivo? L’azienda non invia al ministero la documentazione necessaria. Hanno graffiato, tagliato e scolorito jeans alla moda in una fabbrica di Ponzano Veneto, provincia di Treviso, per anni. Oggi i 69 operai tessili specializzati della cooperativa «Lavoro & Lavoro» [tutti migranti tranne uno] avrebbero diritto alla cassa integrazione straordinaria, ma di fatto non intascano un soldo. Il motivo? L’azienda non invia al ministero la documentazione necessaria. Si vocifera infatti di debiti per centinaia di migliaia di euro con l’Inps.
La vertenza si è in parte conclusa giovedì 25 marzo, con una vittoria: il presidio alla fabbrica è terminato perché la coop ha inviato i documenti per la cassa integrazione. Sono stati recuperati 75mila euro, ma manca ancora una parte importante e se l’azienda non risponderà, sarà avviato il fallimento e sarà l’INPS a farsi carico della cassa integrazione.
Per i lavoratori e le loro famiglie la situazione diventa di giorno in giorno più difficile: ci sono le bollette, l’affitto, i mutui da pagare. E ci sono anche i documenti da rinnovare: su 69 operai, solo uno è italiano, gli altri sono tutti extracomunitari, per lo più marocchini e cinesi, mentre alcuni arrivano dall’Africa subsahariana e dal Bangladesh. «Oltre ai problemi economici, rischiamo pure di diventare clandestini», dice una ragazza africana, «non sappiamo nemmeno più a chi rivolgerci per le buste paga, persino il CUD è un problema. L’ufficio amministrativo a Treviso è chiuso, sono scomparsi tutti».
Da ottobre 2009 gli operai non ricevono lo stipendio e in gennaio hanno deciso di non tornare al lavoro. «A febbraio è stato firmato finalmente un accordo tra la Provincia e il legale rappresentante della cooperativa, probabilmente un prestanome, per gli ammortizzatori sociali», spiega Gianni Boato, della CISL, e prosegue: «Dal 15 marzo i lavoratori avrebbero potuto ricevere gli anticipi di circa 700 euro mensili. Invece, finché la cooperativa non invia la documentazione, non possono avere proprio nulla».
Sabato 13 marzo gli operai e le loro famiglie hanno iniziato a presidiare a turno la fabbrica, giorno e notte. A volte si trovano tutti insieme, con i bambini, per rendere meno duro per tutti questo momento. «Il timore è anche che si vogliano vendere i macchinari al mercato nero. Noi, come sindacato, stiamo percorrendo la strada del recupero crediti e degli ammortizzatori sociali. Inoltre stiamo lavorando per presentare un’istanza di fallimento e abbiamo chiesto l’intervento della direzione provinciale del lavoro perché si faccia giustizia», aggiunge Boato.
La fabbrica è sindacalizzata dal 2007, quando la gestione è passata alla cooperativa Lavoro & Lavoro, con sede a Milano. E sono iniziati i problemi. «Prima gli operai erano dipendenti di Erremac, poi è nata Erremac Treviso, con un solo dipendente che prendeva le commesse le passava a Lavoro & Lavoro», racconta Boato, «di fatto gli operai si autogestivano e la cooperativa era tale solo di nome, per poter avere gli sgravi fiscali di una cooperativa, ma non certo per il modo di lavorare».
Prima della crisi la fabbrica di Ponzano lavorava a pieno ritmo rispondendo alle commesse di Olimpias, un’azienda del gruppo Benetton con sede poco lontano. Poi anche Olimpias ha fatto una ristrutturazione. «Oggi la crisi pesa molto più sugli stranieri», afferma Sergio Rosato, direttore dell’agenzia regionale Veneto Lavoro: «Dai dati dei centri per l’impiego e iscrizioni alla mobilità, risulta che i disoccupati italiani sono aumentati circa dell’11 per cento, gli stranieri del 25 per cento. Ma in vista di una ripresa economica, non possiamo permetterci di perdere questa componente della popolazione, sarebbe invece importante riqualificarla, perché ne avremo bisogno. Non dimentichiamo che l’immigrazione ha arrestato il declino demografico e quindi economico della Marca trevigiana».
Gli operai di Ponzano Veneto pensavano di aver realizzato il sogno di una vita migliore in Italia, quando lavoravano anche dieci ore in fabbrica. Ora gli sta crollando il mondo addosso. Abdelkader Msatfi vive e lavora da vent’anni in provincia di Treviso. Ha iniziato a tagliare e graffiare jeans a Ponzano nel 2001. In Veneto ha tutta la sua vita: una moglie, tre figli e un mutuo da pagare. Suo figlio maggiore, di vent’anni, per fortuna ha iniziato a lavorare, mentre la seconda, diciottenne, farà la pasticcera e il più piccolo, di 12 anni, a volte sta con lui a presidiare la fabbrica, dopo la scuola. In attesa che arrivi almeno la cassa integrazione.

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BachecaWeb
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venerdì 26 marzo 2010

la storica calze OMSA chiude ...........




Mentre si festeggia l'8 Marzo e si approvano decreti ad-partitum la storica calze OMSA chiude i battenti con destinazione Serbia

Non compriamo + calze OMSA E GOLDEN LADY, cosi' dimostreremo solidarieta' e qst padroni capiranno ke nn si puo' fare usa e getta...!!!

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martedì 23 marzo 2010

Piemonte: una regione in crisi, non c’è solo la Fiat .....

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L'AGES DI SANTENA
Il destino dell’Ages di Santena, una fabbrica chimica che oggi occupa 340 operai (in un paese di diecimila abitanti) ma che fino all’inizio degli anni novanta ne contava quasi il quadruplo, si decide in questi giorni. L’attività del commissario nominato dal tribunale per provvedere all’amministrazione controllata sta per concludersi; dopo la chiusura della fase delle manifestazioni di interesse, è arrivato infatti il momento di scegliere l’imprenditore con l’offerta più convincente di acquisto, consegnandogli nelle mani uno stabilimento (ma nel discorso potrebbe rientrare anche un secondo ad Asti) che è stato un modello nella costruzione di finiture e parti di gomma per le auto, per i quattro quinti destinati alle macchine Fiat.

“Questa è una delle poche aziende – spiega Ilario Coniglio, componente della Rsu aziendale, che guida il presidio dei lavoratori che da un paio di mesi controlla che gli impianti restino al loro posto – dotate di una mescola per produrre direttamente la gomma per le lavorazioni. Era il nostro fiore all’occhiello, ci lavoravano dentro cento addetti adesso sono appena dieci”. Il crollo è cominciato, secondo Coniglio, nel 2005, quando è comparso all’orizzonte un imprenditore frusinate, proprietario – in Piemonte ma anche centinaia di chilometri più giù, nel Cassinate – di altri stabilimenti dell’indotto dell’auto. È arrivato nel momento giusto per rilevare dalla vecchia proprietà, la multinazionale Continental, quello che restava dell’impianto di Santena dopo lo smembramento e il trasferimento dei pezzi di produzione meno remunerativi in Ungheria.“Da allora sono cominciati i guai”, ricorda Coniglio. Fornitori non pagati, condizioni di lavoro drasticamente peggiorate, fino al blocco del sistema di riscaldamento e di aspirazione dei fumi.

Alla fine dal bilancio è emerso un buco di 82 milioni di euro che nel dicembre del 2008 ha portato la fabbrica all’amministrazione controllata. Da oltre un anno si va dunque avanti a scartamento ridotto. Gli occupati, con una cassa integrazione a rotazione e con gli anticipi erogati dal Comune, sono una sessantina, impegnati nei lavori di minore redditività, come quelli del reparto manicotti e tubi. “Se l’azienda non è fallita – racconta Coniglio – si deve alla Fiat che praticamente in tutti questi mesi ci ha pagato gli stipendi per non perdere le nostre lavorazioni, e adesso non vuole rimetterci le somme anticipate”. Quello che succederà, è l’opinione concorde della Rsu, dipenderà proprio da come si muoverà la Fiat.“Chiediamo – sintetizza Coniglio – che non solo il commissario liquidatore ma anche la Fiat faccia la sua parte, garantendo con tutto il peso della sua forza di grande cliente che il nuovo proprietario sia uno con le gambe solide e la testa seria”. Qualcosa in più si capirà a fine aprile, quando le offerte degli aspiranti compratori si conosceranno nel dettaglio.“Se non ci saranno segnali positivi – annuncia Coniglio – bloccheremo tutto. Siamo tutti in un’età in cui è troppo presto per andare in pensione e troppo tardi per imparare un altro lavoro. Venderemo cara la pelle”.

LA BRAMBATI DI NOVARA
L’anno nuovo per i 112 lavoratori della Brambati, impresa edilizia dal marchio famoso e con alle spalle mezzo secolo di attività, è arrivato con la notizia che la loro azienda non esisteva più.Vendute le preziosissime Soa (e cioè le licenze che permettono la partecipazione alle grandi opere), spariti due betoniere e il rullo per passare l’asfalto, volatilizzati i padroni i cui figli, però – beffa nella beffa – sono rispuntati come semplici dipendenti nel momento in cui, al rompete le righe, è scattata la cassa integrazione. Giovanni Valentino, sindacalista della Rsu, fa da portavoce dei lavoratori.

Ci racconta una storia che in altri tempi si sarebbe definita incredibile, ma che oggi si sente ripetere un po’ dappertutto. “Ma da noi non è tutta colpa della crisi – obietta, riportando le mezze parole che i curatori chiamati per procedere al concordato preventivo si sono lasciati scappare –, c’è qualcos’altro che non ha funzionato”. In realtà è da più di un anno che si va avanti a docce gelate. Prima un periodo di cassa integrazione per un terzo degli addetti, presentato come “normale”, poi la ripresa dell’attività per alcuni mesi, poi l’informazione, arrivata dalla lettura dei piani giornalieri, di un nuovo periodo di cassa integrazione “ a rotazione”, infine l’appuntamento a dopo le ferie natalizie per ricominciare e il 4 gennaio la sorpresa che la gloriosa Brambati non esisteva più.

“È stato un comportamento da irresponsabili. Quest’azienda – dice con rabbia e amarezza Valentino – è integra. Possiede macchinari imponenti, ne abbiamo uno per asfaltare le autostrade che è in grado di produrre 130 tonnellate di asfalto. Non si chiude un’impresa così”. Una prova di responsabilità la stanno assicurando, invece, i lavoratori (amministrativi, autisti, carpentieri edili, asfaltisti) che tengono in ordine gli impianti perché l’abbandono non distrugga il patrimonio dell’azienda e stanno in guardia che non ci siano furti. Ci ha provato uno della famiglia degli ex proprietari che, con la scusa di prendere oggetti personali, ha tentato di trafugare beni dell’impresa. È venuto quasi alle mani con il servizio d’ordine messo su dal sindacato, ma non ha potuto toccare nulla. Nessuno si sente di azzardare previsioni sull’esito di questa lotta. Quello che tutti capiscono è che, in un’area nella quale nel giro di un anno hanno chiuso venti imprese di costruzione su cento, i lavoratori non hanno scelta. Oltre alla Brambati c’è solo la disoccupazione.

LE COOPERATIVE SOCIALI
A Torino la scelta è stata fatta ormai da quasi venti anni e nessuno ha mai avuto ragione di pentirsene. Nelle scuole l’attività di pulizia è stata assegnata alle cooperative sociali, quelle della tipologia che prescrive l’inserimento lavorativo di una quota consistente di persone svantaggiate.“All’inizio – racconta Gabriella Semeraro, componente della segreteria della Funzione pubblica Cgil che segue il comparto socio-assistenziale – i genitori erano preoccupati, oggi stanno sottoscrivendo in massa un documento che chiede di non rinunciare al servizio di queste persone”.

Dieci anni fa, infatti, al passo con i cambiamenti normativi della scuola pubblica, le cooperative in servizio nei plessi scolastici sono passate sotto la giurisdizione del ministero anche se i loro contratti sono stati lasciati in capo ai singoli istituti. Una situazione di permanente precarietà che è andata avanti fino ad alcuni mesi fa, quando il ministero ha stabilito di ridurre di un quarto il budget destinato a queste attività costringendo le scuole a programmare nelle prossime settimane un drastico ridimensionamento dei servizi e le cooperative una riduzione dell’occupazione.

“Solo a Torino – dice la sindacalista – gli addetti sono ottocento, il taglio del 25 per cento vuol dire che duecento di loro saranno rimandati a casa. Con effetti gravi sulla pulizia e l’igiene delle scuole, ma anche sul destino di questi lavoratori”. Si tratta, infatti, di persone che non troveranno con facilità un’altra occupazione. E che da risorsa che sono diventeranno per tutti un problema.“Stiamo cercando di far capire – dice Semeraro – che la situazione di Torino e del Piemonte è diversa dal resto del paese. In tutto gli occupati nella regione sono duemila, risultato di una lunga pratica nell’utilizzazione delle cooperative sociali che pure va tenuta presente. Ma c’è bisogno di intervenire adesso, fra qualche settimana sarà troppo tardi”.

INTESA SAN PAOLO
In Piemonte i bancari sono ventimila, ben oltre la metà lavora a Torino, nei quattro grandi istituti che hanno radici nella zona. Non hanno i problemi di chi è occupato negli altri settori, la crisi internazionale è arrivata ma non è costata lacrime e sangue. L’orizzonte, però, comincia a oscurarsi e il rumore sordo di qualche tuono mette un po’ di apprensione. Ci riflette su, preoccupata, Costanza Vecera, segretaria regionale della Fisac, che porta ad esempio l’accordo separato, di appena qualche settimana fa, tra il gruppo Intesa San Paolo e gli altri sindacati sulle “assunzioni in deroga al contratto nazionale”.

Si è stabilito, in sostanza, che in aree svantaggiate, volta per volta individuate dall’azienda, sia possibile chiamare al lavoro giovani inquadrandoli come apprendisti a un livello ancora più basso di quello già oggi praticato.“La propaganda – sottolinea la sindacalista – vuole farla passare come un’apertura sociale da apprezzare, in realtà si stanno ponendo le basi per compromettere una particolarità positiva del nostro contratto, la cosiddetta area contrattuale che stabilisce che ogni prestazione nell’ambito bancario è regolata dai criteri e dalle condizioni in essa contenuti.

Oggi si provoca, invece, una fessura che permetterà di utilizzare contratti diversi per lavori diversi, con buona pace di solidarietà e parità tra chi lavora nello stesso posto. E tutto questo alla vigilia del rinnovo del contratto nazionale”. Questa novità non cade in un contesto tranquillizzante che, fa notare Vecera, riguarda un gruppo che ha un quarto degli addetti dell’intero mondo bancario italiano. Per questo la Fisac Cgil ricorda nei suoi documenti il “quotidiano trasferimento delle attività amministrative e contabili del back office in Romania”, la contrazione degli organici del gruppo (in un triennio più di 8 mila unità in meno), il ripetuto rinvio dell’assunzione promessa da tempo di alcune centinaia di apprendisti (e adesso si vogliono contare nel numero di quelle preventivate nell’accordo in deroga), il piano di riorganizzazione intrapreso dall’azienda, cominciato con la vendita di un pezzo, la Banca depositaria, che gestisce e amministra i grandi investimenti. Insomma, tanti segnali: come se il temporale fosse imminente.

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lunedì 22 marzo 2010

La disoccupazione è cresciuta del 40 per cento ...........

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La Cgil piemontese: «La disoccupazione è cresciuta del 40 per cento»

In Piemonte nei primi mesi del 2010 la disoccupazione è cresciuta del 40 per cento, passando da 94 mila a 130 mila unità, con un tasso del 6,5 per cento «che è il più alto dell’Italia settentrionale, attestato al 5,1 per cento come media». Il dato è stato fornito dal segretario generale della Cgil Piemonte, Vincenzo Scudiere, che nella sua relazione al congresso regionale del sindacato in corso a Torino, ha sottolineato che «al primo gennaio le persone in mobilità sono 38 mila, il 40 per cento in più dello stesso periodo dell’anno scorso», e che «il 77,5 per cento delle persone collocate in mobilità provengono dalle piccole imprese».



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sabato 20 marzo 2010

L'ISOLA DEI CASSINTEGRATI .....

    

                                              L'ISOLA DEI CASSINTEGRATI


                                                http://www.isoladeicassintegrati.com/?cat=17

EBBENE SI ESISTE L'ISOLA DEI CASSINTEGRATI , IN SARDEGNA HANNO OKKUPATO IL CARCERE DELL'ASINARA PER CONTINUARE LA LOTTA X IL LAVORO KE NON C'E' , SE VOLETE SEGUIRLI KLIKKATE IL LINK ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

martedì 16 marzo 2010

Morti bianche: ignorate dalla politica ....

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Morti bianche ignorate dalla politica

Un morto e due feriti questa mattina in provincia di Pistoia. Si allunga così l’elenco delle vittime sul lavoro, che ieri erano state almeno tre: in provincia di Napoli, sulla tratta ferroviaria Milano Torino e a Pomezia [Roma]. E un altro ancora è morto a Napoli, ma suicida, perché il lavoro non lo aveva. Ma il tema delle cosiddette «morti bianche» e della sicurezza sul lavoro sono totalmente assenti dal dibattito politico e dalle campagne elettorali.

giovedì 11 marzo 2010

12 marzo sciopero generale. La Cgil in piazza ....

12 marzo sciopero generale. La Cgil in piazza

Il 2009 si conferma un anno drammatico per l'economia italiana ma il governo continua a negare la crisi. La Cgil scende in piazza domani per chiedere al governo, tra le altre cose, di fermare i licenziamenti, sostenere il reddito e le politiche di accoglienza, la regolarizzazione dei migranti, la sospensione della Bossi-Fini, l'abolizione del reato di clandestinità. Una mappa [parziale] delle iniziative per regione.

Crolla ancora il Pil, nel 2009 è calato 5,1 per cento. È un dato dell’Istat, che rivede al ribasso la stima preliminare diffusa a febbraio [-4,9]. Si conferma comunque l’anno drammatico per l’economica italiana, che non registrava un simile tonfo dal 1971.
Il Governo però nega la crisi e promette che nessuno «verrà lasciato indietro» ma la disoccupazione cresce, si licenziano i precari della scuola e della pubblica amministrazione, si moltiplicano le vertenze sull’occupazione e le risposte continuano a non essere date.

Per questo domani, 12 marzo, la Cgil scende in piazza per chiedere al Governo, ma anche a Confindustria e a tutte le imprese è fermare i licenziamenti, ma anche per garantire la prosecuzione della Cig [cassa integrazione] in deroga, sostenere il reddito e prevedere gli ammortizzatori sociali per i precari. «È necessario – spiega il sindacato – affrontare le vertenze impedire la chiusura delle aziende, definire strumenti di politica industriale, avviare subito un piano per la ricerca e un piano per il Mezzogiorno». Uno dei punti dello sciopero sono anche le politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù. Fondamentale è la regolarizzazione dei migranti che lavorano, la sospensione della Bossi-Fini per i migranti in cerca di rioccupazione, l’abolizione il reato di clandestinità, il riconoscimento della cittadinanza alla nascita nel nostro Paese e l’estensione dell’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione equiparando il reato di caporalato a quello di tratta sugli esseri umani.
Di seguito alcune delle iniziative nelle regioni:

PIEMONTE
Asti: Presidi davanti all’Agenzia delle Entrate e davanti ad aziende metalmeccaniche in crisi
Vercelli: Manifestazione davanti al Carrefour dalle ore 10 alle 12

TRENTINO
Trento: Presidio sotto la sede del Commissariato del Governo a Trento alle ore 10.30.

LOMBARDIA
Bergamo: 9.30 partenza da Piazza Marconi
Brescia: 9.00 appuntamento in Piazza della Repubblica
Monza: 9.00 manifestazione Largo Mazzini
Como: presidio davanti alla Prefettura
Cremona: presidio in piazza Stradivari
Milano: manifestazione appuntamento porta Venezia con la partecipazione del segretario confederale, Agostino Megale
Pavia: presidio davanti alla Prefettura
LIGURIA

Genova: Concentramento ore 9.00 presso i giardini prospicienti la Stazione Brignole (lato Piazza della Vittoria) e presso il Terminal Traghetti (Coop Negro) via di Francia. Manifestazione conclusiva Piazza Caricamento, con la partecipazione di Susanna Camusso, segretaria confederale CGIL.
Savona: ore 9.00 comizio in Piazza Sisto IV (la piazza del Comune di Savona). Corteo con sosta e presidio sotto la Prefettura.
La Spezia: ore 10.00 concentramento in Piazza Europa. Corteo fino a Piazza Ramiro Ginocchio.
Imperia: ore 10.00 presidio davanti alla Prefettura in via Matteotti

VENETO

Padova: Manifestazione Regionale con il segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani. Partenza corteo ore 9.00 – Piazza Insurrezione ore 11.00.

EMILIA ROMAGNA
Ferrara: lo sciopero è di 8 ore per tutti i settori non sottoposti a regolamentazione. Manifestazione nella Piazza Municipale dalle 10 alle 12.
Reggio Emilia: manifestazione con corteo. Concentramento ore 9.30 in Viale Montegrappa. Ore 11.00 comizio conclusivo in Piazza della Vittoria. Interviene la segretaria confederale della CGIL, Vera Lamonica
Bologna: concentramento della manifestazione alle 9.30 all’ex Sabiem di via Emilia Ponente e un presidio conclusivo (e simbolico) all’Agenzia delle Entrate di via Nanni Costa.
Imola: Manifestazione, concentramento alle 9.30 nella Galleria del Centro Cittadino
Parma: La manifestazione avrà inizio con il concentramento in piazzale Santa Croce a partire dalle ore 9.

TOSCANA
Firenze: Concentramento ore 9.00 Piazza Indipendenza, corteo per le vie cittadine, ore 11 Comizio conclusivo in Piazza SS. Annunziata di Enrico Miceli
Siena: Concentramento ore 8.45 La Lizza, corteo per le vie cittadine, ore 10,45 Comizio conclusivo in Piazza Salimbeni.

Livorno: Concentramento ore 9.30 Piazza Magenta, corteo per le vie cittadine. Comizio conclusivo in Piazza XX Settembre.
Pisa: Presidio dalle ore 15 alle ore 17 davanti alla Prefettura di Pisa

UMBRIA
Perugia: Manifestazione presidio alla Prefettura dalle ore 10.00
Terni: presidio sotto la prefettura, in piazza Tacito, dalle ore 11,00. Una delegazione di sindacalisti e lavoratori incontrerà il prefetto Augusto Salustri, rappresentante del Governo sul territorio.

MARCHE
Ancona: Manifestazione con comizio alle ore 10,30 in piazza della Repubblica. Jesi: corteo, concentramento alle ore 9 a Piazzale Porta Valle.
Macerata: per l’occasione è previsto a Tolentino un corteo, il cui concentramento è per le ore 15, che partirà dalla zona della Piscina comunale fino a raggiungere piazza della Libertà dove alle ore 16 si terrà la manifestazione conclusiva.

LAZIO
Roma: Concentramento a Piazzale Flamino e partenza corteo. Comizio a Viale Mazzini davanti alla sede Rai alle ore 12. Interviene il segretario generale della CGIL di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, e il segretario Nazionale, Enrico Panini.

CAMPANIA
Napoli: Concentramento ore 9.00 in Piazza Mancini. Interviene il segretario confederale, Fulvio Fammoni
Caserta: sit-in davanti alla prefettura

PUGLIA
Bari: Manifestazione con corteo e comizio a Piazza Federico di Svevia. Interviene la segretaria confederale della CGIL, Paola Agnello Modica.
Barletta: Manifestazione provinciale che si svolgerà nella Piazza della Prefettura di Barletta con comizio e successivo incontro con il Prefetto.
Brindisi: dalle ore 9.00 alle ore 11.00 manifestazione in Piazza Vittoria, dalle ore 11 alle ore 13.00 presso la sala del Comune di Brindisi, tavola rotonda sui temi dello sciopero con i Presidenti di Confindustria, Confesercenti, Confagricoltura, Confcommercio.
Foggia: Assemblea provinciale Quadri e Delegati presso la Sala della Cassa Edile.
Lecce: Manifestazione con comizio conclusivo a Casarano.
Taranto: Manifestazione con partenza ore 9,00 dall’ ingresso Arsenale di Taranto, corteo per Via Di Palma e comizio conclusivo ore 11,30 in Piazza M. Immacolata

CALABRIA
Rosarno: Nel Comune protagonista della rivolta degli immigrati si parlerà dei temi dell’accoglienza e dell’integrazione. Si comincia alle 10 nell’auditorium comunale con la manifestazione che avrà come slogan “Accoglienza, integrazione, lavoro, diritti, sviluppo, legalità”. La manifestazione sarà conclusa da Morena Piccinini, segretaria confederale CGIL

SICILIA
Palermo: concentramento alle 9.30 in piazza Verdi e una manifestazione dentro il teatro “Al Massimo”, che si concluderà con l’intervento del Segretario Generale nazionale della FILLEA CGIL, Walter Schiavella.
Catania: concentramento alle 9 in piazza Roma, corteo fino a piazza Manganelli e comizio di Nicola Nicolosi, della CGIL nazionale.
Messina: manifestazione in mattinata davanti l’Agenzia delle entrate (via S.Cecilia). Manifestazioni e comizi anche a Trapani, presso il teatro Cristal dove interverrà la Segretaria Generale della CGIL Sicilia, Mariella Maggio.
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martedì 9 marzo 2010

Sciopero di 48 ore dei dipendenti pubblici .... ( GB )

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Gran Bretagna. Sciopero di 48 ore dei dipendenti pubblici

Circa 270 mila lavoratori statali hanno iniziato oggi uno sciopero di 48 ore nel Regno Unito. E’ il più grande sciopero del lavoro del settore dal 1987. La misura interesserà, tra le altre, la centrale per le chiamate di emergenza della polizia, così come i porti, i tribunali, gli uffici di collocamento pubblici e le delegazioni del ministero delle Finanze.
Lo sciopero è stato indetto dai sindacati contro la riduzione degli ammortizzatori sociali per coloro che perdono il lavoro, il cui numero è invece in crescita negli ultimi mesi e aumenterà ancora nel prossimo futuro, anche per la riduzione di posti di lavoro prevista proprio nella pubblica amministrazione.

sabato 6 marzo 2010

L'8 Marzo è quindi il ricordo di quella triste giornata ....




La festa della donna ha la sua origine all'inizio del XX secolo quando un gruppo di operaie ha fatto sciopero per protestare contro le loro condizioni lavorative.


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L'origine della Festa dell'8 Marzo risale al 1908, quando un gruppo di operaie di una industria tessile di New York scioperò come forma di protesta contro le terribili condizioni in cui si trovavano a lavorare.
Lo sciopero proseguì per diverse giornate ma fu proprio l'8 Marzo che la proprietà dell'azienda bloccò le uscite della fabbrica, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa.
Un incendio ferì mortalmente 129 operaie, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano semplicemente di migliorare la propria qualità del lavoro.

Tra di loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle donne italiane che, come le altre, cercavano di migliorare la loro condizione di vita. L'8 marzo assunse col tempo un'importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il riscatto della propria dignità.

L'8 Marzo è quindi il ricordo di quella triste giornata.
Non è una "festa" ma piuttosto una ricorrenza da riproporre ogni anno come segno indelebile di quanto accaduto il secolo scorso.
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