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lunedì 23 luglio 2018

Ombre sul Contratto dei Rider del 18 Luglio 2018

Sono questi i contenuti dell'accordo sottoscritto il 18 luglio da Confetra, Fedit, Assologistica, Federspedi, Confartigianato trasporti, Fita-Cna, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti nell’ambito del Ccnl logistica , un accordo che qualcosa di positivo presenta considerando i fattorini della Gig economy come subordinati al contrario di quanto accade oggi soprattutto dopo le sentenze di Milano e Torino.

Per i rider non si annunciano cambiamenti sostanziali 
che migliorino la loro condizione di vita e di lavoro, 
infatti la flessibilità di orario viene demandata ad accordi tra le parti, 
sappiamo bene che sindacati complici sono sempre ben disposti ad accordare deroghe 
e condizioni favorevoli solo alle aziende .

Sono questi i contenuti dell'accordo sottoscritto il 18 luglio da Confetra, Fedit, Assologistica, Federspedi, Confartigianato trasporti, Fita-Cna, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti nell’ambito del Ccnl logistica , un accordo che qualcosa di positivo presenta considerando i fattorini della Gig economy come subordinati al contrario di quanto accade oggi soprattutto dopo le sentenze di Milano e Torino.  

Ma questo accordo  lascia ai padroni un margine troppo ampio di discrezionalità per quanto il contratto subordinato preveda trattamenti migliori delle partite iva .

Leggendo l'intesa troviamo altri aspetti contraddittori come l'assenza di indennità di trasferta per il rider e un parametro retributivo che cambia a seconda del mezzo di trasporto
 (cicli, motocicli e ciclomotori) utilizzato.

Poi anche in materia di orari con una semplice lettera alle organizzazioni firmatarie per comunicare il rispetto da parte aziendale dell'orario minimo di impiego con una media settimanale estendibile fino a 48 ore e la introduzione di troppe clausole elastiche per gestire gli orari ridotti.

.Ancora una volta si rimandano troppe decisioni alla contrattazione di secondo livello proprio per aggirare con accordi aziendali a perdere le normative che limitano il ricorso alla flessibilità di orari e delle modalità di impiego ma questa contraddizione scaturisce dagli accordi nazionali sul modello contrattuale che ormai ingabbiano i contratti nazionali permettendo ai padroni il ricorso alle deroghe sfavorevoli per lavoratrici e lavoratori

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domenica 15 luglio 2018

Il decreto dignità è un flop, ma per Di Maio è colpa delle lobby

Il decreto dignità è un flop, ma per Di Maio è colpa delle lobby


Per Di Maio i numeri sull’aumento dei licenziamenti che compaiono nella relazione tecnica sono stati inseriti a sua insaputa la notte prima dell’invio al Quirinale


Di Maio cerca di difenderlo in tutti i modi, ma il decreto dignità è il vero grande flop in tinta gialloverde. L’attesa è stata lunga, il testo nei giorni scorsi si era arenato a causa di alcune discrepanze interne all’esecutivo: il decreto, opera del leader Cinque Stelle, infatti, non era piaciuto molto al suo collega di governo Salvini.

Dopo l’attesa il decreto si scontra con la dura realtà dei numeri: secondo i calcoli che compaiono nella stessa relazione tecnica che accompagna il documento l’occupazione è destinata a diminuire di 8mila unità all’anno per dieci anni.

La strampalata spiegazione di Di Maio: un complotto
Di Maio cerca di spiegare, ma non ci riesce bene e peggiora la situazione. Il dato, secondo lui, “è apparso nella relazione tecnica al decreto la notte prima che si inviasse il decreto al presidente della Repubblica. Non è una cosa che ci hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto la relazione non è stata chiesta dai ministri della Repubblica, perché qualcuno potrebbe cominciare a dire che sto andando contro qualche altro collega ministro”. Come quel dato sia finito nella relazione non è dato sapere.

E per motivare tanto accanimento contro il suo decreto, il leader pentastellato ritira fuori un suo vecchio cavallo di battaglia: “Il decreto dignità ha contro lobby di tutti i tipi”.

E da fonti qualificate del Movimento Cinque Stelle contattate dall’Ansa arrivano anche accuse gravi a persone vicine alla squadra dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan responsabili, secondo tali fonti, dell’inserimento di questi dati nel testo. E le stesse fonti sostengono l’idea di uno spoil system per “togliere dai posti chiave chi mira a ledere l’operato di governo e M5s. Abbiamo bisogno di persone di fiducia, non di vipere”.

Accuse alle quali risponde all’Ansa lo stesso ex ministro Padoan: “Se insinuano che qualcuno della mia ex squadra si sia comportato scorrettamente, magari perché sobillato, lo respingo sdegnosamente: sarebbero accuse di gravità incredibile. Il dl dignità e la relazione tecnica sono predisposti dal ministero del Lavoro: mi auguro abbiano fatto un lavoro corretto perché 
sarà alla base delle decisioni del Parlamento”.

Nel frattempo fonti del Mef mettono in evidenza come la stima (elaborata dall’Inps) degli 8mila posti di lavoro in meno fosse già inserita nella relazione tecnica consegnata al ministero. Le relazioni tecniche sono sempre presentate dalle amministrazioni proponenti insieme al provvedimento.

Il decreto a Montecitorio il 24 luglio
Con questo il biglietto da visita con il quale il decreto la settimana prossima si presenterà in Parlamento, nelle commissioni Finanze e Lavoro di Montecitorio per poi passare all’esame dell’aula a partire dal 24 luglio. Ma l’opposizione è pronta a dare battaglia.

“È pericoloso il livello di incompetenza che si sta raggiungendo ed è pericoloso il livello di falsificazione di informazioni che il governo sta cercando di dare”, dichiara il deputato dem Luigi Marattin, mentre il senatore Filippo Sensi commenta su Twitter: “Siamo alla dignità a sua insaputa”.

“Di Maio – commenta il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci – usa scuse ridicole e patetiche. Pensare a non meglio precisate lobby che di notte aggiungono tabelle ai provvedimenti del governo, fa sorridere. Il decreto dignità misura la distanza della maggioranza M5s e Lega dalla realtà non ci sono misure a sostegno del lavoro a tempo indeterminato e si scoraggia quello a tempo determinato, la conseguenza sarà un incremento del lavoro nero, 
8.000 posti di lavoro in meno è una stima ottimistica. 

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martedì 10 luglio 2018

Perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

salvini meloni  perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra


"Portateli a casa tua" è il commento più gettonato quando si parla di migranti. Su Facebook o nella vita reale, ogni volta che si affronta la questione migranti lo scontro si sposta sul terreno economico e della pubblica sicurezza e i detrattori delle politiche di accoglienza puntano il dito contro i cosiddetti "radical chic" evidenziando che potrebbero ospitare i migranti a casa propria, se proprio ci tengono così tanto a farli stare in Italia. Non solo commenti e diatribe da bar, però, quel "portateli a casa tua" è diventato lo scheletro di una "inchiesta" condotta dal quotidiano Il Tempo che sta facendo molto parlare in questa calda giornata di mezza estate.

Salvini del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti.

Cercando di contrastare l'iniziativa di "Rolling Stone" organizzata per esprimere dissenso contro le politiche del ministro dell'Interno Matteo Salvini, un cronista del quotidiano romano ha inventato di sana pianta un ong e ha iniziato a chiamare un centinaio di intellettuali e artisti da sempre vicini alla causa migratoria chiedendo loro di ospitare un migrante a caso in casa loro, così a caso. 

Dopo aver effettuato una serie di chiamate, il cronista ha poi costruito un pezzo ad hoc volto a dimostrare che i radical chic di sinistra solo a parole sarebbero solidali con i migranti ma non a fatti e "sputtanare" i volti noti che hanno aderito all'appello 
di Rolling Stone o all'iniziativa "Magliette rosse". 

E così, l'articolo, condividiso con gaudio e giubilo anche dallo stesso Salvini, ha letteralmente fatto il giro della rete ed è in pochissime ore divenuto una vera e propria clava da utilizzare per picchiare i buonisti della rete e sbattere loro in faccia "la verità che nessuno racconta". 

Insomma, secondo il cronista che ha costruito il pezzo – perché di costruzione a tesi si tratta – il rifiutare l'invito di una sconosciuta ong inventata di sana pianta o richiede informazioni più specifiche via mail per sincerarsi della bontà dell'iniziativa e dell'esistenza della onlus stessa dimostrerebbe che i radical chic con il rolex e l'attico a New York non sono poi davvero così buoni e bravi ma sarebbero degli egoisti che di fronte alla possibilità di dare un aiuto concreto si tirano indietro senza colpo ferire. L'articolo de Il Tempo, invece, altro non è che l'accozzaglia di una serie di luoghi comuni spacciati per verità assoluta e altro non fa che sciorinare una serie di nomi noti – e molto odiati dai cattivisti – insieme a una serie di scuse che questi avrebbero presentato all'anonimo chiamante. Su 100 persone, solo 4 avrebbero accettato l'offerta, mentre una buona metà nemmeno avrebbe risposto al telefono e un'altra buona metà avrebbe gentilmente declinato l'invito. L'articolista ha poi messo insieme una serie di vittime designate e le ha date in pasto alla rete, sottolineandone l'incongruenza tra parole e comportamenti.

Come ha spiegato sui social lo stesso Linus, però, molti hanno rifiutato perché hanno subodorato puzza di bruciato e hanno compreso subito potesse trattarsi di un banale scherzo telefonico a opera di qualche buontempone, ma nonostante questo si sono ritrovati nel tritacarne dei cattivisti senza possibilità d'appello. La critica che però si può e si deve muovere a questo articolo de Il Tempo e in generale a tutti quelli che credono che i migranti possano e debbano essere ospitati a casa dei buonisti è un'altra: l'iniziativa di Rolling Stone e quella di Libera erano di stampo umanitario e miravano a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della chiusura dei porti italiani connessa ai naufragi, sottolineando che è dovere di ogni nazione salvare e accogliere i migranti in viaggio nel Mar Mediterraneo perché non si possono contare i centesimi quando in ballo di sono le vite delle persone.



Quel "portateli a casa tua" non ha alcun senso perché non possono essere compiti di un singolo cittadino il mantenimento e l'integrazione di immigrati e richiedenti asilo sul territorio nazionale, le tasse che ogni anno vengono pagate da ogni contribuente servono affinché lo Stato possa e debba sostituirsi alla personale solidarietà dei singoli, che potrebbero anche decidere di prendere parte a qualche programma di inserimento e accoglienza ma non possono essere né obbligati a farlo né tantomeno possono essere criticati per il fatto che una serie di problemi personali impedisce loro di spendersi in prima persona con iniziative più concrete di un appello sul giornale. E questo vale sia per i migranti che per i terremotati che per gli italiani in povertà assoluta, perché così funziona uno Stato. Eppure nessuno va a chiedere conto a Salvini o Meloni del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti. 



Rolling Stone si schiera contro Salvini



Il mensile italiano lancia la sua copertina di luglio
 “Noi non stiamo con Salvini. 
Da adesso chi tace è complice”
A musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz e alla tv 
Rolling Stone ha chiesto se volevano prendere una posizione. 
Per una società aperta, moderna, libera e solidale...
http://cipiri2.blogspot.com/2018/07/rolling-stone-si-schiera-contro-salvini.html
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