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mercoledì 26 maggio 2010

Tipologie di colleghi ..

Tipologie di colleghi

Il lavoro nobilita ma è anche faticoso, non solo per la tipologia di impegno ma molto spesso anche perché bisogna destreggiarsi in una giungla di colleghi. C’è la vipera che morde a tradimento e la iena ridens che ti accoltella sorridendo: in ogni azienda c’è gente davvero insopportabile! Ma quali sono le tipologie di colleghi che possiamo incontrare sul nostro cammino lavorativo?

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Se ci pensiamo bene la maggior parte della nostra giornata la trascorriamo sul posto di lavoro e inevitabilmente con i nostri colleghi. C'è chi decide di avere con loro solo un rapporto lavorativo per evitare interferenze con la propria vita privata e chi invece fa nascere delle vere e proprie amicizie o inimicizie con i compagni di tutti i giorni.
Di seguito sono descritte le più comuni tipologie di colleghi con cui possiamo trovare sul nostro posto di lavoro:
  • La vipera
    Velenosa, ostile, cattiva con chiunque e in ogni situazione; sempre pronta a sputare veleno a seminare sale sulle ferite, a diffamare e sparlare. Si capisce subito che non ci si può fidare, ma quando si è fragili e deboli psicologicamente per qualche motivo lei non ci pensa un attimo e ti accoltella in maniera diretta.
  • La collega comprensiva
    È quella che riesce a trovare una giustificazione a tutto e a tutti, più gli altri sono cattivi con lei, più cerca una spiegazione. Quando qualcuno le dice che sta esagerando perché non è giusto giustificare ogni volta, lei dice che è una persona comprensiva. È colei che fa l’avvocato difensore dei peggiori crimini perché trova sempre un’attenuante. Ma non è possibile cambiarla perché anche quando qualcuno la tratterà con cattiveria lei lo perdonerà!!!
  • L’imparziale positivo
    C’è poi il collega che prende sempre le parti di qualcuno, senza motivo e senza obiettività, senza avere nulla in cambio. Trova il bello ovunque e lo racconta agli altri. Tesse le lodi di personaggi pubblici di colleghi dell’amministrazione ma anche di persone incontrate per un attimo.
  • L’opinionista
    Speriamo di non averlo mai come compagno di scrivania, perché è colui che ha sempre un’opinione su tutto e tutti, e soprattutto la esprime sempre. Qualsiasi argomento, dalla miglior tariffa telefonica, al politico di turno, al viaggio che qualcuno si appresta a fare, lui ha sempre la sua da dire, anche se non ha mai viaggiato, non capisce nulla di politica e non ha nemmeno il telefono! Spesso parla quasi da solo perché chi lo conosce nemmeno lo interpella. Solo la collega comprensiva dice che è un pò narciso perché in fondo è solo e non sa con chi comunicare.
  • L’interruttore
    È colui che interrompe sempre quando gli altri parlano: in riunione, alla pausa caffè, in mensa, durante un convegno. Ha sempre qualcosa da aggiungere, un problema da sottoporre, oppure semplicemente per dire che qualcuno deve spostare la macchina messa in seconda fila. Tutto questo lo fa in maniera molto educata, chiedendo scusa e alzando la mano.
  • La collega oca
    Ride sempre per qualsiasi cosa, anche quando non c’è nulla da ridere, è sempre felice , sorridente in tutti i momenti e tutti i giorni, anche al funerale del malcapitato. Fa la stupidina con tutti i maschi dell’ufficio, ride alle battute che non fanno ridere, usa quella voce da ochetta, e mastica sempre la gomma americana con la bocca aperta. Si presenta alle cene aziendali tutta truccata e vestita da cubista, senza capire che si tratta pur sempre di lavoro.
  • La positiva
    Quella che è felice anche se fuori piove, e dentro c’è una mole di lavoro che richiede straordinario non pagato, fa battute intelligenti quando un collega è giù di morale, la cercano tutti perché la sua semplice presenza fa cambiare la giornata finita male, ha sempre una parola carina e positiva per tutti. Ma da dove troverà questa forza esistenziale?
Tipologie di colleghi


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martedì 25 maggio 2010

La lotta delle lavoratrici della Playtex, presidio in strada e blocco della merce ,,,

La lotta delle lavoratrici della Playtex, presidio in strada e blocco della merce

La protesta contro la decisione di trasferire il centro distrubuzione a Bergamo. A rischio 120 posti di lavoro. Fermati i camion arrivati a ritirare la nuova collezione di reggiseni


POMEZIA - "Centoventi lavoratori in mutande". E reggiseni 'tenuti in ostaggio'. La Playtex di Pomezia è a un passo dalla chiusura e i dipendenti, soprattutto donne, tornano in strada dopo la rottura del tavolo da parte del gruppo. Esplici i cartelli di protesta delle confezionatrici di intimo, armate anche i manifesti a lutto per la filiare di Pomezia nata nel '63 e ora morta. Anche oggi non è stato fatto uscire il materiale che l'azienda vorrebbe mandare al sito di Bergamo per la distribuzione. Gli operai in presidio su via Laurentina, davanti i cancelli dello stabilimento hanno bloccato i camion arrivati per ritirare la nuova collezione estiva di reggiseni, attesi nei negozi per giugno. Ripercussioni di traffico per la fila dei camion, sul posto anche i carabinieri.

LE IMMAGINI

"Le proteste proseguono senza sosta. I lavoratori - scrivono i sindacati in un comunicato della Cgil-Cdlt del Comprensorio Pomezia-Castelli-Colleferro-Subiaco, presente con i suoi rappresentanti davanti ai cancelli della Playtex - chiedono di salvare il proprio posto di lavoro, perché dopo la rottura del tavolo da parte del gruppo è forte la tensione. Siamo preoccupati. "Chiediamo la tutela dei posti di lavoro e del sito di Pomezia - dichiara Giuseppe Cappucci, segretario generale della Cgil-Cdlt - ma vogliamo anche impedire eventuali colpi di mano o forzature finalizzati allo spostamento di merce già pronta per la commercializzazione e che l'azienda vorrebbe spedire a Bergamo".



http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/05/25/news/playtex_pomezia_lavoratori_in_strada_no_alla_chiusura_della_fabbrica-4321018/


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lunedì 24 maggio 2010

SINDACATO: VARATA L'UNIONE SINDACALE DI BASE,

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SINDACATO: VARATA L'UNIONE SINDACALE DI BASE, UN'ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI

Roma, 23/05/2010
La nuova confederazione parte con un fitto calendario di iniziative di lotta
Oltre 600 delegati, di tutti i settori del mondo del lavoro e provenienti da ogni parte d'Italia, hanno scelto di dare vita alla USB, Unione Sindacale di Base, la nuova confederazione varata questa mattina al Teatro Capranica di Roma.
Nucleo centrale della nuova organizzazione RdB, SdL e consistenti realtà della CUB, che insieme ad altre organizzazioni sindacali di base sono giunte al termine del processo costituente iniziato due anni fa; un processo che ha coinvolto nella discussione migliaia di delegate e delegati, i quali sono riusciti a superare vecchi steccati ed hanno avuto la capacità e l'entusiasmo di progettare il futuro del sindacalismo indipendente dal quadro politico, istituzionale e padronale.
Hanno partecipato con interesse alla nascita di USB anche Snater e Or.S.A., che hanno portato i loro contributi al dibattito congressuale confermando la volontà di prendere parte al processo di unificazione, anche se con tempi diversi. All'assemblea del Capranica hanno inoltre partecipato la Confederazione Cobas ed i rappresentati delle forze politiche.
Numerosi gli interventi nelle tre giornate congressuali, che hanno evidenziato le caratteristiche genetiche della nuova confederazione. USB non sarà semplicemente un'organizzazione che va ad aggiungersi a quelle esistenti, ma ha l'ambizione e la possibilità di costituire il sindacato maggioritario che oggi serve ai lavoratori ed ai settori popolari. USB sarà intercategoriale, con l'obiettivo di contrapporsi alla frammentazione dei lavoratori connettendo le lotte nei luoghi di lavoro, sul territorio e nel sociale. Attraverso una capillare diffusione sul territorio nazionale (90 sedi in tutte le regioni), USB intende infatti rappresentare ed organizzare i soggetti del lavoro e del non lavoro, essere accogliente alle nuove istanze sociali, essere "meticcia", contaminandosi con le esperienze provenienti da altre realtà di lotta: per la casa, per l'ambiente, per i beni comuni, per i diritti uguali dei migranti. USB rifiuta inoltre lo "sviluppismo", che distrugge vite umane e territori, genera guerre, razzismo e miseria. Vuole infine porsi come un sindacato capace di attivare un cambiamento generale nel nostro paese.
In continuità con la storia delle organizzazioni costituenti la nuova confederazione, nella USB saranno centrali la democrazia e la partecipazione attiva dei lavoratori attraverso una forma organizzativa orizzontale in tutte le sue articolazioni. Ancora, USB sarà il sindacato del conflitto, finalizzato all'aquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori non finalizzata unicamente alla riduzione del danno.
L'assemblea ha eletto i membri dei nuovi organismi confederali, i 154 componenti del Consiglio Nazionale, 55 del Coordinamento Nazionale e 13 dell'Esecutivo. Grande importanza è stata riservata dal dibattito ai temi internazionali, con particolare attenzione alla situazione dell'America Latina e della Grecia. All'assemblea sono giunti i messaggi di auguri provenienti da molte organizzazioni sindacali internazionali, fra cui quello della Confederazione sindacale mondiale WFTU (World Federation of Trade Unions), dal PAME, il sindacato combattivo greco che sta guidando le lotte in quel paese, e dal LAB, sindacato Basco.
Tra le delegate e i delegati del Congresso è emersa evidente la consapevolezza della grande forza attrattiva dell'USB, che nasce in un contesto di crisi non solo economica, ma politica, sociale e culturale. Tale consapevolezza si è tradotta nella deliberazione di immediate iniziative di lotta:
28 maggio - giornata di mobilitazione nazionale del Pubblico Impiego
5 giugno - manifestazione nazionale a Roma contro la manovra economica e l'attacco ai diritti dei lavoratori;
7 e 8 giugno - scioperi regionali della Scuola;
8 giugno - sciopero nazionale dei Lsu, cassintegrati e lavoratori in mobilità;
11 giugno - sciopero generale dei Trasporti;
14 giugno - sciopero generale del Pubblico Impiego. 



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sabato 22 maggio 2010

RAZZA PAOLO, LICENZIATO DOPO UN GRAVE INFORTUNIO ...

RAZZA PAOLO, LICENZIATO DOPO UN GRAVE INFORTUNIO DOPO 18 ANNI, ADESSO SENZA LAVORO 3 FIGLI A CARICO!!!!-----------------------------------------------LICENZIATO IL 24 GENNAIO DEL 2008, RAZZA PAOLO DI ANNI 42, DOPO UN INFORTUNIO ALLA SPALLA CHE GLI HA LASCIATO UNA INVALIDITA" PERMANENTE, DALLA "ITTICA ATTANASIO" BORGO SABOTINO FOCE VERDE (LATINA)!!!! IL SIG.RE HA DENUNCIATO L"AZIENDA, CHE NON GLI HA NEANCHE PAGATO GLI ULTIMI MESI DI LAVORO, SEMBREREBBE CHE L"EPISODIO SIA AVVENUTO PERCHE" IL LAVORATORE SIA VENUTO A CONOSCENZA DI COSE POCO PULITE CHE AVVENIVANO ALL"INTERNO DELLO STABILIMENTO!!! LA D.P.L. DI LATINA NON è INTERVENUTA, I SINDACATI NEANCHE, HA RICEVUTO MINACCE TELEFONICHE 3 VOLTE (DI MORTE)!!! LA MAGISTRATURA INDAGA SUL SIG.R VITO BALSAMO E IL SIG.R CLAUDIO ATTANASIO, INTANTO RAZZA PAOLO FAREBBE LA FAME SE LA "FAMIGLIA" NON L"AVESSE AIUTATO!!!! QUESTA è GIUSTIZIA??!! DUE LEGALI GLI HANNO PRESO SOLDI SENZA CURARE I SUOI INTERESSI, INOLTRE TUTTI I COMPAGNI DI LAVORO L"HANNO ABBANDONATO, NONOSTANTE EGLI PER MOLTI ANNI SI FOSSE PRODIGATO A FAVORE DI QUESTI ULTIMI; CHE "SOLIDARIETA""!!!! LA LEGGE DOVE"??!! ATTUALMENTE IL DOTT,R DI MAMBRO E LA DOTT.SSA SONIA RICCI SI STANNO OCCUPANDO DI RAZZA PAOLO, MA LA FATICA E LE MANCANZE DI RISORSE COMINCIANO A PESARE COME "MACIGNI", QUESTO è GIUSTO?
IL 30/11/2009 IL SIG.R CLAUDIO ATTANASIO è STATO CHIAMATO IN CAUSA DAL SIG.R RAZZA PAOLO A CUI ANCORA DEVE DARE TUTTE LE COMPETENZE DAL 1/12/2007 AL 1/11/2009: VISTA LA SUA NOTORIA INDISPONIBILITA" SI PRESENTERA"?? INTANTO IL SIG.R RAZZA, CONTINUA AD ESSERE PERSEGUITATO DALLE FORZE DELL"ORDINE DI LATINA, CHE CHIAMATE DALL"AZIENDA "ITTICA ATTANASIO" CONTINUANO A PROPORGLI DI NON ANDARE SUL LUOGO ANCHE SE IL SOGGETTO NON HA NESSUNA "DIFFIDA"; TANTè CHE IL RAZZA NON PUO" NEANCHE ANDARE A TROVARE IL SUO AMICO SALVATORE CHE ABITA IN ZONA PER I CONTINUI EPISODI DI INTOLLERANZA DA PARTE DELL"AZIENDA!! NESSUNO PROPONE NULLA??VIENE MINACCIATO DI MORTE E NESSUNO PUO FARE NULLA CHIEDIAMO LA SOLIDARIETA" DI VOI TUTTI ISCRIVENDOVI AL GRUPPO "QUELLI CHE PERDONO IL LAVORO SENZA MOTIVO", CON GLI AGGIORNAMENTI DI RAZZA PAOLO-------LA" ITTICA ATTANASIO" HA MALTRATTATO PER MESI INTERI ANCHE IL CANE DI RAZZA PAOLO, CHE DOPO IL LICENZIAMENTO ERA RIMASTO IN AZIENDA,ALLO SCOPO DI CONTINUARE A RICATTARE IL DIPENDENTE CHE LI AVEVA "DENUNCIATI"!! LA ASL DI COMPETENZA CHIAMATA DA L"ENPA, FECE I CONTROLLI?? I COMPAGNI DI LAVORO SAPEVANO E "TACEVANO"!!! QUESTA STORIA NASCONDE ANCORA INTRIGHI, LA MAGISTRATURA SE NE DOVREBBE OCCUPARE SERIAMENTE!!! ORA HA SUBITO UN INTERVENTO ALLA SCHIENA, PERCHE" RISCHIAVA LA PARALISI A CAUSA DEI DANNI DEL LAVORO, HA DOVUTO PAGARE 12MILA EURO IL SSN NON GLIELO HA SOSTENUTO, LA SUA FAMIGLIA LO HA NATURALMENTE AIUTATO!!! IN QUESTA FASE SONO IN CORSO INDAGINI, MA I CONTINUI RINVII, GLI AVVICENDAMENTI DEL PERSONALE, LE LUNGAGGINI BUROCRATICHE, I CONTINUI SOLLECITI SENZA RISCONTRO DA PARTE DEI LEGALI, RENDONO QUESTA STORIA "IMPALPABILE"!!!!! Publio Razza.


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sabato 15 maggio 2010

Morta perché non prendeva più da tempo lo stipendio ...

Piccola storia vera di un’infermiera senza stipendio

di Stefano Faraoni

Tutto bene, Madama la Marchesa? Tutto bene, Messer lo cavaliere.

E’ il trionfo dell’estetica mediatica, del “così è se vi pare” di pirandelliana memoria. Cosa appare, e non quello che è, lo vediamo tutti i giorni in televisione, dove un’informazione drogata sbraita inesistenti tesi, consolatorie, sui conti pubblici, sull’equanimità di Stato, sul colore rosa di un futuro non tanto prossimo.




Intanto qualche piano più sotto, dalle parti degli inferi, decine di migliaia di ragazzi, e anche meno giovani, cercano un lavoro. Un lavoro. Ripetiamo: un lavoro che inveri l’art. 1 della costituzione, che ne sancisca il diritto e la dignità, e non il contratto cococo, cocopro, a tre mesi, a sei più sei, con rinnovo, quasi fossero contratti di locazione di un appartamento. La locazione delle vite degli esseri umani.

Intanto, dall’inizio dell’anno, 25 suicidi in carcere delimitano i contorni della disperazione, quella vera. Quella da dieci persone in dieci metri quadrati. Col ministro Alfano che annuncia soluzioni a ripetizione, e con la Lega che viscidamente si oppone a qualsiasi tentativo di snellire la fauna penitenziaria. Abbiamo detto fauna, sì, perché molte di queste persone sono diventate bestie, carne da macello.

Intanto gli stipendi invocano una correzione al rialzo, perché i nostri sono più bassi del 17% della media europea, e siamo superati da ben altri 22 Paesi. Bel primato, complimenti, per una nazione fra le più avanzate industrialmente. Ammesso che sia vero, ovviamente.

E intanto una signora qualsiasi, quarantacinquenne, muore a Napoli. Tutto bene, Madama la marchesa? No, non va tutto bene, Messer lo cavaliere. La signora, Messere, che lavorava alla Asl 1 di Napoli, è morta perché non prendeva più da tempo lo stipendio. Con cura meticolosa, peggio del peggiore e più scientifico sciopero della fame, si toglieva 150 milligrammi di sangue al giorno per protesta. Poi, non ce l’ha fatta più, Messere. Se n’è andata così, e non la vedremo più né al castello, né al borgo, né in alcun’altra parte dove siamo soliti andare, Messere. Si chiamava Mariarca Terracciano, Messere, e qualcuno dice che non è morta perchè si toglieva il sangue. Ma non è vero, Messere.

Il marito ha deciso di donare gli organi, Messere: lei ha già donato; ha donato la sua vita.

http://www.cronachelaiche.it/2010/05/piccola-storia-vera-di-un%e2%80%99infermiera-senza-stipendio/




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ULTIME dall'isola dei cassintegrati ....

l'isola dei cassintegrati
Cari amici dell’isola dei cassintegrati,
alcuni commenti hanno iniziato a girare nel web questo pomeriggio.
Che cosa è successo? In breve:
Sono attualmente in lavorazione due libri sull’esperienza dell’isola dei cassintegrati, uno appena uscito con Edizioni  Aliberti (presentato oggi a Torino) scritto dall’operaio Tino Tellini, e un’altro che a brevissimo uscirà per l’editore Il Maestrale, scritto a più mani dagli operai attualmente occupanti il carcere dell’Asinara, redatti da Silvia Falluddù Sanna.
La presentazione del primo libro citato recava la dicitura: “Tino Tellini, portavoce dei cassintegrati”.
In realtà l’autore Aliberti è solo Tellini, così come gli operai sull’isola sono gli autori rispettivi del libro de Il Maestrale, i quali tenevano a precisare che Tellini ha scritto il libro di sua iniziativa e che rappresenta la sua esperienza personale, non collettiva, dell’isola dei cassintegrati. Al tempo stesso questi ultimi rispondono del proprio libro.
A ognuno il suo, quindi, ma l’esistenza dei due libri non può che essere una maggiore ricchezza al bisogno di informazioni che c’è, sull’isola dei cassintegrati. E questo è pensiero condiviso di tutti.
Gli stessi  isolani fanno i loro auguri più sentiti a Tino, e sperano che il suo libro abbia successo. Dal suo canto Tino ribadisce di non essere portavoce di nessuno, ma solo di aver voluto raccontare con un libro la sua esperienza personale della vicenda.
Dove sta il problema allora? Solo nelle opinioni personali, che ognuno ha diritto di avere, una volta informati.
E allora, per essere bene informati, ecco il nostro messaggio.
Solo un’ultima nota: chi crede (o spera) che gli operai dell’isola dei cassintegrati e della torre aragonese non siano uniti sbaglia di grosso, e chi non se ne fosse ancora reso conto, dopo 3 mesi di una protesta che ha scosso l’Italia e il mondo…bè se ne renderà conto ben presto.
Perchè la lotta non è finita, e le nostre teste e braccia sono sempre rivolte lì: alle risposte concrete che attendiamo, ancora, dal governo e dall’Eni.
CHI LOTTA PUò PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIà PERSO.
Un abbraccio isolano

 http://www.isoladeicassintegrati.com/

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mercoledì 5 maggio 2010

Aprire una lavanderia a gettoni ...


Aprire una lavanderia a gettoni

Un'idea per un nuovo lavoro è aprire una lavanderia a gettoni. Importantissima la scelta del luogo in cui aprirla e anche il marketing per promuoverla.


Vi sarà già capitato di passeggiare per la vostra città e notare questi luoghi in cui la gente porta le proprie cose da lavare e in tutta tranquillità si siede e legge un libro o un giornale, oppure esce e va al vicino bar a bersi un caffè, intanto i panni girano nelle grosse lavatrici che dopo poco ve li restituiranno belli puliti.
Si tratta delle modernissime lavanderie a gettoni, all’estero sono diffusissime, qui da noi stanno arrivando un pochino a rilento, ma si stanno affermando.
Pensate che ne esistano già alcune che da semplici lavanderie a gettoni, si sono trasformate in ospitali luoghi di incontro in cui sorseggiare un cocktail, bere un caffè, guardare un video proiettato da una mega tv al plasma, o ancora fare un pochino di cyclette giusto per mantenersi in linea!


Cosa bisogna fare per aprire una lavanderia a gettoni?
È necessario prima di tutto aprire una partita iva e iscriversi al registro delle imprese, non è necessario avere delle competenze specifiche o avere fatto degli studi di settore, mentre è assolutamente necessario investire moltissimo sulla promozione, insomma fare del marketing buono ed efficace, poiché in realtà più passa il tempo maggiore è la concorrenza in questo settore, appunto nuovo e interessante, soprattutto per chi ancora non ha un lavoro.

A proposito di marketing, per partire con il piede giusto è necessario scegliere strategicamente bene la posizione del negozio, meglio se vicino ad una stazione, a un luogo di passaggio di turismo, alle università, pensate infatti che gli studenti spesso si spostano dalla loro città per andare a studiare magari nelle megalopoli e lì si insediano in piccoli appartamenti, spesso senza una lavatrice!
Ma questi non saranno gli unici clienti, ad esempio quasi insospettabilmente, arrivano nelle lavanderie a gettone anche le casalinghe, perché si risparmiano un bel pò di soldini a lavare tende e piumoni, rispetto alle classiche tintorie, quasi il 50% di soldi. Le casalinghe in questo caso, essendo ben attente al risparmio, lo sanno bene e nel frattempo che il loro piumone gira nella lavatrice, vanno a fare le loro commissioni e la spesa, ottimizzando così i tempi.

Non è sempre necessario essere presenti in negozio, ma in realtà la presenza del titolare o di chi in qualche modo può fungere da assistente è sempre molto gradita, poiché permette al cliente, magari più inesperto, di avere la giusta attenzione e assistenza.

Gli optional gratuiti sono sempre molto graditi, ad esempio, una zona in cui offrire un comodo piano per piegare i panni una volta ritirati, oppure una piccola zona dove permettere, se necessario, di smacchiare gratuitamente prima del lavaggio, sono piccole attenzioni che però fidelizzano il cliente.
Mettere la musica, delle riviste da sfogliare, delle piante per rendere l’ambiente più elegante, un piccolo spazio con qualche gioco per  i bambini, insomma tanti piccoli trucchi che colpisono positivamente i clienti.
Anche la scelta dei detersivi, se vi è ad esempio un occhio di riguardo per l’ambiente, con la scelta di prodotti ecologici, il cliente sicuramente apprezzerà di più.

Quanto costa aprire una lavanderia a gettoni?

Per un locale di circa 70 metri quadrati il costo si aggira sui 60.000 euro lordi, come investimento iniziale, ogni anno vi sono costi fissi dai 10.000 ai 15.000 euro per le utenze (luce, affitto ecc). Il tutto è ammortizzabile nel giro di due anni, e i veri guadagni ripagano abbastanza velocemente.
Esiste la possibilità offerta da diverse aziende di entrare nei circuiti del franchising come ad esempio www.lavapiu.com, www.bluwash.it, www.lavaeasciuga.com, e tante altre.

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lunedì 3 maggio 2010

Grecia. Gli aiuti e l'«austerità» ....

Grecia. Gli aiuti e l'«austerità»

www.rassegna.it


Atene convince Ue e Fmi a stanziare 110 miliardi in suo soccorso mettendo sul tavolo un piano severissimo di rientro dal deficit. Salari e pensioni congelate, addio 13esime e 14esime, aumento dell’iva e delle tasse. I lavoratori perdono il 30 per cento di reddito

[Da Rassegna.it] Un «piano solido e credibile» per la Commissione Ue. Una «bancarotta della vita» per i sindacati greci. In mezzo a questi due giudizi si colloca il progetto di risanamento lacrime e sangue che si è data la Grecia per i prossimi tre anni, e che è stato accettato da Ue e Fondo monetario internazionale col conseguente sblocco di 110 miliardi di aiuti nel triennio da qui al 2012. 80 miliardi saranno a carico degli Stati europei, il resto a carico dell’Fmi. Aiuti che consentiranno allo Stato greco di non fallire, ma al prezzo di una pesante contropartita per i cittadini.
L’austerità di Atene ammonta infatti a 30 miliardi di risparmio entro il 2012. Che significa riduzione o taglio completo di tredicesima e quattordicesima mensilità per i dipendenti pubblici, congelamento di salari e pensioni, riduzione dell’indennità di licenziamento nel settore privato, aumento dell’Iva del 2 per cento [sale al 23 per cento], aumento del 10 per cento delle tasse su carburanti, alcol, sigarette e beni di lusso.
Un intervento di notevole severità che dovrebbe consentire il ritorno del rapporto deficit/Pil sotto la soglia del 3 per cento entro il 2014. Ora è al 14 per cento. Nel presentare l’accordo, il premier George Papandreou ha detto che non c’era «scelta: o queste misure dolorose o la bancarotta». Il ministro delle Finanze George Papaconstantinou ha spiegato che la Grecia non invertirà la rotta prima di due anni. Quest’anno la recessione sarà del -4 per cento. Nel 2011 sarà del -2,6 per cento. Il debito crescerà fino al 149 per cento. E il paese non tornerà a crescere prima del 2012.

La Commissione Ue ha giudicato il piano senza precedenti, motivando con questo l’erogazione di aiuti mai così ingenti nella storia europea. La riunione straordinaria dell’Eurogruppo di Bruxelles, il 2 maggio, ha dato il via libera agli aiuti che ciascuno Stato europeo sarà poi chiamato a versare [per l’Italia la cifra ipotizzata è di 5,5 miliardi, per la Germania è di 8,4].
Ma crescono il disagio e il malcontento sociale. In occasione del Primo maggio non sono mancati manifestazioni, scontri e momenti di tensione. E martedì 5 maggio si terrà il terzo sciopero generale dall’inizio della crisi, indetto dai sindacati contro misure che ridurranno del 30 per cento il reddito dei lavoratori e porteranno la Grecia alla recessione [a giudizio delle unions]. «È stata proclamata la bancarotta della vita e la società è pronta a esplodere»: questo il giudizio espresso sul piano dal presidente del sindacato dei dipendenti pubblici Adedy, Spyros Papaspyros. Mentre per la confederazione del settore privato, Gsee, siamo di fronte alle misure «più dure e socialmente ingiuste della storia moderna».


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domenica 2 maggio 2010

Il governo ha usato la crisi per ridurre i diritti .....

Congresso Spi, Epifani: «Il governo ha usato la crisi per ridurre i diritti»

«Il governo ha avuto una grande pensata: non solo non far niente per sostenere l’economia, ma usare la crisi per tagliare e ridurre i diritti dei lavoratori». È quanto afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in un passaggio del suo intervento al 18esimo congresso nazionale dello Spi Cgil, che si conclude oggi a Riccione, in provincia di Rimini. «Scientificamente, giorno dopo giorno, il governo – fa notare il segretario – ha cercato di smantellare i diritti dei lavoratori. Ma quando si attacca lo statuto dei lavoratori si attaccano i fondamenti della Costituzione, e non solo l’articolo 1, ma anche laddove si dice che non si può mettere sullo stesso piano i diritti di chi lavora e di chi assume i lavoratori. Mettere sullo stesso piano chi non è uguale, è il fondamento degli attacchi del governo a chi lavora».
L’Aula della Camera ha intanti approvato questa mattina il ddl Lavoro, che era stato rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I voti a favore sono stati 259, 214 quelli contrari, 35 gli astenuti [Udc e Liberaldemocratici]. Ora il provvedimento passa all’esame del Senato. Ieri era stato approvato un emendamento del Pd.


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