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mercoledì 20 aprile 2016

Lavorare Meno Per Lavorare TUTTI



 La disoccupazione giovanile potrebbe avere effetti devastanti sull’età di raggiungimento della pensione per le generazioni più giovani. Secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, chi è nato dopo il 1980 rischia di andare in pensione con i requisiti minimi non a 70 anni, ma «due, tre, forse anche cinque anni dopo». L’Inps ha condotto uno studio apposito sulla classe 1980, «una generazione indicativa» ha detto Boeri prendendo a riferimento «un universo di lavoratori dipendenti, ma anche artigiani», ed è emerso come per un lavoratore tipo «ci sia una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni. Il vuoto contributivo pesa sul raggiungimento della pensione, che a seconda della sua lunghezza,
 «può slittare anche fino a 75 anni».


"Le persone over 40 dovrebbero lavorare 3 giorni a settimana 
per offrire migliori performance".
 Lo rivela uno studio

Se è vero che il lavoro stimola la mente è altrettanto vero che, giunti a una certa età, troppo lavoro può produrre i risultati opposti. Secondo un nuovo studio, pubblicato dall'Università di Melbourne, dopo i 40 anni bisognerebbe lavorare non più di 3 giorni a settimana per garantire performance migliori e non usurare le proprie capacità cognitive.

I ricercatori sono giunti a questi risultati analizzando in Australia 3mila uomini e 3500 donne. A loro è stato somministrato un test cognitivo e i risultati sono stati confrontati con le loro abitudini lavorative. Dal report è emerso che chi lavorava 25 ore a settimana aveva risposto più adeguatamente, al contrario i lavoratori che si dedicavano alla professione 55 ore a settimana hanno offerto risultati peggiori rispetto a disoccupati e pensionati.

"Il lavoro può essere un’arma a doppio taglio in quanto può stimolare l’attività cerebrale, ma allo stesso tempo lunghe ore di lavoro possono causare stanchezza e stress, che danneggerebbero le funzioni cognitive”, ha dichiarato al Times uno dei tre autori dello studio, il professor Colin McKenzie, motivando così i risultati.

Sempre lui ha suggerito, per venire incontro allo stato di cose emerso dalla sua ricerca, 
un'adeguamento nell'orario settimanale degli over 40, in controtendenza con le ultime direttive emanate dai governi di diversi Stati: “Molti paesi stanno aumentando l'età pensionabile, ritardando il momento in cui le persone hanno il diritto di ricevere la pensione. Questo significa che sempre più gente continua a lavorare anche in età avanzata. Ma le differenze nell'orario di lavoro sono importanti per mantenere buone funzioni cognitive negli adulti di mezza età. Ciò significa che lavorare part time per loro potrebbe garantire migliori performance".

Rinunciare al lavoro può causare dei rischi per la mente, ma i paesi che prospettano ai loro cittadini di andare in ufficio anche il mattino dopo aver spento 70 candeline, devono far attenzione anche a non 
succhiare troppe energie vitali ai loro lavoratori, imponendo sforzi eccessivi. Il risultato potrebbe essere che il dipendente, seppur presentandosi puntuale al lavoro come tutti i giorni anche quello del suo 70esimo compleanno, sarà in grado in realtà di far ben poco.

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