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lunedì 25 maggio 2020

Riduzione dell’Orario di Lavoro a Parità di Salario


Riduzione dell’Orario di Lavoro a Parità di Salario

 Adesso è il Momento del Coraggio

Il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario diventa finalmente centrale nella discussione su come riorganizzare il sistema produttivo italiano, nella convivenza forzata con il Covid19. La proposta, infatti, non arriva dal solito Fratoianni, ma dalla Task Force innovazione, che sta lavorando per il Ministero del Lavoro nell’individuare le modalità più sicure e migliori con le quali far ripartire il sistema economico e produttivo italiano.

L’idea è molto semplice e merita attenta valutazione: la difficoltà di organizzare la produzione con un elevato livello di prossimità fra lavoratori, condizione cui per decenni siamo stati abituati, richiede un di più di cautela e uno sforzo di riorganizzazione delle forme, per poter tenere nella massima sicurezza i lavoratori impegnati nei processi produttivi. Anche la scarsa reperibilità di dispositivi di protezione individuale, come anche il difficile utilizzo dei dispositivi in alcuni particolari contesti produttivi, suggerisce soluzioni diverse e innovative.

Per questo, la Task Force ha proposto al governo di ridurre l’orario di lavoro, con turnazioni, mantenendo gli stessi salari previsti dai contratti. Si nota, dalle raccomandazioni della task force, come persino sul piano economico sarebbe meno oneroso e più conveniente per le casse dello Stato, intervenire sul salario dei lavoratori, aiutando le imprese a ridurre l’orario e impostare le turnazioni, piuttosto che continuare a intervenire con settimane di cassa integrazione, che dovrebbero inevitabilmente essere prolungate.

Non solo per ragioni che hanno a che fare con il calo della domanda e degli ordinativi, ma anche proprio per rispettare le misure di distanziamento sociale
 e di sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro.

Mi auguro che la proposta della task force abbia la dignità che merita. Che venga valutata, discussa, approfondita con le organizzazioni sociali e con le forze politiche. Avevo già depositato una proposta di riduzione di orario di lavoro, a parità di salario, circa un anno fa. È ancora disponibile in Parlamento. La metto a disposizione della discussione e del governo, per arrivare all’obiettivo nel più breve tempo possibile.

C’è bisogno di pensare e costruire un mondo nuovo, soprattutto in questa drammatica fase di convivenza con il virus. E partire dalle modalità con cui è organizzato il lavoro nel nostro Paese, mi pare il giusto approccio. Anche perché, le dinamiche produttive investono in primo luogo direttamente anche l’organizzazione dei tempi di vita e di relazione, e quindi di fatto le difficoltà che molte famiglie stanno riscontrando nella gestione dei figli e degli affetti.

E in secondo luogo, una riduzione dell’orario di lavoro avrebbe effetti positivi sul decongestionamento dei mezzi di trasporto pubblici, che sono uno dei principali nodi da affrontare nella battaglia al virus, per contenere il contagio. È il momento di confrontarci e di costruire il mondo nuovo di cui abbiamo bisogno.


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domenica 15 marzo 2020

Sanità, Tasse, Migranti e Lavoro tutti i Disastri di Berlusconi

Sanità, Tasse, Migranti  e Lavoro tutti i Disastri di Berlusconi


Il Decennio nero dell’Italia

Silvio è tornato. E tanti si sono dimenticati chi è.
Ecco un libro per rinfrescare la memoria ed evitare di ricascarci

“Fatti e misfatti, disastri e bugie, leggi vergogna e delitti (senza castighi) dell’ometto di Stato che vuole ricomprarsi l’Italia per la quarta volta”.
Anticipiamo alcuni stralci dal capitolo “Quando c’era Lui”.

La lista nera dei disastri dei tre governi Berlusconi (1994, 2001-06, 2008-11) è talmente lunga che, da sola, occuperebbe un paio di Treccani. Ma ora Silvio Berlusconi si ripresenta per la settima volta agli elettori travestito da “usato sicuro” capace, europeista e moderato contro gli “incompetenti”, gli “antieuropeisti” e gli “estremisti”, e trova persino a sinistra chi ci casca o almeno finge di cascarci. Eugenio Scalfari ha dichiarato: “Con Berlusconi al governo le cose sono andate più o meno come andavano con gli altri governi”. Quindi è il caso di riepilogare in estrema sintesi l’inventario dei danni che è riuscito a fare ogni volta che ha avuto la ventura
di governarci e noi la sventura di essere governati da lui (…).

Vediamo come, negli anni delle vacche grasse, (non) approfittò della congiuntura favorevole. Salvo poi gridare al golpe e al complotto quando, nel 2011, tutti i nodi aggravati dalla crisi mondiale vennero al pettine.

Il decennio nero. Dai dati del Fondo monetario internazionale risulta che, fra il 2001 e il 2011, il nostro Pil reale pro capite, cioè la ricchezza prodotta da ogni singolo italiano tenendo conto dell’inflazione, sia crollato del 3,1%. La peggiore performance di tutta l’Eurozona, visto che nel Vecchio continente in quel periodo solo l’Italia ha avuto il segno “meno”. Nel decennio, 2001-2011, mentre noi precipitavamo, tutti gli altri Paesi crescevano: dai tedeschi (del 12,9%) ai greci, sì persino i greci. Non solo: se nel 2001 la differenza fra il nostro Pil pro capite e quello tedesco era di 1.610 euro, nel 2011 si era quadruplicata a 6.280 euro. Gli italiani in condizioni di povertà assoluta toccavano la cifra record di 3 milioni e mezzo. E l’occupazione cominciava a calare soprattutto fra i giovani, mentre il Cavaliere non trovava di meglio che produrre più precariato con la legge 30 del 2003. In quel decennio nero, Berlusconi ha governato 8 anni su 10.

La finanza pubblica. Nel 2011 l’ultima manovra della coppia B.-Tremonti lascia un’eredità pesante: misure senza copertura per 20 miliardi di euro. Soldi da trovare entro il 30 settembre 2012 con una riforma – neanche abbozzata – delle agevolazioni fiscali. In alternativa, scatteranno i tagli lineari. Il governo Monti si accolla gran parte del prezzo di impopolarità e trova poi, prelevandoli dai ceti più deboli, 13,4 di quei 20 miliardi, mentre il resto si trascinerà sui governi successivi.

Le tasse. “Meno tasse per tutti” e “Rivoluzione fiscale”. Sono questi gli slogan dominanti di tutte e sette le campagne elettorali berlusconiane. Peccato che poi, una volta al governo, il Cavaliere non sia mai riuscito a rivoluzionare né l’Irpef né tantomeno l’intero sistema tributario. Nel suo secondo governo, l’unico durato l’intera legislatura, la pressione fiscale (cioè l’incidenza delle tasse sul Pil) scende in cinque anni di un paio di decimali, senza che nessuno se ne accorga. Cioè (dati Istat) passa dal 40,1% del 2001 al 39,1 del 2005. Nei tre anni del suo terzo governo, senza una sola misura di austerità per fronteggiare la crisi finanziaria globale, la pressione fiscale aumenta addirittura: dal 41,3 del 2008 al 41,6 del 2011. Altro che “Meno tasse per tutti”: meno tasse solo per gli evasori e i frodatori, beneficati da continui condoni e “scudi fiscali”.

La spesa pubblica. La ragione del mega-flop fiscale è semplice: da quel grande populista che è sempre stato, B. non ha mai voluto ridurre la spesa corrente (come invece ha fatto Prodi), rendendo impossibile qualunque riduzione permanente del carico fiscale. Tra il 1999 e il 2005 (biennio D’Alema-Amato e quinquennio berlusconiano), la spesa per consumi finali della Pubblica amministrazione, dove si annidano i veri sprechi, è salita del 3,3% annuo. E si è fermata solo con il secondo governo Prodi (2006-2008). Vediamo il dettaglio, riassunto di recente da Sergio Rizzo su La Repubblica. La spesa pubblica nel 2001 superava di poco i 600 miliardi, mentre alla fine del 2011 sfiorava gli 800 (797.971), con un aumento monetario del 32,8 per cento e una crescita reale (detratta l’inflazione) dell’8,5: cioè di 62 miliardi. Soldi ben spesi? Vediamo. Di quei 62 miliardi, 57 sono finiti nel capitolo Welfare: per la stragrande maggioranza, pensioni. “Quel capitolo – scrive Rizzo – che assorbiva nel 2001 il 36,1% della spesa pubblica, aveva raggiunto nel 2011 il 40,4%. C’entra di sicuro l’esborso enorme per l’assistenza causato dalla crisi. Ma è incontestabile che la fetta più rilevante di quei 57 miliardi abbia a che fare con l’incremento della spesa previdenziale. Per giunta, mentre il conto per le pensioni saliva in modo inarrestabile, la spesa per l’istruzione si riduceva del 10,2%: 7 miliardi e mezzo reali svaniti. In quei dieci anni si è dunque investito sugli anziani disinteressandosi dei giovani”. Poi ci sono i soldi buttati. Per esempio in spese militari, aumentate del 35,2%, mentre quelle per la cultura scendevano del 31,7.

Debito pubblico. Il sedicente risanatore della finanza pubblica non ha fatto che aumentare vieppiù il debito pubblico: + 539 miliardi, quasi tutti merito suo. Per fortuna, il tanto deprecato euro, nello stesso periodo, faceva scendere gli interessi sui titoli di Stato di quasi 18 miliardi reali.

Sanità. Nel secondo governo Berlusconi il finanziamento al fondo sanitario nazionale esplode dai 71,3 miliardi del 2001 ai 93,2 del 2006 (da allora salirà in 10 anni di soli altri 20 miliardi). Motivo: le esigenze di rigore per l’ingresso nell’euro si sono esaurite e i bassi tassi di interesse consentono di aumentare i fondi alla sanità pubblica (e privata convenzionata, letteralmente scoppiata soprattutto nelle regioni governate dal centrodestra). Ma quella stagione, e ancor di più quella del terzo governo Berlusconi, verranno ricordate per ben altre ragioni: il fallimento del federalismo sanitario (voluto sia dal centrosinistra sia dal centrodestra), che avrebbe dovuto responsabilizzare le Regioni dando loro un budget e precisi standard da rispettare (i Lea: livelli essenziali di assistenza). Invece non funzionerà mai. Anzi – come spiega l’economista Gilberto Turati, specialista di politiche sanitarie dell’Università Cattolica di Roma – sotto Berlusconi si afferma il principio che, “per garantire i Lea, serve almeno la spesa dell’anno precedente, così le regole di fatto incentivano le Regioni a spendere sempre di più”. Così, per ingrassare le clientele e le mafie sanitarie, si taglia selvaggiamente sul sociale. Dal 2008 e al 2011 il fondo per le politiche per la famiglia passa da 346,5 milioni (2008) a 52,5 (2011), quello per le politiche giovanili da 137,4 milioni a 32,9, quello per la non autosufficienza che finanzia l’assistenza ai malati più gravi da 300 milioni a zero.

Scuola, università e grandi opere. Le “riforme” berlusconiane dell’istruzione pubblica, targate Letizia Moratti (2003) e Maria Stella Gelmini (2008), improntate a una filosofia “privatistico-confindustriale”, suscitano ostilità quasi unanimi di insegnanti, studenti e famiglie, senza risolvere i problemi principali del settore, anzi aggravandoli. Il terzo governo Berlusconi, poi, completa l’opera tagliando il fondo per il finanziamento ordinario dell’Università dai 7,4 miliardi del 2008 ai 6,9 del 2011. Tornerà sopra i 7 miliardi soltanto nel 2014.

Quanto invece alle inutili opere faraoniche, l’asso nella manica di Berlusconi, la Legge obiettivo, si è rivelata un disastro epocale per il bilancio pubblico. Avrebbe dovuto velocizzare la realizzazione delle infrastrutture garantendo prezzi certi? Ebbene, a fine 2011 risultavano ultimati appena il 10% dei lavori previsti, con i costi ovunque esplosi. Senza contare alcuni regalini maleodoranti tipo quelli gentilmente offerti dalla vicenda della corruzione al Mose di Venezia. Omaggi che, secondo uno studio del governo Monti, avrebbero fatto salire la spesa per gli appalti pubblici perfino del 40%.

Immigrazione. Il Berlusconi che oggi tuona contro l’immigrazione sparando cifre a casaccio (“È una bomba sociale: 630 mila clandestini”), è lo stesso che nel 2011 deliberò la partecipazione dell’Italia alla guerra in Libia contro il suo amico e compare Gheddafi, cedendo alle pressioni di Obama, Sarkozy e Napolitano, con il conseguente aumento esponenziale degli sbarchi. Ma non solo: porta la sua firma, oltreché i voti di FI, An e Lega Nord, la più grande sanatoria di immigrati “clandestini” o irregolari (circa 800 mila domande, di cui 694.224 accolte, nel solo 2002, in concomitanza con l’approvazione della legge Bossi-Fini). Nel 2003 è il governo Berlusconi a sottoscrivere senza batter ciglio la Convenzione europea detta “Dublino II”: chi sbarca in Italia resta in Italia. Nel 2009 il terzo governo B., sempre con i voti della Lega, vara una seconda mega-sanatoria di immigrati irregolari (294.744 domande accolte).

Le leggi vergogna. Che faceva Berlusconi mentre l’Italia andava in malora? Si occupava dei fatti suoi, con un’attenzione e una competenza davvero degni di miglior causa. Per scongiurare i due pericoli che nel 1993 l’avevano portato a creare Forza Italia: il fallimento delle sue aziende e la galera. Con una raffica di leggi vergogna da brivido. Noi qui riassumeremo soltanto le 60 che hanno portato vantaggi a lui, ai suoi cari, ai suoi amici (e amici degli amici mafiosi), ai suoi coimputati e alle sue aziende. Nei quattro settori chiave della giustizia, del fisco, della televisione e degli affari. Tutte leggi mai previste dai programmi elettorali di Forza Italia, o della Casa delle Libertà, o del Popolo delle Libertà, dunque mai votate dai cittadini. Infatti non riguardano tutti noi: riguardano soltanto lui e pochi altri fortunati vincitori.

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Colpevole di Evasione Fiscale
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martedì 5 novembre 2019

Lavoro solo 4 Giorni la Settimana

 Lavoro solo 4 Giorni la Settimana

TEST NELLA SEDE DI TOKYO

 Microsoft ci ha provato. E funziona.
L’esperimento è stato fatto nella sede di Tokyo del colosso informatico, ed ha riguardato 2.300 dipendenti. La produttività è aumetata del 39,9% e i costi aziendali si sono ridotti.


 Lavoro solo 4 Giorni la Settimana


di Biagio Simonetta

Lavorare quattro giorni a settimana anziché cinque funziona. E aumenta i tassi di produttività. È il risultato di un esperimento targato Microsoft, che in Giappone ha voluto testare la settimana di lavoro più corta. Con l'iniziativa “Work Life Choice Challenge”, l'azienda di Redmond ha deciso di provare una settimana di lavoro ridotta per i suoi 2.300 dipendenti della sede di Tokyo. Un modo per promuovere un equilibrio più salutare tra lavoro e vita privata. Da qui è nata l'idea del weekend lungo: uffici chiusi venerdì, sabato e domenica per un mese (agosto 2019), così per valutare eventuali pregi e difetti di questa scelta.

Risultati soprendenti
I risultati, come detto, sono stati sorprendenti. Secondo quanto riferito dalla stessa Microsoft, per il periodo del test la produttività (che è stata misurata in termini di vendite per dipendente) è aumentata del 39,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (agosto 2018, dunque). Un incremento significativo, insomma, ottenuto grazie a uno snellimento generale dei tempi dedicati ad alcune fasi del processo. Sono state limitate, ad esempio, le riunioni in azienda,
con tempi massimi previsti di 30 minuti.

E allo stesso tempo sono diminuiti i costi aziendali fissi: le spese per l'energia elettrica sono scese del 23,1%, e anche il consumo di carta utilizzata in sede per fax, stampe e il resto si è più che dimezzato.
A tutto questo si sono aggiunti i feedback fortemente positivi degli stessi dipendenti: il 92,1% di questi che ha dichiarato di apprezzare la settimana lavorativa di quattro giorni. Una percentuale che, benché prevedibile, racconta molte cose sullo stato d'animo dei dipendenti.

Nuovo esperimento a breve
Dopo il test di agosto, i dipendenti giapponesi di Microsoft sono tornati a lavorare come sempre, cinque giorni su sette. Ma visti i risultati dell'esperimento, la società ha fatto sapere di voler introdurre un nuovo periodo di prova nei prossimi mesi invernali. Il Giappone, del resto, è uno dei Paesi dove la tematica del superlavoro è molto sentita. In molte aziende, come riportano alcuni report pubblicati dal governo nipponico, le ore di straordinario raggiungono numeri altissimi, diventando un vero e proprio problema nazionale. E se ridurre le ore (e i giorni) di lavoro, coincide con un aumento così importante della produttività, forse vale la pena provare a imboccare questa nuova strada.

Il test è avvenuto nel mese di agosto ed è durato cinque settimane, in cui i lavoratori lasciavano l’ufficio il giovedì per ritornarci poi solamente il lunedì successivo.

Stando a quanto riportato, l’esperimento si è rivelato piuttosto redditizio, con la produttività degli impiegati che è risultata decisamente migliorata. Nello specifico, le vendite sono aumentate del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e sono anche state sprecate meno risorse.

L’azienda ha infatti consumato il 59% in meno di carta, e il 23% in meno di elettricità, risparmiando dunque anche sui costi di gestione.

Alla fine dell’esperimento il 94% degli impiegati si è detto soddisfatto della prova. Tale periodo di prova fa parte di una strategia che punta ad offrire condizioni più vantaggiose ai lavoratori, insieme alle riforme del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, che ha già introdotto un tetto agli straordinari e alzato gli stipendi dei lavoratori part-time,
 e potrebbe essere replicato in altre parti del mondo.

Già alcune compagnie si sono dette interessate, ed alcune piccole aziende hanno già lodato i benefici della prova, come un equilibrio migliore della vita tra lavoro
 e tempo libero e in generale una migliore produttività.

Prima di andare a proporre l’idea al vostro capo però, pregustando i vostri weekend lunghi, sappiate che ci sono anche delle possibili controindicazioni che preoccupano le aziende e i sindacati.

Innanzitutto il concentrare il lavoro in meno giorni potrebbe risultare in una settimana di lavoro generalmente più pesante e con più pressione. Inoltre c’è bisogno di leggi apposite che regolamentino bene il tutto, per evitare il rischio che qualche datore di lavoro tenti di fare il furbo e di approfittarne per ridurre semplicemente il salario dei propri impiegati per via del giorno in meno impiegato in ufficio e di una settimana lavorativa composta da “soli” quattro giorni.

Insomma, se da un lato si può essere attratti dall’idea del colosso di Redmond, dall’altro c’è da stare attenti. In ogni caso, per il momento è destinato a rimanere un esperimento, dato che, ad esempio, nessuno dei candidati alla Presidenza degli Stati Uniti nel 2020 sembra avere nel proprio programma la proposta di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni.

 Lavoro solo 4 Giorni la Settimana

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Ti immagini di poter lavorare 4 giorni su 5 ?
E portare le 40 ore settimanali a 30?
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venerdì 13 settembre 2019

Incidenti e Formazione più Controlli sul Lavoro

Incidenti e Formazione più Controlli sul Lavoro

Lavoro e Incidenti una vera Emergenza Nazionale

I quattro lavoratori morti oggi in un’azienda agricola in provincia di Pavia si aggiungono al lungo elenco di caduti sul lavoro. Una tragedia insopportabile in una nazione civile come l’Italia. Siamo di fronte a una vera emergenza nazionale da fronteggiare con ogni mezzo.

Il nuovo governo ha tra i suoi punti programmatici un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, assicurando livelli elevati di sicurezza e di tutela della salute. È indispensabile che esso diventi uno delle priorità assolute del nuovo Governo.

Incidenti e Formazione più Controlli sul Lavoro


La Cgil torna a chiedere prevenzione, formazione e una vera cultura della sicurezza da parte delle aziende e di tutte le istituzioni preposte ai controlli

Il gravissimo incidente mortale sul lavoro avvenuto oggi, con il pesante bilancio di quattro morti, ci riporta a quello che è un quotidiano bollettino di una guerra non dichiarata,
 quella dei morti sul lavoro.

Lo dice in una nota la Flai Cgil commentando la tragedia avvenuta oggi in provincia di Pavia: «Nello stringerci alle famiglie delle vittime e nell’attesa di capire la dinamica dell’incidente, torniamo a denunciare con forza la poca attenzione al tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Serve prevenzione, e quindi, formazione, serve una vera cultura della sicurezza da parte delle aziende e di tutte le istituzioni preposte ai controlli.

«Non si può, come ancora troppo spesso accade, continuare a considerare la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro un costo o un mero adempimento normativo e seguitare a morire di lavoro nel ventunesimo secolo. Come sindacato ci battiamo da tempo su questo difficile versante, scontrandoci spesso con un muro di gomma di indifferenza e poca attenzione, crediamo, invece, che a fronte di lavori spesso poveri, poco tutelati, con appalti e subappalti, il tema della salute e sicurezza debba rappresentare una priorità e un diritto irrinunciabile per ogni lavoratore, che dopo una giornata di lavoro deve poter far ritorno a casa».

«Infine – concludono Cgil nazionale, Flai Cgil nazionale, Cgil Lombardia e Flai Cgil Lombardia –  rivendichiamo l’immediata costituzione di un tavolo per costruire politiche
 condivise per contrastare questo dramma».


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domenica 1 settembre 2019

Morti : da gennaio a luglio, 599 sul Lavoro

Morti : da gennaio a luglio, 599 sul Lavoro

I dati dei primi sette mesi del 2019 hanno segnato un aumento delle vittime del 2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Calano, invece, gli infortuni.

Morti sul lavoro 2019, Inail: “Da gennaio a luglio, 599 vittome”
Erano al lavoro in una vasca in una discarica di rifiuti e sono morti probabilmente asfissiati, i due operai che hanno perso la vita lo scorso 29 agosto a Matera. Leonardo aveva 52 anni, Donato ne aveva 53. I loro corpi sono stati trovati sul fondo della vasca di decantazione, a trenta metri di profondità, dove è stata stata rilevata un’alta concentrazione di monossido di carbonio. In provincia di Cremona, solo nel mese di agosto, sono morti tre lavoratori.

Marzio, 47 anni, ha perso la vita in provincia di Treviso, travolto da una massa di materiale nell’azienda di stampaggi dove lavorava. Nel Varese, a Gorla Minora, è morto Davide. Aveva 39 anni: è rimasto incastrato tra due rulli di un macchinario che gli hanno schiacciato il torace. A Ripi, vicino Frosinone, un operaio di 57 anni è rimasto sepolto da diversi metri di terra in un cantiere.

Ci sono singole storie, e nomi, dietro i numeri dei morti di lavoro presentati dall’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (Inail). Una strage silenziosa, un elenco di 599 persone decedute in 181 giorni. Dati che, se comparati con quelli dello stesso periodo di tempo del 2018, segnano un aumento del 2 per cento.

Le morti di lavoro sono cresciuti al centro (da 110 a 120), al sud (da 119 a 134) e sulle isole (da 46 a 58). Sono diminuiti leggermente nel nord-ovest (da 155 a 153) e più significativamente nel nord-est (da 157 a 134).

Rispetto alle fasce di età, sono aumentate le morti di persone tra i 45 e i 54 anni (+ 43 casi) e tra i 20 e i 34 (+ 19). Hanno perso la vita più uomini (da 527 a 548) e meno donne (da 60 a 51). Più lavoratori comunitari (da 29 a 40) ed extracomunitari (da 64 a 71) e meno italiani (da 494 a 488).

Le denunce di infortunio, sempre secondo i dati diffusi da Inail, hanno segnato un leggero miglioramento rispetto al 2018: a luglio, sono state 378.671, 62 in meno rispetto alle 378.733 dei primi sette mesi del 2018 (-0,02%).


Un analisi di Pagella Politica evidenzia che le morti registrate nel primo semestre dell’anno, 482 infortuni mortali sul lavoro, sono il dato peggiore dal 2016, cioè da quando sono consultabili i bollettini trimestrali Inail. Il 2019 rischia di essere il peggiore degli ultimi tre anni: il 2016 aveva assistito a 1.018 vittime e il 2017 a 1.029, nel 2018 si era arrivati a 1.133 morti sul lavoro.

A livello annuale, i morti sul lavoro del 2018 erano già stati il 10% in più del precedente. Gli infortuni sono invece leggermente diminuiti nel 2019 rispetto al 2018, ma il totale del primo semestre è comunque più alto di quello degli anni 2016 e 2017.



Muore nei campi un Lavoratore in Nero

Pasquale Fusco ha accusato un malore durante la raccolta dei meloni. 
L’uomo lavorava senza alcun contratto.

Pasquale Fusco aveva 55 anni, era uno dei tanti invisibili, di quelli che nessuno vuole vedere, che non compaiono nelle statistiche e che non fanno i sondaggi.

È morto nei campi di Varcaturo, ucciso dal caldo e dalla fatica, mentre raccoglieva meloni in nero e per pochi euro all’ora.

Il proprietario dell’appezzamento di terreno è stato accusato di sfruttamento della manodopera e di omicidio colposo, mentre la salma dell’operaio agricolo è stata trasferita al Secondo Policlinico per gli esami autoptici che faranno luce sulle cause della morte.

I dati dell’Inail sulle morti sul lavoro pubblicati ieri ci raccontano di una strage quotidiana di dimensioni enormi. Sono 599 infatti le vittime sul lavoro da gennaio a luglio di quest’anno, con un aumento del 2% rispetto agli altri anni. Numeri che hanno la portata di una guerra, di un epidemia. Numeri che dovrebbero generare indignazione e spingere politica e istituzioni ad impegnarsi concretamente nel campo della sicurezza, dei controlli e della lotta allo sfruttamento. Numeri che dovrebbero far parlare, ragionare e protestare tutta l’opinione pubblica. 

Ma di Pasquale non parleranno in molti, il circo mediatico è concentrato su altro, guarda altrove, discute di cose diverse. La politica è concentrata sulle trattative per il nuovo governo. Misurini e alambicchi alla mano per dosare il giusto quantitativo di poltrone che non faccia lamentare nessuno, i leader dei partiti, dei movimenti e delle leghe sono impegnati in altre dinamiche e hanno altro a cui badare, tra una diretta Facebook e un cinguettio non c’è tempo per le cose serie. Le istituzioni sono impegnate a galleggiare e a sopravvivere all’ennesimo cambio di rotta del Paese. 

Intanto, nell’indifferenza più profonda, in Italia si muore ancora di lavoro, si muore tutti i giorni di sfruttamento, senza distinzione di razza, colore della pelle, religione provenienza geografica. Si muore nel silenzio di un Paese sordo, distratto che non ha alcuna voglia di guardarsi davvero dentro.



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Disoccupati in Facebook

 ISCRIVETEVI AL GRUPPO 
Disoccupati che si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro IN RETE.
Sarebbe importante Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE
per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di tutti i Cittadini Italiani. 



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domenica 2 dicembre 2018

15 mila Operatori Senza Lavoro con i Migranti Espulsi

Migranti Espulsi e 15 mila Operatori Senza Lavoro


Migranti, la grande espulsione. 
Quarantamila fuori dai Centri 
e 15mila operatori, 
sopratutto italiani, perderanno il lavoro.

I prefetti scrivono ai gestori delle strutture: resta soltanto chi ha ottenuto l'asilo. Mattarella: 
"La sfida riguarda l'Europa e il mondo, 
serve una responsabilità comune".

Fuori dagli Sprar, come prevede la legge Salvini, ma anche fuori dai Cas e dai Cara, secondo una "conseguenziale" interpretazione data dai prefetti di tutta Italia che, da qualche giorno, hanno cominciato a riunire i gestori dei centri comunicando loro che i titolari di protezione umanitaria dovranno lasciare anche le strutture di prima accoglienza.

Tutti, comprese donne e famiglie con bambini. Già ieri 26 persone sono state invitate a lasciare immediatamente il Cara di Isola Capo Rizzuto in Calabria: tra loro una donna incinta e un bambino di cinque mesi, subito presi in carico dalla Croce Rossa.

Tutti migranti regolari, tutti con documenti di identità e permesso di protezione umanitaria, tutti destinati alla strada come altri 40mila, questa la stima fatta dalle associazioni di settore, interessati dai provvedimenti dei prefetti che, chi con data perentoria chi con maggiore elasticità a difesa delle situazioni più vulnerabili, hanno così allargato a dismisura la portata della legge Salvini, di fatto privando di qualsiasi tipo di accoglienza i titolari di protezione umanitaria.

E proprio nel giorno in cui da Verona il presidente della Repubblica richiamava ad un senso di comune responsabilità nell'affrontare il problema dell'immigrazione "un fenomeno che non è più di carattere emergenziale ma strutturale e quindi costituisce una delle grandi sfide che si presentano all'Unione europea e a tutto il mondo ed è un'esigenza che richiama alla responsabilità comune".

Mattarella, facendo appello all'Unione europea ad "assumere questo fenomeno che non va ignorato ma affrontato" ha implicitamente invitato il governo italiano (che non intende sottoscriverlo) a leggere il Global Compact delle Nazioni Unite "prima di formulare un giudizio perché non si esprimono opinioni e giudizi per sentito dire".

Dall'analisi del Decreto #Selfini risulta evidente che il suo vero obiettivo è rendere difficile la vita ai migranti che sbarcano in Italia, in modo da scoraggiarne la venuta. Di contro, poichè non riuscirà ad annullare i flussi in entrata, avrà l'effetto di aumentare gli irregolari in circolazione. Tra l'altro non c'è alcun provvedimento che affronti il problema dei 600 mila irregolari in libera circolazione, che è il bacino a cui attinge la criminalità organizzata e che sono la vera causa di insicurezza. Penso che sia una precisa scelta per continuare a speculare sulla paura dei cittadini. Non è prevista alcuna azione concreta di lotta alle mafie, che controllano interi territori e gestiscono tutti i traffici illegali, tra i quali quello della droga e della ricettazione, che tra l'altro utilizzano come manovalanza i migranti irregolari. Anche questa è una scelta politica per non inimicarsi quelle potentissime organizzazioni che controllano voti ed enormi capitali ( la sola 'ndragheta fattura 50 Mld/anno! ).


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mercoledì 23 maggio 2018

Openjobmetis: 1.400 Lavori in Italia per l'estate


Openjobmetis apre molte nuove opportunità di lavoro in vari settori per la stagione estiva:
sono più di 1.400 le figure professionali ricercate su tutto il territorio nazionale.
Lombardia ed Emilia Romagna sono le regioni con il maggior numero di posizioni aperte,
 seguite dal Piemonte e dalla Sicilia, confermandosi zone particolarmente attive.

Ed ecco alcune posizioni aperte, tra le oltre 1.400 ricerche attive nei vari settori. Nel settore horeca e turismo, sono ricercate oltre 300 figure: non solo camerieri, baristi, cuochi e aiuti cuochi, ma anche receptionist e animatori turistici sono tra i profili ricercati nelle aree del Nord e del Sud e Isole, dove molte strutture ricettive e turistiche hanno necessità di ampliare il personale per il periodo estivo.

In ambito vendite - tra grande distribuzione organizzata e retail - parliamo di oltre 200 ricerche attive per supermercati food (scaffalisti e specialisti di reparto) e catene di abbigliamento, accessori e calzature (Addetti vendita) per la prossima stagione dei saldi estivi e la sostituzione di personale diretto in ferie.

In primo piano anche posizioni nel settore logistica e agroalimentare: a Parma, ad esempio, sono ricercati ben 180 figure tra magazzinieri e addetti carico/scarico, di cui 120 prevedono un corso di formazione in preparazione dell’attività lavorativa. Sul settore agroalimentare, invece, tra gli altri, ricerchiamo addetti alla cernita della frutta, senza particolare esperienza pregressa ma con massima flessibilità per coprire il picco di lavoro previsto.

Infine, segnaliamo numerose posizioni per il settore sanità, con ricerca di Oss e Asa per Rsa e case di cura, per la sostituzione ferie del personale diretto e badanti conviventi per la nostra divisione family care: sono oltre 200 i candidati ricercati in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana per questa posizione. "Ci troviamo sicuramente di fronte a uno dei periodi più adatti per inserirsi nel mondo del lavoro", ha dichiarato Laura Piccolo, responsabile grandi clienti di Openjobmetis.


"Come agenzia per il lavoro -ha continuato- gestiamo posizioni aperte di numerose aziende su tutto il territorio nazionale, tra cui importanti società di grandi dimensioni, che sono alla ricerca di figure da inserire durante il periodo estivo. Non parliamo solo di ruoli con esperienza, ma in molti casi anche di figure da formare attraverso corsi dedicati". In tutti i settori, tra le caratteristiche più richieste vi sono: flessibilità e disponibilità a lavorare su turni, oltre ad una anche minima pregressa esperienza, standing e conoscenza di almeno una lingua straniera, soprattutto per i settori Gdo e Horeca.


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giovedì 3 maggio 2018

Concorso per mille posti all'Inps



Un concorso pubblico per quasi mille posti di lavoro all'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. E' stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 aprile 2018 n° 34, il bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, a 967 posti di consulente protezione sociale nei ruoli del personale dell’INPS, area C, posizione economica C1 (qui il testo completo del bando).


Per poter poter partecipare al concorso è necessaria, fra gli altri requisiti, una laurea magistrale o del 'vecchio ordinamento'. La domanda, debitamente compilata, deve essere presentata utilizzando il servizio online entro e non oltre le ore 16 del 28 maggio 2018.


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martedì 1 maggio 2018

L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro



Lavoro: Torniamo alla Costituzione!

“L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro“   Si tratta del primo comma dell’articolo 1 della Costituzione Repubblicana.  Ahimè, sono tanti coloro che sembrano essere nati per storpiarla: Renzi è solo l’ultimo in ordine di tempo, ma nel 2007 c’era chi  voleva cambiare l’intero Articolo 1 cosi: “La Repubblica democratica italiana è uno Stato di diritto fondato sulla libertà e sul rispetto della persona”   Sappiamo quale serrata discussione avvenne in Assemblea Costituente su questo tema.   Si trattava di definire, in un comma solo, tutto il progetto della Costituzione, dichiarandone gli aspetti rivoluzionari.   Le forze politiche si affrontavano in Assemblea esattamente come gli Oceani negli stretti, ma personaggi come Togliatti La Pira, Moro, Fanfani, Basso (solo per citare  quelli che immediatamente mi vengono alla mente) ,  seppero dare nuova vita  a quel pezzo di carta che sarebbe diventata la Costituzione.  A settanta anni dalla entrata in vigore della nostra Costituzione, ancora più forte è l’invito ad attuare il Disegno che Padri e Madri Costituenti hanno prodotto per noi che siamo le generazioni di confine, quelle che hanno avuto testimonianza diretta dei loro interventi, della loro vita, del loro pensiero.  Ogni anno, quando sento arrivare il Primo Maggio, penso a quanta strada ancora deve essere fatta perché quel primo Comma diventi realtà.  


“Non di solo pane vive l’uomo.”   Certo, ma di qualcosa l’uomo deve pur campare. 
E, con lui, anche coloro che formano il suo nucleo familiare.  Si chiamano  “mezzi di sostentamento”, “necessario per vivere”, etc...   La nostra Costituzione ha nel suo Articolo 1 un principio rivoluzionario.  I principi del 1789, declinati di norma come pertinenti alla sola democrazia formale e disposti al massimo ad ammettere interventi caritatevoli  di soccorso pubblico ai bisognosi, vengono interpretati invece nella direzione della costruzione di una società di cittadini uguali nelle opportunità sociali di godere dei diritti di libertà. In questo l’Articolo  1 si salda perfettamente con l’Articolo 3 . 
 Il “lavoro nobilita l’uomo”.   Importantissima fu la fase della discussione in cui si arrivò a quel “fondata sul lavoro”  partendo dai “lavoratori”.   L’impegno di ciascuno quindi, per costruire un pezzo di quella democrazia e di quella  libertà pagate a così caro prezzo.   Impegno di tutti, quindi e che, si badi bene, non intende aprire alcun varco al riapparire di classi, di disuguaglianze, di parti uguali tra disuguali.   
A che punto siamo  ?  La parola “Lavoro” è tra quelle più presenti in Costituzione.  E’ evidente quindi l’imperativo morale categorico che Padri e Madri Costituenti hanno assegnato alle future legislature della neonata “Italia Repubblica Democratica fondata sul Lavoro”.  Tutto scritto nero su bianco ed in un italiano perfetto e semplice. Basta leggere gli Articoli 2, 3 e 53 per i Diritti ed i Doveri di natura sociale, politica ed economica  e poi il TITOLO III della Costituzione, specialmente gli articoli 41, 42, 43,  44, 45, 46, 47.  Si tratta di un progetto che, spiegato ai ragazzi sin dalle scuole dell’obbligo, avrebbe generato una classe dirigente sana e, ovviamente. avrebbe sviluppato le capacità del Legislatore nel mettere a punto i provvedimenti per attuare la Costituzione.  
La storia ci insegna che....  Renzi ed i suoi accoliti  rappresentano solo gli epigoni di una classe politica che ha osteggiato il disegno costituzionale ed in particolare  quello che l’Articolo 3 pone come “compito” della Repubblica.  Per capire bene il fenomeno, quindi, è importante “riavvolgere il nastro” e cominciare da molti anni fa. Portare l’ Italia in questo stato è stato frutto di tante cose, ma NON DEL CASO !.  
Arrivare ad attaccare frontalmente i diritti fondamentali come il LAVORO (per non parlare degli altri come la SALUTE, la SCUOLA, la GIUSTIZIA. l’AMBIENTE,  la FAMIGLIA) è stato possibile solo facendo passare tanta acqua sotto i ponti della democrazia,
 cercando di minarne le basi.

E’ importante, in questo Primo Maggio, riscoprire la propria dignità di persona, che proprio attraverso il lavoro viene esaltata, nel segno della Costituzione Repubblicana. 


Buona Festa del Lavoro . 
Se Siete in cerca di occupazione ISRIVETEVI , GRAZIE
Disoccupati, si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro IN RETE. 
Sarebbe importante Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE 
per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di tutti i Cittadini Italiani. 


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giovedì 26 aprile 2018

Trucchi per Trovare Lavoro


Il curriculum vitae è uno degli strumenti fondamentali per un candidato che cerca lavoro. Se lo si scrive nel modo giusto, può distinguersi dalla massa e lo si può usare come lasciapassare per l’ambito primo colloquio. I selezionatori impiegano mediamente 15 secondi per valutare un cv, ma allora come fare colpo in così poco tempo? E, una volta raggiunto l’obiettivo di ottenere un colloquio, come prepararsi al meglio per essere più efficaci?

A questi interrogativi risponde InfoJobs, la piattaforma di recruitment online numero 1 in Italia con oltre 500.000 offerte di lavoro pubblicate nel 2017 e 4 milioni di cv registrati. Insieme ad Hara Risorse Umane, società esperta nella ricerca e nella selezione del personale, ha stilato un decalogo di consigli utili per la ricerca di lavoro. Dall’impostazione del cv al colloquio, passando per il primo contatto telefonico, ecco le mosse giuste e qualche trucco per conquistare il selezionatore.

1. Rispondi all'offerta giusta per te - Accertati che il tuo profilo sia effettivamente in linea con ciò che viene richiesto dall’offerta di lavoro per la quale ti vuoi candidare. E chiediti se quell’offerta risponde davvero alle tue aspettative, perché anche tu puoi e devi scegliere il tuo lavoro di domani.

Non rispondere a ogni annuncio di lavoro che ti sembra vagamente interessante o abbastanza in linea con le tue competenze: non è efficace e genera solo frustrazione. Seleziona accuratamente e concentrati su quelli per cui potresti essere il candidato ideale, senza disperdere energie.

2. Crea un cv completo e personalizzato - Personalizza il tuo cv sulla base dell’offerta per cui ti stai candidando. Non barare, ma valorizza tutte le competenze affini al profilo cercato, usando proprio le stesse parole chiave dell’offerta, per facilitare la ricerca del selezionatore. Ricordati di mettere in luce le competenze trasversali come capacità organizzative, relazionali, impegno e motivazione, capacità di lavorare in team, professionalità e serietà. Inserisci anche qualche informazione personale: hobby, passioni o esperienze di volontariato possono dire molto di te.

3. Non sottovalutare l’importanza del colloquio telefonico - E' il primo contatto con l’azienda e, se non vuoi rischiare di fare brutta impressione, è meglio rispondere con calma e con concentrazione. Se quando il selezionatore chiama non sei disponibile non c’è nulla di male: prendi il nome e il riferimento di chi ti ha contattato e fissa un altro appuntamento telefonico.

4. Scegli un abbigliamento adeguato - Il vestito che indosserai durante il colloquio è fondamentale per una prima impressione. Scegli un look in cui ti senti a tuo agio ma che non sia troppo informale e soprattutto osserva come si vestono i dipendenti dell’azienda per essere in linea con il loro stand, magari andando a prendere un caffè al bar sotto la loro sede qualche giorno prima del colloquio per vedere come si vestono.

5. Presentati da solo - Non hai bisogno di genitori, fidanzato o amici ad accompagnarti, è una situazione che devi saper gestire in autonomia.

6. Arriva preparato - Documentati sull’azienda per cui andrai a fare il colloquio, preparati sul business, cerca su internet cosa si dice di loro.

7. Tieni un atteggiamento composto - Durante un colloquio di lavoro fai attenzione al tono della voce e a come ti muovi. Siedi composto, guarda negli occhi la persona che hai davanti, non parlare troppo veloce o a voce troppo alta, fai delle pause e accertati di avere l’attenzione del tuo interlocutore. Il contatto visivo è importante per calibrare la conversazione, osserva i segnali che ti manda e regolati di conseguenza.

8. Sii te stesso - Non dimenticare mai che la prima qualità che cerca un selezionatore è l’onestà. Non mostrarti per quello che non sei, valorizza i tuoi pregi e quello che sai fare, senza mai mentire.

9. Fai esempi concreti - Quando rispondi alle domande sii concreto, argomenta e fai esempi di situazioni analoghe in cui ti sei trovato, spiegando bene quello che hai fatto, come sei arrivato alla soluzione di un problema, che risultati hai raggiunto. Ad esempio, non basta dire che si è una persona organizzata se non si spiega quando e come lo si è stati.

10. Fai domande - Ricorda che non sei solo tu ad essere sotto esame: la decisione se accettare o meno un lavoro è tua e per valutare al meglio un’eventuale offerta devi essere consapevole. Sii curioso, fai domande sull’azienda, sulla posizione che andresti a ricoprire e su un eventuale percorso di crescita. È lecito chiedere la retribuzione e quali potrebbero essere i tempi di risposta,
 ma non come prima e unica cosa.


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sabato 17 marzo 2018

Lavoro: entro il 2030 quello che si fa oggi sara' in mano a robot


2000 hamburger al giorno, troppo veloce per i colleghi umani: "licenziato" il robot Flippy Il robot "stakanovista" era impiegato dalla catena californiana Caliburger, a Pasadena. 

I robot e l'intelligenza artificiale stanno facendo passi da gigante, ma forse non sono così pronti a soppiantare il lavoro degli uomini come lasciano intendere tante previsioni. In California, dopo poche ore di lavoro, è stato messo da parte flippy, un automa impiegato in una catena di fast food a Pasadena: riusciva a cuocere fino a 2000 hamburger al giorno, ma il resto dei dipendenti non stava al passo nel confezionare altrettanti panini. "Quando sei in cucina e lavori con altre persone sei abituato a parlare per coordinare le attivita'. Con flippy questo non è possibile, devi organizzarti seguendo il suo ritmo", spiega a Usa Today, Anthony Lomelino di Cali Group, proprietaria dei fast food in cui il robot era stato 'assunto'. In pratica, c'e' bisogno di piu' tempo e formazione per coordinare il lavoro svolto dagli automi e dagli umani. E così flippy, pur restando un'esclusiva della catena Caliburger, 
e' stato momentaneamente messo da parte. 


Solo poche settimane fa, un altro robot, Fabio, è stato licenziato in Gran Bretagna: era stato impiegato in un supermercato di Edimburgo per accogliere i clienti e rispondere alle loro richieste ma non ha retto il confronto con i suoi colleghi umani. Mentre questi ultimi riuscivano ad attirare circa 12 clienti in 15 minuti, l'automa ne attirava solo due. Gli esperimenti non fortunati di Flippy e Fabio fanno tuttavia riflettere su come sta cambiando il lavoro. Secondo un recente rapporto della Mckinsey, 375 milioni di persone dovranno cercare un nuovo lavoro entro il 2030 perche' quello che fanno oggi sara' in mano a robot. 

leggi anchesfida robot-uomo http://cipiri5.blogspot.it/2018/03/e-sfida-robot-uomo-fra-30-anni-la.html




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Cgil: è record di persone in situazione di disagio


Lavoro, allarme di Cgil: 
è record di persone in situazione di disagio, 
sono oltre 4,5 milioni 

Peggiora la qualità dell'occupazione in Italia e a fine 2017 è stato toccato il record delle persone in disagio che sono oltre 4,5 milioni. Il dato emerge dallo studio "Lavoro: qualità e sviluppo" elaborato dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio della Cgil. Nel quarto trimestre 2017 le ore lavorate (dati conti economici Istat) sono ancora inferiori del 5,8% rispetto al primo trimestre del 2008 e le unità di lavoro sono il 4,7% in meno sempre relativamente allo stesso periodo. Si tratta di -667 milioni di ore lavorate e di quasi 1,2 milioni di unità di lavoro in meno rispetto al primo trimestre 2008. 


   "Nell'Unione Europea a 15, - si legge nello studio - oltre all'Italia, anche Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda presentano nel quarto trimestre 2017 un numero di ore lavorate inferiore rispetto ai livelli che precedono la crisi (primo trimestre 2008). In Italia, però, lo scarto tra le due variazioni (occupati, ore lavorate), entrambe negative, è particolarmente marcato. E questo andamento è legato al peggioramento della qualità dell'occupazione nel nostro Paese". Negli ultimi cinque anni (2013-2017), infatti, prosegue lo studio, "sono aumentati fortemente i part-time involontari e, soprattutto negli ultimi due, le assunzioni a tempo determinato, portando l'area del disagio (attivita' lavorativa di carattere temporaneo oppure a part-time involontario) a 4 milioni 571 mila persone, il dato piu' alto dall'inizio delle nostre rilevazioni".      Non solo, un'analisi più approfondita delle assunzioni a tempo determinato (Inps, Osservatorio Precariato), dimostra un peggioramento di questa condizione di lavoro già precaria: "aumenta anche fra questi lavoratori il part time (+55% fra il 2015 e il 2017). Continua a crescere il numero didipendenti con contratti di durata fino a 6 mesi, che sono passati da meno di 1 milione nel 2013 a piu' di 1,4 milioni nel 2017 
(dati Eurostat, primi tre trimestri di ciascun anno).  

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Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
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sabato 10 febbraio 2018

Incontriamo i Partiti prima delle Elezioni


L'incontro sarà il 14 Febbraio dalle 17.00 alle 20.00 all' 'Auditorium Enzo Baldoni Bonola , 
via Quarenghi 21.Centro Commerciale Bonola Metro Bonola linea rossa.

Quali sono le politiche, i programmi e gli impegni che i vari soggetti politici/partiti intendono adottare per fronteggiare i problemi del lavoro, welfare e previdenza.

Amici di tutti i comitati gruppi, Facebook ecc.. interessati a problematiche del lavoro ,welfare e previdenza come disoccupati , esodati precari,lavoratori precoci, quota 41 , inoccupati, opzione donna, caregiver familiare ecc....

Siamo riusciti faticosamente ad avere la sala bella comoda per arrivare e capiente fino a 400 persone adesso sta a noi che l'evento sia un successo, quindi pubblicizzate con amici e gruppi paralleli di interessi. Nella prima parte parleranno tutti i gruppi, movimenti che spiegheranno le loro particolari situazioni e richieste e poi la parola ai partiti con i loro programmi.
Sarà davvero bello e interessante se tutti insieme riusciremo a farci sentire e sopratutto a registrare quanto diranno o per meglio dire prometteranno.
Non c'è nessun capofila siamo tutti organizzatori.
Usiamo questa lista per comunicare tra di noi aggiungendo altri coordinatori interessati oltre che invitare tutti noi interessati chi ha dei contatti con il Pd e coalizione, FI, LEGA e Fratelli d'I si metta in contatto per invitarli, abbiamo avuto già delle conferme da 5stelle, LEU e Potere al popolo.Se volete fare locandine o eventi FB e/o pubblicizzare in tutti modi l'evento fate pure.
Se volete che l'evento venga messo su una locandina comune con le vostre descrizioni di Gruppo / movimento rispondete e segnalatelo e comunque mandate una mail di conferma di adesione all'iniziativa. Dobbiamo anche pubblicizzare la cosa con giornali e TV. Diamoci da fare rappresentiamo Milioni di persone e ancora molti di più di elettori 
con le famiglie confederiamoci per il nostro bene.
Non permettiamo anche questa volta ai politici di prenderci in giro.
Revisione completa della Fornero , politiche attive per il lavoro
 Welfare di sostegno reale e non per pochi.
Saluti 
Antonino Abbate 335428898
MDD movimento per i diritti dei disoccupati



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giovedì 11 gennaio 2018

Cesare Damiano : abolizione della Legge Fornero



"Intervista a Cesare Damiano sulle proposte di abolizione della Legge Fornero 
e sui dati Istat sulla disoccupazione giovanile" realizzata da Lanfranco Palazzolo
 con Cesare Damiano 
(presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato 
della Camera dei Deputati, Partito Democratico).

L'intervista è stata registrata martedì 9 gennaio 2018 alle ore 13:30.



"Il Presidente Mattarella ha invitato i partiti a non abbandonarsi alla tentazione di promettere cose impossibili nell'impostare la campagna elettorale. Concordiamo, anche se le prime avvisaglie non sembrano buone. Sulle pensioni, ad esempio, assistiamo alla proposta massimalistica della 'cancellazione' della legge Fornero da parte di Salvini alla quale fa da contrappeso l'eccessiva prudenza di Padoan che vorrebbe toccare il meno possibile perché la considera ancora "uno dei pilastri del sistema pensionistico". Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. "Tutti dimenticano - continua Damiano - che la legge Fornero, dal 2012 a oggi, è già stata profondamente cambiata, anche se non l'abbiamo sbandierato ai quattro venti per non innervosire i burocrati europei. Si sono realizzate 8 salvaguardie, che hanno riconsegnato a 153.000 lavoratori la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole. Si è completata la sperimentazione di Opzione Donna, con altre 36.000 lavoratrici coinvolte. Infine, con l'APE sociale, si manderanno in pensione a regime, a partire dai 63 anni, circa 60.000 lavoratori delle 15 categorie delle attività gravose ai quali si è anche bloccato l'innalzamento dell'età pensionabile. In totale, si tratta di 250.000 lavoratori (con uno stanziamento di circa 20 miliardi) che avrebbero corso il rischio povertà e che invece abbiamo salvato. Qualcuno, dopo questi interventi, ha parlato, ormai a ragione, di 'legge-groviera'. Noi pensiamo che si debba continuare su questa strada di forte revisione. Vanno, in primo luogo, quantificati i risparmi delle salvaguardie per proporre un ultimo intervento (il nono) che risolva definitivamente il problema degli esodati; vanno anche utilizzati i risparmi di Opzione Donna per proseguire la sperimentazione; infine, l'APE sociale, che scade nel 2018, va resa strutturale: poter andare in pensione a partire dai 63 anni, se si svolgono lavori gravosi, deve diventare una misura di flessibilità permanente, 
quindi un architrave del sistema previdenziale", conclude.



Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: 
Disoccupazione, Esodati, Flessibilita', Fornero, Giovani, Istat, Lavoro, Legge, Occupazione, 
Pensioni, Poverta', Precari, Previdenza, Riforme. 


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martedì 20 giugno 2017

Lavoro alla Camera dei Deputati

 
 Quanto si guadagna e cosa fare per essere assunti .
Nuove assunzioni alla Camera dei Deputati: 
tutto quello che c'è da sapere
 per non farsi trovare impreparati.


L'annuncio di possibile nuove #assunzioni alla #Camera dei Deputati ha attirato in questi giorni l'attenzione di molti cittadini. 
Il mondo delle Istituzioni, nonostante tutto, è sempre stato circondato da un 
alone di rispetto e autorevolezza, perciò non c'è da stupirsi se di per sè i soli rumors, riguardanti un eventuale #concorso volto a reclutare nuovo personale all'interno della Camera, 
abbiano già reclutato tra le fila dei possibili partecipanti molti giovani che, senza ulteriori indugi, sarebbero pronti a concorrere 
per aggiudicarsi il posto di lavoro garantito
 in caso di esito positivo delle procedure concorsuali.


A Montecitorio le voci al riguardo, confermanti l'imminente pubblicazione di un concorso pubblico, continuano a farsi sempre più insistenti e, 
sembrerebbero essere confermate da un documento 
specifico (al vaglio dei sindacati proprio in questi giorni) 
avente ad oggetto i "criteri per la ricognizione 
del fabbisogno organico" che - se approvato - permetterebbe all'Ufficio di Presidenza di procedere con l'indizione di un bando di concorso per assunzioni alla Camera dei Deputati.

Le figure ricercate
Le nuove assunzioni riguarderebbero in particolare: 
Documentaristi, Segretari e Commessi.

Per ognuna di queste figure saranno richiesti dei titoli e delle competenze specifiche che, ovviamente, verranno nell'apposito bando ufficiale. 
La stessa cosa vale per le retribuzioni annue lorde riconosciute. 

Orientativamente lo stipendio annuo di un Segretario si aggira intorno ai 65 mila euro, mentre per i commessi la retribuzione annuale è quasi pari alla metà (ovvero circa 35 mila euro). 
Per i documentaristi, invece, il compenso è ancora da decidere.

Come candidarsi
Gli interessati a prendere parte alla selezione pubblica dovranno aspettare che il bando venga reso noto dagli organi competenti . Il documento verrà pubblicato sul sito della Camera dei Deputati e in Gazzetta Ufficiale (come la prassi impone) e, sempre nello stesso, verranno indicate: le modalità e le procedure di selezione, 
le prove che i candidati dovranno sostenere (così come la possibilità di 
un'eventuale prova preselettiva qualora - come è già successo in altri concorsi 
- il numero dei concorsisti sia molto elevato), 
le materie oggetto del concorso e il numero di posti messi disponibili.

Per restare sempre aggiornati e non farsi sfuggire nessuna novità sulle nuove assunzioni alla Camera, gli interessati potranno consultare l'apposita sezione concorsi presente sul portale web della Camera dei Deputati dove - ovviamente - verranno resi noti tutti i provvedimenti presi al riguardo. Non rimane che attendere.


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sabato 28 gennaio 2017

ARABIA SAUDITA: Scioperi contro la semi-schiavitù


 lavoratori della United Seemac in sciopero 

In un paese in cui l’attività sindacale è vietata e le condizioni di lavoro si fondano sull’abuso, due gruppi di lavoratori protestano apertamente per avere il proprio salario

Un dollaro a testa per chiudere il caso: è quanto la compagnia saudita di costruzione United Seemac ha offerto a 215 lavoratori stranieri che da mesi non ricevono lo stipendio. La compagnia gli deve quasi un milione di dollari, 932mila dollari per l’esattezza, ma due giorni fa ha fatto la sua offerta nell’intenzione di fermare la protesta: 266 dollari in tutto, poco più di uno a testa.

I lavoratori, originari di Pakistan, India, Filippine e Indonesia, come moltissimi altri operai impiegati nella petromonarchia per stipendi miseri, se paragonati a quelli dei locali, e spesso in condizioni di semi-schiavitù (nel caso della United Seemac video girati di nascosto al suo interno mostrano 170 persone dividere quattro bagni senza aria condizionata nel caldo soffocante di agosto), hanno lanciato una protesta davanti la sede della United Seemac perché, chi da sei mesi, chi da 20, non incassano più lo stipendio. Da cinque giorni dormono davanti agli uffici di Riyadh e sono intenzionati ad andare avanti, nonostante le promesse della compagnia alle rispettive ambasciate e il misero dollaro proposto.

“Non torniamo a casa da 5 giorni – racconta a Middle East Eye uno dei lavoratori, Naeem, 25enne pakistano – Non ci siamo cambiati i vestiti e non mangiamo da due giorni. Ci hanno offerto soldi ma come potremmo sopravvivere con quell’ammontare? Vogliamo il nostro denaro”. Naeem non riceve lo stipendio da nove mesi, 692 dollari al mese che non può più mandare ai genitori in Punjabi, che sostiene con le rimesse dall’estero da quattro anni.

La protesta dei 215 lavoratori ha un significato enorme in un paese come l’Arabia Saudita dove per legge lo sciopero è proibito così come l’attività sindacale. L’unica cosa che i dipendenti della United Seemac hanno potuto fare è stata rivolgersi al tribunale del lavoro, un anno fa, ma nulla è stato fatto.

Una situazione simile a quella dell’ospedale privato Saad, nella città orientale saudita di Khobar: qui la protesta si è tradotta all’inizio di settembre in uno sciopero della fame. A manifestare non solo dipendenti stranieri, tra cui europei, ma anche cittadini sauditi: una protesta senza precedenti per ottenere il salario, non versato ai 1.200 dipendenti dell’ospedale da quattro mesi. Senza precedenti perché mai cittadini sauditi hanno subito le stesse condizioni degli stranieri e perché ha coinvolto medici, infermieri, amministrativi, chirurghi di diverse nazionalità.

L’ospedale in questione è di proprietà del Saad Group, società del miliardario saudita Maan al-Sanea, con investimenti in tutto il mondo. A premere, dicono fonti interne, è la crisi che sta colpendo l’Arabia Saudita a causa del crollo del prezzo del petrolio che ha ridotto di molto il denaro in circolazione e a causa delle enormi spese militari dello Stato in Yemen e in Siria. Ma per i dipendenti dell’ospedale il problema è un altro: la corruzione. A Middle East Eye spiegano che quel centro medico “è tra i più costosi al mondo, incassa un milione di riyal [266mila dollari] al giorno, dove finiscono tutti questi soldi?”.

Quello del lavoro non è che l’ennesimo settore di abusi di Stato in Arabia Saudita. Le più colpite sono le decine di migliaia di lavoratori immigrati dal sud est asiatico, costrette in semi-schiavitù dal sistema della kafala, lo sponsor che garantisce per l’immigrato e di cui diventa padrone confiscandogli il passaporto e costringendolo a vivere e lavorare in condizioni vergognose: dentro le case le donne collaboratrici domestiche subiscono violenze fisiche, psicologiche e anche sessuali; dentro le aziende gli uomini vivono in stanze affollate con pochissimi servizi e in pessime condizioni igieniche, con stipendi che sono una bassa percentuale di quelli ricevuti dai cittadini sauditi. 



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