sabato 19 dicembre 2015

Il Lavoro nel 2016


Se sei curioso o non ci credi va bene lo stesso
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giovedì 10 dicembre 2015

Zodiaco Gelosia Amore



Scopri Quanto Sei Geloso/a In Base Al Tuo Segno Astrologico?
Anche se la gelosia è un sentimento umano, può essere più o meno presente in base al segno zodiacale. Scopri quanto sei geloso in base al tuo segno astrologico.
Cliccando sulle immagini di ogni segno verrai diretto alla pagina delle caratteristiche del segno di appartenenza , buona lettura e buon divertimento, grazie.




l’ariete è molto geloso. Forse non è così tanto geloso da stressare il partner ogni volta, ma è molto impulsivo. Questa impulsività può essere dettata dalla gelosia...





Più che geloso, il toro è possessivo. Questa cosa è evidente sia nella vita amorosa che negli altri settori della vita. Infatti, quando fanno parte di una relazione amorosa, 
mettono tutte le loro speranze in essa...




i gemelli sono indipendenti, celebrali e preferiscono stare lontani dai conflitti. Se loro non sono gelosi, vogliono che i loro partner siano come loro. Però non significa che loro siano indifferenti...




la gelosia del cancro è causata da una mancanza di credenza in sé stessi. Il Cancro non è geloso solo che ha bisogno di sentirsi al sicuro, ha bisogno di attenzioni ed amore per sentirsi bene...




il leone non è geloso, è possessivo. Passionale, al leone piace dominare, ha bisogno di sentirsi fiero nelle braccia della persona amata. Nel caso del leone la gelosia è un gioco simpatico...





la vergine si mostra gelosa solo quando tutto è evidente. La vergine analizza tutte le possibilità e pensa due volte prima di fare qualcosa...continua a leggere




la bilancia è più tollerante che gelosa. La tolleranza è la principale qualità della bilancia, detto ciò non possiamo affermare che la bilancia sia una persona gelosa...continua a leggere




anche se ha la tendenza di essere geloso, non dobbiamo dimenticare che lo scorpione è esclusivo. Ha bisogno di sentirsi al sicuro ma anche di dominare. Quando perde il controllo della situazione può diventare eccessivo...continua a leggere




il sagittario è geloso solo in alcuni momenti. Ama la propria libertà ma crede anche nella persona che ama. La gelosia si manifesta quando non si sente più bene in quella relazione, non ha carattere...



la gelosia è di solito una causa del poco credere i sé stessi ( o anche negli altri). Il capricorno è molto capace nel tenere per sé i propri sentimenti e raramente li mostra...



possiamo considerare una persona libera come un uccello nel cielo gelosa? Saremmo tentati a dire di no ma l’acquario ha la tendenza di perdere la fiducia nell’amore...


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giovedì 3 dicembre 2015

Boeri: misure per giovani e over 55 e tagli agli assegni d’oro



Le pensioni secondo Boeri: misure per giovani e over 55 e tagli agli assegni d’oro
Dal piano anti-povertà alle idee sulla previdenza, un rapporto complicato con Renzi e i suoi ministri


Il patto non scritto al momento di assumere l’incarico prevedeva che oltre a ricoprire l’autorevole ruolo di presidente dell’Inps Tito Boeri fornisse anche un contributo di idee e di proposte al governo, a Matteo Renzi. Il problema è che Boeri questo incarico l’ha preso davvero sul serio, al punto da arrivare a volte a mettere anche in imbarazzo palazzo Chigi, e finire al centro di accese polemiche. Come quando ha messo nero su bianco un vero e proprio piano di riforma della nostra previdenza sconfinando in quello che il giuslavorita ed ex sindacalista Giuliano Cazzola ha definito un vero e proprio «abuso di potere».  

Ad ogni “acuto” del professore della Bocconi in tanti si sono domandati per chi stesse lavorando Boeri. In questi mesi, infatti, molti a più riprese hanno sospettato che tanto attivismo, inconsueto se si pensa alla gestione grigia e burocratica di tanti suoi predecessori, servisse solo a fare da testa d’ariete per conto del premier. Vuoi per saggiare la risposta dell’opinione pubblica, vuoi magari per smuovere le acque in Parlamento o stanare il ministro dell’Economia sempre preoccupato per la tenuta dei conti e quindi molto freddo su ogni intervento in tema previdenza. 
Renzi l’anno scorso, dopo aver formalizzato la nomina, si è subito affrettato a chiarire di non aver affidato a Boeri il mandato di riformare le pensioni. «Leadership è mettersi accanto persone più brave di se stesse - aveva spiegato - ma questo non vuol dire che le idee di chi viene a darci mano diventino programma di governo».  

Boeri, una volta prese le redini di un gigante come il nostro Istituto nazionale della previdenza sociale, quasi 30 mila dipendenti sparsi in tutta Italia, 21 milioni di pensioni da pagare ogni mese ed un bilancio che supera i 400 miliardi di euro, ha subito fatto sapere come la pensava. Puntando dritto contro le pensioni d’oro e fustigando i politici (per i loro vitalizi erogati senza regole chiare) e pure i sindacalisti, additati al pari di piloti, ferrovieri e tanti altri regimi particolari, come dei veri privilegiati. 

Il vero “botto” Boeri l’ha però fatto poche settimane fa quando ha rivelato nei dettagli il piano che aveva consegnato al governo e che fino ad allora rimasto nel limbo. Mossa «concordata con palazzo Chigi», si erano affrettate a spiegare le solite «autorevoli fonti», ma che in realtà nascondeva una certa insofferenza per il silenzio che fino a quel momento l’aveva accompagnata.  

Accantonata l’idea di un ricalcolo contribuivo delle pensioni più alte, che tanto aveva già fatto discutere, il presidente dell’Inps ha proposto una serie di interventi, riassunti sotto il titolo-slogan «Non per cassa ma per equità», che vanno da un aggiustamento in base all’età delle pensioni più ricche al ricalcolo dei vitalizi dei politici, dal riordino (ovvero il taglio, sopra una certa soglia di reddito) delle prestazioni assistenziali per gli ultra-65enni alla proposta di aiutare gli ultra55enni più poveri. Il tutto tradotto in una vera e propria proposta di legge che subito ha fatto imbestialire mezzo Parlamento, che in questo modo si è visto esautorato. Proposta bocciata in pieno sia da Renzi che dal ministro Poletti, perché giudicata nel complesso troppo onerosa. «Così si mettono le mani nel portafoglio di milioni di italiani», aveva commentato il ministro del Lavoro, che aveva classificato come «un contributo utile, ma non realizzabile adesso» la proposta di Boeri che ancora una volta l’aveva palesemente scavalcato.  

Boeri, in realtà, qualche punto a suo favore l’ha messo a segno, visto che ad esempio sulla povertà molte sue proposte sono state recepite dalla legge di stabilità. E l’affondo di lunedì sulle pensioni future degli under 40? Disegna un’Italia diseguale, con le nuove generazioni, figlie del precariato e del lavoro sempre più spezzettato, costrette a lavorare all’infinito e con stipendi spesso molto miseri che poi un domani si tradurranno in pensioni altrettanto misere. E’ il tema dell’equità che riemerge, in questo caso tra le generazioni, del conflitto di interessi vecchi/giovani: è per questo che secondo Boeri bisogna intervenire sugli assegni più ricchi, per disporre delle risorse necessarie a garantire un futuro sereno anche ai più giovani. In pratica si tratta di evitare che i padri prosciughino tutto a scapito dei figli. Una sfida quasi impervia da affrontare, ma pare che questa volta l’affondo di Boeri sia stato ben accolto a palazzo Chigi. Vedremo poi se si tradurrà o meno in qualche iniziatica concreta del governo.  

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Generazione Neet: Niente Studio né Lavoro



ITALIA
Generazione Neet: niente studio né lavoro.
 In Europa siamo primi e non è un bel record

L'Università Cattolica di Milano fa la fotografia di un fenomeno che conta in Italia 2,4 milioni di giovani che non studiano e sono senza un impiego. Il demografo Alessandro Rosina: "Un livello allarmante, mai raggiunto nella storia". Il 66% dei "giovani adulti" vive a casa con i genitori: il 20% in più su media Ue


Non sono sui libri e non hanno nemmeno un impiego. Quasi due milioni e mezzo di giovani vite sospese che non riescono a trovare un ruolo nel mercato del lavoro, nella società. E in questo momento fanno fatica anche solo a immaginarlo. L'Italia è la più grande fabbrica di Neet in Europa. Ragazzi fra i quindici e i ventinove anni fuori da qualsiasi circuito scolastico e lavorativo che di fatto vivono ancora sulle spalle di papà e mamma. Molti non hanno mai finito le superiori. Ma dentro quest'universo inerte finiscono sempre più laureati che non sono in grado di uscire di casa nemmeno dopo anni dalla discussione della tesi.

Il termine Neet compare per la prima volta nel 1999 in un documento della Social exclusion unit del governo britannico ed è l'acronimo di "not in education, employment or training". Un indicatore dalle braccia più larghe rispetto a quello sulla disoccupazione giovanile non solo perché si spinge fino alla soglia dei trent'anni, ma perché include anche chi un impiego ha smesso di cercarlo o è finito fra le maglie del lavoro nero. Fino al Ventesimo secolo questa voce non esisteva. Oggi è usata da tanti istituti di ricerca per raccontare una deriva talmente grande - anche in termini di perdite economiche e di spreco di capitale umano - da spingere più studiosi a parlare di "generazione perduta".



Nel nostro Paese i Neet erano 1,8 milioni nel 2008. Nel giro di sette anni se ne sono aggiunti altri 550mila e oggi toccano i 2,4 milioni. Insieme potrebbero riempire una città grande quasi quanto Roma. "Un livello allarmante mai raggiunto nella storia ". A dirlo è una recentissima indagine di Alessandro Rosina, demografo e sociologo dell'università Cattolica di Milano: "La quantità di giovani lasciati in inoperosa attesa era già elevata prima della crisi - scrive nel volume Neet, edito da Vita e pensiero - ma è diventata una montagna sempre più elevata e siamo una delle vette più alte d'Europa". Il 2014 è stato l'anno in cui l'Italia ha toccato il punto più basso di nascite ma il valore più alto di Neet: si muovono in questo labirinto il 26 per cento dei giovani italiani fra i quindici e i trent'anni. La media europea è del 17 per cento, di nove punti più bassa. Ma ci sono Paesi come la Germania e l'Austria dove i ragazzi in questa condizione non superano il 10 per cento.

Dietro questo acronimo si nascondono storie e vite molto diverse. Come quella di Francesca Romeo. Ventenne, nata e cresciuta a Varese e un diploma di liceo artistico conquistato con fatica dopo qualche brutto voto di troppo che le ha fatto perdere un anno. "Studiare non fa per me. Per questo ho deciso di lasciare perdere l'università". Dopo la maturità ha racimolato qualche soldo lavorando nelle sere d'estate dietro al bancone di un bar in un circolo culturale. "Ma hanno avuto bisogno di me per poco". Così si è iscritta all'ufficio di collocamento e nel frattempo ha provato a bussare alla porta dei negozi del centro. Grandi catene di abbigliamento e di articoli sportivi, boutique di scarpe e profumerie, poi casalinghi, negozi di elettrodomestici. Il suo curriculum è sempre caduto nel nulla. "Chi appende cartelli per cercare personale non manca. Ma non vogliono me". Tutti chiedono un po' di esperienza alle spalle. "Io non ne ho nemmeno una. Così però rischio di andare avanti all'infinito". Francesca è ferma da mesi nella speranza che prima o poi qualche porta si apra. Non ha mai vissuto in un posto diverso dalla casa dov'è cresciuta e in questo momento ha il timore che il giorno in cui potrà mettere piede fuori casa non arriverà mai.

Valentina Maddalena invece, 28 anni, nella casa dei genitori ci è tornata dopo cinque anni di università e una laurea mai raggiunta. Aveva salutato Fiumefreddo Bruzio, nel cosentino, per trasferirsi a Roma e iscriversi alla Sapienza. "Sono rimasta sui libri di sociologia per quattro anni, poi ho capito che non era la mia strada. La media del 28 non significa nulla: era un campo che non sentivo mio". Per un anno ha fatto l'addestratrice cinofila, poi la commessa. "Ero lontana anni luce anche solo dal pagarmi l'affitto". Così è tornata in Calabria. Anche qui ha trovato un posto da commessa ma il negozio dodici mesi fa ha chiuso e a un passo dai trent'anni bollette, spese e scontrino alla cassa del supermercato vengono pagati solo grazie agli sforzi dei genitori: il papà vende legna, la mamma lavora come domestica. "Va avanti così da un anno. Loro capiscono la situazione ma per me è pesantissimo".

Su dieci Neet, cinque sono diplomati mentre quattro hanno solo la licenza di terza media. Come Enea Testagrossa, che vive in provincia di Monza: ha lasciato gli studi in terza superiore e oggi, a 21 anni, lavora a titolo volontario in un asilo privato e non ha entrate. Spesso all'origine di tutto c'è un insuccesso a scuola o all'università. Il 10 per cento, però, ha in mano una laurea. E gira, come gli altri, a vuoto. In un'attesa che non finisce mai. È il caso di Francesco Marando, 27 anni, laureato in Ingegneria civile. È una vita sospesa anche la sua da quando è tornato a Marina di Ginosa Ionica dai genitori. "Io continuo a inviare curriculum, ma per il nostro settore il momento è quello che è: quando va bene mi rispondono "le faremo sapere"". E anche per lui, ritrovarsi a dormire nella camera di quand'era bambino non è semplice per nulla.

Di casi come questi ce ne sono tanti. E non sono solo under trenta. Basta pensare che in Italia, secondo l'Eurostat, quasi il 66 per cento dei "giovani adulti" vive a casa con i genitori. Una percentuale di quasi venti punti superiore rispetto alla media di tutti e ventotto i Paesi Ue. Le loro storie sono legate dalle stesse paure, sottolinea Rosina: "Vagano senza meta, sempre più disincantati e disillusi, con il timore di essere marginalizzati e di dover rinunciare definitivamente a un futuro di piena cittadinanza". La fetta più consistente dei Neet è costituita da chi in questo momento sta cercando (più o meno attivamente) un impiego e quindi dai disoccupati. Ma se per loro questo limbo dovesse durare troppo a lungo, il rischio più grande è che passino dalla parte dei cosiddetti "inattivi": uomini e donne che un impiego non lo cercano più. O che ingrossano le fila del lavoro nero. Gli ultimi dati dell'Istat sulla disoccupazione giovanile sembrano purtroppo andare proprio in questa direzione. A settembre i senza lavoro fra i quindici e i ventiquattro anni erano il 40,5 per cento. Il loro lieve calo dello 0,2 per cento rispetto ad agosto non suona però esattamente come una buona notizia: nello stesso mese gli "inattivi" nella stessa fascia di età sono aumentati dello 0,5 per cento.

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Subito il Reddito di Esistenza per Tutti da Quando si Nasce




“Fin da subito proponiamo un sistema di base al di sotto dei 65 anni che consenta di avere un reddito minimo garantito, altrimenti quello che accadrà ai giovani è che non potranno avere abbastanza reddito per accedere alla propria pensione”. Parole del presidente dell’Inps Tito Boeri, intervenuto a Radio Popolare per commentare i dati su giovani e pensioni. Dati che l’Ocse ha inserito nel rapporto Pensions at a glance 2015 e che l’Inps ha poi rielaborato con proiezioni sulle pensioni future di coloro che oggi hanno 35 anni e degli under 30. Per Boeri sono l’ennesimo segnale che l’Italia deve introdurre immediatamente il sistema di un reddito minimo garantito, seguendo l’esempio di ciò che hanno fatto già gli altri Paesi europei.

Il risultato delle proiezioni dell’Inps non è nulla di nuovo: solo una triste conferma. L’Italia è al primo posto per spesa pensionistica e prima per livello di aliquota. I trentacinquenni odierni, però, andranno in pensione a 75 anni, con un contributo totale inferiore di un quinto rispetto ai nati nel 1945.

Per i giovani nati negli anni Ottanta la situazione è destinata a peggiorare. Hanno bisogno di una “stabilizzazione nel lavoro”, commenta Boeri e di maggiori garanzie nel caso in cui perdessero l’impiego. Per fortuna su questo piano si sono visti passi avanti: “C’è stato un miglioramento su questo piano – prosegue il presidente dell’Inps -. Le assunzioni a tempo indeterminato aumentano, bisogna vedere se questo è un portato degli incentivi oppure è legato all’introduzione dei nuovi contratti. Mi auguro che si continui a rafforzare contratti a tempo indeterminato che sono fondamentali: garantiscono contributi anche in caso di perdita del lavoro”. La prova del nove ce l’avremo quando saranno esauriti gli incentivi.

“I giovani non si erano fatti illusioni, non si aspettavano nulla di più di quello che già gli era stato offerto – racconta ai microfoni di Radio Popolare Stefano Laffi, sociologo e ricercatore dell’agenzia Codici -. Per loro il problema continua ad essere trovare un lavoro. Le retribuzioni in Italia sono le più basse d’Europa e la disoccupazione giovanile è tre volte quella degli adulti”.

“In Italia c’è un problema di equità nei salari: i giobvani prendono molto meno dei loro pariruolo”: è dal lavoro che nascono a cascata anche i problemi del sistema pensionistico. Nonostante questo, però, lo scontro generazionale non si accende. “Un’ipotesi può essere che la ricerca del lavoro impieghi troppo tempo ed energie per fare il resto ne rimangono poche”, continua il sociologo. A questo si aggiunge un altro possibile motivo: la perdita di influenza dei sindacati, corpi intermedi che hanno sempre vissuto di conflitto sociale. “Non dimentichiamoci che oggi il maggior numero di iscritti della Cgil sono pensionati”.

La società delineata dallo studio dell’Ocse è più anziana e più povera. Avere un reddito per arrivare a fine mese è la vera sfida: le pensioni sono un miraggio. La reazione dei sindacati è convocare una giornata di mobilitazione il 17 dicembre: “Apriremo una vertenza con il Governo”, affermano i sindacati. Paradossale che le voci di protesta arrivino da chi rappresenta coloro che comunque alla pensione ci sono arrivati.

ECCO LA NOSTRA PROPOSTA

” REDDITO MINIMO di ESISTENZA "
#redditodiesistenza #10eurogiorno
 un “reddito da elargire a ciascun essere umano, 
da ricevere per tutta la vita ”. 
Cumulabile con qualsiasi altro reddito.
Un modo per sganciarsi dal lavoro in una società che il lavoro non lo garantisce più.
E le risorse ci sono ABOLIAMO le SPESE MILITARI ed ogni ESSERE UMANO avrebbe piu' tempo da dedicare ai propri cari , ai propri interessi , alla CULTURA ed alla CREAZIONE di nuove IDEE per migliorare la VITA 
su questo splendido PIANETA .

FINANZIABILE COME?
CON IL 5 PER MILLE
TRAMITE DONAZIONI
CON LA VENDITA DEI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE
TRAMITE I RIMBORSI DEGLI EVASORI FISCALI
TAGLIANDO LE PENSIONI SUPERIORI AGLI 80 MILA EURO ANNO
TOGLIENDO LE TREDICESIME ALLE PENSIONI SUPERIORI AGLI 80MILA EURO
altrro

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