mercoledì 1 maggio 2013

Palestina e il lavoro che non c'è




Peggiorano le condizioni di lavoro nei Territori e aumenta la disoccupazione: giovani e donne i più colpiti. A monte la dipendenza dell'economia palestinese da quella israeliana.

Ramallah - Questo Primo Maggio 2013 i lavoratori palestinesi hanno poco da rallegrarsi. La disoccupazione, la precarietà e l'impoverimento sono le piaghe che affliggono i lavoratori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. In generale, uno su cinque lavoratori palestinesi è disoccupato (22,9%), una percentuale che aumenta ad uno su tre nella Striscia di Gaza (32,2%), che è stata sottoposta ad un blocco nei sei anni scorsi. Un quarto della popolazione vive nella povertà - nel 2011, il 25,8% vive sotto la linea di povertà, il 17,8% in Cisgiordania e il 38,8% nella Striscia di Gaza - e il 12,9% sotto la linea di povertà estrema (il 7,8% nella Cisgiordania e il 21,1% nella Striscia di Gaza).

I fattori politici sono determinanti nel contesto palestinese. L'economia palestinese è un'economia sotto occupazione con una base produttiva sempre più debole che è strutturalmente incapace di generare le necessarie opportunità d'impiego. Sotto il regime istituito dagli accordi di Oslo, l'Autorità Palestinese non ha controllo sui confini o su risorse quali terra e acqua poiché il 60% della Cisgiordania rimane sotto il completo controllo israeliano. L'Autorità Palestinese ha un margine di manovra estremamente limitato in termini di definizione di programmi economici a causa dei vincoli imposti dal Protocollo Economico di Parigi firmato nel 1994 come parte degli Accordi di Oslo. Queste disposizioni provvisorie si sono trasformate in una caratteristica permanente due decadi più tardi, con conseguenze disastrose per l'economia palestinese. Mentre l'entrata dei prodotti palestinesi nel mercato israeliano è limitata con i vari mezzi e le esportazioni verso altri Paesi sono rese molto difficili, i prodotti israeliani possono accedere liberamente ai mercati palestinesi, a parte il divieto riguardante i prodotti delle colonie che è stato applicato in modo incompleto.

I giovani e le donne sono particolarmente colpiti dalla situazione: la disoccupazione schizza al 31,7% per le donne e a 39,5% per i giovani tra i 20 e i 24 anni. Un recente rapporto della Banca Mondiale ha espresso un'opinione pessimistica sulle prospettive future dell'economia palestinese, ma ha anche segnalato le implicazioni sociali della disoccupazione di lunga durata tra i giovani. Il rapporto ha dichiarato che "data la situazione fragile nei Territori Palestinesi, la disoccupazione prolungata, particolarmente tra i giovani, aumenta il potenziale per una crescita nell'instabilità sociale". Mentre è previsto un ulteriore deterioramento della situazione, il malcontento sociale potrebbe materializzarsi presto, specialmente in considerazione del divario crescente fra il reddito della popolazione ed il costo della vita. Proteste popolari e scioperi sono già scoppiati nel settembre 2012, costringendo il governo della Cisgiordania a cancellare agli aumenti annunciati di carburante e IVA e a intraprendere misure di controllo dei prezzi dei generi alimentari.

Ogni anno che passa, creare condizioni per un lavoro dignitoso sembra una sfida sempre più impossibile per i governanti palestinesi. La mancanza di prospettive economiche si unisce a difficili condizioni di lavoro sia nel settore pubblico che privato. Lavorare nel settore pubblico nel passato dava una parvenza di sicurezza dell'impiego, la certezza del pagamento di uno stipendio mensile e di benefici come l'assicurazione sanitaria e la pensione. Sotto la pressione dei donatori per ridimensionare il settore pubblico al fine di ridurre i debiti dell'Autorità Palestinese, i contratti precari e a tempo determinato si sono moltiplicati. Per il secondo anno di fila, l'Autorità Palestinese ha annunciato che non assumerà i nuovi impiegati. Allo stesso tempo, il deficit cronico del bilancio dell'Autorità Palestinese ha causato ripetuti ritardi nel pagamento degli stipendi, in particolare nei mesi passati a causa del mancato trasferimento delle entrate fiscali di competenza palestinese da parte di Israele e della riduzione delle sovvenzioni straniere al bilancio pubblico. Gli impiegati dei ministeri, gli insegnanti, i lavoratori della salute sono stati in sciopero per parecchie settimane fino a quando è ripreso il pagamento degli stipendi.

La situazione non è migliore nel settore privato, dove tre quarti dei lavoratori sono privati dei loro diritti di base, garantiti dalla legislazione sul lavoro, quali ferie e malattia pagate, o liquidazione. L'unico sviluppo positivo è stata l'approvazione di uno stipendio minimo nell'ottobre scorso, che è entrato in vigore nel gennaio 2013 in Cisgiordania, ma la sua attuazione incontra molti ostacoli. Il salario minimo palestinese è equivalente a 307 euro al mese, che è molto basso confrontato allo stipendio minimo israeliano che è stato aumentato a 912,5 euro al mese dal 1° ottobre 2012. Ciò riflette bene il divario tra lo standard di vita in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Anche se i livelli dei prezzi in Palestina sono elevati in quanto l'economia palestinese è legata forzatamente a quella israeliana, i livelli di reddito sono molto più bassi perché l'economia palestinese non è in grado di svilupparsi e competere. di Carine Metz - Democracy and Workers' Rights Center .

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