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sabato 4 aprile 2020

COVID-19 : LE CLINICHE PRIVATE CHIEDONO LA CASSA INTEGRAZIONE

COVID-19 : LE CLINICHE PRIVATE CHIEDONO LA CASSA INTEGRAZIONE


È già accaduto in Friuli Venezia Giulia e Umbria, accadrà anche in altre regioni, c'è da aspettarselo.
La denuncia è di Nicola Fratoianni, quanto è utile la sanità privata: nel momento del bisogno chiude! Che bel modello di efficienza ha mostrato la Lombardia! Senza terapie intensive, perché le cliniche private preferiscono occuparsi di amenità, piuttosto che delle vere necessità della popolazione e vista la gestione al risparmio, per produrre profitti, i cittadini italiani, con una pandemia molto contagiosa, preferiscono rimandare interventi non strettamente necessari.
Così abbiamo medici ed infermieri fanno turni massacranti di 12/18 ore e ne avremo altri che si gireranno i pollici sul divano di casa.

Mentre la sanità pubblica boccheggia, quella privata chiede la cassa integrazione
Lo denuncia Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu: "Il governo e le regioni blocchino immediatamente questo fenomeno vergognoso"

Il deputato di Sinistra Italiana-LeU Nicola Fratoianni denuncia una situazione che non esista a definire "immorale", ossia il fatto che le cliniche private stiano chiedendo la cassa integrazione.
"Trovo immorale che i proprietari della sanità privata in Italia stiano attivando la cassa integrazione per i propri dipendenti quando siamo in emergenza sanitaria e la sanità pubblica è sotto stress" scrive Fratoianni. "Accade in Friuli Venezia Giulia, la settimana scorsa era accaduto in Calabria, e la medesima richiesta era stata avanzata pure in Umbria, ed  immagino che stia succedendo così anche nel resto del Paese. Insomma" continua, "qualcuno pensa che una clinica sia come un negozio di bigiotteria o di abbigliamento: mancano i clienti, quindi mancano gli incassi e quindi si procede all’utilizzo degli ammortizzatori sociali  pagati dalla collettività.”
“Il governo e le regioni - insiste il parlamentare della sinistra - blocchino immediatamente questo fenomeno vergognoso che avviene mentre viene richiesto personale sanitario da inviare nelle zone più colpite dal Covid19 e trasferiamo  i malati da curare in Europa e medici giungono da altri Paesi. È ora che la si smetta con la favola di quanto è bella la sanità privata
 con la compiacenza di troppe regioni.”

“Un minuto dopo che sarà finita l’emergenza sanitaria, con il rilancio della sanità pubblica - conclude Fratoianni - occorrerà rivedere decisamente  i rapporti con queste realtà, in attesa che questo avvenga chiediamo al ministero della salute che provveda ad intervenire sulle regioni, ci sia una mappatura dei casi, si verifichino tutti i casi di speculazione avvenuti in queste settimane. Noi presenteremo un’interrogazione in Parlamento su quanto avvenuto e denunciato dalle organizzazioni sindacali del personale sanitario. La tutela della salute è incompatibile con le logiche di mercato e del profitto. Questo deve essere chiaro”


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Il dinamico duo Attilio Fontana e Giulio Gallera ( Stanlio e Ollio )
 hanno dimenticato qualcosa nell’ospedale Fiera di Milano che doveva essere da 600 posti
 ma ne ha finora attivati soltanto 24: Mancano i Medici...
 https://cipiri5.blogspot.com/2020/04/senza-medici-lospedale-in-fiera-di.html
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scopri cosa ti porta il 2020


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mercoledì 22 ottobre 2014

Prima il Lavoro in Italia


Emergenza lavoro: 
secondo l'Istat la disoccupazione in Italia
 è al massimo storico dal 1977. 
Il tasso raggiunge il 13,6%

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Maurizio Landini (FIOM) - Che tempo che fa (19... di .



 DISOCCUPAZIONE  in ITALIA |

L'emergenza lavoro in Italia continua ad essere un problema all'ordine del giorno. Secondo l'Istat, il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2014 raggiunge il 13,6%, in più dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta, in base a confronti annui, di un massimo storico, ovvero del valore più alto dall'inizio delle serie trimestrali, partite nel 1977.

Grave anche il livello dei senza lavoro tra i giovani (tra i 15 e i 24 anni), che sale al 46,0%. Passando ai dati destagionalizzati e più aggiornati, forniti sempre dall'Istat (non comparabili con i dati trimestrali grezzi), il tasso di disoccupazione dei giovani under25 ad aprile è al 43,3%. Anche in questo caso si tratta di un massimo storico.

Nel primo trimestre del 2014 il numero delle persone disoccupate sfiora i 3,5 milioni, salendo precisamente a 3 milioni 487mila (in aumento di 212mila su base annua).

Il tasso di disoccupazione ad aprile risulta pari al 12,6%, stabile rispetto a marzo, ma in aumento di 0,6 punti su base annua.

Il dato tocca il suo picco nel Mezzogiorno, dove vola al 21,7% nel primo trimestre del 2014 (dati non destagionalizzati). E tra i giovani (15-24 anni) raggiunge addirittura il 60,9%. Sono 347mila i ragazzi in cerca di lavoro nel Sud, pari al 14,5% della popolazione in questa fascia d'età.

Sono invece 2,5 milioni gli under 30 che non studiano e non lavorano (+4,8%). I ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, sono saliti a 2 milioni 442mila nel primo trimestre del 2014. Rispetto all'anno precedente sono cresciuti di 113mila unità (+4,8%). Tra i Neet si ritrovano i giovani disoccupati under 30, nonché gli inattivi, con molti scoraggiati, ovvero ragazzi che si sono rassegnati a stare fuori dal mercato del lavoro. Non mancano tra loro anche le mamme.

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http://cipiri.blogspot.it/2014/11/sciopero-sociale-scioperosociale.html

Perché #SCIOPERIAMOEXPO?

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati.

Quartieri militarizzati per proteggere i cantieri; risorse, territorio, diritti sacrificati alle logiche del megaevento; lavoro gratuito spacciato per opportunità; una città sempre più vetrina, tra sgomberi, speculazioni e spartizioni; mafie che proliferano; dispositivi di governo del territorio e procedure speciali che diventano norma e modello su scala più ampia; corporations del biotech, OGM e marchi globali del cibo spazzatura, grande distribuzione e Eataly, questa la tragicomica marmellata con cui nutrire il Pianeta; numeri sparati a caso su benefici, turisti, biglietti venduti a fronte della concreta realtà di tagli, tasse e beni comuni scippati o privatizzati.

Perchè scioperiamo Expo?

1. Perché dei 70’000 posti di lavoro promessi, ne sono stati attivati quasi 1’000, compresi gli stage formativi. Non è stato in alcun modo preso in considerazione il contratto a tempo indeterminato e svuotato quello a termine dei suoi diritti (impossibilità di scioperare per tutta la durata dell’esposizione che coincide con i mesi di presidenza italiana dell’Unione Europea). Sfruttando il contesto della crisi viene proposto il precariato come unica via per l’ eccezionalità dell’ evento anche oltre la durata dello stesso.

2. Perché avrebbero dovuto essere impiegati 18’500 volontari solo per la gestione del sito di Expo, poi ridotti a 7’000, anche se non si sa chi svolgerà il lavoro delle 10’000 persone che sono state giudicate non necessarie. Sicuramente non sono stati diminuiti i numeri dei volontari per aumentare quello dei lavoratori a contratto. La campagna di reclutamento di giovani è basata sul concetto dell’ ampliamento del curriculum e delle capacità lavorative e ha come fine il rendere possibile la “conoscenza e fruizione del patrimonio sociale, culturale e civile della città ospitante” da parte dell’ affluenza di stranieri.

3. Perché Expo nella sua globalità costerà 1,3 miliardi di soldi pubblici, che arriveranno a 10 miliardi se consideriamo autostrade (pedemontana) e opere collegate (vie d’acqua), oltre alla manutenzione della stessa città.

4. Per la corruzione presente negli alti ranghi dirigenziali di Expo spa che ha dato il via ad una ventina di arresti per tangenti e alla segnalazione di più di 40 imprese implicate con mafia.

5. Per la gestione emergenziale dell’ evento a discapito dei diritti, tra cui la possibilità di muoversi al di fuori dei protocolli sindacali e la possibilità per i paesi stranieri di non rispettare la legislazione italiana all’ interno dei padiglioni.

6. Per l’uso del Commissario unico, con poteri speciali (che possono eludere la normale legislazione giocando sullo stato di emergenza) alla sovraintendenza del mega-evento. Una delle politiche al centro del decreto “sblocca Italia” di Renzi.

8. Perché la retorica del’Esposizione esalta il modello del successo e dell’iniziativa individuale rappresentato da start-up, microimprese e sacrifici. Salario, diritti e dimensione collettiva non sono più elementi costitutivi del lavoro.

9. Perché anche questo megaevento diventa canale comunicativo per riaffermare la dicotomia di genere, funzionale ad un sistema di crisi. Si normalizzano corpi, identità, favolosità, al solo scopo di creare fette di mercato “pink”, invece che decostruire ruoli ed identità statiche.

10. Perché dietro lo slogan vuoto “nutrire il pianeta” si confermano quelle politiche agroalimentari che negano accesso al cibo e all’acqua, impongono modelli alimentari utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor dei sei mesi dell’evento Expo 2015.


Il prossimo 14 novembre incrociamo le braccia, incrociamo le lotte: sciopero sociale, scioperiamo Expo.

Rete Attitudine No Expo
LINK :  https://www.facebook.com/ioNONlavoroGRATISperEXPO

IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO


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mercoledì 27 marzo 2013

Susanna Camusso : prima emergenza “reddito e lavoro”



La prima emergenza si chiama “reddito e lavoro”, perché a giugno, in Italia, si prospetta una situazione esplosiva. Fra tre mesi, “per le scelte del governo tecnico”, gli italiani, e i lavoratori in cassa integrazione in deroga per cui non c’è più copertura finanziaria, si troveranno a pagare Tares, la nuova tassa sui rifiuti, Imu, e aumento di un punto dell’Iva.
“Se non si interviene a dissinescare la somma dell’assenza di redditi della perdita di lavoro e della tassazione pesante, avremo un grande problema sociale”, ha detto oggi il segretario generale Cgil, Susanna Camusso a Genova per il convegno sul piano del lavoro.
“E se vogliamo parlare della prima situazione esplosiva, ci sono regioni che non hanno più soldi per pagare la cassa in deroga mentre moltissimi lavoratori non hanno ancora ricevuto le spettanze di dicembre. La prima urgenza si chiama reddito e lavoro”, ha sottolineato Camusso.
 
La somma di queste scadenze, insieme ai redditi indeboliti, "costituisce una miscela esplosiva". Il leader della Cgil ha chiesto quindi un segnale per la cassa integrazione in deroga."E' chiaro che, se non si interviene, la somma di assenze di risorse sui redditi, della perdita del lavoro e di una tassazione così pesante, tutto in contemporanea, determina un grave problema sociale", ha aggiunto Camusso.

"Bisogna dare un segnale subito, altrimenti il Paese scenderà ad una velocità tale da non potere più risalire.

“E’ sempre spiacevole dire ‘lo avevamo detto’, ma quando si discuteva della legge di stabilità abbiamo manifestato giorni e giorni spiegando che le risorse per la cassa in deroga non bastavano e ora siamo qua, alla conseguenza di quelle scelte”, ha aggiunto.
Dalla Cgil il messaggio recapitato anche durante la consultazione con Bersani è uno: agire rapidamente perché “non si può giocare con la possibilità di non avere copertura per migliaia di lavoratori”. A giugno, inoltre, si peggiora “drammaticamente la condizione di molte persone già in difficoltà, e di nuovo si scarica sui lavoratori un sistema fiscale poco progressivo”.
Le azioni urgenti da fare prospettate oggi e che “potrebbe tranquillamente fare il governo in carica”, fermo restando l’auspicio del sindacato di una rapida formazione di un esecutivo, vanno da un intervento mirato sull’Irpef, a vantaggio di chi fino a oggi “ha pagato tanto ed è in difficoltà”, fino alla patrimoniale. “Non si è mai voluto arrivare a un sistema compiuto di tassazione sulle ricchezze, lo diciamo da lungo tempo – ha spiegato Camusso – ed è la ragione per cui si procede sempre per piccoli pezzi di tassazione, dall’aumento dell’Iva alle accise sulla benzina. Non c’è solo la ricchezza da Irpef, ma anche rendite e investimenti, bisogna ricostruire una tassazione che guardi all’insieme dei patrimoni”.
Infine la questione grandi opere, sviscerata anche oggi al convegno, oggetto di dibattito tra Regione e Comune, e per cui domani la categoria degli edili scenderà nuovamente in piazza a Genova. “Per far ripartire il lavoro e non solo l’edilizia, il 70-80% degli investimenti pubblici sono serviti per piccole opere nel territorio. Questo – ha sottolineato e concluso il segretario Cgil – non significa che non bisogna farle, ma che non sono sufficienti”.



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