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lunedì 4 marzo 2019

Biografia e Stipendio di Maurizio Landini

Biografia e Stipendio di Maurizio Landini


Maurizio Landini Segretario dell CGIL:
 'Mai stati in disaccordo a combattere la povertà, ma ormai siamo in un paese in cui si è poveri anche lavorando. I salari sono molto bassi e le condizioni pesantissime. Noi siamo convinti che fosse meglio il REI, perché per combattere la povertà non basta più il lavoro. E il lavoro non lo creano i centri per l’impiego ma gli investimenti, 
e questo governo li ha bloccati'.

Il segretario della CGIL Maurizio Landini critica la manovra economica dell'attuale Governo Giallo Verde, e dichiara: 'va cambiata è una manovra recessiva'.

 Questa è una manovra recessiva perché non fa partire gli investimenti né l'economia.

Sarà Landini quindi dopo una vita nei metalmeccanici a guidare quello che è il più grande sindacato italiano mentre Vincenzo Colla, 
che era il suo più grande sfidante per la segreteria generale, 
sarà il vice.



La biografia di Maurizio Landini
Durava da un po’ di tempo lo stallo nella CGIL dopo la fine dell’era Camusso.
Per la successione alla guida del sindacato
 è stato a lungo un testa a testa tra Landini e Colla,
con l’accordo che alla fine ha sbloccato la situazione.

Nato a Castelnovo ne’ Monti (provincia di Reggio Emilia) il 7 agosto 1961, Maurizio Landini è il quarto di cinque figli di un cantoniere che è stato molto attivo durante la Resistenza. Dopo aver frequentato l’istituto per Geometri, lascia gli studi per iniziare 
a lavorare e dare così una mano alla famiglia.

Trova lavoro quindi come apprendista saldatore in un’azienda metalmeccanica, iniziando poi anche l’attività sindacale entrando nella FIOM a metà degli anni ‘80 come delegato e riuscendo ben presto a farsi apprezzare per la sua attività svolta.

Diventa così prima funzionario della FIOM di Reggio Emilia e poi segretario generale, passando poi a dirigere la sezione dell’Emilia Romagna. Nel 2005 quindi c’è l’approdo alla segreteria nazionale del sindacato dei metalmeccanici.

Dopo aver preso parte ad alcune delicate trattative per il rinnovo dei contratti, come quelle alla Piaggio e alla Indesit, il 1 giugno del 2010 diventa segretario generale della FIOM mantenendo l’incarico fino a luglio 2017.


La nomina alla guida della CGIL è quindi una sorta di compimento di un lungo percorso all’interno del sindacato. Prima di lasciare la guida della FIOM, ha provato anche a creare un soggetto politico, Coalizione Sociale, ma il progetto non ha poi avuto seguito.

Quanto guadagna
Durante i sette passati alla guida della FIOM, Maurizio Landini si è fatto apprezzare e conoscere specie per le battaglie riguardanti la Thyssen e l’Ilva di Taranto. Soprattutto in TV, è stato spesso il portavoce delle rivendicazioni sindacali di una sinistra che ormai sembrerebbe essere sempre più lontana dai problemi delle fabbriche.

Dal punto di vista economico, come segretario generale della FIOM il suo stipendio era di 2.250 euro netti al mese. Per fare un paragone, era meno di un terzo di quello che guadagnano i nostri parlamentari.

Con il passaggio alla guida della CGIL ci sarà però un discreto scatto in avanti nello stipendio. L’ex segretario Susanna Camusso infatti percepiva 4.000 euro netti al mese.

Ospite della trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lilli gruber, Landini ha però affermato come la sua busta paga “è pubblica, come segretario generale dovrebbe essere secondo il nostro regolamento di 3700 euro netti”



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sabato 28 gennaio 2017

ARABIA SAUDITA: Scioperi contro la semi-schiavitù


 lavoratori della United Seemac in sciopero 

In un paese in cui l’attività sindacale è vietata e le condizioni di lavoro si fondano sull’abuso, due gruppi di lavoratori protestano apertamente per avere il proprio salario

Un dollaro a testa per chiudere il caso: è quanto la compagnia saudita di costruzione United Seemac ha offerto a 215 lavoratori stranieri che da mesi non ricevono lo stipendio. La compagnia gli deve quasi un milione di dollari, 932mila dollari per l’esattezza, ma due giorni fa ha fatto la sua offerta nell’intenzione di fermare la protesta: 266 dollari in tutto, poco più di uno a testa.

I lavoratori, originari di Pakistan, India, Filippine e Indonesia, come moltissimi altri operai impiegati nella petromonarchia per stipendi miseri, se paragonati a quelli dei locali, e spesso in condizioni di semi-schiavitù (nel caso della United Seemac video girati di nascosto al suo interno mostrano 170 persone dividere quattro bagni senza aria condizionata nel caldo soffocante di agosto), hanno lanciato una protesta davanti la sede della United Seemac perché, chi da sei mesi, chi da 20, non incassano più lo stipendio. Da cinque giorni dormono davanti agli uffici di Riyadh e sono intenzionati ad andare avanti, nonostante le promesse della compagnia alle rispettive ambasciate e il misero dollaro proposto.

“Non torniamo a casa da 5 giorni – racconta a Middle East Eye uno dei lavoratori, Naeem, 25enne pakistano – Non ci siamo cambiati i vestiti e non mangiamo da due giorni. Ci hanno offerto soldi ma come potremmo sopravvivere con quell’ammontare? Vogliamo il nostro denaro”. Naeem non riceve lo stipendio da nove mesi, 692 dollari al mese che non può più mandare ai genitori in Punjabi, che sostiene con le rimesse dall’estero da quattro anni.

La protesta dei 215 lavoratori ha un significato enorme in un paese come l’Arabia Saudita dove per legge lo sciopero è proibito così come l’attività sindacale. L’unica cosa che i dipendenti della United Seemac hanno potuto fare è stata rivolgersi al tribunale del lavoro, un anno fa, ma nulla è stato fatto.

Una situazione simile a quella dell’ospedale privato Saad, nella città orientale saudita di Khobar: qui la protesta si è tradotta all’inizio di settembre in uno sciopero della fame. A manifestare non solo dipendenti stranieri, tra cui europei, ma anche cittadini sauditi: una protesta senza precedenti per ottenere il salario, non versato ai 1.200 dipendenti dell’ospedale da quattro mesi. Senza precedenti perché mai cittadini sauditi hanno subito le stesse condizioni degli stranieri e perché ha coinvolto medici, infermieri, amministrativi, chirurghi di diverse nazionalità.

L’ospedale in questione è di proprietà del Saad Group, società del miliardario saudita Maan al-Sanea, con investimenti in tutto il mondo. A premere, dicono fonti interne, è la crisi che sta colpendo l’Arabia Saudita a causa del crollo del prezzo del petrolio che ha ridotto di molto il denaro in circolazione e a causa delle enormi spese militari dello Stato in Yemen e in Siria. Ma per i dipendenti dell’ospedale il problema è un altro: la corruzione. A Middle East Eye spiegano che quel centro medico “è tra i più costosi al mondo, incassa un milione di riyal [266mila dollari] al giorno, dove finiscono tutti questi soldi?”.

Quello del lavoro non è che l’ennesimo settore di abusi di Stato in Arabia Saudita. Le più colpite sono le decine di migliaia di lavoratori immigrati dal sud est asiatico, costrette in semi-schiavitù dal sistema della kafala, lo sponsor che garantisce per l’immigrato e di cui diventa padrone confiscandogli il passaporto e costringendolo a vivere e lavorare in condizioni vergognose: dentro le case le donne collaboratrici domestiche subiscono violenze fisiche, psicologiche e anche sessuali; dentro le aziende gli uomini vivono in stanze affollate con pochissimi servizi e in pessime condizioni igieniche, con stipendi che sono una bassa percentuale di quelli ricevuti dai cittadini sauditi. 



sabato 16 novembre 2013

Operaio Schiaccia la Macchina del Capo perché non riceve lo Stipendio


Operaio schiaccia la Macchina del capo

 perché non riceve lo stipendio


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leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO



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sabato 15 maggio 2010

Morta perché non prendeva più da tempo lo stipendio ...

Piccola storia vera di un’infermiera senza stipendio

di Stefano Faraoni

Tutto bene, Madama la Marchesa? Tutto bene, Messer lo cavaliere.

E’ il trionfo dell’estetica mediatica, del “così è se vi pare” di pirandelliana memoria. Cosa appare, e non quello che è, lo vediamo tutti i giorni in televisione, dove un’informazione drogata sbraita inesistenti tesi, consolatorie, sui conti pubblici, sull’equanimità di Stato, sul colore rosa di un futuro non tanto prossimo.




Intanto qualche piano più sotto, dalle parti degli inferi, decine di migliaia di ragazzi, e anche meno giovani, cercano un lavoro. Un lavoro. Ripetiamo: un lavoro che inveri l’art. 1 della costituzione, che ne sancisca il diritto e la dignità, e non il contratto cococo, cocopro, a tre mesi, a sei più sei, con rinnovo, quasi fossero contratti di locazione di un appartamento. La locazione delle vite degli esseri umani.

Intanto, dall’inizio dell’anno, 25 suicidi in carcere delimitano i contorni della disperazione, quella vera. Quella da dieci persone in dieci metri quadrati. Col ministro Alfano che annuncia soluzioni a ripetizione, e con la Lega che viscidamente si oppone a qualsiasi tentativo di snellire la fauna penitenziaria. Abbiamo detto fauna, sì, perché molte di queste persone sono diventate bestie, carne da macello.

Intanto gli stipendi invocano una correzione al rialzo, perché i nostri sono più bassi del 17% della media europea, e siamo superati da ben altri 22 Paesi. Bel primato, complimenti, per una nazione fra le più avanzate industrialmente. Ammesso che sia vero, ovviamente.

E intanto una signora qualsiasi, quarantacinquenne, muore a Napoli. Tutto bene, Madama la marchesa? No, non va tutto bene, Messer lo cavaliere. La signora, Messere, che lavorava alla Asl 1 di Napoli, è morta perché non prendeva più da tempo lo stipendio. Con cura meticolosa, peggio del peggiore e più scientifico sciopero della fame, si toglieva 150 milligrammi di sangue al giorno per protesta. Poi, non ce l’ha fatta più, Messere. Se n’è andata così, e non la vedremo più né al castello, né al borgo, né in alcun’altra parte dove siamo soliti andare, Messere. Si chiamava Mariarca Terracciano, Messere, e qualcuno dice che non è morta perchè si toglieva il sangue. Ma non è vero, Messere.

Il marito ha deciso di donare gli organi, Messere: lei ha già donato; ha donato la sua vita.

http://www.cronachelaiche.it/2010/05/piccola-storia-vera-di-un%e2%80%99infermiera-senza-stipendio/




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