mercoledì 24 agosto 2011

Respingiamo l’attacco portato dal decreto d’agosto ai diritti dei lavoratori



Respingiamo l’attacco

portato dal decreto d’agosto 

ai diritti dei lavoratori



“Il decreto d’agosto, consentendo deroghe ai diritti fondamentali dei lavoratori, sinora garantiti da norme di legge imperative, non può avere cittadinanza nella nostra Repubblica che, per l’articolo 1 della Costituzione, è fondata sul lavoro. Ogni attentato ai diritti fondamentali dei lavoratori si risolve in un attacco eversivo contro la base della nostra democrazia” Esordisce così l’appello lanciato da Articolo21 e redatto dall’avvocato Domenico D’Amati. “La delegificazione introdotta in via d’urgenza è un colpo di mano per nulla affatto giustificato dalla situazione economica, che oggi richiede anzi regole certe su cui poter fare affidamento anche per favore gli investimenti di capitali esteri nel nostro paese. Il ruolo essenziale riconosciuto al lavoro nel nostro ordinamento, trova conferma nell’articolo 35 della Costituzione  che affida allo Stato il compito di tutelare i diritti del lavoratore, primo tra tutti quello della stabilità dell’occupazione, voluta anche dall’articolo 4, oltre che dalla normativa dell’Unione Europea".
"Facciamo nostro l'appello lanciato da giuristi, avvocati, costituzionalisti, giornalisti e artisti che hanno nel cuore la Costituzione e che non intendono assistere allo smantellamento dei diritti e delle garanzie attraverso l'uso cinico di una crisi prima negata ed ora usata per regolare i conti con lo statuto dei lavoratori e persino con le feste civili e repubblicane". E' il commento di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21.  E Ci auguriamo che anche da questo appello possa nascere la spinta per arrivare quanto prima ad una grande iniziativa unitaria capace di superare ogni spirito di parte, di partito o di schieramento".
SOTTOSCRIVI L'APPELLO E LEGGI I NOMI DEI PRIMI FIRMATARI (elenco in aggiornamento)



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martedì 23 agosto 2011

La CGIL proclama per il 6 settembre lo Sciopero Generale contro la manovra





La CGIL proclama per il 6 settembre lo Sciopero Generale contro la manovra
Al via la mobilitazione della Confederazione contro la manovra di Ferragosto. Domani ore 9 presidio davanti al Senato. Prevista in piazza conferenza stampa con Susanna Camusso che illustrerà le proposte alternative della CGIL e le modalità dello Sciopero Generale. Raggiunte quasi 18mila firme a difesa delle feste del Lavoro, della Liberazione e della Repubblica
» Firma anche tu



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La Segreteria Confederale della CGIL, a conclusione della riunione dei segretari generali di categoria e territoriali sulla base del mandato ricevuto dal Direttivo nazionale dell'11 e 12 luglio, ha indetto per martedì 6 settembre uno sciopero generale di 8 ore per ogni turno contro (e per cambiare) la manovra iniqua e sbagliata del governo.
Prende il via in Commissione Bilancio del Senato l'esame della manovra economica che lo scorso 13 agosto ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri. Un provvedimento da oltre 45 miliardi che andrà a sommarsi ai 47 dell'intervento di luglio, per un impatto complessivo che supererà i 90 miliardi da qui al 2013 e che la CGIL, fin da subito, ha fortemente contrastato poiché ritiene essere nella forma “depressivo, socialmente iniquo, innefficace e antisindacale” e contro il quale ha rafforzato la sua mobilitazione, proclamando per martedì 6 settembre uno sciopero generale di 8 ore per ogni turno.
La protesta inizierà domani, 24 agosto alle ore 9, davanti alla sede del Senato con un presidio proclamato dalla Confederazione, al quale parteciperà, insieme ai componenti della Segreteria Nazionale, il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso. Prevista in piazza per le ore 11 la conferenza stampa della leader del sindacato di Corso Italia, la quale illustrerà  le proposte alternative della CGIL e le ragioni e le modalità dello Sciopero Generale promosso oggi. Come spiegato dalla CGIL, la completa bocciatura della manovra sta nel fatto che con questo provvedimento si “condanna il paese alla recessione e alla disgregazione sociale” per difendere invece “le grandi ricchezze e gli interessi che rappresentano la base di consenso del Governo”.
In particolare per la CGIL la manovra è “depressiva” e “socialmente iniqua”, perchè non viene destinata alcuna risorsa né alla crescita, né all'occupazione, mentre i redditi e i consumi dei cittadini continuano a ridursi. Per la CGIL ad essere colpiti dal provvedimento sono, ancora una volta, i soggetti sociali più deboli: lavoratori, pensionati, famiglie, mentre si continua ad evitare di intervenire sull'evasione fiscale, sulle rendite finanziarie e sulle grandi ricchezze. Il decreto del 13 agosto oltre ad essere “inefficace” perchè, come spiega la CGIL, “non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, né pone le basi per ridurre realmente il debito”, possiede “caratteri antisindacali” in quanto “pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro”.
La manovra di ferragosto prevede, infatti, che gli accordi aziendali possano regolare le condizioni di lavoro in deroga al CCNL e alle leggi anche in materia di licenziamento. Per la CGIL questa norma rappresenta un “nuovo gravissimo taglio ai diritti dei lavoratori”. E' proprio sull'articolo 8 del decreto ('misure a sostegno dell'occupazione') che la CGIL si sofferma nella lettera inviata a CISL e UIL, il 22 agosto scorso. Alle due Confederazioni la CGIL apre una serie di questioni: “L’art. 8 della manovra non è un attacco alla autonomia delle parti?”, “Non è forse chiaro che trasformare l’art. 18 in materia contrattabile di non meglio identificate 'rappresentanze sindacali operanti in azienda', mina l’efficacia dell’articolo stesso?”, “Non è forse evidente che una norma che non si basa sulla rappresentanza, e affida poteri su tutte le materie fuori dai contratti, è la proliferazione di qualunque forma di sindacalismo ed un attacco esplicito al sindacato confederale?”.
Altra scelta contenuta nella manovra e fortemente criticata dalla CGIL è quella di spostare o accorpare alla domenica le festività civili e laiche, per la CGIL significa “colpire l'identità e la storia del nostro Paese, indebolirne la memoria”, rappresenta, prosegue “un grave limite per il futuro”, producendo per altro un “irrisorio beneficio economico”. Per questo motivo la CGIL ha deciso di lanciare una petizione popolare a difesa delle feste della Liberazione, del Lavoro e della Repubblica. Raggiunte al momento quasi 16mila firme.  E' possibile firmare la petizione sul sito della CGIL (www.cgil.it) o direttamente presso le diverse sedi delle Camere del Lavoro dietro le parole “alziamo insieme la nostra voce perché l’identità ed il futuro dell’Italia sono un bene indisponibile ad ogni manipolazione”.






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lunedì 22 agosto 2011

Bocciatura completa per la manovra da parte della CGIL


Bocciatura completa per la manovra da parte della CGIL




La manovra del Governo riassume in sé tutte le negatività che avevamo previsto e tentato di scongiurare, assieme alle altre parti sociali.

Con questa manovra il Governo condanna il paese alla recessione e alla disgregazione sociale per difendere le grandi ricchezze e gli interessi che rappresentano la sua base di consenso.

Con questa manovra le chiacchiere sulla riduzione delle tasse e sul federalismo giungono al capolinea. La manovra del Governo impedisce alle Regioni e ai Comuni di svolgere le funzioni proprie previste dalla Costituzione.

 La manovra del Governo è:
  • depressiva, in quanto non destina risorse alla crescita né all'economia né all'occupazione, riduce il reddito e i consumi dei cittadini, mancano totalmente gli investimenti, impedisce agli enti territoriali virtuosi di impegnare le loro risorse per rilanciare le opere pubbliche e il tessuto delle imprese locali;
  • socialmente iniqua poiché colpisce lavoratori, pensionati, famiglie, soggetti sociali deboli e non ha il coraggio di intervenire sull'evasione fiscale, sulle rendite finanziarie, sulle grandi ricchezze;
  • centralista anche se riduce il perimetro dello Stato, poiché ignora le obiezioni e le proposte che sono giunte dal paese attraverso le parti sociali, le Regioni, le Autonomie locali, salva gli enti nazionali inutili e colpisce indiscriminatamente il pubblico impiego;
  • istituzionalmente scorretta in quanto interviene per decreto senza motivi di urgenza in campi affidati alla autonomia delle parti sociali;
  • velleitaria e antisindacale in quanto pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro;
  • costituzionalmente dubbia in quanto discrimina tra persone riducendo le garanzie di pari opportunità dei soggetti più deboli e incentiva la violazione della legislazione esistente;
  • inefficace in quanto non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, ne' pone le basi per ricostruire avanzo primario e ridurre realmente il debito;
  • provvisoria e improvvisata, in quanto non è in grado di scongiurare ulteriori declassamenti del Paese e ulteriori costi di rientro nei parametri richiesti dall''Europa;
  • sbagliata in quanto nasconde dietro le richieste della Bce scelte ideologiche che non hanno nulla a che vedere con il riequilibrio e le riforme strutturali (richieste peraltro dalla stessa Europa) per la crescita;
  • confusa e indeterminata negli obbiettivi e negli effetti presentati.
La CGIL nei prossimi giorni definirà una propria proposta per dimostrare che, con gli stessi saldi previsti dal Governo, si può ragione di equilibrio dei conti e crescita.

La CGIL, di fronte allo spregio della forma, delle norme costituzionali, delle situazioni reali di vita delle persone e delle famiglie fa appello alle altre organizzazioni sindacali, alle forze sociali, alle Istituzioni più vicine alle comunità, al mondo dell'associazionismo e del volontariato e della cooperazione sociale per opporsi alla iniquità delle decisioni del governo e per impedire la disgregazione della società italiana.

La CGIL valuterà  le forme della mobilitazione più opportune per cambiare il segno economico e sociale dei provvedimenti del Governo Berlusconi.






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BLOG DI CIPIRI: presidio permanente in piazza di Monte Citorio a R...


presidio permanente in piazza di Monte Citorio a Roma








http://www.presidiomontecitorio.it/

Il nostro obiettivo



Dal 4 Giugno 2011, un gruppo di cittadini italiani è presente in presidio permanente in piazza di Monte Citorio a Roma.
Non hanno alle spalle partiti o movimenti politici. Non hanno simboli o colori ufficiali, l’unica bandiera nella quale si riconoscono è quella Italiana.
Stanchi di tutta la politica italiana cittadini di diverse ideologie politiche, hanno messo da parte ciò che li divideva per un fine superiore. Il benessere dell’intera nazione.
Non sposano cause singole perché le sostengono tutte. Non appoggiano categorie o associazioni specifiche perché le sostengono tutte.
La loro presenza è sostenuta dalla presentazione di 3 petizioni, in base all’Art. 50 della Costituzione Italiana

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.”
In breve le petizioni chiedono:




BLOG DI CIPIRI: presidio permanente in piazza di Monte Citorio a R...: http://www.presidiomontecitorio.it/ Il nostro obiettivo Dal 4 Giugno 2011 , un gruppo di cittadini italiani è presente in presid...

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giovedì 18 agosto 2011

Il calendario della manovra , 25 aprile sempre





Il calendario della manovra



Il calendario della manovra


Cancellare le feste del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno significa riscrivere la storia dell’Italia. Non esiste infatti alcuna motivazione economica che giustifichi un simile provvedimento. Anzi, come sottolinea la Federalberghi, si tratterebbe dell’ennesima mazzata al comparto turistico e recettivo colpiti a morte dalla cancellazione delle vacanze brevi. La motivazione vera è il carattere reazionario e antinazionale di questo governo.
L’odio di classe ispira tutta la manovra economica ma anche i suoi “accessori” come la cancellazione dell’art.18, del contratto nazionale e delle festività che richiamano la storia migliore del nostro Paese. Il messaggio che arriva è chiaro: scordatevi ogni sentimento di liberazione, ogni dignità del lavoro, ogni pagina di riscatto popolare come fu l’esito del referendum tra monarchia e repubblica. Si torna al fascismo quando era proibito festeggiare la festa dei lavoratori e dove le uniche feste erano quelle concordate con la Chiesa nei Patti Lateranensi. Una sorta di Stato teocratico dove si festeggia l’Immacolata concezione ma non la guerra di liberazione dal nazifascismo.
Anni di tentativi di svuotare il 25 aprile del suo carattere fondante con l’equiparazione dei partigiani con i ragazzi di Salò e con la riscrittura dei libri di storia possono finalmente arrivare a compimento. La Resistenza è un ferrovecchio da mandare in soffitta con la Costituzione che ne è la legittima figlia. Non si vuole infatti abbattere alla radice la suprema Carta inserendo il vincolo del paraggio di bilancio e togliendo quello che condiziona la libertà d’impresa alla sua utilità sociale e al rispetto della dignità e della sicurezza delle persone?
Berlusconi e Tremonti mentono clamorosamente quando affermano che l’accorpamento alla domenica (poi diventata estinzione nella domenica) delle festività laiche sarebbe in linea con quanto avviene in Europa e negli altri paesi occidentali. Negli Usa o in Francia si scatenerebbe la rivoluzione se solo i loro governi si provassero ad accennare all’idea di cancellare il 4 o il 14 luglio! Il 1° maggio poi è una festa internazionale che fa del carattere di fratellanza universale tra i lavoratori e le lavoratrici di tutto il pianeta il suo messaggio fondante. Che senso avrebbe festeggiarlo domenica 4 o 5 maggio?
Ma allora perché palesemente mentire agli italiani, contando - almeno fino ad oggi a ragione - nella benevolenza dell’opposizione parlamentare e di chi, dal colle più alto di Roma, dovrebbe garantire invece i valori della Repubblica? La dittatura del mercato che si vuole costituzionalizzare ha bisogno di travolgere ogni riferimento alla dignità e all’equità sociale.
In un paese dove il 10% della popolazione detiene il 45% della ricchezza e lascia il 50% delle famiglie a sopravvivere con appena il 10% della ricchezza nazionale, dovrebbe essere la rimozione di questa colossale ingiustizia il tema centrale di ogni ricetta anticrisi.
Questa omissione, che fa scaricare la rabbia popolare su obiettivi di comodo come i giocatori super pagati o i costi della politica, lascia intatte nella propria opulenza e voracità le caste dei banchieri, degli speculatori e dei padroni; mentre massacra il lavoro dipendente strangolandolo con salari da fame e con un numero di ore di lavoro superiore a quello dei giapponesi e dei tedeschi. C’è una ingiustizia da nascondere e perpetuare. L’esatto opposto di quello che insegnano le tre date che si vuole cancellare dal calendario.


di Alfio Nicotra

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La Finanziaria del governo cancella lo Statuto dei lavoratori

La Finanziaria del governo

cancella lo Statuto dei lavoratori

La Finanziaria del governo
cancella lo Statuto dei lavoratori
Dopo le critiche di Cgil e opposizioni sulla parte della manovra che introduce il licenziamento facile, arriva la nota dell'ufficio studi del Senato: "Deroga le leggi vigenti", articolo 18 compreso
“Se la destra intende cancellare lo Statuto dei lavoratori lo dica e non si nasconda dietro norme implicite”. E’ un fiume in piena Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro nel governo Prodi, che commenta la nota diffusa dall’Ufficio studi del Senato, secondo cui l’articolo 8 della manovra prevede implicitamente la possibilità di derogare le leggi in vigore, Statuto dei lavoratori compreso. Poco importa se subito dopo l’ufficio stampa di Palazzo Madama si affretta a chiarire che il documento esaminato è solo una bozza. Eppure il 14 agosto, quando Maurizio Sacconi illustrava i contenuti di sua competenza della Finanziaria , giurava: “L’articolo 18 non è stato toccato”. Anzi, per il ministro del Welfare, il corpus di normative che regolamentano il mondo del lavoro usciva sostanzialmente intatto dalla legge del governo. Compreso il famoso codice-baluardo che vieta il “licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo”.

Secondo Sacconi, l’articolo 8 del decreto “incentiva la contrattazione aziendale”. Il problema però è come: con la possibilità di stipulare contratti in deroga allo Statuto dei lavoratori anche nella parte che regolamenta i licenziamenti, eccezion fatta per quelli “discriminatori o di lavoratrici in concomitanza del matrimonio”.

Opposizioni e Cgil avevano subito notato come le norme varate dal governo rappresentassero un furbo escamotage per aggirare l’articolo 18 senza vietarlo esplicitamente. Ma oggi è arrivato anche il parere tecnico (e non politico) degli esperti di Palazzo Madama che conferma i timori di chi sosteneva come quel codice rappresentasse un attacco ai diritti dei lavoratori. I commi dell’articolo scritto dal titolare del Welfare possono “ridefinire la regolazioni delle materie inerenti all’organizzazione del lavoro e della produzione”, recita la nota dell’ufficio studi.

Ma c’è di peggio. Se si prende questa norma e la si combina con i contenuti dell’accordo sottoscritto da Confindustria assieme a Cgil, Cisl e Uil il 28 giugno, il risultato è che l’articolo 18 si annacqua pericolosamente. Il patto fra l’associazione degli industriali e le organizzazioni dei lavoratori prevede infatti che ai rappresentanti di una singola azienda sarà consentito di trattare in autonomia (e in deroga ai contratti collettivi) una serie di materie come orari e organizzazione del lavoro.

Tali norme saranno legge per tutti i dipendenti di un’azienda “se approvate dalla maggioranza delle Rsu”. E ora, con l’articolo 8 tanto caro a Sacconi, all’interno delle materie “trattate in autonomia” entreranno anche i licenziamenti. Basterà il via libera della rappresentanza sindacale di base di una singola impresa e non sarà necessario nessun referendum interno per stipulare contratti sostitutivi a quelli che a livello nazionale regolamentano i rapporti di lavoro.

Come ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, il pericolo ora è “la proliferazione di accordi pirata, firmati da sindacati di comodo”. Cioè la creazione all’interno dei luoghi di lavoro di “sindacati gialli” che, in nome della produttività, potrebbero soprassedere su una serie di norme garantite dalla Costituzione. D’ora in poi “i diritti dei lavoratori dipenderanno dalle condizioni della propria azienda”, sostiene Camusso.

Ma secondo Sacconi, questo è uno strumento essenziale per garantire la ripresa economica in un momento di crisi e pesanti tagli. Del resto che la possibilità di licenziare sia il metodo per migliorare il mercato del lavoro e incentivare lo sviluppo è un vecchio pallino della maggioranza di centrodestra. Almeno fin dal 2002, quando la Cgil allora guidata da Sergio Cofferati portò in piazza a Roma 3 milioni di persone contro i piani del governo Berlusconi di smantellare l’articolo 18.

Ai tempi la risposta di massa dei cittadini fece desistere l’esecutivo, ma oggi ci risiamo. “Il governo ha approfittato della crisi per inserire il licenziamento facile”, dice al Fatto Quotidiano il responsabile del settore auto della Fiom Sergio Airaudo che sottolinea come questa Finanziaria scatenerà una guerra fra poveri: “Un’azienda in crisi può dire ai suoi dipendenti che o si chiude o si dà ai dirigenti la possibilità di licenziare alcuni colleghi”. Anche per questo motivo la Cgil ha annunciato battaglia e si prepare a uno sciopero generale.

Anche l’opposizione è sul piede di guerra: l’ex ministro Damiano del Pd parla di una legge in cui l’elemento fondante è “lo scempio dello stato sociale, dei diritti e della tutela dell’occupazione”, mentre Maurizio Zipponi, responsabile Lavoro dell’Italia dei Valori, bolla Sacconi come un “infingardo ministro della disoccupazione”.

Del resto il governo ha inserito la libertà di licenziare all’interno del capitolo sviluppo della sua manovra. E per l’esecutivo, i rilievi dell’ufficio studi di Palazzo Madama “non sono affatto una brutta notizia”, come sostiene il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto che giudica l’articolo 18 come uno di quei “tabù sindacali che vanno abbattuti”.





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venerdì 12 agosto 2011

BLOG DI CIPIRI: il bilancio truffa della Camera dei Deputati

il bilancio truffa della Camera dei Deputati





L'ipocrisia della casta

il bilancio truffa della Camera dei Deputati

In queste ore è in discussione a montecitorio il conto consuntivo e il progetto di bilancio della Camera dei Deputati.
Su giornali e televisioni già scalpitano per annunciare un fantomatico taglio di 150 milioni di euro che la Camera restituirà allo stato come risultato della politica di risparmi portata avanti in questi anni e da realizzare negli anni successivi.
Si tratta solo di pura propaganda, per cercare di arginare il sentimento di odio nei confronti della classe politica italiana che dilaga nel paese.
Il trucco, ben noto ai manager di stato, è quello di gonfiare i bilanci previsionali, in modo da "conquistare" un saldo positivo al momento della presentazione del bilancio consuntivo.
Ma la Camera non è Alitalia e qui i deputati possono dire e spendere quello che vogliono,




BLOG DI CIPIRI: il bilancio truffa della Camera dei Deputati: "L'ipocrisia della casta il bilancio truffa della Camera dei Deputati In queste ore è in discussione a montecitorio il conto consunti..."

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BLOG DI CIPIRI: Finlandia, salario minimo a 1800 euro




Finlandia, salario minimo a 1800 euro


Si è concluso il congresso del SAK, uno dei maggiori sindacati finlandesi con un milioni di iscritti di cui il 48% donne, e tra le risoluzioni finali spicca la richiesta di portare a 1800 euro mensili il salario minimo garantito per i lavoratori finlandesi.
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leggi l' articolo qui' BLOG DI CIPIRI: Finlandia, salario minimo a 1800 euro: "Finlandia, salario minimo a 1800 euro Si è concluso il congresso del SAK , uno dei maggiori sindacati finlandesi con un milioni di iscr..."

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martedì 9 agosto 2011

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sabato 6 agosto 2011

BANNER: Job&Save Meeting Point , TROVA E OFFRE LAVORO



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giovedì 4 agosto 2011

LINKS: REFERENDUM PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE

REFERENDUM PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE

REFERENDUM PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE

La via referendaria dovrebbe essere residuale rispetto alle soluzioni che il parlamento dovrebbe scegliere. Il problema è che le uniche cose buone fatte ultimamente sono quelle che stanno facendo i cittadini con i referendum. Gli ultimi tre sono lì a dimostrarlo. No alle leggi ad personam, no alla privatizzazione dei servizi essenziali, no al pericolo nucleare.
Oggi poniamo il tema della legge elettorale.




LINKS: REFERENDUM PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE: " REFERENDUM PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE La via referendaria dovrebbe essere residuale rispetto alle soluzioni che il parlamento d..."

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lunedì 1 agosto 2011

ENERGIAINFINITA: BIKINI A PANNELLI SOLARI




BIKINI A PANNELLI SOLARI









Andrew Schneider, designer americano, ha messo a punto un Bikini tecnologico dotato di porta USB che permette di caricare player MP3, smartphone e cellulari.
Ma come funziona?




ENERGIAINFINITA: BIKINI A PANNELLI SOLARI: " BIKINI A PANNELLI SOLARI Andrew Schneider, designer americano, ha messo a punto un Bikini tecnologico dotato di porta USB che p..."

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