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venerdì 5 febbraio 2016

Moduli per evitare le dimissioni in bianco



Moduli online per evitare le dimissioni in bianco. 

Ieri, dodici gennaio 2016, è entrato in vigore il decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI che approva il modulo da inviare in via telematica per presentare le dimissioni.

Ma il modulo potrà essere utilizzato solo  dal 12 marzo 2016, come previsto dal comma 8 dell’articolo 26 del Decreto semplificazioni (Dlgs n.151/2015), che per la piena operatività del nuovo modulo fissa il termine di 60 giorni dopo la pubblicazione in G.U. del decreto ministeriale.

Al 12 marzo prossimo saranno  trascorsi  oltre sette  anni  dal giorno  di entrata in vigore del  Decreto legge 25 giugno 2008, n. 111

con cui il Governo Berlusconi cancellò la legge del Governo Prodi che aveva imposto l’invio delle dimissioni in via telematica per impedire il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco, che colpisce soprattutto le lavoratrici.

Un passo del gambero che sarà finalmente annullato, ma soltanto  grazie all’impegno  in tutti  questi anni di Aspettare stanca, Rete per la Parità, altre associazioni, in particolare SNOQ, e il Comitato 188 (appositamente costituitosi) e di  alcune parlamentari e giornaliste, come Ritanna Armeni, che non hanno mancato  occasione per sollecitare l’approvazione di una nuova regolamentazione e di criticare anche la norma introdotta dalla ministra Elsa Fornero, del Governo Monti, falsamente presentata come soluzione al problema.
Nonostante l’attivismo e i tempi a volte sin troppo brevi imposti dal giovanilismo dell’attuale Presidente del Consiglio, si va ancora avanti a passi di formica, tanto per restare nel campo del vecchio gioco Uno, Due, Tre, Stella: saranno necessari ancora  altri novanta giorni dal dodici gennaio  perchè la disposizione contenuta nel Job Act divenga  finalmente effettiva.

Si deve constatare amaramente che per raggiungere il risultato di azzerare la cancellazione di quanto già ottenuto nel 2007   è stato necessario un lungo periodo in cui  molte giovani donne italiane (per non mettere a rischio il lavoro) hanno dovuto rinunciare alla maternità, sono stati lesi i diritti di persone malate e messe in condizioni di debolezza tutte le persone con un contratto a tempo indeterminato costrette da imprenditori disonesti  a firmare delle dimissioni in bianco.

A questi danni si aggiungono quelli subiti dagli imprenditori onesti, soli a dover rispettare gli obblighi di legge, dato che non hanno ritenuto di far passare per dimissioni i licenziamenti.

Per non parlare dell’ impegno di risorse da parte di chi ha a cuore la condizione delle donne in Italia, che potevano essere destinate ad altri fini.

Il 12 marzo si chiuderà un’annosa vicenda e, forse non a caso, quando ormai i nuovi contratti a tempo indeterminato, i cosiddetti contratti a tutele crescenti, lasciano maggiori possibilità di licenziamenti.

notizia presa qui 



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martedì 1 marzo 2011

ECOLOGIA: Senza lavoro per decreto , 150.000 famiglie a risc...



ECOLOGIA: Senza lavoro per decreto , 150.000 famiglie a risc...: "Senza lavoro per decreto: 150.000 famiglie a rischio nel fotovoltaico . … Il Governo intende ..."

In questi giorni, si decide la morte per decreto delle energie rinnovabili in Italia. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000 persone sarà colpito. E’ un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie.
E’ quello che succederà se il Consiglio dei Ministri approverà il decreto sulle rinnovabili nella versione che circola in questi giorni all’interno del Parlamento e su cui si leggono anticipazioni di stampa.
Dopo pochi mesi dalla (lungamente attesa) approvazione, nel mese di agosto dello scorso anno, della legge sul nuovo conto energia, lo scorso 31 gennaio la Commissione europea ha adottato, come noto, una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti.
A dispetto di queste premesse nelle bozze del decreto legislativo rinnovabili leggiamo la previsione di introdurre retroattivamente un limite vincolante di 8.000 MW. Stop ai progetti autorizzati e in corso di autorizzazione. Stop a molti cantieri in corso. Un vero e proprio tetto al fotovoltaico, più di 6 volte inferiore a quello fissato dalla Germania. È questa la prospettiva che annienterebbe il settore fotovoltaico a partire dalla prossima settimana con l’eventuale approvazione in Consiglio dei Ministri. A farne immediatamente le spese saranno circa 120.000 lavoratori impiegati direttamente e indirettamente nel fotovoltaico.
In queste condizioni un’industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.
Siamo sbigottiti, è incomprensibile. Non è abbastanza promuovere l’ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire l’opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l’eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo?
Nonostante il parere positivo in sede di Commissioni Parlamentari (per cui lo schema di decreto attuativo della direttiva 2009/28 sull’energia da fonti rinnovabili si inserisce nel quadro della politica energetica europea volta a ridurre la dipendenza dalle fonti combustibili fossili e le emissioni di CO2) il dibattito in corso, specie per le notizie di stampa spesso espressione di interessi non necessariamente palesi e esplicati in sede politica e sociale, sembra preludere ad un intervento legislativo che andrà, si teme, in senso diametralmente opposto a quello, voluto dalla Commissione, di incoraggiamento delle politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili.
La realtà è diversa. A fronte di una crisi che non smette di mordere il tessuto produttivo, è vero che il settore delle rinnovabili si muove in netta controtendenza. Gli incentivi (che, ricordiamo, non gravano sul bilancio dello Stato ma nemmeno su quello delle famiglie, come invece si è letto in questi giorni) hanno creato un volano virtuoso che ha consentito al Paese di riavvicinarsi al gruppo dei paesi leader nel campo dell’innovazione e della capacità produttiva.
Il fotovoltaico, in un contesto così difficile come quello che abbiamo visto delinearsi negli ultimi anni, rappresenta un settore in crescita occupazionale e di fatturato, oltre che un settore tecnologicamente in evoluzione.
Confidiamo nell’equilibrio e nella saggezza del Governo e del Parlamento affinché si voglia intervenire per evitare che un altro tassello della nostra economia cada vittima di contrapposti interessi e di battaglie ideologiche. Confidiamo che saprete dare un futuro alle nostre famiglie e ai nostri figli che si trovano oggi incolpevoli nella precarietà e nell’incertezza.”

Gianluca Nunnari -
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