martedì 25 gennaio 2011

Il governo blocca il diritto al lavoro dei disabili





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 Ancora nulla di fatto sul ripristino della quota del 7% del collocamento obbligatorio.

Tutto fermo per il ripristino della quota del 7% del collocamento obbligatorio dei disabili, cancellata dalla legge 126 dello scorso agosto. Anche l’incontro dei giorni scorsi tra il ministero dei Rapporti con il Parlamento, la Cgil funzione pubblica Roma e Lazio e le associazioni dei disabili si è risolto in un nulla di fatto. Non si esce quindi da una situazione di stallo che dovrebbe riaffermare il diritto al collocamento obbligatorio dei disabili previsto dalla legge 68 del 1999, dopo una lunga battaglia di civiltà che ha garantito fino ad oggi, almeno sulla carta, la tutela al lavoro per una quota di cittadini disabili attraverso il collocamento obbligatorio e che coinvolge datori di lavoro pubblici e privati. Lo scorso agosto, poche righe inserite nella legge126 - una norma sulle missioni internazionali delle Forze armate e di Polizia - hanno in sostanza cancellato l’unica opportunità di accesso al lavoro per i cittadini disabili provocando una guerra tra situazioni disagiate, quali  parenti di deceduti per cause di lavoro e di guerra o di servizio, di grandi invalidi o di vittime di terrorismo e criminalità, che nel collocamento obbligatorio andranno ad occupare la quota destinata ai disabili.

Già nei mesi passati, la Cgil, i rappresentanti delle associazioni dei disabili e dei partiti dell’opposizione avevano organizzato iniziative in difesa del diritto al lavoro dei disabili. A dicembre, nella Commissione Lavoro della Camera è stata approvata sia dalle forze politiche del governo che dell’opposizione una proposta di legge presentata dalla parlamentare del Pd Amalia Schirru finalizzata al mantenimento della quota del 7% per i soli disabili. Nonostante l’appello a tutte le forze politiche e l’impegno preso da parte del Presidente della Commissione Lavoro Moffa, del ministro Vito e della segreteria del Presidente della Camera, questa proposta è ancora ferma e su di essa pende il parere negativo di Tremonti. Non se ne comprende il motivo visto che si tratta di una proposta di legge che non comporta alcun aggravio aggiuntivo.

Le associazioni e le famiglie dei disabili speravano che già prima della pausa natalizia fosse dato l’assenso alla via legislativa per la modifica della norma, avendo già ottenuto il via libera dalla Commissione Bilancio. E invece si assiste all’ennesimo rimpallo di responsabilità tra il ministero dei Rapporti con il Parlamento e il ministro Tremonti. Il governo, impegnato in ben altre problematiche, lontane anni luce dalle questioni connesse alla dignità del lavoro e della tutela della disabilità, sembra negare l’unica opportunità occupazionale e quindi di inserimento sociale a quella fascia di cittadini già fortemente provata dalle difficoltà economiche e che sopporta sempre con maggior  fatica tagli al sostegno e all’assistenza. Il rischio che si corre è che quest’anno oltre diecimila disabili non troveranno occupazione. Per una svista? Per una colpevole superficialità? Oppure per una scelta voluta di favorire una categoria di disagio rispetto ad un’altra?

di Maurizio Torretti

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