loading...

martedì 23 gennaio 2018

Esselunga Assume nel Nord e Centro Italia


Esselunga assume nel nord e centro Italia
La grande catena ricerca allievo responsabile profumeria, commesso, allievo pescheria, cassiere, allievo macelleria, allievo carriera direttiva di negozio da inserire presso i punti vendita del nord e centro Italia

Esselunga, azienda nel settore della grande distribuzione, seleziona su tutto il territorio nazionale, nel dettaglio a Pavia, Bergamo, Novara, Modena, Alessandria, Asti, Cremona, Piacenza, Parma, Versilia, Milano, Lecco, Bologna, Reggio Emilia, Como, Varese, Brescia, Biella, Verona, Firenze, Verbania, Roma e Torino le seguenti figure professionali: Allievo responsabile profumeria, Commesso, Allievo pescheria, Cassiere, Allievo macelleria, Allievo Carriera direttiva di negozio.

Tra le selezioni aperte all’interno dell’azienda, una è rivolta al personale da inserire presso i bar Atlantic posizionati all’interno dei punti vendita della catena gdo: 
Allievo responsabile bar e Barista.

Per il primo profilo si richiede: Laurea (preferibilmente in scienze della ristorazione o scienze alimentari) o diploma di scuola secondaria di secondo grado (preferibilmente istituto alberghiero) o qualifica professionale (è preferibile il titolo di operatore dei servizi di sala bar o una qualifica relativa a strutture ricettive ). È richiesta mobilità sul territorio.

Per il secondo profilo si richiede: Diploma di scuola secondaria di secondo grado (preferibilmente istituto alberghiero) o qualifica professionale (è preferibile il titolo di operatore dei servizi di sala bar o una qualifica relativa a strutture ricettive).

consulta la pagina di ESSELUNGA qui

https://www.esselungajob.it/content/ejb20/it/homepage/lavora-con-noi/negozio.html

 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALI
 OGNI DESIDERIO  REALIZZATO 
IL TUO FUTURO ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


lunedì 22 gennaio 2018

Programmi sul Reddito ed i Poveri Italiani


Il 40% delle persone che si rivolgono alla Caritas milanese sono Italiani. 
L’assegno di inclusione appare la soluzione più concreta e realistica.
C’è un dato milanese, tra i tantissimi positivi di un momento d’oro della città, che dovrebbe farci riflettere. Il 40 per cento delle persone che si rivolgono alla Caritas per avere generi di prima necessità, sono nostri connazionali. Molti si vergognano della loro condizione sociale. Tendono a mimetizzarsi. Ciò li rende ancora più penalizzati tra i tanti disperati — la maggioranza immigrati — che si rivolgono ai centri di assistenza. Addirittura vittime dei racket dell’elemosina che distrattamente alimentiamo per strada con le nostre offerte. Accade nella città italiana oggi più celebrata e ammirata al mondo, possiamo immaginare che cosa succeda in altre parti d’Italia. L’amaro paradosso è che gli italiani precipitati sotto la soglia della povertà assoluta sono meno cittadini di altri. Anche di quelli che non lo sono. Invisibili. Qui però non si tratta di dar credito a pericolosi slogan come «prima gli italiani», né di utilizzare questo argomento a beneficio della retorica anti immigrati. La politica di accoglienza — giustamente più regolata nei flussi ultimamente — è una cosa. Il contrasto alla povertà, uno dei segni distintivi di un Paese civile, un’altra. Non può e non deve discriminare a seconda del luogo di nascita. Ma nemmeno finire per penalizzare i connazionali più sfortunati. Altrimenti dovremmo constatare, dopo tante discussioni sullo ius soli, che questo diritto si può perdere insieme al reddito.

La povertà assoluta riguarda, secondo i dati 2016 dell’Istat, il 6,3 per cento delle famiglie, poco meno di cinque milioni di persone. La povertà relativa — secondo indicatori di consumo — investe il 10,6 per cento delle famiglie, 8 milioni e mezzo di individui. La tendenza sembra essersi stabilizzata. La vera emergenza riguarda i minori delle famiglie in difficoltà: gli invisibili tra gli invisibili. Uno studio di Andrea Brandolini (Banca d’Italia) segnala le conseguenze negative di questo triste fenomeno, non solo sulla salute e l’educazione dei singoli, ma anche sul capitale umano di un Paese. Il costo della povertà dell’infanzia è stimato all’1 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) nel Regno Unito e negli Stati Uniti. È presumibile che in Italia non sia dissimile.

Tra i meriti dei governi Renzi e Gentiloni vi è un deciso cambio di passo nel contrasto alla povertà. Con l’introduzione del Reddito di inclusione (Rei), un nucleo familiare di cinque persone può avere fino a un massimo mensile di 534 euro, versati su una speciale carta di credito. I requisiti economici richiesti sono un livello di Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore ai 6 mila euro l’anno. L’assegno non è compatibile con altri sussidi. È ridotto se esistono altri redditi e condizionato alla sottoscrizione di un patto che prevede impegni di ricerca e riqualificazione del lavoro. Il Rei diventerà, a tutti gli effetti, una misura universale, cioè non condizionata dai requisiti familiari, a partire dal primo luglio di quest’anno. Riguarderà 2 milioni e mezzo di persone, la metà di quelle in povertà assoluta, di cui si calcola che soltanto un quarto sia costituito da stranieri residenti (che sono l’8 per cento della popolazione). Una misura che costa 2 miliardi quest’anno;
 2,5 nel 2019 e 2,7 a partire dal 2020.

L’Alleanza contro la povertà (che raggruppa diversi soggetti sociali e associazioni di volontariato), cui si deve l’idea del Rei, insiste perché, nell’arco della prossima legislatura, il beneficio possa essere esteso a tutte le persone sotto la soglia di povertà assoluta. Il costo però sarebbe assai elevato: circa 7 miliardi, cioè quattro in più. Non sappiamo, specie guardando alle fragili dinamiche dei conti pubblici, se l’obiettivo sia sostenibile. Ma sarebbe già un successo dell’Italia civile se tutte le forze politiche in campo confermassero il Reddito d’inclusione, per la prima volta in Italia a carattere universale a partire dal primo luglio e lo considerassero una sorta di vincolo bipartisan. Se invece dovesse saltare, anche in attesa di migliorarlo, le conseguenze sarebbero gravi. Molte persone tornerebbero nella condizione peggiore dell’indigenza. I nostri concittadini in difficoltà, 
e non solo loro, si sentirebbero ancora più esclusi, beffati.

Gli schieramenti delle prossime elezioni stanno affinando in materia le loro proposte. In quella del Pd sembra sia previsto il raddoppio delle risorse nell’arco di cinque anni e il sostegno a tutta la platea di coloro che sono sotto la soglia di povertà assoluta. Oltre all’attivazione di vari servizi di sostegno e ricollocazione lavorativa. Il centrodestra punta su un reddito di dignità che teoricamente dovrebbe coprire l’8 per cento delle famiglie con l’attivazione di una imposta negativa. Ovvero un sussidio monetario per chi è al di sotto di una certa soglia, in sostituzione di altri programmi assistenziali, in modo da ridurre anche la complessità burocratica. Nel programma di Forza Italia è prevista anche la riattivazione della social card — che non fu certo un successo ai suoi tempi — e il dimezzamento della povertà in cinque anni. Le risorse arriverebbero da una non ben chiara, nei suoi aspetti tecnici, operazione di cartolarizzazione (cioè trasformazione in titoli negoziabili) «dei beni confiscati in via definitiva alla mafia che, secondo le stime, ammontano a una cifra non inferiore ai 25 miliardi». Non c’è un calcolo del costo perché, secondo Forza Italia, va valutato tenendo conto degli effetti della proposta di introduzione della cosiddetta flat tax, tassa piatta.

La proposta di reddito di cittadinanza dei Cinquestelle riguarda sulla carta il 19 per cento delle famiglie con un trasferimento medio calcolato in 480 euro. Il costo secondo il Movimento sarebbe di 17 miliardi, di cui 2 per i servizi e i centri per il recupero al lavoro. Per Massimo Baldini e Francesco Daveri, che hanno confrontato su Lavoce.info i costi dei vari programmi, toccherebbe invece i 29 miliardi, una cifra simile a quella stimata per il reddito di dignità. I Cinquestelle si proporrebbero di tagliare una serie di trasferimenti dello Stato alle imprese, riducendo la spesa pubblica, 
in particolare quella militare.

Le cifre in gioco, come si vede, sono imponenti. Il meglio in questa materia può essere nemico del bene, oltre che una mina pericolosa per i conti pubblici. La formula del Rei appare più realistica e concreta. Un passo alla volta, dosando le risorse, rispetta tutti. Soprattutto perché non basta il semplice trasferimento monetario che può creare l’illusione di un diritto perpetuo all’assistenza. L’accompagnamento è fondamentale. La povertà si vince quando le persone sono messe in condizione di non chiedere più, di ritornare a essere, nel limite del possibile, orgogliosamente indipendenti. Ecco perché l’accompagnamento — che crea responsabilità e stimola l’orgoglio del riscatto — è persino più importante del sostegno al reddito. Interromperlo, distrugge quel poco o tanto che è già stato fatto. L’Italia ha poi la fortuna di avere una rete di volontariato preziosa e capillare che può contribuire a riannodare i fili di una cittadinanza indebolita dalle perdite di reddito e dalle disuguaglianze. Un investimento, quello del contrasto alla povertà, che fa bene a tutti, anche a chi non ne ha bisogno.

.
Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 



 .

giovedì 11 gennaio 2018

Cesare Damiano : abolizione della Legge Fornero



"Intervista a Cesare Damiano sulle proposte di abolizione della Legge Fornero 
e sui dati Istat sulla disoccupazione giovanile" realizzata da Lanfranco Palazzolo
 con Cesare Damiano 
(presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato 
della Camera dei Deputati, Partito Democratico).

L'intervista è stata registrata martedì 9 gennaio 2018 alle ore 13:30.



"Il Presidente Mattarella ha invitato i partiti a non abbandonarsi alla tentazione di promettere cose impossibili nell'impostare la campagna elettorale. Concordiamo, anche se le prime avvisaglie non sembrano buone. Sulle pensioni, ad esempio, assistiamo alla proposta massimalistica della 'cancellazione' della legge Fornero da parte di Salvini alla quale fa da contrappeso l'eccessiva prudenza di Padoan che vorrebbe toccare il meno possibile perché la considera ancora "uno dei pilastri del sistema pensionistico". Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. "Tutti dimenticano - continua Damiano - che la legge Fornero, dal 2012 a oggi, è già stata profondamente cambiata, anche se non l'abbiamo sbandierato ai quattro venti per non innervosire i burocrati europei. Si sono realizzate 8 salvaguardie, che hanno riconsegnato a 153.000 lavoratori la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole. Si è completata la sperimentazione di Opzione Donna, con altre 36.000 lavoratrici coinvolte. Infine, con l'APE sociale, si manderanno in pensione a regime, a partire dai 63 anni, circa 60.000 lavoratori delle 15 categorie delle attività gravose ai quali si è anche bloccato l'innalzamento dell'età pensionabile. In totale, si tratta di 250.000 lavoratori (con uno stanziamento di circa 20 miliardi) che avrebbero corso il rischio povertà e che invece abbiamo salvato. Qualcuno, dopo questi interventi, ha parlato, ormai a ragione, di 'legge-groviera'. Noi pensiamo che si debba continuare su questa strada di forte revisione. Vanno, in primo luogo, quantificati i risparmi delle salvaguardie per proporre un ultimo intervento (il nono) che risolva definitivamente il problema degli esodati; vanno anche utilizzati i risparmi di Opzione Donna per proseguire la sperimentazione; infine, l'APE sociale, che scade nel 2018, va resa strutturale: poter andare in pensione a partire dai 63 anni, se si svolgono lavori gravosi, deve diventare una misura di flessibilità permanente, 
quindi un architrave del sistema previdenziale", conclude.



Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: 
Disoccupazione, Esodati, Flessibilita', Fornero, Giovani, Istat, Lavoro, Legge, Occupazione, 
Pensioni, Poverta', Precari, Previdenza, Riforme. 


.
Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 



 .

Occupazione di Qualità non Quantità


"Il dibattito sull'andamento dell’occupazione ha bisogno di basarsi sui fatti e su una analisi non superficiale dei dati. È indiscutibile che, sulla base di quello che ci comunica l'ISTAT, il numero degli attuali occupati, che ha raggiunto la cifra di 23.185.000 unità, supera i livelli occupazionali pre-crisi. Il dato è positivo ma, come suggerisce giustamente Gentiloni, va trattato con prudenza. Infatti, quello che bisogna evidenziare è che, a fronte dell'aumento dell'occupazione, non si registra un corrispondente aumento delle ore lavorate. Questo significa che ci troviamo di fronte a una crescita quantitativa, ma non qualitativa". Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. "In parole povere - prosegue - cresce il lavoro a termine, precario e frammentato insieme al part-time, che viene imposto al lavoratore come necessità organizzativa dell'impresa e non come autonoma scelta di conciliazione vita-lavoro. Sono argomenti sui quali riflettere per correggere i difetti del Jobs Act. Su due punti, in particolare, vogliamo insistere: gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato devono essere resi strutturali per dare certezze, nel tempo, alle imprese e ai lavoratori; i licenziamenti individuali e illegittimi, come è già stato fatto per quelli collettivi, devono costare di più, aumentando il numero di mensilità di risarcimento per il lavoratore". "Ci batteremo affinché nel programma del PD queste correzioni diventino una misura riformista e concreta che abbia come obiettivo, non demagogico, quello di migliorare l'occupazione di qualità", conclude.

LEGGI ANCHE

.
Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 



 .

martedì 9 gennaio 2018

In 25 mila Neomamme Costrette a Lasciare il Lavoro


Pochi posti al nido, troppi costi e nonni lavoratori:
 la fotografia dell’ispettorato nazionale
Boom di dimissioni per le neomamme.

Dalla Lombardia alla Sicilia: nonostante differenze anche sostanziali nel mondo del lavoro e nella rete familiare, per le donne ritornare al lavoro dopo la nascita di un figlio sta diventando sempre più problematico in tutte le regioni d’Italia, anche in quelle dove solitamente l’occupazione femminile è maggiore rispetto alla media nazionale. Alla base restano i problemi da affrontare quando si prova a conciliare carriera e cura della famiglia nei primi anni di vita di un bambino tra costi alti per i nidi, stipendi bassi e nonni, spesso ancora in servizio, che non possono badare ai nipoti. 
In Italia le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738. Secondo i dati forniti dall’Ispettorato nazionale del lavoro le donne che si sono licenziate sono state 29.879. Tra le mamme, appena 5.261 sono i passaggi ad altra azienda, mentre tutte le altre (24.618) hanno specificato motivazioni legate alla difficoltà di assistere il bambino (costi elevati e mancanza di nidi) o alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Per gli uomini la situazione è capovolta: su 7.859 papà che hanno lasciato il lavoro, 5.609 sono passaggi ad altra azienda e solo gli altri hanno deciso di farlo per difficoltà familiari. I dati si riferiscono al 2016, gli ultimi a disposizione di ministero del Lavoro e Ispettorato.  

La Lombardia è in testa con un numero altissimo di dimissioni convalidate, ben 8.850. Tra queste 3.757 sono dovute al passaggio ad altra azienda, ma tutte le altre (5.093) sono legate a motivi familiari. Tra le donne, che sono state 6.767, quasi la metà (3.105) si sono licenziate per mancato accoglimento al nido, assenza di parenti di supporto e elevata incidenza dei costi di assistenza del pargolo. 

Tante, ancora troppe se si considera che la Lombardia garantisce una delle reti di nidi e supporto tra le più sviluppate in Italia. Non va meglio in Veneto, seconda regione per numero di dimissioni, 5.008 (3.658 mamme e 1.350 papà). In questo caso, a differenza delle altre zone d’Italia, sono 770 i genitori che sottolineano come nella scelta abbia inciso la mancata concessione del part time e la modifica dei turni. Terze, in questa classifica infelice, sono il Lazio (3.616) e l’Emilia Romagna (3.609), quasi a pari merito nonostante le enormi differenze sociali e lavorative dei due territori. In questi casi hanno scelto di perdere il lavoro perché non riuscivano a conciliarlo con la famiglia rispettivamente 1.519 e 1.243 donne. 

Considerando i dati aggregati, il numero più alto di dimissioni è stato registrato al Nord, 23.117, mentre al Centro sono state 8.562 e al Sud 6.059. In generale i cambi di azienda non incidono così tanto (al Nord sono stati circa 8.000). Ma al Sud sono davvero pochissimi, appena 350. Fanalino di coda è la Calabria. Nonostante il numero di abitanti, le dimissioni sono state appena 517. Si fa presto a considerare che 
in questo caso incide tanto la disoccupazione femminile. 

Analizzando la qualifica delle donne che lasciano il lavoro emerge chiaramente come meno guadagni più sei sola e “costretta” a dimetterti. Ecco che tra operaie e impiegate si arriva a 28.102 convalide, mentre quelle di dirigenti e quadri sono state 680. Con uno stipendio che a stento raggiunge i mille euro i conti sono presto fatti: ne spendi almeno 500 tra tata e nido e dai 500 che avanzano bisogna ancora sottrarre costi base come pannolini e prodotti per l’igiene. Sono in molte a pensare che non valga la pena stare almeno 7 ore lontano da casa per guadagnare così poco e non dedicarsi al figlio.  


Ma questo è un circolo vizioso perché dimettendoti perdi anche alcuni benefici come il Bonus baby sitter: risollevarsi e cercare un altro impiego diventa così ancora più difficile. 


.

 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALI
 OGNI DESIDERIO  REALIZZATO 
IL TUO FUTURO ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

E-BOOK

Post più popolari