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giovedì 19 marzo 2020

Perché Costruire un Ospedale in Fiera a Milano ?

I Posti Letto per ricoverare i pazienti COVID-19 ci sono già in Lombardia, basta attivarli.

C’è già l’ex Nosocomio di Legnano con 2 padiglioni attrezzati.
La denuncia di un sindacalista.

I Posti Letto per ricoverare i pazienti COVID-19 ci sono già in Lombardia, basta attivarli.
È la pesante denuncia di Riccardo Germani, portavoce di ADL Cobas Lombardia, nonché lavoratore dell’Ospedale di Legnano.

Secondo Germani, infatti, mentre il Pirellone in pompa magna ha annunciato di aver affidato al neo-commissario Guido Bertolaso la realizzazione di un ospedale da 500 posti presso i padiglioni della ex Fiera di Milano, a una decina di chilometri da quei padiglioni esiste «una struttura che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti». È l’ex Ospedale Civile di Legnano, nosocomio attivo fino a 9 anni fa, tutt’ora dotato del «vecchio monoblocco e di ben due padiglioni realizzati e predisposti 10 anni fa, con tutte le attrezzature».

Secondo Germani, la struttura che è sostanzialmente integra, è dotata di «camere già attrezzate con predisposizione di ossigeno, una rianimazione, reparti di terapia intensiva, reparti che oggi sono chiusi. Mentre è aperto e funzionante in una struttura nuovissima un prezioso laboratorio di analisi. A nostro avviso sarebbe una soluzione immediata se si rendesse operativa questa struttura con l’investimento di meno risorse economiche che potrebbero, invece, essere utilizzate per materiali, dispositivi e per assumere il personale sanitario necessario per gestire più di 500 posti letto, i quali si renderebbero disponibili senza alcuno spreco di risorse e di tempo».



Ironia della sorte, l’ultimo padiglione costruito nel vecchio ospedale di Legnano era stato proprio il reparto specializzato in malattie infettive, terminato nel 2002, una costruzione iniziata ben 10 anni prima. Reparto che aveva funzionato solo per pochi anni, visto che poi Regione Lombardia – erano i tempi del saccheggio alla Sanità del presidente Roberto Formigoni – aveva deciso di costruirne un altro, a pochi chilometri di distanza. Con una spesa complessiva sui 150 milioni. «Un’operazione in project financing, dove i privati guadagnano, grazie all’affitto pagato dal Pirellone», spiega Germani a Business Insider Italia, «Quello fu un vero saccheggio della sanità pubblica, si figuri che ancora oggi le casse pubbliche stanno pagano i mutui
delle ultime costruzioni nel vecchio ospedale», aggiunge amaro.



«È lodevole ogni iniziativa per trovare nuovi posti letto», commenta l’on. Riccardo Olgiati (M5s) «tuttavia, prima di costruirne una ex novo da 500 posti, forse sarebbe stato meglio vedere se si potevano riconvertire quelle già esistenti ed attrezzate. E a me risulta che mai alcun sopralluogo sia stato fatto a Legnano». Non solo, Olgiati aveva anche interessato della questione il Direttore Generale della ASST Milano Ovest, Fulvio Adinolfi, il quale aveva però risposto che «la strada era stata valutata, ma poi abbandonata per una questione di tempi e di risorse».

Una risposta che per Olgiati suona quasi come una beffa «considerando tutti i soldi che per fortuna stanno arrivando dalle donazioni». Per l’on. M5s, insomma, sarebbe stato molto meglio ristrutturare che impiegare tempo e risorse per approntare un punto sanitario in padiglioni destinati ad ospitare la Fiera del Ciclo e Motociclo…

A confutare però la tesi dell’utilizzabilità della struttura, il consigliere regionale di +Europa, Michele Usuelli, che è anche un medico, il quale nel pomeriggio riferisce sulla sua pagina Facebook che secondo il capo ufficio tecnico dell’ospedale in questione la riconversione sarebbe infattibile. E aggiunge: «Continuo a chiedere che sia chiara e trasparente la strategia con cui si sta pensando ai 500 posti in fiera, che mi pare terribilmente difficile realizzare ed utile solo a certe condizioni. O, meno miracolisticamente, continuiamo ad usare le sale operatorie chiuse, già armate di anestesisti ed infermieri. Lì dentro ci sono i letti di risveglio, che sono letti di terapia intensiva con tutti gli allacciamenti. Sono stati già usati tutti?».

E, proprio mentre scoppiava la polemica sull’inutilizzo di Legnano, il presidente Attilio Fontana, l’assessore Giulio Gallera e il presidente di Fondazione Fiera, Pazzali
presentavano il cantiere del futuro ospedale alla stampa.

«Il centro di terapia intensiva alla Fiera di Milano sarà pronto in 10 giorni», aveva detto Gallera lunedì 16 marzo ad alta voce, aggiungendo (ma a voce un po’ più bassa) che quei dieci giorni sarebbero partiti solo  «da quando riusciremo a recuperare i respiratori, che sono l’elemento più importante, e il personale». Cioè ad oggi si sta lavorando, ma non si sa quando si potrà essere operativi. Del resto, l’assessore è ben conscio che la Protezione Civile nei giorni precedenti aveva chiaramente specificato di non essere in grado di fornire il materiale sanitario richiesto e che avrebbe preferito che Regione Lombardia puntasse sul rafforzamento
di strutture già esistenti (come Legnano, per esempio).



Tuttavia il Pirellone ha scelto di continuare sulla sua strada. Si tratta di una scelta politica, un modo per ribadire la propria autonomia da Roma, per marcare le distanze dal governo. Un progetto che poggia su due pilastri: dipingere Bertolaso come “l’eroe padano” («Guido Bertolaso ha gestito emergenze in tutto il mondo, contiamo che lui possa avere i canali (per ottenere i respiratori, ndr)», ha dichiarato Gallera) e dall’altro, far vedere quanto sono bravi i nuovi vertici di Fondazione Fiera. Quegli stessi vertici nominati da Matteo Salvini quando era al governo, compresa la ex compagna del Capitano, Giulia Martinelli, già capa della segreteria di Fontana e ora vice-presidente della Fondazione, come raccontato da Business Insider Italia.

Una strategia condivisa da tutta l’opposizione: non è affatto un caso infatti che martedì 17 marzo Silvio Berlusconi dal suo prudenziale esilio da Nizza ha fatto sapere di aver staccato un assegno da 10 milioni di euro, proprio «la somma necessaria per la realizzazione del reparto di 400 posti di terapia intensiva alla Fiera di Milano», ha twittato un giubilante Bertolaso. Che non ha nascosto la sua gratitudine nei confronti del vecchio protettore: «Grazie Presidente per questo gesto d’amore per la sua città e per il suo Paese», ha infatti aggiunto subito dopo l’annuncio.

LEGGI ANCHE
Probabilmente Il commissario straordinario Bertolaso
non è a conoscenza della presenza di una struttura
che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti
proprio qui vicino all'ex zona fiera...
https://cipiri5.blogspot.com/2020/03/riapriamo-il-vecchio-ospedale-invece-di.html
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martedì 10 luglio 2018

Perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

salvini meloni  perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra


"Portateli a casa tua" è il commento più gettonato quando si parla di migranti. Su Facebook o nella vita reale, ogni volta che si affronta la questione migranti lo scontro si sposta sul terreno economico e della pubblica sicurezza e i detrattori delle politiche di accoglienza puntano il dito contro i cosiddetti "radical chic" evidenziando che potrebbero ospitare i migranti a casa propria, se proprio ci tengono così tanto a farli stare in Italia. Non solo commenti e diatribe da bar, però, quel "portateli a casa tua" è diventato lo scheletro di una "inchiesta" condotta dal quotidiano Il Tempo che sta facendo molto parlare in questa calda giornata di mezza estate.

Salvini del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti.

Cercando di contrastare l'iniziativa di "Rolling Stone" organizzata per esprimere dissenso contro le politiche del ministro dell'Interno Matteo Salvini, un cronista del quotidiano romano ha inventato di sana pianta un ong e ha iniziato a chiamare un centinaio di intellettuali e artisti da sempre vicini alla causa migratoria chiedendo loro di ospitare un migrante a caso in casa loro, così a caso. 

Dopo aver effettuato una serie di chiamate, il cronista ha poi costruito un pezzo ad hoc volto a dimostrare che i radical chic di sinistra solo a parole sarebbero solidali con i migranti ma non a fatti e "sputtanare" i volti noti che hanno aderito all'appello 
di Rolling Stone o all'iniziativa "Magliette rosse". 

E così, l'articolo, condividiso con gaudio e giubilo anche dallo stesso Salvini, ha letteralmente fatto il giro della rete ed è in pochissime ore divenuto una vera e propria clava da utilizzare per picchiare i buonisti della rete e sbattere loro in faccia "la verità che nessuno racconta". 

Insomma, secondo il cronista che ha costruito il pezzo – perché di costruzione a tesi si tratta – il rifiutare l'invito di una sconosciuta ong inventata di sana pianta o richiede informazioni più specifiche via mail per sincerarsi della bontà dell'iniziativa e dell'esistenza della onlus stessa dimostrerebbe che i radical chic con il rolex e l'attico a New York non sono poi davvero così buoni e bravi ma sarebbero degli egoisti che di fronte alla possibilità di dare un aiuto concreto si tirano indietro senza colpo ferire. L'articolo de Il Tempo, invece, altro non è che l'accozzaglia di una serie di luoghi comuni spacciati per verità assoluta e altro non fa che sciorinare una serie di nomi noti – e molto odiati dai cattivisti – insieme a una serie di scuse che questi avrebbero presentato all'anonimo chiamante. Su 100 persone, solo 4 avrebbero accettato l'offerta, mentre una buona metà nemmeno avrebbe risposto al telefono e un'altra buona metà avrebbe gentilmente declinato l'invito. L'articolista ha poi messo insieme una serie di vittime designate e le ha date in pasto alla rete, sottolineandone l'incongruenza tra parole e comportamenti.

Come ha spiegato sui social lo stesso Linus, però, molti hanno rifiutato perché hanno subodorato puzza di bruciato e hanno compreso subito potesse trattarsi di un banale scherzo telefonico a opera di qualche buontempone, ma nonostante questo si sono ritrovati nel tritacarne dei cattivisti senza possibilità d'appello. La critica che però si può e si deve muovere a questo articolo de Il Tempo e in generale a tutti quelli che credono che i migranti possano e debbano essere ospitati a casa dei buonisti è un'altra: l'iniziativa di Rolling Stone e quella di Libera erano di stampo umanitario e miravano a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della chiusura dei porti italiani connessa ai naufragi, sottolineando che è dovere di ogni nazione salvare e accogliere i migranti in viaggio nel Mar Mediterraneo perché non si possono contare i centesimi quando in ballo di sono le vite delle persone.



Quel "portateli a casa tua" non ha alcun senso perché non possono essere compiti di un singolo cittadino il mantenimento e l'integrazione di immigrati e richiedenti asilo sul territorio nazionale, le tasse che ogni anno vengono pagate da ogni contribuente servono affinché lo Stato possa e debba sostituirsi alla personale solidarietà dei singoli, che potrebbero anche decidere di prendere parte a qualche programma di inserimento e accoglienza ma non possono essere né obbligati a farlo né tantomeno possono essere criticati per il fatto che una serie di problemi personali impedisce loro di spendersi in prima persona con iniziative più concrete di un appello sul giornale. E questo vale sia per i migranti che per i terremotati che per gli italiani in povertà assoluta, perché così funziona uno Stato. Eppure nessuno va a chiedere conto a Salvini o Meloni del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti. 



Rolling Stone si schiera contro Salvini



Il mensile italiano lancia la sua copertina di luglio
 “Noi non stiamo con Salvini. 
Da adesso chi tace è complice”
A musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz e alla tv 
Rolling Stone ha chiesto se volevano prendere una posizione. 
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sabato 16 novembre 2013

Operaio Schiaccia la Macchina del Capo perché non riceve lo Stipendio


Operaio schiaccia la Macchina del capo

 perché non riceve lo stipendio


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leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO



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sabato 15 maggio 2010

Morta perché non prendeva più da tempo lo stipendio ...

Piccola storia vera di un’infermiera senza stipendio

di Stefano Faraoni

Tutto bene, Madama la Marchesa? Tutto bene, Messer lo cavaliere.

E’ il trionfo dell’estetica mediatica, del “così è se vi pare” di pirandelliana memoria. Cosa appare, e non quello che è, lo vediamo tutti i giorni in televisione, dove un’informazione drogata sbraita inesistenti tesi, consolatorie, sui conti pubblici, sull’equanimità di Stato, sul colore rosa di un futuro non tanto prossimo.




Intanto qualche piano più sotto, dalle parti degli inferi, decine di migliaia di ragazzi, e anche meno giovani, cercano un lavoro. Un lavoro. Ripetiamo: un lavoro che inveri l’art. 1 della costituzione, che ne sancisca il diritto e la dignità, e non il contratto cococo, cocopro, a tre mesi, a sei più sei, con rinnovo, quasi fossero contratti di locazione di un appartamento. La locazione delle vite degli esseri umani.

Intanto, dall’inizio dell’anno, 25 suicidi in carcere delimitano i contorni della disperazione, quella vera. Quella da dieci persone in dieci metri quadrati. Col ministro Alfano che annuncia soluzioni a ripetizione, e con la Lega che viscidamente si oppone a qualsiasi tentativo di snellire la fauna penitenziaria. Abbiamo detto fauna, sì, perché molte di queste persone sono diventate bestie, carne da macello.

Intanto gli stipendi invocano una correzione al rialzo, perché i nostri sono più bassi del 17% della media europea, e siamo superati da ben altri 22 Paesi. Bel primato, complimenti, per una nazione fra le più avanzate industrialmente. Ammesso che sia vero, ovviamente.

E intanto una signora qualsiasi, quarantacinquenne, muore a Napoli. Tutto bene, Madama la marchesa? No, non va tutto bene, Messer lo cavaliere. La signora, Messere, che lavorava alla Asl 1 di Napoli, è morta perché non prendeva più da tempo lo stipendio. Con cura meticolosa, peggio del peggiore e più scientifico sciopero della fame, si toglieva 150 milligrammi di sangue al giorno per protesta. Poi, non ce l’ha fatta più, Messere. Se n’è andata così, e non la vedremo più né al castello, né al borgo, né in alcun’altra parte dove siamo soliti andare, Messere. Si chiamava Mariarca Terracciano, Messere, e qualcuno dice che non è morta perchè si toglieva il sangue. Ma non è vero, Messere.

Il marito ha deciso di donare gli organi, Messere: lei ha già donato; ha donato la sua vita.

http://www.cronachelaiche.it/2010/05/piccola-storia-vera-di-un%e2%80%99infermiera-senza-stipendio/




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