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giovedì 29 marzo 2018

2018 ESODATI ANCORA ESCLUSI






Esodati: lavoratori che, prima della contro-riforma previdenziale del 2011 e  nelle more delle leggi vigenti, avevano accettato accordi di esodo o erano stati licenziati per essere inseriti in un percorso di accompagnamento alla pensione. La contro-riforma non tenne alcun conto dei diritti quesiti né tanto meno tenne conto di un necessario, equo transitorio che sempre, in Italia come nel resto d'Europa, è stato applicato in questi frangenti. Centinaia di migliaia di famiglie restarono per anni senza alcun reddito. Dopo più di sei anni, circa 150.000 ex lavoratori hanno faticosamente ottenuto la salvaguardia ma altri 6.000 sono tutt'ora abbandonati al loro misero destino. Questo video vuole mantenere alta l'attenzione su questa gravissima disattesa dei principi fondamentali della nostra Costituzione che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla Legge e che tutela le pensioni e il loro potere d'acquisto in quanto sono salario differito, versato dai lavoratori e non sono un investimento finanziario. Semmai, sono un salario doppiamente tassato: come reddito da lavoro prima e come reddito da pensione dopo.

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mercoledì 28 marzo 2018

Come funziona il reddito di cittadinanza


Suscita un certo clamore l’impegno pre elettorale del M5S sul reddito di cittadinanza.
 La cosa ha un suo senso se inserita in un discorso complessivo e ben articolato, che possa prevedere corsi di formazione finalizzati all’assunzione oppure forme di impiego utili verso la collettività. Ciò in parte è presente nella proposta, tuttavia il reddito minimo garantito, perché di questo si tratta, andrebbe ad incidere solo su una determinata fascia di popolazione.
In sostanza il reddito minimo garantito, che in Europa viene distinto dal reddito di cittadinanza, stabilisce una soglia base di stipendio, per chi già lavora ovviamente, oltre la quale non si può scendere. Nella offerta pentastellata sono inseriti anche i non occupati tra i 18 e i 25 anni. Questi devono essere in possesso di una qualifica professionale, di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o superiore o la frequenza ad un corso di formazione. Così bisogna essere iscritti ai centri per l’impiego e dimostrare di spendere almeno 2 ore al giorno per la ricerca di lavoro. Inoltre bisogna dare la disponibilità ad una formazione in progetti di utilità sociale di 8 ore alla settimana. Le offerte di lavoro si potranno rifiutare per un massimo di 3 volte, pena la perdita del diritto. Anche i pensionati sono inseriti nel discorso sulla soglia minima.

L’idea ha già suscitato un certo scalpore nel mondo politico e in ambito informativo. Da un lato c’è un certo anti meridionalismo dozzinale, soprattutto in determinati settori della Lega, per il fatto che al sud una massa di sfaticati attende il contributo per campare. Dall’altro, come non costatare la tendenza all’assistenzialismo nel meridione.
Qui c’è una questione reale legata al problema disoccupazione. Pensiamo a quella giovanile, con stratosferiche percentuali nelle provincie di Napoli e Caserta. Se questa cosa sia legata all’impoverimento del tessuto produttivo, ma anche alla povertà intellettuale e spirituale dei molti, è un dato sul quale riflettere. A maggior ragione l’unica soluzione, a questo problema, è l’aumento di produttività e l’inserimento al lavoro, anche oltre i 25 anni. 
Non l’aumento delle soglie di reddito minimo.
Il M5S ha preso moltissimi voti al sud, ma non principalmente per questo. Esso è, agli occhi dei cittadini, un movimento anti sistema, e come tale l’hanno votato. Non si poteva veramente pretendere che in Campania si votasse in massa per la Lega, dopo anni di offese gratuite e inutili verso i meridionali. Certo si attacca lo stereotipo, ma non tutti capiscono ciò.

Il problema di fondo è che la proposta chissà se andrà in porto e quando, e come abbiamo visto sarebbe comunque insoddisfacente per il vero problema locale. A tutti gli effetti il M5S ha effettuato una promessa elettorale, sulla scorta di quelle fantasmagoriche degli altri partiti in competizione.
Tuttavia c’è il fattore demagogia che sembra sfiorare poco i grillini, e per la loro visione politica limitata. Fomentare il dèmos, non è mai stata cosa buona. Un po’ di lezioni di storia ai cari Di Maio, Di Battista, Fico e compagnia varia non guasterebbero. O forse sono essi stessi l’espressione rinnovata del giacobinismo, senza però avere i pregi di quello originario.
Il discorso è che anche il movimento populista deve procedere con un certo ordine e con principi dominanti ai quali fare fede. Questi principi risiedono inevitabilmente nella testa, nell’intelletto razionale della dirigenza politica, non nel sollecitamento della pancia del popolo. Chissà cosa accadrà quando i molti illusi da questo provvedimento, si accorgeranno che esso è carta straccia o inefficace. Ci ritroveremo masse di senza lavoro, che già spesso manifestano per le strade, ulteriormente sobillate e da un partito politico “nazionale” ad ambizione governativa!

Oppure dovremmo ipotizzare che questo movimento, ampiamente cooptato dai poteri finanziari internazionali, sia nato per tenere bloccato un certo potenziale anti establishment? Il M5S già corrisponde, in uno schema politico svecchiato, ad una nuova sinistra “globalista” che si oppone ad una nuova destra “nazionalista” che è la Lega. Non a caso Eugenio Scalfari ha promosso il partito di Grillo a “nuova sinistra”. 


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sabato 17 marzo 2018

E' sfida robot-uomo, fra 30 anni la Disoccupazione sarà al 50% ?


Allerta esperti,
 ma bisogna reinventare il concetto lavoro 

Fra trent'anni i robot ci avranno trasformato in un esercito di disoccupati a caccia di hobby, o saranno i nostri migliori 'colleghi' di lavoro, pronti a sbrigare i compiti più ripetitivi e pesanti lasciandoci liberi di esprimere la nostra creatività? Sono questi gli interrogativi e i diversi scenari che dividono gli esperti che però concordano tutti su un punto: quella dell'automazione sarà una sfida cruciale a cui bisognerà prepararsi per tempo, magari reinventando il concetto di lavoro. 

  Ad accendere nuovamente la scintilla del dibattito è Moshe Vardi, esperto di informatica della Rice University di Houston, in Texas. Al convegno della Società americana per l'avanzamento delle scienze in corso a Washington ha tracciato uno scenario quasi apocalittico: entro il 2045 i robot potranno sostituire l'uomo nella maggior parte delle attività lavorative, portando la disoccupazione sopra la soglia del 50%. Come reagirà l'economia globale? Come ci reinventeremo l'uso del tempo libero? La questione è di scottante attualità, tanto da essere finita al centro dell'ultimo World Economic Forum di Davos, che nel suo ultimo rapporto ha affrontato il tema della cosiddetta 'Quarta rivoluzione industriale' prevedendo la perdita di 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi 4 anni per colpa dell'automazione. 

 ''La tecnologia che stiamo sviluppando porterà davvero benefici al genere umano?'', domanda Vardi snocciolando i dati sugli ultimi progressi nel campo dell'intelligenza artificiale. ''La risposta tipica è che se le macchine faranno il nostro lavoro, allora avremo più tempo libero per fare ciò che ci piace, ma non penso che sia una prospettiva allettante.
Credo che il lavoro sia essenziale per il benessere dell'uomo''.   

Di tutt'altro avviso è Filippo Cavallo, esperto di robotica sociale della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che invece vede nei robot un'opportunità di cooperazione e non una minaccia per l'occupazione.

 ''Nei prossimi 30 anni le macchine non saranno in grado di sostituire completamente l'attività dell'uomo, anzi: grazie a loro nasceranno nuove figure professionali, perché servirà personale qualificato per produrle, programmarle e fare manutenzione''. I robot diventeranno probabilmente dei 'colleghi' e ''lavoreranno al nostro fianco per sollevarci dai compiti più ripetitivi e pesanti, permettendoci di rendere più 'umano' il nostro lavoro'', aggiunge Cavallo. ''Possiamo immaginare che in un futuro più lontano i robot potranno mettere a rischio i lavori più ripetitivi e manuali, dove il contributo umano non è così determinante''. Una prima dimostrazione è arrivata poche settimane fa da Singapore, dove il robot Nadine ha preso servizio come receptionist alla Nanyang Technological University. ''Questo non significa necessariamente che ci sarà più disoccupazione - conclude Cavallo -. E' un po' come l'avvento del bancomat, che ci ha tolto la fila allo sportello ma ha permesso agli impiegati della banca di svolgere altre funzioni.
Come loro anche noi, in futuro, dovremo reinventarci il lavoro''.

leggi anche
robot al lavoro

http://cipiri5.blogspot.it/2018/03/lavoro-entro-il-2030-quello-che-si-fa.html





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Lavoro: entro il 2030 quello che si fa oggi sara' in mano a robot


2000 hamburger al giorno, troppo veloce per i colleghi umani: "licenziato" il robot Flippy Il robot "stakanovista" era impiegato dalla catena californiana Caliburger, a Pasadena. 

I robot e l'intelligenza artificiale stanno facendo passi da gigante, ma forse non sono così pronti a soppiantare il lavoro degli uomini come lasciano intendere tante previsioni. In California, dopo poche ore di lavoro, è stato messo da parte flippy, un automa impiegato in una catena di fast food a Pasadena: riusciva a cuocere fino a 2000 hamburger al giorno, ma il resto dei dipendenti non stava al passo nel confezionare altrettanti panini. "Quando sei in cucina e lavori con altre persone sei abituato a parlare per coordinare le attivita'. Con flippy questo non è possibile, devi organizzarti seguendo il suo ritmo", spiega a Usa Today, Anthony Lomelino di Cali Group, proprietaria dei fast food in cui il robot era stato 'assunto'. In pratica, c'e' bisogno di piu' tempo e formazione per coordinare il lavoro svolto dagli automi e dagli umani. E così flippy, pur restando un'esclusiva della catena Caliburger, 
e' stato momentaneamente messo da parte. 


Solo poche settimane fa, un altro robot, Fabio, è stato licenziato in Gran Bretagna: era stato impiegato in un supermercato di Edimburgo per accogliere i clienti e rispondere alle loro richieste ma non ha retto il confronto con i suoi colleghi umani. Mentre questi ultimi riuscivano ad attirare circa 12 clienti in 15 minuti, l'automa ne attirava solo due. Gli esperimenti non fortunati di Flippy e Fabio fanno tuttavia riflettere su come sta cambiando il lavoro. Secondo un recente rapporto della Mckinsey, 375 milioni di persone dovranno cercare un nuovo lavoro entro il 2030 perche' quello che fanno oggi sara' in mano a robot. 

leggi anchesfida robot-uomo http://cipiri5.blogspot.it/2018/03/e-sfida-robot-uomo-fra-30-anni-la.html




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Cgil: è record di persone in situazione di disagio


Lavoro, allarme di Cgil: 
è record di persone in situazione di disagio, 
sono oltre 4,5 milioni 

Peggiora la qualità dell'occupazione in Italia e a fine 2017 è stato toccato il record delle persone in disagio che sono oltre 4,5 milioni. Il dato emerge dallo studio "Lavoro: qualità e sviluppo" elaborato dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio della Cgil. Nel quarto trimestre 2017 le ore lavorate (dati conti economici Istat) sono ancora inferiori del 5,8% rispetto al primo trimestre del 2008 e le unità di lavoro sono il 4,7% in meno sempre relativamente allo stesso periodo. Si tratta di -667 milioni di ore lavorate e di quasi 1,2 milioni di unità di lavoro in meno rispetto al primo trimestre 2008. 


   "Nell'Unione Europea a 15, - si legge nello studio - oltre all'Italia, anche Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda presentano nel quarto trimestre 2017 un numero di ore lavorate inferiore rispetto ai livelli che precedono la crisi (primo trimestre 2008). In Italia, però, lo scarto tra le due variazioni (occupati, ore lavorate), entrambe negative, è particolarmente marcato. E questo andamento è legato al peggioramento della qualità dell'occupazione nel nostro Paese". Negli ultimi cinque anni (2013-2017), infatti, prosegue lo studio, "sono aumentati fortemente i part-time involontari e, soprattutto negli ultimi due, le assunzioni a tempo determinato, portando l'area del disagio (attivita' lavorativa di carattere temporaneo oppure a part-time involontario) a 4 milioni 571 mila persone, il dato piu' alto dall'inizio delle nostre rilevazioni".      Non solo, un'analisi più approfondita delle assunzioni a tempo determinato (Inps, Osservatorio Precariato), dimostra un peggioramento di questa condizione di lavoro già precaria: "aumenta anche fra questi lavoratori il part time (+55% fra il 2015 e il 2017). Continua a crescere il numero didipendenti con contratti di durata fino a 6 mesi, che sono passati da meno di 1 milione nel 2013 a piu' di 1,4 milioni nel 2017 
(dati Eurostat, primi tre trimestri di ciascun anno).  

.
Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 



 .

domenica 11 marzo 2018

Castelli Romani delibera il Reddito di Cittadinanza Locale



A Marino, nei Castelli Romani, si è insediata due anni fa una giunta pentastellata dopo che il precedente esecutivo di centrodestra era stato travolto da indagini e arresti. Un Comune che era diventato simbolo della corruzione quello conquistato dal sindaco Carlo Colizza e che ora sembra voler fare da apripista sul discusso reddito di cittadinanza.

Marino la prima delibera 5S sul 
"reddito di cittadinanza locale"

L’obiettivo dei grillini marinesi? Presto detto: “Coprire aree disattese anche dalle recenti introduzioni di sostegno al reddito”. Un progetto messo a punto condividendo la proposta di legge in materia presentata il 29 ottobre 2013 al Senato dal M5S e diventata poi la principale promessa elettorale fino al 4 marzo scorso. La giunta Colizza è così sicura di “recuperare persone che in un periodo della loro vita hanno perso il lavoro trovandosi in una fascia d’età di difficile ricollocazione, ma che intendono mettere a disposizione della collettività le proprie energie e competenze, per intraprendere un percorso di riqualificazione professionale”.

Il regolamento approvato prevede che a chiedere il “reddito di cittadinanza locale” possa essere un solo componente delle famiglie in difficoltà che non rientrano nel reddito di inclusione, che il beneficiario partecipi a progetti formativi indicati dal servizio sociale, che partecipi a progetti gestiti dal Comune e ritenuti utili per la collettività 
e che comunichi tempestivamente qualsiasi variazione reddituale.


Mentre al Sud continuano a piovere nei centri per l’impiego richieste per il reddito di cittadinanza, essendo in molti convinti che il successo elettorale del Movimento5Stelle abbia automaticamente reso operativa la promessa di Luigi Di Maio e degli altri pentastellati, il Comune di Marino sembra fare sul serio sugli aiuti ai disoccupati.

Nella seduta di consiglio comunale del 28 febbraio scorso è stato infatti approvato con delibera il regolamento sul “reddito di cittadinanza locale”. Il primo passo per un bando finalizzato ad aiutare famiglie in difficoltà, con un assegno tra i 400 e i 600 euro. Ma anche con mille restrizioni che sembrano ridurre fortemente il campo dei possibili beneficiari della “cura grillina” alla povertà.

La parte più difficile è però quella dei requisiti per partecipare al bando. Saranno ammessi infatti solo i cittadini italiani, comunitari o extracomunitari in regola con l’iscrizione anagrafica residenti a Marino da almeno cinque anni, di età compresa da i 43 e i 58 anni, completamente privi di lavoro per almeno tre anni consecutivi, senza ammortizzatori sociali o altre forme di sostegno al reddito, inseriti in un nucleo familiare con un’attestazione Isee non superiore ai novemila euro, che non hanno acquistato un’auto nuova nell’ultimo anno, che non hanno acquistato negli ultimi tre anni un’auto nuova superiore ai 1.300 cc o una moto nuova superiore ai 250 cc, che non hanno una casa oltre a quella di residenza e comunque che hanno solo un’abitazione povera.

Quanti si dovessero trovare in una situazione così pesante, se dovessero riuscire a ottenere il reddito di cittadinanza, otterrebbero un assegno da 400 euro se vivono da soli, da 450 se la famiglia è composta da due persone, da 500 euro se è composta da tre e da 600 euro per nucleo familiari con più di tre componenti. Per quanto tempo? L’aiuto è previsto per sei mesi e rinnovabile al massimo per altri sei.


La giunta Colizza è convinta di aiutare in tal modo circa 600 disoccupati marinesi e assicura di aver previsto uno stanziamento in bilancio di 300mila euro. Nessun cenno comunque a eventuali coperture nella delibera approvata, dove è invece precisato che “non comporta impegno di spesa né riduzione di entrata e non produce effetti diretti o indiretti sulla situazione patrimoniale dell’Ente, trattandosi di una regolamentazione”.


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MIGLIAIA IN CORTEO PER IDY DIENE E CONTRO RAZZISMO E FASCISMO


Salvini regala odio ed ecco il Risultato

 MIGLIAIA IN CORTEO PER IDY DIENE E CONTRO RAZZISMO E FASCISMO

protagonismo dello spezzone anticapitalista dell'Ass. Mariano Ferreyra e del PCL Firenze

Oggi Firenze ha vissuto una giornata di riscatto. 
Dopo il barbaro omicidio di Idy la risposta della città si è fatta sentire.

Quasi 30.000 persone sono scese in piazza per onorare la memoria di Idy Diene ma anche per rilanciare la lotta contro razzismo e fascismo, che sono le cause della morte di Idy Diene, di Samb Modu e Diop Mor nel 2011 sempre a Firenze (uccisi dal militante di Casapound Gianluca Casseri) come dell'atto terroristico di alcuni giorni fa a Macerata, quando un militante della Lega ha sparato a sei migranti cercando la strage. 
Le istituzioni cittadine come buona parte della stampa e delle tv hanno fatto di tutto, come cercarono di fare con il fascista Casseri, 
per far passare l'omicidio razzista di Idy come l'atto di un pazzo. 
Noi oggi, insieme a migliaia di persone, siamo scesi in piazza per dire NO.

L'omicidio di Idy è un omicidio razzista, la mano che ha sparato è quella di una persona messa su dai continui sproloqui della destra fascista e razzista, a partire da Salvini (mandante morale sia dell'atto terroristico di Macerata che dell'omicidio razzista di Firenze) fino ad arrivare alla feccia nera delle organizzazioni neofasciste.

Come Associazione Mariano Ferreyra e come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo costruito uno spezzone con centinaia di migranti che si è caratterizzato come il più combattivo del corteo. Uno spezzone che voleva urlare, con tutta la rabbia che abbiamo dentro, come la lotta contro razzismo e fascismo sia possibile solo nell'unità tra lavoratori italiani e migranti.

Per questo non ci siamo limitati, come avrebbero voluto alcuni esponenti di "alto rango" delle comunità migranti, a scandire slogan contro il razzismo, ma abbiamo voluto individuare come il razzismo ed il fascismo non sono altro che un sottoprodotto della società capitalista, per questo abbiamo voluto scandire slogan contro i mandanti morali dell'assassinio di Idy, per questo abbiamo scandito slogan contro i fascisti e per la chiusura delle loro sedi.

CON SAMB, CON DIOP, CON IDY 
UNITI VINCEREMO
ASSOCIAZIONE MARIANO FERREYRA 

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI FIRENZE


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venerdì 9 marzo 2018

Cosa Rischia l’Italia tra i Dazi Usa ed Europa


In 9 anni il Belpaese ha più che raddoppiato le sue esportazioni verso gli Stati Uniti, 
ma le misure protezionistiche di Trump rischiano di frenare la crescita


Se le cose dovessero precipitare, potrebbero finirci di mezzo anche i Levi’s. Per tutelare l’industria degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha deciso di rispolverare i dazi commerciali. “Proteggo i lavoratori americani, proteggo la sicurezza nazionale“, ha detto dopo aver confermato le misure per appesantire il prezzo di acciaio e alluminio importati negli States. I dazi saranno rispettivamente del 25% e del 10% e serviranno a rendere più competitiva la produzione interna.

A eccezione di Canada e Messico, sono colpiti tutti i paesi esportatori e l’Europa è nel limbo, pronta a reagire. Bruxelles potrebbe mettere in campo “tutte le misure necessarie” per tutelare la sua industria se non dovessero arrivare aperture dall’America. E non sono escluse vendette: punire con imposte-extra alcune vere icone americane vendute nella Ue, come i popolari jeans e le Harley Davidson. Quello che viene visto come un ritorno agli anni Trenta, cambierebbe la grammatica degli scambi internazionali, ma i contraccolpi peggiori sarebbero per quelle economie che puntano forte sull’Atlantico per alimentare il loro export.

Prima fra tutte, l’Italia. Nel 2017 le esportazioni italiane hanno infranto l’ennesimo record. L’Istat calcola che siano stati venduti in tutto il mondo beni per 448 miliardi di euro, con un incasso del 7,4% superiore a quello raccolto dei dodici mesi precedenti. L’Italia ha commerciato ovunque, ma i mercati extra-Unione sono andati meglio rispetto alla media.

Anche grazie all’abilità degli imprenditori negli Stati Uniti. Nel primo anno a guida Trump, sono stati chiusi affari negli States per 40,5 miliardi di euro. Un primato che ha permesso all’Italia piazzarsi all’ottavo posto nella classifica dei paesi importatori negli Stati Uniti, scavalcando la Francia.

Quella del 2017 è una performance che non ha eguali nella storia delle relazioni commerciali tra Italia e Usa. L’interscambio complessivo ha superato i 55 miliardi di euro, ma è Roma che deve difendere con i denti questo risultato. Perché se gli imprenditori italiani riescono a vendere bene nelle città statunitensi, altrettanto bravi in Italia non sono i colleghi yankee. Come rileva l’Osservatorio economico del Mise, le importazioni in Italia dagli Stati Uniti si fermano a 15 miliardi di euro e quello che impressiona, al di là del dato assoluto, è la differenza del tasso di crescita. Dal 2009 ad oggi l’export italiano negli Stati Uniti è aumentato del 137%, contro un aumento del 58% delle importazioni dagli States in Italia, passate da 9,4 a 15 miliardi.

La bilancia commerciale, ovvero il saldo aritmetico import-export, è insomma in positivo per l’Italia. Ma se nel 2009 la differenza recitava +7,6 miliardi e nel 2014 +17,2 miliardi, nel 2017 è stata sfondata per la prima volta la quota dei 25 miliardi di incasso netto. Tutto grazie alle relazioni di fatto open con gli Stati Uniti d’America.

Ovvio che siano anche questi numeri a infastidire Donald Trump. Dall’inizio del 2018 la Casa Bianca ha deciso di provare a frenare gli scambi commerciali con l’estero. Prima ha colpito Cina e Corea del Sud – rispettivamente, primo e sesto importatore negli Usa nel 2017 – e poi ha allargato la platea ai venditori di acciaio e alluminio. Ora il pericolo è l’escalation. Le tariffe, ha promesso Trump, saranno “giuste e flessibili” e alcuni partner sono riusciti a schivare i colpi del protezionismo statunitense. Al sicuro non è (ancora) l’Europa: “Se gli Stati Uniti continueranno su questa strada, l’Unione reagirà in maniera proporzionata e equilibrata“, ha detto nei giorni scorsi Cecilia Malmstrom, commissario al Commercio.


Secondo alcune stime, i contro-dazi europei dovrebbero pareggiare il valore delle accise su acciaio e alluminio negli States: 2,8 miliardi di euro. Ma se Trump dovesse spingersi poi oltre, il conto diventerebbe più salato perché nel mirino finirebbe l’automotive europeo. E se fino ad ora l’Italia era stata poco più di uno spettatore interessato, così rischia di diventare un protagonista del battagliare: gli autoveicoli sono il maggior bene esportato dall’Italia verso gli Stati Uniti. Tra gennaio e ottobre del 2017, il loro valore commerciale è stato di 3,7 miliardi di euro, l’11,3% di tutto il made in Italy sbarcato negli States in quel periodo. Per rendere l’idea, il comparto vale più di medicinali e preparati farmaceutici (secondo posto, 2,2 miliardi di giro d’affari) e macchine di impiego generale (terzo gradino del podio, per 1,9 miliardi di venduto).


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