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domenica 1 maggio 2011

CGIL, Fiom, Cobas, esclusi dall'incontro con Napolitano






L'incontro di ieri di Napolitano  con Cgil Cisl Uil ed Ugl è stato caratterizzato da due cose: una discriminazione ed un appello inaccettabile. La discriminazione riguarda il sindacalismo di base - forse la forza più viva e rappresentativa dei lavoratori italiani dopo la CGIL- che è stato escluso dall'incontro.  Il criterio della rappresentatività non ha avuto la prevalenza su quello della scelta politica e Napolitano non si è sottratto alla legge della conventio ad excludendum che pesa sui Cobas come ieri pesava sui comunisti. Non vengono riconosciuti ai Cobas le qualità  che si ravvisano invece nello UGL erede del sindacato corporativo fascista Cisnal. Già in questa esclusione c'è una scelta politica ed istituzionale di grande portata: dalla Presidenza della Repubblica giunge conferma della liceità della esclusione dei sindacati di base dalla stipula dei contratti di lavoro e dagli incontri con il Governo. Questo è inaccettabile e costituisce un vulnus per la democrazia italiana dal momento che nonostante l'ostracismo e l'isolamento al quale in moltissimi posti di lavoro Cgil Cisl ed Uil condannano i Cobas questi sono radicatissimi perchè i lavoratori ravvisano in essi non la parte estremista ma quella più sensibile e più legata ai loro bisogni ed alle loro rivendicazioni. In molte fabbriche i dirigenti dei Cobas vengono trasferiti  nei reparti dove il lavoro è più ingrato o più pericoloso, attivisti vengono licenziati o multati o trattati male senza ricevere aiuto da parte degli altri sindacati e subendo quasi sempre il silenzio della stampa. Napolitano ha sbagliato perchè ha incentivato ulteriori discriminazioni verso la parte più combattiva ed onesta,  verso il sindacalismo di classe ignorando o non tenendo conto che ci sono settori in cui questo è  addirittura maggioritario come nelle scuole o nel servizio sanitario o nei trasporti.
 L'altro elemento preoccupante che emerge dall'incontro di ieri è  il monito sull'unità sindacale che è una pressione pesantissima sulla CGIL magari a emarginare definitivamente la Fiom per accordarsi con Bonanni ed Angelletti. Quando la questione dell'unità sindacale si affronta dal lato meramente politico trascurandone i contenuti, il come il perchè si è giunti a questa freddezza polare  è chiaro che si chiede alla CGIL e soltanto alla CGIL di fare passi indietro e di presentarsi disarmata davanti ai "complici" cioè alla Cisl ed UIL alla Confindustria ed a Sacconi. La CGIL finora è stata esclusa dal cerchio magico dei complici che il Governo ha tracciato e sostenuto fino alla soglia dell'illecito e quindi dovrebbe cambiare registro, accettare gli accordi separati, impedire alla Fiom di intentare altre cause contro le aziende che applicano contratti senza la sua firma.
 E' una scelta politica invocare l'unità sindacale senza tenere conto dei contenuti della stessa. Si vuole soltanto l'adesione della CGIL al blocco istituzionale ed al sindacalismo quasi giallo di Bonanni ed Angelletti. L'adesione ad un blocco istituzionale filoconfindustrialista.
   Milioni di giovani sono oppressi da una applicazione selvaggia della legge Biagi che è diventata anche lo strumento di un dimezzamento dei salari. Oggi la soglia salariale si è abbassata tra i precari fino a 400 euro mensili per 9 ore di lavoro. Napolitano ha ignorato la tragedia, la frustrazione di milioni di giovani magari laureati che debbono stare in continua ansia per il lavoro a termine e che vengono retribuiti in modo clamorosamente indecente in assenza di una legge nazionale sul minimo salariale garantito che non vogliono nè governo nè sindacati. Il governatore della Banca d'Italia ha messo in evidenza  quanto sia pericolosa anche per il futuro del paese la diffusione di massa del precariato. Ma non solo non viene ascoltato, ma opinionisti e giuslavoristi del pensiero unico attaccano i lavoratori a tempo indeterminato ed auspicano un unico regime che è quello dei precari di oggi.
 Se il Presidente della Repubblica voleva indicare una strada per salvare il paese dalla sconfitta economica e sociale non solo non c'è riuscito ma ha fatto proposte che portano nella direzione opposta. Oggi il problema non è chiedere ancora ai lavoratori ma correggere uno squilibrio che è diventato insopportabile ed aiutarli a recuperare i punti perduti rispetto altri paesi e rispetto la civiltà giuridica e salariale che avevamo fino alla scelta della concertazione che non c'è più. Bassi salari e precariato sono i veri problemi. Date le scelte della Cisl e dell'UIL se la CGIL si adeguasse del tutto e ci fosse una unità questa dovrebbe agire non per correggere  lo squilibrio ma per accentuarlo. L'unità sindacale sarebbe contro i lavoratori continuando a registrare in Italia la contraddizione più vistosa tra sindacati potenti per iscritti e per mezzi e lavoratori e precari sempre più deboli, poveri, isolati, spinti financo al suicidio come è accaduto sempre più frequentemente negli ultimi tempi.
 Pietro Ancona,
già dirigente della CGIL e membro del CNEL






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