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lunedì 5 settembre 2011

Manovra, passa la libertà di licenziare







Manovra, passa la libertà di licenziare




Arriva anche la svolta nella contrattazione, nella disciplina dei licenziamenti e dell'art.18. Con la manovra arriva la possibilità di derogare con i contratti aziendali e territoriali ai contratti nazionali ed alla legge. Anche sul licenziamento (ad eccezione per quello discriminatorio, per matrimonio o per gravidanza) e, quindi, all'art.18 dello Statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970 che impone, per le aziende sopra i 15 dipendenti, il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. 

Arriva anche la svolta nella contrattazione, nella disciplina dei licenziamenti e dell'art.18. Con la manovra arriva la possibilità di derogare con i contratti aziendali e territoriali ai contratti nazionali ed alla legge. Anche sul licenziamento (ad eccezione per quello discriminatorio, per matrimonio o per gravidanza) e, quindi, all'art.18 dello Statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970 che impone, per le aziende sopra i 15 dipendenti, il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo.

Ora, con le modifiche apportate dalla maggioranza in commissione Bilancio al Senato all'art.8 del decreto, un accordo a livello aziendale o territoriale, raggiunto a maggioranza dai sindacati più rappresentativi, sarà sufficiente anche per licenziare.

Attacca il leader della Cgil, Susanna Camusso: «Il governo autoritario annulla il contratto collettivo nazionale di lavoro e cancella lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'art.18, in violazione dell'art.39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama».

Replica il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo cui si danno «utilissimi elementi per la più certa interpretazione delle rilevanti novità» relative ai contratti aziendali e territoriali: «È inequivoco che non possono modificare le norme di rango superiore come i fondamentali principi costituzionale o di carattere comunitario e internazionale».

Dunque, aggiunge, «non ha senso parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono, neppure lontanamente, alla oggettività della norma». Perchè, spiega, le intese «possono solo preferire la sanzione del risarcimento a quella della reintegrazione per quelli cui non è stata riconosciuta la giusta causa». Cisl e Uil intervengono sottolineando il fatto che venga precisato che solo i sindacati comparativamente più rappresentativi possano siglare intese a livello aziendale, come stabilito nell'accordo interconfederale, unitario, del 28 giugno scorso, evitando la costituzione di sindacati di «comodo».

La Cgil, invece, promette battaglia: «Non rinunceremo a nessuno strumento per cancellare l'articolo 8», dice Camusso, per la quale le ragioni dello sciopero contro la manovra di martedì prossimo «crescono di minuto in minuto».

IL TESTO DELL'EMENDAMENTO
Dopo il comma 2 è inserito il seguente: «2-bis. Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relalive regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro e beneficiano della applicazione della imposta sostitutiva del 10 per cento sulle componenti accessorie della retribuzione ai sensi della normativa vigente».

In sostanza il testo rende eplicito ciò che l'articolo 8 del decreto di Ferragosto già lasciava intendere in modo implicito: gli accordi aziendali potranno riguardare anche materie come la cessazione del rapporto di lavoro a meno che il provvedimento non sia discriminatorio o relativo a maternità e malattia.

DURA CAMUSSO
«Le modifiche della maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama». Così la leader della Cgil, Susanna Camusso, sul nuovo art.8 della manovra che esplicita per gli accordi aziendali e territoriali la possibilità di derogare alla legge ed ai contratti nazionali, anche sul licenziamento. «Il governo autoritario distrugge autonomia delle parti», aggiunge.

«Il governo sconfitto sulle pensioni vuole ora distruggere l'autonomia e l'autorevolezza del sindacato e, così come per le pensioni, i segretari di Cisl e Uil non si accorgono di quello che sta succedendo e parlano d'altro», afferma Camusso. La segretario generale della Cgil sottolinea «ancora una volta il comportamento autoritario del governo che interviene sull'autonomia contrattuale delle parti con una scelta - dice - senza precedenti nella storia della nostra Repubblica».

Per il numero uno di Corso d'Italia, inoltre tali previsioni «negano il principio di rappresentatività che non può che essere dato dall'iscrizione al sindacato e dal voto dei lavoratori che viene invece escluso dalle modalità previste dall'articolo 8». «Nessuno - aggiunge Camusso - ci racconti che quell'articolo è coerente con l'ipotesi di accordo del 28 giugno con Confindustria che aveva come cardini il ruolo del contratto collettivo nazionale di lavoro e la misura della rappresentatività connessa al voto dei lavoratori: tanto che in assenza del voto dei rappresentanti sindacali si rendeva per la prima volta obbligatorio, in un accordo con le controparti, il voto dei lavoratori».

La Cgil «non rinuncerà a nessuno strumento per cancellare l'articolo 8» sulla contrattazione aziendale, previsto dalla manovra anti-crisi del governo. Lo ha ribadito a Pesaro, la segretaria generale Susanna Camusso, a margine di un confronto con l'ex presidente del Senato ed ex segretario della Cisl, Franco Marini, nell'ambito della Festa democratica nazionale. «Le modifiche che hanno introdotto al già pessimo e da stralciare articolo 8 - ha detto Camusso - sono modifiche che mettono in discussione il contratto nazionale di lavoro e lo Statuto dei lavoratori, non solo l'articolo 18, ma tutto lo Statuto. Violano un principio costituzionale fondamentale, che è quello dell'uguaglianza dei lavoratori e dell'uguaglianza della loro retribuzione e dei loro diritti».

BERSANI: IRRESPONSABILI
«Abbiamo un governo avventurista e irresponsabile che in un momento difficilissimo per il Paese pensa di ricavare qualche soddisfazione provocando rotture e divisioni nel corpo sociale. Quel che è avvenuto oggi sull'articolo 8 deve essere rimediato in Parlamento: si torni all'accordo del 28 giugno e si parta da lì per una stagione nuova di concertazione, per uno sforzo comune volto ad affrontare la crisi». Lo afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

Il Pd ha votato contro le modifiche peggiorative all'articolo 8. Solo sull' emendamento del governo che ha accettato di introdrre il riferimento all'accordo del 28 giugno tra le parti sociali, i senatori Morando e Lusi hanno scelto l'astensione.

«Le modifiche che la maggioranza apporta al testo dell'articolo 8 dimostrano in modo lampante che il Pd avesse ampiamente ragione a denunciare la portata devastante di questo articolo che è una vera e propria destrutturazione del diritto del lavoro, a partire dalla possibile cancellazione in un contratto aziendale dell' articolo 18 della Statuto dei lavoratori - una pura follia giuridica e politica -per arrivare alla messa in discussione di altri diritti fissati per Legge, Costituzione e convenzioni internazionali comprese». È la dichiarazione del senatore del Pd Achille Passoni, membro della Commissione Lavoro.

LE ALTRE MISURE
Via il contributo di solidarietà, tagli più leggeri per gli enti territoriali, giro di vite sull'evasione fiscale. Ma salta l'obbligo di indicare in dichiarazione il nome della banca. E ancora: salve le feste laiche e la 13/a degli statali. Contratti aziendali in deroga alle leggi e recupero delle somme non pagate del vecchio condono tombale.

Restano anche i mini-enti della ricerca e cultura. Sono alcune delle novità introdotte nella manovra nel passaggio alla Commissione Bilancio del Senato. Martedì il decreto arriverà in Aula praticamente blindato, anche se sulla eventuale fiducia ancora nulla è stato deciso. Ma ecco le novità del primo giro di boa parlamentare della manovra di Ferragosto.

VIA IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ. Salve le buste paga dei manager privati e dei calciatori, mentre il taglio agli stipendi (5% oltre i 90.000 euro e 10% oltre i 150.000) resta per pubblici dipendenti e pensionati. ù

SALVE FESTE LAICHE. Il Primo Maggio, il 25 aprile e il 2 giugno non verranno accorpate alla domenica. Niente da fare invece per le feste patronali: resta solo quella di Roma.

MENO TAGLI A ENTI LOCALI, DI PIÙ AI MINISTERI. Il gettito, circa 1,8 mld, atteso dalla cosiddetta 'Robin Hood Tax', l'addizionale sulle imprese energetiche andranno a alleggerire integralmente i tagli agli enti territoriali, e non più per metà a loro e per metà ai ministeri. -

MANETTE AI GRANDI EVASORI. Niente sospensione condizionale della pena se sono stati evasi oltre 3 milioni di euro.

CONTO CORRENTE SU UNICO. Salta la norma che obbligava a indicare il nome della banca.

LISTE NERE CONTRIBUENTI. L'Agenzia delle Entrate potrà attraverso gli intermediari finanziari stilare liste di contribuenti da mettere sotto controllo in via preventiva.

DICHIARAZIONI ON LINE. I Comuni potranno pubblicare sui loro siti i dati relativi alle dichiarazioni ma solo in forma aggregata, per categorie. Via libera cioè alla pubblicazione ma senza nominativi, compariranno solamente per aggregati e categorie. 

LOTTA EVASIONE COMUNI. Passa dal 50% al 100% l'incasso dei frutti della lotta all'evasione messa in campo con la collaborazione del Comune.

STRETTA SULLE COOP. Si alleggeriscono le agevolazioni e gli utili peseranno di più sulla base imponibile.

PIÙ TASSE A SOCIETÀ DI COMODO. Arriva un'addizionale del 10,5% e una serie di norme restrittive.

BARCA SOCIETÀ ENTRA IN REDDITOMETRO. Più controlli sui beni delle società usati da soci o familiari. Dalle barche alle auto entreranno nel 'redditometrò.

RIFORMA UFFICI GIUDIZIARI. Vengono riorganizzati i tribunali.

PICCOLI COMUNI, VERSO UNIONI. Niente giunte per i Comuni sotto i 1.000 abitanti e accorpamenti attraverso le Unioni. Meno assessori anche nei Comuni oltre questa soglia ma sempre di piccola taglia. Riunioni, «preferibilmente» di sera.

PROVINCE, RINVIATO TAGLIO, DIMEZZATI CONSIGLIERI. Salta il taglio delle Province con meno di 300.000 abitanti; la partita è rinviata ad un ddl costituzionale. Confermato invece il dimezzamento dei consiglieri provinciali.

INCOMPATIBILITÀ, VALE ANCHE PER PARLAMENTO UE. Cambia la norma sulle incompatibilità tra carica parlamentare e altre cariche elettive. Si estende anche ai parlamentari europei in quota italiana.

SALVI FAS REGIONALI. Esclusi dalla clausola di salvaguardia che prevedeva un loro taglio se i ministeri non raggiungeranno nel 2012 i 6 miliardi di euro di risparmi.

SALVA 13/A STATALI. Come clausola di salvaguardia, in caso di mancati risparmi da parte ei ministeri, ci sarà il taglio del 30% dei premi di produzione dei dirigenti responsabili.

SALVI MINI-ENTI RICERCA E CULTURA. Non verranno soppressi con le istituzioni con meno di 70 dipendenti. -

BOLLO MONEY TRANSFER. L'imposta è pari al 2% trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di prelievo pari a 3 euro. Sono esenti dall'imposta i trasferimenti effettuati da persone fisiche munite di matricola Inps e codice fiscale.

RECUPERO CONDONO 2002. Il Fisco potrà recuperare coattivamente le somme non riscosse dal condono tombale del 2002, entro il termine perentorio del 31 dicembre 2011.

FARMACIE. La manovra economica salva il numero chiuso per le farmacie, limitando per questo settore la liberalizzazione. -

LOTTA EVASIONE PER CALO TASSE. Le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione a partire dal 2015 saranno destinate alla riduzione della pressione fiscale.

SPENDING REVIEW. Via libera alla revisione della spesa pubblica. La norma impegna il ministro dell'Economia a presentare al Parlamento entro il 30 novembre 2011 un programma per la riorganizzazione della spesa pubblica.

SUPER-INPS. Tra gli obiettivi di revisione della spesa c'è l'accorpamento degli enti della previdenza pubblica, andando così verso un 'super-Inps'.



 http://www.unita.it/economia/manovra-passa-la-liberta-di-licenziare-1.328811

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