sabato 13 luglio 2013

ESODATI DENUNCIANO LA FORNERO PER MOBBING SOCIALE



FINALMENTE!
 GLI ESODATI DENUNCIANO LA FORNERO PER “MOBBING SOCIALE”.
 FATELA PIANGERE PER DAVVERO!

C’è qualcosa di epico, una sorta di sindrome da Conte di Montecristo, nei centonovatuno esodati, spazientiti, fieri e vendicativi che hanno denunciato l’ex ministro Elsa Fornero. Per mobbing sociale.

Proprio mentre a Trento la professoressa Fornero, sorridente, illustrava i «molti punti positivi» di una riforma del lavoro - la sua – che ha «messo le basi», contestualmente, a Roma partiva un esposto sulle gengive dell’ex ministro: un atto di citazione per risarcimento del danno morale da sofferenza e patema d’animo che i senza lavoro stanno subendo da mesi (la notifica dell’atto al ministero è del 13 giugno scorso, trapela ora). Mobbing sociale: una semantica giuridica plasmata dallo sdegno e dalla speranza. Ne dà prontamente notizia il sito L’Infiltrato.it, in seguito all’accertato stato dell’arte dei 184.500 «non salvaguardati» dalla famigerata riforma del lavoro dei bei tempi prodiani. Anche perchè sono ormai partite le prime pratiche di salvaguardia, sullo scaglione di 65.000 relativo al primo iter legislativo, in totale gli interventi sono stati tre; e adesso che l’Inps mette i numeri online – 11mila ad oggi ad aver ricevuto la pensione – la sensazione d’essere presi per i fondelli è ficcante. Molto ficcante. Sicchè, invece di denunciare la Fornero uno ad uno gli esodati si sono costituiti in comitati («contributori volontari Quindicenni»), e hanno presentato a nome delle persone giuridiche la denuncia. La cosa è molto più cattiva, oltre che giuridicamente pregevole.

Sulla denuncia ha spiegato tutto Francesco Flore, portavoce, appunto, dei contributori volontari: «Sono serviti sei mesi per mettere assieme i documenti, tra cui i certificati medici di tanti esodati che hanno sofferto di patologie psicologiche derivanti dall’enorme stress subito». E ha continuato: «La Riforma Fornero delle pensioni, è ormai di pubblico dominio, era finalizzata a fare cassa immediata e ha finito per stravolgere la vita di centinaia di migliaia di persone. Si tratta di un procedimento giudiziale prima di tutto di natura dichiaratamente etico-morale ed è importante sottolineare che gli attori in giudizio chiedono un simbolico risarcimento danni di 10.000 euro ciascuno, che sarà quasi totalmente devoluto ad una costituenda associazione senza fini di lucro, con il fine di sostenere le famiglie indigenti dei colpiti dalla riforma previdenziale Monti-Fornero».

Dunque. Sei mesi ci son voluti per il raccogliere il materiale che sarà gradualmente allegato nel procedimento civile durante le varie fasi. Gutta cavat lapidem. Centonovantuno sono, appunto, gli esodati coraggiosi che hanno partecipato attivamente alla denuncia; altri 73 sono stati soltanto sostenitori che si sono trovati sballottati tra improvvise mancanze di stipendi, dichiarazioni contraddittorie, spudorate confessioni sullo «sbaglio nel computo» da parte di Fornero e della di lei illustrissima pattuglia di giuslavoristi. «Il senso della azione civile contro il Ministero del Lavoro» dichiara ancora Francesco Flore «è quello di richiedere il risarcimento del danno morale patito in questi lunghi mesi. Con questo atto intendiamo pertanto chiamare il ministro responsabile a rispondere, nella sede più adeguata, del suo grave operato contro decine di migliaia di famiglie italiane». Il mobbing sociale, ovviamente è solo riferibile alla Fornero, come precisato dagli stessi esodati al Ministro del Lavoro Giovannini: «Sia ben chiaro che la denuncia attiene esclusivamente all’operato del precedente Ministro. E non certamente del ministro Giovannini che, ne siamo certi, ed anche a seguito dei solenni impegni presi dal Presidente Letta nelle sue dichiarazioni programmatiche, si impegnerà proficuamente per risolvere alla radice il dramma dei cosiddetti esodati». Ora, considerando che sui «solenni impegni» anche il ministro Giovannini sta sudando freddo, l’iniziativa degli esodati spazientiti può schiudere nuovi orizzonti.

Più pericolosa della class action assolutamente inefficace, in Italia, meno eticamente fastidiosa dello stalking di massa, la recente fattispecie giuridica rischia di divenire un coltello piantato nelle costole della burocrazia. (Nb, ieri il servizio studi di Bankitalia ha osservato che la «riforma Fornero indebolisce l’obbiettivo del posto fisso». Choosy. Per l’appunto…)

francesco specchia

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sabato 6 luglio 2013

Fiat, la Consulta dà ragione alla Fiom



Fiat, la Consulta dà ragione alla Fiom: "Illegittimo articolo 19 su rappresentanza"

Sentenza 'storica' della Corte costituzionale che decide sullo scontro aperto negli stabilimenti del Lingotto dal contratto 'separato' dell'era Marchionne: incostituzionale la norma dello Statuto dei lavoratori che limita la rappresentanza ai soli sindacati firmatari

La Consulta ha dichiarato oggi illegittimo l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell'unità produttiva. La decisione e stata adottata nell'ambito del ricorso della Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat.

Il ricorso alla Consulta fu l'atto finale dello scontro inaugurato nell'era Marchionne dall'uscita di Fiat da Confindustria e dalla nascita del contratto di gruppo, che le tute blu della Cgil non firmarono. Il Lingotto a quel punto negò la rappresentanza sindacale alla Fiom applicando alla lettera la disposizione dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. La Fiom fece appello alla Consulta, sostenendo che lo stesso articolo 19 confliggeva con alcuni principi cardine della Costituzione (articoli 2, 3 e 39, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale), in particolare il "divieto" di discriminazione sulla base dell'appartenenza a un partito o a un sindacato. La Consulta ha evidentemente ritenuto fondato il rilievo del sindacato.

La Corte, si legge in una nota, nella camera di consiglio di oggi, "ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (cosiddetto 'Statuto dei lavoratori') nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda".

La questione di legittimità costituzionale, discussa ieri, è stata sollevata e rimessa alla Corte costituzionali dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati dai metalmeccanici della Cgil esclusi dalle Rsa dei vari siti Fiat sul territorio.

L'effetto immediato della pronuncia della Consulta dovrebbe essere l'ingresso dei delegati Fiom nelle Rappresentanze sindacali aziendali di tutti gli stabilimenti del gruppo.

Le reazioni - "La Costituzione rientra in fabbrica. E' una vittoria di tutti i lavoratori. Non ci sono più alibi: il governo convochi immediatamente un tavolo con la Fiat e tutte le organizzazioni sindacali per garantire l'occupazione e un futuro industriale". E' il primo commento di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, alla sentenza della Consulta. "E' ora che il Parlamento approvi una legge sulla rappresentanza", aggiunge Landini.

"Alla lunga la giustizia vince. Adesso chiederemo che ci siano dati gli strumenti per fare attività sindacale a Pomigliano", ha commentato il responsabile del settore auto Fiom di Napoli, Francesco Percuoco. Di diverso tenore il parere di Giovanni Sgambati, segretario generale Uilm Campania: "Invece che semplificare, la decisione della Consulta rischia di complicare ancora di più le relazioni tra sindacati e imprese e aprire la strada ad una nuova stagione di ricorsi legali. Il paese rischia di perdere così la sua attrattività agli occhi delle imprese straniere che scapperanno ancora di più". "La democrazia la si deve esercitare, non la si deve rivendicare - dice invece Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale Slai Cobas - : e la decisione della Consulta è una cosa positiva, che va in tal senso".

La Cgil parla invece di "sentenza di grande rilevanza e valore per le relazioni industriali e sindacali nel paese". "La decisione della consulta - sottolinea la nota di Corso d'Italia - ripristina le condizioni affinchè i sindacati rappresentativi dei lavoratori e delle lavoratrici possano far valere il loro diritto alla contrattazione e alla presenza nei luoghi di lavoro con propri delegati e delegate. Una condizione questa che è alla base della democrazia sindacale".

Roberto Di Maulo, segretario della Fismic, esclude invece che la sentenza possa modificare le relazioni sindacali negli stabilimenti Fiat: "La Fiom - dice - non ha mai parteciparto agli incontri per i rinnovi contrattuali e quindi non rientra nell'ambito della sentenza".

"Le sentenze vanno rispettate, ma non si può continuare a fare muro contro muro, perché questo non dà risposte alle esigenze dei lavoratori - ha detto invece Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim-Cisl di Napoli - . Il sindacato ha il compito di creare le condizioni per poter gestire le opportunità di lavoro, e la sede giudiziaria non può certo creare lavoro".

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Contratto di somministrazione di lavoro


LEGGETE BENE SPECIALMENTE LE PERSONE GIOVANI COME ME
Nel momento di profonda crisi occupazionale odierno, i giovani hanno sempre maggiori difficoltà a collocarsi nell’insidioso mondo del lavoro fatto di precariato, part-time, contratti a termine o subordinati tramite partita Iva, collaborazioni sporadiche e spesso fittizie. Si tratta di definizioni che nella maggior parte dei casi sfuggono a chi è in procinto di fare il suo ingresso nella realtà professionale, specie se la sua esperienza si riduce a quella descritta nel curriculum scolastico. Il portale specialistico Skuola.net ha realizzato alcune mini-guide per introdurre gli studenti al mondo dei contratti lavorativi, partendo proprio da quello di somministrazione, uno di quelli maggiormente proposti ai giovani che cercano un impiego.
UN CONTRATTO A “TRE”
Introdotto dal D. Lgl. 276/2003, più comunemente noto come Legge Biagi, il contratto di somministrazione di lavoro ha sostituito quello interinale, riprendendone di fatto alcune caratteristiche basilari. Si tratta di un accordo stipulato fra tre parti: il somministratore, vale a dire l’azienda di lavoro interinale denominata anche Agenzia per il lavoro, la persona alla ricerca di un impiego, e l’azienda che richiede il lavoratore. Quest’ultima, l’utilizzatrice, si rivolge pertanto direttamente all’agenzia interinale che funziona da intermediaria tra la prima e il lavoratore. La somministrazione, attraverso i contratti collettivi di lavoro, va dalle imprese private alla pubblica amministrazione.
ADDIO STABILITÀ
Questa tipologia di contratto prevede che il lavoratore non venga direttamente assunto dall’impresa, ma tramite l’Agenzia per il lavoro alla quale è legato da un contratto di assunzione che può prevedere eventualmente un periodo di prova. Si tratta di un meccanismo che, se da un lato consente maggiori possibilità di reperimento di un impiego, dall’altro non garantisce la stabilità del posto. Infatti i contratti di somministrazione sono perlopiù a tempo determinato, vale a dire della durata legata all’esigenza di produzione dell’azienda utilizzatrice, dalla quale dipende esclusivamente il controllo e la direzione sulla prestazione del lavoratore. Quest’ultimo, invece, è infatti formalmente e giuridicamente dipendente dalle società fornitrici. Anche la retribuzione, generalmente pari a quella prevista per i dipendenti dello stesso livello interni all’azienda utilizzatrice, rientra nelle competenze dell’Agenzia per il lavoro.
VANTAGGI E SVANTAGGI
I contratti di somministrazione consentono l’assorbimento di manodopera giovanile all’interno del mondo dell’impiego, rimediando in parte anche alla piaga sociale ed economica della disoccupazione attraverso la creazione di posti di lavoro. Il risvolto negativo della medaglia sta appunto nel fatto che non assicurano un posto stabile, anzi si reggono proprio sulla flessibilità e la temporaneità degli impieghi. Molto spesso, inoltre, i giovani soggetti a questa tipologia di contratto lavorativo non usufruiscono degli stessi diritti dei lavoratori a tempo indeterminato e lavorano, quindi, in condizioni meno vantaggiose magari a parità di mansioni.
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venerdì 5 luglio 2013

Laura Boldrini scrive a Marchionne



Laura Boldrini declina l’invito fattole da Sergio Marchionne
 di visitare lo stabilimento in Val di Sangro.
 In una lettera , la presidente della Camera dice no alla ”gara al ribasso sui diritti” 
e spiega che per ”impegni istituzionali gia' in agenda” non puo’ accogliere l’invito
 alla cerimonia del 9 Luglio in Val di Sangro.


"Gentile dott. Marchionne, La ringrazio per la sua cortese lettera del 28 Giugno e per l'invito che mi ha rivolto. Lei ha giustamente notato il mio interessamento ai temi del lavoro, in questa particolare fase di crisi economica.
Non si tratta soltanto di sensibilità personale. Ritengo un dovere per chi rappresenta le istituzioni dedicare il massimo impegno al tema del lavoro in tutte le sue declinazioni: la disoccupazione giovanile, la precarietà, la perdita del posto per persone non più giovani e con famiglia". 

"Così come il lavoro da reinventare e ripensare sotto nuove forme e in chiave di innovazione e di produttività. Cerco, per questa ragione, di sollecitare, per quanto è nelle mie facoltà, l'esame di proposte di legge di iniziativa governativa o parlamentare che si propongono di stimolare e incoraggiare nuova occupazione. E cerco quanto più possibile di incontrare sia le delegazioni di lavoratori che vengono a Roma per far sentire la loro voce al Governo e al Parlamento, sia i piccoli e medi imprenditori che tentano una via di uscita dalla crisi. Sarebbe grave se in un momento così difficile per le famiglie italiane i Palazzi della politica si chiudessero in se stessi e non si mostrassero aperti a tali istanze"

"Questi incontri, e i tanti che svolgo nelle città italiane, insieme alle decine di migliaia di lettere e messaggi che ho ricevuto finora, mi danno il senso dello stato di salute della nostra economia e dei suoi numerosi punti di criticità. In particolare emerge la portata del processo di deindustrializzazione che colpisce aree sempre più vaste del nostro Paese. Per ogni fabbrica che chiude e per ogni impresa che trasferisce la produzione all'estero, centinaia di famiglie precipitano nel disagio sociale e il nostro sistema economico diventa più povero e più debole nella competizione internazionale".
"Siamo consapevoli che bisogna invertire quanto prima questa tendenza e ognuno di noi può fare qualcosa di utile. La politica, certamente, ma anche il mondo sindacale e quello imprenditoriale. Tutti siamo chiamati a sfide nuove".

"La mia esperienza di vita e di lavoro mi ha spinto a guardare tutto questo in un'ottica globale e a rendermi conto che non servono soluzioni di corto respiro. Il livello e l'impatto della crisi sono tali da imporre un progetto del tutto nuovo, una politica industriale che consenta una crescita reale, basata su modelli di sviluppo sostenibile tanto a livello economico, quanto sociale e ambientale. Lei concorderà che le vecchie ricette hanno fallito e che ne servono di nuove".

"Affinché il nostro Paese possa tornare competitivo è necessario percorrere la via della ricerca, della cultura e dell'innovazione, tanto dei prodotti quanto dei processi. Una via che non è affatto in contraddizione con il dialogo sociale e con costruttive relazioni industriali: non sarà certo nella gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro che potremo avviare la ripresa".

"Tutto questo mi porta a guardare con particolare interesse alla condizione e al ruolo della Fiat, sia in Italia sia all'estero, e ascoltare le ragioni di quanti partecipano attivamente a una realtà così importante".

"Impegni istituzionali già in agenda purtroppo non mi consentono di accogliere l'invito alla cerimonia del 9 Luglio in Val di Sangro. Certa che non mancheranno ulteriori occasioni di confronto, Le invio i più cordiali saluti".

 Laura Boldrini



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lunedì 1 luglio 2013

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