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lunedì 7 maggio 2018

Assegno di disoccupazione, quando si perde



L'indennità mensile di disoccupazione ; la Naspi ,
 viene riconosciuta a tutti coloro che si trovano in uno stato di disoccupazione involontaria, ovvero a chi ha perso il lavoro a causa di un licenziamento o di un mancato rinnovo del contratto dopo la scadenza, ma anche
per chi ha presentato le dimissioni per giusta causa.

L'assegno di disoccupazione, quindi, è un aiuto importante per coloro che per un motivo o per un altro si trovano improvvisamente senza lavoro.

Tuttavia ci sono delle regole ben precise da rispettare per ricevere la Naspi. Ad esempio, il pagamento dell'assegno di disoccupazione viene sospeso quando il beneficiario firma un nuovo contratto a tempo determinato di durata non superiore a 6 mesi. In questo caso l’indennità viene sospesa d’ufficio, per poi riprendere una volta che il rapporto di lavoro volge al termine.

L’assegno viene sospeso anche per quei disoccupati che dopo un mese dall’inizio della nuova attività lavorativa a tempo determinato (non superiore a 6 mesi) non hanno ancora inviato all’INPS la comunicazione con la quale indicare il reddito annuo presunto.

Ci sono dei casi ben più gravi dove il diritto alla Naspi per il disoccupato decade completamente. Ciò può avvenire, ad esempio, per aver violato il patto di servizio personalizzato sottoscritto con il centro per l’impiego o anche per chi inizia una nuova attività lavorativa e non comunica all’INPS il reddito presunto che ne deriva.

Dovete sapere, infatti, che se il disoccupato trova un nuovo lavoro perde il diritto alla Naspi solamente se questo genera un guadagno superiore agli 8.000 euro l’anno. Se invece il reddito presunto è pari o inferiore ai suddetti 8.000 euro, l’assegno di disoccupazione è ridotto dell’80%, ma viene comunque corrisposto.


Il diritto all’assegno di disoccupazione viene perso anche da coloro che entro un mese dall’inizio di un’attività lavorativa autonoma non comunicano il reddito presunto, o da chi raggiunge i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.






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venerdì 5 febbraio 2016

Moduli per evitare le dimissioni in bianco



Moduli online per evitare le dimissioni in bianco. 

Ieri, dodici gennaio 2016, è entrato in vigore il decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI che approva il modulo da inviare in via telematica per presentare le dimissioni.

Ma il modulo potrà essere utilizzato solo  dal 12 marzo 2016, come previsto dal comma 8 dell’articolo 26 del Decreto semplificazioni (Dlgs n.151/2015), che per la piena operatività del nuovo modulo fissa il termine di 60 giorni dopo la pubblicazione in G.U. del decreto ministeriale.

Al 12 marzo prossimo saranno  trascorsi  oltre sette  anni  dal giorno  di entrata in vigore del  Decreto legge 25 giugno 2008, n. 111

con cui il Governo Berlusconi cancellò la legge del Governo Prodi che aveva imposto l’invio delle dimissioni in via telematica per impedire il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco, che colpisce soprattutto le lavoratrici.

Un passo del gambero che sarà finalmente annullato, ma soltanto  grazie all’impegno  in tutti  questi anni di Aspettare stanca, Rete per la Parità, altre associazioni, in particolare SNOQ, e il Comitato 188 (appositamente costituitosi) e di  alcune parlamentari e giornaliste, come Ritanna Armeni, che non hanno mancato  occasione per sollecitare l’approvazione di una nuova regolamentazione e di criticare anche la norma introdotta dalla ministra Elsa Fornero, del Governo Monti, falsamente presentata come soluzione al problema.
Nonostante l’attivismo e i tempi a volte sin troppo brevi imposti dal giovanilismo dell’attuale Presidente del Consiglio, si va ancora avanti a passi di formica, tanto per restare nel campo del vecchio gioco Uno, Due, Tre, Stella: saranno necessari ancora  altri novanta giorni dal dodici gennaio  perchè la disposizione contenuta nel Job Act divenga  finalmente effettiva.

Si deve constatare amaramente che per raggiungere il risultato di azzerare la cancellazione di quanto già ottenuto nel 2007   è stato necessario un lungo periodo in cui  molte giovani donne italiane (per non mettere a rischio il lavoro) hanno dovuto rinunciare alla maternità, sono stati lesi i diritti di persone malate e messe in condizioni di debolezza tutte le persone con un contratto a tempo indeterminato costrette da imprenditori disonesti  a firmare delle dimissioni in bianco.

A questi danni si aggiungono quelli subiti dagli imprenditori onesti, soli a dover rispettare gli obblighi di legge, dato che non hanno ritenuto di far passare per dimissioni i licenziamenti.

Per non parlare dell’ impegno di risorse da parte di chi ha a cuore la condizione delle donne in Italia, che potevano essere destinate ad altri fini.

Il 12 marzo si chiuderà un’annosa vicenda e, forse non a caso, quando ormai i nuovi contratti a tempo indeterminato, i cosiddetti contratti a tutele crescenti, lasciano maggiori possibilità di licenziamenti.

notizia presa qui 



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lunedì 14 febbraio 2011

FARE COME IN TUNISIA ED EGITTO UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE, OPERAIA E POPOLARE, SU PALAZZO CHIGI PER IMPORRE AL SULTANO LE DIMISSIONI

FARE COME IN TUNISIA ED EGITTO UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE, OPERAIA E POPOLARE, SU PALAZZO CHIGI PER IMPORRE AL SULTANO LE DIMISSIONI




La misura é colma per milioni di lavoratori, di giovani, di cittadini.

Il vero scandalo non è la cosiddetta vita privata di Berlusconi.

Il vero scandalo è che il Sultanato che governa l'Italia si regge ormai sulla compravendita dei parlamentari, sulla pubblica menzogna, sulla violazione delle stesse norme istituzionali.

Il vero scandalo è che lo stesso premier che spende in una sola notte di mercificazione femminile quanto un operaio/a guadagna in due anni, è lo stesso che sostiene Marchionne contro gli operai e mira a distruggere il loro contratto nazionale.

Il vero scandalo è che lo stesso premier che promuove le sue amanti come assessori o ministre, taglia scuola, università, stipendi dei dipendenti pubblici nel nome della..”meritocrazia”.

Il vero scandalo è che lo stesso governo Berlusconi- Bossi che in nome del “federalismo” aumenta le tasse su lavoratori e pensionati, è lo stesso che regala al Vaticano una scandalosa esenzione fiscale in cambio del sostegno politico dei vescovi e dell'..assoluzione dei “peccati” del Sultano.

Il vero scandalo, infine, è che di fronte a tutto questo le “opposizioni” parlamentari si limitano alle sole parole contro Berlusconi, in attesa di riconquistare i poteri forti( Confindustria, banche, Vaticano) e tornare a governare in loro nome: per questo appoggiano Marchionne e si oppongono allo sciopero generale, contribuendo di fatto alla sopravvivenza del governo.

Tutto ciò è intollerabile.

E' l'ora di una svolta. Non serve a nulla ”chiedere” a Berlusconi le dimissioni. E' necessario imporgliele con un'azione di massa  dirompente. E' necessario fare come in Tunisia contro il regime di Ben Alì (amico di Berlusconi): organizzare un vero sciopero generale; promuovere una grande mobilitazione continuativa di lavoratori e di popolo che marci sui palazzi del potere e punti a rovesciare il governo. Non si dica che sarebbe “antidemocratico”: nulla sarebbe più democratico che liberare il campo da un governo basato sulla corruzione, sulla truffa, sul condono agli evasori, sulla negazione dei diritti democratici dei lavoratori, al servizio di una piccola minoranza di capitalisti, banchieri, faccendieri.

Per questo facciamo appello a tutte le sinistre, a tutte le organizzazioni del movimento operaio e popolare, a tutte le realtà del movimento degli studenti e dei giovani, a tutte le associazioni del popolo democratico antiberlusconiano, perchè finalmente si realizzi  insieme una lotta vera , capace di vincere:

SI PREPARI UNO SCIOPERO GENERALE PROLUNGATO CONTRO PADRONATO E GOVERNO SULLE RIVENDICAZIONI DEI LAVORATORI, DEI PRECARI, DEI GIOVANI !
ORGANIZZIAMO OVUNQUE PRESIDI DI MASSA DELLE PREFETTURE CON LA PAROLA D'ORDINE DELLA CACCIATA DEL GOVERNO !
PROMUOVIAMO DA TUTTA ITALIA UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE, OPERAIA E POPOLARE, SU PALAZZO CHIGI, CHE ASSEDI IL GOVERNO SINO ALLA SUA CADUTA !

Il primo successo della rivoluzione tunisina e la sollevazione popolare in Egitto dimostrano che nessun potere può reggere alla forza dei lavoratori e del popolo, quando essi si scrollano di dosso la rassegnazione e la paura.
Anche in Italia è questa la via per l'unica alternativa vera : quella che assegna ai lavoratori il posto di comando.



di Redazione IL PUNTO ROSSO  a cura di Clemente Garruto per la rubrica "inviaci la tua nota"

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