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martedì 24 marzo 2015

Unions! Fiom-Cgil Roma, 28 marzo 2015


Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, 
Legalità, Reddito, Europa



Unions!

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 Manifestazione nazionale Fiom-Cgil

 Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa.

 Roma, 28 marzo 2015

Piazza Esedra ore 14  | Piazza del Popolo ore 16



Lettera di Maurizio Landini ai lavoratori metalmeccanici

Care lavoratrici e cari lavoratori metalmeccanici, sabato 28 marzo ci ritroveremo a Roma per la dignità e la libertà del lavoro.
Nei mesi scorsi, insieme, ci siamo battuti contro il Jobs Act del governo che non crea nuovo lavoro né affronta il dramma della precarietà e della disoccupazione giovanile.
Insieme abbiamo proposto delle alternative e presentato le nostre idee frutto di tante assemblee e discussioni con voi. Ma il governo non ha voluto ascoltarci, ha messo in pratica le indicazioni di Confindustria, imboccato la strada della riduzione dei diritti, sposato le ricette di chi pensa che licenziando si crei nuova occupazione. Abusando della democrazia, il governo, a colpi di fiducia, ha ridotto il Parlamento a mero esecutore della sua volontà.
La nostra lotta però non è finita con il varo del Jobs Act. Come promesso durante lo sciopero generale del 12 dicembre di Cgil e Uil, continueremo a spendere le nostre idee e le nostre energie per difendere il lavoro e i suoi diritti, cambiare il paese e renderlo più giusto.
Questo è un momento importante per il futuro di tutti noi, delle lavoratrici e dei lavoratori, del nostro sindacato che esiste e ha un senso solo se riesce a rappresentare democraticamente i vostri interessi e da voi riceve il sostegno, le idee e le energie necessarie. Per migliorare le condizioni del lavoro dipendente. Per rivendicare un sistema pensionistico più giusto con la riduzione dell’età pensionabile. Per dare un’occupazione a chi non ce l’ha con nuovi investimenti e con la riduzione dell'orario di lavoro. Per cancellare il precariato. Per combattere l'evasione fiscale e la corruzione. Per garantire il diritto alla salute e allo studio. Per istituire forme di reddito minimo. Per riconquistare veri contratti nazionali che tutelino il salario e diano uguali diritti a tutte le forme di lavoro.
Per questo, nel ringraziarvi per quanto abbiamo fatto finora, vi invito a partecipare in massa alla manifestazione del 28 marzo.
L'abbiamo chiamata “Unions!”, usando una lingua che non è la nostra ma utilizzando una parola che richiama le origini del movimento operaio e sindacale. Quando, tanti anni fa, lavoratrici e lavoratori senza diritti scoprirono insieme che per migliorare la propria condizione era necessario coalizzarsi e battersi per conquistare libertà e diritti comuni.
Oggi milioni di lavoratrici e lavoratori hanno visto cancellati i diritti frutto di lunghe battaglie; altri milioni di lavoratrici e lavoratori quei diritti non li hanno neppure mai avuti, dispersi nelle tante forme di lavoro saltuario e sottopagato. Per tutte e tutti il lavoro sta diventando più povero e precario.
Oggi abbiamo bisogno di riprendere il filo dell'impegno comune, delle lotte contro le politiche dei governi che in Italia e in Europa hanno voluto far pagare al lavoro il costo di una crisi prodotta dalla finanza e dalle speculazioni. Per dare rappresentanza al lavoro. Per confrontarci con tutte quelle realtà, associazioni, gruppi e movimenti che nella società affrontano e contrastano il degrado civile prodotto dalla crisi economica e dalla sua gestione politica. Per affermare i principi della nostra Costituzione.
Oggi abbiamo bisogno di un'alleanza, di costruire una coalizione sociale che unisca ciò che il governo e Confindustria vogliono separare, aggregando tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare con le metalmeccaniche e i metalmeccanici, con le delegate e i delegati, con le iscritte e gli iscritti alla Fiom. Per crescere e cambiare abbiamo bisogno di voi, perché la vostra partecipazione e la vostra intelligenza saranno la nostra comune forza.
Vi aspettiamo a Roma il 28 marzo. E da lì continueremo insieme.

Maurizio Landini


i quattro punti del Jobs Act che peggiorano la vita

Indennizzo
L’indennizzo economico, cioè il pagamento di una somma in denaro, diventa la regola generale in caso di licenziamento. E, soprattutto, resta l’unica possibilità per i «licenziamenti economici», cioè quelli che dipendono dal cattivo andamento dell’azienda o del mercato. Finora il reintegro nel posto di lavoro da parte del giudice era possibile se in tribunale veniva accertata la «manifesta insussistenza del fatto» portata dall’azienda a sostegno del licenziamento economico. D’ora in avanti anche in questi casi l’indennizzo sarà l’unica strada. Si tratta di una somma certa, che azienda e dipendente potranno conoscere prima perché cresce con l’anzianità di servizio: due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro. Lo stipendio usato per calcolare l’indennizzo sarà l’ultimo, comprensivo delle indennità che il lavoratore trova con regolarità in busta paga ma non dei rimborsi-spese. Il minimo saranno 4 mensilità, garantito anche a chi sarà licenziato dopo meno di due anni di lavoro. Il massimo, 24 mensilità, invalicabile anche per chi sarà mandato via dopo oltre 12 anni. In caso di azienda che subentri a un’altra in una fornitura, l’anzianità di servizio nuova si cumula con quella vecchia. Ma il contratto diventa «nuovo» con l’indennizzo come regola.

Reintegra
Il reintegro nel posto di lavoro da parte del giudice resta possibile, come già avviene adesso, per i licenziamenti discriminatori, cioè quelli decisi dal datore di lavoro sulla base di convinzioni politiche o religiose oppure per l’orientamento sessuale. Mentre il suo campo di applicazione si riduce di parecchio per i cosiddetti licenziamenti disciplinari, cioè quelli adottati sulla base del comportamento del dipendente. Qui la strada del reintegro resta possibile solo in un caso: quando in giudizio viene direttamente dimostrata l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore. L’azienda accusa di arrivare sempre in ritardo, ad esempio, ma le strisciate del cartellino del lavoratore dimostrano che non è così. L’onere della prova è a carico del dipendente. In tutti gli altri casi, invece, c’è solo l’indennizzo economico. L’accertamento del giudice non può riguardare l’eventuale sproporzione della sanzione del licenziamento rispetto al fatto contestato. Anche se dovesse considerare la punizione «esagerata», il magistrato non potrebbe disporre il rientro in azienda del lavoratore. In caso di reintegro, il dipendente deve riprendere servizio entro 30 giorni. Se rinuncia, può chiedere di «convertire» il reintegro in un’indennità pari a 15 mensilità.

Licenziamenti collettivi
Nelle nuove regole rientrano anche i licenziamenti collettivi, quelli che riguardano più dipendenti e che hanno come obiettivo la riduzione del personale. Finora era previsto un risarcimento da 12 a 24 mensilità in caso non venissero rispettate le procedure di comunicazione ai sindacati e il reintegro in caso di violazione dei criteri di scelta, come quelli che danno la precedenza nell’uscita a chi non ha figli o familiari a carico. Con il Jobs act il reintegro sparisce del tutto. In teoria resta possibile in caso di licenziamento collettivo «intimato in forma orale», ma è chiaro che si tratta di un’ipotesi al limite della fantascienza. L’indennizzo economico resta l’unica conseguenza possibile per gli altri due tipi di irregolarità: sia il mancato rispetto delle procedure di comunicazione sia la violazione dei criteri di scelta. L’indennizzo massimo resta fermo a 24 mensilità, mentre quello minimo scende da 12 a 4. Queste regole riguardano solo i nuovi assunti. In caso di licenziamento collettivo che dovesse comprendere dipendenti sia con il contratto a tutele crescenti sia con quello vecchio a tempo indeterminato, a questi ultimi si applicherebbero le regole vecchie, reintegro compreso. Un doppio binario non proprio facile da giustificare.

Disoccupazione
L'importo (massimo) sarà di 1.300 euro mensili e sarà erogato soltanto per i tre mesi successivi alla fine del rapporto di lavoro. Dal quarto in poi scenderà progressivamente del 3% ogni trenta giorni. L'indennità é corrisposta per un massimo di 24 mesi fino al 31 dicembre 2016 e per un massimo di 18 mesi a partire dal 1 gennaio 2017. La rivoluzione chiamata «Naspi» (nuova assicurazione sociale per l’impiego) comincerà il prossimo primo maggio. Sostituirà le attuali Aspi, mini-Aspi e l’una tantum prevista per i collaboratori assicurando, secondo le stime del governo, un sostegno a circa un milione e mezzo di disoccupati. Potranno beneficiarne i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato (solo con riferimento ai contratti a tempo determinato), mentre sono esclusi i lavoratori delle pubbliche amministrazioni a tempo indeterminato e gli operai agricoli perché si tratta di categorie giù tutelate dalla legge vigente. Per usufruirne sarà necessario aver versato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti e aver svolto almeno 30 giorni di lavoro nei 12 mesi che precedono l’inizio della disoccupazione. Coloro i quali saranno in possesso dei requisiti dovranno inoltrare apposite domanda all’Inps per via telematica entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Sarà possibile richiederla in un’unica soluzione nel caso venga avviata un’attività autonoma.

"No al Jobs Act. Ri-conquista i diritti cancellati"

Maurzio Landini smentisce le ipotesi che azzardavano a un dissenso con Susanna Camusso.

"Non c'è mai stato un dissenso" con il segretario generale della Cgil, ha ribadito risposto il leader della Fiom. Dissenso nato dalle perplessità  sorte in base all'interpretazione della "coalizione sociale", "che la Fiom - ha precisato Landini - ha chiarito puntulaizzando che non c'e' alcuna intenzione di fare un partito.

Infatti la stessa Camusso ha fatto sapere che partecipera' alla manifestazione indetta dalla Fiom per sabato prossimo a Roma.  Landini ha inoltre riferito che sono arrivate le adesioni delle federazioni della Cgil, della scuola e del credito: "La presenza di queste categorie, impegnate in difficili vertenze, e' importante. Il nostro obiettivo e' cambiare politiche economiche e sociali che consideriamo radicalmente sbagliate". Insomma, una manifestazione sindacale, aperta come sempre, ha detto Landini che prevede una larga partecipazione a partire dai metalmeccanici a tutte le diverse categorie. "Vogliamo costruire l'unità del mondo del lavoro e del mondo sociale. La nostra manifestazione non è rivolta a questa o quella forza politica, la piazza è aperta a chi condivide le nostre proposte", ha detto ancora Landini.

Sempre oggi Landini ha pjuntato il dito contro le grandi opere. "Questo e' il vero di problema di competitivita' del nostro Paese: non sono i diritti dei lavoratori, ma il fatto che la criminalita' organizzata controlli pezzi interi dell'economia reale". "Le multinazionali non vengono ad investire in Italia perche' c'e' questo problema che riguarda tutto il Paese - ha spiegato Landini - non a caso la Cgil sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare, affinche' il Parlamento faccia finalmente una legge sugli appalti, che dica che responsabile degli appalti e' l'azienda appaltante, e che di fronte a qualsiasi cambio di appalto i lavoratori interessati mantengano i loro diritti e non abbassino le loro condizioni. Ora, col Jobs Act, c'e' il rischio che il lavoratore, cambiando appalto - ha concluso Landini - si trovi anche nuovo assunto senza alcun diritto rispetto a prima, e quindi licenziabile".


VEDI IL SITO

Nasce la “coalizione sociale” con Maurizio Landini

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EXPO 2015 é solo un CAMOUFLAGE


in Galera i Manager Nominati da Formigoni

CARCERE S. VITTORE

EXPO 2015 E' SOLO UN SET CINEMATOGRAFICO

11mila metri quadrati di EXPO 2015 saranno solo delle enormi scenografie a causa dei ritardi.

Venerdì 13 è partito un bando di gara del valore di 1.100.000 euro
 per appaltare il “camouflage” delle zone incompiute.

In pratica i visitatori, per 32€ d’ingresso, potranno ammirare delle pareti dipinte o qualsiasi altra cosa venga in mente agli scenografi per nascondere il cantiere dietro ancora aperto.

Ad oggi ancora non si sa nulla delle date di consegna. È trapelato che i padiglioni esteri saranno pronti forse il 1 Agosto mentre le vie d’acqua saranno completate, ancora forse, per Ferragosto.

E’ imbarazzante e svilente.
Solo una grande bufala pagata dagli italiani.

LEGGI ANCHE

http://cipiri.blogspot.it/2014/11/expo-2015-la-mafia-partecipa-al.html


ED HANNO IL CORAGGIO DI CHIEDERCI DI 
LAVORARE GRATIS ???

se vuoi copia e diffondi questi loghi


Perché NOEXPO ?

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati.

ANCHE
http://cipiri.blogspot.it/2014/06/expo-milano.html



 no grazie

Tutti seduti su sedie immaginarie intorno a una tavola preparata coi piatti non ancora impegnati al Monte, ma vuoti, la famiglia nazionale decide il tutto per tutto: sposare la figlia, accasarla con il possidente ignorante, volgare, ma benestante, in modo ,,,,,


Mose, Expo, Tav: grandi opere, truffe giganti

Speculazione, tangenti e corruzione per Expo 2015 come per il Mose. E tornando indietro nel tempo, per tutte ma proprio tutte le grandi opere del passato più o meno recente. Ogni volta il copione si ripete. Da quando? Da quando ho memoria di giornalista. E lo schema è sempre uguale: prima l’evento con un’attesa mediatica forte, poi la ricchissima speculazione con una spartizione politica e affaristica consociativa (questo è importante). Risultato? Grandi opere inutili o da rottamare in pochi anni, pagate profumatamente con i soldi nostri, realizzate quasi unicamente per foraggiare imprese, arricchire potentati e garantire carriere politiche... 


CON TUTTI QUESTI SOLDI MALEUTILIZZATI SI POTEVA CREARE UN REDDITO MINIMO DI ESISTENZA PER DISOCCUPATI E PENSIONATI 

http://cipiri.blogspot.it/2014/11/reddito-diritti-e-welfare-per-tutti.html



REDDITO, DIRITTI E WELFARE PER TUTTI

La Youth Guarantee dovrebbe essere la risposta europea alla crisi dell’occupazione giovanile,,,

ANCHE

#‎Mafia‬ a #Roma o #sistema #italia : #‎MafiaCapitale


http://cipiri.blogspot.it/2014/12/mafia-roma-o-sistema-italia.html


Due giorni dopo lo scandalo di ‪#‎MafiaCapitale‬ i partiti di maggioranza e minoranza ( Lega in primis) votano compatti per bloccare l'utilizzo da parte della magistratura delle intercettazioni del senatore Azzolini (NCD), accusato di reati gravissimi come frode, associazione a delinquere, 
abuso d'ufficio...

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domenica 22 marzo 2015

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martedì 17 marzo 2015

Maurizio Landini e la Coalizione Sociale


Landini lancia la coalizione sociale: il successo richiede un nuovo protagonismo dal basso
il segretario della Fiom ha fatto sapere che “la proposta di una coalizione sociale non è di un singolo, ma è stata votata dall’assemblea Fiom di Cervia, alla presenza di un rappresentante della segreteria nazionale della Cgil”

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Finalmente

Da quando Renzi ha modificato radicalmente natura, identità e contenuti al Pd (che già, anche prima del suo avvento certo non brillava per assumere sempre posizioni progressiste: anzi!) riducendolo ad un Ogm e facendolo diventare tutt’altro e ben altro che un partito di sinistra, nella società italiana, e soprattutto nel mondo del lavoro, si è aperto un vuoto che nessuno finora ha saputo colmare.
Milioni e milioni di persone non hanno voce e non trovano rappresentanza.
Il loro sentire politico e sociale coincide grosso modo con le posizioni parlamentari di Sel ma questa corrispondenza per la gran parte di loro, stando ai sondaggi, non si è tradotta in una vera e propria intenzione di voto.
Dinanzi a questo vuoto, allo smarrimento per l’assurda deriva che Renzi ha imposto al Pd e per il balbettìo inconcludente della cosiddetta minoranza interna incapace di portare avanti una linea coerente con i valori e lo statuto stesso del partito, Landini ha suscitato speranze, aspettative, progetti.
Ora la sua iniziativa incoraggia queste speranze anche perché sembra convincente la rotta suggerita: non un partito, ma una coalizione sociale.
Ma il successo dell’impresa richiede che i milioni di cittadini che guardano con interesse e sintonia alle battaglie portate avanti da Landini per il lavoro, i diritti, la giustizia sociale, ben al di là del recinto proprio del terreno propriamente sindacale, non aspettino che qualcuno li chiami dentro un nuovo partito. Questo non può e non deve avvenire.
Si tratta di affermare un protagonismo dal basso che metta in campo, attraverso le battaglia concrete per la qualità della vita delle persone, una nuova soggettività politica. A questo punto, nel vuoto di sinistra che il Pd renziano ha determinato, questa forza avrebbe grandissime potenzialità.
Ma occorre che siano i cittadini a muoversi, a crederci, a costruire dal basso questa nuova realtà.
E ciò, dopo decenni di partiti personali e di sigle confezionate da un capo per misurare la sua forza attraverso i numeri del gregge al seguito, sarebbe la vera grande rivoluzione di cui l’Italia ha bisogno.
Domani una riunione nella sede della Fiom con una cinquantina di associazioni impegnate nel sociale e nel territorio, il 28 marzo una manifestazione darà corpo e visibilità al progetto.
La rotta da seguire è quella di Syriza (nata proprio come coalizione sociale di gruppi e realtà di mutuo soccorso) e dei movimenti spagnoli Podemos e Ganemos (Possiamo e Vinciamo) il primo dei quali, secondo i sondaggi, vincerà le prossime elezioni di novembre (come Syriza ha fatto in Grecia) conquistando il governo, attualmente in mano al centrodestra.
Podemos è nata appena un anno fa. Se in così poco tempo è cresciuta così tanto, si deve al fatto che le sue istanze, presenti nella società, erano totalmente assenti nella classe politica e nelle strutture organizzate.
La stessa cosa dovrebbe fare la coalizione di Landini con un programma politico che è già nelle cose: un nuovo Statuto dei lavoratori dopo il renziano Jobs Act, politiche di redistribuzione della ricchezza dalla speculazione e dalla rendita finanziaria alla produzione e al lavoro, dai ceti più ricchi a quelli medio-bassi, politiche per il lavoro, lo sviluppo, gli investimenti, l’innovazione, la ricerca, la messa in sicurezza del territorio, l’economia verde.


Maurizio Landini : "Non voglio creare un partito e non esco dal sindacato ma il sindacato deve fare politica"

Il segretario della Fiom  parla di «Coalizione Sociale» e della necessità del sindacato di cambiare per riaggregare il mondo del lavoro. E non manca un riferimento a Renzi: «Sta dividendo il lavoro, hanno toccato l'art 18, abbiamo fatto delle manifestazioni anche riuscite ma lui se ne è strabattuto»

Fare politica, sì, ma uscendo dagli schemi tradizionali. All'indomani del lancio della sua "Coalizione sociale" Maurizio Landini a "In 1/2 h" torna a ripetere che la sua intenzione non è quella di creare una nuova formazione: "Io non voglio fare un partito né uscire dal sindacato ma il sindacato deve essere un soggetto politico, deve discutere alla pari", ha spiegato. "Chi è in mala fede tenta di descrivere questa iniziativa dentro la logica politica di adesso", ha sottolineato il leader Fiom che ha voluto rimarcare: "Io non sto dentro il perimetro che vuole qualcun altro perchè io e lavoratori il paese lo vogliamo cambiare più di Renzi".

Landini ha detto che "la nostra iniziativa sta dentro la strategia della Cgil" e Susanna Camusso ne è informata: "Con Camusso sono tre mesi che stiamo parlando alla luce del sole. Siamo insieme nella battaglia contro il Jobs act e per un nuovo statuto di tutti i lavoratori". Per Landini serve "una riforma del sindacato" e quindi "anche della Cgil. Il sindacato deve cambiare, siamo di fronte a una situazione differente" dopo la cancellazione dei diritti dei lavoratori e "dobbiamo fare i conti con il problema della crisi della politica".

Le parole di Maurizio Landini sono però di fatto smentite dalla Cgil. Il portavoce del sindacato precisa che "né il segretario generale della Cgil né la Segreteria della Cgil, sono stati informati della riunione di ieri della Fiom in cui si è discusso della formazione di una "coalizione sociale" e, tantomeno, ha espresso "appoggio" a quel progetto".
Il segretario Fiom non ha risparmiato attacchi al presidente del Consiglio e al suo governo: "Io non giro blindato, parlo con le Persone. La gente si sente sola, non rappresentata e non è in grado di organizzarsi per dire la sua. Non è vero che il governo ha il consenso, sono balle". Tanto è vero che "le decisioni che sta prendendo se le fa votare in in parlamento con la fiducia. Il governo non è andato dai giovani, dai precari e dai dipendenti per sapere se erano d'accordo sul togliere lo statuto dei lavoratori. Non ci va".

Il problema principale, per Landini, è arrestare l'erosione di diritti a cui avrebbe contribuito anche il Partito democratico: "Per la prima volta dal dopoguerra a oggi, per legge, stanno cancellando i diritti e modificando i rapporti di forza. Confindustria e una parte consistente degli imprenditori, con Renzi - ha attaccato il segretario Fiom -, stanno operando per cancellare ogni vincolo sociale e stanno cancellando i diritti".



Nasce la “coalizione sociale” di Maurizio Landini

Una “coalizione sociale” per rispondere a quella «domanda di giustizia sociale ora inascolta e senza rappresentanza». È questa l’azione intrapresa oggi dal leader della Fiom Maurizio Landini che apre ufficialmente il “cantiere” di una coalizione alternativa alle realtà politiche esistenti in Italia.
LA LETTERA-INVITO DI LANDINI -
L’azione di Maurizio Landini arriva al termine di mesi di incontri e dibattiti, accompagnati da critiche e polemiche, nel corso di un’assemblea convocata a Roma, nell’ex palazzo dell’Flm, che vuole essere insieme un momento di riflessione e un atto fondativo, «per dibattere in modo libero e aperto», come si legge nella lettera che lo stesso leader della Fiom ha distribuito all’incontro di Roma e a quello di Trieste. Un’assemblea, quella di oggi, che prepara anche la manifestazione del 28 marzo a Roma contro il Jobs Act e la partecipazione del sindacato a quella organizzata da Libera a Bologna, il 21 marzo, contro le mafie.
LANDINI: «LA POLITICA NON È PROPRIETÀ PRIVATA» -
Una coalizione sociale che nasce, spiega ancora Landini, da una certezza, «che la politica non è proprietà privata» e da due assunti, «la fine del lavoro» e quello secondo cui «la società non esiste, esistono solo gli individui e il potere che li governa» con cui è stato creato «lo spettro di un futuro già presente con cui siamo chiamati a fare i conti in tutta Europa» e che sta scatenando «una guerra tra poveri». Per questo, scrive ancora Landini, «serve superare le divisioni, il frazionamento, le solitudini collettive e individuali e coalizzarsi insieme». È questo, «lo spirito innovativo” su cui si fonderà la nuova coalizione sociale, «indipendente e autonoma», puntualizza ancora, per la quale, sabato, potrà già essere possibile «individuare punti di programma condivisi» per una «visione nuova del lavoro, della cittadinanza, del welfare e della società».
«LE POLITICHE DELLA TROIKA METTONO IN DISCUSSIONE LE DEMOCRAZIE» -
«La politica non è proprietà privata – si legge nella lettera inviata da Landini – Questo convincimento deriva dalla nostra Costituzione che promuove esplicitamente la partecipazione alla vita pubblica e sostanzia la democrazia con la centralità della cittadinanza». Non manca nemmeno uno sguardo all’Europa: «Le politiche della Commissione Ue e della troika – aggiunge –  Anche in Italia mettono in discussione la democrazie».

Presenti all’evento promosso da Landini diverse associazioni, tra cui Arci, Giustizia e Libertà, Libera e Articolo 21, oltre che a rappresentati delle categorie professionali come avvocati, farmacisti e dottorandi. Presente anche, riporta l’Ansa, 
anche l’ex senatrice del Movimento 5 Stelle Maria Mussini.


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