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lunedì 16 aprile 2018

Fornero a Salvini: Zero fiducia in lui, spero non faccia danni





"Molte promesse già sparite, il bagno di realismo è già iniziato",
dice l'ex ministro autore della contestata riforma

«In questo momento l'economia sta andando discretamente, potrebbe essere sul sentiero di crescita e questo è importante. Un governo che rafforzi questo percorso sarebbe una benedizione, un governo che invece intralci o possa fare danni è peggio della mancanza di un governo». È l'opinione di Elsa Fornero, già ministra del Welfare, ai microfoni di Radio Cusano Campus. E su Salvini è netta: «Non ho nessuna fiducia nelle sue capacità politiche. È stato eletto, se avrà la maggioranza governi, provi a fare le cose che ha detto sperando che non faccia troppi danni».

Promesse elettorali
Quanto alle promesse elettorali che sono state avanzate da diversi partiti e che «stanno scomparendo», Fornero osserva: «Diciamo che è cominciato il bagno di realismo. Un conto è promettere, un altro è fare davvero le cose. Gli italiani poi non hanno tutti gli stessi problemi, magari i problemi di un gruppo sociale sono opposti ai problemi di un altro gruppo sociale. Fare politica vuol dire fare delle scelte che non potranno mai essere unanimamente gradite. Le difficoltà in campagna elettorale vengono sempre nascoste, si preferisce illudere i cittadini. Spero che il Presidente Mattarella sia sufficientemente fermo per chiedere e ottenere un Governo che abbia un programma ragionevole, realistico, che vada incontro alle esigenze più sentite. E tra le esigenze più sentite non c'è la cancellazione di riforme. L'esigenza più sentita è il lavoro, ma anche qui bisogna fare attenzione a non illudere».

Pensioni
Quanto alla sua contestata riforma delle pensioni, Fornero conclude: «Si è parlato molto della mia riforma e poco dei baby pensionati che in parte l'hanno provocata? E' una storia antica. Fu un errore nato proprio da illusioni politiche. Qualcuno pensava che bastasse promettere per fare felici le persone. Quando ero Ministro mi sono chiesta se si potesse ancora agire su queste pensioni, che oggi sono basse e destinate a persone che nel tempo sono diventate anziane. Bisognerebbe fare un'opera al setaccio per togliere la pensione a chi ha un patrimonio importante e quella pensione non se l'è guadagnata. Ma è difficile andare a correggere errori del passato».


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L’abolizione della riforma delle pensioni Fornero 
avrebbe un costo difficilmente sostenibile dal sistema
 previdenziale portando a 85 miliardi il debito pensionistico.
Sui vitalizi ha poi spiegato che non è una battaglia soltanto simbolica, ma che potrebbe consentire grandi risparmi, nell’ordine dei 150 milioni di euro l’anno che ...

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Riforma Pensioni : Uscita a 60 anni, stop ADV e Privilegi



Le ultime novità sulla riforma pensioni 2018

 in questo clima di incertezza politica ruotano intorno ai

desiderata dei lavoratori e agli appelli al prossimo Governo, qualunque esso sia. Le persone si

aspettano una radicale riforma della Legge Fornero, sebbene recentemente Boeri durante Mezz’ora in più, la trasmissione di Rai 3,
abbia ribadito con forza che la totale abolizione della stessa sarebbe un

errore. Bisognerebbe piuttosto insistere, ha detto convinto, sull’abolizione dei privilegi: “uniformando le

pensioni dei parlamentari a quelle dei normali cittadini si potrebbero ottenere risparmi per 150 milioni di euro”.

Ecco le richieste dei cittadini al Governo che siederà alla guida del Paese

Riforma pensioni, ultime oggi: quali priorità per i cittadini?
Tra le richieste maggiori sui social, in ogni gruppo, si legge: Maggiore equità nei trattamenti

previdenziali, la nona ed ultima salvaguardia per gli esodati, la possibilità di poter uscire

anticipatamente dal mondo del lavoro, anche pagando pegno, le donne in primis che chiedono

l’estensione dell’opzione donna .

Vi è poi chi ribadisce con forza la necessità di stoppare il meccanismo

ancorato all’aspettativa di vita che porta ad incrementare nel tempo l’età di uscita alla pensione e chi

chiede, in ultimo, di poter uscire a 60 anni o con 40 anni di contributi. Questi ultimi sono coloro che

ancora ambiscono nella quota 100 senza paletti, ossia come somma tra età anagrafica e contributiva.

Le conferme di queste tendenze giungono quotidianamente sui social, l’ultimo sondaggio è stato

lanciato un’ora fa da Mauro D’Achille, amministratore del gruppo  pensioni e lavoro: Problemi e

soluzioni, ecco la sua domanda e le prime risposte.

Pensioni 2018, al Governo chiederei che:
D’Achille si rivolge a quanti spesso leggono ma non commentano e non esternano le proprie idee,

chiedendo anche a loro di essere propositivi e fare proposte al nuovo Governo: “Dico a te, che leggi


quasi sempre e non scrivi quasi mai:
Se tu, proprio tu, avessi l’opportunità di esporre ad un politico di vertice una tua proposta, quale

faresti?”. In pochi minuti sono già emerse risposte interessanti:

-Silvano scrive: ” La prima cosa che chiederei è eliminare da subito l’ Aspettativa di Vita È ingiusto

che sia calcolato senza tener conto della tipologia di lavoro svolto,

un lavoratore che ha fatto un lavoro usurante non

può avere la stessa aspettativa di un impiegato dirigente politico”

-Tommaso aggiunge: “Prorogare Ape social e semplificare la burocrazia, oltre a proseguire sulla

separazione fra assistenza e previdenza, ma ce ne sarebbero tante” poi , precisa: “Evidenziare

soprattutto il ruolo delle donne e mamme che crescono i figli piccoli e assistono gli anziani, visto che

ricadono economicamente sulle famiglie e spesso si sacrificano e risultano avere meno contributi,

garantire qualche anno in meno per poter andare in pensione

-Alessandra: “Flessibilità in uscita a 60 anni.Pensione in base ai contributi versati”

-Sereno: “proporrei l’ uscita dal lavoro volontaria , libera , autonoma con quattro fasce d’ uscita :

40- 41- 42 -43.di contributi versati.Al giorno d’oggi si predica molto x la libertà della persona e si

fanno discriminazioni così grandi come la legge Fornero ??

-Nicletta: “Flessibilità in uscita per tutti”

Stop adv: richiesta che va per la maggiore
Sebbene lo si sappia da tempo che lo stop dell’adv è una delle richieste che va per la maggiore, in

pochi minuti, da questo sondaggio, ne abbiamo la conferma:

– Michele: “Innanzitutto stop adv”

-Daniela: “separazione tra previdenza ed assistenza!

E poi, prima cosa, togliere aumento per aspettativa di vita”

-Giorgio: “Separazione assistenza previdenza. Rivedere ADV. Rendere strutturale ape social,

riconoscimento lavoro di cura per le donne, rivedere le regole sui.precoci ( tempi biblici)”

-Vincenzo: 1) che un diritto non può essere solo riconosciuto

dalle disponibilità economiche del paese

2)che la migliore riforma delle pensioni è l’occupazione di tutti i disoccupati 3) che si finisca di fare

cassa sulle pensioni con riforme nel nome di salvaguardare i giovani

4)eliminare tutte quelle norme che

impongono lacci e laccioli per ritardare la pensione ,adv, lavori usuranti o meno usuranti, perchè

qualcuno mi deve spiegare perchè un impiegato pendolare che si alza alle 6 del mattino per andare a


lavorare e torna a casa alle 19.00 cosa è ?



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Pensioni : Impossibile Abolire la Fornero e quota 41 o 100


E’ tornato a parlare Tito Boeri, 
presidente dell’ INPS e come sempre le sue parole sono pesanti 
e si porteranno dietro molte discussioni. 
Durante la trasmissione di Rai 3  Mezz’ora in più, intervistato da Lucia Annunziata il presidente ha parlato della riforma Fornero sulle pensioni e dei suoi costi per abolirla definendoli  insostenibili. Inoltre è tornato anche su un altro argomento molto spinoso, i vitalizi e i benefici che porterebbe la loro abolizioni. Ecco le ultime novità di oggi sulle pensioni anticipate!

Ultime novità Pensioni anticipate 2018: Boeri su vitalizi e riforma Fornero
Boeri non ha usato mezzi termini parlando di pensioni anticipate e ha ribadito come “L’abolizione della riforma delle pensioni Fornero determinerebbe una “doppia iniquità” a carico di chi ha già pagato il costo di quella riforma (come ad esempio opzione donna ) e delle generazioni più giovani. Ed avrebbe un costo difficilmente sostenibile dal sistema previdenziale portando a 85 miliardi il debito pensionistico”. 
I costi vivi ed immediati sarebbero intorno
 ai 11- 15 miliardi secondo il presidente dell’ INPS.

Sui vitalizi ha poi spiegato che non è una battaglia soltanto simbolica, ma che potrebbe consentire grandi risparmi. Secondo Boeri con un ricalcolo contributivo dei vitalizi “ci sarebbero stati risparmi importanti, non solo simbolici, 
nell’ordine dei 150 milioni di euro l’anno”.

Pensione anticipata ultime news, quota 100 e quota 41 insostenibili secondo Boeri

Boeri durante l’intervista all’Annunziata ha parlato di pensioni e di legge Fornero, ma poi è tornato anche sul tema della quota 100 e della quota 41. Anche in questo caso il presidente è critico, spiegando che “la proposta di quota 100 e dei 41 anni di contributi minimi secondo le nostre stime è ancora più costosa e a mio giudizio non è sostenibile
 e potrebbe costare 105 miliardi di debito pensionistico”.






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venerdì 13 aprile 2018

Riforma Pensioni: M5S vuole il Coefficiente di Usura



Il Movimento 5 Stelle ribadisce: “La Legge Fornero non verrà abolita ma profondamente revisionata”. L’idea è di introdurre un coefficiente di usura con il quale verrà stabilito quali lavoratori andranno in pensione prima degli altri.

Si continua a parlare di una nuova riforma delle pensioni che favorisca
 la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro.

Tuttavia, se da una parte la Lega è intenzionata a cancellare totalmente la riforma Fornero, il Movimento 5 Stelle sembra essere più cauto in merito a questa possibilità.

In questi giorni, infatti, sono arrivate le parole di Pasquale Tridico - economista che Luigi Di Maio ha indicato come possibile Ministro del Welfare in un ipotetico Governo dei 5 Stelle - il quale ha svelato che l’idea non è di abolire totalmente la Legge Fornero bensì di introdurre dei correttivi che consentirebbero l’uscita flessibile dal mercato del lavoro.

Non si tratta di un passo indietro; anche in campagna elettorale il Movimento 5 Stelle non ha mai parlato espressamente di abolizione della Legge Fornero - come invece fatto dalla Lega - ma solamente di una sua profonda revisione.

Quindi mentre Salvini pensa di sostituire la riforma del 2011 reintroducendo un sistema a quote (con una Quota 41 e una Quota 100 per tutti) il Movimento 5 Stelle sta riflettendo su altre possibilità, mantenendo una posizione più cauta.

Una di queste possibilità si chiama coefficiente di usura uno strumento che permetterebbe ad alcuni lavoratori di andare prima in pensione. In che modo? Scopriamolo.

Come funzionerebbe il coefficiente di usura?
Pasquale Tridico nel corso di un’intervista per Radio Capital ha parlato del progetto del Movimento 5 Stelle di rendere più flessibile l’uscita dal mercato del lavoro tramite l’introduzione di un coefficiente di usura.

In poche parole ad ogni categoria di lavoratori verrebbe assegnato un coefficiente in base alla gravosità delle mansioni svolte, permettendo a chi svolge dei lavori più usuranti di andare prima in pensione rispetto a chi invece esegue un mestiere più agevole.

Il primo step quindi dovrebbe essere quello di istituire una commissione che valuti la gravosità di ogni lavoro, così da assegnare un coefficiente di usura per ciascuno.

I requisiti per la pensione - che ricordiamo subiranno una variazione del 2019 - quindi non saranno uguali per tutti poiché dipenderanno dal tipo di lavoro svolto.

A differenza di quanto accade oggi non tutti i lavori usuranti verrebbero considerati allo stesso modo; alcuni infatti saranno valutati più gravosi di altri e di conseguenza chi svolge queste mansioni avrà un percorso agevolato per la pensione.

Una proposta che però non sembra soddisfare i lavoratori. Ad esempio c’è chi ha commentato le parole di Tridico dicendo che non si possono differenziare i lavoratori poiché i contributi “versati alla previdenza sono tutti uguali”, aggiungendo che dopo 40 anni di lavoro 
“tutti sono usurati”.

La Quota 100 del Movimento 5 Stelle
Bisogna precisare però che questo non è l’unico provvedimento che il Movimento 5 Stelle intende approvare così da superare quanto disposto dalla Legge Fornero. Ad esempio - come confermato da Tridico - verrà consentito di andare in pensione a tutti i lavoratori che hanno maturato almeno 40 anni di contributi, ma solamente per coloro 
che hanno compiuto 60 anni d’età.

Una sorta di Quota 100 che permetterà a coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età di andare in pensione anticipatamente rispetto a quanto previsto dagli attuali requisiti. Ricordiamo infatti che oggi per andare in pensione bisogna aver compiuto 66 anni e 7 mesi (e aver maturato 20 anni di contributi) oppure avere un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (per gli uomini) e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Requisiti che aumenteranno ancora nel 2019 visto l’adeguamento previsto dalla Legge Fornero con l’incremento delle aspettative di vita rilevate dall’Istat.


A tal proposito Tridico ha dichiarato che il meccanismo dell’aumento dell’età pensionabile in base alle aspettative di vita potrebbe essere momentaneamente sospeso, reintroducendolo in un secondo momento e legandolo ai suddetti coefficienti di usura.



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Ryanair Assume in Italia



Ryanair cerca personale di bordo per le sue basi europee. A occuparsi della selezione sarà Crewlink, organizzando giornate di reclutamento in tutta Italia (in basso le date). I candidati possono inviare il proprio curriculum alla compagnia low cost irlandese. L'offerta comprende, assicurano dalla Ryanair, non sono mancate nei mesi scorsi le polemiche per le politiche sul lavoro, "formazione gratuita, divisa gratuita per il primo anno e indennità per l'uniforme dal secondo anno, oltre a una di 750 euro per i nuovi assunti". "Offriamo uno stipendio di base competitivo - scrivono in una nota -, un bonus di produttività e di vendita, un contratto garantito di 2 anni e a seguire a tempo indeterminato". "È un'opportunità fantastica per entrare a far parte della compagnia aerea numero uno in Europa - dice Mark Duffy, Head of Talent Acquisition di Ryanair -
realizzare nel 2018 il vostro sogno di diventare membro dell'equipaggio".






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domenica 8 aprile 2018

Inps Annuncia 900 Assunzioni



Boeri riorganizza l’Inps e annuncia 900 assunzioni 

Il Presidente dell’Inps Boeri ha comunicato via twitter che saranno assunti 900 laureati in ingegneria gestionale, giurisprudenza, informatica ed economia. Contestualmente Boeri ha firmato tre documenti di riorganizzazione interna dell’Inps, con riduzione numerica e razionalizzazione delle mansioni dei dirigenti dell’Istituto. Ecco tutte le informazioni.



Boeri cerca di far voltare pagina all’Inps lanciando una riorganizzazione dell’Istituto. Il presidente dell’Inps ha comunicato via twitter di aver firmato tre atti con i quali promette la riduzione dei dirigenti e la contestuale assunzione di oltre 900 laureati in ingegneria gestionale, in giurisprudenza, in informatica e in economia.



L’Inps in questo modo cerca di aumentare la presenza sul territorio, cerca di favorire la riqualificazione e il ringiovanimento del personale. E lo fa attraverso una razionalizzazione della dirigenza, con nuove modalità di conferimento degli incarichi. I tre nuovi documenti, chiamati “determinazioni del presidente” dovrebbero produrre i primi effetti già da settembre.

Si attendono nei prossimi giorni novità e maggiori informazioni sulle 900 assunzioni di laureati. Da quanto si apprende dai tweet di Boeri, per la selezione sarà introdotta una commissione di esperti esterni chiamati a selezionare i futuri dirigenti dell’Inps.




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sabato 7 aprile 2018

Cercasi PERSONALE per Lavorare in Antartide



Cercasi PERSONALE per un anno di lavoro in Antartide presso
 la stazione italo-francese 'Concordia' a oltre 3mila metri di altitudine. L'Enea ha lanciato la selezione per medici e tecnici: entro il 18 aprile 2018 è possibile presentare domanda per lavorare 12 mesi - da novembre a novembre 2019 - presso la stazione italo-francese 'Concordia' sul plateau antartico, nell’ambito della 34a spedizione italiana in Antartide.



MEDICI - In questa fase, spiega l'Enea


 "sono richiesti medici con documentata esperienza nell’area dell’emergenza, un tecnico elettronico e un tecnico informatico". La selezione sarà effettuata dall’Unità Tecnica Antartide dell’Enea che, come ogni anno, "si occuperà di costituire e formare il gruppo tecnico-logistico
di supporto alle attività scientifiche
presso la base scientifica internazionale".


PERSONALE - Alla selezione, chiarisce ancora l'Enea,
"può candidarsi esclusivamente personale già dipendente di Strutture sanitarie pubbliche (per i medici), Enti pubblici di ricerca e Università (per i due tecnici) con contratto a tempo indeterminato o che copra tutto il periodo in esame. Per tutti sarà necessario il nulla osta dell’ente di appartenenza".




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giovedì 5 aprile 2018

Reddito di Cittadinanza: 1500 euro/mese e Lavori per la Comunità


sindaco di Berlino

La versione Spd che piace ai tedeschi.

La proposta dello scambio assegno-lavoro socialmente utile, partita dal sindaco di Berlino, entra nell'agenda del governo. L'obiettivo è archiviare Hartz IV, l'indennità di disoccupazione che, secondo molti a sinistra, ha creato una sorta di abitudine alla povertà, disincentivando la ricerca di un'occupazione. Cdu scettica malgrado i sondaggi.

BERLINO - La proposta originaria è del sindaco di Berlino, Michael Mueller (SPD), il borgomastro della capitale 'povera ma sexy', della città che ha sempre, orgogliosamente rivendicato la sua anima sociale, anarchica e artistica. Bisogna introdurre un 'reddito sociale di cittadinanza', ha scritto Mueller in un articolo apparso sul Tagesspiegel. E il dibattito sta infuocando gli animi, dopo la levata di scudi della Cdu, 
ma anche dei sindacati e dei datori di lavoro. 

La notizia clamorosa, peraltro, è che il ministro del Lavoro, Hubertus Heil (SPD), ha detto che "è un dibattito necessario che dovremo fare". Ma attenzione: essendo la proposta tedesca, non poteva mancare il risvolto pragmatico. Infatti Mueller e i suoi fan lo chiamano "reddito sociale di cittadinanza". Ma l'accento è sul 'sociale'. A ben vedere, non è proprio gratis. E forse sarebbe più onesto chiamarlo 'lavoro sociale di cittadinanza'.

Berlino approfitta di un governo molto sensibile alle nuove frontiere della solidarietà, essendo costituito da una coalizione di Spd, Linke e Verdi, rosso-rosso-verde come si dice qui. L'idea di Mueller è di concedere a chi non trova lavoro da tempo, ai disoccupati di lunga durata, un'occupazione socialmente utile, retribuita con soldi pubblici, che valga circa 1500 euro lordi - qualche centinaio di euro in più rispetto all'assegno di disoccupazione.

Per il ministro Heil bisogna elaborare "proposte concrete e fattibili, che corrispondano alla vita reale delle persone". E il senso più profondo, per i socialdemocratici, è anche quello di mandare in soffitta Hartz IV, il figliastro più odiato della famosa Agenda 2010 del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, l'assegno di disoccupazione o di integrazione al reddito che in Germania è diventato quasi uno stigma. Per molti nella Spd, l'Agenda 2010 continua ad essere il peccato originale, la sciabolata al sociale che ha fatto ripartire l'economia tedesca ma che ha fatto perdere al partito il suo zoccolo duro di elettorato.

Quando si parla di aree difficili, spesso vengono chiamati "quartieri Hartz IV", quando il lavoro mal retribuito o la disoccupazione diventano una prigione. Anche per questo, la Spd discute di abolire Hartz IV e sostituirla con misure che scongiurino la trappola della povertà, non scoraggino insomma il ritorno al lavoro, ma che abbiano anche un'utilità pubblica. 


Il partner di governo della Spd, la Cdu di Angela Merkel, sembra piuttosto scettica. Ma un sondaggio diffuso ieri parla di una stragrande maggioranza di tedeschi che appoggiano l'iniziativa. Il costo, secondo Mueller, è di circa 500 milioni di euro per ogni 100mila casi. Il sindaco di Berlino ricorda anche che nel Contratto di coalizione sono previsti quattro miliardi di euro per risolvere il problema di 150mila disoccupati di lungo termine. Il reddito 'sociale', secondo il sindaco, può essere la dimostrazione che "un'alternativa a Hartz IV può esistere".



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mercoledì 4 aprile 2018

Caso Ikea : la Politica tuteli i Lavoratori



Filcams e Cgil ricorrono contro la sentenza che ha dato ragione a Ikea nel caso del licenziamento della dipendente madre di un disabile


Parte da Milano un messaggio forte per i partiti impegnati nel dare un governo al Paese. A lanciarlo è Massimo Bonini, segretario della Cgil milanese che in una intervista esclusiva a imprese-lavoro.com dice: “Il tempo delle chiacchiere è finito”. L’occasione è il ricorso della Filcams e della Cgil contro la sentenza che ha confermato il licenziamento di Marica Ricutti, madre lavoratrice dell’Ikea. “Non possiamo essere ostaggio dell’algoritmo che organizza il lavoro – spiega Bonini – le persone vogliono di tornare protagoniste del loro futuro e chiedono di partecipare alla organizzazione del lavoro, un lavoro che sta cambiando in profondità. E’ inaccettabile che le imprese decidano “la qualunque” senza il minimo rispetto delle persone. Noi vogliamo contrattare l’algoritmo”. “Alla politica chiediamo: ma quale lavoro pensate per i nostri figli, e in quali condizioni? Oggi la politica ha lasciato le persone sole e questo non è accettabile. Noi vogliamo cambiare e lanciamo un messaggio forte a chi si candida al governo del Paese”. Ma il vostro appello è rivolto a tutte le forze in campo, dalla Lega ai 5 Stelle? “E’ tempo di passare dalle parole ai fatti – risponde Bonini – perché vogliamo capire se le proposte avanzate in campagna elettorale sono vere o servivano solo per raccattare voti”. “La Cgil ha depositato una proposta di legge fondata sulla “Carta dei diritti universali”, si parta da lì. E allora capiremo chi sta dalla parte dei lavoratori”, conclude Bonini.



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giovedì 29 marzo 2018

2018 ESODATI ANCORA ESCLUSI






Esodati: lavoratori che, prima della contro-riforma previdenziale del 2011 e  nelle more delle leggi vigenti, avevano accettato accordi di esodo o erano stati licenziati per essere inseriti in un percorso di accompagnamento alla pensione. La contro-riforma non tenne alcun conto dei diritti quesiti né tanto meno tenne conto di un necessario, equo transitorio che sempre, in Italia come nel resto d'Europa, è stato applicato in questi frangenti. Centinaia di migliaia di famiglie restarono per anni senza alcun reddito. Dopo più di sei anni, circa 150.000 ex lavoratori hanno faticosamente ottenuto la salvaguardia ma altri 6.000 sono tutt'ora abbandonati al loro misero destino. Questo video vuole mantenere alta l'attenzione su questa gravissima disattesa dei principi fondamentali della nostra Costituzione che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla Legge e che tutela le pensioni e il loro potere d'acquisto in quanto sono salario differito, versato dai lavoratori e non sono un investimento finanziario. Semmai, sono un salario doppiamente tassato: come reddito da lavoro prima e come reddito da pensione dopo.

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mercoledì 28 marzo 2018

Come funziona il reddito di cittadinanza


Suscita un certo clamore l’impegno pre elettorale del M5S sul reddito di cittadinanza.
 La cosa ha un suo senso se inserita in un discorso complessivo e ben articolato, che possa prevedere corsi di formazione finalizzati all’assunzione oppure forme di impiego utili verso la collettività. Ciò in parte è presente nella proposta, tuttavia il reddito minimo garantito, perché di questo si tratta, andrebbe ad incidere solo su una determinata fascia di popolazione.
In sostanza il reddito minimo garantito, che in Europa viene distinto dal reddito di cittadinanza, stabilisce una soglia base di stipendio, per chi già lavora ovviamente, oltre la quale non si può scendere. Nella offerta pentastellata sono inseriti anche i non occupati tra i 18 e i 25 anni. Questi devono essere in possesso di una qualifica professionale, di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o superiore o la frequenza ad un corso di formazione. Così bisogna essere iscritti ai centri per l’impiego e dimostrare di spendere almeno 2 ore al giorno per la ricerca di lavoro. Inoltre bisogna dare la disponibilità ad una formazione in progetti di utilità sociale di 8 ore alla settimana. Le offerte di lavoro si potranno rifiutare per un massimo di 3 volte, pena la perdita del diritto. Anche i pensionati sono inseriti nel discorso sulla soglia minima.

L’idea ha già suscitato un certo scalpore nel mondo politico e in ambito informativo. Da un lato c’è un certo anti meridionalismo dozzinale, soprattutto in determinati settori della Lega, per il fatto che al sud una massa di sfaticati attende il contributo per campare. Dall’altro, come non costatare la tendenza all’assistenzialismo nel meridione.
Qui c’è una questione reale legata al problema disoccupazione. Pensiamo a quella giovanile, con stratosferiche percentuali nelle provincie di Napoli e Caserta. Se questa cosa sia legata all’impoverimento del tessuto produttivo, ma anche alla povertà intellettuale e spirituale dei molti, è un dato sul quale riflettere. A maggior ragione l’unica soluzione, a questo problema, è l’aumento di produttività e l’inserimento al lavoro, anche oltre i 25 anni. 
Non l’aumento delle soglie di reddito minimo.
Il M5S ha preso moltissimi voti al sud, ma non principalmente per questo. Esso è, agli occhi dei cittadini, un movimento anti sistema, e come tale l’hanno votato. Non si poteva veramente pretendere che in Campania si votasse in massa per la Lega, dopo anni di offese gratuite e inutili verso i meridionali. Certo si attacca lo stereotipo, ma non tutti capiscono ciò.

Il problema di fondo è che la proposta chissà se andrà in porto e quando, e come abbiamo visto sarebbe comunque insoddisfacente per il vero problema locale. A tutti gli effetti il M5S ha effettuato una promessa elettorale, sulla scorta di quelle fantasmagoriche degli altri partiti in competizione.
Tuttavia c’è il fattore demagogia che sembra sfiorare poco i grillini, e per la loro visione politica limitata. Fomentare il dèmos, non è mai stata cosa buona. Un po’ di lezioni di storia ai cari Di Maio, Di Battista, Fico e compagnia varia non guasterebbero. O forse sono essi stessi l’espressione rinnovata del giacobinismo, senza però avere i pregi di quello originario.
Il discorso è che anche il movimento populista deve procedere con un certo ordine e con principi dominanti ai quali fare fede. Questi principi risiedono inevitabilmente nella testa, nell’intelletto razionale della dirigenza politica, non nel sollecitamento della pancia del popolo. Chissà cosa accadrà quando i molti illusi da questo provvedimento, si accorgeranno che esso è carta straccia o inefficace. Ci ritroveremo masse di senza lavoro, che già spesso manifestano per le strade, ulteriormente sobillate e da un partito politico “nazionale” ad ambizione governativa!

Oppure dovremmo ipotizzare che questo movimento, ampiamente cooptato dai poteri finanziari internazionali, sia nato per tenere bloccato un certo potenziale anti establishment? Il M5S già corrisponde, in uno schema politico svecchiato, ad una nuova sinistra “globalista” che si oppone ad una nuova destra “nazionalista” che è la Lega. Non a caso Eugenio Scalfari ha promosso il partito di Grillo a “nuova sinistra”. 


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sabato 17 marzo 2018

E' sfida robot-uomo, fra 30 anni la Disoccupazione sarà al 50% ?


Allerta esperti,
 ma bisogna reinventare il concetto lavoro 

Fra trent'anni i robot ci avranno trasformato in un esercito di disoccupati a caccia di hobby, o saranno i nostri migliori 'colleghi' di lavoro, pronti a sbrigare i compiti più ripetitivi e pesanti lasciandoci liberi di esprimere la nostra creatività? Sono questi gli interrogativi e i diversi scenari che dividono gli esperti che però concordano tutti su un punto: quella dell'automazione sarà una sfida cruciale a cui bisognerà prepararsi per tempo, magari reinventando il concetto di lavoro. 

  Ad accendere nuovamente la scintilla del dibattito è Moshe Vardi, esperto di informatica della Rice University di Houston, in Texas. Al convegno della Società americana per l'avanzamento delle scienze in corso a Washington ha tracciato uno scenario quasi apocalittico: entro il 2045 i robot potranno sostituire l'uomo nella maggior parte delle attività lavorative, portando la disoccupazione sopra la soglia del 50%. Come reagirà l'economia globale? Come ci reinventeremo l'uso del tempo libero? La questione è di scottante attualità, tanto da essere finita al centro dell'ultimo World Economic Forum di Davos, che nel suo ultimo rapporto ha affrontato il tema della cosiddetta 'Quarta rivoluzione industriale' prevedendo la perdita di 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi 4 anni per colpa dell'automazione. 

 ''La tecnologia che stiamo sviluppando porterà davvero benefici al genere umano?'', domanda Vardi snocciolando i dati sugli ultimi progressi nel campo dell'intelligenza artificiale. ''La risposta tipica è che se le macchine faranno il nostro lavoro, allora avremo più tempo libero per fare ciò che ci piace, ma non penso che sia una prospettiva allettante.
Credo che il lavoro sia essenziale per il benessere dell'uomo''.   

Di tutt'altro avviso è Filippo Cavallo, esperto di robotica sociale della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che invece vede nei robot un'opportunità di cooperazione e non una minaccia per l'occupazione.

 ''Nei prossimi 30 anni le macchine non saranno in grado di sostituire completamente l'attività dell'uomo, anzi: grazie a loro nasceranno nuove figure professionali, perché servirà personale qualificato per produrle, programmarle e fare manutenzione''. I robot diventeranno probabilmente dei 'colleghi' e ''lavoreranno al nostro fianco per sollevarci dai compiti più ripetitivi e pesanti, permettendoci di rendere più 'umano' il nostro lavoro'', aggiunge Cavallo. ''Possiamo immaginare che in un futuro più lontano i robot potranno mettere a rischio i lavori più ripetitivi e manuali, dove il contributo umano non è così determinante''. Una prima dimostrazione è arrivata poche settimane fa da Singapore, dove il robot Nadine ha preso servizio come receptionist alla Nanyang Technological University. ''Questo non significa necessariamente che ci sarà più disoccupazione - conclude Cavallo -. E' un po' come l'avvento del bancomat, che ci ha tolto la fila allo sportello ma ha permesso agli impiegati della banca di svolgere altre funzioni.
Come loro anche noi, in futuro, dovremo reinventarci il lavoro''.

leggi anche
robot al lavoro

http://cipiri5.blogspot.it/2018/03/lavoro-entro-il-2030-quello-che-si-fa.html





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Lavoro: entro il 2030 quello che si fa oggi sara' in mano a robot


2000 hamburger al giorno, troppo veloce per i colleghi umani: "licenziato" il robot Flippy Il robot "stakanovista" era impiegato dalla catena californiana Caliburger, a Pasadena. 

I robot e l'intelligenza artificiale stanno facendo passi da gigante, ma forse non sono così pronti a soppiantare il lavoro degli uomini come lasciano intendere tante previsioni. In California, dopo poche ore di lavoro, è stato messo da parte flippy, un automa impiegato in una catena di fast food a Pasadena: riusciva a cuocere fino a 2000 hamburger al giorno, ma il resto dei dipendenti non stava al passo nel confezionare altrettanti panini. "Quando sei in cucina e lavori con altre persone sei abituato a parlare per coordinare le attivita'. Con flippy questo non è possibile, devi organizzarti seguendo il suo ritmo", spiega a Usa Today, Anthony Lomelino di Cali Group, proprietaria dei fast food in cui il robot era stato 'assunto'. In pratica, c'e' bisogno di piu' tempo e formazione per coordinare il lavoro svolto dagli automi e dagli umani. E così flippy, pur restando un'esclusiva della catena Caliburger, 
e' stato momentaneamente messo da parte. 


Solo poche settimane fa, un altro robot, Fabio, è stato licenziato in Gran Bretagna: era stato impiegato in un supermercato di Edimburgo per accogliere i clienti e rispondere alle loro richieste ma non ha retto il confronto con i suoi colleghi umani. Mentre questi ultimi riuscivano ad attirare circa 12 clienti in 15 minuti, l'automa ne attirava solo due. Gli esperimenti non fortunati di Flippy e Fabio fanno tuttavia riflettere su come sta cambiando il lavoro. Secondo un recente rapporto della Mckinsey, 375 milioni di persone dovranno cercare un nuovo lavoro entro il 2030 perche' quello che fanno oggi sara' in mano a robot. 

leggi anchesfida robot-uomo http://cipiri5.blogspot.it/2018/03/e-sfida-robot-uomo-fra-30-anni-la.html




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Cgil: è record di persone in situazione di disagio


Lavoro, allarme di Cgil: 
è record di persone in situazione di disagio, 
sono oltre 4,5 milioni 

Peggiora la qualità dell'occupazione in Italia e a fine 2017 è stato toccato il record delle persone in disagio che sono oltre 4,5 milioni. Il dato emerge dallo studio "Lavoro: qualità e sviluppo" elaborato dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio della Cgil. Nel quarto trimestre 2017 le ore lavorate (dati conti economici Istat) sono ancora inferiori del 5,8% rispetto al primo trimestre del 2008 e le unità di lavoro sono il 4,7% in meno sempre relativamente allo stesso periodo. Si tratta di -667 milioni di ore lavorate e di quasi 1,2 milioni di unità di lavoro in meno rispetto al primo trimestre 2008. 


   "Nell'Unione Europea a 15, - si legge nello studio - oltre all'Italia, anche Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda presentano nel quarto trimestre 2017 un numero di ore lavorate inferiore rispetto ai livelli che precedono la crisi (primo trimestre 2008). In Italia, però, lo scarto tra le due variazioni (occupati, ore lavorate), entrambe negative, è particolarmente marcato. E questo andamento è legato al peggioramento della qualità dell'occupazione nel nostro Paese". Negli ultimi cinque anni (2013-2017), infatti, prosegue lo studio, "sono aumentati fortemente i part-time involontari e, soprattutto negli ultimi due, le assunzioni a tempo determinato, portando l'area del disagio (attivita' lavorativa di carattere temporaneo oppure a part-time involontario) a 4 milioni 571 mila persone, il dato piu' alto dall'inizio delle nostre rilevazioni".      Non solo, un'analisi più approfondita delle assunzioni a tempo determinato (Inps, Osservatorio Precariato), dimostra un peggioramento di questa condizione di lavoro già precaria: "aumenta anche fra questi lavoratori il part time (+55% fra il 2015 e il 2017). Continua a crescere il numero didipendenti con contratti di durata fino a 6 mesi, che sono passati da meno di 1 milione nel 2013 a piu' di 1,4 milioni nel 2017 
(dati Eurostat, primi tre trimestri di ciascun anno).  

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domenica 11 marzo 2018

Castelli Romani delibera il Reddito di Cittadinanza Locale



A Marino, nei Castelli Romani, si è insediata due anni fa una giunta pentastellata dopo che il precedente esecutivo di centrodestra era stato travolto da indagini e arresti. Un Comune che era diventato simbolo della corruzione quello conquistato dal sindaco Carlo Colizza e che ora sembra voler fare da apripista sul discusso reddito di cittadinanza.

Marino la prima delibera 5S sul 
"reddito di cittadinanza locale"

L’obiettivo dei grillini marinesi? Presto detto: “Coprire aree disattese anche dalle recenti introduzioni di sostegno al reddito”. Un progetto messo a punto condividendo la proposta di legge in materia presentata il 29 ottobre 2013 al Senato dal M5S e diventata poi la principale promessa elettorale fino al 4 marzo scorso. La giunta Colizza è così sicura di “recuperare persone che in un periodo della loro vita hanno perso il lavoro trovandosi in una fascia d’età di difficile ricollocazione, ma che intendono mettere a disposizione della collettività le proprie energie e competenze, per intraprendere un percorso di riqualificazione professionale”.

Il regolamento approvato prevede che a chiedere il “reddito di cittadinanza locale” possa essere un solo componente delle famiglie in difficoltà che non rientrano nel reddito di inclusione, che il beneficiario partecipi a progetti formativi indicati dal servizio sociale, che partecipi a progetti gestiti dal Comune e ritenuti utili per la collettività 
e che comunichi tempestivamente qualsiasi variazione reddituale.


Mentre al Sud continuano a piovere nei centri per l’impiego richieste per il reddito di cittadinanza, essendo in molti convinti che il successo elettorale del Movimento5Stelle abbia automaticamente reso operativa la promessa di Luigi Di Maio e degli altri pentastellati, il Comune di Marino sembra fare sul serio sugli aiuti ai disoccupati.

Nella seduta di consiglio comunale del 28 febbraio scorso è stato infatti approvato con delibera il regolamento sul “reddito di cittadinanza locale”. Il primo passo per un bando finalizzato ad aiutare famiglie in difficoltà, con un assegno tra i 400 e i 600 euro. Ma anche con mille restrizioni che sembrano ridurre fortemente il campo dei possibili beneficiari della “cura grillina” alla povertà.

La parte più difficile è però quella dei requisiti per partecipare al bando. Saranno ammessi infatti solo i cittadini italiani, comunitari o extracomunitari in regola con l’iscrizione anagrafica residenti a Marino da almeno cinque anni, di età compresa da i 43 e i 58 anni, completamente privi di lavoro per almeno tre anni consecutivi, senza ammortizzatori sociali o altre forme di sostegno al reddito, inseriti in un nucleo familiare con un’attestazione Isee non superiore ai novemila euro, che non hanno acquistato un’auto nuova nell’ultimo anno, che non hanno acquistato negli ultimi tre anni un’auto nuova superiore ai 1.300 cc o una moto nuova superiore ai 250 cc, che non hanno una casa oltre a quella di residenza e comunque che hanno solo un’abitazione povera.

Quanti si dovessero trovare in una situazione così pesante, se dovessero riuscire a ottenere il reddito di cittadinanza, otterrebbero un assegno da 400 euro se vivono da soli, da 450 se la famiglia è composta da due persone, da 500 euro se è composta da tre e da 600 euro per nucleo familiari con più di tre componenti. Per quanto tempo? L’aiuto è previsto per sei mesi e rinnovabile al massimo per altri sei.


La giunta Colizza è convinta di aiutare in tal modo circa 600 disoccupati marinesi e assicura di aver previsto uno stanziamento in bilancio di 300mila euro. Nessun cenno comunque a eventuali coperture nella delibera approvata, dove è invece precisato che “non comporta impegno di spesa né riduzione di entrata e non produce effetti diretti o indiretti sulla situazione patrimoniale dell’Ente, trattandosi di una regolamentazione”.


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MIGLIAIA IN CORTEO PER IDY DIENE E CONTRO RAZZISMO E FASCISMO


Salvini regala odio ed ecco il Risultato

 MIGLIAIA IN CORTEO PER IDY DIENE E CONTRO RAZZISMO E FASCISMO

protagonismo dello spezzone anticapitalista dell'Ass. Mariano Ferreyra e del PCL Firenze

Oggi Firenze ha vissuto una giornata di riscatto. 
Dopo il barbaro omicidio di Idy la risposta della città si è fatta sentire.

Quasi 30.000 persone sono scese in piazza per onorare la memoria di Idy Diene ma anche per rilanciare la lotta contro razzismo e fascismo, che sono le cause della morte di Idy Diene, di Samb Modu e Diop Mor nel 2011 sempre a Firenze (uccisi dal militante di Casapound Gianluca Casseri) come dell'atto terroristico di alcuni giorni fa a Macerata, quando un militante della Lega ha sparato a sei migranti cercando la strage. 
Le istituzioni cittadine come buona parte della stampa e delle tv hanno fatto di tutto, come cercarono di fare con il fascista Casseri, 
per far passare l'omicidio razzista di Idy come l'atto di un pazzo. 
Noi oggi, insieme a migliaia di persone, siamo scesi in piazza per dire NO.

L'omicidio di Idy è un omicidio razzista, la mano che ha sparato è quella di una persona messa su dai continui sproloqui della destra fascista e razzista, a partire da Salvini (mandante morale sia dell'atto terroristico di Macerata che dell'omicidio razzista di Firenze) fino ad arrivare alla feccia nera delle organizzazioni neofasciste.

Come Associazione Mariano Ferreyra e come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo costruito uno spezzone con centinaia di migranti che si è caratterizzato come il più combattivo del corteo. Uno spezzone che voleva urlare, con tutta la rabbia che abbiamo dentro, come la lotta contro razzismo e fascismo sia possibile solo nell'unità tra lavoratori italiani e migranti.

Per questo non ci siamo limitati, come avrebbero voluto alcuni esponenti di "alto rango" delle comunità migranti, a scandire slogan contro il razzismo, ma abbiamo voluto individuare come il razzismo ed il fascismo non sono altro che un sottoprodotto della società capitalista, per questo abbiamo voluto scandire slogan contro i mandanti morali dell'assassinio di Idy, per questo abbiamo scandito slogan contro i fascisti e per la chiusura delle loro sedi.

CON SAMB, CON DIOP, CON IDY 
UNITI VINCEREMO
ASSOCIAZIONE MARIANO FERREYRA 

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI FIRENZE


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venerdì 9 marzo 2018

Cosa Rischia l’Italia tra i Dazi Usa ed Europa


In 9 anni il Belpaese ha più che raddoppiato le sue esportazioni verso gli Stati Uniti, 
ma le misure protezionistiche di Trump rischiano di frenare la crescita


Se le cose dovessero precipitare, potrebbero finirci di mezzo anche i Levi’s. Per tutelare l’industria degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha deciso di rispolverare i dazi commerciali. “Proteggo i lavoratori americani, proteggo la sicurezza nazionale“, ha detto dopo aver confermato le misure per appesantire il prezzo di acciaio e alluminio importati negli States. I dazi saranno rispettivamente del 25% e del 10% e serviranno a rendere più competitiva la produzione interna.

A eccezione di Canada e Messico, sono colpiti tutti i paesi esportatori e l’Europa è nel limbo, pronta a reagire. Bruxelles potrebbe mettere in campo “tutte le misure necessarie” per tutelare la sua industria se non dovessero arrivare aperture dall’America. E non sono escluse vendette: punire con imposte-extra alcune vere icone americane vendute nella Ue, come i popolari jeans e le Harley Davidson. Quello che viene visto come un ritorno agli anni Trenta, cambierebbe la grammatica degli scambi internazionali, ma i contraccolpi peggiori sarebbero per quelle economie che puntano forte sull’Atlantico per alimentare il loro export.

Prima fra tutte, l’Italia. Nel 2017 le esportazioni italiane hanno infranto l’ennesimo record. L’Istat calcola che siano stati venduti in tutto il mondo beni per 448 miliardi di euro, con un incasso del 7,4% superiore a quello raccolto dei dodici mesi precedenti. L’Italia ha commerciato ovunque, ma i mercati extra-Unione sono andati meglio rispetto alla media.

Anche grazie all’abilità degli imprenditori negli Stati Uniti. Nel primo anno a guida Trump, sono stati chiusi affari negli States per 40,5 miliardi di euro. Un primato che ha permesso all’Italia piazzarsi all’ottavo posto nella classifica dei paesi importatori negli Stati Uniti, scavalcando la Francia.

Quella del 2017 è una performance che non ha eguali nella storia delle relazioni commerciali tra Italia e Usa. L’interscambio complessivo ha superato i 55 miliardi di euro, ma è Roma che deve difendere con i denti questo risultato. Perché se gli imprenditori italiani riescono a vendere bene nelle città statunitensi, altrettanto bravi in Italia non sono i colleghi yankee. Come rileva l’Osservatorio economico del Mise, le importazioni in Italia dagli Stati Uniti si fermano a 15 miliardi di euro e quello che impressiona, al di là del dato assoluto, è la differenza del tasso di crescita. Dal 2009 ad oggi l’export italiano negli Stati Uniti è aumentato del 137%, contro un aumento del 58% delle importazioni dagli States in Italia, passate da 9,4 a 15 miliardi.

La bilancia commerciale, ovvero il saldo aritmetico import-export, è insomma in positivo per l’Italia. Ma se nel 2009 la differenza recitava +7,6 miliardi e nel 2014 +17,2 miliardi, nel 2017 è stata sfondata per la prima volta la quota dei 25 miliardi di incasso netto. Tutto grazie alle relazioni di fatto open con gli Stati Uniti d’America.

Ovvio che siano anche questi numeri a infastidire Donald Trump. Dall’inizio del 2018 la Casa Bianca ha deciso di provare a frenare gli scambi commerciali con l’estero. Prima ha colpito Cina e Corea del Sud – rispettivamente, primo e sesto importatore negli Usa nel 2017 – e poi ha allargato la platea ai venditori di acciaio e alluminio. Ora il pericolo è l’escalation. Le tariffe, ha promesso Trump, saranno “giuste e flessibili” e alcuni partner sono riusciti a schivare i colpi del protezionismo statunitense. Al sicuro non è (ancora) l’Europa: “Se gli Stati Uniti continueranno su questa strada, l’Unione reagirà in maniera proporzionata e equilibrata“, ha detto nei giorni scorsi Cecilia Malmstrom, commissario al Commercio.


Secondo alcune stime, i contro-dazi europei dovrebbero pareggiare il valore delle accise su acciaio e alluminio negli States: 2,8 miliardi di euro. Ma se Trump dovesse spingersi poi oltre, il conto diventerebbe più salato perché nel mirino finirebbe l’automotive europeo. E se fino ad ora l’Italia era stata poco più di uno spettatore interessato, così rischia di diventare un protagonista del battagliare: gli autoveicoli sono il maggior bene esportato dall’Italia verso gli Stati Uniti. Tra gennaio e ottobre del 2017, il loro valore commerciale è stato di 3,7 miliardi di euro, l’11,3% di tutto il made in Italy sbarcato negli States in quel periodo. Per rendere l’idea, il comparto vale più di medicinali e preparati farmaceutici (secondo posto, 2,2 miliardi di giro d’affari) e macchine di impiego generale (terzo gradino del podio, per 1,9 miliardi di venduto).


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martedì 20 febbraio 2018

Risposte dei Partiti prima delle Elezioni






INTRODUZIONE 

Alle Nostre Domande




PRESENTAZIONE delle Nostre Domande





CAREGIVER FAMILIARE






COMITATO Lavoro Risponde






LIBERI E UGUALI Risponde






PARTITO DEMOCRATICO Risponde






POTERE al POPOLO Risponde







SINISTRA RIVOLUZIONARIA Risponde







SINISTRA per la LOMBARDIA Risponde








 M5S LOMBARDIA Risponde









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sabato 10 febbraio 2018

Incontriamo i Partiti prima delle Elezioni


L'incontro sarà il 14 Febbraio dalle 17.00 alle 20.00 all' 'Auditorium Enzo Baldoni Bonola , 
via Quarenghi 21.Centro Commerciale Bonola Metro Bonola linea rossa.

Quali sono le politiche, i programmi e gli impegni che i vari soggetti politici/partiti intendono adottare per fronteggiare i problemi del lavoro, welfare e previdenza.

Amici di tutti i comitati gruppi, Facebook ecc.. interessati a problematiche del lavoro ,welfare e previdenza come disoccupati , esodati precari,lavoratori precoci, quota 41 , inoccupati, opzione donna, caregiver familiare ecc....

Siamo riusciti faticosamente ad avere la sala bella comoda per arrivare e capiente fino a 400 persone adesso sta a noi che l'evento sia un successo, quindi pubblicizzate con amici e gruppi paralleli di interessi. Nella prima parte parleranno tutti i gruppi, movimenti che spiegheranno le loro particolari situazioni e richieste e poi la parola ai partiti con i loro programmi.
Sarà davvero bello e interessante se tutti insieme riusciremo a farci sentire e sopratutto a registrare quanto diranno o per meglio dire prometteranno.
Non c'è nessun capofila siamo tutti organizzatori.
Usiamo questa lista per comunicare tra di noi aggiungendo altri coordinatori interessati oltre che invitare tutti noi interessati chi ha dei contatti con il Pd e coalizione, FI, LEGA e Fratelli d'I si metta in contatto per invitarli, abbiamo avuto già delle conferme da 5stelle, LEU e Potere al popolo.Se volete fare locandine o eventi FB e/o pubblicizzare in tutti modi l'evento fate pure.
Se volete che l'evento venga messo su una locandina comune con le vostre descrizioni di Gruppo / movimento rispondete e segnalatelo e comunque mandate una mail di conferma di adesione all'iniziativa. Dobbiamo anche pubblicizzare la cosa con giornali e TV. Diamoci da fare rappresentiamo Milioni di persone e ancora molti di più di elettori 
con le famiglie confederiamoci per il nostro bene.
Non permettiamo anche questa volta ai politici di prenderci in giro.
Revisione completa della Fornero , politiche attive per il lavoro
 Welfare di sostegno reale e non per pochi.
Saluti 
Antonino Abbate 335428898
MDD movimento per i diritti dei disoccupati



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martedì 6 febbraio 2018

28 ore di Lavoro, Accordo Storico in Germania





Settimana con solo 28 ore di lavoro, accordo storico in Germania tra il sindacato dei metalmeccanici IgMetall e gli industriali

Chi sceglierà di lavorare 28 ore alla settimana per occuparsi dei figli piccoli o di parenti malati o perché svolge un lavoro usurante non subirà il taglio dello stipendio. È questa una delle novità introdotte dall'accordo storico sull'orario di lavoro siglato in Germania tra il sindacato dei metalmeccanico Ig Metall e gli industriali.

Le parti hanno siglato un'intesa pilota, che fa da apripista in Europa. L'accordo è stato firmato nel Baden-Wurttemberg (la regione che ospita gli impianti di Porsche e e Daimler) e riguarderà 900mila lavoratori, ma il sindacato punta ad estenderlo ai 3,9 milioni di operai del Paese. Gli addetti con contratti a tempo indeterminato potranno ridurre, su base volontaria, la loro settimana lavorativa da 40 a 28 ore per un periodo limitato di 6 a 24 mesi, tornando poi al lavoro alle stesse condizioni che avevano in precedenza.


Le imprese hanno ottenuto la possibilità di estendere la settimana lavorativa a 40 da 35 ore sempre per i dipendenti che vorranno farlo su base volontaria. I sindacati avevano minacciato uno sciopero a tempo indeterminato se le loro richieste non fossero state soddisfatte. 
Una protesta di questo tipo non si verificava nel settore dal 2003.



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