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giovedì 27 gennaio 2011

- LAVORO -: Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio





Per questo, il 28 di gennaio è importante che allo sciopero generale dei metalmeccanici partecipino anche tutte le persone che ritengono che in questo momento la lotta dei lavoratori di Mirafiori e Pomigliano è una lotta generale. Ed è per questo importante sostenere anche gli appelli che sono stati lanciati, a partire da quello di MicroMega, in cui le persone, qualsiasi idea abbiano e qualsiasi posizione sociale ricoprano, si esprimano a fianco della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Fiat.



- LAVORO -: Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio: "Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio , Firmate l’appello di MicroMega per sostenere lo sciopero generale . Il te..."

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Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio



Quando ero un bambino mi raccontavano che in un futuro nemmeno troppo lontano, sarebbero state le macchine a liberarci dalla fatica materiale: niente più catene di montaggio o lavori ripetitivi, ma infallibili robot dediti a costruire ed ad assemblare tutto ciò che ci era necessario e anche ciò che ci attraeva per la sua futilità. Agli uomini era destinata una vita più creativa e più libera. Non so se fosse una convinzione, una speranza o un'indiretta critica a chi predicava rivoluzioni. Quando ero giovane mi dissero che non si poteva ancora fare, che la fatica e il sudore sarebbero rimasti ancora per un bel po', ma che la classe operaia andava in paradiso o quantomeno in 500.
Quando ero maturo mi dissero che le masse umane dell'Asia, del Sudamerica o dell'Africa erano meno costose dei robot e molto più avanzate, anche quando si trattava di bambini. E quindi  i meravigliosi robot di cui esistevano solo delle versioni arcaiche, potevano attendere, non fosse altro che per ragioni economiche. Era la tecnologia socio-biologica, quella che aveva sconfitto il comunismo.
Adesso che sono vecchio e consunto, che il lavoro non c'è, che debbo tirare la carretta per sopravvivere e per molto meno di prima, con meno tutele e meno diritti, ho finalmente scoperto la verità. Il robot di cui mi parlavano tanti anni fa, non era un'illusione. Ero io.








Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio , Firmate l’appello di MicroMega per sostenere lo sciopero generale

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Il testo dell'intervento di Maurizio Landini, segretario generale Fiom:

"Lo straordinario risultato di Mirafiori, frutto del coraggio e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Fiat, parla a tutto il paese. Dice che è necessario difendere insieme il lavoro, i diritti e la democrazia, perché sono la condizione per un nuovo modello di sviluppo e per una nuova giustizia sociale nelle fabbriche e nel paese.

Per questo, il 28 di gennaio è importante che allo sciopero generale dei metalmeccanici partecipino anche tutte le persone che ritengono che in questo momento la lotta dei lavoratori di Mirafiori e Pomigliano è una lotta generale. Ed è per questo importante sostenere anche gli appelli che sono stati lanciati, a partire da quello di MicroMega, in cui le persone, qualsiasi idea abbiano e qualsiasi posizione sociale ricoprano, si esprimano a fianco della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Fiat.

Credo che sia un atto di civiltà perché siamo di fronte a una fase che mette a nudo queste questioni. Del resto c'è una lontananza e una latitanza del governo e della politica dal lavoro, e invece a partire dalla dignità e dal coraggio dei lavoratori di Mirafiori è possibile aprire una fase nuova.

Per questo, oltre a invitare tutti a partecipare il 28 alle manifestazioni che si faranno regione per regione in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici, credo che sia importante sostenere queste lotte firmando gli appelli di sostegno che sono stati promossi, a partire da quello di MicroMega".

FIRMA L'APPELLO: "LA SOCIETÀ CIVILE CON LA FIOM"


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Cominciamo, per esempio, dagli straordinari. Ci si è badato poco, perché parlare di straordinari in tempi (che dureranno) di cassa integrazione è surreale, e perché il salario ordinario è così misero che le persone se lo augurano, lo straordinario. Ma guardiamo oltre. Dice Marchionne (nella nitida intervista a Ezio Mauro di ieri): “Il no allo sciopero riguarda solo gli straordinari, è un obbligo contrattuale”. Ora, io non sono un tecnico, ma ho sobbalzato. “Solo” gli straordinari? Ma gli straordinari previsti dall’accordo sono di 120 ore obbligatorie, più 80 ulteriori. 200 ore. Ora l’orario di lavoro di un operaio “normalista” è mediamente di 173 ore, di un turnista di 160 ore. (Di 26 giorni al mese per gli impiegati, che lavorano il sabato). Dunque 200 ore valgono, per l’operaio che fa i turni, almeno un mese e una settimana in più: è come se il suo anno lavorativo fosse di tredici mesi e otto giorni. E “solo” in quel mese e otto giorni in più, dice Marchionne, non si può scioperare. E questa non è una liquidazione del diritto di sciopero? E perché mai non si potrebbe? Una giustificazione – fasulla, ma ancora ancora – sarebbe che gli straordinari, essendo facoltativi e volontari, possono essere scambiati con la rinuncia a scioperare: ma abbiamo visto che non lo sono.
Si osservi che non esiste alcuna norma analoga – di esclusione degli straordinari dallo sciopero – nel lavoro in Italia, e nemmeno alcun contratto che sancisca la rinuncia allo sciopero, anche temporanea. Esiste bensì l’autoregolamentazione – che non a caso si chiama così – nei pubblici servizi; o norme pratiche, come la moratoria degli scioperi nei tre mesi precedenti la scadenza di un contratto, quando si sia presentata la piattaforma del rinnovo.
Ho fatto questo esempio per cominciare, e per legarmi alle parole non equivoche dello stesso Marchionne. Però, secondo la lettera dell’accordo, non sono affatto “solo” gli straordinari, ma tutte le condizioni contemplate –cioè tutte in assoluto, dato che l’accordo sostituisce per intero il contenuto del contratto nazionale e dei contratti precedenti– a escludere lo sciopero, sia quello collettivo che quello individuale, pena misure disciplinari che arrivano al licenziamento, e che sono in ultima istanza di esclusiva pertinenza dell’azienda. Questa enormità può essere offuscata a bocce ferme dalla fraseologia dell’accordo, ma diventerebbe immediatamente materia giuridica al momento in cui intervenisse la prima misura disciplinare a carico di operai, gruppi o singoli, che si fermassero di fronte a una delle mille ragioni di insopportabilità o di vessazione della produzione alla linea –ritmi insostenibili, ambiente troppo caldo o troppo freddo, disfunzioni…
Lungo tutta l’intervista Marchionne tiene un tono risentito che è probabilmente sincero, e non ha bisogno di chiamare in ballo buona o mala fede: magari di una falsa coscienza. Gli sembra, in sostanza, di essere misconosciuto, che questi operai non gli siano abbastanza grati. Forse gli ha fatto impressione quell’idea azzardata di Chiamparino, che bisognasse srotolargli ai piedi il tappeto rosso. (Il tappeto rosso richiama il tapis roulant, e questo i “Tempi Moderni” e “Charlot”, e così torniamo al punto). Marchionne, che ammette – come tutti, ormai – un difetto di comunicazione delle sue ottime ragioni, ha una tendenza sorprendente a vedersi come autore di forti sacrifici. Come quando si è paragonato agli operai per la sua vita dura e senza ferie. Se avesse trattato pacatamente delle cose di cui parla nell’intervista, o nella conversazione telefonica con lo pseudo-Vendola (in cui, come succede spesso, chi fa lo scherzo ne viene fuori male, e chi lo subisce diventa simpatico) le cose sarebbero andate in porto ragionevolmente e responsabilmente. Dunque è difficile pensare che non interessasse, a lui e ai suoi, farsi la fotografia col piede sulla schiena della Fiom e degli operai. Rispetto a questa tentazione, non occorre ripetere, nonostante la scelta dell’azienda e degli altri sindacati di fare buon viso a cattivissimo gioco, che la sfida, nella sua preponderante parte simbolica, l’hanno persa, e con tutti: con quelli del No, e con quelli del Sì perché non c’è alternativa. Quelli del Sì per convinzione della bontà del piano industriale, bisogna cercarli col lanternino. E la proporzione di chi ha votato No rispetto ai tesserati della Fiom, e ancora più eloquentemente dei votanti per la Fiom nelle elezioni per la Rsu – circa tre a uno – misura la portata della sconfitta.
Ora sottolineano che conta il risultato, e si passa ai fatti. Ci si passerà molto lentamente: ma intanto è chiaro che mentre l’accordo chiude in una gabbia rigidissima l’insieme dei doveri operai, e le relative sanzioni – cioè fino al licenziamento – ignora bellamente qualunque impegno dell’azienda, e a maggior ragione delle sanzioni eventuali. E’ unilaterale, semplicemente. Do niente, ut des tutto. L’hanno riconosciuto osservatori dei più competenti e dei più neutrali. Ora, non si tratta né di distrazione padronale, per così dire (i padroni sono distratti davvero, col personale), né di mera arroganza. Ho sentito Mucchetti – da cui imparo parecchio – all’“Infedele” l’altra sera invitare alla ottimistica eventualità che gli operai dei paesi emergenti facciano presto e bene la loro strada verso la democrazia, che integri il miglioramento economico e sociale: magari, infatti. Però per il momento va molto più in fretta la retrocessione della democrazia dove è più antica che non la sua avanzata dove non c’è, e in Cina il tempo dei diritti è assai più lento di quello dell’espansione economica (più 10,1 l’anno scorso, un punto in più del 2009). Per completare il lato pessimistico del ragionamento (dopodiché, su fratelli e su compagni!), temo che sia molto più forte e rapida l’attrazione “occidentale” per il modello autoritario cinese, che non quella cinese per il modello democratico occidentale. In nome dello stato di necessità globale: sfrenata concorrenza produttiva, e insieme urgente emergenza ecologica, si affrontano “meglio”, ahimè, con una dose crescente di dispotismo. I capi della Cina comunista-ipercapitalista decretano che il modello democratico non vale alla loro longitudine: i nostri manager (e politici) sono inclini a pensare che il modello autoritario sia il più adatto alla scala planetaria. Sembrerà loro sempre di più che la democrazia, nel mondo globale, è un lusso, dunque qualcosa di innaturale che non possiamo più permetterci; così come l’ecologia, l’abbandono progressivo del petrolio e delle automobili private, e la diplomazia. Alla guerra come alla guerra. E vogliamo andare alla guerra con un braccio legato dietro la schiena? (E la tendinite, e il tunnel carpale, e il mal di schiena, e vent’anni di catena di montaggio, e il primo giorno di malattia pagato?).



di Adriano Sofri







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martedì 25 gennaio 2011

Il governo blocca il diritto al lavoro dei disabili





 . BachecaWeb




 Ancora nulla di fatto sul ripristino della quota del 7% del collocamento obbligatorio.

Tutto fermo per il ripristino della quota del 7% del collocamento obbligatorio dei disabili, cancellata dalla legge 126 dello scorso agosto. Anche l’incontro dei giorni scorsi tra il ministero dei Rapporti con il Parlamento, la Cgil funzione pubblica Roma e Lazio e le associazioni dei disabili si è risolto in un nulla di fatto. Non si esce quindi da una situazione di stallo che dovrebbe riaffermare il diritto al collocamento obbligatorio dei disabili previsto dalla legge 68 del 1999, dopo una lunga battaglia di civiltà che ha garantito fino ad oggi, almeno sulla carta, la tutela al lavoro per una quota di cittadini disabili attraverso il collocamento obbligatorio e che coinvolge datori di lavoro pubblici e privati. Lo scorso agosto, poche righe inserite nella legge126 - una norma sulle missioni internazionali delle Forze armate e di Polizia - hanno in sostanza cancellato l’unica opportunità di accesso al lavoro per i cittadini disabili provocando una guerra tra situazioni disagiate, quali  parenti di deceduti per cause di lavoro e di guerra o di servizio, di grandi invalidi o di vittime di terrorismo e criminalità, che nel collocamento obbligatorio andranno ad occupare la quota destinata ai disabili.

Già nei mesi passati, la Cgil, i rappresentanti delle associazioni dei disabili e dei partiti dell’opposizione avevano organizzato iniziative in difesa del diritto al lavoro dei disabili. A dicembre, nella Commissione Lavoro della Camera è stata approvata sia dalle forze politiche del governo che dell’opposizione una proposta di legge presentata dalla parlamentare del Pd Amalia Schirru finalizzata al mantenimento della quota del 7% per i soli disabili. Nonostante l’appello a tutte le forze politiche e l’impegno preso da parte del Presidente della Commissione Lavoro Moffa, del ministro Vito e della segreteria del Presidente della Camera, questa proposta è ancora ferma e su di essa pende il parere negativo di Tremonti. Non se ne comprende il motivo visto che si tratta di una proposta di legge che non comporta alcun aggravio aggiuntivo.

Le associazioni e le famiglie dei disabili speravano che già prima della pausa natalizia fosse dato l’assenso alla via legislativa per la modifica della norma, avendo già ottenuto il via libera dalla Commissione Bilancio. E invece si assiste all’ennesimo rimpallo di responsabilità tra il ministero dei Rapporti con il Parlamento e il ministro Tremonti. Il governo, impegnato in ben altre problematiche, lontane anni luce dalle questioni connesse alla dignità del lavoro e della tutela della disabilità, sembra negare l’unica opportunità occupazionale e quindi di inserimento sociale a quella fascia di cittadini già fortemente provata dalle difficoltà economiche e che sopporta sempre con maggior  fatica tagli al sostegno e all’assistenza. Il rischio che si corre è che quest’anno oltre diecimila disabili non troveranno occupazione. Per una svista? Per una colpevole superficialità? Oppure per una scelta voluta di favorire una categoria di disagio rispetto ad un’altra?

di Maurizio Torretti

 www.terranews.it/
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giovedì 20 gennaio 2011

Tutti in piazza il 28 gennaio , Firmate l’appello di MicroMega per sostenere lo sciopero generale






Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio , Firmate l’appello di MicroMega per sostenere lo sciopero generale


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Il testo dell'intervento di Maurizio Landini, segretario generale Fiom:

"Lo straordinario risultato di Mirafiori, frutto del coraggio e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Fiat, parla a tutto il paese. Dice che è necessario difendere insieme il lavoro, i diritti e la democrazia, perché sono la condizione per un nuovo modello di sviluppo e per una nuova giustizia sociale nelle fabbriche e nel paese.

Per questo, il 28 di gennaio è importante che allo sciopero generale dei metalmeccanici partecipino anche tutte le persone che ritengono che in questo momento la lotta dei lavoratori di Mirafiori e Pomigliano è una lotta generale. Ed è per questo importante sostenere anche gli appelli che sono stati lanciati, a partire da quello di MicroMega, in cui le persone, qualsiasi idea abbiano e qualsiasi posizione sociale ricoprano, si esprimano a fianco della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Fiat.

Credo che sia un atto di civiltà perché siamo di fronte a una fase che mette a nudo queste questioni. Del resto c'è una lontananza e una latitanza del governo e della politica dal lavoro, e invece a partire dalla dignità e dal coraggio dei lavoratori di Mirafiori è possibile aprire una fase nuova.

Per questo, oltre a invitare tutti a partecipare il 28 alle manifestazioni che si faranno regione per regione in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici, credo che sia importante sostenere queste lotte firmando gli appelli di sostegno che sono stati promossi, a partire da quello di MicroMega".

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Cominciamo, per esempio, dagli straordinari. Ci si è badato poco, perché parlare di straordinari in tempi (che dureranno) di cassa integrazione è surreale, e perché il salario ordinario è così misero che le persone se lo augurano, lo straordinario. Ma guardiamo oltre. Dice Marchionne (nella nitida intervista a Ezio Mauro di ieri): “Il no allo sciopero riguarda solo gli straordinari, è un obbligo contrattuale”. Ora, io non sono un tecnico, ma ho sobbalzato. “Solo” gli straordinari? Ma gli straordinari previsti dall’accordo sono di 120 ore obbligatorie, più 80 ulteriori. 200 ore. Ora l’orario di lavoro di un operaio “normalista” è mediamente di 173 ore, di un turnista di 160 ore. (Di 26 giorni al mese per gli impiegati, che lavorano il sabato). Dunque 200 ore valgono, per l’operaio che fa i turni, almeno un mese e una settimana in più: è come se il suo anno lavorativo fosse di tredici mesi e otto giorni. E “solo” in quel mese e otto giorni in più, dice Marchionne, non si può scioperare. E questa non è una liquidazione del diritto di sciopero? E perché mai non si potrebbe? Una giustificazione – fasulla, ma ancora ancora – sarebbe che gli straordinari, essendo facoltativi e volontari, possono essere scambiati con la rinuncia a scioperare: ma abbiamo visto che non lo sono.
Si osservi che non esiste alcuna norma analoga – di esclusione degli straordinari dallo sciopero – nel lavoro in Italia, e nemmeno alcun contratto che sancisca la rinuncia allo sciopero, anche temporanea. Esiste bensì l’autoregolamentazione – che non a caso si chiama così – nei pubblici servizi; o norme pratiche, come la moratoria degli scioperi nei tre mesi precedenti la scadenza di un contratto, quando si sia presentata la piattaforma del rinnovo.
Ho fatto questo esempio per cominciare, e per legarmi alle parole non equivoche dello stesso Marchionne. Però, secondo la lettera dell’accordo, non sono affatto “solo” gli straordinari, ma tutte le condizioni contemplate –cioè tutte in assoluto, dato che l’accordo sostituisce per intero il contenuto del contratto nazionale e dei contratti precedenti– a escludere lo sciopero, sia quello collettivo che quello individuale, pena misure disciplinari che arrivano al licenziamento, e che sono in ultima istanza di esclusiva pertinenza dell’azienda. Questa enormità può essere offuscata a bocce ferme dalla fraseologia dell’accordo, ma diventerebbe immediatamente materia giuridica al momento in cui intervenisse la prima misura disciplinare a carico di operai, gruppi o singoli, che si fermassero di fronte a una delle mille ragioni di insopportabilità o di vessazione della produzione alla linea –ritmi insostenibili, ambiente troppo caldo o troppo freddo, disfunzioni…
Lungo tutta l’intervista Marchionne tiene un tono risentito che è probabilmente sincero, e non ha bisogno di chiamare in ballo buona o mala fede: magari di una falsa coscienza. Gli sembra, in sostanza, di essere misconosciuto, che questi operai non gli siano abbastanza grati. Forse gli ha fatto impressione quell’idea azzardata di Chiamparino, che bisognasse srotolargli ai piedi il tappeto rosso. (Il tappeto rosso richiama il tapis roulant, e questo i “Tempi Moderni” e “Charlot”, e così torniamo al punto). Marchionne, che ammette – come tutti, ormai – un difetto di comunicazione delle sue ottime ragioni, ha una tendenza sorprendente a vedersi come autore di forti sacrifici. Come quando si è paragonato agli operai per la sua vita dura e senza ferie. Se avesse trattato pacatamente delle cose di cui parla nell’intervista, o nella conversazione telefonica con lo pseudo-Vendola (in cui, come succede spesso, chi fa lo scherzo ne viene fuori male, e chi lo subisce diventa simpatico) le cose sarebbero andate in porto ragionevolmente e responsabilmente. Dunque è difficile pensare che non interessasse, a lui e ai suoi, farsi la fotografia col piede sulla schiena della Fiom e degli operai. Rispetto a questa tentazione, non occorre ripetere, nonostante la scelta dell’azienda e degli altri sindacati di fare buon viso a cattivissimo gioco, che la sfida, nella sua preponderante parte simbolica, l’hanno persa, e con tutti: con quelli del No, e con quelli del Sì perché non c’è alternativa. Quelli del Sì per convinzione della bontà del piano industriale, bisogna cercarli col lanternino. E la proporzione di chi ha votato No rispetto ai tesserati della Fiom, e ancora più eloquentemente dei votanti per la Fiom nelle elezioni per la Rsu – circa tre a uno – misura la portata della sconfitta.
Ora sottolineano che conta il risultato, e si passa ai fatti. Ci si passerà molto lentamente: ma intanto è chiaro che mentre l’accordo chiude in una gabbia rigidissima l’insieme dei doveri operai, e le relative sanzioni – cioè fino al licenziamento – ignora bellamente qualunque impegno dell’azienda, e a maggior ragione delle sanzioni eventuali. E’ unilaterale, semplicemente. Do niente, ut des tutto. L’hanno riconosciuto osservatori dei più competenti e dei più neutrali. Ora, non si tratta né di distrazione padronale, per così dire (i padroni sono distratti davvero, col personale), né di mera arroganza. Ho sentito Mucchetti – da cui imparo parecchio – all’“Infedele” l’altra sera invitare alla ottimistica eventualità che gli operai dei paesi emergenti facciano presto e bene la loro strada verso la democrazia, che integri il miglioramento economico e sociale: magari, infatti. Però per il momento va molto più in fretta la retrocessione della democrazia dove è più antica che non la sua avanzata dove non c’è, e in Cina il tempo dei diritti è assai più lento di quello dell’espansione economica (più 10,1 l’anno scorso, un punto in più del 2009). Per completare il lato pessimistico del ragionamento (dopodiché, su fratelli e su compagni!), temo che sia molto più forte e rapida l’attrazione “occidentale” per il modello autoritario cinese, che non quella cinese per il modello democratico occidentale. In nome dello stato di necessità globale: sfrenata concorrenza produttiva, e insieme urgente emergenza ecologica, si affrontano “meglio”, ahimè, con una dose crescente di dispotismo. I capi della Cina comunista-ipercapitalista decretano che il modello democratico non vale alla loro longitudine: i nostri manager (e politici) sono inclini a pensare che il modello autoritario sia il più adatto alla scala planetaria. Sembrerà loro sempre di più che la democrazia, nel mondo globale, è un lusso, dunque qualcosa di innaturale che non possiamo più permetterci; così come l’ecologia, l’abbandono progressivo del petrolio e delle automobili private, e la diplomazia. Alla guerra come alla guerra. E vogliamo andare alla guerra con un braccio legato dietro la schiena? (E la tendinite, e il tunnel carpale, e il mal di schiena, e vent’anni di catena di montaggio, e il primo giorno di malattia pagato?).



di Adriano Sofri

mercoledì 19 gennaio 2011

MANDIAMOLI A LAVORARE, aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa 1.135 euro al mese




 STIPENDI PARLAMENTARI-STIPENDI CITTADINI 
 LEGGI TUTTO QUI'
http://cipiri.blogspot.it/2012/04/stipendi-parlamentari-stipendi.html

MANDIAMOLI A LAVORARE

aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa  1.135 euro al mese


Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiegava che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA'e senza astenuti (ma va?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa E. 1.135,00 al mese.

Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE

STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese

PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)

RIMBORSO SPESE AFFITTO circaEuro 2.900,00 al mese
INDENNITA' DI CARICA(da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)
TUTTI ESENTASSE

 +

TELEFONO CELLULAREgratis

TESSERA DEL CINEMAgratis

TESSERA TEATROgratis

TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis

FRANCOBOLLIgratis

VIAGGI AEREO NAZIONALIgratis

CIRCOLAZIONE AUTOSTRADEgratis

PISCINE E PALESTREgratis

FS gratis

AEREO DI STATO gratis

AMBASCIATEgratis

CLINICHE gratis

ASSICURAZIONE INFORTUNIgratis

ASSICURAZIONE MORTE gratis

AUTO BLU CON AUTISTA gratis

RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi ( per ora!!!).

Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (inviolazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

Far circolare.......si sta promovendo un referendum per l'abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari


Umberto Caluri
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illegale il trattamento privilegiato della classe politica


Inizia ufficialmente la raccolta firme

 per rendere illegale il trattamento

 privilegiato della classe politica


 Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970 n. 352 la cancelleria della Corte Suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla GU n. 227 del 29-9-2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: «Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennita' degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale»

LEGGI QUI'
http://cipiri.blogspot.it/2012/04/illegale-il-trattamento-privilegiato.html 



CONDANNATO : Scorta , Auto Blindata e Stipendio


Mentre gli Italiani PER MANGIARE , Cercano nei Cassonetti dell' Immondizia

8MILA EURO AL MESE + SCORTA AD UN CONDANNATO e 

PAGANO I CITTADINI...
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ECCO IL PORTALE PER IL LAVORO CREATIVO


E' POSSIBILE INSERIRE IL PROPRIO ANNUNCIO
CON FOTO E VIDEO  
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CONTATTO 
LINK AL PROPRIO SITO O BLOG

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PREVISIONI 2015

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martedì 18 gennaio 2011

Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio , Firmate l’appello di MicroMega per sostenere lo sciopero generale






Maurizio Landini , Tutti in piazza il 28 gennaio , Firmate l’appello di MicroMega per sostenere lo sciopero generale







Il testo dell'intervento di Maurizio Landini, segretario generale Fiom:

"Lo straordinario risultato di Mirafiori, frutto del coraggio e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Fiat, parla a tutto il paese. Dice che è necessario difendere insieme il lavoro, i diritti e la democrazia, perché sono la condizione per un nuovo modello di sviluppo e per una nuova giustizia sociale nelle fabbriche e nel paese.

Per questo, il 28 di gennaio è importante che allo sciopero generale dei metalmeccanici partecipino anche tutte le persone che ritengono che in questo momento la lotta dei lavoratori di Mirafiori e Pomigliano è una lotta generale. Ed è per questo importante sostenere anche gli appelli che sono stati lanciati, a partire da quello di MicroMega, in cui le persone, qualsiasi idea abbiano e qualsiasi posizione sociale ricoprano, si esprimano a fianco della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Fiat.

Credo che sia un atto di civiltà perché siamo di fronte a una fase che mette a nudo queste questioni. Del resto c'è una lontananza e una latitanza del governo e della politica dal lavoro, e invece a partire dalla dignità e dal coraggio dei lavoratori di Mirafiori è possibile aprire una fase nuova.

Per questo, oltre a invitare tutti a partecipare il 28 alle manifestazioni che si faranno regione per regione in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici, credo che sia importante sostenere queste lotte firmando gli appelli di sostegno che sono stati promossi, a partire da quello di MicroMega".

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sabato 15 gennaio 2011

MARCHIONNE HA OTTENUTO UN SI GRAZIE AL VOTO DEGLI IMPIEGATI

NON SAPEVO KE VOTASSERO ANKE GLI IMPIEGATI PER DECIDERE QUATE VOLTE POSSONO PISCIARE GLI OPERAI ???

LA VITTORIA DI PIRRO: MARCHIONNE HA OTTENUTO UN SI GRAZIE AL VOTO DEGLI IMPIEGATI (-20) E DI PARTE DEGLI STRATI OPERAI NON IN LINEA LA RESISTENZA E' STATA FORTE (IN AUMENTO RISPETTO A POMIGLIANO) GLI OPERAI SONO TORNATI AL CENTRO DELLA LOTTA POLITICA ! UNITI CONTRO LA CRISI ! UN SALUTO A TUTTI QUELLI CHE HANNO PASSATO ...LA NOTTE AL PC...SI CREANO FILI CHE NEANCHE IMMAGINIAMO !IL 28 GENNAIO SCIOPERO GENERALE  CON LA FIOM. I CRUMIRI POSSONO RESTARE A CASA!!!

La Redazione
FG/ML/VA/SDT/FS/DM/AP.


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Comunque vada il referendum a Mirafiori noi andremo avanti. La lotta contro l’autoritarismo e il fascismo aziendale di Marchionne e per un lavoro dignitoso e libero continuerà.
E’ stata la Fiat a volere questo referendum, come hanno mostrato anche le goffe richieste di alcuni sindacati di rinviarlo. E’ stata la Fiat a volere il giudizio di Dio conclusivo sul contratto nazionale e sui diritti e le libertà sindacali.
I lavoratori di Mirafiori dovrebbero votare per conto di tutti i lavoratori italiani la rinuncia a tutto. Questo referendum non ha alcuna legittimità formale e morale, è solo una brutale estorsione a danni di lavoratrici e lavoratori che, in condizione libera, non avrebbero un dubbio a dire di no. La Fiat per prima ha dichiarato di non essere disposta ad accettare il no minacciando la chiusura della fabbrica. Perché allora, nel caso opposto, dovrebbe farlo la Fiom? Sapendo che anche coloro che voteranno sì lo faranno con la rabbia e le lacrime agli occhi?
Che il principale partito di opposizione, che si autodefinisce democratico, non veda la lesione dei principi costituzionali della democrazia in questo plebiscito autoritario, è la più grande vittoria di Berlusconi. Questo referendum è illegittimo formalmente e moralmente, anche perché secondo l’accordo dovrebbe essere l’ultima volta che si vota. Come in tutte le tirannie, si vota di non votare mai più. Non si eleggeranno più le rappresentanze sindacali, e le assemblee di oggi dovrebbero essere le ultime libere. Le iscrizioni alla Fiom saranno proibite, così come qualsiasi forma di libera scelta sindacale. Come chiamare questo, se non fascismo aziendale? D’altra parte, per imporre le condizioni di supersfruttamento che vuole la Fiat si può solo creare un regime di ricatto permanente. Anche dopo il voto, se dovesse passare il sì, i lavoratori subiranno sempre la minaccia o del licenziamento individuale, con le clausole capestro che saranno costretti a firmare uno per uno, o della chiusura della fabbrica, come è scritto nell’accordo.
Di fronte a questa vergogna tutte le parole paiono insufficienti e forse solo le lacrime del pensionato Fiat, comparse su tutte le tv, esprimono il dramma. Chi vede in questo il progresso o è un mascalzone o è un’idiota.
Comunque vada il voto i lavoratori non resteranno soli perché avranno la Fiom al loro fianco, dentro e fuori dalla fabbrica, nell’iniziativa sindacale così come di fronte ai giudici. La Fiom non firmerà mai questo accordo e continuerà la lotta per rovesciarlo. Non ci sono riusciti i tedeschi, nel 1945, a distruggere Mirafiori, non ci riuscirà Marchionne oggi.
Giorgio Cremaschi

http://laclasseoperaia.blogspot.com/2011/01/resisteremo-al-fascismo-aziendale.html

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Ha vinto il sì. Ma la notte più lunga di Mirafiori, quella del referendum sul piano-Marchionne, è stata un vero e proprio testa a testa. Come in una lunga, estenuante partita di poker, i seggi sono stati 'spillati' uno ad uno. A decidere, a mettere a segno l'allungo decisivo per il sì, è stato il seggio 5, quello dei 449 impiegati.
Sacconi: ora nuova fase relazioni industrialiL'esito del referendum apre un'evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e effettiva crescita dei salari". Così, dai microfoni del Gr2 Rai, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi commenta il risultato del referendum della Fiat di Mirafiori.
Cremaschi (Fiom) la maggior parte degli operai ha detto no
"La maggioranza degli operai ha detto no. E' un atto di coraggio eccezionale e una colossale sconfitta politica e morale per Marchionne ed i suoi sostenitori. E' chiaro a tutti, ora, che c'e la forza per andare avanti e rovesciare l'accordo della vergogna". E' Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom, a commentare l'esito del referendum a Mirafiori.

Prima, nel count down iniziato con il seggio 9, il no era riuscito non solo a resistere, ma addirittura a segnare un certo vantaggio: i reparti del montaggio, roccaforti della Fiom, avevano risposto.

Al voto, iniziato col turno delle 22.00 di giovedì, hanno partecipato 5.119 lavoratori, oltre il 94,2% degli aventi diritto. E il sì ha vinto con 2.735 voti, pari al 54,05%. A votare no sono stati invece in 2.325 (45,95%), mentre le schede nulle e bianche sono state complessivamente 59.

Questi i numeri ufficiali della commissione elettorale, dopo una nottata in cui le cifre diffuse hanno continuato a cambiare. Un'affluenza record che la dice lunga su quanto il referendum fosse sentito dal 'popolo' di Mirafiori.
Il cancello 'due', simbolo di questa 2 giorni di passione per lo stabilimento storico della Fiat, è stato affollato tutta la notte da operai, militanti sindacali degli opposti schieramenti, ex dipendenti, giornalisti, fotografi e troupe televisive.

"Il clima in fabbrica è tranquillo e disteso - ha detto uno degli operai più anziani uscendo dal turno cominciato al pomeriggio - e il voto si è svolto con lunghe code, ma in tranquillita"'.

Ma nessuno, uscendo dalla fabbrica, aveva molta voglia di parlare. Il fronte del no ha retto per i primi 4 seggi: il 9, primo del montaggio; l'8, quello della 'riconta'; e il 7 e il 6, sempre del montaggio. Poi il sorpasso del sì, con un plebiscito dei colletti bianchi a favore del piano: 421 voti a favore e solo 20 contrari.

In altalena, con lieve predominanza dei sì, lo spoglio dei seggi restanti. Fino all'ultimo, che ha segnato la vittoria ai punti: impossibile per il fronte del no recuperare lo svantaggio. Ma lo scarto, nel voto operaio, e' stato solo di 9 punti.

Nella lunga nottata di Mirafiori (dove alcuni militanti del no a volto coperto hanno bruciato bandiere dello schieramento avverso) non è mancato nemmeno un piccolo 'giallo', che ha coinvolto il seggio 8, dove la scomparsa di 58 schede ha costretto la commissione elettorale e congelare prima e ricalcolare poi il voto.

Anche la fase finale dello spoglio, a vittoria del sì già acquisita, ha avuto attimi di confusione: l'esultanza rumorosa di un membro Fismic della commissione, ha causato infatti una lite con tanto di spintoni.

Un rappresentante Fiom ha avuto un malore si è dovuto chiamare una ambulanza per soccorrerlo. Poi, alle 6.00 di questa mattina, proprio mentre gli operai del turno di notte lasciavano lo stabilimento, che oggi non vedrà nessuno al lavoro, l'esito finale: vittoria del sì.



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giovedì 13 gennaio 2011

Tutti contro Marchionne!




(vignetta di Zarathustra)



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Dall'estrema sinistra all'estrema destra passando per l'associazionismo tutti contro l'uomo dal maglione blu. Piovono critiche sull'accordo che Marchionne cerca di imporre ai lavoratori della Fiat Mirafiori che da domani dovranno votare il referendum. Ma il Governo sembra invece non accorgersene o fingere che è solo una parte estremista a dissentire. Dunque si profila una battaglia tra i pro-Marchionne che sono i rappresentanti della maggioranza spalleggiati in questo caso dalle forze moderate del centro-sinistra e i contro costituiti dai sindacati e partiti della sinistra e persino da alcuni esponenti dell'estrema destra. In mezzo, è il caso di dire tra l'incudine e il martello, ci sono i lavoratori costretti a scegliere se accettare il piano firmato Marchionne, giusto o sbagliato che sia, oppure perdere il posto di lavoro perché in caso di vittoria dei no il burattinaio Fiat ha deciso di spostare lo stabilimento all'estero. E intanto i toni del dibattito si inaspriscono.
Ieri il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, intervistato nel corso della trasmissione "Mattino5" da Maurizio Belpietro, ha definito «ridicola» la critica della Cgil al Governo e, ignorando le voci dei lavoratori ha aggiunto: «I lavoratori non perdono nulla anzi guadagnano non solo la sicurezza relativa al posto di lavoro ma anche un miglioramento delle condizioni salariali. A parità di ore di lavoro cresce il salario e scatta la disposizione del Governo per cui la parte del salario legata alla produttività viene tassata al 10%». Sembra invece che da altre parti la pensino in modo completamente diverso. Tra i più decisi nel contrastare l'imposizione di Marchionne troviamo la Fiom: «Con le bugie non si producono auto ma si crea solo tensione e conflitto e c'è da chiedersi se gestire le relazioni con i lavoratori in proprio sia un'innovazione o piuttosto un ritorno al passato – ha dichiarato il responsabile del settore auto Giorgio Airaudo – Questo dice ulteriormente quanto sia libero il referendum, di domani e dopodomani. Non bisogna lasciare soli gli operai domani faremo le assemblee e crediamo vada aperta una questione democratica che riguarda le libertà nei luoghi di lavoro».
E alle critiche si allineano anche associazioni ed esponenti di estrema destra, segno che questo accordo non va giù a molti indipendentemente dalla loro posizione politica. Sui monumenti di Torino, al collo del Duca Emanuele Filiberto in sella al Caval 'd Brons, in piazza San Carlo, e del Conte Verde, davanti a Palazzo Civico, sono apparsi degli striscioni con la scritta "Io sto a Torino, non mi muovo". È opera dei volontari dell'associazione Terra del Fuoco che in questo modo mostrano solidarietà nei confronti dei lavoratori Fiat. E a Pesaro i militanti di Forza Nuova hanno esposto alcuni striscioni con lo slogan «Fiat: operai schiavi, stato complice» e stanno distribuendo volantini con al scritta «Potere arrogante, sindacati incapaci, lavoratori ricattati, Stato complice: rimuovere il Cda e nazionalizzare la Fiat». E le proteste si spostano poi oltreoceano dove addirittura uno stimato economista della Johns Hopkins University di Baltimora e Washington, Mario Macis, critica le reazioni politiche di fronte ad un accordo che delegittima di fatto le rappresentanze sindacali: «Chi ha evidentemente bisogno di consigli a mio avviso sono il governo e il Parlamento. Come notato da autorevoli osservatori quali Pietro Ichino e Tito Boeri, occorrono nuove e chiare regole della rappresentanza, ed è perfettamente possibile disegnare queste regole in modi che non mortifichino il pluralismo sindacale – spiega l'esperto di organizzazione industriale – Di fronte alla manifesta incapacità dei vertici sindacali di mettersi d'accordo su un sistema di regole, stabilire queste regole è compito della politica, che fino a questo momento si è limitata a fare il tifo ora per Marchionne ora per questo o quel sindacato, ma senza davvero fare niente per risolvere il problema alla radice».
Intanto questa mattina la Fiat ha bloccato la produzione e organizzato una serie di assemblee interne dove i quadri dirigenti stanno dicendo a gruppi formati da una quarantina di lavoratori perché dovrebbero votare sì all'accordo e insinuano che i testo di una settantina di pagine distribuito ieri dai sindacalisti della Fiom non è l'ultima versione. «Le assemblee aziendali la dicono lunga su quanto sia libero il referendum della Fiat – commenta Giorgio Airaudo – È evidente che la rappresentanza dei lavoratori è stata subappaltata all'azienda. «A questo fatto, già clamoroso, se ne aggiunge un altro gravissimo. I capi dicono ai lavoratori delle Carrozzerie che il testo dell'accordo non sarebbe l'ultima versione dell'accordo stesso. Questa è una patente bugia che, evidentemente, viene diffusa a scopi puramente propagandistici. Le cose non stanno come dice la Fiat, ma se quel che i capi stanno dicendo fosse vero, in quale luogo segreto l'accordo sarebbe stato modificato? E ancora: i sindacati firmatari ne sono stati informati? E soprattutto: su che cosa veramente si voterà nel referendum del 13 e 14 gennaio? Altro che modernità e innovazione delle relazioni sindacali, la realtà è che oggi alla Fiat i lavoratori vengono considerati come una proprietà aziendale e non è previsto nessuno spazio per una loro autonoma rappresentanza. Siamo tornati all'epoca dei padroni delle ferriere». Per domani sono invece previste assemblee organizzate dalla Fiom per discutere i termini dell'accordo insieme ai lavoratori.

di Luigi Nervo 

 COMMENTO : 
Il lato triste, veramente triste di questa triste vicenda è vedere gli operai schierati con Marchionne scagliarsi contro la Fiom, come se fosse essa e non la Fiat la responsabile di questo pesantissimo attacco ai lavoratori.
Che squallore morale vedere alla tv quell'operaia dire: "Se ci licenziano, lo stipendio ce lo paga la Fiom?"!



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domenica 9 gennaio 2011

Sciopero Generale dei metalmeccanici venerdì 28 gennaio


Sciopero Generale dei metalmeccanici
venerdì 28 gennaio

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La Fiom in Tv.
Domenica 9 gennaio:
ore 14.30. Rai 3. Maurizio Landini ospite a "In 1/2 Ora", condotto da Lucia Annunziata.
ore 20.30. La7. Giorgio Airaudo ospite a "In Onda", condotto da Luca Telese e Luisella Costamagna
Lunedì 10 gennaio:
ore 21.10. La7. Maurizio Landini ospite a "L'infedele", condotto da Gad Lerner.
ore 23.30. Rai1. Giorgio Airaudo ospite a "Porta a Porta", condotto da Bruno Vespa



Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale
_____________________

Corso Trieste, 36 - 00198 Roma - tel. +39 06 85262341-2 fax +39 06 85303079

...www.fiom.cgil.it - e-mail: protocollo@fiom.cgil.it

Documento finale
Comitato Centrale 29 dicembre 2010

Il Comitato Centrale della Fiom considera la scelta compiuta dalla Fiat alle Carrozzerie di Mirafiori un atto antisindacale, antidemocratico ed autoritario senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali
nel nostro Paese dal dopoguerra, in contrasto con i princìpi ed i valori della nostra Carta Costituzionale.

L'obiettivo strategico della Fiat è chiaro: provare a cancellare in modo definitivo il sistema dei diritti individuali e collettivi nel lavoro, conquistati nel tempo con le lotte dalle lavoratrici e dai lavoratori del nostro Paese, tramite una libera ed autonoma azione di contrattazione collettiva ed affermare che questa è l'unica condizione per poter investire in Italia.

I contenuti dell'intesa imposta dall'Azienda alle Carrozzerie di Mirafiori saranno estesi anche a Pomigliano rendendo evidente le volontà e la radicalità del gruppo Fiat:

· Le Newco servono per cancellare il Contratto nazionale, per azzerare i diritti nel lavoro sanciti
da accordi pregressi, per permettere alla Fiat stessa di uscire dal sistema di rappresentanza
confindustriale.
· I sindacati vengono trasformati in soggetti aziendalistici e corporativi senza più alcun diritto a
contrattare, che esistono solo se firmano e sostengono le ragioni e le posizioni dell'impresa. Chi
non firma l'intesa non ha diritto di esistere e gli vengono negate tutte le agibilità sindacali, dai
permessi sindacali al diritto di assemblea, alla trattenuta sindacale.
· Le lavoratrici e i lavoratori non hanno più il diritto ad eleggere propri delegati sindacali, perché
ci saranno solo rappresentanti nominati in maniera paritetica dalle Organizzazioni sindacali
aderenti al Regolamento imposto dalla Fiat.
· Si peggiorano le condizioni di lavoro, di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, riducendo le
pause sulle linee di montaggio, assumendo la nuova metrica del lavoro Ergouas quale metodo
indiscutibile e immodificabile, aumentando gli orari di lavoro e lo straordinario obbligatorio,
derogando dalle leggi e dal Ccnl, aumentando le saturazioni dei tempi di lavoro e lo
sfruttamento.
· Si riduce nei fatti il salario reale, cancellando la contrattazione aziendale sul salario, come
avvenuto nel 2010 tagliando il Premio di risultato.
· Si introducono sanzioni e penalizzazioni che permettono all'azienda di non retribuire i primi
giorni di malattia e di impedire il diritto di sciopero fino alla licenziabilità del dipendente.

È paradossale che la Fiat vincoli gli investimenti all'esito di un referendum da lei promosso, in cui si ricattano sul piano occupazionale le lavoratrici e i lavoratori, chiedendo loro di uscire dal Ccnl, dalle
leggi e dai princìpi e dai valori della Costituzione e di cancellarne le libertà sindacali.

Il Comitato Centrale della Fiom-Cgil conferma, come già deciso sull'intesa separata della Fiat a Pomigliano, la scelta di considerare inaccettabile e non firmabile il testo proposto dalla Fiat per le
Carrozzerie di Mirafiori, giudica illegittimo sottoporre a referendum diritti indisponibili alla negoziazione tra le parti, a partire dalla libera scelta della propria rappresentanza sindacale con il voto,
e considera un grave errore della Fim e della Uilm cedere al ricatto della Fiat, perché così si rinuncia a svolgere un ruolo contrattuale e si rischia di rompere con la storia e la natura confederale e solidale del
sindacalismo italiano.

Se poi, nello stesso giorno, succede che il Governo fa approvare la riforma Gelmini, taglia i fondi per l'informazione e la cultura e sostiene le scelte della Fiat, è evidente che siamo in presenza di un attacco
ai diritti, al lavoro ed alla democrazia che deve preoccupare tutte le forze che hanno a cuore la difesa della nostra Costituzione.

Per queste ragioni il Comitato Centrale della Fiom-Cgil decide di:
· Proclamare 8 ore di sciopero generale dei metalmeccanici con l'effettuazione di presidi e manifestazioni regionali per la giornata di venerdì 28 gennaio 2011, rivolgendosi anche a tutte le persone, le associazioni e i movimenti che hanno partecipato il 16 ottobre alla grande manifestazione di Roma.
· Lanciare in tutti i luoghi di lavoro e nel Paese una raccolta di firme contro gli accordi di Mirafiori e Pomigliano, per un Contratto nazionale senza deroghe, per la libertà sindacale, per un lavoro stabile e con diritti ed a sostegno della Fiom e della lotta dei metalmeccanici.
· Organizzare in tutte le città momenti pubblici e permanenti di presidio, discussione ed informazione per il lavoro, il contratto, la democrazia e le libertà sindacali.

Inoltre il Comitato Centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale di effettuare:
· Incontri con le forze politiche.
· Un'iniziativa aperta della Consulta giuridica.
· Organizzare in rapporto con le Fiom di Torino e di Napoli le iniziative più utili per dare continuità al proprio ruolo di rappresentanza e tutela degli interessi delle lavoratrici e dei
lavoratori del Gruppo Fiat.
· Un'estensione dell'azione contrattuale e giuridica per difendere il Ccnl del 2008 e le libertà
sindacali, come deciso dai precedenti Comitati Centrali.

Il Comitato Centrale della Fiom esprime il proprio totale sostegno e la propria profonda solidarietà alle Rsu, ai delegati, ai militanti, agli iscritti della Fiom di Mirafiori e Pomigliano che per primi sono impegnati in questa difficile e durissima vertenza e si rivolge a tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici affinché con la loro mobilitazione ed azione collettiva si difendano le libertà sindacali, la dignità del lavoro e la democrazia nei luoghi di lavoro e nel Paese.

Approvato con 102 favorevoli e 29 astensioni


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mercoledì 5 gennaio 2011

LINKS: Il nostro sangue per la FIOM




LINKS: Il nostro sangue per la FIOM: "Oravenerdì 28 gennaio · 9.30 - 12.30 LuogoItalia Creato daGruppo Libera.Tv, Jacopo Venier, Iacopo Venier Bis, Liberatv Redazione ..."




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martedì 4 gennaio 2011

La società civile con la Fiom: "Sì ai diritti, No ai ricatti". Firma l'appello ...



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La società civile con la Fiom: "Sì ai diritti, No ai ricatti". Firma l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack

Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.

Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti.

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa.

(4 gennaio 2011)
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PC: LAVORO, Informatici, specializzati nello sviluppo ...


 MONDO DEL LAVORO


PC: LAVORO, Informatici, specializzati nello sviluppo ...: "Le figure più ricercate attualmente Informatici, specializzati nello sviluppo e nelle implementazioni di soluzioni tecnologiche, ope..."

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sabato 1 gennaio 2011

- LAVORO -: lettera di un cassaintegrato a Marchionne




- LAVORO -: lettera di un cassaintegrato a Marchionne: " ' CI COMPRATE LA VITA PER 1200 EURO' lettera di un cassaintegrato a Marchionne . &nbsp..."



Charlie Chaplin e la fabbrica: Tempi Moderni (1936)


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