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sabato 12 novembre 2011

Intervista ad Anna, combattiva lavoratrice cassintegrata della Siemens Nokia-Jabil

“NON DEMORDEREMO E RESTEREMO

QUI GIORNO E NOTTE 

PER IMPEDIRE CHE LA FABBRICA

VENGA SMANTELLATA”

 

Pubblicato il 10 novembre 2011 da

Intervista ad Anna, combattiva lavoratrice cassintegrata della Siemens Nokia-Jabil di Cassina De’ Pecchi (Milano)

Solidarietà del PMLI ai lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro


Cassina de’ Pecchi (Milano), 1° novembre 2011. Un momento dell’intervista ai lavoratori del presidio permanente della Jabil (foto Il Bolscevico)
Martedì 1° novembre gli inviati della Redazione di Milano de Il Bolscevico si sono recati al presidio permanente dei lavoratori della Nokia Siemens Networks (NSN) situato davanti ai cancelli dello stabilimento di Cassina De’ Pecchi in lotta per la difesa dei posti di lavoro dopo 2 anni di cassa integrazione (cig) ordinaria ed 1 anno di straordinaria. Gli inviati sono stati ricevuti da Anna, una combattiva lavoratrice in prima fila in questa lotta. Ella, che ha già denunciato su Il Bolscevico n. 39 la situazione della fabbrica, ha ricevuto con gratitudine la solidarietà di classe del PMLI e ci ha rilasciato la seguente intervista.
Come si è giunti all’attuale vostra grave situazione?
Siamo 325 lavoratori ex Nokia, rilevati dalla multinazionale americana Jabil che avrebbe avuto il compito di continuare a garantirci la produzione, salvaguardando i nostri posti di lavoro così come sancito dagli accordi conseguiti dalla vertenza col governo. Scaduti i 4 anni di commesse per NSN ci sarebbero stati ancora altri ordini, la chiusura è arrivata non per mancanza di ordini, ma perché NSN ha come obbiettivo principale quello di portare la produzione all’estero dove la forza lavoro costa meno, come in India e Romania.
Quindi, in questo caso non c’entra la crisi?
La crisi è solo un falso alibi per nascondere questi loro veri interessi speculativi. NSN ha ceduto l’impianto a Jabil con l’unico scopo di liquidarlo; in sintesi il killer è Jabil, Nokia è il mandante.
Quali soluzioni rivendicate?
Un’ottima soluzione potrebbe essere quella del digital divide e della banda larga, la tecnologia dei ponti radio a microonde sviluppata e prodotta nei nostri stabilimenti che può integrare le connessioni in fibra ottica in quelle zone montane collinari e comunque isolate limitando drasticamente i costi di cablaggio. A questo fine lo Stato e la Regione hanno stanziato 800 milioni di euro che sono “stati mangiati” non si sa come e da chi, puff! spariti nel nulla!
Perciò, ci sembra di capire che si tratta di un’azienda tutt’altro che in crisi
Nel 2007 lo stabilimento contava circa 1.200 dipendenti e produceva più del 20% del consumo mondiale dei ponti radio a microonde. Ogni anno immetteva sul mercato nuovi prodotti o nuovi aggiornamenti di prodotto. C’era all’interno tutta la filiera: progettazione, prototipazione, produzione, vendita e manutenzione, Cassina era indicata da NSN come suo riferimento internazionale per i ponti radio a microonde.
Quindi la vostra è una produzione altamente specializzata?
Certo! A Cassina ci sono ancora le competenze di 325 lavoratori specializzati con in media 25 anni di esperienza per ritornare sul mercato dei ponti radio a microonde a pieno titolo, purché si compiano scelte diverse che passino dal rilancio di nuovi prodotti affinché si restituisca capacità produttiva a tutta la filiera dei nostri stabilimenti recuperando la ricerca e lo sviluppo proprio sui nuovi progetti strategici riprendendo così un ruolo di primo piano nel settore delle telecomunicazioni a livello mondiale. Non si può continuare a guardare solo i risultati a breve termine senza avere un progetto a medio e lungo termine se non quello mai dichiarato di totale dismissione.
Quali le conseguenze sul futuro professionale dei lavoratori Siemens Nokia?
La chiusura dello stabilimento metterebbe in gravi difficoltà i lavoratori che essendo altamente qualificati, sono difficilmente riconvertibili ad altre mansioni; inoltre le conseguenze disoccupazionali coinvolgerebbero tutto il circostante indotto. Auspichiamo di trovare un compratore che valorizzi la produzione, preservando i nostri posti di lavoro, anche se siamo consapevoli che vorrà imporci condizioni lavorative e salariali peggiori. Visto il valore strategico della nostra azienda nelle telecomunicazioni, sarebbe opportuna l’acquisizione da parte dello Stato o della Regione, ma le istituzioni, dal Comune di Cassina alla Regione Lombardia ci voltano le spalle senza prendersi alcun impegno, in nome dell’onnipresente “libertà d’impresa”.
Come procederà la vostra lotta?
Resteremo a presidiare giorno e notte davanti ai cancelli, come stiamo facendo già da 4 mesi per denunciare la nostra situazione a chi vorrà ascoltarci e solidarizzare con noi. Resteremo qui anche dopo il 12 dicembre data di scadenza della CIG e quindi del licenziamento, per continuare la nostra lotta, impedendo a Jabil di smantellare i macchinari. Noi non demorderemo e resteremo qui fino alla fine!


 Siamo 325 lavoratori ex Nokia, rilevati dalla multinazionale americana Jabil che avrebbe avuto il compito di continuare a garantirci la produzione, salvaguardando i nostri posti di lavoro così come sancito dagli accordi conseguiti dalla vertenza col governo. Scaduti i 4 anni di commesse per NSN ci sarebbero stati ancora altri ordini, la chiusura è arrivata non per mancanza di ordini, ma perché NSN ha come obbiettivo principale quello di portare la produzione all’estero dove la forza lavoro costa meno, come in India e Romania.


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