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venerdì 1 giugno 2018

Istat: Record storico degli Occupati nei Contratti a Tempo

Occupati

Ad aprile il tasso di disoccupazione in Italia resta stabile all'11,2%. "Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è tornata sui livelli della seconda metà del 2012", su cui viaggia ormai già da tempo, spiega l'Istat. Tuttavia la stima delle persone in cerca di occupazione registra un aumento dello 0,6% (+17 mila) su marzo e dello 0,8% (+24 mila) su base annua.
Il numero dei disoccupati si attesta così a 2,912 milioni.

Ad aprile la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni continua a diminuire sensibilmente (-0,6%, -74 mila). In rialzo, invece, la disoccupazione giovanile che ad aprile si attesta al 33,1% (+0,6 punti percentuali). Su base annua, invece, si registra un calo di 2,5 punti. I livelli pre-crisi restano comunque molto distanti: il tasso attuale è di circa 13 punti più alto. In Europa Eurostat indica una diminuzione del tasso di disoccupazione all'8,5% ad aprile rispetto all'8,6% del mese precedente. Il valore è superiore al consenso degli economisti che si aspettavano una lettura dell'8,4%.

Nonostante una disoccupazione stabile, in Italia il numero degli occupati ad aprile ha raggiunto il record storico. In base ai dati Istat il numero ha toccato i 23,2 milioni, il massimo dal 1977, data di inizio delle serie storiche. Dopo 10 anni si è quindi tornati ai livelli pre-crisi dato che il numero di occupati supera di 23 mila unità il livello raggiunto ad aprile 2008. Ma questa crescita è frutto di un mercato del lavoro trasformato: è aumentata la quota delle donne occupate, i lavoratori sono più anziani e si contano più contratti a tempo determinato.
Torna inoltre a crescere la disoccupazione giovanile

Secondo la fotografia dell'Istat ad aprile la stima degli occupati continua a mostrare una tendenza alla crescita (+0,3% rispetto a marzo, pari a +64 mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,4% (+0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente). La crescita congiunturale dell'occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni.

L'aumento maggiore ad aprile si stima per le donne (+52 mila) e per le persone di 35 anni o più (+77 mila). Prosegue la ripresa degli indipendenti (+60 mila) e dei dipendenti a termine (+41 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-37 mila). La stima delle persone in cerca di occupazione ad aprile registra un aumento dello 0,6% (+17 mila).

Su base annua l'aumento degli occupati è del +0,9% (+215 mila). Anche in questo caso la crescita interessa donne e uomini e si concentra tra i lavoratori a termine (+329 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-112 mila) e gli indipendenti rimangono stabili. Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+328 mila) e i giovani 15-24enni (+78 mila)
mentre calano gli occupati tra i 25 e i 49 anni (-191 mila).

"Nel momento in cui mi accingo a lasciare il mio incarico di governo, posso dire che i dati Istat relativi al mese di aprile, con 64mila occupati in più rispetto al mese precedente, testimoniano come l'attività di questi anni abbia prodotto risultati positivi", ha commentato a acldo il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti.

"Il numero complessivo degli occupati, 23 milioni e 200mila, evidenzia un aumento di 1milione e 34mila unità rispetto a febbraio 2014 e rappresenta il livello più alto dall'inizio delle rilevazioni dell'Istituto, superando anche il picco che si era registrato ad aprile 2008. Contemporaneamente, i disoccupati sono diminuiti di 346mila unità e gli inattivi di oltre 1 milione",
ha osservato Poletti. Non solo.

"Il tasso di disoccupazione giovanile, che resta il problema più acuto per il nostro mercato del lavoro, insieme alla bassa partecipazione delle donne, che pure segna il suo massimo, al 49,4%, è diminuito di circa 10 punti percentuali", ha aggiunto, augurandosi "che il nuovo governo possa continuare sulla strada intrapresa senza disperdere quanto di buon è stato fatto in questi anni".

Il numero dei disoccupati si attesta così a 2,912 milioni


Tuttavia per il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, i dati dell'Istat sull'occupazione "confermano una tendenza in atto da tempo ovvero che il lavoro cresce, ma solo quello precario". Una situazione "non piacevole con le aziende di fatto costrette ad assumere lavoratori solo con forme contrattuali non stabili. A pesare è il costo del lavoro e l'incertezza del futuro, resa ancora più forte in questa fase di profonda crisi politica. Ma guardiamo con preoccupazione anche ai dati relativi all'inflazione che fatica a raggiungere l'obiettivo del 2%, complice una ripresa che è sempre più simile a una stagnazione", ha notato Ferrara.



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giovedì 11 gennaio 2018

Cesare Damiano : abolizione della Legge Fornero



"Intervista a Cesare Damiano sulle proposte di abolizione della Legge Fornero 
e sui dati Istat sulla disoccupazione giovanile" realizzata da Lanfranco Palazzolo
 con Cesare Damiano 
(presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato 
della Camera dei Deputati, Partito Democratico).

L'intervista è stata registrata martedì 9 gennaio 2018 alle ore 13:30.



"Il Presidente Mattarella ha invitato i partiti a non abbandonarsi alla tentazione di promettere cose impossibili nell'impostare la campagna elettorale. Concordiamo, anche se le prime avvisaglie non sembrano buone. Sulle pensioni, ad esempio, assistiamo alla proposta massimalistica della 'cancellazione' della legge Fornero da parte di Salvini alla quale fa da contrappeso l'eccessiva prudenza di Padoan che vorrebbe toccare il meno possibile perché la considera ancora "uno dei pilastri del sistema pensionistico". Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. "Tutti dimenticano - continua Damiano - che la legge Fornero, dal 2012 a oggi, è già stata profondamente cambiata, anche se non l'abbiamo sbandierato ai quattro venti per non innervosire i burocrati europei. Si sono realizzate 8 salvaguardie, che hanno riconsegnato a 153.000 lavoratori la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole. Si è completata la sperimentazione di Opzione Donna, con altre 36.000 lavoratrici coinvolte. Infine, con l'APE sociale, si manderanno in pensione a regime, a partire dai 63 anni, circa 60.000 lavoratori delle 15 categorie delle attività gravose ai quali si è anche bloccato l'innalzamento dell'età pensionabile. In totale, si tratta di 250.000 lavoratori (con uno stanziamento di circa 20 miliardi) che avrebbero corso il rischio povertà e che invece abbiamo salvato. Qualcuno, dopo questi interventi, ha parlato, ormai a ragione, di 'legge-groviera'. Noi pensiamo che si debba continuare su questa strada di forte revisione. Vanno, in primo luogo, quantificati i risparmi delle salvaguardie per proporre un ultimo intervento (il nono) che risolva definitivamente il problema degli esodati; vanno anche utilizzati i risparmi di Opzione Donna per proseguire la sperimentazione; infine, l'APE sociale, che scade nel 2018, va resa strutturale: poter andare in pensione a partire dai 63 anni, se si svolgono lavori gravosi, deve diventare una misura di flessibilità permanente, 
quindi un architrave del sistema previdenziale", conclude.



Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: 
Disoccupazione, Esodati, Flessibilita', Fornero, Giovani, Istat, Lavoro, Legge, Occupazione, 
Pensioni, Poverta', Precari, Previdenza, Riforme. 


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Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
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mercoledì 20 aprile 2016

Lavorare Meno Per Lavorare TUTTI



 La disoccupazione giovanile potrebbe avere effetti devastanti sull’età di raggiungimento della pensione per le generazioni più giovani. Secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, chi è nato dopo il 1980 rischia di andare in pensione con i requisiti minimi non a 70 anni, ma «due, tre, forse anche cinque anni dopo». L’Inps ha condotto uno studio apposito sulla classe 1980, «una generazione indicativa» ha detto Boeri prendendo a riferimento «un universo di lavoratori dipendenti, ma anche artigiani», ed è emerso come per un lavoratore tipo «ci sia una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni. Il vuoto contributivo pesa sul raggiungimento della pensione, che a seconda della sua lunghezza,
 «può slittare anche fino a 75 anni».


"Le persone over 40 dovrebbero lavorare 3 giorni a settimana 
per offrire migliori performance".
 Lo rivela uno studio

Se è vero che il lavoro stimola la mente è altrettanto vero che, giunti a una certa età, troppo lavoro può produrre i risultati opposti. Secondo un nuovo studio, pubblicato dall'Università di Melbourne, dopo i 40 anni bisognerebbe lavorare non più di 3 giorni a settimana per garantire performance migliori e non usurare le proprie capacità cognitive.

I ricercatori sono giunti a questi risultati analizzando in Australia 3mila uomini e 3500 donne. A loro è stato somministrato un test cognitivo e i risultati sono stati confrontati con le loro abitudini lavorative. Dal report è emerso che chi lavorava 25 ore a settimana aveva risposto più adeguatamente, al contrario i lavoratori che si dedicavano alla professione 55 ore a settimana hanno offerto risultati peggiori rispetto a disoccupati e pensionati.

"Il lavoro può essere un’arma a doppio taglio in quanto può stimolare l’attività cerebrale, ma allo stesso tempo lunghe ore di lavoro possono causare stanchezza e stress, che danneggerebbero le funzioni cognitive”, ha dichiarato al Times uno dei tre autori dello studio, il professor Colin McKenzie, motivando così i risultati.

Sempre lui ha suggerito, per venire incontro allo stato di cose emerso dalla sua ricerca, 
un'adeguamento nell'orario settimanale degli over 40, in controtendenza con le ultime direttive emanate dai governi di diversi Stati: “Molti paesi stanno aumentando l'età pensionabile, ritardando il momento in cui le persone hanno il diritto di ricevere la pensione. Questo significa che sempre più gente continua a lavorare anche in età avanzata. Ma le differenze nell'orario di lavoro sono importanti per mantenere buone funzioni cognitive negli adulti di mezza età. Ciò significa che lavorare part time per loro potrebbe garantire migliori performance".

Rinunciare al lavoro può causare dei rischi per la mente, ma i paesi che prospettano ai loro cittadini di andare in ufficio anche il mattino dopo aver spento 70 candeline, devono far attenzione anche a non 
succhiare troppe energie vitali ai loro lavoratori, imponendo sforzi eccessivi. Il risultato potrebbe essere che il dipendente, seppur presentandosi puntuale al lavoro come tutti i giorni anche quello del suo 70esimo compleanno, sarà in grado in realtà di far ben poco.

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martedì 2 febbraio 2016

DEFLAZIONE SALARIALE: Vi hanno disoccupati apposta


DEFLAZIONE SALARIALE

D’Attorre (PD): vi hanno disoccupati apposta!
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D'Attorre (PD): Vi hanno disoccupati apposta!
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“È naturale che per questa strategia la disoccupazione debba rimanere alta. Uno dei parametri a cui siamo inchiodati è quello della disoccupazione strutturale. Questi genii di Bruxelles hanno stabilito che ogni Paese ha un certo tasso di disoccupazione sotto il quale non può scendere perché altrimenti sale l’inflazione. Cioè noi nel DEF abbiamo scritto che nei prossimi anni la disoccupazione non scenderà sotto il 12%, come obiettivo quasi dichiarato del Governo.”

Così Alfredo D’Attorre (PD) a maggio scorso, in televisione.

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mercoledì 22 ottobre 2014

Prima il Lavoro in Italia


Emergenza lavoro: 
secondo l'Istat la disoccupazione in Italia
 è al massimo storico dal 1977. 
Il tasso raggiunge il 13,6%

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Maurizio Landini (FIOM) - Che tempo che fa (19... di .



 DISOCCUPAZIONE  in ITALIA |

L'emergenza lavoro in Italia continua ad essere un problema all'ordine del giorno. Secondo l'Istat, il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2014 raggiunge il 13,6%, in più dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta, in base a confronti annui, di un massimo storico, ovvero del valore più alto dall'inizio delle serie trimestrali, partite nel 1977.

Grave anche il livello dei senza lavoro tra i giovani (tra i 15 e i 24 anni), che sale al 46,0%. Passando ai dati destagionalizzati e più aggiornati, forniti sempre dall'Istat (non comparabili con i dati trimestrali grezzi), il tasso di disoccupazione dei giovani under25 ad aprile è al 43,3%. Anche in questo caso si tratta di un massimo storico.

Nel primo trimestre del 2014 il numero delle persone disoccupate sfiora i 3,5 milioni, salendo precisamente a 3 milioni 487mila (in aumento di 212mila su base annua).

Il tasso di disoccupazione ad aprile risulta pari al 12,6%, stabile rispetto a marzo, ma in aumento di 0,6 punti su base annua.

Il dato tocca il suo picco nel Mezzogiorno, dove vola al 21,7% nel primo trimestre del 2014 (dati non destagionalizzati). E tra i giovani (15-24 anni) raggiunge addirittura il 60,9%. Sono 347mila i ragazzi in cerca di lavoro nel Sud, pari al 14,5% della popolazione in questa fascia d'età.

Sono invece 2,5 milioni gli under 30 che non studiano e non lavorano (+4,8%). I ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, sono saliti a 2 milioni 442mila nel primo trimestre del 2014. Rispetto all'anno precedente sono cresciuti di 113mila unità (+4,8%). Tra i Neet si ritrovano i giovani disoccupati under 30, nonché gli inattivi, con molti scoraggiati, ovvero ragazzi che si sono rassegnati a stare fuori dal mercato del lavoro. Non mancano tra loro anche le mamme.

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http://cipiri.blogspot.it/2014/11/sciopero-sociale-scioperosociale.html

Perché #SCIOPERIAMOEXPO?

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati.

Quartieri militarizzati per proteggere i cantieri; risorse, territorio, diritti sacrificati alle logiche del megaevento; lavoro gratuito spacciato per opportunità; una città sempre più vetrina, tra sgomberi, speculazioni e spartizioni; mafie che proliferano; dispositivi di governo del territorio e procedure speciali che diventano norma e modello su scala più ampia; corporations del biotech, OGM e marchi globali del cibo spazzatura, grande distribuzione e Eataly, questa la tragicomica marmellata con cui nutrire il Pianeta; numeri sparati a caso su benefici, turisti, biglietti venduti a fronte della concreta realtà di tagli, tasse e beni comuni scippati o privatizzati.

Perchè scioperiamo Expo?

1. Perché dei 70’000 posti di lavoro promessi, ne sono stati attivati quasi 1’000, compresi gli stage formativi. Non è stato in alcun modo preso in considerazione il contratto a tempo indeterminato e svuotato quello a termine dei suoi diritti (impossibilità di scioperare per tutta la durata dell’esposizione che coincide con i mesi di presidenza italiana dell’Unione Europea). Sfruttando il contesto della crisi viene proposto il precariato come unica via per l’ eccezionalità dell’ evento anche oltre la durata dello stesso.

2. Perché avrebbero dovuto essere impiegati 18’500 volontari solo per la gestione del sito di Expo, poi ridotti a 7’000, anche se non si sa chi svolgerà il lavoro delle 10’000 persone che sono state giudicate non necessarie. Sicuramente non sono stati diminuiti i numeri dei volontari per aumentare quello dei lavoratori a contratto. La campagna di reclutamento di giovani è basata sul concetto dell’ ampliamento del curriculum e delle capacità lavorative e ha come fine il rendere possibile la “conoscenza e fruizione del patrimonio sociale, culturale e civile della città ospitante” da parte dell’ affluenza di stranieri.

3. Perché Expo nella sua globalità costerà 1,3 miliardi di soldi pubblici, che arriveranno a 10 miliardi se consideriamo autostrade (pedemontana) e opere collegate (vie d’acqua), oltre alla manutenzione della stessa città.

4. Per la corruzione presente negli alti ranghi dirigenziali di Expo spa che ha dato il via ad una ventina di arresti per tangenti e alla segnalazione di più di 40 imprese implicate con mafia.

5. Per la gestione emergenziale dell’ evento a discapito dei diritti, tra cui la possibilità di muoversi al di fuori dei protocolli sindacali e la possibilità per i paesi stranieri di non rispettare la legislazione italiana all’ interno dei padiglioni.

6. Per l’uso del Commissario unico, con poteri speciali (che possono eludere la normale legislazione giocando sullo stato di emergenza) alla sovraintendenza del mega-evento. Una delle politiche al centro del decreto “sblocca Italia” di Renzi.

8. Perché la retorica del’Esposizione esalta il modello del successo e dell’iniziativa individuale rappresentato da start-up, microimprese e sacrifici. Salario, diritti e dimensione collettiva non sono più elementi costitutivi del lavoro.

9. Perché anche questo megaevento diventa canale comunicativo per riaffermare la dicotomia di genere, funzionale ad un sistema di crisi. Si normalizzano corpi, identità, favolosità, al solo scopo di creare fette di mercato “pink”, invece che decostruire ruoli ed identità statiche.

10. Perché dietro lo slogan vuoto “nutrire il pianeta” si confermano quelle politiche agroalimentari che negano accesso al cibo e all’acqua, impongono modelli alimentari utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor dei sei mesi dell’evento Expo 2015.


Il prossimo 14 novembre incrociamo le braccia, incrociamo le lotte: sciopero sociale, scioperiamo Expo.

Rete Attitudine No Expo
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mercoledì 8 gennaio 2014

Camusso segretario Cgil : sostegno al reddito durante la disoccupazione



Il segretario Cgil intervistato da la Stampa: serve un sistema di ammortizzatori sociali che garantisca diritti, qualunque sia il settore e la modalità con cui si lavora e anche quando si perde il posto. Con 7-8 miliardi all'anno la riforma è possibile

Cosa significa un sistema di ammortizzatori «universale» per la Cgil? E' quello che spiega oggi, in un'intervista pubblicata da La Stampa, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che interviene così nel dibattito sul Job Act che il Pd si appresta a lanciare. Per Camusso, “la radice del problema è dare diritti ai lavoratori qualunque sia il settore e la modalità con cui lavorano”.

Dunque, serve ad un primo livello “un sistema di Cassa integrazione per tutte le dimensioni di impresa, con la stessa contribuzione, che risponda alle ristrutturazioni aziendali, alle crisi e alle fermate temporanee” e in secondo luogo, continua Camusso, “chiamatelo come vi pare”, ma “serve un sostegno al reddito durante la disoccupazione”.

Per il segretario Cgil, le riforme introdotte dalla ex ministro Fornero non hanno fatto altro che generare nuove differenze, mentre è evidente che “occorre uno strumento che interviene a favore di chiunque perda il lavoro, anche se questo lavoro è precario, o finto autonomo, come tante partite Iva o gli 'associati in partecipazione'”.

Sul metodo di finanziamento di un sistema nuovo come questo, Camusso osserva che “in tutto il mondo imprese e lavoratori contribuiscono al finanziamento del sistema di disoccupazione. Poi si può pensare che una volta creato un sistema universale di Cig, le risorse che oggi alimentano la cassa in deroga possano essere deviate sul sostegno alla disoccupazione dei lavoratori precari. E in ogni caso bisogna evitare dispersioni: il ministro Giovannini vuole sviluppare i fondi bilaterali previsti dalla riforma Fornero, ma è un errore. Perché ancora una volta si accrescono le diseguaglianze tra i lavoratori e finirà che bisognerà disperdere altre risorse”. Per cominciare, comunque, secondo Camusso, “si può usare una parte consistente dei fondi per la formazione professionale”.

Ma a quanto ammontano le risorse necessarie per un simile progetto di riforma? “Considerando che abbiamo speso quasi 3 miliardi ogni anno per la Cig in deroga – risponde il segretario Cgil - sono necessari 7-8 miliardi l'anno. Dopodiché puoi anche partire gradualmente, in progressione”.

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venerdì 27 luglio 2012

ECOLOGIA: TARANTO: L'INQUINAMENTO DEI FONDALI

  Ilva di Taranto

TARANTO: BLITZ ECOLOGISTA RIVELA L'INQUINAMENTO DEI FONDALI

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ECOLOGIA: TARANTO: L'INQUINAMENTO DEI FONDALI:   Ilva di Taranto TARANTO: BLITZ ECOLOGISTA RIVELA L'INQUINAMENTO DEI FONDALI - - Angelo Bonelli, leader dei Verdi, parla di un di...

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giovedì 1 settembre 2011

Meno disoccupazione ? I Ragazzi lavorano nei campi




Meno disoccupazione giovanile? 

I Ragazzi sono al lavoro nei campi



Almeno 200mila giovani hanno trascorso l'estate 2011 a lavorare nei campi soprattutto nelle attività di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. È quanto stima la Coldiretti, in occasione della divulgazione dei dati Istat che attestano una riduzione della disoccupazione giovanile nel mese di luglio, sottolineando che per molti giovani lavorare nei campi ha significato prendere contatto con il mondo del lavoro in un momento di crisi dove è difficile trovare alternative occupazionali.

«L'estate coincide - sottolinea la Coldiretti - con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne dove si svolgono le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche fino alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre. Quest'anno alcune difficoltà si sono verificate a causa del crollo dei prezzi pagati ai produttori per la frutta, dalle pesche fino alle angurie che molti produttori non hanno potuto neanche raccogliere, nonostante il fatto che i prezzi della frutta al consumo hanno continuato ad aumentare».

«A far crescere la presenza di giovani in campagna è stata anche la possibilità di utilizzare i voucher, dal primo giugno per i giovani dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi. Lo strumento dei voucher - ricorda la Coldiretti - è stato introdotto per la prima volta proprio in occasione della vendemmia 2008 (agosto) e poi esteso ad altre figure di lavoratori ed altre attività, anche se i maggiori utilizzatori restano i lavoratori agricoli. Da allora secondo i dati dell'Inps sono stati staccati complessivamente oltre 20 milioni (per l'esattezza 20.336.605) buoni lavoro fino alla fine di luglio 2011. Di questi - sostiene la Coldiretti - quasi uno su quattro (24 per cento) per il lavoro agricolo».

«Buone prospettive si hanno per il mese di settembre durante il quale è in corso la vendemmia iniziata nel nord con un anticipo fino a due settimane, nelle regioni del centro - sottolinea la Coldiretti - è anticipata in media di una settimana mentre nel mezzogiorno è più o meno nella norma».

 http://www.unita.it/ambiente/meno-disoccupazione-giovanile-br-ragazzi-sono-al-lavoro-nei-campi-1.327548

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martedì 1 marzo 2011

Disoccupazione , record tra i giovani Rialza la testa l'inflazione



Disoccupazione all'8,6%,

 

record tra i giovani

 

Rialza la testa l'inflazione: a febbraio +2,4%





Persi da dicembre 83 mila posti, con un incremento del 2,8% su base annua. La percentuale di under 24 senza lavoro ha toccato quota 29,4%: mai così male dal 2004. Allarme anche dall'Ue per l'infiammata dei prezzi di pane e petrolio. Nel 2010 Pil +1,3%, migliora rapporto deficit/Pil a quota 4,6%

ROMA - Più disoccupazione, soprattutto giovanile; un forte balzo in avanti dell'inflazione; una crescita nel 2010 leggermente migliore delle previsioni, ma comunque inferiore alla media europea e destinata a rimanere tale anche il prossimo anno; un miglioramento nel rapporto tra deficit e Pil, fissato ora a quota 4,6%. Sono queste in sintesi le indicazioni che arrivano dalle statistiche diffuse oggi dall'Istat e da Bruxelles.

Pane e benzina alle stelle. A destare la maggiore preoccupazione è in particolare la corsa dei prezzi, trainata al rialzo da carburanti e alimentari, che rischia di essere spinta ancora più avanti dalle turbolenze nel mondo arabo. Secondo i calcoli provvisori dell'Istat l'inflazione a febbraio si è attestata al 2,4%, con una crescita dello 0,3% rispetto a gennaio. Si tratta del dato peggiore dal novembre 2008 quando era stato toccato il 2,7%. Sul dato hanno pesato gli aumenti dei beni alimentari e dei carburanti. In particolare, spiega l'Istat, il prezzo della benzina è aumentato a febbraio dello 0,8% su base mensile, con una crescita annua dell'11,8%. Sale anche il gasolio per riscaldamento (+1,8% su mese e +17,2% sull'anno). In forte crescita anche i prezzi dei beni alimentari: in particolare il pane aumenta dello 0,3% sul mese dell'1,2% sull'anno. Vola anche la frutta fresca, che in un mese è salita dell'1,8% e del 2,4% rispetto al febbraio 2010.

Bruxelles conferma. Le previsioni del nostro centro di statistica si discostano leggermente da quelle dell'Unione Europea secondo cui l'inflazione in Italia è destinata a salire nel 2011 attestandosi al 2,2%, in linea con la media dell'Eurozona e  al di sotto della media Ue-27 salita al 2,5%. Per il nostro Paese - sottolinea Bruxelles - si tratta di un balzo di quattro punti rispetto alle precedenti previsioni, dovuto soprattutto - si spiega - all'ipotesi di un aumento del prezzo del petrolio nei prossimi mesi.

Allarme lavoro. Decisamente allarmanti anche i dati dal mondo del lavoro. Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all'8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. A crescere, segnala l'Istat, è soprattutto il tasso di disoccupazione giovanile (la fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni), che raggiunge il 29,4%.  Si tratta del record da gennaio del 2004, quando sono iniziate le serie storiche mensili. A dicembre 2010 il tasso di disoccupati giovanili si era attestato a 28,9%.

Giovani penalizzati. Stando all'Istat, il numero dei disoccupati è pari a 2 milioni 145 mila, registra una crescita dello 0,1% (+2 mila unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8% (+58 mila unità). Sempre a gennaio gli occupati sono 22 milioni 831 mila unità, in diminuzione dello 0,4% (-83 mila unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l'anno precedente l'occupazione è in calo dello 0,5% (-110 mila unità). La diminuzione registrata nel mese è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile. Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre (il minimo dallo scorso agosto) e di 0,4 punti rispetto a gennaio 2010. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%.

In Europa va meglio. Il dato italiano, seppure restando migliore della media, è in controtendenza rispetto a quello europeo. Lo scorso gennaio il tasso di disoccupazione nei 17 paesi dell'Eurozona ha registrato infatti una lieve flessione rispetto a dicembre 2010, passando dal 10 al 9,9%. Lo ha reso noto oggi Eurostat. Andamento analogo è stato registrato nel complesso dell'Ue, dove la disoccupazione è scesa dal 9,6 al 9,5%. Le stime dell'Istituto europeo di statistica indicano che nei 27 Paesi Ue i senza lavoro, lo scorso gennaio, erano poco più di 23 milioni, di cui 15,7 nei soli paesi dell'Eurozona. Rispetto al mese precedente è stata registrata una flessione di 43.000 unità nell'Ue a 27, e di 72.000 unità nell'Ue a 17, mentre rispetto a un anno prima i disoccupati sono risultati essere 99.000 in più nell'insieme dell'Unione e sostanzialmente gli stessi nell'Eurozona.

Migliora rapporto deficit/Pil. Dall'Istat anche le cifre su crescita e debito. Il Pil italiano nel 2010 è aumentato dell'1,3%, superiore al target del governo (+1,2%). Il rapporto deficit/Pil nello stesso anno è stato pari al 4,6%, quasi un punto in meno rispetto al 5,4% registrato nell'anno precedente. Il miglioramento, secondo l'istituto di statistica, è dovuto a un aumento dello 0,9% delle entrate totali, e a un -0,5% per le uscite. Per quanto riguarda le imposte indirette, si segnala un aumento del 5,1% in gran parte dovuto alla crescita del gettito Iva (hanno influito le norme per il contrasto dei crediti Iva inesistenti utilizzati in compensazione). In calo anche la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al pil), risultata pari al 42,6%, inferiore di cinque decimi di punto rispetto al 43,1% del 2009.

In Italia crescita lenta. Dati per un certo verso incoraggianti che si scontrano però con le previsioni fatte da Bruxelles sulla crescita dell'Unione per il 2011. La Commissione ha corretto al rialzo le stime sia per l'eurozona che per l'Ue, indicando rispettivamente un +1,6% e +1,8%, meglio di quanto pronosticato a  novembre con un +1,5% e un +1,7%. Motivo: le migliori prospettive dell'economia globale e la fiducia delle imprese. Nell'eurozona la ripresa è trainata dalla Germania, mentre l'Italia Bruxelles conferma la stima di autunno: 1,1%, ben al di sotto della media.

Tremonti soddisfatto. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si mostra comunque soddisfatto. "I buoni risultati di oggi - dice - sono la conseguenza dei buoni principi di sempre. Non abbiamo seguito le mode passeggere ma perseguito il bene comune". "Con la bussola giusta, con i piedi per terra un passo dopo l'altro - aggiunge - gli italiani e l'Italia stanno andando nella giusta direzione". Sferzante invece il giudizio dell'opposizione. "Record di disoccupazione giovanile, record di disoccupazione nel Sud, record di cassa integrazione, record di recessione, record di anemia nella ripresa, record di inflazione, record di pressione fiscale. Il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti è, indubbiamente, il governo dei record", commenta Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd.

RECORD NEGATIVO


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mercoledì 1 settembre 2010

BLOG DI CIPIRI: Disoccupazione, Senza lavoro un giovane su quattro...




BLOG DI CIPIRI: Disoccupazione, Senza lavoro un giovane su quattro...: ". . di Amerigo Rivieccio Damiano (Pd). “ Una Waterloo sociale”. Fammoni ( Cgil): “Le priorità del governo restano le leggi ad person..."

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venerdì 20 agosto 2010

STORIE DI ORDINARIA DISOCCUPAZIONE




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Lottiamo per avere di più dei nostri genitori, ci opponiamo a loro, facciamo il loro esatto contrario solo per contraddirli, perché ci sentiamo migliori di loro, più di loro. Se loro si alzano alle 5 per lavorare, noi torniamo alle 5 dopo una nottata di casino! Cerchiamo l’evasione, lo sballo, il meglio. La famiglia è un demone eppure rimaniamo a casa fino a 40 anni se ci va bene. Lavorare è un ideale per noi, non fa parte del nostro quotidiano. I nostri genitori hanno sognato un mondo migliore per noi, e noi continuiamo a sognarlo perché siamo noi a doverlo realizzare e invece ci perdiamo ancora nell’ideale. Il banale, il cosiddetto normale ci spaventa, temiamo l’appiattimento e rimandiamo allora la scelta di diventare adulti… nel frattempo la vita ci scorre davanti e senza accorgercene, rimaniamo fermi, immobili di fronte all’ideale della nostra meta raggiungibile solo con la nostra immaginazione.
Siamo figli degli ideali di uguaglianza, dei diritti del lavoro in un mondo in cui tutto questo non esiste, e se i nostri genitori lottando e con sacrificio avrebbero potuto ottenerlo, per noi è diventato un sogno. Vogliamo tutto, non ci accontentiamo, non abbiamo niente.
Per noi il proverbio chi si accontenta gode è una coglionata, è una storia che appartiene ai nostri nonni, alle generazioni che avevano poco, ma avevano qualcosa.
Ci hanno illuso di poter avere tutto, continuano a farlo… con mastercard. Quale influenza? A quella ci pensa zerinol, nessuna macchia, ci pensa omino bianco, che poi è nero! Nessuna limitazione, nessun problema, ci pensano gli assorbenti con le ali che ti danno pure il coraggio di buttarti con il paracadute… se lavi i piatti c’è il sole, se lavi a terra ti specchi, se ti lavi i denti con il white di turno, i tuoi denti sono più bianchi del bianchetto!
Siamo figli e purtroppo sembra che siamo destinati a rimanere tali… genitori noi? Forse a 40 anni se metteranno in vendita i figli su e-bay. Di più non possiamo permetterci. Non c’è spazio per nuove idee in questa realtà. C’è l’appiattimento più totale, l’abbrutimento più nero, il declino più penoso. E noi rimaniamo lì, soli, con le nostre meravigliose idee per un mondo migliore, pieno di vita e colori, di stranezze viste altrove che vorremmo integrare perché noi siamo figli di un mondo globale, il più sano però. Cogliamo l’insolenza della globalizzazione e ne abbiamo preso la parte più umana… la conoscenza e l’arricchimento di altre culture. Siamo la generazione dei circa venticinquenni… tra chi studia ancora pieno di speranze e chi si affaccia ora al mondo del lavoro e ne rimane già profondamente deluso.
Pochi anni fa, pochi mesi fa pensavo che non sarei mai scesa a compromessi, che avrei lavorato onestamente senza farmi mettere i piedi in testa. Credevo che lavorare mi avrebbe permesso di vivere una vita degna, di avere una famiglia e dei figli. Oggi mi devo arrendere all’idea che in Italia, in Sicilia, questo rappresenta un’utopia e se si presenta è un caso molto raro che dovrebbe essere oggetto di studio. Per il resto, tutto quello che ho vissuto in prima persona, in seconda e per sentito dire la situazione è disastrosa. Lavorare… no, questo non è lavorare. Questa è schiavitù. Eppure ricordo di aver studiato sui libri di storia che la schiavitù era stata abolita. Non ricordo quando… forse perché in realtà non è stata abolita. Lavorare in nero non è l’unico problema in questo paese dove il lavoro c’è, ce ne sarebbe se chi ha i soldi fosse disposto a pagare i propri dipendenti.
Il lavoro c’è, non possono più farmi credere il contrario ormai. Essere in regola è a volte peggiore che essere in nero perché ti illudono di aver trovato una situazione stabile, normale e invece…
Firmi buste paga che non sono vere, lavori più ore di quelle che dovresti, fai orari notturni, turni festivi che non ti vengono riconosciuti come maggiorati.
E ancora… non ti pagano. Il massimo che riescono a darti sono degli acconti su una miseria di stipendio. Passi le tue giornate lavorative contando i soldi che sono entrati, pregando che i clienti paghino in contanti, cosicché a fine serata puoi chiedere un acconto sullo stipendio dei mesi precedenti.
E tu intanto ogni mattina ti svegli, ti fai coraggio, prendi la macchina, metti benzina e fai 20 km per andare a… Lavorare!
No, io questa la chiamo beneficienza.
E sentirsi dire continuamente che non ci sono soldi, che bisogna pazientare, che bisogna lavorare bene, che se non si incassa abbastanza è colpa di noi dipendenti… e sentire però che gli imprenditori capi vanno a farsi le vacanze all’estero, si comprano barche, hanno altre attività e tu non puoi neppure pagare la bolletta della luce.
Questa è la realtà di alcuni nostri imprenditori. Sono ladri, dei farabutti che sfruttano le necessità altrui, che si arricchiscono alle spalle della gente che ha bisogno, che vuole mettersi in gioco, che ha studiato, che ha delle competenze, che se solo qualcuno fosse disposto ad investire davvero su di loro, nel mondo farebbero grandi cose, del mondo farebbero un mondo strafico!
E spiegare tutto ciò ai nostri genitori è la parte più tragica. Loro sono figli del posto fisso… noi, figli di un posto che non vogliono darci! Hanno fatto sacrifici per farci studiare, per darci maggiori possibilità e anche noi abbiamo accettato di fare sacrifici fino a 25, 30, 35 anni per studiare, senza una lira in tasca, perché tutti ci hanno fatto credere che studiare ci avrebbe aperto tutte le porte.
E poi ci chiamano “fannulloni” perché ce la prendiamo comoda! Non siamo mammoni per niente, questo è quello che vogliono farci credere.
La famiglia, quell’impero, quell’istituzione che rappresenta la famiglia esiste solo dove c’è povertà, di quella vera, come da noi.
La famiglia si stringe intorno ai suoi componenti per proteggerli, per tentare di indorare pillole amare, perché l’unione fa la forza, perché il mondo fuori è una tale carognata che non ci meritiamo, perché uscire dalla bolla di sapone vuol dire andare dritti nella gabbia dei leoni, pronti a farti penare pur di non essere sbranato. Perché nel nord Europa non c’è lo stesso senso della famiglia che abbiamo noi? Perché lo Stato Vaticano influisce meno perché è più lontano? Stronzate! È vero, è più lontano dalle coscienze, perché quelli una coscienza personale e soprattutto collettiva ce l’hanno o almeno sanno cos’è! Escono di casa presto perché sanno che il lavoro lo troveranno, con o senza laurea! Ma avete mai fatto un giro su internet.it per cercare lavoro? Agenti di vendita, commerciali, mediatori creditizi, segretarie laureate e con esperienza decennale per svolgere compiti di chi forse ha la terza media. Potrebbero ridurre le facoltà universitarie a due: “Economia e Marketing dello Sfruttamento della Forza Lavoro” per chi deve comandare e “Come lasciarsi sfruttare senza soffrirne troppo” per gli altri, per i veri lavoratori.
Cosa dire a miei genitori che hanno speso milioni per la mia istruzione: Mamma, Papà non mi pagano e se mi pagano mi danno un acconto di 100 € ogni tanto su uno stipendio di 600€ mensili per 39 ore settimanali, che comprendono 6 ore almeno a settimana di orario notturno. Io mi vergogno, anche se dovrebbero essere loro a vergognarsi. Certo che se nessuno accettasse questi lavori di merda, possibilmente dovrebbero alzare la posta in gioco… il problema è che l’uomo oltre ad avere fame e a dover sfamare una famiglia, l’uomo spera nel futuro, in un mondo in cui quella frase così giusta e saggia scritta in ogni tribunale sia realtà.
Spera che il lavoro da schiavo che ha accettato possa diventare un posto sicuro da cui partire per costruire il proprio spazio d’amore, spera che le persone che lo costringono alla schiavitù possano un giorno rinsavire, guardarsi dentro, intorno e vedere che razza di mondo stanno creando…
Ma quale rinsavire? Ma quali balle ci raccontiamo? Il cambiamento richiede coraggio, umiltà, perdita di privilegi, perdita di controllo e quindi di potere.
Certo può capitare che quella scintilla chiamata consapevolezza illumini la strada di quanti ci schiacciano ogni giorno, ma la vedo dura!
Io quando ho accettato non avevo fame… forse ne ho più adesso. Avevo voglia di una libertà legittima che il mondo non vuole legittimarmi perché altrimenti non avrei avuto più bisogno di fare l’elemosina, di far realizzare la mia realtà da immobildream e tanto meno di farmi circondare da quella faccia di gesso della banca mediolanum. Le nostre vite fanno talmente pena che dobbiamo guardare quelle degli altri per sognare un po’.
I reality show, le piazzate napoletane da Maria de Filippi con le galline che si scannano, che non parlano, starnazzano!
Questo è quello che vogliono che facciamo… aspirare a essere la Belen di turno (bella perché disposta a tutto, pure a contraddirsi), di stare con il Corona di turno (bello perché ricco e ricco perché figlio di puttana!), a comprare l’oreal, unico modo per valere qualcosa… come se usare prodotti non nocivi per l’ambiente e non testati sugli animali non fosse già di per sé valere di più!
Ma che ne sappiamo di tutto questo… l’importante è aver preso come modello di riferimento uno che fa i suoi porci comodi sempre e comunque, perché tutti gli italiani vogliono essere come lui!
Non si hanno altre aspirazioni nella vita se non quelle di far soldi, meglio se calpestando gli altri, di avere potere e di “farsi” il mondo, meglio se quello di passaggio tra l’età adolescenziale e quello adulto! In fin dei conti, chi più chi meno, tutti vorrebbero avere un papi!

Jessica Angelico Mancuso



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