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domenica 15 luglio 2018

Il decreto dignità è un flop, ma per Di Maio è colpa delle lobby

Il decreto dignità è un flop, ma per Di Maio è colpa delle lobby


Per Di Maio i numeri sull’aumento dei licenziamenti che compaiono nella relazione tecnica sono stati inseriti a sua insaputa la notte prima dell’invio al Quirinale


Di Maio cerca di difenderlo in tutti i modi, ma il decreto dignità è il vero grande flop in tinta gialloverde. L’attesa è stata lunga, il testo nei giorni scorsi si era arenato a causa di alcune discrepanze interne all’esecutivo: il decreto, opera del leader Cinque Stelle, infatti, non era piaciuto molto al suo collega di governo Salvini.

Dopo l’attesa il decreto si scontra con la dura realtà dei numeri: secondo i calcoli che compaiono nella stessa relazione tecnica che accompagna il documento l’occupazione è destinata a diminuire di 8mila unità all’anno per dieci anni.

La strampalata spiegazione di Di Maio: un complotto
Di Maio cerca di spiegare, ma non ci riesce bene e peggiora la situazione. Il dato, secondo lui, “è apparso nella relazione tecnica al decreto la notte prima che si inviasse il decreto al presidente della Repubblica. Non è una cosa che ci hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto la relazione non è stata chiesta dai ministri della Repubblica, perché qualcuno potrebbe cominciare a dire che sto andando contro qualche altro collega ministro”. Come quel dato sia finito nella relazione non è dato sapere.

E per motivare tanto accanimento contro il suo decreto, il leader pentastellato ritira fuori un suo vecchio cavallo di battaglia: “Il decreto dignità ha contro lobby di tutti i tipi”.

E da fonti qualificate del Movimento Cinque Stelle contattate dall’Ansa arrivano anche accuse gravi a persone vicine alla squadra dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan responsabili, secondo tali fonti, dell’inserimento di questi dati nel testo. E le stesse fonti sostengono l’idea di uno spoil system per “togliere dai posti chiave chi mira a ledere l’operato di governo e M5s. Abbiamo bisogno di persone di fiducia, non di vipere”.

Accuse alle quali risponde all’Ansa lo stesso ex ministro Padoan: “Se insinuano che qualcuno della mia ex squadra si sia comportato scorrettamente, magari perché sobillato, lo respingo sdegnosamente: sarebbero accuse di gravità incredibile. Il dl dignità e la relazione tecnica sono predisposti dal ministero del Lavoro: mi auguro abbiano fatto un lavoro corretto perché 
sarà alla base delle decisioni del Parlamento”.

Nel frattempo fonti del Mef mettono in evidenza come la stima (elaborata dall’Inps) degli 8mila posti di lavoro in meno fosse già inserita nella relazione tecnica consegnata al ministero. Le relazioni tecniche sono sempre presentate dalle amministrazioni proponenti insieme al provvedimento.

Il decreto a Montecitorio il 24 luglio
Con questo il biglietto da visita con il quale il decreto la settimana prossima si presenterà in Parlamento, nelle commissioni Finanze e Lavoro di Montecitorio per poi passare all’esame dell’aula a partire dal 24 luglio. Ma l’opposizione è pronta a dare battaglia.

“È pericoloso il livello di incompetenza che si sta raggiungendo ed è pericoloso il livello di falsificazione di informazioni che il governo sta cercando di dare”, dichiara il deputato dem Luigi Marattin, mentre il senatore Filippo Sensi commenta su Twitter: “Siamo alla dignità a sua insaputa”.

“Di Maio – commenta il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci – usa scuse ridicole e patetiche. Pensare a non meglio precisate lobby che di notte aggiungono tabelle ai provvedimenti del governo, fa sorridere. Il decreto dignità misura la distanza della maggioranza M5s e Lega dalla realtà non ci sono misure a sostegno del lavoro a tempo indeterminato e si scoraggia quello a tempo determinato, la conseguenza sarà un incremento del lavoro nero, 
8.000 posti di lavoro in meno è una stima ottimistica. 

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martedì 10 luglio 2018

Perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

salvini meloni  perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra


"Portateli a casa tua" è il commento più gettonato quando si parla di migranti. Su Facebook o nella vita reale, ogni volta che si affronta la questione migranti lo scontro si sposta sul terreno economico e della pubblica sicurezza e i detrattori delle politiche di accoglienza puntano il dito contro i cosiddetti "radical chic" evidenziando che potrebbero ospitare i migranti a casa propria, se proprio ci tengono così tanto a farli stare in Italia. Non solo commenti e diatribe da bar, però, quel "portateli a casa tua" è diventato lo scheletro di una "inchiesta" condotta dal quotidiano Il Tempo che sta facendo molto parlare in questa calda giornata di mezza estate.

Salvini del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti.

Cercando di contrastare l'iniziativa di "Rolling Stone" organizzata per esprimere dissenso contro le politiche del ministro dell'Interno Matteo Salvini, un cronista del quotidiano romano ha inventato di sana pianta un ong e ha iniziato a chiamare un centinaio di intellettuali e artisti da sempre vicini alla causa migratoria chiedendo loro di ospitare un migrante a caso in casa loro, così a caso. 

Dopo aver effettuato una serie di chiamate, il cronista ha poi costruito un pezzo ad hoc volto a dimostrare che i radical chic di sinistra solo a parole sarebbero solidali con i migranti ma non a fatti e "sputtanare" i volti noti che hanno aderito all'appello 
di Rolling Stone o all'iniziativa "Magliette rosse". 

E così, l'articolo, condividiso con gaudio e giubilo anche dallo stesso Salvini, ha letteralmente fatto il giro della rete ed è in pochissime ore divenuto una vera e propria clava da utilizzare per picchiare i buonisti della rete e sbattere loro in faccia "la verità che nessuno racconta". 

Insomma, secondo il cronista che ha costruito il pezzo – perché di costruzione a tesi si tratta – il rifiutare l'invito di una sconosciuta ong inventata di sana pianta o richiede informazioni più specifiche via mail per sincerarsi della bontà dell'iniziativa e dell'esistenza della onlus stessa dimostrerebbe che i radical chic con il rolex e l'attico a New York non sono poi davvero così buoni e bravi ma sarebbero degli egoisti che di fronte alla possibilità di dare un aiuto concreto si tirano indietro senza colpo ferire. L'articolo de Il Tempo, invece, altro non è che l'accozzaglia di una serie di luoghi comuni spacciati per verità assoluta e altro non fa che sciorinare una serie di nomi noti – e molto odiati dai cattivisti – insieme a una serie di scuse che questi avrebbero presentato all'anonimo chiamante. Su 100 persone, solo 4 avrebbero accettato l'offerta, mentre una buona metà nemmeno avrebbe risposto al telefono e un'altra buona metà avrebbe gentilmente declinato l'invito. L'articolista ha poi messo insieme una serie di vittime designate e le ha date in pasto alla rete, sottolineandone l'incongruenza tra parole e comportamenti.

Come ha spiegato sui social lo stesso Linus, però, molti hanno rifiutato perché hanno subodorato puzza di bruciato e hanno compreso subito potesse trattarsi di un banale scherzo telefonico a opera di qualche buontempone, ma nonostante questo si sono ritrovati nel tritacarne dei cattivisti senza possibilità d'appello. La critica che però si può e si deve muovere a questo articolo de Il Tempo e in generale a tutti quelli che credono che i migranti possano e debbano essere ospitati a casa dei buonisti è un'altra: l'iniziativa di Rolling Stone e quella di Libera erano di stampo umanitario e miravano a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della chiusura dei porti italiani connessa ai naufragi, sottolineando che è dovere di ogni nazione salvare e accogliere i migranti in viaggio nel Mar Mediterraneo perché non si possono contare i centesimi quando in ballo di sono le vite delle persone.



Quel "portateli a casa tua" non ha alcun senso perché non possono essere compiti di un singolo cittadino il mantenimento e l'integrazione di immigrati e richiedenti asilo sul territorio nazionale, le tasse che ogni anno vengono pagate da ogni contribuente servono affinché lo Stato possa e debba sostituirsi alla personale solidarietà dei singoli, che potrebbero anche decidere di prendere parte a qualche programma di inserimento e accoglienza ma non possono essere né obbligati a farlo né tantomeno possono essere criticati per il fatto che una serie di problemi personali impedisce loro di spendersi in prima persona con iniziative più concrete di un appello sul giornale. E questo vale sia per i migranti che per i terremotati che per gli italiani in povertà assoluta, perché così funziona uno Stato. Eppure nessuno va a chiedere conto a Salvini o Meloni del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti. 



Rolling Stone si schiera contro Salvini



Il mensile italiano lancia la sua copertina di luglio
 “Noi non stiamo con Salvini. 
Da adesso chi tace è complice”
A musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz e alla tv 
Rolling Stone ha chiesto se volevano prendere una posizione. 
Per una società aperta, moderna, libera e solidale...
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lunedì 25 giugno 2018

Italiani scappano all' Estero per Cercare Lavoro

Italiani scappano all' Estero per Cercare Lavoro


Italiani sempre più «migranti»: +11% i trasferimenti all’estero
Un numero crescente di Italiani lascia il Paese. Lo sottolinea l'Ocse nello studio sui movimenti migratori, rilevando che il numero degli italiani che nel 2017 hanno notificato il trasferimento di residenza all'estero è salito di oltre l'11% a 114mila. Secondo il rapporto, tuttavia, l'emigrazione ufficiale è probabilmente sottostimata: le stime reali per il 2017 variano da 125mila a 300mila. In base ai dati Ocse l'Italia è all'ottavo posto tra i Paesi di origine di nuovi immigrati, con 172mila, in aumento dell'1% sul 2015, pari al 2,4% dei flussi totali nell'Ocse e contro la media di 99mila tra il 2006 e il 2015. Nel 2016 la Penisola è preceduta dal Vietnam e seguita dalle Filippine. Al primo posto come Paese d'origine di nuovi immigrati c'è la Cina con 538mila, seguita da Romania (419mila), Siria (343mila), India, Polonia e Messico. In base ai dati Ocse, nel 2016 i flussi di migrazione dall'Italia alla Spagna sono aumentati del 17%, mentre quelli verso la Germania sono calati dell'8%.

Flussi pari allo 0,8% della popolazione 
Nel 2016 - indicano i dati definitivi dell'Ocse - i flussi migratori verso l'area avevano raggiunto 5,3 milioni di persone, con un aumento del 15%, il più elevato da 10 anni. Le migrazioni di origine famigliare (ricongiungimenti ed accompagnamenti famigliari) erano pari al 38%, con 1,8 milioni di persone. In netto aumento la migrazione umanitaria (+78% a 900mila), il livello più alto mai raggiunto dall'Ocse e pari quasi a un quinto dei flussi totali.


IL RAPPORTO  12 aprile 2018
Ocse: in Italia più disuguaglianze, una patrimoniale può aiutare a ridurle
La Germania è stato il principale Paese di destinazione di questi rifugiati e ne ha ricevuti quasi la metà, seguita da Usa (17%), Svezia (8%), Canada (6%) e Austria (3%). Per la prima volta dal 2007, è aumentata (+3%) la migrazione per motivi di lavoro verso Paesi Ocse e ha raggiunto il 10% del totale. La Germania è il Paese che ha segnato il maggiore incremento con +23mila lavoratori da Paesi terzi. Il numero di lavoratori di questo tipo arrivati in Italia e' invece calato - in base alle statistiche Ocse - di 8.000. La migrazione temporanea per lavoro nel 2016 nell'Ocse riguardava circa 4,3 milioni di persone, l'11% in piu' rispetto al 2015 e per il quarto anno consecutivo le assunzioni internazionali di lavoratori stagionali sono aumentate in modo netto (+30%). Polonia e Usa sono i principali Paesi ospiti dei lavoratori temporanei, con circa 660-670mila permessi nel 2016. In Polonia (+61% sul 2015) si tratta in prevalenza di lavoratori provenienti dall'Ucraina. La Germania è al terzo posto con 470mila, per lo più trasferimenti intra Ue-Efta. In Italia si tratta di circa 70.000 lavoratori, in calo del 5%, e anche in questo caso per la maggior parte (61mila circa) per movimenti intra-europei. Il numero degli stagionali in Italia risulta, per contro, molto esiguo: solo 3.500, in calo dell'1% e contro gli oltre 41mila del 2008. I movimenti per effetto delle aree di libera circolazione si sono mantenuti ad alti livelli nell'area Ocse, riguardando 1,8 milioni di persone, pari al 28% del totale. Nella Ue il numero dei lavoratori mandati dai loro datori di lavoro in altri Paesi Ue con contratti locali nel 2016 ha raggiunto 2,2 milioni, con un aumento dell'8% rispetto all'anno prima. Il numero di donne nella migrazione totale è calato gradualmente a partire dal 2009 ed era pari al 45% dei nuovi immigrati nel 2016. Circa tre quarti dei Paesi Ocse ricevono più uomini migranti che donne. Nei Paesi Ocse nel 2017 vivevano 127 milioni di persone nate all'estero, pari al 13% del totale contro il 9,5% del 2000. In Italia la percentuale è salita dal 3,9% al 10%. I flussi di migrazione annuale permanente rappresentano lo 0,8% della popolazione Ocse e anche Ue, ma in Paesi come il Lussemburgo e la Svizzera sono dell'1,5% circa e sono molto aumentati in Germania (all'1,3%) e Svezia (1,4%). In Italia l'incidenza si ferma allo 0,4%.

Contraffazione brucia 1-2% Pil Italia,vale 35 miliardi 
In Italia, il commercio mondiale di beni contraffatti, dalle borse di lusso ai prodotti alimentari, ha un impatto sull'economia pari a circa l'1-2% del pil in termini di mancate vendite, secondo un nuovo rapporto dell'Ocse. «Il commercio di beni contraffatti e l'economia italiana» rivela che il valore dei beni italiani contraffatti e piratati venduti nel mondo nel 2013 era pari a oltre 35 miliardi di euro, il 4,9% delle vendite di prodotti manifatturieri italiani. Ciò ha causato oltre 25 miliardi di mancate vendite alle aziende italiane.



LEGGI ANCHE
Poste italiane, 
dopo aver siglato un accordo di partnership con Amazon 
per la distribuzione dei pacchi nel fine settimana,
 da il via alla nuova campagna di assunzioni triennale...
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martedì 19 giugno 2018

Poste Italiane: 6000 Assunzioni in tutta Italia

Poste italiane ha siglato un accordo con Amazon per la distribuzione dei pacchi


Poste italiane, dopo aver siglato un accordo di partnership con Amazon per la distribuzione dei pacchi nel fine settimana, da il via alla nuova campagna di assunzioni triennale. Gli inserimenti, infatti, dovrebbero iniziare già da questo 2018, per concludersi nel 2020. In totale dovrebbero entrare a far parte del Gruppo Poste italiane circa 6000 nuove risorse. Comunque, quest’anno si parte con circa 1500 inserimenti in tutta Italia.

Le motivazioni della campagna di assunzioni
Poste italiane ha dato il via alla nuova campagna di reclutamento, fondamentalmente, per due ordini di ragioni. Innanzitutto, le nuove assunzioni sono previste dall’accordo sottoscritto con i sindacati di categoria. In secondo luogo, nel prossimo triennio diverse persone andranno in pensione. Di conseguenza, è necessario provvedere al ricambio generazionale. Solo quest’anno saranno collocati a riposo circa 360 persone. Di fatto, gli inserimenti in azienda saranno molti di più rispetto alla totalità dei nuovi inserimenti.

Il piano completo dei nuovi rapporti di lavoro
Le 1500 nuove assunzioni programmate per la fine di quest’anno da Poste italiane si vanno a sommare, infatti, alla trasformazione di diversi contratti part – time o a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Per la precisione, circa 1080 persone che avevano instaurato un rapporto a tempo determinato lo vedranno stabilizzarsi. Nello stesso tempo, anche circa 1130 soggetti  con un contratto “part time” lo vedranno mutarsi in “full time”. E’ previsto, inoltre, l’inserimento di circa 500 assunzioni di giovani laureati da destinare alla sala consulenza degli uffici postali. Come accennato, si tratta di un risultato dell’accordo siglato con le parti sociali il 30 novembre 2017. Le nuove risorse, inoltre, verranno introdotte in azienda con un criterio che rispetti, nello stesso tempo, le esigenze di crescita e di sviluppo dell’attività di Poste italiane,
ma anche i progetti di vita dei futuri nuovi dipendenti.

Lo strumento principale di recruiting, da parte di Poste italiane, rimane il sito internet aziendale. in particolare la pagina “Lavora con noi” dove è possibile caricare il proprio CV per tutte le posizioni aperte. Attualmente, ad esempio, si ricercano portalettere In Lombardia e Trentino Alto – Adige.

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sabato 16 giugno 2018

Dobbiamo Lavorare Meno

Dobbiamo Lavorare Meno

"Speriamo che scompaia questo dogma del lavoro.
Poincaré, uno dei più grandi scienziati al mondo,
lavorava 3 ore al giorno, come Darwin. Dobbiamo lavorare di meno non di più. Ma noi mettiamo ancora al centro il lavoro". Così Beppe Grillo sul suo blog, in un lungo intervento incentrato proprio sul tema del lavoro. "Oggi abbiamo 8 milioni di poveri, persone che sono sotto la soglia di povertà e i due terzi ha tre lavori. Quindi il lavoro non garantisce più nulla - secondo Grillo - É il reddito che ti inserisce nella società o ti espelle da essa se non hai reddito".

Per il garante del M5S, dunque, solo con "un'istruzione universale adeguata per tutti e un reddito
universale per tutti" possiamo "risolvere alcuni problemi che avremo, come milioni di persone
disoccupate, milioni di migranti, milioni di disperati. Ci costerà di meno dargli un reddito che non cercare di gestirli con la sicurezza, la sanità, le prigioni". "Abbiamo un futuro che dobbiamo capire adesso o ci investirà in pieno - rimarca Grillo - Dovremo capire i flussi, capire come e cosa consumiamo, capire i flussi nelle città e quindi progettare quartieri diversi, capire che andiamo verso le città-stato, verso una politica che si fa con un tweet e cosi cambia tutto, lavoro, politica, tutto".

"Dobbiamo cominciare a ragionare sulla scuola, sui giovani, sui ragazzi - l'invito di Grillo - dobbiamo cercare di fargli esprimere i loro talenti, noi in Italia abbiamo dei Leonardo da Vinci che magari fanno i designer di automobili, abbiamo degli Shakespeare che fanno i direttori di risorse umane". Siamo pieni di talenti, è inutile che ci buttiamo nell'economia del produrre più frigoriferi, macchine, industrie o altro.

Noi dobbiamo produrre il vero nostro valore, che è la cultura, la bellezza, l'intelligenza. I nuovi lavori saranno tutti di creatività, in cui siamo i numeri 1. Diamo la possibilità ai ragazzi di non fare qualsiasi lavoro, non se lo meritano - l'auspicio del garante del M5S - Non può uno fare qualsiasi lavoro pur di
sopravvivere o perché è più richiesto dal mercato. Tiriamo su ragazzi che sono pieni di frustrazioni.

Ognuno deve seguire il proprio talento. Lo stato deve dare alcune cose a tutti".
Grillo indica i "due paradigmi che ci porteranno nel futuro", ovvero "un’istruzione universale adeguata per tutti e un reddito universale per tutti". "Tutti devono avere un reddito - sottolinea -. Un reddito perché sei vivo, perché ti batte il cuore, poi sarai tu a cercarti un lavoro in base alle tue esigenze. E non è vero che chi ha un reddito non fa più niente, non è vero. In Finlandia lo stanno facendo, in Svizzera lo stanno facendo, in Olanda lo stanno facendo, in California lo stanno facendo, in Corea lo stanno facendo.

Sono tutti esperimenti, ma stanno funzionando".
Dunque per il garante del Movimento, è giusto che "nasci con un reddito, nasci con una cittadinanza
digitale, nasci con una mail, nasci con l’energia necessaria per vivere, ti devo dare l’ingresso alla
conoscenza, quindi un po’ di internet deve essere gratis per tutti".

Per Grillo, che si definisce "uno dei pochi che capisce dove va il mondo", dobbiamo "uscire da
questo equivoco della povertà, che è diventato un espediente vergognoso, perché oggi la
discriminazione è totale se non hai un reddito. Oggi l’1% della popolazione ha metà della ricchezza del pianeta, siamo veramente fuori di senno. Dobbiamo riequilibrare tutto. Non c’è alternativa".

Grillo parla anche di Pubblica amministrazione. "I nuovi sistemi della Pa dovranno essere come il
sistema operativo di Rousseau, che è una cosa così straordinaria. Ed è difficile da far capire, perché è
un sistema completamente rovesciato rispetto a quello che noi abbiamo sempre pensato sulla politica e la democrazia. Una persona ha uno strumento facilissim
 con cui può fare un referendum alla settimana".

"L'idea di Gianroberto - va avanti il garante del M5S ricordando Casaleggio - è quella di far capire alle persone che ci possono essere strumenti per poter dire e per poter essere presenti nella società, così che la tua vita, la tua esperienza, la tua professionalità non è vana, non è perduta, ma può essere
d'aiuto e può essere inserita in una legge, in una proposta di legge, in una critica ad una legge, ecc. Io
trovo tutto questo straordinario, tutto questo è il cuore vero del Movimento".


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Riconvertire Ilva con fondi Ue

 rivalutare uno dei più bei golfi del mondo


"Si parla di chiudere l'Ilva, cosa che nessuno ha mai pensato. Si pensa ad una riconversione, quindi mantenendo sempre l'occupazione nella bonifica ristrutturando il sito che è enorme, e quindi con grande difficoltà, ma si deve preservare assolutamente il posto di lavoro". Lo dice Beppe Grillo in un video postato sul suo blog.

 rivalutare uno dei più bei golfi del mondo

"Noi potremmo fare con il reddito di cittadinanza e i fondi che ci sono in Europa, si tratta di circa 2,2 miliardi di euro, che sono stati immessi in un fondo, quando l'Europa si chiamava Ceca, carbone e acciaio, dalle imprese di carbone e dalle imprese dell'acciaio proprio per i prepensionamenti dei lavori usuranti e per le bonifiche. Ora dato che l'Ilva è la più grande centrale, produttore dell'acciaio d'Europa, potremmo anche cercare di accedere direttamente a questi soldi".

 rivalutare uno dei più bei golfi del mondo

"Alcune briciole sono state date all'Ilva in passato" ma "qui parliamo della più grande centrale d'Europa che può essere riconvertita anche con l'uso di questi 2 miliardi che ci sono e di cui nessuno mai parla. Sarebbe bello se ora ci riconsiderassero un po': abbiamo una bella centrale, un grande problema da risolvere e potrebbero essere un contributo
 per bonificare tutto, con questi soldi europei".

 rivalutare uno dei più bei golfi del mondo

"Ho sempre sognato - prosegue Grillo - che questo bellissimo golfo di Taranto tornasse a essere una cosa meravigliosa con tecnologie di energie rinnovabili, con centro per le batterie". Grillo porta l'esempio della riconversione del bacino della Ruhr in Germania: "Potremmo fare come hanno fatto nel bacino della Ruhr" dove "non hanno demolito, hanno bonificato, hanno messo delle luci, hanno fatto un parco archeologico di industria del paleolitico lasciando le torri per fare centri di alpinismo, i gasometri per centri sub più grossi d'Europa, sono state aperte un sacco di attività dentro e gli stessi minatori che lavoravano lì oggi sono guide turistiche,
fanno un milione di visitatori l'anno e hanno dato posti a 10mila persone".

"Quindi si sta solo pianificando un pensiero di sedersi tra ingegneri, architetti, sociologi, ambientalisti, cittadini per rivalutare uno dei più bei golfi del mondo", conclude.

LEGGI ANCHE
MORTI IN AUMENTO
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giovedì 14 giugno 2018

Ilva: Morti in aumento nei siti contaminati

l'impatto ambientale sulla salute è drammatico


Nelle aree ad alto inquinamento del Paese - dall'Ilva di Taranto a Porto Marghera o Gela, 45 siti in tutto - l'impatto ambientale sulla salute è drammatico: la mortalità risulta più elevata del 5%. In particolare +4% per gli uomini e +5% per le donne. In termine assoluti 11.992 persone decedute in 8 anni, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie cardiocircolatorie. Sono gli ultimi dati dello studio 'Sentieri', coordinato dell’Istituto Superiore di Sanità, che riguardano gli anni 2006-2013 e confermano il trend di 'eccesso di mortalità' registrato nelle rilevazioni precedenti, 1995-2006. Gli aggiornamenti del rapporto sono stati presentati oggi a Roma in un workshop organizzato dall'Istituto superiore di Sanità e dal ministero della Salute. 

l'impatto ambientale sulla salute è drammatico

"Sentieri - spiega all'Adnkronos Salute Pietro Comba, ricercatore Iss e responsabile scientifico del progetto - ha permesso di monitorare l'impatto sulla salute delle persone che vivono nelle vicinanze di 45 siti con criticità ambientali per 20 anni. Si tratta di un progetto che, ora, deve diventare un sistema di sorveglia permanente. E questo per due motivi. In primo luogo perché, mettendo in evidenza i problemi di salute legati ai siti, consente di indirizzare l'attività di risanamento (economicamente rilevante) che necessita di scelte. E' importate sapere, infatti, se in queste aree serve investire nell'aria, nell'acqua o nella catena dell'alimentare per guadagnare di più in termini di salute. In secondo luogo il sistema può farci capire se il risanamento ha funzionato.
Se questo è accaduto deve ridursi anche l'impatto sulla salute".

l'impatto ambientale sulla salute è drammatico

Un trend che è già stato possibile rilevare in alcune aree. "Ci sono siti come quello di Brescia - continua Comba - dove gli interventi sono cominciati dai primi anni 2000, e là abbiamo visto che l'eccesso del melanoma e del linfoma non Hodgkin si sta riducendo. Al contrario, soprattutto al Sud, abbiamo dei siti industriali pesantemente contaminati, come Gela e Priolo in Sicilia, o Taranto in Puglia, dove continuiamo a rilevare dati epidemiologici che ci segnalano criticità".

I 45 siti, dove vivono 6 milioni di persone in 319 Comuni, si trovano lungo tutto lo Stivale: oltre all'Ilva in Puglia e le miniere del Sulcis in Sardegna, il petrolchimico a Porto Marghera in Veneto, Gela in Sicilia, Casale Monferrato in Piemonte (per l'amianto) o il litorale flegreo (per i rifiuti tossici). In queste aree i tumori maligni aumentano del 9% tra 0 e 24 anni. Il numero di malattie tumorali per i giovani rispetto ad altre zone non inquinate è superiore del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, del 66% per le leucemie mieloidi acute; del 50% per i linfomi non Hodgkin.


Anche per i giovani tra 20 e 29 anni che vivono in queste aree si registra un eccesso del 50% di linfomi non Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo. Più alto, rispetto alle aree non contaminate, del 6-8% anche il numero di bambini e ragazzi ricoverati per tutte le patologie.





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domenica 10 giugno 2018

Pensioni: tutti dai social contro Di Maio e Salvini


Pensioni: tutti dai social contro Di Maio e Salvini


Le ultime novità sulle pensioni anticipate 2018, giungno dalle ultime dichiarazioni su quota 100 e 41 che ha rilasciato Alberto Brambilla, esperto di pensioni che ha stilato il programma previdenziale della Lega. La riforma delle pensioni vi sarà, con buona probabilità dal 2019, ma le condizioni, a detta dei lavoratori, sono ben diverse da quelle annunciate in campagna elettorale e poi trascritte nel contratto. Nessun paletto, continuano a ribadire i nostri lettori, era stato menzionato né per la quota 100 né per la quota 41. Ora la notizia del limite anagrafico dai 64 anni per l’accesso alla quota 100 e del ricalcolo dell’assegno col metodo contributivo dal 1996 oltreché il limite dei 2 anni di contributi figurativi, fa infuriare e non poco quanti hanno creduto nell’abolizione della Legge Fornero. Molti, giunti a questo punto, sostengono sia meglio conservare la normativa vigente. La rabbia e la frustrazione sono palpabili sui social ed anche la nostra sezione commenti ha fatto il pieno di disappunto nei confronti del nuovo Governo, sotto accusa sia Salvini che Di Maio. Una carrellata delle opinioni dei cittadini, ad oggi 8 giugno 2018.

Pensioni anticipate: ma che quota 100 è se parte dai 64 anni?
La prima considerazione che fanno i lavoratori è che quanto sta emergendo in questi giorni, in primis il paletto dei 64 anni per poter accedere alla quota 100, non era stato menzionato in campagna elettorale, per questa ragione i cittadini si sentono beffati e traditi da quello che avrebbe dovuto essere ‘il Governo del cambiamento’. Così Massimo: “Assolutamente contrario a qualsiasi mezza misura. Si rispetti quanto detto in campagna elettorale. Quota 100 senza se e senza ma. I cittadini si sono espressi col voto considerando tra le altre cose anche questa affermazione che ha un valore non indifferente” Poi aggiunge: “ l’indignazione dei cittadini e’ in aumento. Il guaio e’ che purtroppo pochissimi sino a poco tempo fa erano a conoscenza dell’assurdo paletto dei 64 anni. Ora che li abbiamo stanati devono portare immediatamente in parlamento il disegno di legge in tema pensionistico con la quota 100 senza se e senza ma”.

Matteo, rincara il disappunto facendo notare che si tratterebbe dell’ennesima presa in giro ai danni dei futuri pensionati: “Siamo alle solite, in campagne elettorale si è parlato di quota 100 e quota 41 STOP. io ho 62 anni e 40 di servizio, sono già a 102 e mi toccherà lavorare ancora altri due anni, di fatto andrò in pensione (se Dio vuole) con quota 106, ben lungi dalla tanto declamata quota 100 – è una vergogna, se approvassero la legge in questi termini sarebbe una presa in giro per gli elettori, l’ennesima. Ricordo (parole tanto care a chi ha vinto le elezioni) che il PD per il salvabanche ha trovato 20 miliardi nel giro di poche ore!!!”

Marco, ricorda quanto scritto nel contratto di Governo al punto 17’alla voce ‘abolizione della riforma Fornero’ : “Il programma condiviso prevede quota 100 quale somma fra eta’ anagrafica ed anni lavorati senza indicazione dell’eta’ minima. Su questo hanno dato il proprio voto gli elettori. Cambiare significa non rispettare la volontà popolare e comportarsi peggio di chi vi ha preceduto. Oltretutto se non viene rispettato quanto scritto e da anni dichiarato, vuol dire che siete disonesti ed inaffidabili per cui tutto il programma viene messo in discussione.
Non vorrei pentirmi di avervi dato fiducia”.

Pensioni 2018, NO a quota 100/41 con contributivo, assurdo il limite dei 2 anni figurativi
Inoltre i lavoratori sono furiosi sulle altre due limitazioni che ai loro occhi sono ancora più gravi del limite anagrafico, si tratta del calcolo dell’assegno che sarà contributivo sia per quota 100 che per quota 41.6  a partire dal 1/1/1996 e della possibilità di poter conteggiare per il montante contributivo, necessario a raggiungere le quote suddette, solo 2 anni figurativi (esclusi militare e maternità).

Alberto in modo categorico scrive: ” Proposta da cancellare : 1) aumenta quota 41 a 41+6. 2) Quota 100 senza vincoli dov’è ?”,  Gualtiero analizza gli intendimenti del Governo Salvini-Di Maio e scrive: “Vedo pessime soluzioni all’orizzonte, un arrabattarsi alla ricerca di fare qualcosa per mantenere fede alle promesse fatte, ma a discapito come sempre dei lavoratori. Non si puo’ pensare di modificare ..per esempio.. l’ attuale forma di retribuzione mista passando quasi totalmente al contributivo, oppure i diritti acquisiti valgono solo per i fortunati che sono già in pensione da decenni magari con fondi creati ad hoc al momento??? Non è tollerabile abbassare ulteriormente i già scarni assegni attuali soprattutto pensando poi parallelamente di dare un reddito di cittadinanza a chi magari non ha mai lavorato in vita sua…e non parlo di persone con effettivi problemi occupazionali..NO CARI SIGNORI FATE MEGLIO LASCIATE TUTTO COME E’ !!!””.

Pensioni anticipate 2018, chi ci perderebbe con il paletto dei  2 anni figurativi?
Marco, adirato rivolgendosi a Di Maio e Salvini e alle promesse fatte in campagna elettorale, scrive: “Coloro i quali si sono impegnati a smontare la riforma Fornero dicono di voler considerare i contributi figurativi validi per le pensioni anticipate di quota 41,5 e quota 100 nella misura di soli 2 anni. Da sempre, compresa l’attuale legge Fornero, i contributi figurativi(cassa integrazione, mobilita’ ecc.) sono considerati totalmente utili al conseguimento della pensione sia nel diritto che nella misura. Infatti in questo momento la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi si consegue con i contributi figurativi totalmente conteggiati. Non si capisce quindi perché tutto d’un tratto questi vengono messi in discussione anche in relazione al fatto che a tutt’oggi è andato in pensione il mondo con tale conteggio. Tale comportamento inasprisce ulteriormente l’attuale legge colpendo le fasce che hanno sofferto gli effetti della cig e della mobilita’ con l’effetto di allungare ulteriormente e tempi di pensionamento oltre alla penalizzazione con i nuovi sistemi di calcolo. Brambilla a nome della lega non stanno mantenendo, mobilitiamoci contro nuovi populisti demagogici.

Mario, preoccupato, mette in luce il dramma dei caregiver : ” In merito alla famosa proposta di quota 100 con età a 64 anni, oltre a essere iniqua e non migliorative rispetto alla legge Fornero, vorrei segnalare il problema dei contributi figurativi. Chi come me assiste un disabile usufruendo dei permessi due anni Max figurativi sarebbero penalizzanti;
 meno male che hanno istituito il ministero della disabilità”.



Quota 100 è una beffa dal nuovo Governo Giallo-Blu 
La delusione dei lavoratori per quanto concerne la misura quota 100 proposta dal nuovo Governo Giallo-Blu. Il paletto anagrafico dei 64 anni indicato come..
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mercoledì 6 giugno 2018

Pensioni: Quota 100 è la beffa del Governo Giallo-Blu non rispetta contratto

delusione dei lavoratori

Le ultime notizie sulle pensioni anticipate  al 6 giugno 2018 ruotano intorno alla delusione dei lavoratori per quanto concerne la misura quota 100 proposta dal nuovo Governo Giallo-Blu. Sui social il paletto anagrafico dei 64 anni indicato come requisito minimo, dallo stesso Alberto Brambilla, per poter usufruire dell’eventuale misura, sta facendo indignare quanti hanno votato Lega e M5s confidando nella radicale modifica alla legge Fornero e in una chance di uscita anticipata. L’Anief ,associazione sindacale professionale, ha scritto nel suo ultimo comunicato che posta in questi termini la quota 100 sembra una beffa e non rispetta quanto menzionato nel contratto di Governo. Ecco in dettaglio il testo del comunicato, che alla luce dei numerosi commenti che in queste ore vengono rilasciati sul nostro sito, riassume perfettamente lo stato d’animo dei lavoratori.

Pensioni anticipate, ok quota 100 ma non dai 64 anni
L’ articolo pubblicato in queste ore sulla pagina ufficiale Anief  ‘Quota 100, spunta la clausola dei 64 anni di età. Anief non ci sta: si tenga fede alla promessa, senza cambiare le carte in tavola’ , che riporta il comunicato spiega dettagliatamente la posizione del sindacato. La quota 100, si legge, in questi termini “rischia di trasformarsi in una beffa“. “La fatidica soglia-  si legge nel comunicato-  frutto della somma degli anni anagrafici e di quelli contributivi, per mesi indicata dal M5S come imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, potrebbe valere solo a partire da una soglia minima. Questa, perlomeno, è la richiesta formulata in queste ore dalla Ragioneria generale dello Stato“.

Lo sostiene il sindacato Anief che precisa “a questo punto, è chiaro che se il neonato governo vorrà tenere fede a quanto detto nel corso della campagna elettorale sarà obbligato a reperire i finanziamenti utili. Altrimenti, ci troveremo davanti all’ennesima promessa incompiuta” . “I lavoratori non accetterebbero – puntualizza il sindacato – un passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il novello assetto parlamentare e governativo. Anzi, per i lavoratori della scuola serve sempre l’inclusione tra le categorie che svolgono una professione usurante”.

Marcello Pacifico, leader di Anief-Cisal, dice convinto: “introdurre la clausola dei 64 anni d’etàandrebbe a costituire un grave cambiamento del programma di governo: nessuno ha obbligato i partiti a promettere la nuova soglia. Visto che si sono presi l’impegno, evidentemente gradito dalla maggior parte degli italiani, ora è bene portarlo avanti. Costi quel che costi. Come si sono trovati i soldi per sanare altre emergenze nazionali, ora si trovino quelli utili per mandare in pensione chi ha lavorato una vita e ora vuole passare la mano”.

Pensioni anticipate 2018, lavoratori al Governo: su Quota 100, i patti non erano questi!
Lucio adirato scrive: “Questa è la conferma che non bisogna dar mai retta a ciò  che viene detto in campagna elettorale perché tra il dire e il fare c’é sempre di mezzo il mare: BUFFONI ! Lasciate la Fornero che é meglio“. Franco con tono ironico avverte il neo Governo: “Stiamo rientrando sulla Terra e, dopo essere stati sulla Luna con giretto su Marte; il libro dei sogni diventa realtà ed i numeri sono numeri. Che Babbo Natale non esistesse lo sapevamo già, ma qualcuno stragiurava di averlo visto passare con le renne sul cupolone. Per cortesia, già abbiamo mal digerito la Fornero, ora non facciamo scemenze. NON toccare i nostri soldi, NON fate gli illusionisti, NON raccontate balle. Tenete presente che la gente ha memoria lunga e ….dopo 5 anni si paga dazio. Renzi docet. Giù le mani dalle pensioni degli italiani”.

Giorgio deluso: “Paletti su paletti, addirittura decurtazione dell’assegno… aiuto! Teniamoci ben stretta la Fornero!” Isabella sembra sposare in pieno il comunicato dell’Anief e scrive: “Nel rimarcare che in campagna elettorale nessuno dei vincitori oggi seduti in Parlamento, avevano dettagliato il loro progetto di riforma della famigerata Fornero nei termini che leggiamo in queste ore, non posso che condividere i commenti di chi mi ha preceduto con una inevitabile distinzione: non scriverò mai ” meglio la Fornero “. Abbiamo scelto questo Governo anche per i temi proposti e condivisi. Ora è quanto mai necessario pretendere che si rispettino i patti e le promesse”.

leggi anche


Tale comportamento inasprisce ulteriormente l’attuale legge colpendo le fasce che hanno sofferto gli aspetti della cig e della mobilita’ con l’effetto di allungare ulteriormente e tempi di pensionamento oltre alla penalizzazione con i nuovi sistemi di calcolo. Brambilla a nome della lega non stanno mantenendo, mobilitiamoci contro nuovi populisti demagogici...

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domenica 3 giugno 2018

Morto Sacko Soumayla, attivista dell'Unione Sindacale di Base

Sacko Soumayla, originario del Mali e attivista dell'Unione Sindacale di Base

La dottrina xenofoba della Lega, sposata dal M5S e architrave del nuovo
Governo Conte ha fatto scorrere il primo sangue.
La vittima è Sacko Soumayla, originario del Mali e attivista dell'Unione Sindacale di Base, in prima fila nelle lotte per i diritti sindacali e sociali dei braccianti di Gioia Tauro.
E' stato ammazzato a fucilate ieri sera mentre insieme ad altri migranti si trovava nei pressi di una fabbrica dismessa forse per cercare lamiere o cartoni con cui costruire la propria baracca.
L'accusa infame che stesse rubando è da rispedire al mittente, poichè, come hanno dichiarato gli stessi investigatori, non esiste alcun proprietario
che possa rivendicare l'eventuale asportazione del materiale.
A questo omicidio dobbiamo dare la più grande risposta possibile,
cominciando dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma per il 16 giugno.

HANNO UCCISO UNO DI NOI

Domani 4 giugno sciopero dei braccianti con assemblee.

"Ce ne hanno ammazzato un altro.

Dopo Abdel Salam a Piacenza un altro lavoratore migrante, il ventinovenne maliano Soumaila Sacko, interno al percorso di lotte di USB tra i braccianti della piana di Gioia Tauro, è stato ammazzato ieri sera mentre insieme ad altri migranti si trovava nei pressi di una fabbrica dismessa forse per cercare lamiere o cartoni con cui costruire la propria baracca. È stato raggiunto da uno dei colpi di fucile sparati da 150 metri da sconosciuti.

Nessun motivo dietro l’aggressione, nessun rapporto era mai esistito tra i migranti che si spaccano la schiena nella raccolta di agrumi della Piana e l’assassino. Basta la pelle nera, basta sapersi protetto e condiviso dalle dichiarazioni del neoministro degli interni Salvini,
di quello prima Minniti e di quello prima ancora Alfano.

Legittima difesa, respingimenti, pugno di ferro, fine della pacchia è sulla scorta di queste indicazioni che l’assassino ha ritenuto un suo diritto aprire il tiro al bersaglio su Soumaila e i suoi fratelli. Non c’è un solo responsabile, non c’è nessuna casualità, c’è un clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie richieste dall’Unione Europea e attuate da tutti i governi.

Che i tempi sarebbero stati duri per i migranti e per chi si organizza per ottenere i propri diritti si era capito dal giorno dopo le elezioni del 4 marzo e durante tutta l’ignobile farsa della nascita del nuovo governo. Minacce ad ogni piè sospinto ai migranti, truce e continuo appello a una legalità che non è giustizia sono stati il leit motiv di un clima che ieri, a San Calogero, si è materializzato nell’assassinio di Soumaila e il ferimento di un altro fratello migrante.

Daremo una risposta, la più grande possibile, a questo omicidio, cominciando dallo sciopero generale dei braccianti proclamato dall’USB per lunedì 4 giugno e dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma il 16 giugno a Roma.

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venerdì 1 giugno 2018

Istat: Record storico degli Occupati nei Contratti a Tempo

Occupati

Ad aprile il tasso di disoccupazione in Italia resta stabile all'11,2%. "Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è tornata sui livelli della seconda metà del 2012", su cui viaggia ormai già da tempo, spiega l'Istat. Tuttavia la stima delle persone in cerca di occupazione registra un aumento dello 0,6% (+17 mila) su marzo e dello 0,8% (+24 mila) su base annua.
Il numero dei disoccupati si attesta così a 2,912 milioni.

Ad aprile la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni continua a diminuire sensibilmente (-0,6%, -74 mila). In rialzo, invece, la disoccupazione giovanile che ad aprile si attesta al 33,1% (+0,6 punti percentuali). Su base annua, invece, si registra un calo di 2,5 punti. I livelli pre-crisi restano comunque molto distanti: il tasso attuale è di circa 13 punti più alto. In Europa Eurostat indica una diminuzione del tasso di disoccupazione all'8,5% ad aprile rispetto all'8,6% del mese precedente. Il valore è superiore al consenso degli economisti che si aspettavano una lettura dell'8,4%.

Nonostante una disoccupazione stabile, in Italia il numero degli occupati ad aprile ha raggiunto il record storico. In base ai dati Istat il numero ha toccato i 23,2 milioni, il massimo dal 1977, data di inizio delle serie storiche. Dopo 10 anni si è quindi tornati ai livelli pre-crisi dato che il numero di occupati supera di 23 mila unità il livello raggiunto ad aprile 2008. Ma questa crescita è frutto di un mercato del lavoro trasformato: è aumentata la quota delle donne occupate, i lavoratori sono più anziani e si contano più contratti a tempo determinato.
Torna inoltre a crescere la disoccupazione giovanile

Secondo la fotografia dell'Istat ad aprile la stima degli occupati continua a mostrare una tendenza alla crescita (+0,3% rispetto a marzo, pari a +64 mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,4% (+0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente). La crescita congiunturale dell'occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni.

L'aumento maggiore ad aprile si stima per le donne (+52 mila) e per le persone di 35 anni o più (+77 mila). Prosegue la ripresa degli indipendenti (+60 mila) e dei dipendenti a termine (+41 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-37 mila). La stima delle persone in cerca di occupazione ad aprile registra un aumento dello 0,6% (+17 mila).

Su base annua l'aumento degli occupati è del +0,9% (+215 mila). Anche in questo caso la crescita interessa donne e uomini e si concentra tra i lavoratori a termine (+329 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-112 mila) e gli indipendenti rimangono stabili. Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+328 mila) e i giovani 15-24enni (+78 mila)
mentre calano gli occupati tra i 25 e i 49 anni (-191 mila).

"Nel momento in cui mi accingo a lasciare il mio incarico di governo, posso dire che i dati Istat relativi al mese di aprile, con 64mila occupati in più rispetto al mese precedente, testimoniano come l'attività di questi anni abbia prodotto risultati positivi", ha commentato a acldo il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti.

"Il numero complessivo degli occupati, 23 milioni e 200mila, evidenzia un aumento di 1milione e 34mila unità rispetto a febbraio 2014 e rappresenta il livello più alto dall'inizio delle rilevazioni dell'Istituto, superando anche il picco che si era registrato ad aprile 2008. Contemporaneamente, i disoccupati sono diminuiti di 346mila unità e gli inattivi di oltre 1 milione",
ha osservato Poletti. Non solo.

"Il tasso di disoccupazione giovanile, che resta il problema più acuto per il nostro mercato del lavoro, insieme alla bassa partecipazione delle donne, che pure segna il suo massimo, al 49,4%, è diminuito di circa 10 punti percentuali", ha aggiunto, augurandosi "che il nuovo governo possa continuare sulla strada intrapresa senza disperdere quanto di buon è stato fatto in questi anni".

Il numero dei disoccupati si attesta così a 2,912 milioni


Tuttavia per il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, i dati dell'Istat sull'occupazione "confermano una tendenza in atto da tempo ovvero che il lavoro cresce, ma solo quello precario". Una situazione "non piacevole con le aziende di fatto costrette ad assumere lavoratori solo con forme contrattuali non stabili. A pesare è il costo del lavoro e l'incertezza del futuro, resa ancora più forte in questa fase di profonda crisi politica. Ma guardiamo con preoccupazione anche ai dati relativi all'inflazione che fatica a raggiungere l'obiettivo del 2%, complice una ripresa che è sempre più simile a una stagnazione", ha notato Ferrara.



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giovedì 31 maggio 2018

Pensioni : Di Maio apre a Mattarella e Salvini

pensioni anticipate


Le ultime novità sulle pensioni anticipate ad oggi 30 maggio 2018 continuano a susseguirsi di ora in ora, nella giornata di ieri sembravano imminenti le prossime elezioni, si ipotizzava il ritorno alle urne il 29/7, Salvini su La7 aveva rassicurato gli elettori che nonostante la bocciatura di Mattarella al Governo era ancora possibile modificare la Fornero facendo appello ai presidenti di Camera e Senato di insediare le commissioni, oggi la nuova riapertura di Di Maio a Mattarella e alla Lega. I lavoratori sempre più in apprensione seguono con attenzione le mosse dei due leader per comprendere se il Governo Giallo-Verde vedrà la luce e con esso le riforme promesse: quota 100/41 e opzione donna.

Pensioni anticipate 2018: tutto ancora possibile?
Già nella giornata di ieri Salvini aveva rassicurato i suoi elettori e quanti ansiosi gli avevano scritto su Facebook per sapere se il contratto di Governo stilato con il M5S sarebbe dunque divenuto carta straccia. Parlando su La7 il leader del Carroccio avrebbe infatti confermato le proprie intenzioni sul comparto previdenziale, nonostante il quadro politico davvero incerto.

Salvini avrebbe ribadito l’intenzione di portare avanti la sua lotta contro la riforma Fornero portando avanti il suo programma, quota 100/41 e opzione donna , possibilmente, ha fatto intendere, al Governo se riuscirà a vincere le prossime elezioni o in Parlamento se non si potrà fare altro. Le donne che ambivano alla proroga di opzione donna su facebook alternano amarezza e delusione per l’attuale stallo e speranza che qualcosa possa cambiare nel prossimo futuro. Le donne sono stanche di attendere, dicono, talune sono anche disoccupate, e sperano che Salvini e Di Maio trovino l’accordo con Mattarella per salire alla guida del Paese e mantenere le promesse. Esausti anche gli esodati, 6.000 famiglie, che attendono che la loro causa divenga la priorità indipendentemente che si formi un Governo tecnico o un governo Giallo-Verde, la vita delle persone non può dipendere così a lungo dallo stallo politico creatosi.

Riforma pensioni: si riaprono i giochi tra M5S-Lega? Damiano ‘arginare il populismo’
Di Maio ritratta la linea dura col Colle, una maggioranza c’è, ha affermato, parta il nostro Governo. Siamo pronti, titola il fatto quotidiano, a collaborare con Mattarella. Poi specifica il titolo, si ‘riapre la trattativa con la Lega’. Una partita, quella che sembra si stia giocando, che non pare avere mai fine. Gli elettori continuano a chiedersi cosa ne sarà di loro, specie quanti avevano votato M5S e Lega proprio per le promesse fatte in campagna elettorale che garantivano la modifica alla riforma Fornero, donne e precoci in primis. I pensionandi e non solo sperano che queste diatribe finiscano e con responsabilità si decida come far partire un Governo che possa guidare il Paese, verso il male minore.

Per Damiano è giunta l’ora di arginare il populismo e critico, nella sua ultima nota stampa, afferma: “Un programma di Governo giallo-verde che, nella parte esplicita, richiedeva decine di miliardi di risorse (abolire la legge Fornero, istruire flat tax e reddito di cittadinanza) e, nella parte implicita, il cambio delle alleanze internazionali e l’uscita dall’Euro, non avrebbe retto alla prova dei fatti. Il problema è che, a furia di alzare la posta, fino a mettere in discussione la figura e il ruolo del Presidente della Repubblica, si minano le basi della democrazia e della Costituzione. A farne le spese sarà l’Italia”. “Il Pd, in questo drammatico frangente, può svolgere un ruolo importante. In primo luogo occorre perseguire l’obiettivo del massimo dell’unità e della coesione interna e allargare il campo delle alleanze al di fuori dei confini attuali del centrosinistra al fine di costruire un argine efficace al populismo e alle avventure”, conclude.

Salvini sta Prendendo in Giro TUTTI ...


Salvini sta Prendendo in Giro TUTTI ...
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venerdì 25 maggio 2018

30 anni in fabbrica: Operaio licenziato da una macchina



La lettera dell'azienda: "Sa fare il tuo lavoro"



L'operaio, 61 anni, non ci sta: "Mi manca poco alla pensione, lavorare lì per me era la vita". Fallito tentativo di conciliazione con i sindacati. L'avvocato: "Ha anche una disabilità, per lui molto difficile la ricerca di un nuovo impiego"

Per tren'anni ha lavorato a Melzo in provincia di Milano per la Greif Italia S.p.a., ramo italiano di una multinazionale che produce taniche e altri contenitori a Melzo. Per quasi tutta la sua vita professionale, ha dovuto convivere con una pesante disabilità, visto che nel 1991 ha perso una mano. Ora all'operaio, un 61enne marocchino, l'azienda comunica che è licenziato.

La ragione: è stata inventata una macchina che svolge automaticamente il lavoro a cui lui così a lungo è stato assegnato: la posa dei tappi provvisori sui flaconi appena prodotti, prima della verniciatura. Nella lettera di "licenziamento per giustificato motivo oggettivo con esonero dal preavviso", l'azienda è chiara: "La nostra società ha installato una macchina, denominata 'Paint cap applicator', che svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto. Viene così soppressa la Sua posizione lavorativa".

La ditta riconosce all'uomo l'indennità di legge. Ma lui, che per un'intera vita lavorativa ha servito la stessa azienda, non ci sta. "Mi manca poco alla pensione, appena quattro anni. Lavorare lì per me era la vita. Che almeno mi pagassero i contributi". Un tentativo di conciliazione, mediato dai sindacati, sarebbe fallito. Nel dramma del lavoratore marocchino c'è quello di intere generazioni di lavoratori, 
il cui mestiere dall'oggi al domani viene svolto da computer e macchinari.


Mirko Mazzali, avvocato penalista a cui l'uomo si è rivolto, commenta: "Non si può licenziare una persona che ha lavorato trent'anni in un posto, prossima alla pensione, perché una macchina ha preso il suo posto. Tanto più se si tratta di una persona con una disabilità tale da rendere difficoltosa la ricerca di un nuovo impiego". 



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 ISCRIVETEVI AL GRUPPO 
Disoccupati che si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro IN RETE.
Sarebbe importante Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE
per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di tutti i Cittadini Italiani. 

mercoledì 23 maggio 2018

Disoccupati 40enni sono scartati dalle Aziende


«I disoccupati over 40 in termini numerici sono il 30% in più dei giovani disoccupati. 
È fenomeno che si va via via allargando, ma nessuno se ne occupa». 

Susanna (nome di fantasia) a 40 anni è andata a fare uno stage in un’azienda, che alla fine non l’ha assunta. Hanno preso un ragazzino molto più giovane di lei, perché con gli incentivi costava meno. «I disoccupati over 40 in termini numerici sono il 30% in più dei giovani disoccupati. È fenomeno vecchio, che si va via via allargando, ma nessuno se ne occupa», denuncia Giuseppe Zaffarano, presidente dell’Associazione Lavoro Over 40, che con i suoi sportelli dal 2004 supporta i lavoratori senior che nessuno vuole più. È il bacino di popolazione senza lavoro più ampio, vista l’età media italiana di 45 anni e la scarsa natalità.

Zaffarano ha vissuto sulla propria pelle l’uscita dal mondo del lavoro in età avanzata, e sa bene cosa significa. «La nostra è una guerra contro la discriminazione per età», dice. Dai 35 anni in su, si contano oggi oltre 1,5 milioni di disoccupati, di cui 1 milione concentrato solo nella fascia 35-49 anni, la fascia in cui in termini percentuali è più aumentata la disoccupazione, registrano un +3,4% in un anno. «Con la crisi e la legge Fornero, che ha spostato in avanti l’età pensionabile, la disoccupazione in età matura è esplosa», dice Zaffarano.

Agli sportelli dell’Associazione Lavoro Over 40, presenti in Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania, Umbria e Liguria, si rivolgono ogni anno circa 400 persone in condizioni disperate, dopo aver tentato tutti i canali per reinserirsi nel mondo del lavoro. «Arriva gente disoccupata anche da cinque o sei anni», racconta Loredana Stincardini, volontaria dello sportello di Perugia. «Perdi il lavoro a 34-35 anni e già sei troppo vecchio per molte aziende. In tanti in questa fascia d’età sono disoccupati di lungo periodo». Secondo i dati forniti dall’associazione, il 31% è disoccupato da due a cinque anni, il 32% da oltre cinque anni. «I trentenni man mano diventano quarantenni, e restano sempre nella stessa condizione», spiega Stincardini. E più si avanti con l’età, più la situazione peggiora. Chi ha perso il lavoro tra i 46-55 anni, nel 60% dei casi è disoccupato da più di due anni. Con ricadute personali disastrose. «Alcuni finiscono per depauperare le ricchezze personali, in tanti finiscono seduti attorno ai tavoli delle mense della Caritas», raccontano.

Il 77% dei lavoratori senior si è visto rifiutato perché “costa più dei giovani” e perché “gli incentivi economici per persone mature” sono “carenti”.
Il 31% è disoccupato da due a cinque anni, il 32% da oltre cinque anni.
Tra sgravi e competenze “più fresche”, le aziende preferiscono i più giovani. Il 77% dei lavoratori senior si è visto rifiutato perché “costa più dei giovani” e perché “gli incentivi economici per persone mature” sono “carenti”. Gli unici sgravi usati sono quelli per i lavoratori over 50 disoccupati da più di due anni: al di sotto di questa sogli d’età, si trova poco. «Senza sgravi alle assunzioni, molti finiscono così per fare al massimo qualche lavoro in nero», dice Stincardini. «Sono persone che hanno molta esperienza, con professionalità specifiche, che però andrebbero riqualificate per nuovi lavori. Servono corsi di aggiornamento e formazione. C’è chi è rimasto per 15-20 anni nella stessa azienda e che viene da un mondo in cui il lavoro si trovava nei centri per l’impiego, ma oggi non è così».

Accompagnati alla porta dal datore di lavoro, intorno a loro trovano il deserto. Il 94% dice di aver avuto un’esperienza “pessima” con i centri per l’impiego. E l’87% racconta lo stesso delle agenzie private. Eppure oltre la metà (56%) sarebbe disposto a fare “qualunque lavoro che permetta di vivere” e il 39% è pronto anche a trasferirsi in Italia o all’estero. E alla fine in tanti (57%) tentano la via del lavoro autonomo. Si ricorre all’idea di farsi un’impresa propria, insomma, più per costrizione che per voglia. E il 21% ci ha provato, ma senza successo.


«Si parla sempre di disoccupazione giovanile rappresentandola come unico problema da affrontare nel mondo del lavoro», dice Zaffarano. «È certamente un grave problema, ma non bisogna trascurare le altre classi di disoccupati». Molti di questi disoccupati sono genitori, anche se magari per ragioni economiche si sono fermati solo al primo figlio. «La disoccupazione in età matura ha ricadute più ampie», spiega Zaffarano, «perché riguarda una generazione "cerniera" tra i giovani e gli anziani. Senza la serenità del lavoro, il disoccupato maturo non può aiutare i figli negli studi e nei primi passi nel mondo del lavoro, costringendoli ad accettare qualsiasi lavoro. E le conseguenze ricadono anche sugli anziani, spesso mantenuti dai figli stessi».



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Openjobmetis: 1.400 Lavori in Italia per l'estate


Openjobmetis apre molte nuove opportunità di lavoro in vari settori per la stagione estiva:
sono più di 1.400 le figure professionali ricercate su tutto il territorio nazionale.
Lombardia ed Emilia Romagna sono le regioni con il maggior numero di posizioni aperte,
 seguite dal Piemonte e dalla Sicilia, confermandosi zone particolarmente attive.

Ed ecco alcune posizioni aperte, tra le oltre 1.400 ricerche attive nei vari settori. Nel settore horeca e turismo, sono ricercate oltre 300 figure: non solo camerieri, baristi, cuochi e aiuti cuochi, ma anche receptionist e animatori turistici sono tra i profili ricercati nelle aree del Nord e del Sud e Isole, dove molte strutture ricettive e turistiche hanno necessità di ampliare il personale per il periodo estivo.

In ambito vendite - tra grande distribuzione organizzata e retail - parliamo di oltre 200 ricerche attive per supermercati food (scaffalisti e specialisti di reparto) e catene di abbigliamento, accessori e calzature (Addetti vendita) per la prossima stagione dei saldi estivi e la sostituzione di personale diretto in ferie.

In primo piano anche posizioni nel settore logistica e agroalimentare: a Parma, ad esempio, sono ricercati ben 180 figure tra magazzinieri e addetti carico/scarico, di cui 120 prevedono un corso di formazione in preparazione dell’attività lavorativa. Sul settore agroalimentare, invece, tra gli altri, ricerchiamo addetti alla cernita della frutta, senza particolare esperienza pregressa ma con massima flessibilità per coprire il picco di lavoro previsto.

Infine, segnaliamo numerose posizioni per il settore sanità, con ricerca di Oss e Asa per Rsa e case di cura, per la sostituzione ferie del personale diretto e badanti conviventi per la nostra divisione family care: sono oltre 200 i candidati ricercati in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana per questa posizione. "Ci troviamo sicuramente di fronte a uno dei periodi più adatti per inserirsi nel mondo del lavoro", ha dichiarato Laura Piccolo, responsabile grandi clienti di Openjobmetis.


"Come agenzia per il lavoro -ha continuato- gestiamo posizioni aperte di numerose aziende su tutto il territorio nazionale, tra cui importanti società di grandi dimensioni, che sono alla ricerca di figure da inserire durante il periodo estivo. Non parliamo solo di ruoli con esperienza, ma in molti casi anche di figure da formare attraverso corsi dedicati". In tutti i settori, tra le caratteristiche più richieste vi sono: flessibilità e disponibilità a lavorare su turni, oltre ad una anche minima pregressa esperienza, standing e conoscenza di almeno una lingua straniera, soprattutto per i settori Gdo e Horeca.


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mercoledì 16 maggio 2018

Boeri difende i Rider



L'Inps scende in campo per i diritti dei rider. 
"Stiamo lavorando", dice il presidente Tito Boeri "per definire forme di monitoraggio delle piattaforme di intermediazione della gig economy" ossia l'economia di quei lavoretti, fatti di solito dai giovani per arrotondare, ma che possono trasformarsi in altro sia per la disoccupazione che per la difficoltà di arrivare alla fine del mese. Il controllo, aggiunge Boeri, servirà "per vincolare da un lato il datore di lavoro a versare i contributi e dall'altro per tutelare i lavoratori per esempio in caso di malattia o maternità. L'obiettivo è "registrare quelle piattaforme ed essere noi stessi una piattaforma".

"40 km in bici per 4 euro a pizza", la mia vita da rider

"La gig economy - ha osservato Boeri - è un fenomeno nuovo sul quale non siamo attrezzati. E un fenomeno complesso che crea opportunità di lavoro per chi ha esigenze temporanee di reddito, come per esempio gli studenti che hanno bisogno di elevata flessibilità e che quindi non possono avere un rapporto strutturato".


"C'è però un problema - ha proseguito Boeri - nasce come lavoro autonomo, ma ha caratteristiche tipiche di lavoro subordinato, spesso il committente è unico, le modalità non sono tali da coniugare flessibilità con le tutele per i lavoratori. Per questo - ha concluso - siamo al lavoro per cercare di definire modalità che ci permettano di monitorare queste piattaforme".



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martedì 15 maggio 2018

Scoperti i Furbetti della Reggia di Caserta



Al bar o in pizzeria durante l'orario di lavoro. 
Obbligo di firma disposto per due dipendenti. 
Le indagini partite dopo il clamoroso furto nel 2016



Dovevano tenere sotto controllo la Reggia di Caserta invece, durante l'orario di lavoro, si assentavano per ore, magari per mangiare una pizza oppure per svolgere commissioni personali. Per questo motivo due sorveglianti della Reggia, Giovanni Maiale e Raffaele Narciso, sono stati raggiunti da due misure cautelari notificate dagli agenti della squadra mobile di Caserta: obbligo di firma prima di entrare in servizio e dopo avere terminato l'orario di lavoro. Altri quattro dipendenti della sovrintendenza sono indagati in stato di libertà. 
Gli accertamenti erano partiti dopo il clamoroso furto dell'incasso alla buvette della Reggia nel 2016: quando la polizia acquisì le immagini della videosorveglianza insieme alle indagini sui ladri scattò anche quella sui dipendenti della Reggia. Se fossero stati al lavoro quando avvenne il furto probabilmente i ladri sarebbero stati presi in flagranza. 
Nel corso delle indagini sono stati acquisiti diversi video in cui si vedono gli indagati allontanarsi dalla Reggia senza alcuna autorizzazione. Dopo avere timbrato l'ingresso in servizio lasciavano il posto di lavoro per svolgere commissioni o andare a mangiare una pizza. Altre immagini li ritraggono al bar o a fare la spesa. In alcune occasioni sono anche tornati a casa per poi ripresentarsi, a fine turno, solo per vidimare l'uscita. 
Molti dei dipendenti della Reggia, due anni fa, firmarono una nota sindacale in cui accusavano il direttore all'epoca appena arrivato, Mauro Felicori, di "lavorare troppo".

Leggi tutto sul Nuovo Direttore

http://cipiri.blogspot.it/2016/03/reggia-di-caserta-migliore-col-nuovo.html

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