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giovedì 11 gennaio 2018

Cesare Damiano : abolizione della Legge Fornero



"Intervista a Cesare Damiano sulle proposte di abolizione della Legge Fornero 
e sui dati Istat sulla disoccupazione giovanile" realizzata da Lanfranco Palazzolo
 con Cesare Damiano 
(presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato 
della Camera dei Deputati, Partito Democratico).

L'intervista è stata registrata martedì 9 gennaio 2018 alle ore 13:30.



"Il Presidente Mattarella ha invitato i partiti a non abbandonarsi alla tentazione di promettere cose impossibili nell'impostare la campagna elettorale. Concordiamo, anche se le prime avvisaglie non sembrano buone. Sulle pensioni, ad esempio, assistiamo alla proposta massimalistica della 'cancellazione' della legge Fornero da parte di Salvini alla quale fa da contrappeso l'eccessiva prudenza di Padoan che vorrebbe toccare il meno possibile perché la considera ancora "uno dei pilastri del sistema pensionistico". Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. "Tutti dimenticano - continua Damiano - che la legge Fornero, dal 2012 a oggi, è già stata profondamente cambiata, anche se non l'abbiamo sbandierato ai quattro venti per non innervosire i burocrati europei. Si sono realizzate 8 salvaguardie, che hanno riconsegnato a 153.000 lavoratori la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole. Si è completata la sperimentazione di Opzione Donna, con altre 36.000 lavoratrici coinvolte. Infine, con l'APE sociale, si manderanno in pensione a regime, a partire dai 63 anni, circa 60.000 lavoratori delle 15 categorie delle attività gravose ai quali si è anche bloccato l'innalzamento dell'età pensionabile. In totale, si tratta di 250.000 lavoratori (con uno stanziamento di circa 20 miliardi) che avrebbero corso il rischio povertà e che invece abbiamo salvato. Qualcuno, dopo questi interventi, ha parlato, ormai a ragione, di 'legge-groviera'. Noi pensiamo che si debba continuare su questa strada di forte revisione. Vanno, in primo luogo, quantificati i risparmi delle salvaguardie per proporre un ultimo intervento (il nono) che risolva definitivamente il problema degli esodati; vanno anche utilizzati i risparmi di Opzione Donna per proseguire la sperimentazione; infine, l'APE sociale, che scade nel 2018, va resa strutturale: poter andare in pensione a partire dai 63 anni, se si svolgono lavori gravosi, deve diventare una misura di flessibilità permanente, 
quindi un architrave del sistema previdenziale", conclude.



Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: 
Disoccupazione, Esodati, Flessibilita', Fornero, Giovani, Istat, Lavoro, Legge, Occupazione, 
Pensioni, Poverta', Precari, Previdenza, Riforme. 


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Se sei disoccupato o se conosci dei disoccupati contattaci. 
Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 



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lunedì 4 dicembre 2017

MDD : Riunione Periodica il 06-12-2017


E' convocata la riunione periodica di MDD
il giorno MERCOLEDI 6 DICEMBRE 2017 alle ore 15.00
presso la Camera del lavoro - Corso Porta Vittoria 43 Milano - Sala Fiom 2 piano.

Ordine del giorno:
1) Relazione partecipazione MDD a ultimi eventi pubblici e mobilitazioni varie
2) Valutazione Statuto per Associazione

INVITO RIVOLTO a tutti : 
Disoccupati, Cassintegrati,41 per Tutti, Opzione Donna,
 Esodati, Precoci, Giovani, Precari. 
TENIAMOCI in CONTATTO 
Divulgate il Gruppo ai Vostri Amici.
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giovedì 1 dicembre 2016

Nuovi Poveri Italiani




Non più solo disoccupati, anziani o famiglie numerose: oggi vivono al di sotto della soglia di povertà anche i lavoratori, le famiglie non necessariamente numerose, i giovani. È quanto emerge dal rapporto per il 2016 su povertà ed esclusione sociale in Italia intitolato Vasi comunicanti, pubblicato il 17 ottobre dalla Caritas italiana.

Un quadro cambiato negli ultimi anni, spiega il rapporto che, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat e riferiti al 2015, vede un milione e 582mila famiglie in povertà assoluta, cioè più di 4,5 milioni di individui. “Si tratta del numero più alto dal 2005”, spiega il rapporto Caritas. “E si tratta, parlando di povertà assoluta, della forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quel paniere di beni e servizi necessari per una vita dignitosa. Dal 2007, anno che anticipa l’inizio della crisi economica, la percentuale di persone povere è più che raddoppiata, passando dal 3,1 per cento al 7,6 per cento. La crescita è stata continua, con l’unica eccezione registrata nel 2014, illusoria rispetto a un’inversione di tendenza”.

Anche se mutato, il contesto nazionale vede ancora una volta il Mezzogiorno vivere la situazione più difficile con l’incidenza più alta sia sugli individui (10 per cento) sia sulle famiglie (9,1 per cento). E, proprio al sud, dove vive il 34,4 per cento dei residenti in Italia, si concentra il 45,3 per cento dei poveri di tutta la nazione. Ad aggravare il quadro ci sono i dati forniti dalla Svimez (l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno), che parlano di 576mila posti di lavoro persi dal 2008 nel meridione: il 70 per cento delle perdite di tutta Italia, mentre i livelli occupazionali risultano i più bassi registrati dal 1977.

Ma non è solo il sud Italia a peggiorare. “Nel corso del tempo anche aree del centro e del nord hanno vissuto un vistoso peggioramento dei propri livelli di benessere, in modo particolare se paragonati agli anni antecedenti la crisi economica. In soli otto anni anche in queste zone è raddoppiata la percentuale di poveri”.

Cade dopo diversi anni, così, quello che era definito il “modello italiano” di una povertà con connotati circoscritti. “Oggi accanto ad alcune situazioni che rimangono stabili, irrisolte e in molti casi aggravate, si evidenziano alcuni elementi inediti e in controtendenza”, continua il rapporto Caritas. “Sul fronte dell’occupazione, le famiglie maggiormente sfavorite sono quelle la cui la persona di riferimento è in cerca di un’occupazione (tra loro la percentuale di poveri sale al 19,8 per cento). È netto, anche per questi casi, il peggioramento rispetto al periodo precedente alla crisi (si è passati da un’incidenza del 7 al 19,8 per cento). Accanto a tali situazioni negli ultimi anni sembrano aggravarsi le difficoltà di chi può contare su un’occupazione, i cosiddetti working poor, magari sotto occupati o a bassa remunerazione. Tra loro particolarmente preoccupante è la situazione delle famiglie di operai, per le quali la povertà sale all’11,7 per cento. Al di sotto della media, invece, è il livello di disagio delle famiglie di ritirati dal lavoro”.

Gli anziani come risorsa
Altro punto di rottura con il passato è l’età delle persone che vivono in povertà assoluta. “Oggi i dati Istat descrivono una povertà che potrebbe definirsi inversamente proporzionale all’età, con la prima che tende a diminuire all’aumentare di quest’ultima. Se si analizzano i dati disaggregati per classi di età si nota come l’incidenza più alta si registra proprio tra i minori, sotto i 18 anni, seguita dalla classe 18-34 anni; al contrario chi ha più di 65 anni, diversamente da quanto accadeva meno di un decennio fa, si attesta su livelli contenuti di disagio”.

Degli oltre 4,5 milioni di poveri totali, infatti, il 46,6 per cento risulta sotto i 34 anni; in termini assoluti si tratta di 2,1 milioni di individui, e tra loro i minori sono 1,1 milioni. “Gli anziani dunque sono coloro che mediamente sembrano aver risposto meglio a questi anni difficili”, continua il rapporto. “Il tutto probabilmente è ascrivibile sia alle tutele del sistema pensionistico sia al bene casa. Al contrario la persistente crisi del lavoro ha penalizzato giovani e giovanissimi in cerca di una prima o nuova occupazione e gli adulti rimasti senza un impiego. E la mancanza di un lavoro, è doveroso ricordarlo, può rappresentare un elemento di forte rischio sociale specie se cumulato con altre forme di disagio”.

Altra novità, infine, riguarda le tipologie familiari. La povertà assoluta, infatti, raggiunge livelli molto elevati tra le famiglie numerose con cinque o più componenti, specie se al suo interno ci sono tre o più figli minori. “Registrano un forte peggioramento i nuclei composti da quattro componenti, in particolare le coppie con due figli. Quindi, se in passato costituiva un elemento di rischio la presenza di almeno tre figli, oggi si palesano in tutta la loro gravità anche le difficoltà dei nuclei meno numerosi”.


Povertà, dati Ocse:
 “In Italia indigenti un bambino su 5 e un lavoratore su 9. Più disuguaglianze sociali dopo la crisi”

L'aggiornamento dell'Organizzazione della cooperazione e lo sviluppo sullo stato di salute dei Paesi europei. "I frutti della ripresa non sono stati condivisi", è il verdetto. Peggio di noi sta la Spagna. In Francia la tendenza è al miglioramento, mentre in Germania gli squilibri hanno registrato un graduale rialzo. Osservatorio sulla vulnerabilità: "Tre italiani su cinque hanno problemi economici"

Un bambino su 5 è indigente. E lo è anche un lavoratore su 9. Sono gli ultimi aggiornamenti dell’Ocse sulle disuguaglianze di reddito in Italia. La fotografia, in linea con i dati dell’ultimo rapporto Caritas, è quella di un Paese in cui crescono le disuguaglianze sociali e la povertà. In generale “dopo sette anni, le disuguaglianze nel reddito siano rimaste storicamente alte” per la mancata distribuzione dei “frutti della ripresa”, scrivono gli analisti dell’organizazione. Dati alla mano il coefficiente Gini (indicatore che misura le disuguaglianze) è passato dallo 0,313 del 2017, nella fase precedente alla crisi, a 0,325 nel 2014. Il picco, 0,331, è stato toccato nel 2012.

Andando al tasso di povertà relativa, in Italia è passato dall’11,9% del 2007 al 13,1% del 2012, salendo poi ulteriormente al 13,3% del 2014, segno della difficoltà delle famiglie a risollevarsi dopo la crisi. A pagarne il prezzo più alto i bambini: nel 2014 è povero quasi un minore su 5, il 17,7%. Quanto alle altre categorie è povero il 16% dei giovani tra i 18-25 anni, il 13% degli adulti; il 9,3% degli anziani e l’11,5% dei lavoratori. Da segnalare che però il tasso di povertà ancorato al 2005 si è attestato al 15,6% nel 2014 contro il 7,2% della Francia. l’8,6% della Germania e l’11,9% della Gran Bretagna. Rialzo drammatico della povertà in Spagna: era al 23,4% nel 2014, contro il 14,2 del 2007. Il tasso di povertà dell’intera area Ocse “ancorato” al 2005 risulta invece al 10%.

Quanto alle disuguaglianze, la situazione non è omogenea. In Francia l’indice è tornato ai livelli pre-crisi (da 0,295 a 0,297) dopo il picco di 0,308 del 2012. In Germania le disuguaglianze hanno segnato un graduale rialzo 0,285 nel 2007, 0,289 nel 2012 e 0,292 nel 2014. Peggio dell’Italia sta però la Spagna passata da 0,324 a 0,335 fino a 0,346 negli anni 2007, 2012 e 2014. Non brilla la media Ocse: 0,317 pre-crisi, 0,316 nel 2012, 0,318 nel 2014. Segno che nell’area “i frutti della ripresa non sono stati condivisi”, si legge nel rapporto.


Sempre giovedì l’Università degli Studi di Milano e l’istituto di ricerca Eumetra hanno diffuso i risultati dell’Osservatorio sulla vulnerabilità economica delle famiglie italiane, secondo cui sebbene, quest’anno “l’indice di vulnerabilità economica delle famiglie sia diminuito del 13% rispetto al 2013”, ancora “tre italiani su cinque hanno problemi economici”. Faticano ad arrivare a fine mese “il 61,3% delle famiglie: il 40,1% con alcune difficoltà, il 13,3% con molte e il 7,9% proprio non ce la fa”.

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lunedì 10 ottobre 2016

Italia : Spesi 18 miliardi ma i Giovani restano Senza Lavoro


Spesi 18 miliardi per un risultato minimo. 
I giovani restano senza lavoro

“Questo Paese ha speso circa 18 miliardi per poter permettere al presidente del consiglio di dire che ha qualche centinaia di migliaia di occupati in più. Se facciamo due conti, una spesa straordinaria con un risultato minimo”. Il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso, ha attaccato le politiche del lavoro del governo Renzi nel suo intervento alla Biennale dell’economia cooperativa a Bologna . “Un risultato che, peraltro, con tutto il rispetto per le persone, riguarda prevalentemente la fascia degli over 
50. Cioè non ha cambiato significativamente la condizione dei giovani. A una parte dei giovani, anzi, l’ha peggiorata: sono passati dall’avere dei rapporti atipici a essere pagati a voucher”. Poi critica anche la politica renziana dei bonus e in questo caso di un nuovo annunciato Bonus famiglia: “Per le famiglie servono servizi. Abbiamo visto in questi anni molti bonus, come il Bonus figli. Ma se poi inizia l’anno e non ci sono posti negli asili le donne sono costrette a scegliere se fare le mamme o le lavoratrici”


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Italiani che cercano Lavoro all' Estero sono 110mila all'Anno


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venerdì 27 maggio 2016

Agli anziani la pensione, ai giovani il lavoro




Le diverse riforme in materia di pensioni dal 1992 a oggi hanno messo in sicurezza i conti pubblici. Tuttavia hanno lasciato molti problemi aperti, sui quali 
è importante discutere e intervenire al più presto.

La manovra Fornero non ha previsto la fase di transizione e ha irrigidito il sistema, causando anche il problema degli esodati. L’allungamento dell’età pensionabile, inoltre, frena l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Evitiamo allarmismi fuori luogo e facciamo qualcosa di concreto.

Sosteniamo la proposta di legge A.C. 857/2013 “Damiano, Gnecchi ed altri” che introduce la flessibilità in uscita, consente di lasciare il lavoro con un anticipo fino a quattro anni rispetto ai requisiti previsti, con penalizzazioni accettabili, e prevede la possibilità per i lavoratori precoci di andare in pensione con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età e senza penalizzazioni.

Inoltre, i seguenti interventi possono rendere più equa la previdenza italiana con:

l'ottava ed ultima salvaguardia degli esodati;  
il monitoraggio opzione donna per l’inclusione di altre lavoratrici;
totalizzazione e ricongiunzione non onerosa dei contributi;
utilizzazione delle risorse del Fondo lavori usuranti e suo miglioramento;
un meccanismo di indicizzazione per le pensioni medio basse.
Firma anche tu per dare una pensione giusta agli anziani e il lavoro ai giovani!
La petizione è promossa dall'associazione Lavoro&Welfare ed è rivolta: al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al Presidente del Senato, Pietro Grasso, 
alla Presidente della Camera, Laura Boldrini.

FIRMA QUI

giovedì 3 dicembre 2015

Boeri: misure per giovani e over 55 e tagli agli assegni d’oro



Le pensioni secondo Boeri: misure per giovani e over 55 e tagli agli assegni d’oro
Dal piano anti-povertà alle idee sulla previdenza, un rapporto complicato con Renzi e i suoi ministri


Il patto non scritto al momento di assumere l’incarico prevedeva che oltre a ricoprire l’autorevole ruolo di presidente dell’Inps Tito Boeri fornisse anche un contributo di idee e di proposte al governo, a Matteo Renzi. Il problema è che Boeri questo incarico l’ha preso davvero sul serio, al punto da arrivare a volte a mettere anche in imbarazzo palazzo Chigi, e finire al centro di accese polemiche. Come quando ha messo nero su bianco un vero e proprio piano di riforma della nostra previdenza sconfinando in quello che il giuslavorita ed ex sindacalista Giuliano Cazzola ha definito un vero e proprio «abuso di potere».  

Ad ogni “acuto” del professore della Bocconi in tanti si sono domandati per chi stesse lavorando Boeri. In questi mesi, infatti, molti a più riprese hanno sospettato che tanto attivismo, inconsueto se si pensa alla gestione grigia e burocratica di tanti suoi predecessori, servisse solo a fare da testa d’ariete per conto del premier. Vuoi per saggiare la risposta dell’opinione pubblica, vuoi magari per smuovere le acque in Parlamento o stanare il ministro dell’Economia sempre preoccupato per la tenuta dei conti e quindi molto freddo su ogni intervento in tema previdenza. 
Renzi l’anno scorso, dopo aver formalizzato la nomina, si è subito affrettato a chiarire di non aver affidato a Boeri il mandato di riformare le pensioni. «Leadership è mettersi accanto persone più brave di se stesse - aveva spiegato - ma questo non vuol dire che le idee di chi viene a darci mano diventino programma di governo».  

Boeri, una volta prese le redini di un gigante come il nostro Istituto nazionale della previdenza sociale, quasi 30 mila dipendenti sparsi in tutta Italia, 21 milioni di pensioni da pagare ogni mese ed un bilancio che supera i 400 miliardi di euro, ha subito fatto sapere come la pensava. Puntando dritto contro le pensioni d’oro e fustigando i politici (per i loro vitalizi erogati senza regole chiare) e pure i sindacalisti, additati al pari di piloti, ferrovieri e tanti altri regimi particolari, come dei veri privilegiati. 

Il vero “botto” Boeri l’ha però fatto poche settimane fa quando ha rivelato nei dettagli il piano che aveva consegnato al governo e che fino ad allora rimasto nel limbo. Mossa «concordata con palazzo Chigi», si erano affrettate a spiegare le solite «autorevoli fonti», ma che in realtà nascondeva una certa insofferenza per il silenzio che fino a quel momento l’aveva accompagnata.  

Accantonata l’idea di un ricalcolo contribuivo delle pensioni più alte, che tanto aveva già fatto discutere, il presidente dell’Inps ha proposto una serie di interventi, riassunti sotto il titolo-slogan «Non per cassa ma per equità», che vanno da un aggiustamento in base all’età delle pensioni più ricche al ricalcolo dei vitalizi dei politici, dal riordino (ovvero il taglio, sopra una certa soglia di reddito) delle prestazioni assistenziali per gli ultra-65enni alla proposta di aiutare gli ultra55enni più poveri. Il tutto tradotto in una vera e propria proposta di legge che subito ha fatto imbestialire mezzo Parlamento, che in questo modo si è visto esautorato. Proposta bocciata in pieno sia da Renzi che dal ministro Poletti, perché giudicata nel complesso troppo onerosa. «Così si mettono le mani nel portafoglio di milioni di italiani», aveva commentato il ministro del Lavoro, che aveva classificato come «un contributo utile, ma non realizzabile adesso» la proposta di Boeri che ancora una volta l’aveva palesemente scavalcato.  

Boeri, in realtà, qualche punto a suo favore l’ha messo a segno, visto che ad esempio sulla povertà molte sue proposte sono state recepite dalla legge di stabilità. E l’affondo di lunedì sulle pensioni future degli under 40? Disegna un’Italia diseguale, con le nuove generazioni, figlie del precariato e del lavoro sempre più spezzettato, costrette a lavorare all’infinito e con stipendi spesso molto miseri che poi un domani si tradurranno in pensioni altrettanto misere. E’ il tema dell’equità che riemerge, in questo caso tra le generazioni, del conflitto di interessi vecchi/giovani: è per questo che secondo Boeri bisogna intervenire sugli assegni più ricchi, per disporre delle risorse necessarie a garantire un futuro sereno anche ai più giovani. In pratica si tratta di evitare che i padri prosciughino tutto a scapito dei figli. Una sfida quasi impervia da affrontare, ma pare che questa volta l’affondo di Boeri sia stato ben accolto a palazzo Chigi. Vedremo poi se si tradurrà o meno in qualche iniziatica concreta del governo.  

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giovedì 23 aprile 2015

BLOG DI CIPIRI: Expo 2015 : Giovani Rifiutano il Lavoro



LA VERA STORIA DEI GIOVANI CHE RIFIUTANO UN LAVORO DA 1300 EURO PER L’EXPO
Ho mandato il cv a Manpower per far parte dello staff di Expo a Ottobre, ho fatto tutti i test attitudinali a dicembre, ho fatto il colloquio di gruppo e il colloquio individuale a Gennaio, mi hanno dato un riscontro il 10 aprile, chiamandomi al telefono e dicendomi “Congratulazioni è stata presa, domani le mandiamo la graduatoria ufficiale”. La graduatoria ufficiale non è mai stata mandata. Ho mandato mail, ho chiamato e mi è sempre stato risposto che non ne sapevano nulla. Il 16 Aprile mi chiama un incaricato di Manpower per dirmi che la formazione sarebbe cominciata il 21 Aprile e che mi avrebbero mandato (‘naltravolta) la graduatoria. Nulla. Mi ritelefona il 17 Aprile dicendomi che ci saremmo risentiti per la conferma ufficiale nei giorni successivi.


Il 20 Aprile mi mandano una mail con su scritto che avrei dovuto cominciare la formazione il 22 Aprile a Milano. Non una graduatoria ufficiale, nessuna menzione al contratto di lavoro o di stage. Il 21 Aprile mi mandano una mail dicendomi che per essere confermata dovevo superare un questionario. (Scusa ma non ero già stata presa e non incomincio il giorno dopo la formazione?). Ho fatto ripetute domande circa la formazione senza nessuna risposta (La formazione verrà pagata? Dopo la formazione si firmerà un contratto di lavoro?). Tutto questo senza contare che per una posizione di Communication and Social Network il compenso è 500 euro al mese per 6 mesi, dopodichè sei sicuramente a casa, di cui ne avrei dovuti spendere 350 per un abbonamento ai mezzi per arrivare là in quanto Expo non ha nessuna convenzione con i mezzi di trasporto.


Quindi ricapitolando ho rifiutato un lavoro perchè con 150 euro al mese non mangio, perchè non mi sembra serio questo processo di selezione (e in generale la gestione dell’Expo in toto) e perchè ho la fortuna di avere un lavoretto e non posso mollarlo dall’oggi al domani (dato che la conferma semiufficiale scritta mi è arrivata il 20 Aprile e avrei dovuto cominciare il 22 Aprile SENZA un cavolo di contratto). Fine.

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BLOG DI CIPIRI: Expo 2015 : Giovani Rifiutano il Lavoro: L’Expo Milano 2015 è l’evento universale che l’Italia ospiterà per sei mesi dal primo maggio al 31 ottobre. Il tema è «Nutrire il Pian...

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venerdì 4 ottobre 2013

Artigianato: una opportunità per i giovani


Artigianato: una opportunità per i giovani

L’Italia è dotata di una grande risorsa, storicamente sottovalutata: l’artigianato. Facciamo riferimento alla cultura dell’artigianato e dunque ad un qualcosa che va ben oltre gli aspetti economici legati al contributo del comparto al PIL nazionale.

Sin dall’Impero Romano l’artigianato ha rappresentato una forma d’arte. La capacità dell’uomo di dare vita alla materia, attraverso una manualità che si trasmetteva da padre in figlio per secoli. Non va considerata dunque una casualità la diffusione anche in ambito ecclesiastico: nei conventi e nei monasteri i frati creavano manufatti ispirati dalla propria vocazione.

Con l’evolversi della storia passiamo al periodo d’oro di Re Luigi in Francia con alcuni dei monili più significativi della storia, sempre lontani da un concetto materiale e sempre più vicini ad un ideale di arte aulica e raffinata. Nel nostro Paese , tra i più importanti al mondo nel settore per storia, capacità e conoscenza dei nostri artisti , sembra possibile individuare nel dopoguerra ed in particolare nel boom economico l’inizio di una crisi senza precedenti per i maestri artigiani. L’Italia vive il grande sogno della potenza industriale. Si investe senza indugi anche in termine di programmazione nazionale sulla meccanica, sul navale e ferroviario. Si dimentica la piccola grande risorsa frutto della nostra storia.

Eppure all’estero i manufatti fiorentini, i presepi napoletani, l’artigianato figlio di Roma e dei suoi maestri , non hanno mai vissuto default, al punto tale che la moda ha assunto i crismi dell’artigianato più puro e pieno, con modelli unici, assolutamente ispirati a quell’istinto culturale che rappresenta le fondamenta del Made in Italy. No al mass market, no alle produzioni in serie, massima attenzione alla qualità del prodotto e approccio con quest’ultimo di tipo culturale e non meramente commerciale.

In un recente volume “Futuro Artigiano” scritto con grande lungimiranza e sagacia da Stefano Micelli, Docente presso la Ca Foscari ed edito da Marsilio editore, l’autore sottolinea come “il filo rosso che attraversa il Made in Italy di successo è ancora oggi il lavoro artigiano, un tratto della nostra cultura cui spesso non diamo il giusto valore. La riscoperta del lavoro artigiano, non solo in Italia, supera i confini dell’economia. Ci costringe a riflettere su cosa dobbiamo intendere oggi per creatività e meritocrazia e sulle opportunità di crescita che si offrono alle nuove generazioni del nostro Paese“.

La cultura artigiana può sostenere non soltanto (in parte) la ripresa del PIL nazionale, ma offrire ai giovani la possibilità di riprendere confidenza con quella manualità, con la capacità del “fare” ai più oggi sconosciuta. Quale futuro ha un Paese in cui il numero di consulenti è superiore al numero delle imprese, se non quello di instradare le nuove generazioni verso la cultura del fare? Non è forse il web e la manualità e creatività richiesta ai giovani webdesign l’artigianato del futuro?
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lunedì 10 settembre 2012

Seat Pg cerca giovani dinamici e intraprendenti


Lidl, Assunzioni a tempo indeterminato

Assunzioni Lidl, pronti nuovi contratti a tempo indeterminato

Ci siamo ragazzi. Nuove opportunità di lavoro arrivano nuovamente dalla Grande Distribuzione Organizzata e, in particolar modo, dalla catena di supermercati tedesca Lidl.
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- PREVISIONI per il 2020 -

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martedì 1 marzo 2011

Disoccupazione , record tra i giovani Rialza la testa l'inflazione



Disoccupazione all'8,6%,

 

record tra i giovani

 

Rialza la testa l'inflazione: a febbraio +2,4%





Persi da dicembre 83 mila posti, con un incremento del 2,8% su base annua. La percentuale di under 24 senza lavoro ha toccato quota 29,4%: mai così male dal 2004. Allarme anche dall'Ue per l'infiammata dei prezzi di pane e petrolio. Nel 2010 Pil +1,3%, migliora rapporto deficit/Pil a quota 4,6%

ROMA - Più disoccupazione, soprattutto giovanile; un forte balzo in avanti dell'inflazione; una crescita nel 2010 leggermente migliore delle previsioni, ma comunque inferiore alla media europea e destinata a rimanere tale anche il prossimo anno; un miglioramento nel rapporto tra deficit e Pil, fissato ora a quota 4,6%. Sono queste in sintesi le indicazioni che arrivano dalle statistiche diffuse oggi dall'Istat e da Bruxelles.

Pane e benzina alle stelle. A destare la maggiore preoccupazione è in particolare la corsa dei prezzi, trainata al rialzo da carburanti e alimentari, che rischia di essere spinta ancora più avanti dalle turbolenze nel mondo arabo. Secondo i calcoli provvisori dell'Istat l'inflazione a febbraio si è attestata al 2,4%, con una crescita dello 0,3% rispetto a gennaio. Si tratta del dato peggiore dal novembre 2008 quando era stato toccato il 2,7%. Sul dato hanno pesato gli aumenti dei beni alimentari e dei carburanti. In particolare, spiega l'Istat, il prezzo della benzina è aumentato a febbraio dello 0,8% su base mensile, con una crescita annua dell'11,8%. Sale anche il gasolio per riscaldamento (+1,8% su mese e +17,2% sull'anno). In forte crescita anche i prezzi dei beni alimentari: in particolare il pane aumenta dello 0,3% sul mese dell'1,2% sull'anno. Vola anche la frutta fresca, che in un mese è salita dell'1,8% e del 2,4% rispetto al febbraio 2010.

Bruxelles conferma. Le previsioni del nostro centro di statistica si discostano leggermente da quelle dell'Unione Europea secondo cui l'inflazione in Italia è destinata a salire nel 2011 attestandosi al 2,2%, in linea con la media dell'Eurozona e  al di sotto della media Ue-27 salita al 2,5%. Per il nostro Paese - sottolinea Bruxelles - si tratta di un balzo di quattro punti rispetto alle precedenti previsioni, dovuto soprattutto - si spiega - all'ipotesi di un aumento del prezzo del petrolio nei prossimi mesi.

Allarme lavoro. Decisamente allarmanti anche i dati dal mondo del lavoro. Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all'8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. A crescere, segnala l'Istat, è soprattutto il tasso di disoccupazione giovanile (la fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni), che raggiunge il 29,4%.  Si tratta del record da gennaio del 2004, quando sono iniziate le serie storiche mensili. A dicembre 2010 il tasso di disoccupati giovanili si era attestato a 28,9%.

Giovani penalizzati. Stando all'Istat, il numero dei disoccupati è pari a 2 milioni 145 mila, registra una crescita dello 0,1% (+2 mila unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8% (+58 mila unità). Sempre a gennaio gli occupati sono 22 milioni 831 mila unità, in diminuzione dello 0,4% (-83 mila unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l'anno precedente l'occupazione è in calo dello 0,5% (-110 mila unità). La diminuzione registrata nel mese è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile. Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre (il minimo dallo scorso agosto) e di 0,4 punti rispetto a gennaio 2010. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%.

In Europa va meglio. Il dato italiano, seppure restando migliore della media, è in controtendenza rispetto a quello europeo. Lo scorso gennaio il tasso di disoccupazione nei 17 paesi dell'Eurozona ha registrato infatti una lieve flessione rispetto a dicembre 2010, passando dal 10 al 9,9%. Lo ha reso noto oggi Eurostat. Andamento analogo è stato registrato nel complesso dell'Ue, dove la disoccupazione è scesa dal 9,6 al 9,5%. Le stime dell'Istituto europeo di statistica indicano che nei 27 Paesi Ue i senza lavoro, lo scorso gennaio, erano poco più di 23 milioni, di cui 15,7 nei soli paesi dell'Eurozona. Rispetto al mese precedente è stata registrata una flessione di 43.000 unità nell'Ue a 27, e di 72.000 unità nell'Ue a 17, mentre rispetto a un anno prima i disoccupati sono risultati essere 99.000 in più nell'insieme dell'Unione e sostanzialmente gli stessi nell'Eurozona.

Migliora rapporto deficit/Pil. Dall'Istat anche le cifre su crescita e debito. Il Pil italiano nel 2010 è aumentato dell'1,3%, superiore al target del governo (+1,2%). Il rapporto deficit/Pil nello stesso anno è stato pari al 4,6%, quasi un punto in meno rispetto al 5,4% registrato nell'anno precedente. Il miglioramento, secondo l'istituto di statistica, è dovuto a un aumento dello 0,9% delle entrate totali, e a un -0,5% per le uscite. Per quanto riguarda le imposte indirette, si segnala un aumento del 5,1% in gran parte dovuto alla crescita del gettito Iva (hanno influito le norme per il contrasto dei crediti Iva inesistenti utilizzati in compensazione). In calo anche la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al pil), risultata pari al 42,6%, inferiore di cinque decimi di punto rispetto al 43,1% del 2009.

In Italia crescita lenta. Dati per un certo verso incoraggianti che si scontrano però con le previsioni fatte da Bruxelles sulla crescita dell'Unione per il 2011. La Commissione ha corretto al rialzo le stime sia per l'eurozona che per l'Ue, indicando rispettivamente un +1,6% e +1,8%, meglio di quanto pronosticato a  novembre con un +1,5% e un +1,7%. Motivo: le migliori prospettive dell'economia globale e la fiducia delle imprese. Nell'eurozona la ripresa è trainata dalla Germania, mentre l'Italia Bruxelles conferma la stima di autunno: 1,1%, ben al di sotto della media.

Tremonti soddisfatto. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si mostra comunque soddisfatto. "I buoni risultati di oggi - dice - sono la conseguenza dei buoni principi di sempre. Non abbiamo seguito le mode passeggere ma perseguito il bene comune". "Con la bussola giusta, con i piedi per terra un passo dopo l'altro - aggiunge - gli italiani e l'Italia stanno andando nella giusta direzione". Sferzante invece il giudizio dell'opposizione. "Record di disoccupazione giovanile, record di disoccupazione nel Sud, record di cassa integrazione, record di recessione, record di anemia nella ripresa, record di inflazione, record di pressione fiscale. Il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti è, indubbiamente, il governo dei record", commenta Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd.

RECORD NEGATIVO


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