lunedì 22 maggio 2017

Reddito Minimo Garantito, quanto costa NON averlo?


Reddito minimo:
 il problema non è quanto costa, 
ma quanto costa non averlo!


  
Il reddito minimo garantito (Rmg) è una misura presente in molti Stati europei, volta a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti, così come l’Europa chiede fin dal 1992. Tanto per capirci anche il Portogallo e la Spagna hanno seguito la direttiva, mentre inadempiente è rimasta solo l’Italia .

La Grecia ha Previsto questa Riforma

http://cipiri00.blogspot.it/2017/01/reddito-minimo-in-grecia.html

Spesso il dibattito si focalizza sul “quanto ci costa?”. Il reddito minimo garantito costa più o meno quanto gli 80 euro. Pochi hanno cercato di capovolgere la domanda:
 “quanto ci è costato e ci costa non averlo?”.

La risposta la possiamo trovare nei dati sulla povertà e disoccupazione delle famiglie italiane, nelle statistiche che delineano un welfare incapace di ridurre il rischio di povertà attraverso i trasferimenti assistenziali, nelle politiche di contrasto alla povertà indirizzate solo a determinate categorie di soggetti, che spesso non versano in condizioni di povertà.

A causa di ciò c’è una fascia di ceto medio che scivola pericolosamente verso la soglia della povertà, mentre c’è un pezzo di paese che continua a cavarsela piuttosto bene. Tristemente ci sono sempre più giovani tra chi si impoverisce e sempre più anziani tra chi se la cava. Tradotto in cifre: la disoccupazione è al 12%, quella giovanile lambisce il 35% e sono 8 milioni gli italiani poveri e 4,5 milioni quelli in povertà assoluta.

Il reddito minimo garantito è fattibile, ma soprattutto urgente per tutto ciò a cui stiamo assistendo oggi: crisi dell’economia reale, impoverimento del lavoro, fragilità economico-sociale delle famiglie, lacune spaventose del sistema di welfare, disuguaglianze crescenti e redistribuzione inadeguata, fino alla crisi di consenso della politica e della democrazia. 
Ecco perché non possiamo più farne a meno.

Il reddito minimo renderebbe gli individui meno dipendenti e più liberi: più liberi anche dai 
condizionamenti prodotti dalle nostre élite autoreferenziali a caccia di clientele e collusioni.

Per Ora c'è Questo
http://cipiri5.blogspot.it/2017/04/reddito-di-inclusione.html


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giovedì 4 maggio 2017

Maxi Concorso per 250 Funzionari Amministrativi


 Il ministero dell'Interno ha pubblicato un bando di concorso pubblico per selezionare nuovi funzionari a tempo indeterminato.

Impiego e Lavoro pubblico

Sulla Gazzetta ufficiale nr. 33 del 02 maggio 2017, il #ministero dell'Interno ha pubblicato un bando di concorso pubblico per assumere 250 nuovi funzionari amministrativi a tempo indeterminato. I candidati selezionati verranno inquadrati come personale civile di area funzionale, terza posizione economica F1, che saranno destinati esclusivamente presso le Commissioni Territoriali ed alla Commissione Nazione per il diritto di asilo. 
La scadenza ultima per la presentazione delle istanze di partecipazione è stata fissata per le ore 24.00 del giorno 1 giugno 2017.

Ecco i requisiti richiesti e le modalità di partecipazione a concorso, che i candidati dovranno eseguire per l'inserimento nella graduatoria finale di merito.

Funzionari Amministrativi, requisiti richiesti
Coloro che sono interessati a produrre istanza di partecipazione alle selezioni previste dal ministero dell'Interno nel bando di concorso, devono possedere i seguenti requisiti minimi:

cittadinanza italiana
età anagrafica minima pari a 18 anni
idoneità fisica certificata all'impiego
possesso di uno dei seguenti titoli di studio: Diploma di Laurea conseguito con il vecchio ordinamento in: Giurisprudenza; Economia e commercio; Scienze dell'amministrazione; Scienze politiche; Relazioni pubbliche; Scienze internazionali e diplomatiche; Scienze statistiche ed attuariali; Scienze statistiche e demografiche; Scienze statistiche ed economiche; Sociologia. Laurea Triennale relativa alle facoltà indicate nel bando di concorso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nr. 33 del 02/05/2017 o titoli equivalenti.
pieno godimento di tutti i diritti civili e politici
possedere tutti i diritti all'elettorato politico attivo
possedere posizione regolare nei confronti degli obblighi militari
Tutti i requisiti sopra elencati, devono essere posseduti alla data di scadenza del concorso pubblico in questione (1 giugno 2017)..

Modalità di partecipazione al concorso

I candidati devono produrre domanda di partecipazione al concorso, utilizzando esclusivamente la procedura telematica informatizzata, appositamente predisposta sul portale ufficiale del ministero dell'Interno all'indirizzo internet "concorsiciv.interno.it", il codice identificativo del #Concorso Pubblico è, 250FA. Una volta che il candidato avrà terminato la procedura di presentazione, dovrà stampare l'istanza prodotta per presentarla successivamente il giorno della prova preselettiva, munito di un valido documento di identità. Tutte le ulteriori informazioni legate al bando di concorso sono consultabili sulla Gazzetta Ufficiale 4^
 Serie Speciale del 02/05/2017.

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martedì 2 maggio 2017

Dal Biglietto da Visita alla Insegna luminosa



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domenica 2 aprile 2017

REDDITO di INCLUSIONE


REDDITO di INCLUSIONE: 
CHE COSA E’ e a CHI SPETTA

Approvata una misura di sostegno alle famiglie sotto la soglia
di povertà. A ciascun nucleo avente diritto, un massimo di 480euro.
Ecco come funziona.
Con il sì definitivo del Senato, il ddl per il contrasto della povertà,
 il cosiddetto reddito d’inclusione per le famiglie meno abbienti,
diventa legge. 
Vediamo che cos’è questo reddito d’inclusione e a chi spetta.
Che cos’è il reddito d’inclusione ? 
Il reddito d’inclusione è un
aiuto dello Stato alle famiglie che, modello Isee alla mano, sono
maggiormente in difficoltà. In pratica, si tratta di una misura varata
per sostenere in modo progressivo quelle famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta, a partire dei nuclei con bambini. 
Ne potranno beneficiare sia i cittadini italiani sia quelli stranieri,
purché abbiano un periodo minimo di residenza nel territorio nazionale, 
che verrà fissato in seguito. 
Il reddito d’inclusione, 
noto anche come Rei, sostituisce il Sia, 
cioè il Sostegno per l'inclusione attiva, 
che finora prevedeva l'erogazione di un beneficio economico
 (condizionato all'adesione ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa)
 in favore delle famiglie in condizioni di fragilità sociale e disagio economico. 
Oggi il Sia ammonta a 400 euro al mese, 
ma l'importo per il reddito di inclusione
dovrebbe arrivare a 480 euro al mese, 
erogati probabilmente in forma di carta prepagata.
 Il ddl delega prevede anche il riordino di altre prestazioni, 
come la vecchia carta sociale per minori e l'assegno di
disoccupazione Asdi. 
L’obiettivo è quello di ridistribuire le risorse a disposizione per allargare ulteriormente
il numero dei beneficiari. 
Il Governo stanzierà complessivamente 2 miliardi di euro per finanziare il reddito
d’inclusione, una parte dei quali arrivano dalle risorse europee.
A chi spetta il reddito d’inclusione. 
Il reddito d’inclusione, secondo il ministro del Lavoro e delle Politiche
sociali, Giuliano Poletti, dovrebbe interessare circa 400mila famiglie con figli minori a carico o, se preferite, quasi 1 milione e 800mila persone. 
Ma a chi spetta il reddito d’inclusione?
 Ne avrà diritto chi ha un Isee
uguale o inferiore a 3.000 euro, 
oltre all'assenza di altri trattamenti economici di rilievo. 
Ogni nucleo familiare riceverà mensilmente la somma necessaria a colmare
 il gap tra la soglia di povertà e il proprio reddito disponibile. 
L'importo erogato verrà calcolato in base al numero dei componenti del nucleo
familiare per garantire quello che si propone come il vero scopo del provvedimento: 
che ogni famiglia abbia un livello di vita «minimamente accettabile». 
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martedì 28 marzo 2017

Festival dei Beni Confiscati alle Mafie


Visite guidate, musica, teatro, libri, reading letterari 
e cinema all’insegna della cultura della legalità, dal 30 marzo al 2 aprile.

 Dopo la giornata della memoria delle vittime della mafia, lo scorso 21 marzo, il 
Festival dei Beni confiscati che si svolgerà a Milano dal 30 marzo a domenica 2 aprile: quattro giorni 
durante i quali conoscere, visitare e ricordare i luoghi della città, un tempo appartenuti alla criminalità organizzata, oggi testimonianza e presidio della cultura della legalità.

Il Festival dei Beni Confiscati alle Mafie è un evento nato cinque anni fa su impulso del Comune di 
Milano e con la collaborazione di Libera e realizzato con la direzione artistica della giornalista Barbara Sorrentini. Accompagnati dalle guide di Libera, sarà possibile visitare alcuni dei 161 beni fino a qualche anno fa covi di attività illecite, confiscati a criminali che operavano a Milano e trasferiti dallo Stato al Comune (altri 11 sono in arrivo) per impiegarli in attività di tipo sociale.

Il Festival proporrà anche numerosi eventi culturali tra cui la presentazione di libri ispirati dalla lotta alle mafie, reading teatrali, letture per bambini e una retrospettiva cinematografica dedicata a Pif 
(Pierfrancesco Diliberto) in collaborazione con la Cineteca Italiana. Il Festival aprirà giovedì 30 marzo con una mattinata a Casa Chiaravalle, il bene più grande confiscato a Milano alla criminalità.

“Raccogliamo il testimone lasciatoci dalla Giornata delle memoria delle Vittime della mafia – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – e da tutti i ragazzi presenti martedì scorso in Piazzetta Capuana per proporre alla città un ulteriore momento di riflessione su come la criminalità organizzata abbia messo le radici anche a Milano e come la città abbia reagito opponendo cultura ed educazione alla legalità, riprendendosi i luoghi frutto delle attività illecite oggi divenuti simbolo e motore dell’inclusione sociale. La memoria che dobbiamo mantenere salda nel ricordo di chi è stato ucciso dalle mafie si tradurrà in eventi culturali per tutta la città, per vivere e far crescere specie nei più giovani la consapevolezza che la mafia esiste ma si può sconfiggere”.

“Con il Festival dei beni confiscati – spiega il direttore artistico Barbara Sorrentini - apriamo le porte dei luoghi della mafia, oggi luoghi di solidarietà sociale e cultura della legalità raccontandone la storia e riempiendoli di iniziative letterarie, cinematografiche, teatrali, di ragazze e ragazzi delle scuole per favorire l’incontro del passato con il futuro, anche grazie al racconto di persone che da anni, con inchieste, libri, film e con la propria vita contrastano ogni forma di mafia”.

Per questa quinta edizione il Festival ha consolidato il rapporto con gli studenti e il pubblico giovanile offrendo un programma che si rivolge innanzitutto a loro e si aprirà alla città coinvolgendo, per la prima volta, alcuni spazi esterni ma simbolici, tra cui il Liceo classico Manzoni: perché la cultura della legalità, che il Festival da cinque anni ha l’obiettivo di diffondere, quando entra in una scuola diventa educazione alla legalità.

Durante le giornate del Festival un gruppo di studenti seguirà gli appuntamenti per la redazione del 
Giornale dei ragazzi e documenterà l'iniziativa in tempo reale sui social network e online. Si parte con la lezione agli studenti di Sandro De Riccardis, giornalista e autore di "La mafia siamo noi", nella mattina di inaugurazione a Casa Chiaravalle. E sempre agli studenti è dedicato l’incontro nel bene gestito da Cangiari in via Monte Santo 10, con le attrici Federica Fracassi e Isabella Ragonese, 
in scena al Piccolo Teatro.

Molti e diversi sono i luoghi che ospiteranno il Festival, dai beni confiscati a spazi particolarmente 
significativi. Tra questi “I Frigoriferi Milanesi”, il centro per l’arte contemporanea che affaccia 
sull’Ortomercato, luogo storico di Milano finito anche in alcune indagini per infiltrazioni della criminalità organizzata, e la Cineteca di Milano (Spazio Oberdan in viale Vittorio Veneto 2 e Mic- Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi 121), dove verrà proiettata una retrospettiva cinematografica dedicata Pif: i due film “In guerra per amore” (Oberdan) e “La mafia uccide solo d’estate”(Mic)  e il documentario “Un gelato per Saviano” (Mic).

Parte importante nel programma del Festival avranno gli incontri con alcuni autori noti per il loro 
impegno contro le mafie: lo scrittore Claudio Fava, tra gli sceneggiatori del film “I cento passi” e con una lunga esperienza in politica e nella Commissione Parlamentare Antimafia; Gioacchino Criaco, autore de "Il saltozoppo” e “Anime Nere” da cui è stato tratto e sceneggiato il film di Francesco Munzi, vincitore di nove David di Donatello. Proprio Criaco incontrerà gli studenti Liceo Classico Manzoni (in collaborazione con Feltrinelli) e in un bene confiscato (via Monte Santo 10) discuterà con Pif di mafia tra commedia e tragedia.

Il Festival chiuderà con un reading letterario sulla Milano criminale a cui parteciperanno alcun scrittori, con brani propri e il pubblico presente invitato a leggere pagine a tema.

Oltre alla collaborazione con Libera che curerà le visite guidate con le scuole nei beni confiscati e Radio Popolare, media partner, quest’anno il Festival si avvarrà delle collaborazioni di Feltrinelli, Unilibera, Cross di Sao -Associazione Saveria Antiochia, Agende Rosse, Tieffeu. 

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lunedì 6 marzo 2017

Il Suicidio per Crisi Economica è Scomparso


Dall'inizio dell'anno 121 casi, il doppio rispetto a tre anni fa. Si litiga sull'attendibilità del metodo di rilevazione ma Istat da tre anni ha cancellato la sua e gli ultimi dati sono fermi al 2010. 
Ufficialmente il silenzio è dovuto alla difficoltà di attribuire al decesso una causa univoca. 
Ma potrebbe anche avere tutt'altre ragioni, anche Politiche

Sono 121 i casi di suicidio per motivazioni economiche registrati in Italia nel primo semestre 2016. Il dato è in crescita di quasi il 20% rispetto a quanto rilevato nella seconda metà dello scorso anno, quando il fenomeno sembrava segnare una prima inversione di tendenza nella sua triste escalation.

 Lo scorso mese di giugno in particolare, segnala Link Lab, il laboratorio di Ricerca Sociale della Link Campus University, è stato il peggiore dall’avvio dell’Osservatorio Suicidi per crisi economica (2012): 19 i casi, ancor più rispetto ad altri mesi tradizionalmente più tragici, come febbraio (16) e maggio (15). La Campania, seguita da Sicilia, Lombardia, Lazio e Marche, è la regione che ha registrato il maggior numero di vittime (13,6%) mentre per la prima volta il Veneto non è più la regione simbolo del triste primato, con un’incidenza passata dal 21,2% del 2015 al 7,4% di questo primo aggiornamento dell’Osservatorio.
 L’Osservatorio sui Suicidi per motivazioni economiche è stato avviato nel 2012 dall’Università degli Studi Link Campus University di Roma attraverso Link Lab, il suo Laboratorio di ricerca sociale, diretto dal sociologo Nicola Ferrigni. Per la prima volta non è il Veneto ma la Campania la regione più colpita. Per il direttore Ferrigni «i dati relativi ai primi sei mesi del 2016 disegnano una nuova geografia del fenomeno, che all’inizio interessava soprattutto l’Italia settentrionale e nello specifico le regioni del Nord-Est, storicamente ad elevata densità industriale, per poi conoscere nell’arco di un quadriennio una progressiva uniformità sull’intero territorio. Oggi invece il quadro appare decisamente trasformato, con la maggior parte dei suicidi avvenuti nelle regioni del Centro Italia (27,2%) e il Sud al 25,9%. In sensibile diminuzione – ha concluso il sociologo - sia il Nord-Est che il Nord-Ovest, rispettivamente con il 17,3% e 16%, mentre il dato cresce nelle Isole, ora al 13,6%, con un forte incremento in Sicilia». Tale differente geografia si riflette in una nuova rappresentazione della condizione professionale delle vittime di suicidio: oltre la metà (50,6%) dei casi coinvolge ora i disoccupati mentre scende al 34,6% (contro il 46,1% fatto registrare nel 2015) la percentuale di imprenditori suicidi, la percentuale più bassa fatta registrare dalla categoria dall’inizio del monitoraggio. Per quanto riguarda l’età, invece, l’aggiornamento segnala un incremento significativo del numero di vittime di età compresa tra i 45 e i 54 anni, cui fa da contraltare un costante andamento della fascia d’età dei 55-64enni, ma soprattutto il calo del numero di vittime tra i più giovani: dall’inizio dell’anno complessivamente l’8,7% delle vittime aveva meno di 35 anni. Nei primi 6 mesi dello scorso anno tale percentuale è invece stata pari al 12,4%. 
Nel complesso, dal 2012 è sempre il Veneto la regione epicentro del fenomeno, mentre le province più colpite sono Venezia, Padova, Napoli, Salerno e Treviso. 

Da cinque anni in Italia non si conta un suicidio per motivi economici che sia uno. 
La spia più tragica della crisi si è definitivamente spenta? Sarebbe una gran bella notizia, se non fosse smentita dalle evidenze della cronaca che, con frequenza quotidiana, testimonia quanti italiani arrivano a togliersi la vita per il lavoro perso, lo sfratto subito, la misera pensione o perché legati al cappio dei creditori. Come è possibile?

Il fatto è che, perfino sui morti, ci sono non una ma due Italie. E quella che conta, di punto in bianco, ha smesso di contare. Dal 2012 l’Istat, l’ente che fa la statistica ufficiale del Paese, non pubblica più il conteggio annuale dei suicidi economici. L’ultimo dato disponibile è fermo al 2010, con 187 casi tragicamente conclusi e 245 tentati. 

Perché lo Stato, all’improvviso, smette di contare gli schiantati dalla crisi? La risposta, che sembrerebbe semplice, non lo è. Lo stesso professor Ferrigni non sa trovare un argomento convincente. “Me lo chiedono in tanti, ma non trovo una ragione plausibile. Istat in questo campo era l’unico serbatoio dei dati ufficiali in quanto provenienti da fonte giudiziaria. Noi invece, per forza di cose, siamo costretti a impiegare una metodologia indiretta ed empirica che prevede la sistematica raccolta di notizie attraverso gli organi di informazione e il successivo controllo con le autorità di polizia, l’autore dell’articolo di stampa locale o il sindaco. Un lavoro di verifica il più scrupoloso possibile che ci porta a escludere per prudenza tutti i casi dubbi, tanto da farmi temere che il dato reale sia ben più tragico di quello che infine pubblichiamo”.

Istat, dunque, perché non parli? In realtà risponde l’Ufficio stampa dell’ente. “E’ vero, dal 2010 non rileviamo e pubblichiamo i dati sui suicidi e sulle cause. Ma dietro questa scelta non c’è alcun intento di oscurare o minimizzare il fenomeno”. La scelta di interrompere la serie, come spiega una nota dell’ente del 2012, sarebbe legata alla difficoltà di attribuire una causa univoca a ciascuno dei casi.  La rilevazione proveniva dai dati accertati dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in base alle notizie contenute nella scheda individuale di denuncia di suicidio o tentativo di suicidio trasmesso all’atto della comunicazione all’Autorità giudiziaria. “Ma l’attribuzione della causa di decesso risultava spesso inattendibile e il rischio di sovrastima o sottostima era ritenuto troppo alto”. Così nel 2012 i vertici Istat hanno deciso di non usare più la fonte giudiziaria ma quella ospedaliera, e di non elaborare più la serie sulle cause di morte. “Anche perché è capitato, purtroppo, che i risultati delle statistiche venissero utilizzati in modo strumentale”.

E qui, forse, sta il punto delicato dell’intera faccenda. Dell’improvviso silenzio calato sui suicidi economici si potrebbe anche dare una lettura meno benevola. Con non poco cinismo la si potrebbe chiamare “operazione allegria”. Non può sfuggire, infatti, in quale clima politico e sociale sia maturata la decisione dei vertici dell’istituto. Se non bastano i titoli dei giornali di allora (“Crisi, in Italia è record di suicidi”, “Nord-Est, gli imprenditori si uccidono”…) è sufficiente una foto: quella del corteo del 4 maggio 2012, quando le vedove di 70 imprenditori che si erano tolti la vita dall’inizio dell’anno hanno sfilato a Bologna per manifestare la loro rabbia e il loro dolore.

Non si sa se ha prevalso allora la logica dello Stato-tutore che spegne le statistiche per evitare la spirale delle emulazioni, la caduta delle difese collettive, il sensazionalismo imperante dei giornali. Oppure quella del governo (che nomina i vertici di Istat) allora additato, magari a torto, come responsabile unico di tutte le tragedie. Fatto sta che da allora certe morti fanno solo notizia e non più statistica. E l’allarme sul fenomeno, come per magia, è scomparso.


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domenica 5 marzo 2017

Giornata Internazionale dell'Operaia: 8 Marzo



Donne in sciopero, dentro e fuori le mura domestiche

Sarà un gran giorno, l’8 marzo 2017. Sulla base dello slogan “Se la mia vita non vale, io sciopero” in ben 23 paesi, compreso il nostro, è indetto un “sciopero delle donne”. Uno sciopero che non è solo simbolico, ma reale. L’obiettivo è fermare tutto, bloccare il Paese.

In Italia e non solo. Di questo hanno parlato le duemila donne riunite in assemblea a Bologna, lo scorso weekend, convocate da non UnaDiMeno, il coordinamento di collettivi e organizzazioni che già il 26 novembre ha portato almeno 400.000 donne a manifestare a Roma contro la violenza maschile. Ma ci saranno ben 22 paesi in sciopero, l’8 marzo.

Tutto parte dall’Argentina, ultimi ad aderire gli Stati Uniti, sulla spinta della “Women’s March on Washington” del 26 gennaio scorso. Un appassionato confronto, a Bologna, sui temi della violenza contro le donne, si è preparato il piano-antiviolenza, e sui temi dello sciopero. Cosa vuol dire scioperare? Chi partecipa, come si indice?

E se va notato, ancora una volta, che l’informazione mainstream ha mancato un evento politico di prima grandezza – del resto anche la marcia statunitense è stata attivata dai social, non da tv e da carta stampata – sarebbe un peccato che la sottovalutazione mediatica trascinasse con sé anche una sottovalutazione politica. Cosa è questo sciopero? Come si mette in pratica?

Bisognerà ricordare che in Polonia, nel “black monday” del 3 ottobre 2016, nella loro azione contro la minaccia di una legge che vietasse del tutto l’aborto, le donne polacche dissero: se ci fermiamo noi si ferma tutto. Come è effettivamente è successo. Questo vuol dire sciopero delle donne, in un mondo in cui il lavoro si è completamente trasformato. Mettere tutti in condizione di guardare cosa è il lavoro, oggi. Chi più di una donna sa che il lavoro è precario, sfaccettato e spezzettato, e investe direttamente la vita? Chi può saperlo meglio di chi è stata obbligata da sempre al lavoro di cura, per di più gratuito?

C’erano molti uomini, perlopiù ragazzi ovviamente, all’assemblea. Alcuni provenienti dal mondo queer, perché lo sciopero è anche uno sciopero dai generi, dagli stereotipi e dai ruoli obbligati. Uno dei modi per metterlo in pratica sarà il kindergarten gestito dai compagni, un accudimento dei bambini già messo in pratica durante l’assemblea. Ma lo sciopero, è stato ripetuto in tanti interventi, è sospensione, astensione. Blocco delle attività. Di tutti i tipi.

Per esempio dall’insegnamento ma anche dal portare i bambini a scuola. Con l’attivazione di fondi di solidarietà, per permettere a tutte di scioperare. E qui sta il nodo centrale. Per astenersi dal lavoro, per chi lavora a contratto, occorre che lo sciopero sia indetto. Erano presenti molte sindacaliste, soprattutto Usb e Cobas, anche se non mancavano iscritte alle confederazioni, soprattutto Fiom.

C’è una forte pretesa di attenzione, da parte dell’assemblea, rivolta a tutte le sigle sindacali. Come è giusto, si tratta della più importante manifestazione politica sul lavoro prevista nei prossimi mesi. La scelta è stata di non mobilitarsi per una manifestazione nazionale. Si sciopererà insieme nelle città. Per bloccarle. Contro la violenza maschile, contro il neocapitalismo che di questa violenza è permeato, contro il dominio che entra nelle pieghe della vita quotidiana. In Italia contro il jobs act, contro la cancellazione dei diritti. Fondamentale è riconoscere che sono le donne a guidare la lotta per un lavoro diverso, oggi. L’esperienza diretta, nella propria vita, della violenza e dell’ingiustizia è forza viva, trascinante. Il coraggio è ascoltarla.
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La prima “Giornata della donna” fu celebrata ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, mentre in alcuni paesi europei si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su indicazione di Clara Zetkin. Le manifestazioni furono interrotte dallo scoppio della Prima guerra mondiale finché l’8 marzo 1917 nella capitale russa le donne guidarono un’imponente manifestazione per chiedere la fine del conflitto. In tal modo l’8 marzo del 1917 sancì l’inizio della Rivoluzione bolscevica in Russia. Per stabilire un giorno comune a tutte le nazioni, nel 1921 la Conferenza internazionale delle donne comuniste decise che l’8 marzo si celebrasse la
 “Giornata Internazionale dell’Operaia”
Leggi Anche
Le Origini della Giornata

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mercoledì 1 marzo 2017

CONCORSI APERTI dal COMUNE di MILANO


Numerosi i CONCORSI APERTI dal Comune di Milano che cerca 178 figure professionali a tempo indeterminato da inserire, a vari livelli, nei servizi culturali, tecnici, amministrativi, contabili, economico-finanziari; conservatori dei beni culturali, avvocati, personale da adibire all’area relazioni internazionali e ben 35 nei servizi informativi.

 Online trovi le modalità di presentazione delle domande che dovranno essere compilate esclusivamente per via telematica, pena l’esclusione. Per ogni bando è indicata la data a partire dalla quale sarà possibile iscriversi e la data di scadenza del bando.


SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 6 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DEI SERVIZI CULTURALI – CATEGORIA C – POSIZIONE GIURIDICA 1. Termine per la consegna delle domande: 29/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 13 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DIRETTIVO DEI SERVIZI TECNICI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D1. 
Termine per la consegna delle domande: 01/04/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 27 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DIRETTIVO DEI SERVIZI INFORMATIVI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D1. 
Termine per la consegna delle domande: 01/04/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 3 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DIRETTIVO DEI SERVIZI CULTURALI – AMBITO SICUREZZA MUSEI E SEDI ESPOSITIVE – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA 1. 
Termine per la consegna delle domande: 01/04/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 8 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI FUNZIONARIO DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D3. 
Termine per la consegna delle domande: 29/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER TITOLI ED ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 13 POSTI A TEMPO INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI – CONTABILI – CATEGORIA C – POSIZIONE ECONOMICA 1. Termine per la consegna delle domande: 27/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 15 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DIRETTIVO DEI SERVIZI ECONOMICO-FINANZIARI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D1. Termine per la consegna delle domande: 27/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 2 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI CONSERVATORE DEI BENI CULTURALI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D3. 
Termine per la consegna delle domande: 29/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER TITOLI ED ESAMI, PER LA COPERTURA DI COMPLESSIVI N. 8 POSTI 
A TEMPO INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI COLLABORATORE DEI SERVIZI TECNICI – CATEGORIA B – POSIZIONE GIURIDICA B3. 
Termine per la consegna delle domande: 27/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 8 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI FUNZIONARIO DEI SERVIZI TECNICI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D3. 
Termine per la consegna delle domande: 01/04/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 7 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI FUNZIONARIO DEI SERVIZI ECONOMICO-FINANZIARI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D3.  
Termine per la consegna delle domande: 27/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER TITOLI ED ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 34 POSTI A TEMPO INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI COLLABORATORE DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI – CATEGORIA B – POSIZIONE GIURIDICA B3. Termine per la consegna delle domande: 01/04/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER TITOLI ED ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 19 POSTI A TEMPO INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DIRETTIVO DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D1. Termine per la consegna delle domande: 29/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER TITOLI ED ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 4 POSTI A TEMPO INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI AVVOCATO – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D3.  
Termine per la consegna delle domande: 29/03/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER TITOLI ED ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO A TEMPO INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI ISTRUTTORE DIRETTIVO DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D1 – DA ADIBIRE ALL’AREA RELAZIONI INTERNAZIONALI. 
Termine per la consegna delle domande: 01/04/2017

SELEZIONE PUBBLICA, PER ESAMI, PER LA COPERTURA DI N. 10 POSTI A TEMPO 
INDETERMINATO DEL PROFILO PROFESSIONALE DI FUNZIONARIO DEI SERVIZI INFORMATIVI – CATEGORIA D – POSIZIONE GIURIDICA D3. 
Termine per la consegna delle domande: 29/03/2017

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domenica 12 febbraio 2017

Salvatore Nicotra: 239 giorni di Ferie Regalati ai Furbetti


Sanremo o Sanscemo

Caro Salvatore,

ho ascoltato un paio di volte il suo intervento sul palco di Sanremo e devo dire che ho apprezzato il suo spirito e il suo messaggio, ma non posso fare a meno di dirle che a mio giudizio lei sbaglia profondamente la linea di principio.

Lei è un uomo onesto (dipendente del Comune di Catania mai assente per malattia in 40 anni di lavoro, ndr), su questo non ci sono dubbi e la sua correttezza e il valore che lei da allo spirito di servizio che deve animare i dipendenti pubblici è un esempio  per tutti. Ma lei sbaglia su alcuni punti fondamentali. Sbaglia quando dice che avere uno stipendio garantito, per tutta la vita lavorativa, è un privilegio. No, caro Turi, lo hanno fatto diventare tale. Le forme di lavoro flessibile in Italia sono state introdotte per far fronte e regolarizzare le necessità di particolari situazioni aziendali (sperimentazioni, picchi di produzione, start up e via discorrendo). Queste forme sono diventate invece – come era prevedibile in un Paese di furbi e furbastri – un metodo di gestione del mercato del lavoro, che ha avuto come primo obiettivo quello di esercitare un controllo ferreo sulla manodopera, con situazioni di ricatto 
palesi in particolare nei confronti delle donne.

Il lavoro così è diventato precario e non flessibile, in un mercato dove le occasioni si sono poi drasticamente ridotte a causa della crisi. Lei definisce un privilegio quello che invece è un diritto, o almeno dovrebbe esserlo. Non sono i dipendenti assunti ad essere dei privilegiati, sono i precari (non solo giovani perché il precariato ormai ha ampiamente superato la linea dei quarant’anni) ad esser indegnamente sfruttati, ricattati e 
privati del diretto fondamentale di programmare un futuro.

Il suo ragionamento quindi a mio avviso va ribaltato, perché si inserisce in una logica, sempre più diffusa soprattutto tra le giovani generazioni, secondo la quale ormai i diritti sono dei privilegi. Una logica pericolosissima che ci sta facendo scivolare verso una china che rischia di riportarci ad una visione dei rapporti di lavoro che caratterizzava l’inizio del secolo scorso. Per ottenere quei diritti che a lei sembrano privilegi sono state necessarie battaglie durissime, nelle quali sono stati pagati prezzi altissimi. I diritti di chi lavora , lo dico senza alcuna  retorica, sono stati costruiti con il sangue, con i licenziamenti politici, con il carcere. 
Oggi di questo abbiamo perso memoria.

Fa bene a dire che non tutti i dipendenti pubblici sono nullafacenti, assenteisti, fannulloni. E’ verissimo e mi permetto di aggiungere che ritengo che i lavoratori pubblici siano in larga maggioranza persone che lavorano seriamente e spesso in condizioni pesantissime. Ci sono però anche i furbetti, lei ha perfettamente ragione e le storie delle quali costoro si rendono protagonisti le leggiamo e le scriviamo con una certa frequenza. Ma per ogni furbetto c’è qualcun altro che lavora al posto suo, qualcuno che come lei non prende le ferie, non prende ciò che gli spetta di diritto, ovvero viene derubato di un diritto.

Allora mi permetta di dirle che quei 239 giorni lei non li ha regalati alla città di Catania, purtroppo, non era certo questa la sua intenzione, li ha regalati a tutti quelli che timbravano il cartellino e andavano a fare altro, ai perennemente assenti per malattia, a quelli che avevano trovato un medico farabutto che certificava inesistenti invalidità. A loro, caro Turi, sono andati quei 239 giorni che lei ha sottratto alla sua vita. Rinunciare alle ferie, o ad altri diritti, lavorare ben oltre l’orario di lavoro è una cosa che un dipendente pubblico deve essere disposto a fare di fronte a situazioni di emergenza. Ho visto, nelle zone terremotate – faccio l’esempio a noi più vicino – dipendenti pubblici lavorare quindici o sedici ore filate, dormire qualche ora su una poltrona e ricominciare. In quei casi è giusto, ma in una apparato elefantiaco (e il nostro amato Liotru non c’entra) come il Comune di Catania, non vi è questa necessità.


I furbetti sanno di poter contare su colleghi che per senso del dovere coprono i buchi che lasciano loro. Involontariamente diventano così loro complici. Io credo che sarebbe invece giusto che tutti denunciassimo le situazioni indegne che si registrano, che i sindacati smettessero di difendere acriticamente chi di fatto truffa l’ente pubblico, perché un conto è difendere i sacrosanti diritti di chi lavora, altro conto è difendere i truffatori. Aiuti, adesso che è in pensione, i suoi ex colleghi, i giovani che sono entrati dopo di lei a formarsi una coscienza che veda insieme una cultura dei propri diritti e un rigido senso del dovere. Se manca uno dei due fattori, si va verso l’arbitrio o verso una cultura di sfruttamento.



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sabato 28 gennaio 2017

ARABIA SAUDITA: Scioperi contro la semi-schiavitù


 lavoratori della United Seemac in sciopero 

In un paese in cui l’attività sindacale è vietata e le condizioni di lavoro si fondano sull’abuso, due gruppi di lavoratori protestano apertamente per avere il proprio salario

Un dollaro a testa per chiudere il caso: è quanto la compagnia saudita di costruzione United Seemac ha offerto a 215 lavoratori stranieri che da mesi non ricevono lo stipendio. La compagnia gli deve quasi un milione di dollari, 932mila dollari per l’esattezza, ma due giorni fa ha fatto la sua offerta nell’intenzione di fermare la protesta: 266 dollari in tutto, poco più di uno a testa.

I lavoratori, originari di Pakistan, India, Filippine e Indonesia, come moltissimi altri operai impiegati nella petromonarchia per stipendi miseri, se paragonati a quelli dei locali, e spesso in condizioni di semi-schiavitù (nel caso della United Seemac video girati di nascosto al suo interno mostrano 170 persone dividere quattro bagni senza aria condizionata nel caldo soffocante di agosto), hanno lanciato una protesta davanti la sede della United Seemac perché, chi da sei mesi, chi da 20, non incassano più lo stipendio. Da cinque giorni dormono davanti agli uffici di Riyadh e sono intenzionati ad andare avanti, nonostante le promesse della compagnia alle rispettive ambasciate e il misero dollaro proposto.

“Non torniamo a casa da 5 giorni – racconta a Middle East Eye uno dei lavoratori, Naeem, 25enne pakistano – Non ci siamo cambiati i vestiti e non mangiamo da due giorni. Ci hanno offerto soldi ma come potremmo sopravvivere con quell’ammontare? Vogliamo il nostro denaro”. Naeem non riceve lo stipendio da nove mesi, 692 dollari al mese che non può più mandare ai genitori in Punjabi, che sostiene con le rimesse dall’estero da quattro anni.

La protesta dei 215 lavoratori ha un significato enorme in un paese come l’Arabia Saudita dove per legge lo sciopero è proibito così come l’attività sindacale. L’unica cosa che i dipendenti della United Seemac hanno potuto fare è stata rivolgersi al tribunale del lavoro, un anno fa, ma nulla è stato fatto.

Una situazione simile a quella dell’ospedale privato Saad, nella città orientale saudita di Khobar: qui la protesta si è tradotta all’inizio di settembre in uno sciopero della fame. A manifestare non solo dipendenti stranieri, tra cui europei, ma anche cittadini sauditi: una protesta senza precedenti per ottenere il salario, non versato ai 1.200 dipendenti dell’ospedale da quattro mesi. Senza precedenti perché mai cittadini sauditi hanno subito le stesse condizioni degli stranieri e perché ha coinvolto medici, infermieri, amministrativi, chirurghi di diverse nazionalità.

L’ospedale in questione è di proprietà del Saad Group, società del miliardario saudita Maan al-Sanea, con investimenti in tutto il mondo. A premere, dicono fonti interne, è la crisi che sta colpendo l’Arabia Saudita a causa del crollo del prezzo del petrolio che ha ridotto di molto il denaro in circolazione e a causa delle enormi spese militari dello Stato in Yemen e in Siria. Ma per i dipendenti dell’ospedale il problema è un altro: la corruzione. A Middle East Eye spiegano che quel centro medico “è tra i più costosi al mondo, incassa un milione di riyal [266mila dollari] al giorno, dove finiscono tutti questi soldi?”.

Quello del lavoro non è che l’ennesimo settore di abusi di Stato in Arabia Saudita. Le più colpite sono le decine di migliaia di lavoratori immigrati dal sud est asiatico, costrette in semi-schiavitù dal sistema della kafala, lo sponsor che garantisce per l’immigrato e di cui diventa padrone confiscandogli il passaporto e costringendolo a vivere e lavorare in condizioni vergognose: dentro le case le donne collaboratrici domestiche subiscono violenze fisiche, psicologiche e anche sessuali; dentro le aziende gli uomini vivono in stanze affollate con pochissimi servizi e in pessime condizioni igieniche, con stipendi che sono una bassa percentuale di quelli ricevuti dai cittadini sauditi. 



domenica 22 gennaio 2017

Solo l’Italia Senza Protezione per i Disoccupati


 Solo l’Italia Senza Protezione

Grecia, al via reddito minimo garantito per 700mila persone (7% della popolazione)

In Europa è rimasta soltanto l’Italia senza reddito minimo garantito. Persino la Grecia, che versa in condizioni economiche più drammatiche delle nostre, ha approvato questa fondamentale misura di protezione sociale. Entro questo mese partirà il progetto pilota in 13 comuni della Grecia con dei criteri di assegnazione basati sul reddito e sul patrimonio. Il governo greco ha pubblicato sulla gazzetta ufficiale i criteri di assegnazione.


In Grecia si è capito che soltanto una concreta solidarietà sociale può davvero risollevare il Paese. Dal 22 di luglio il Governo greco ha cominciato la discussione sul reddito minimo garantito ed in un mese e mezzo lo ha applicato. Il ministro del lavoro Iànnis Vrùtsis e il sottosegretario Vassìlis Keghèroglu hanno spiegato che il reddito minimo garantito andrà da un minimo di 200 euro a un massimo di 500 euro al mese. Il 17 settembre avrà luogo un incontro con gli amministratori dei comuni in cui avrà luogo la sperimentazione del reddito minimo garantito. Secondo il piano del Governo, entro la fine del 2015 tutta la Grecia usufruirà del reddito minimo garantito. Ma la Grecia non è sola. Anche il governo cipriota ha introdotto il reddito minimo garantito.

Al via ufficialmente in Grecia il reddito minimo garantito, con un’operazione pilota in 13 comuni del paese, mentre nel 2015 sarà estesa a tutte le regioni. L’aiuto finanziario sarà direttamente legato alla situazione economica del beneficiario ed è pari in media a 400 euro al mese per una famiglia con due figli minori e senza altri redditi certificati. I beneficiari saranno 700mila (7% della popolazione) e il fondo va da 850 milioni a un miliardo di euro. La manovra messa in atto dall’esecutivo conservatori-socialisti mira secondo alcuni analisti ad attirare i voti dei delusi verso le forze di larghe intese al governo, in vista di probabili elezioni anticipate a marzo, e togliere terreno al Syriza di Tsipras che i sondaggi danno al 30%, con Nea Dimokratia del premier Samaras solo al 19%.

La Grecia è l’ultimo paese dell’Unione europea ad attuarla. “Oggi stiamo lanciando un moderno strumento di politica sociale che proteggerà i deboli e riabiliterà coloro che rischiano di essere lasciati in disparte” ha detto il primo ministro. Come detto, la misura sarà attuata nelle città di Dramma Edessa, Grevena, Ioannina, Karditsa, Lefkada, Missolungi, Halkida, Kallithea, Tripoli, Samos, Syros e Gazi Creta ed è stato reso possibile grazie alle eccedenze date dagli avnzi primari. L’attuazione dell’istituto sarà basata sulla cooperazione con la Chiesa e le autorità governative locali. Per fornire il reddito minimo garantito sarà necessario esibire il reddito disponibile dell’anno in corso intrecciato con la situazione economica complessiva del richiedente. L’importo varierà da un minimo di 100 euro a famiglia, integrato da altri 100 euro per ogni adulto e 50 euro per ogni figlio, il che significa che in media questo reddito sarà compreso tra i 250 e i 500 euro a nucleo familiare.

Il governo Italiano spende
 64 milioni di Euro al giorno 
per missioni di (pace-guerra)
nel Mondo

Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro, nei 
confronti delle Istituzioni. MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso la Camera 
del Lavoro di Milano. Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per 
costituire una Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale dei 
disoccupati in Lombardia. Meglio ancora che si Formassero gruppi in tutte le Regioni Italiane, e 
Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di 
tutti i Cittadini Italiani.


LEGGI ANCHE
RISCHIO POVERTA' IN ITALIA
.



Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 

 .

martedì 10 gennaio 2017

Un Italiano su tre a Rischio Povertà


 Lo scrive il rapporto annuale ISTAT 
(che ha atteso il dopo referendum). 
17,5 milioni di persone (28,7% dei residenti) senza lavoro o un minimo di reddito 
sufficiente a soddisfare i bisogni essenziali come la casa e l’alimentazione. Nel sud si raggiunge il 46,4%. Al nord il 20% più ricco percepisce il 37,3% del reddito totale mentre il 20% più povero solo il 7,7%. Le più colpite sono le famiglie numerose. Secondo la Coldiretti sono 7,2 (11,8%) milioni gli italiani che fanno letteralmente la fame. 

Triplicata l’incidenza di povertà assoluta tra gli operai. Sono 2 milioni 987 mila i disoccupati, di cui 1 milione 600 mila con una disoccupazione di lunga durata, oltre 12 mesi, con scarsissime possibilità di trovare lavoro. Sono 1 milione 582 mila le famiglie in povertà assoluta e 4 milioni 598 mila le persone. 

Secondo la Banca d’Italia le famiglie operaie nel 45,9% dei casi hanno un solo percettore di reddito in famiglia e quasi la metà non ha una abitazione in proprietà. Dal 2005 al 2015 l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie operaie è triplicata.

Il 30% degli italiani vive in povertà, 

ma il governo spende 64 milioni al giorno 
per missioni di guerra.

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sabato 7 gennaio 2017

Cgil 3 Referendum sul Lavoro



La Cgil ha Proposto 3 Referendum abrogativi sulla riforma del lavoro, il cosiddetto jobs act, promossa dal governo di Matteo Renzi e varata con diversi provvedimenti tra il 2014 e il 2015. L’11 gennaio 2017 la corte costituzionale si esprimerà sulla legittimità dei referendum che, se avessero il via libera della consulta, potrebbero svolgersi nella primavera del 2017. I referendum hanno già superato il vaglio della cassazione il 9 dicembre. A differenza del referendum costituzionale che si è svolto il 4 dicembre 2016, queste consultazioni sono abrogative e prevedono un quorum, cioè dovrà andare a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto perché i risultati siano validi. Ecco cosa prevedono i referendum contro il jobs act e perché se ne discute in questi giorni.

I referendum sul jobs act
È definito jobs act un insieme di norme sulla riforma del lavoro approvate tra il 2014 e il 2015. Tra queste ci sono il cosiddetto decreto Poletti (dal nome di Giuliano Poletti, attuale ministro del lavoro e delle politiche sociali) – cioè il decreto legge 34 del 20 marzo 2014 – e la legge 183 del 10 dicembre 2014, che conteneva numerose deleghe da attuare con decreti legislativi, emanati dal governo nel corso del 2015. I cardini della riforma del lavoro sono: il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, la modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la riforma degli ammortizzatori sociali e dell’indennità di disoccupazione e l’estensione dell’uso dei voucher per la retribuzione del lavoro accessorio.

Nel luglio del 2016 la Cgil, il principale sindacato italiano, ha depositato 3,3 milioni di firme per proporre tre referendum abrogativi che riguardano in particolare la modifica dell’articolo 18 e l’uso dei cosiddetti voucher (buoni lavoro). Un terzo referendum chiede di ripristinare la responsabilità in solido dell’azienda appaltatrice, oltre a quella che prende l’appalto, in caso di violazioni subite dai lavoratori. I tre quesiti referendari sono accompagnati da una proposta di legge d’iniziativa popolare: l’introduzione della carta dei diritti universali del lavoro, che è praticamente la proposta di un nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, 
messa a punto dal sindacato.
1
L’abolizione dei voucher
Il primo referendum presentato dalla Cgil riguarda l’abolizione dei cosiddetti voucher, ossia la retribuzione del lavoro accessorio attraverso dei buoni. Nel quesito referendario sarà chiesto agli elettori: “Volete l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183?”.

Il pagamento attraverso i voucher in alcuni tipi di lavori era stato introdotto già nel 2003 per far emergere dall’irregolarità alcune forme di lavoro occasionale come le ripetizioni o le pulizie, ma negli anni ne è stato legittimato l’uso per quasi tutti i tipi di lavoro. Il jobs act ha esteso da cinquemila a settemila euro la cifra netta che è possibile guadagnare in un anno con i voucher. Questo fattore, insieme ad altre misure del jobs act che hanno ridotto altre forme di lavoro precario, ha determinato un aumento dell’uso dei voucher da parte dei datori di lavoro.

Questo incremento ha sollevato parecchie critiche perché è stato giudicato un tentativo di rendere il mercato del lavoro sempre più precario e deregolamentato a scapito dei lavoratori. Secondo alcuni analisti e secondo il sindacato, infatti, molti datori di lavoro usano i voucher per retribuire una parte delle ore di lavoro svolte, pagando in nero il resto delle ore. In questo modo i datori di lavoro si sottrarrebbero ai controlli e alle sanzioni. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps, l’uso di voucher è aumentato del 32 per cento nei primi dieci mesi del 2016, mentre nei primi dieci mesi del 2015 era aumentato del 67 per cento rispetto 
allo stesso periodo del 2014.
2
Il ripristino dell’articolo 18
Il secondo referendum proposto dalla Cgil riguarda il ripristino dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, cioè l’articolo che sancisce il diritto al reintegro da parte del lavoratore licenziato senza una giusta causa. L’articolo 18 fa parte dello statuto dei lavoratori, cioè della legge numero 300 del 20 maggio 1970, che contiene le norme “sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro”.

L’articolo 18, in particolare, regola i licenziamenti che avvengono senza giusta causa e ha subìto una sostanziale modifica nel 2012 con la riforma della ministra del lavoro Elsa Fornero, che complicava l’applicabilità della tutela del reintegro nella maggior parte dei casi di licenziamento che arrivano in tribunale. Il jobs act ha superato definitivamente l’articolo 18 e ha sostituito il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa. La riforma si applica ai contratti di lavoro stipulati dopo il 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali, come chiarito da una sentenza della corte di cassazione. Il referendum della Cgil propone di abolire il decreto legislativo del 4 marzo 2015 
e di fatto ripristinare l’articolo 18.
3
La responsabilità delle imprese appaltatrici
Il terzo referendum chiede l’abolizione dell’articolo 29 del decreto legislativo

10 settembre 2003, cioè il ripristino della responsabilità dell’azienda appaltatrice, oltre a quella che prende l’appalto, in caso di violazioni subite dai lavoratori, norma che era stata cancellata dalla legge Biagi, in seguito modificata dalla legge Fornero. Se il referendum fosse approvato sarebbe chiamato a rispondere anche il committente per eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore. Di conseguenza, l’azienda che appalta sarà tenuta a esercitare un controllo più rigoroso su quella a cui affida un appalto.

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domenica 1 gennaio 2017

Ottimo 2017

Buon 2017 
a Tutti i 
Lettori di Questo Blog




Quali saranno le novità del 2017



Ma vediamo un po’ più nel dettaglio segno per segno.

L’Ariete sarà alle prese con cambiamenti interiori profondi, che potrebbero manifestarsi con decisioni che sembreranno impulsive, ma saranno frutto di riflessioni profonde, maturate dall’aspetto positivo di Saturno in Sagittario. Le finanze andranno sull’altalena, ma nel complesso vi difenderete bene. L’amore chiederà attenzione al futuro, ma sarai ben felice di farlo. Non dimenticarti che ogni rapporto ha bisogno di passione costante...


Il Toro si muoverà concretamente, con attenzione al lavoro, al denaro, a migliorare la propria vita a partire dal benessere materiale ma senza dimenticare quello spirituale ed interiore, come hai imparato nell’anno precedente. Sarà un anno di mantenimento e transizione, almeno fino all’autunno, che inaugurerà una fase di rivoluzione impegnativa ma positiva a trecentosessanta gradi, che si manifesterà con chiarezza da dicembre in poi...


I Gemelli hanno imparato, e impareranno anche nel corso di quest’anno, ad assumersi le responsabilità, a crescere e a non aver paura della profondità e dell’impegno. Quando a dicembre Saturno vi liberà dall’opposizione, dovreste ringraziarlo per tutti questi cambiamenti! Con il sostegno di Giove e Urano, la professione, anche se faticosa, produrrà ottimi risultati. L’amore? Ricordate quanto detto su Saturno: impegno e responsabilità, e decollerete senza più incertezze...


Il Cancro sarà alle prese con profondi cambiamenti, che a volte potrebbero non essere facili, specie se non saranno voluti. Dovrai essere elastico, duttile, e vedrai che riuscirai a trarre il meglio da quello che famiglia, lavoro e vita personale ti chiederanno. Ad ottobre con l’ingresso di Giove in Scorpione il tuo atteggiamento interiore muterà, e, soprattutto, le finanze torneranno a girare. Da dicembre, Saturno chiederà attenzione e concretezza per il cuore...


Il Leone sarà tra i più raccomandati: fino ad ottobre, caro amico, il palcoscenico sarà tuo. Potrai mettere a segno risultati di spicco nel lavoro, migliorare le finanze, vivere la vita affettiva che hai sempre sognato oppure raggiungere i traguardi personali che ti stanno a cuore. Sii meno spericolato con l’amministrazione dei guadagni da ottobre 
e vedrai che Giove in Scorpione ti farà un baffo, anzi, due...


La Vergine sarà indecisa, se rimboccarsi le maniche o rimanere alla finestra. Il tuo umore infatti andrà ad alti e bassi, e le tue faccende, da quelle pratiche lavorative a quelle affettive, potrebbero oscillare di conseguenza. Rifletti con attenzione sui cambiamenti da attuare: da ottobre inizierà un periodo molto buono, che il passaggio di Saturno in Capricorno siglerà senza più incertezze. Evviva...


Bilancia alle prese con situazioni positive, stimoli al cambiamento e qualche dubbio, ma nel complesso non ti potrai lamentare, soprattutto se eviterai cocciute prese di posizione o gesti e scelte impulsivi. Sii riflessiva, concreta, attenta: con Saturno a favore per quasi tutto l’anno non sarà difficile! Ricordati che a dicembre lo stesso Saturno inaugurerà un periodo meno leggero per te, quindi sarà meglio farti trovare pronta...


Lo Scorpione dovrà sudarsi tutti i risultati che desidera. Tuttavia, non sarà un anno sfavorevole, quanto un anno di preparazione ai grandi successi che partiranno dall’autunno e che continueranno da dicembre in poi. Rifletti su che cosa vuoi ottenere dalla vita (e  vale per lavoro, amore, privato, tutto) e prepara il terreno: dopo procederai più in fretta e il podio sarà tutto tuo...


Il Sagittario vivrà una stagione molto buona per lavoro e affari, per denaro e vita pratica. Solo l’amore ti farà sospirare, con qualche ritardo o qualche imprevisto, ma anche per il tuo cuore vedrai che ci sarà un sereno lieto fine. Le stelle ti consigliano di essere chiaro e diretto con i familiari: una questione potrebbe turbarti, ma la risolverai in fretta se instaurerai subito una buona comunicazione...


Il Capricorno non mollerà mai. Purtroppo questi anni sono stati impegnativi, e hai imparato a contare prima di tutto su te stesso e sulle tue forze. Ma hai imparato bene, e anche nel 2017 te la caverai niente male nonostante gli ostacoli, che saranno soprattutto di natura pratica ed economica. E da ottobre le stelle finalmente premieranno il tuo impegno: la stabilità è in arrivo! Non dimenticarti dell’amore: il tuo cuore ha sete di profondità, 
non lasciarlo senza l’acqua delle emozioni che desideri...


L’Acquario sarà al top dei top per buona parte dell’anno. Tra Giove e Saturno l’ambito professionale, pratico ed economico ti riserverà grandissime soddisfazioni. Metti a frutto i doni della fortuna e delle stelle e non perderti in chiacchiere: un anno così non capita spesso e in autunno la ruota potrebbe girare. L’amore andrà ad alti e bassi, con sorprese eccitanti alternate a situazioni più stabili...


I Pesci saranno alle prese con un anno impegnativo, e dovranno avere ancora pazienza. Il 2017, però, sarà più scorrevole del 2016, e ad ottobre inizierai a vedere concretizzarsi i risultati lavorativi e finanziari per i quali hai lottato da tantissimo tempo. E da dicembre la tua situazione finalmente si stabilizzerà, regalandoti una chiusura d’anno all’insegna della speranza e del sorriso...




Per un analisi congrua e coerente occorre necessariamente conoscere la propria Carta Astrale Natale che è la Fotografia Celeste di ogni elemento astrale presente sulla Mappa Astrale al momento della propria nascita.
PER CHI FOSSE INTERESSATO
ECCO DOVE SI PUO'
AVERE LA CARTA ASTRALE
.
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