giovedì 25 febbraio 2016

Pensionati d’Oro gli Intoccabli



Deputati, assessori e giudici: ecco
chi sono i 30 mila pensionati d’oro
La politica li ha tenuti al riparo dalle riforme che negli ultimi 25 anni hanno invece tagliato la previdenza dei comuni mortali. Assegni da 200 mila euro all’anno.

Lo stipendio di un Giudice è equiparato a quello di un deputato. Aumenta l'emulomento dell"uno e allora aumenta anche l'altro. Può un Giudice decidere di tagliare il reddito di un deputato ? 
Vorebbe dire tagliarsi il proprio introito.

 Ci sono circa 30 mila pensioni in Italia che rappresentano un mondo a parte, di assoluto privilegio, che la politica ha tenuto al riparo dalle riforme che negli ultimi 25 anni hanno invece tagliato la previdenza dei comuni mortali. Sono le pensioni del personale della Camera e del Senato; quelle degli ex deputati e senatori (ipocritamente definite «vitalizi»); le pensioni dei dipendenti della Regione Sicilia; quelle del personale della presidenza della Repubblica; quelle dei dipendenti della Corte Costituzionale e degli ex giudici della stessa; i vitalizi degli ex consiglieri regionali. Di questi assegni, che oscillano in media tra i 40 mila e i 200 mila euro all’anno, si sa poco o nulla, se non appunto che sono d’oro e costruiti su regole di assoluto favore. Eppure da dodici anni c’è una legge che imporrebbe di conoscere tutto di queste pensioni, i cui dati dovrebbero essere trasmessi al Casellario centrale della previdenza. Solo che la legge viene disattesa. E non si trova il modo di farla rispettare, perché gli organi costituzionali invocano l’autodichia, cioè il principio di autonomia regolamentare garantito dalla carta fondamentale, e la Sicilia il suo statuto speciale.

Il rapporto
Un tentativo di censire questo piccolo paradiso delle pensioni è contenuto nel rapporto «ll bilancio del sistema previdenziale italiano» appena diffuso dal centro studi di Itinerari previdenziali, presieduto da Alberto Brambilla, esperto di pensioni ed ex presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro, istituito dalla legge Dini del 1995. Il Nucleo è poi stato chiuso nel 2012. Ma Brambilla ha continuato a sfornare il rapporto annuale, aiutato dai migliori esperti del settore. E nell’ultima edizione, «per la prima volta», ha inserito un capitolo dedicato a quello che viene definito «l’altro sistema previdenziale», quello appunto che si sottrae a tutte le riforme. «Reperire questi dati è difficile – si sottolinea – poiché mancano le informazioni di questi soggetti che non comunicano i dati, come previsto dalla legge 243 del 23 agosto 2004, al Casellario centrale». Non si sa, in particolare, quanti contributi vengono pagati e quante pensioni e per quali importi sono erogate.

I dati e la mancata trasparenza
Ad oggi, le amministrazioni ed enti che non comunicano i dati sono: Camera e Senato, che hanno proprie regole previdenziali approvate dagli stessi parlamentari sia per i propri dipendenti sia per deputati e senatori; la Regione Sicilia, «che gestisce un fondo di previdenza sostitutivo per i propri dipendenti», quindi fuori dal regime Inps; la Corte costituzionale per i giudici e i propri dipendenti (anche qui vige un regolamento interno); la Presidenza della Repubblica per il proprio personale; le Regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale per le cariche elettive. Infine, c’è lo strano caso del Fama («una anomalia tutta italiana»), il Fondo agenti marittimi ed aerei, con sede a Genova, che gestisce la previdenza per gli agenti marittimi: «Non pubblica dati» e «non risulta sottoposto a particolari controlli», dice il Rapporto.

Un mondo a parte
Per ovviare a questa situazione, gli esperti coordinati da Brambilla hanno esaminato i bilanci degli enti e degli organi costituzionali per scattare una prima fotografia di questo mondo a parte. I dati sono contenuti nella tabella che pubblichiamo. Le 29.725 pensioni d’oro censite costano più di un miliardo e mezzo l’anno. Gli assegni medi oscillano tra i circa 40 mila euro lordi dei 16.377 pensionati della Regione Sicilia (3.338 euro al mese) ai 200 mila euro dei 29 ex giudici costituzionali (16.666 al mese), passando per i circa 91 mila euro dei vitalizi di Camera, Senato e Regioni (7.583 al mese), i 55 mila euro dei pensionati ex dipendenti del Parlamento e del Quirinale (4.583 al mese), che stanno un po’ peggio – si fa per dire – di quelli della Consulta, che ricevono in media 68.200 euro (5.683 al mese). Per avere un’idea di quanto siano ricchi questi assegni, basti dire che la pensione media dei dipendenti statali è di 26 mila euro lordi l’anno (2.166 euro al mese), quella dei dipendenti privati di 12.500 euro (1.041 al mese), quella degli avvocati di 27 mila euro (2.250 al mese) e quella dei dirigenti d’azienda di 50 mila (4.166 al mese).

Regole «autonome»
Ma non c’è solo questa sperequazione negli importi. C’è che le pensioni dell’«altra previdenza» hanno seguito sempre proprie regole sull’età di pensionamento, infischiandosene delle riforme generali. Sulla base di anacronistici e malintesi principi di autonomia hanno subito solo qualche timido correttivo ai loro privilegi e comunque con molto ritardo. Prendiamo i parlamentari. Fino al 1997 bastava aver fatto una legislatura (anche se le camere erano state sciolte anticipatamente) per andare in pensione a 60 anni e per ogni ulteriore legislatura il limite per ottenere il vitalizio si abbassava di 5 anni. Solo dal 2012 l’età di pensionamento è stata portata a 65 anni e servono 5 anni effettivi di legislatura. E comunque per ogni anno in più di presenza in Parlamento l’età pensionabile scende di un anno fino al limite dei 60 anni. Giova ricordare che per i comuni mortali, nel regime Inps, servono 66 anni e 7 mesi d’età per la pensione di vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di lavoro per ottenere la pensione anticipata. Certo, un miliardo e mezzo di euro all’anno di spesa per le pensioni dell’«altra previdenza» sono una goccia rispetto al mare magnum dei 250 miliardi di euro che si spendono ogni anno per tutte le pensioni (pensioni, invalidità, superstiti). Ma una goccia che ancora oggi non accetta di confondersi con le altre.

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mercoledì 17 febbraio 2016

LAVORO A MILANO 50 operatori fiscali



LAVORO A MILANO PER DIPLOMATI E LAUREATI: 
SI CERCANO 50 OPERATORI FISCALI 

A Milano si cercano operatori in vista della Campagna Fiscale 2016, tutte le informazioni.

Lavoro a Milano: si cercano operatori fiscali
Per la Campagna Fiscale 2016, l'agenzia Adecco cerca per Milano 50 operatori fiscali. Prima di andare a coprire effettivamente il posto, tutti coloro che avranno superato la selezione, dovranno svolgere un corso formativo finalizzato ad apprendere al meglio le mansioni che dovranno svolgere. Il lavoro consiste nel fornire tutta l'assistenza necessaria, teorica e pratica, al contribuente che presenta il modello per dichiarazione dei redditi. L'operatore dovrà essere in grado di redigere i vari modelli del 730 e presentare ai responsabili i relativi piani di fatturazione.

Operatore Fiscale a Milano: requisiti e presentazione della domanda 
Per essere ammessi alla selezione di operatore fiscale, di deve aver conseguito un diploma o una Laurea (se in ambito giuridico ed economico, ancora meglio), avere una conoscenza di base dei sistemi informatici e della normativa fiscale ed essere auto muniti (ricordiamo però che le trasferte per recarsi dai clienti vengono poi rimborsate). E' preferibile, ma non necessario, essere iscritti alle liste di mobilità.

Chi è iscritto alle liste di mobilità, avrà un contratto a tempo indeterminato, mentre chi è inoccupato o disoccupato con un'età inferiore ai 24 anni o superiore ai 55, si prevede un contratto a tempo indeterminato intermittente. Contratto di collaborazione invece per i possessori di partita Iva. Per partecipare alla selezione, occorre andare sul sito della Adecco e presentare la propria candidatura entro e non oltre il primo aprile del 2016. Anche se c'è tempo, è consigliabile agire tempestivamente, in quanto si prevede che all'annuncio partecipino molti lavoratori o inoccupati in cerca di una buona possibilità lavorativa nella grande metropoli di Milano.

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sabato 13 febbraio 2016

Sciopero Generale: 18 marzo da parte di CUB, USI-AIT, SI Cobas.



Sciopero generale!
E’ stata data comunicazione dell’avvenuta proclamazione dello Sciopero Generale per l’intera giornata del 18 marzo da parte di CUB, USI-AIT, SI Cobas. Il collante dei tre sindacati che hanno concordato la dichiarazione dello sciopero è stato soprattutto quella del rifiuto a sottoscrivere il famigerato accordo del 10/1/2014 sulla Rappresentanza Sindacale siglato tra Confederali (Cgil, Cisl, Uil) e Confindustria. Purtroppo non possiamo tacere che anche sindacati di base che inizialmente avevano gridato allo scandalo successivamente, con la coda fra le gambe, sono andati a sottoscriverlo, terrorizzati di perdere quei vantaggi utili alla sopravvivenza
 delle rispettive strutture sindacali.
Invece, è proprio il caso di scendere a lottare contro una blindatura pensata per soffocare ogni forma di opposizione agli accordi bidone che si continueranno a firmare, tentando di spezzare questa corda al collo che inesorabilmente strozzerà ogni forma di autonomia e di conflittualità a livello aziendale.
Sciopero anche e soprattutto per opporsi ai venti di guerra, mai interrotti, che soffiano sempre più forte, inviando da parte del governo fino a mille militari in Irak, dove saremo secondi solo agli USA per presenza di militari su quel territorio, mentre si scaldano sempre più i motori dentro una coalizione pronta a sbarcare i propri eserciti in Libia. Come se non bastassero le migliaia di militari italiani sparsi per il mondo in missioni che, anche quando si ammantano di “umanitarismo”, nascondono sempre interessi imperialistici di controllo dei territori.
Con la scusa di combattere il terrorismo, frutto delle guerre precedenti, si prepara un altro intervento bellico che lo alimenterà ancora di più.
Lo scopo è anche quello di creare il nemico esterno per meglio nascondere quello interno. Ci riferiamo a quel terrorismo quotidiano ai quali sono sottoposti lavoratori e lavoratrici nei luoghi di lavoro, grazie anche ad una legislatura, frutto di governi di centro-destra e centro sinistra, che permette l’esercizio costante del ricatto attraverso le regole perverse della precarizzazione, dallo Job Act ai contratti a progetto, interinali e false partite iva, con l’abolizione dell’art. 18. Leggi che permettono facili esternalizzazioni e di meccanismo di appalti e subappalti con l’introduzione di pseudo cooperativo con lo scopo di abbassare, quando non annullare, i diritti ai dipendenti. Un ricatto che spesso arriva al licenziamento e non di rado, con la perdita del reddito, anche ad essere buttati fuori di casa.
Come se non fosse già pesante la situazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sottoposti a redditi bloccati molto al di sotto del costo della vita.
Ce ne son ben donde di motivazioni per scendere in sciopero, uno Sciopero Generale in grado di dare un messaggio forte e di aperto contrasto, aprendo tutte le contraddizioni su tutti i terreni, fare uscire quella rabbia necessaria da convogliare nella giusta direzione: contro il governo, contro i padroni, sganciandosi dalla stretta mortifera del sindacalismo di stato che da troppi anni impedisce mobilitazioni reali e radicali come la situazione richiede.
Occorre impegnarsi affinchè lo Sciopero Generale si allarghi il più possibile, con adesioni e partecipazioni, con un percorso d’informazione, di coinvolgimento e di lotta in grado di provocare l’incendio della prateria.
L’Unione Sindacale Italiana scenderà in campo con le sue specifiche proposte sull’occupazione ed il diritto alla vita: 30 ore settimanali e non più di 30 anni di lavoro per la pensione.
E’ la sfida che lanciamo ad un progresso basato sullo sviluppo tecnologico i cui vantaggi vanno solo ad aumentare il portafoglio di chi ce l’ha già abbondantemente gonfio e utilizzato contro quei lavoratori e lavoratrici che sono i veri artefici di tale ricchezza.
Enrico Moroni

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Reversibilita' della Pensione Ridotta



Pensione di reversibilità, un furto sulla pelle delle vedove

L’allarme l’ha lanciato ieri Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil: in Commissione Lavoro alla Camera è arrivato un disegno di legge delega che contiene un punto gravissimo. In pratica, la pensione di reversibilità, quasi sempre appannaggio delle donne, verrà considerata una prestazione assistenziale e non previdenziale. 
E che significa questo? Tantissimo, purtroppo. Lungi dall’essere un diritto 
individuale, come di fatto dovrebbe essere, la pensione di reversibilità sarà legata all’Isee, cioè al 
reddito familiare. Solo in apparenza si tratta di una rivoluzione meritocratica. In pratica, è un modo per demolire un diritto individuale e rendere la pensione, frutto di contributi versati, inaccessibile per 
centinaia di migliaia di donne (e uomini).


Facciamo un esempio: basta che una donna vedova viva ancora con suo figlio che magari ha un 
piccolo reddito da lavoro per far saltare la pensione, perché sappiamo ormai bene che l’Isee è un 
trucchetto per togliere, visto che l’asticella viene sempre fissata a un reddito davvero da fame, oltre il 
quale saltano tutti i benefici. 
Dicevamo di una donna che vive con suo figlio, ma anche – immaginiamo – 
di due donne che decidano di condividere una casa per rendere meno grama la la loro vecchiaia, o di 
una donna che dopo la morte del marito inizi una nuova convivenza: in tutti questi casi, se l’altro ha un minimo di reddito, ecco che la pensione di reversibilità salta, lasciando la donna senza reddito, a 
dipendere dalle persone con cui vive. Contribuisce inoltre all’Isee anche la casa, e siccome il governo a volte considera una proprietà come una forma di reddito, ci potrebbero essere casi di vedove con diritto alla reversibilità con casa propria e nessun reddito, visto che con la casa non si mangia.

Insomma sempre di più d’altronde questo governo va verso l’abolizione dei diritti individuali – ci aveva provato anche con l’assegno che spetta agli invalidi, anche quello lo si voleva agganciare all’Isee prima che una valanga di proteste lo fermasse 
 rendendo le persone sempre più povere e meno libere. 

Questa riforma poi colpisce in particolare le donne di oggi, che avranno già pensioni poverissime a 
causa di lavori intermittenti e del sistema contributivo. La reversibilità costituiva fino ad oggi una piccola certezza sulla quasi contare. Fino ad oggi, appunto. Possiamo solo sperare che i parlamentari si fermino per il loro interesse, cioè quello delle loro mogli. Ormai solo il loro interesse privato può essere la leva per una tutela, a meno che non si trovi un cavillo che escluda le mogli dei parlamentari. L’altra speranza è quella di sempre: la giurisprudenza, ossia una corte che dichiari illegittima questa norma, perché contributi versati verrebbero scippati dall’Istituto di previdenza a persone che li hanno versati. A proposito di Inps, cosa dice Boeri di questa riforma? Economista dalla visione liberale, può accettare una riforma così profondamente illiberale solo per fare cassa,
 cassa, peraltro, sulla pelle delle vedove?


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MDD : Disoccupati e corsi di formazione




Il reimpiego dei disoccupati a Milano non funziona. Solo corsi di formazione a casaccio. E le risorse dell'assessorato tutte messe sulle startup tecnologiche. Questo l'atto d'accusa dell'Mdd, il movimento per i diritti dei disoccupati, che ha avanzato una sua proposta, ormai condivisa da molti.

“A un gruppo di futuri licenziati della Nokia, qualche mese fa, fanno fare un corso per certificatori ambientali. Dopo il corso, dicono, potrete fare i consulenti e certificare energeticamente le abitazioni con tutti i crismi. Benissimo. Lo fanno. Poi però a fine corso li avvertono. Guardate che queste certificazioni si trovano su internet a prezzi bassissimi, fra 30 e 50 euro. I proprietari delle case vanno su questi siti fatti da società online, inseriscono i dati catastali dell’appartamento e una settimana dopo ricevono la certificazione a 30 euro. In pratica stanno dicendo loro: tu devi aprire una partita Iva, diventare un libero professionista e andarti a scontrare su un mercato dove tu non puoi far pagare la certificazione meno di 100-150 euro, contro i 30 dell’online. Se mi formi a una professione impossibile quando finisco il corso di reinserimento sono punto e a capo”.

M. B. ha molti aneddoti da raccontare di questo tipo. Un vero museo degli orrori per lui, disoccupato "senior" dal gennaio del 2011, quando fu licenziato dall’associazione in cui lavorava per incompatibilità politiche. Da allora, cinque anni fa, Bonetti ha diligentemente seguito tutti gli iter di reimpiego previsti dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. Lui e altri 60 disoccupati over-50 e alcuni di lungo periodo. Inutilmente. Alla fine hanno dato vita all’Mdd, il Movimento per i diritti dei disoccupati con sede provvisoria alla Camera del Lavoro, “ospitati dalla Fiom”.

“Il sistema del ricollocamento al lavoro a Milano e in Lombardia non funziona. Per questo abbiamo cominciato a organizzarci e a ragionarne assieme – dice Bonetti, portavoce del gruppo – E qui faccio un esempio personale. Quando fui licenziato, nel 2011, andai subito al Centro per l'Impiego (ex collocamento) e mi iscrissi a un corso per panificatori. Pensando che fosse una posizione richiesta a Milano. Bene, sono passati cinque anni, ho telefonato innumerevoli volte e la risposta è stata sempre la stessa: non abbiamo ancora raggiunto un numero sufficiente di adesioni”.

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 http://cipiri00.blogspot.it/2016/02/disoccupati-e-corsi-di-formazione.html



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mercoledì 10 febbraio 2016

MDD e gli over 50 disperati senza lavoro e pensione.



"Signor ministro del Lavoro, che fine hanno fatto le misure da lei più volte annunciate, ma sempre rinviate, per il reinserimento lavorativo degli ultracinquantenni e per anticipare il pensionamento degli over 55 che non riescono più a rientrare? (...)
Chi vi scrive è una di quel mezzo milione e più persone che hanno perso il lavoro dopo i 50 anni e ora sono troppo vecchi per ritrovarlo e troppo giovani per andare in pensione. Persone che - almeno quelle che conosco - le hanno provate tutte, disposte ad adattarsi, senza puzza sotto il naso, perché il lavoro è dignità umana e sociale, indipendenza economica, libertà personale; ma che alla fine si sono dovute rassegnare e hanno smesso di cercare. Nel mio caso, poi, oltre la beffa costituzionale (articolo 4: la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto) c'è pure il danno giudiziario.

Noi over 50 disperati senza lavoro e pensione.
 Lettera aperta al governo

Signor Presidente del Consiglio, l'Italia sarà anche ripartita e sarà pure tornata la fiducia nel futuro, ma deve essere accaduto da qualche altra parte: nell'Italia che vivo io da un po'di anni a questa parte di ripartenza e fiducia non c'è traccia, la crisi è sempre buia, e se si vede una luce in fondo al tunnel è quella del treno che ti sta correndo contro.

Signor ministro del Lavoro, che fine hanno fatto le misure da lei più volte annunciate, ma sempre rinviate, per il reinserimento lavorativo degli ultracinquantenni e per anticipare il pensionamento degli over 55 che non riescono più a rientrare? Signor ministro della Giustizia, che ne è stato dell'impegno assunto solo pochi mesi fa dal governo per rendere la giustizia civile più efficiente, meno lumaca e per smaltire entro breve tempo la montagna di cause arretrate?

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Lavoratori precoci per cambiare la norma



MANIFESTAZIONE A ROMA
18 FEBBRAIO ORE 10 - 14
PIAZZA MONTECITORIO

Promemoria psico/organizzativa:

1) Portate entusiasmo e determinazione e lasciate a casa la sfiducia e gli uccelli del malaugurio.

2) Portate Bandiere, Striscioni, Campanacci, Fischietti e tutto cio che possa renderci visibili a tutti.

3) Portate più gente possibile a Roma, coivolgendo amici, parenti, famigliari, ecc..., nessuno escluso.

4) Cambiate tutti insieme sino al 18 febbraio e anche oltre, la vostra immagine di copertina di FB con quella dell'evento di Roma postata quà, affinchè tutti possano vedere e leggere.

5) Ognuno di noi contatti, se può, degli organi di stampa o singoli giornalisti per invitarli all'evento e renderli partecipi delle nostre richieste.

6) Ognuno di noi contatti, se può per conoscenze personali, Parlamentari di ogni colore politico, invitandolo a venire in Piazza Montecitorio il 18 febbraio, per coinvolgerli nelle nostre richieste dei 41 anni ed invitarli ad cambiare la norma.

FORZA RAGAZZI "PRECOCI"....NON MOLLATE PROPRIO ADESSO.

Abbiamo fatto tante battaglie nella nostra vita, spesso anche per cose frivole, facciamoli vedere di che pasta siamo fatti e che i nostri diritti, non c'è li devono regalare, ma li pretendiamo.

TUTTI A ROMAAAAA......

UNITI SI VINCE, DIVISI PERDIAMO.


La vicenda precoci: le ultime dal fronte interno ed estero
I precoci attendono un segnale dal governo per poter andare in pensione, avendo raggiunto  i contributi indispensabili per l'agognata pensione. Sul loro cammino, però, pesano i veti dell'Europa, i cui superburocrati vigilano sui nostri conti pubblici, poco inclini a modifiche ed interventi strutturali alla legge Fornero che oggi regola “il mercato” pensionistico italiano. La legge Fornero è l'unica, lo ricordiamo, in grado di mantenere in equilibrio le finanze statali, dopo anni di sciupii e privilegi pensionistici. Il premier Matteo Renzi in questi giorni si dimostra assai reattivo e poco accondiscendente, almeno a parole, a subire dictat dall'Europa. “Dobbiamo lavorare con l'Europa e non per l'Europa”, questo il Matteo nazionale va ripetendo “nelle stanze dei bottoni”, e dei palazzi europei, lasciando intendere che il governo italiano non si lascerà intimorire né fiaccare dalle richieste dell'UE. A lui fa eco anche il presidente della commissione lavoro della Camera, l'altro pieddino Cesare Damiano, che si chiede come l'Unione Europea possa opporsi a piani che hanno costo zero.

Le notizie relative agli esodati, ci rivelano una guerra tutta interna
Diverse le battaglie e le storie dei lavoratori esodati. La loro è una battaglia sul fronte interno, combattuta entro i confini nazionali che ha come obiettivo un'ottava salvaguardia. Sono, difatti, ancora diverse migliaia i lavoratori rimasti fuori, dalle precedenti salvaguardi. Anche a costoro bisogna riconoscere il diritto alla pensione con le regole ante legge Fornero. Battaglia sostenuta dalla Rete dei Comitati Esodati che si aspettano, come dichiarato dal presidente Damiano, che la loro annosa vicenda venga affrontata al più presto o risolta attraverso le modifiche alla stessa legge, con una maggiore flessibilità

Opzione donna, le ultime notizie dal comitato
Poi c'è la questione Opzione Donna, risolta solo parzialmente dalla legge di stabilità 2016. Il Comitato che li rappresenta annuncia che anche per l'anno in corso proseguiranno le loro azioni di lotta, con l'obiettivo del sostegno alle donne dell’ultimo trimestre 2015 e del riconoscimento della gestione separata per le lavoratrici che non possono optare per opzione donna, a causa delle ingiustizie insite nella legge Fornero. Il comitato, assai battagliero in tutto l'anno appena trascorso, promette battaglie e mobilitazioni, nel caso le loro richieste dovessero essere ancora disattese dal governo, forte dell'appoggio e del sostegno del presidente Damiano e della 
Commissione lavoro da lui presieduta.

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martedì 9 febbraio 2016

Trasporti gratuiti per disoccupati e precari




BANDO
Milano Viaggia con te



Abbonamenti gratuiti Atm per disoccupati e precari: il bando
Le domande potranno essere presentate dal 18 al 21 febbraio. Tajani: “Un aiuto concreto per agevolare la mobilità di chi ha perso il lavoro o vive in situazioni di precarietà”

Torna per il quarto anno consecutivo “Milano Viaggia con te”, l’iniziativa promossa dall’assessorato alle Politiche per il Lavoro del Comune di Milano che mette a disposizione abbonamenti annuali gratuiti Atm per disoccupati e giovani precari.

Le richieste di partecipazione, utili ad assegnare il numero di pratica per l’inserimento della domanda, potranno essere inoltrate dal 18 al 21 febbraio.

I requisiti per accedere al bando sono: la residenza a Milano per i cittadini italiani, l’attestato di iscrizione anagrafica al Comune di Milano per i cittadini europei e, per i cittadini extraeuropei, l’essere in regola con il permesso di soggiorno.

Chi ha perso il lavoro prima del 21 dicembre 2015 dovrà essere in possesso della certificazione dello stato occupazionale rilasciata dal Centro per l’impiego di Milano. I disoccupati a partire dal 21 dicembre 2015 dovranno richiedere il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) rilasciata attraverso il sistema informativo regionale.......

CONTINUA A LEGGERE QUI :
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venerdì 5 febbraio 2016

Moduli per evitare le dimissioni in bianco



Moduli online per evitare le dimissioni in bianco. 

Ieri, dodici gennaio 2016, è entrato in vigore il decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI che approva il modulo da inviare in via telematica per presentare le dimissioni.

Ma il modulo potrà essere utilizzato solo  dal 12 marzo 2016, come previsto dal comma 8 dell’articolo 26 del Decreto semplificazioni (Dlgs n.151/2015), che per la piena operatività del nuovo modulo fissa il termine di 60 giorni dopo la pubblicazione in G.U. del decreto ministeriale.

Al 12 marzo prossimo saranno  trascorsi  oltre sette  anni  dal giorno  di entrata in vigore del  Decreto legge 25 giugno 2008, n. 111

con cui il Governo Berlusconi cancellò la legge del Governo Prodi che aveva imposto l’invio delle dimissioni in via telematica per impedire il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco, che colpisce soprattutto le lavoratrici.

Un passo del gambero che sarà finalmente annullato, ma soltanto  grazie all’impegno  in tutti  questi anni di Aspettare stanca, Rete per la Parità, altre associazioni, in particolare SNOQ, e il Comitato 188 (appositamente costituitosi) e di  alcune parlamentari e giornaliste, come Ritanna Armeni, che non hanno mancato  occasione per sollecitare l’approvazione di una nuova regolamentazione e di criticare anche la norma introdotta dalla ministra Elsa Fornero, del Governo Monti, falsamente presentata come soluzione al problema.
Nonostante l’attivismo e i tempi a volte sin troppo brevi imposti dal giovanilismo dell’attuale Presidente del Consiglio, si va ancora avanti a passi di formica, tanto per restare nel campo del vecchio gioco Uno, Due, Tre, Stella: saranno necessari ancora  altri novanta giorni dal dodici gennaio  perchè la disposizione contenuta nel Job Act divenga  finalmente effettiva.

Si deve constatare amaramente che per raggiungere il risultato di azzerare la cancellazione di quanto già ottenuto nel 2007   è stato necessario un lungo periodo in cui  molte giovani donne italiane (per non mettere a rischio il lavoro) hanno dovuto rinunciare alla maternità, sono stati lesi i diritti di persone malate e messe in condizioni di debolezza tutte le persone con un contratto a tempo indeterminato costrette da imprenditori disonesti  a firmare delle dimissioni in bianco.

A questi danni si aggiungono quelli subiti dagli imprenditori onesti, soli a dover rispettare gli obblighi di legge, dato che non hanno ritenuto di far passare per dimissioni i licenziamenti.

Per non parlare dell’ impegno di risorse da parte di chi ha a cuore la condizione delle donne in Italia, che potevano essere destinate ad altri fini.

Il 12 marzo si chiuderà un’annosa vicenda e, forse non a caso, quando ormai i nuovi contratti a tempo indeterminato, i cosiddetti contratti a tutele crescenti, lasciano maggiori possibilità di licenziamenti.

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martedì 2 febbraio 2016

DEFLAZIONE SALARIALE: Vi hanno disoccupati apposta


DEFLAZIONE SALARIALE

D’Attorre (PD): vi hanno disoccupati apposta!
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D'Attorre (PD): Vi hanno disoccupati apposta!
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“È naturale che per questa strategia la disoccupazione debba rimanere alta. Uno dei parametri a cui siamo inchiodati è quello della disoccupazione strutturale. Questi genii di Bruxelles hanno stabilito che ogni Paese ha un certo tasso di disoccupazione sotto il quale non può scendere perché altrimenti sale l’inflazione. Cioè noi nel DEF abbiamo scritto che nei prossimi anni la disoccupazione non scenderà sotto il 12%, come obiettivo quasi dichiarato del Governo.”

Così Alfredo D’Attorre (PD) a maggio scorso, in televisione.

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