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martedì 5 maggio 2020

Ospedale in Fiera: 21 Milioni per 10 Pazienti


Ospedale in Fiera: 21 Milioni per 10 Pazienti


Da "stiamo facendo la storia" al "non è servito" di Gallera: la vita (fallimentare) dell'ospedale in Fiera
La vita fallimentare dell'ospedale in Fiera di Milano: 21 milioni di euro per 10 pazienti

Trentuno marzo 2020, primo pomeriggio. Al tavolo allestito per l'occasione sono seduti il presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana, il presidente della Fondazione Fiera, Enrico Pazzali, il direttore generale del Policlinico di Milano, Pino Belleri e Gerardo Del Borgo, presidente corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta. Di fronte a loro, accomodati in prima fila, ci sono il vicepresidente del Pirellone, Fabrizio Sala, gli assessori al Welfare, Giulio Gallera, e al lavoro, Melania Rizzoli. L'unico assente del "dream team" è Guido Bertolaso,
che in quei giorni è in ospedale.

Le parole che riecheggiano dai microfoni raccontano di un miracolo, di un'impresa resa possibile dalla mitica operosità lombarda. "Stiamo facendo la storia", dice il governatore. "È il più grande reparto di terapia intensiva d'Italia", gli fa eco Belleri, che avrà la struttura in gestione. È "un risultato inimmaginabile con uno sforzo enorme, siamo fieri", ribadisce. E ancora, Pazzali a MilanoToday: "La struttura è pensata per accogliere tecnologicamente fino a un massimo di 208 pazienti". Quindi, Bertolaso, con un messaggio: "Sono fiero di essere italiano". 

Ospedale in Fiera: 21 Milioni per 10 Pazienti


"L'ospedale in Fiera non è servito"
Quattordici aprile 2020, tardo pomeriggio. Al tavolino utilizzato per il consueto punto stampa c'è l'assessore Gallera: "L'ospedale fortunatamente non è servito - dice - a ricoverare centinaia e centinaia di persone in terapia intensiva. E di questo - sottolinea - stiamo contenti perché vuol dire che oggi c'è un bisogno sanitario inferiore".

L'ospedale in questione è lo stesso: quello allestito in fretta e in furia in Fiera a Milano, quello per cui era stato chiamato Guido Bertolaso a curare i lavori, quello del miracolo come argine per l'emergenza Coronavirus. Quello che il 31 marzo serviva a "fare la storia" e che 14 giorni dopo "fortunatamente non è servito"."L'ospedale in Fiera non è servito a ricoverare centinaia di persone",
 ma è costato 21 milioni di euro

21 milioni per 10 pazienti
Già, "non è servito". Perché da quel 31 marzo di posti letto in Fiera ne sono stati allestiti 53 - il primo progetto prometteva 400 posti - e ne sono stati occupati soltanto dieci, tutti con pazienti arrivati da altri presidi. "Servirà per le seconde ondate", si sono affrettati a spiegare un po' tutti gli attori coinvolti nel "miracolo lombardo", ma al momento per ogni persona ospedalizzata sono stati spesi 2 milioni, 115mila e 300 euro.

Sì perché il progetto dell'ospedale in Fiera - stando ai dati più volte rivendicati nei giorni passati dal Pirellone - è costato 21 milioni e 153mila euro, tutti raccolti dal 29 marzo attraverso 1.560 donatori. Erano i giorni in cui in Lombardia andava in scena una vera e propria gara di solidarietà, stupenda, con donazioni che raggiungevano anche le cifre mostruose di 10 milioni di euro ad assegno, come quelli staccati da Giuseppe Caprotti o Silvio Berlusconi, che il denaro lo aveva destinato espressamente all'ospedale in Fiera.

Ed erano anche i giorni in cui a Piacenza e Cremona si lavorava agli ospedali di campo o a Bergamo si creava da zero un ospedale con l'aiuto di Alpini e ultras nerazzurri: tutte strutture operative anche senza l'inaugurazione formale con tanto di "gita turistica" per i media.

Un'impostazione sbagliata?
Ma quei soldi donati sono andati a finire proprio lì. E forse potevano essere usati diversamente. Forse, più che fare la corsa ai posti letto, in regione - come hanno mostrato i casi del Veneto e dell'Emilia Romagna - sarebbe stata più utile una corsa all'assistenza a casa.

Probabilmente sarebbe stato più utile - come poi è stato fatto, ma solo in parte - creare squadre di medici, oggi si chiamano Usca, in grado di intervenire immediatamente ai primi sintomi, magari a domicilio dal paziente, eseguire il tampone ed evitare che quello stesso paziente in ospedale ci finisca, ma con un quadro clinico preoccupante. Prevenire per non curare, insomma. Curare prima per ridurre l'impatto sugli ospedali, in sostanza.

“"L'ospedale in Fiera non è servito a ricoverare centinaia di persone", ma è costato 21 milioni di euro
„Forse sarebbe stato necessario fare i tamponi ai medici o a pazienti e personale delle Rsa, dove si sta consumando una strage senza precedenti. Sarebbe stato più sensato investire sulle strutture per la quarantena dei pazienti positivi ma non gravi per evitare i focolai domestici, come continuano a chiedere i medici che la battaglia la stanno combattendo in prima linea.

Perché se dopo giorni e giorni di lockdown i contagi non calano - o calano solo quando cala il numero di tamponi effettuati - un problema deve esserci.

Perché l'ospedale in Fiera non può funzionare
Che il "miracolo Fiera" era tutto tranne che un miracolo lo aveva lasciato intendere benissimo il 6 aprile scorso Giuseppe Bruschi: non un giornalista, un economista o un avversario di partito, ma un dottore che da quasi venti anni è dirigente medico di primo livello nel reparto
 di Cardiochirurgia dell'ospedale Niguarda.

"Che dispiacere. Sono medico, sono lombardo, oggi però con l’inaugurazione dello pseudo 'ospedale' in fiera mi sento triste", si era sfogato in un lungo post su Facebook il giorno in cui in Fiera era entrato il primo paziente.

"Una terapia intensiva non può vivere separata da tutto il resto dell’ospedale. Una terapia intensiva funziona solo se integrata con tutte le altre strutture complesse che costituiscono la fitta ragnatela di un Ospedale perché i pazienti ricoverati in terapia intensiva necessitano della continua valutazione integrata di diverse figure professionali, non solo degli infermieri e dei rianimatori ma degli infettivologi, dei neurologici dei cardiologi, dei nefrologi e perfino dei chirurghi - aveva scritto -. Quindi per vivere una terapia intensiva ha bisogno di persone, di professionisti integrati nella loro attività quotidiana mutli-disciplinare".

“"L'ospedale in Fiera non è servito a ricoverare centinaia di persone", ma è costato 21 milioni di euro
"L’idea quindi di creare dei posti letti slegati da questa realtà - senza entrare nel merito di quanti 600 – 500 – 400 – 250 – 100 – 12 - mi sembra assurda. Sarebbe stato più logico spendere le energie e le donazioni raccolte per ristrutturare o riportare in vita alcuni dei tanti padiglioni abbandonati degli ospedali lombardi. Si sarebbe investito nel sistema in essere e quanto creato sarebbe rimasto in dotazione alla Sanità Lombarda, potendo poi essere utilizzato ancora come terapia intensiva oppure riutilizzabile con altre finalità ma sempre all’interno di un ospedale funzionante", aveva chiarito.

"La Lombardia non aveva certo bisogno di dimostrarsi superiore alla Cina costruendo un 'ospedale' in fiera. Vastava vedere quanto fatto da tutti i dipendenti degli ospedali lombardi che in questi 40 giorni hanno creato oltre 600 posti di rianimazione dal nulla, con il loro costante lavoro e sostanzialmente iso-risorse", aveva concluso il medico.

La "storia" che "non è servita"
Dall'inaugurazione dell'ospedale in Fiera a martedì di giorni ne sono passati invece 14, eppure sembra un'era storica. Gli oltre 200 posti letto non si vedono, i pazienti latitano - per fortuna -, i 21 milioni sono stati usati e mancano anche medici e infermieri per mandare avanti la struttura.

"Stiamo facendo la storia", aveva detto il governatore Fontana. "Fortunatamente non è servito", ha detto due settimane dopo il "suo" assessore Gallera.



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giovedì 19 marzo 2020

Perché Costruire un Ospedale in Fiera a Milano ?

I Posti Letto per ricoverare i pazienti COVID-19 ci sono già in Lombardia, basta attivarli.

C’è già l’ex Nosocomio di Legnano con 2 padiglioni attrezzati.
La denuncia di un sindacalista.

I Posti Letto per ricoverare i pazienti COVID-19 ci sono già in Lombardia, basta attivarli.
È la pesante denuncia di Riccardo Germani, portavoce di ADL Cobas Lombardia, nonché lavoratore dell’Ospedale di Legnano.

Secondo Germani, infatti, mentre il Pirellone in pompa magna ha annunciato di aver affidato al neo-commissario Guido Bertolaso la realizzazione di un ospedale da 500 posti presso i padiglioni della ex Fiera di Milano, a una decina di chilometri da quei padiglioni esiste «una struttura che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti». È l’ex Ospedale Civile di Legnano, nosocomio attivo fino a 9 anni fa, tutt’ora dotato del «vecchio monoblocco e di ben due padiglioni realizzati e predisposti 10 anni fa, con tutte le attrezzature».

Secondo Germani, la struttura che è sostanzialmente integra, è dotata di «camere già attrezzate con predisposizione di ossigeno, una rianimazione, reparti di terapia intensiva, reparti che oggi sono chiusi. Mentre è aperto e funzionante in una struttura nuovissima un prezioso laboratorio di analisi. A nostro avviso sarebbe una soluzione immediata se si rendesse operativa questa struttura con l’investimento di meno risorse economiche che potrebbero, invece, essere utilizzate per materiali, dispositivi e per assumere il personale sanitario necessario per gestire più di 500 posti letto, i quali si renderebbero disponibili senza alcuno spreco di risorse e di tempo».



Ironia della sorte, l’ultimo padiglione costruito nel vecchio ospedale di Legnano era stato proprio il reparto specializzato in malattie infettive, terminato nel 2002, una costruzione iniziata ben 10 anni prima. Reparto che aveva funzionato solo per pochi anni, visto che poi Regione Lombardia – erano i tempi del saccheggio alla Sanità del presidente Roberto Formigoni – aveva deciso di costruirne un altro, a pochi chilometri di distanza. Con una spesa complessiva sui 150 milioni. «Un’operazione in project financing, dove i privati guadagnano, grazie all’affitto pagato dal Pirellone», spiega Germani a Business Insider Italia, «Quello fu un vero saccheggio della sanità pubblica, si figuri che ancora oggi le casse pubbliche stanno pagano i mutui
delle ultime costruzioni nel vecchio ospedale», aggiunge amaro.



«È lodevole ogni iniziativa per trovare nuovi posti letto», commenta l’on. Riccardo Olgiati (M5s) «tuttavia, prima di costruirne una ex novo da 500 posti, forse sarebbe stato meglio vedere se si potevano riconvertire quelle già esistenti ed attrezzate. E a me risulta che mai alcun sopralluogo sia stato fatto a Legnano». Non solo, Olgiati aveva anche interessato della questione il Direttore Generale della ASST Milano Ovest, Fulvio Adinolfi, il quale aveva però risposto che «la strada era stata valutata, ma poi abbandonata per una questione di tempi e di risorse».

Una risposta che per Olgiati suona quasi come una beffa «considerando tutti i soldi che per fortuna stanno arrivando dalle donazioni». Per l’on. M5s, insomma, sarebbe stato molto meglio ristrutturare che impiegare tempo e risorse per approntare un punto sanitario in padiglioni destinati ad ospitare la Fiera del Ciclo e Motociclo…

A confutare però la tesi dell’utilizzabilità della struttura, il consigliere regionale di +Europa, Michele Usuelli, che è anche un medico, il quale nel pomeriggio riferisce sulla sua pagina Facebook che secondo il capo ufficio tecnico dell’ospedale in questione la riconversione sarebbe infattibile. E aggiunge: «Continuo a chiedere che sia chiara e trasparente la strategia con cui si sta pensando ai 500 posti in fiera, che mi pare terribilmente difficile realizzare ed utile solo a certe condizioni. O, meno miracolisticamente, continuiamo ad usare le sale operatorie chiuse, già armate di anestesisti ed infermieri. Lì dentro ci sono i letti di risveglio, che sono letti di terapia intensiva con tutti gli allacciamenti. Sono stati già usati tutti?».

E, proprio mentre scoppiava la polemica sull’inutilizzo di Legnano, il presidente Attilio Fontana, l’assessore Giulio Gallera e il presidente di Fondazione Fiera, Pazzali
presentavano il cantiere del futuro ospedale alla stampa.

«Il centro di terapia intensiva alla Fiera di Milano sarà pronto in 10 giorni», aveva detto Gallera lunedì 16 marzo ad alta voce, aggiungendo (ma a voce un po’ più bassa) che quei dieci giorni sarebbero partiti solo  «da quando riusciremo a recuperare i respiratori, che sono l’elemento più importante, e il personale». Cioè ad oggi si sta lavorando, ma non si sa quando si potrà essere operativi. Del resto, l’assessore è ben conscio che la Protezione Civile nei giorni precedenti aveva chiaramente specificato di non essere in grado di fornire il materiale sanitario richiesto e che avrebbe preferito che Regione Lombardia puntasse sul rafforzamento
di strutture già esistenti (come Legnano, per esempio).



Tuttavia il Pirellone ha scelto di continuare sulla sua strada. Si tratta di una scelta politica, un modo per ribadire la propria autonomia da Roma, per marcare le distanze dal governo. Un progetto che poggia su due pilastri: dipingere Bertolaso come “l’eroe padano” («Guido Bertolaso ha gestito emergenze in tutto il mondo, contiamo che lui possa avere i canali (per ottenere i respiratori, ndr)», ha dichiarato Gallera) e dall’altro, far vedere quanto sono bravi i nuovi vertici di Fondazione Fiera. Quegli stessi vertici nominati da Matteo Salvini quando era al governo, compresa la ex compagna del Capitano, Giulia Martinelli, già capa della segreteria di Fontana e ora vice-presidente della Fondazione, come raccontato da Business Insider Italia.

Una strategia condivisa da tutta l’opposizione: non è affatto un caso infatti che martedì 17 marzo Silvio Berlusconi dal suo prudenziale esilio da Nizza ha fatto sapere di aver staccato un assegno da 10 milioni di euro, proprio «la somma necessaria per la realizzazione del reparto di 400 posti di terapia intensiva alla Fiera di Milano», ha twittato un giubilante Bertolaso. Che non ha nascosto la sua gratitudine nei confronti del vecchio protettore: «Grazie Presidente per questo gesto d’amore per la sua città e per il suo Paese», ha infatti aggiunto subito dopo l’annuncio.

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Riapriamo il vecchio Ospedale invece di Farlo in Fiera

Riapriamo il vecchio Ospedale invece di Farlo in Fiera

Non vogliamo entrare in polemica sulle vecchie vicissitudini e lo spreco di denaro pubblico della nostra storia sanitaria regionale ma, sottolineiamo che proprio a Legnano, a poca distanza dalla zona fiera, esiste il "vecchio monoblocco" e ben 2 padiglioni realizzati   e predisposti 10 anni fa con tutte le attrezzature.

 Ci ha già provato l'onorevole legnanese Riccardo Olgiati. Respinto dal direttore generale della Asst Ovest Milano, dr.Fulvio Odinolfi. Oggi, nuovo... attacco ad infrangere il muro di negatività sulla apertura del vecchio ospedale. Lo ha mosso con fermezza Riccardo Germani, portavoce di ADL Cobas Lombardia, nonché lavoratore dell'Ospedale di Legnano, con una lettera ai vertici della Regione Lombardia, della stessa Asst Milano Ovest e al commissario straordinario Guido Bertolaso.


Raccolgo la proposta di un gruppo di lavoratrici e lavoratori dell’Ospedale e la rendo pubblica.

Ci rivolgiamo a quanti in indirizzo, perché in questo momento crediamo
che l'aiuto di tutti sia un bene prezioso.

Sappiamo che la Regione ha chiesto di coordinare la possibilità di costruire un ospedale per pazienti di Covid 19 a Giudo Bertolaso, che sta cercando di allestire, presso i padiglioni della ex Fiera di Milano, nuovi posti letto.

Probabilmente Il commissario straordinario Bertolaso
 non è a conoscenza della presenza di una struttura
 che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti 
proprio qui vicino all'ex zona fiera.

Non vogliamo entrare in polemica sulle vecchie vicissitudini e lo spreco di denaro pubblico della nostra storia sanitaria regionale ma, sottolineiamo che proprio a Legnano, a poca distanza dalla zona fiera, esiste il "vecchio monoblocco" e ben 2 padiglioni realizzati 
e predisposti 10 anni fa con tutte le attrezzature.

Infatti, essendo una brutta pagina politica di questa Regione, sembra che pochi si ricordino ciò che oggi potrebbe essere invece una risorsa per garantire immediatamente,
centinaia e centinaia di nuovi posti letto.

Infatti, ci sono: camere già attrezzate con predisposizione di ossigeno, una rianimazione, reparti di terapia intensiva che sono chiusi, mentre resta aperto e funzionante in una struttura nuovissima un prezioso laboratorio di analisi.

A nostro avviso sarebbe una soluzione immediata se si rendesse operativa questa struttura con l'investimento di meno risorse economiche che potrebbero, invece, essere utilizzate per materiali, dispositivi e per assumere il personale sanitario che servirebbe a gestire più di 500 posti letto che si renderebbero disponibili senza alcuno spreco di risorse e di tempo.

Invitiamo per tanto a fare un sopralluogo, a verificare
quanto stiamo asserendo sicuri di quanto affermiamo.

Noi lavoriamo all'ospedale attualmente attivo a Legnano che è di recente costruzione ed oggi sta operando con grande professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici tutte, come meglio può per accogliere i malati di covid 19, anche grazie ad un’amministrazione che da subito ha affrontato in maniera pragmatica l'emergenza mettendo a disposizione reparti da destinare ai malati e personale, ma come dappertutto i posti non sono mai abbastanza.

Abbiamo una risorsa e ci aspettiamo che venga attivata per il bene comune di tutta la regione.

Riccardo Germani
Portavoce ADL Cobas Lombardia

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Domande che da giorni rimbalzano nella Lombardia... 
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