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mercoledì 28 marzo 2018

Come funziona il reddito di cittadinanza


Suscita un certo clamore l’impegno pre elettorale del M5S sul reddito di cittadinanza.
 La cosa ha un suo senso se inserita in un discorso complessivo e ben articolato, che possa prevedere corsi di formazione finalizzati all’assunzione oppure forme di impiego utili verso la collettività. Ciò in parte è presente nella proposta, tuttavia il reddito minimo garantito, perché di questo si tratta, andrebbe ad incidere solo su una determinata fascia di popolazione.
In sostanza il reddito minimo garantito, che in Europa viene distinto dal reddito di cittadinanza, stabilisce una soglia base di stipendio, per chi già lavora ovviamente, oltre la quale non si può scendere. Nella offerta pentastellata sono inseriti anche i non occupati tra i 18 e i 25 anni. Questi devono essere in possesso di una qualifica professionale, di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o superiore o la frequenza ad un corso di formazione. Così bisogna essere iscritti ai centri per l’impiego e dimostrare di spendere almeno 2 ore al giorno per la ricerca di lavoro. Inoltre bisogna dare la disponibilità ad una formazione in progetti di utilità sociale di 8 ore alla settimana. Le offerte di lavoro si potranno rifiutare per un massimo di 3 volte, pena la perdita del diritto. Anche i pensionati sono inseriti nel discorso sulla soglia minima.

L’idea ha già suscitato un certo scalpore nel mondo politico e in ambito informativo. Da un lato c’è un certo anti meridionalismo dozzinale, soprattutto in determinati settori della Lega, per il fatto che al sud una massa di sfaticati attende il contributo per campare. Dall’altro, come non costatare la tendenza all’assistenzialismo nel meridione.
Qui c’è una questione reale legata al problema disoccupazione. Pensiamo a quella giovanile, con stratosferiche percentuali nelle provincie di Napoli e Caserta. Se questa cosa sia legata all’impoverimento del tessuto produttivo, ma anche alla povertà intellettuale e spirituale dei molti, è un dato sul quale riflettere. A maggior ragione l’unica soluzione, a questo problema, è l’aumento di produttività e l’inserimento al lavoro, anche oltre i 25 anni. 
Non l’aumento delle soglie di reddito minimo.
Il M5S ha preso moltissimi voti al sud, ma non principalmente per questo. Esso è, agli occhi dei cittadini, un movimento anti sistema, e come tale l’hanno votato. Non si poteva veramente pretendere che in Campania si votasse in massa per la Lega, dopo anni di offese gratuite e inutili verso i meridionali. Certo si attacca lo stereotipo, ma non tutti capiscono ciò.

Il problema di fondo è che la proposta chissà se andrà in porto e quando, e come abbiamo visto sarebbe comunque insoddisfacente per il vero problema locale. A tutti gli effetti il M5S ha effettuato una promessa elettorale, sulla scorta di quelle fantasmagoriche degli altri partiti in competizione.
Tuttavia c’è il fattore demagogia che sembra sfiorare poco i grillini, e per la loro visione politica limitata. Fomentare il dèmos, non è mai stata cosa buona. Un po’ di lezioni di storia ai cari Di Maio, Di Battista, Fico e compagnia varia non guasterebbero. O forse sono essi stessi l’espressione rinnovata del giacobinismo, senza però avere i pregi di quello originario.
Il discorso è che anche il movimento populista deve procedere con un certo ordine e con principi dominanti ai quali fare fede. Questi principi risiedono inevitabilmente nella testa, nell’intelletto razionale della dirigenza politica, non nel sollecitamento della pancia del popolo. Chissà cosa accadrà quando i molti illusi da questo provvedimento, si accorgeranno che esso è carta straccia o inefficace. Ci ritroveremo masse di senza lavoro, che già spesso manifestano per le strade, ulteriormente sobillate e da un partito politico “nazionale” ad ambizione governativa!

Oppure dovremmo ipotizzare che questo movimento, ampiamente cooptato dai poteri finanziari internazionali, sia nato per tenere bloccato un certo potenziale anti establishment? Il M5S già corrisponde, in uno schema politico svecchiato, ad una nuova sinistra “globalista” che si oppone ad una nuova destra “nazionalista” che è la Lega. Non a caso Eugenio Scalfari ha promosso il partito di Grillo a “nuova sinistra”. 


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martedì 20 febbraio 2018

Risposte dei Partiti prima delle Elezioni






INTRODUZIONE 

Alle Nostre Domande




PRESENTAZIONE delle Nostre Domande





CAREGIVER FAMILIARE






COMITATO Lavoro Risponde






LIBERI E UGUALI Risponde






PARTITO DEMOCRATICO Risponde






POTERE al POPOLO Risponde







SINISTRA RIVOLUZIONARIA Risponde







SINISTRA per la LOMBARDIA Risponde








 M5S LOMBARDIA Risponde









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Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
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 .

martedì 12 dicembre 2017

REI : Reddito di Inclusione 2018



Reddito di inclusione requisiti 2018 
Rei cos'è e come funziona? 
A chi spetta, importo e limiti reddito Isee ISR come fare a richiederlo e modulo domanda



Reddito di inclusione 2018, è il nuovo sussidio universale nazionale contro la povertà delle famiglie che risiedono in Italia e che presto entrerà in vigore al posto del SIA, sostegno inclusione attiva.
Il REI, approvato dal Senato con il Ddl povertà 2017, ossia, il disegno di legge recanti norme per il contrasto alla povertà e per il riordino dei servizi sociali in  realtà ciò che è stato approvata è la delega sul reddito di inclusione attiva di 485 euro al mese per le famiglie che conferisce al Governo, una delega per l’adozione, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge (quindi entro settembre 2017, di uno o più decreti legislativi).
Il nuovo reddito di inclusione non sarà però un regalo o un contributo economico una tantum, ma un aiuto al reddito vincolato e condizionato ad un accordo tra il cittadino ed gli enti locali, basato sull’impegno a seguire un percorso mirato e personalizzato che parta dal mandare i figli a scuola fino ad arrivare ad accettare  lavori o seguire corsi per un’eventuale formazione professionale.
In data 14 aprile 2017, firmato dal Premier Paolo Gentiloni e l'Alleanza contro la povertà, lo storico Memorandum reddito di inclusione sociale.
In data 29 agosto 2017, Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione (Rei) dal 1° gennaio 2018 si potrà presentare la domanda.
Vediamo quindi cos’è e come funziona il REI, Reddito di inclusione 2018 requisiti per ottenerlo e quant’è l’importo del bonus che spetta alle famiglie povere che varia in funzione del n° dei componenti del nucleo familiare e che può arrivare fino a 485 euro al mese.

Reddito di inclusione: cos’è?
Che cos'è il Reddito di inclusione 2018? Il reddito di inclusione, REI è il nuovo sussidio universale conto la povertà delle famiglie, a cui il Governo sta lavorando affinché la nuova misura venga introdotta ed applicata entro i prossimi mesi, con il Ddl povertà 2017, appena approvato al Senato ed ora in via definitiva dal Consiglio dei Ministri.
Il nuovo piano nazionale contro la povertà si caratterizza, quindi è una misura universale, un reddito di inclusione che non sarà però riservato solo ad alcune categorie di persone 
ma a tutti i cittadini poveri.
Inoltre, il reddito inclusione o assegno di povertà, non è una tantum ma un intervento strutturale, ossia, presente e richiedile per sempre in Italia, o almeno fino a quando ci saranno abbastanza risorse economiche per mantenerlo.
Con la nuova legge delega, il Governo, ha dovuto quindi:
introdurre la nuova misura nazionale di contrasto della povertà, per garantire a tutti i cittadini un tenore di vita dignitoso e favorire l'inclusione sociale attraverso il cd. RIA, reddito di inclusione sociale per quanti, in possesso dei requisiti di reddito ISEE ed altri, presenteranno la domanda per ottenere un bonus da 500 euro al mese.
Riordinare e razionalizzare le prestazioni di natura assistenziale contro la povertà, fatta eccezione delle prestazioni rivolte ai cittadini non più in età da lavoro, famiglie con fgli o con disabili ed invalidi;
Rafforzare l coordinamento dei servizi sociali.

Reddito di inclusione 2018: regole
In data 14 aprile 2017, il premier Paolo Gentiloni, ha firmato insieme all’Alleanza contro le povertà un memorandum reddito inclusione sociale, Reis contente le linee guida e:
Requisiti per determinare l’accesso al nuovo assegno universale per le famiglie povere;
I criteri per fissare l’importo spettante con il REIS;
I meccanismi per ridurre al minimo le possibilità che il contributi del reddito di inclusione sociale si trasformi in un disincentivo economico alla ricerca di una nuova occupazione;
L'attivazione di finanziamenti strutturali per i servizi alla persona e dei servizi;
L'individuazione di una struttura nazionale permanente che aiuti le amministrazioni territoriali competenti, la definizione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa. 
E poi ancora:
Raggiunta anche una nuova intesa tra Stato ed Alleanza, per quanto riguarda il reddito Isee, infatti, al fine di non renderlo l’unico requisito per accedere al Reddito Inclusione sociale (Reis), la nuova misura terrà conto anche del reddito disponibile, in modo tale da consentire l’accesso anche da parte di quelle persone che pur possedendo la casa di abitazione versa comunque in uno stato di povertà. La soglia ISEE per accedere al Reis, quindi passa dagli attuali 3.000 euro previsti dal SIA, 
a 6.000 euro di reddito ISEE.
Riguardo l’importo del reddito di inclusione sociale, sarà calcolato sulla differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR, ossia, la componente reddituale dell'Isee che tiene conto della scala di equivalenza. In base a ciò, il contributo economico REIS, dovrà coprire il 70% della differenza così calcolata che comunque non potrà essere inferiore all’importo dell’assegno sociale che per il 2017 è pari a 448,07. Dal suddetto importo, vanno inoltre sottratte le somme percepite dalle altre misure assistenziali percepite dal nucleo familiare,
 ad eccezione dell’assegno di accompagnamento. 
Al fine di evitare che reddito di inclusione si trasformi in un disincentivo alla ricerca di un'occupazione stabile, il Ministero del Lavoro, è a lavoro per mettere in atto meccanismi per i quali il Reis, possa essere erogato anche nel caso in cui vi sia un aumento del reddito al di sopra della soglia di accesso al beneficio. 
Riguardo invece ai servizi per l'inclusione, il memorandum, prevede che Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali s'impegni ad introdurre nel Fondo alla lotta alla povertà dei finanziamenti strutturali per i servizi relativi al Reis in forma di quota vincolata da destinare ai territori, per garantire adeguate risorse umane ed economiche. 
Entro la fine dell'anno, il Ministero del Lavoro, 
illustrerà il piano di monitoraggio per verificare l'applicazione del Reis in Italia.

Reddito di inclusione 2018: come funziona il REI?
Come funziona il Reddito di inclusione? Il REI è un contributo economico che spetta ai cittadini che vivono in povertà. Tale sussidio universale, è un nuovo strumento cugino al SIA, Sostegno di inclusione attiva, avviato dal Governo l settembre scorso in via sperimentale.
Ora la sperimentazione è terminata, ed entro pochi mesi, 
il RIA prenderà il posto dell'attuale Carta SIA.
I cittadini pertanto che vivono in una situazione disagiata dal punto di vista lavorativo, economico e abitativo potranno contare ora, sul nuovo sussidio contro la povertà ma questo sostegno non sarà riconosciuto senza chiedere nulla in cambio. Il cittadino, infatti, percettore dell’assegno di povertà sarà obbligato a sottoscrivere un accordo personalizzato ed hoc con il Comune 
basato su impegni ben precisi, quali ad esempio:
Mandare i figli a scuola e mantenere una performance scolastica adeguata;
Tutelare la salute dei ragazzi e dei bambini;
Impegnarsi nella ricerca attiva di un’occupazione, per velocizzare così il reinserimento delle persone disoccupate ed inoccupate all’interno della famiglia;
Il progetto REI, pertanto vedrà da una parte i Comuni che avranno il compito di erogare il sussidio universale in associazione ad un accordo personalizzato con il cittadino, l’INPS che sarà l’ente pubblico che si occuperà di attuare il piano e mettere a disposizione l propri servizi telematici per ricevere e trasmettere ai vari organi, la domanda reddito inclusione attiva da parte dei cittadini ed infine il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che avrà il compito di vigilare e verificare l’efficacia del nuovo sussidio universale contro la povertà 
con l’effettiva integrazione sociale della famiglia.

Reddito di inclusione importo: quanto spetta di bonus e come si calcola?
Come spiegato dal ministro Poletti, subito dopo l'approvazione del Ddl povertà ala Senato, "A breve grazie alla maggiore disponibilità di risorse (1,6 miliardi per il 2017) sarà emanato un decreto che amplierà la platea di beneficiari raggiungendo oltre 400 mila nuclei familiari, per un totale di 1 milione e 770 mila persone".
Il bonus da 400 euro al mese previsto dall'attuale SIA, 
sarà elevati a circa 480 euro estendendo i requisiti di accesso.
Come si calcola l'importo che spetta con il reddito inclusione sociale? Il calcolo degli importi mensili spettanti alla famiglia beneficiaria del Reis, si effettua sulla base della differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR, ossia, la componente reddituale dell'Isee che tiene conto della scala di equivalenza. In base a ciò, il contributo economico REIS, dovrà coprire il 70% della differenza così calcolata che comunque non potrà essere inferiore all’importo dell’assegno sociale che per il 2017 è pari a 448,07. Dal suddetto importo, vanno inoltre sottratte le somme percepite dalle altre misure assistenziali percepite dal nucleo familiare, 
ad eccezione dell’assegno di accompagnamento. 
Per sapere esattamente quanto spetta con il REI, occorre attendere il il decreto attuativo che fisserà gli importi del reddito di inclusione.
L'importo reddito di inclusione andrà da 190 euro fino a 485 euro in caso di famiglie numerose per una durata massima di 18 mesi.
Per conoscere le modalità di calcolo reddito di inclusione, 
ti rimandiamo al nostro articolo di approfondimento.

A chi spetta il Reddito di inclusione 2018? Requisiti domanda carta REI:
Dal momento che il nuovo sussidio universale per i poveri, non è ancora giunto ad essere un intervento ufficiale finito, per adesso possiamo solo prevedere quali potrebbero essere, gli eventuali requisiti e condizioni per presentare la domanda ed avere diritto all'assegno di povertà 2018 ed ottenere quindi la carta REI 2018, 
una sorta di reddito di cittadinanza per le famiglie che vivono in povertà.
Tra i requisiti reddito di inclusione e i criteri preferenziali per ottenere il bonus, si deve attendere l'emanazione del decreto.
I requisiti reddito di inclusione:
presenza di figli minori,
nuclei familiari monogenitoriali per esempio madre single,
presenza di disabili in famiglia,
presenza di disoccupati
Basso ISEE. Con il passaggio dal SIA al REI la soglia di reddito ISEE è aumentata a 6.000 euro.



 In pratica, reddito di inclusione requisiti 2018:
Reddito di inclusione requisiti 2018  
Requisiti ISEE e ISR

Soglia Isee fino a 6.000 euro: se poi nell'arco dell'anno, dovesse cambiare la situazione lavorativa o reddituale della famiglia, si dovrà presentare un Isee corrente e un Isr più semplice. Al fine poi di evitare che la carta REI reddito di inclusione, si trasformi che in un disincentivo alla ricerca del lavoro, la legge ha previsto la possibilità che il beneficio possa continuare ad essere erogato, almeno in parte e solo per alcuni altri mesi, anche in caso di nuovo lavoro o di un aumento di reddito.
soglia ISR fino a 3.000 euro, per la parte patrimoniale. L'IRS, è l'indicatore della Situazione Reddituale, calcolato sulla base della somma dei tutti i redditi meno le detrazioni, le franchigie e i redditi esenti. L'IRS, in pratica calcola l'effettiva disponibilità economica delle famiglie, 
sottraendo eventuali affitti pagati.


Requisiti patrimonio immobiliare
la soglia è sotto 20mila euro al netto dell'abitazione principale, 
ciò significa che possono accedere al beneficio anche i proprietari di prima casa 
che vivono in condizioni di povertà.

Requisiti patrimonio mobiliare fino a 10.000 euro 

A chi non spetta la carta REI?
Il reddito di inclusione non spetta quando un qualsiasi componente del nucleo familiare, fruisce:
della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.
Se nei due anni precedenti la domanda hanno acquistato un'auto, moto o barche.
In attesa del decreto di attuazione del REI e dell'approvazione del modulo domanda reddito di inclusione, ricordiamo che è richiedibile la nuova social card.

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lunedì 4 dicembre 2017

REI : Reddito di Inclusione 2018



Reddito di inclusione requisiti 2018 
Rei cos'è e come funziona? 
A chi spetta, importo e limiti reddito Isee ISR come fare a richiederlo e modulo domanda



Reddito di inclusione 2018, è il nuovo sussidio universale nazionale contro la povertà delle famiglie che risiedono in Italia e che presto entrerà in vigore al posto del SIA, sostegno inclusione attiva.
Il REI, approvato dal Senato con il Ddl povertà 2017, ossia, il disegno di legge recanti norme per il contrasto alla povertà e per il riordino dei servizi sociali in  realtà ciò che è stato approvata è la delega sul reddito di inclusione attiva di 485 euro al mese per le famiglie che conferisce al Governo, una delega per l’adozione, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge (quindi entro settembre 2017, di uno o più decreti legislativi).
Il nuovo reddito di inclusione non sarà però un regalo o un contributo economico una tantum, ma un aiuto al reddito vincolato e condizionato ad un accordo tra il cittadino ed gli enti locali, basato sull’impegno a seguire un percorso mirato e personalizzato che parta dal mandare i figli a scuola fino ad arrivare ad accettare  lavori o seguire corsi per un’eventuale formazione professionale.
In data 14 aprile 2017, firmato dal Premier Paolo Gentiloni e l'Alleanza contro la povertà, lo storico Memorandum reddito di inclusione sociale.
In data 29 agosto 2017, Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione (Rei) dal 1° gennaio 2018 si potrà presentare la domanda.
Vediamo quindi cos’è e come funziona il REI, Reddito di inclusione 2018 requisiti per ottenerlo e quant’è l’importo del bonus che spetta alle famiglie povere che varia in funzione del n° dei componenti del nucleo familiare e che può arrivare fino a 485 euro al mese.

Reddito di inclusione: cos’è?
Che cos'è il Reddito di inclusione 2018? Il reddito di inclusione, REI è il nuovo sussidio universale conto la povertà delle famiglie, a cui il Governo sta lavorando affinché la nuova misura venga introdotta ed applicata entro i prossimi mesi, con il Ddl povertà 2017, appena approvato al Senato ed ora in via definitiva dal Consiglio dei Ministri.
Il nuovo piano nazionale contro la povertà si caratterizza, quindi è una misura universale, un reddito di inclusione che non sarà però riservato solo ad alcune categorie di persone 
ma a tutti i cittadini poveri.
Inoltre, il reddito inclusione o assegno di povertà, non è una tantum ma un intervento strutturale, ossia, presente e richiedile per sempre in Italia, o almeno fino a quando ci saranno abbastanza risorse economiche per mantenerlo.
Con la nuova legge delega, il Governo, ha dovuto quindi:
introdurre la nuova misura nazionale di contrasto della povertà, per garantire a tutti i cittadini un tenore di vita dignitoso e favorire l'inclusione sociale attraverso il cd. RIA, reddito di inclusione sociale per quanti, in possesso dei requisiti di reddito ISEE ed altri, presenteranno la domanda per ottenere un bonus da 500 euro al mese.
Riordinare e razionalizzare le prestazioni di natura assistenziale contro la povertà, fatta eccezione delle prestazioni rivolte ai cittadini non più in età da lavoro, famiglie con fgli o con disabili ed invalidi;
Rafforzare l coordinamento dei servizi sociali.

Reddito di inclusione 2018: regole
In data 14 aprile 2017, il premier Paolo Gentiloni, ha firmato insieme all’Alleanza contro le povertà un memorandum reddito inclusione sociale, Reis contente le linee guida e:
Requisiti per determinare l’accesso al nuovo assegno universale per le famiglie povere;
I criteri per fissare l’importo spettante con il REIS;
I meccanismi per ridurre al minimo le possibilità che il contributi del reddito di inclusione sociale si trasformi in un disincentivo economico alla ricerca di una nuova occupazione;
L'attivazione di finanziamenti strutturali per i servizi alla persona e dei servizi;
L'individuazione di una struttura nazionale permanente che aiuti le amministrazioni territoriali competenti, la definizione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa. 
E poi ancora:
Raggiunta anche una nuova intesa tra Stato ed Alleanza, per quanto riguarda il reddito Isee, infatti, al fine di non renderlo l’unico requisito per accedere al Reddito Inclusione sociale (Reis), la nuova misura terrà conto anche del reddito disponibile, in modo tale da consentire l’accesso anche da parte di quelle persone che pur possedendo la casa di abitazione versa comunque in uno stato di povertà. La soglia ISEE per accedere al Reis, quindi passa dagli attuali 3.000 euro previsti dal SIA, 
a 6.000 euro di reddito ISEE.
Riguardo l’importo del reddito di inclusione sociale, sarà calcolato sulla differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR, ossia, la componente reddituale dell'Isee che tiene conto della scala di equivalenza. In base a ciò, il contributo economico REIS, dovrà coprire il 70% della differenza così calcolata che comunque non potrà essere inferiore all’importo dell’assegno sociale che per il 2017 è pari a 448,07. Dal suddetto importo, vanno inoltre sottratte le somme percepite dalle altre misure assistenziali percepite dal nucleo familiare,
 ad eccezione dell’assegno di accompagnamento. 
Al fine di evitare che reddito di inclusione si trasformi in un disincentivo alla ricerca di un'occupazione stabile, il Ministero del Lavoro, è a lavoro per mettere in atto meccanismi per i quali il Reis, possa essere erogato anche nel caso in cui vi sia un aumento del reddito al di sopra della soglia di accesso al beneficio. 
Riguardo invece ai servizi per l'inclusione, il memorandum, prevede che Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali s'impegni ad introdurre nel Fondo alla lotta alla povertà dei finanziamenti strutturali per i servizi relativi al Reis in forma di quota vincolata da destinare ai territori, per garantire adeguate risorse umane ed economiche. 
Entro la fine dell'anno, il Ministero del Lavoro, 
illustrerà il piano di monitoraggio per verificare l'applicazione del Reis in Italia.

Reddito di inclusione 2018: come funziona il REI?
Come funziona il Reddito di inclusione? Il REI è un contributo economico che spetta ai cittadini che vivono in povertà. Tale sussidio universale, è un nuovo strumento cugino al SIA, Sostegno di inclusione attiva, avviato dal Governo l settembre scorso in via sperimentale.
Ora la sperimentazione è terminata, ed entro pochi mesi, 
il RIA prenderà il posto dell'attuale Carta SIA.
I cittadini pertanto che vivono in una situazione disagiata dal punto di vista lavorativo, economico e abitativo potranno contare ora, sul nuovo sussidio contro la povertà ma questo sostegno non sarà riconosciuto senza chiedere nulla in cambio. Il cittadino, infatti, percettore dell’assegno di povertà sarà obbligato a sottoscrivere un accordo personalizzato ed hoc con il Comune 
basato su impegni ben precisi, quali ad esempio:
Mandare i figli a scuola e mantenere una performance scolastica adeguata;
Tutelare la salute dei ragazzi e dei bambini;
Impegnarsi nella ricerca attiva di un’occupazione, per velocizzare così il reinserimento delle persone disoccupate ed inoccupate all’interno della famiglia;
Il progetto REI, pertanto vedrà da una parte i Comuni che avranno il compito di erogare il sussidio universale in associazione ad un accordo personalizzato con il cittadino, l’INPS che sarà l’ente pubblico che si occuperà di attuare il piano e mettere a disposizione l propri servizi telematici per ricevere e trasmettere ai vari organi, la domanda reddito inclusione attiva da parte dei cittadini ed infine il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che avrà il compito di vigilare e verificare l’efficacia del nuovo sussidio universale contro la povertà 
con l’effettiva integrazione sociale della famiglia.

Reddito di inclusione importo: quanto spetta di bonus e come si calcola?
Come spiegato dal ministro Poletti, subito dopo l'approvazione del Ddl povertà ala Senato, "A breve grazie alla maggiore disponibilità di risorse (1,6 miliardi per il 2017) sarà emanato un decreto che amplierà la platea di beneficiari raggiungendo oltre 400 mila nuclei familiari, per un totale di 1 milione e 770 mila persone".
Il bonus da 400 euro al mese previsto dall'attuale SIA, 
sarà elevati a circa 480 euro estendendo i requisiti di accesso.
Come si calcola l'importo che spetta con il reddito inclusione sociale? Il calcolo degli importi mensili spettanti alla famiglia beneficiaria del Reis, si effettua sulla base della differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR, ossia, la componente reddituale dell'Isee che tiene conto della scala di equivalenza. In base a ciò, il contributo economico REIS, dovrà coprire il 70% della differenza così calcolata che comunque non potrà essere inferiore all’importo dell’assegno sociale che per il 2017 è pari a 448,07. Dal suddetto importo, vanno inoltre sottratte le somme percepite dalle altre misure assistenziali percepite dal nucleo familiare, 
ad eccezione dell’assegno di accompagnamento. 
Per sapere esattamente quanto spetta con il REI, occorre attendere il il decreto attuativo che fisserà gli importi del reddito di inclusione.
L'importo reddito di inclusione andrà da 190 euro fino a 485 euro in caso di famiglie numerose per una durata massima di 18 mesi.
Per conoscere le modalità di calcolo reddito di inclusione, 
ti rimandiamo al nostro articolo di approfondimento.

A chi spetta il Reddito di inclusione 2018? Requisiti domanda carta REI:
Dal momento che il nuovo sussidio universale per i poveri, non è ancora giunto ad essere un intervento ufficiale finito, per adesso possiamo solo prevedere quali potrebbero essere, gli eventuali requisiti e condizioni per presentare la domanda ed avere diritto all'assegno di povertà 2018 ed ottenere quindi la carta REI 2018, 
una sorta di reddito di cittadinanza per le famiglie che vivono in povertà.
Tra i requisiti reddito di inclusione e i criteri preferenziali per ottenere il bonus, si deve attendere l'emanazione del decreto.
I requisiti reddito di inclusione:
presenza di figli minori,
nuclei familiari monogenitoriali per esempio madre single,
presenza di disabili in famiglia,
presenza di disoccupati
Basso ISEE. Con il passaggio dal SIA al REI la soglia di reddito ISEE è aumentata a 6.000 euro.



 In pratica, reddito di inclusione requisiti 2018:
Reddito di inclusione requisiti 2018  
Requisiti ISEE e ISR

Soglia Isee fino a 6.000 euro: se poi nell'arco dell'anno, dovesse cambiare la situazione lavorativa o reddituale della famiglia, si dovrà presentare un Isee corrente e un Isr più semplice. Al fine poi di evitare che la carta REI reddito di inclusione, si trasformi che in un disincentivo alla ricerca del lavoro, la legge ha previsto la possibilità che il beneficio possa continuare ad essere erogato, almeno in parte e solo per alcuni altri mesi, anche in caso di nuovo lavoro o di un aumento di reddito.
soglia ISR fino a 3.000 euro, per la parte patrimoniale. L'IRS, è l'indicatore della Situazione Reddituale, calcolato sulla base della somma dei tutti i redditi meno le detrazioni, le franchigie e i redditi esenti. L'IRS, in pratica calcola l'effettiva disponibilità economica delle famiglie, 
sottraendo eventuali affitti pagati.


Requisiti patrimonio immobiliare
la soglia è sotto 20mila euro al netto dell'abitazione principale, 
ciò significa che possono accedere al beneficio anche i proprietari di prima casa 
che vivono in condizioni di povertà.

Requisiti patrimonio mobiliare fino a 10.000 euro 

A chi non spetta la carta REI?
Il reddito di inclusione non spetta quando un qualsiasi componente del nucleo familiare, fruisce:
della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.
Se nei due anni precedenti la domanda hanno acquistato un'auto, moto o barche.
In attesa del decreto di attuazione del REI e dell'approvazione del modulo domanda reddito di inclusione, ricordiamo che è richiedibile la nuova social card.

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MDD : Riunione Periodica il 06-12-2017


E' convocata la riunione periodica di MDD
il giorno MERCOLEDI 6 DICEMBRE 2017 alle ore 15.00
presso la Camera del lavoro - Corso Porta Vittoria 43 Milano - Sala Fiom 2 piano.

Ordine del giorno:
1) Relazione partecipazione MDD a ultimi eventi pubblici e mobilitazioni varie
2) Valutazione Statuto per Associazione

INVITO RIVOLTO a tutti : 
Disoccupati, Cassintegrati,41 per Tutti, Opzione Donna,
 Esodati, Precoci, Giovani, Precari. 
TENIAMOCI in CONTATTO 
Divulgate il Gruppo ai Vostri Amici.
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mercoledì 24 maggio 2017

Italia : Paese di Pensionati



Italia Paese con sette giovani su dieci ancora a casa con i genitori e con la classi sociali che 
'esplodono'. E' l'impietoso ritratto del Belpaese fatto dall'Istat nel Rapporto annuale.

L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali classificazioni. 
I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle 'famiglie di impiegati', 
appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle 'famiglie degli operai in pensione', fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle 'famiglie a basso reddito con stranieri' (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le 'famiglie a basso reddito di soli italiani' (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose 'famiglie tradizionali della provincia' e il gruppo che riunisce 'anziane sole e giovani disoccupati'. A reddito medio sono invece considerate oltre alle famiglie di operai in pensione, quelle di 'giovani blu collar' (2,9 milioni, pari a 6,2 milioni di persone). Nell'area dei benestanti, l'Istat inserisce oltre alle 'famiglie di impiegati', quelle etichettate 'pensioni d'argento' (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). Il primo posto sul podio dei più ricchi spetta alla 'classe dirigente' 
(1,8 milioni di famiglie, pari a 4,6 milioni di persone).

Addio agli operai - La classe operaia e il ceto medio "sono sempre state le più radicate nella struttura 
produttiva del nostro Paese" ma "oggi la prima - osserva l'Istat - ha abbandonato il ruolo di spinta 
all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale". Si assiste quindi a una "perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione ed alla frammentazione dei percorsi lavorativi". Per l'Istituto ci sono interi segmenti di popolazione che "non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta - sottolinea l'Istituto - anche al progressivo invecchiamento della popolazione". Ecco che nella nuova geografia dell'Istat "la classe operaia", che "ha perso il suo connotato univoco", si ritrova "per quasi la metà dei casi nel gruppo dei 'giovani blue-collar'", composto da molte coppie senza figli, e "per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri". Anche la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali, in particolare "tra le famiglie di impiegati, di operai 
in pensione e le famiglie tradizionali della provincia". Secondo l'Istituto "la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, 
ricadendo per l'83,5% nelle 'famiglie di impiegati'".

L'Istat fa notare come nel gruppo leader dal punto di vista numerico, quello degli impiegati, il 
capofamiglia, la persona di riferimento, sia donna in quattro casi su dieci. La nuova mappa nasce 
dall'esigenza di tenere conto anche della popolazione non occupata, a differenza delle classiche 
tassonomie che prendono in considerazione solo i lavoratori, e soprattutto dalla necessità di ricalibrare le stratificazioni socio-economiche, viste le frammentazioni in atto. Oggi infatti, fa notare l'Istituto, la "classe operaia ha perso il suo connotato univoco" e
 "la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali.

Più disuguaglianze, classi sociali 'esplodono' - "La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". E' questa l'analisi contenuta nel Rapporto dell'Istat. Per l'Istat "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le 
diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le 
diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse".

Giovani tanguy - Quasi sette giovani under35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine. L'Istituto spiega che nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui.

Crescono le famiglie senza lavoro - In Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. Si tratta del 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%) Si tratta di tutti nuclei 'jobless' dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali. Nel 2008 queste famiglie erano 3 milioni 172 mila, il 13,2% del totale.

Non è un Paese per giovani - L'Italia è un Paese sempre più vecchio: al 1 gennaio 2017 la quota di 
individui di 65 anni e più ha raggiunto il 22%, collocando il nostro Paese al livello più alto nell'Unione Europea e "tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo". Con questo dato l'Italia supera anche la Germania che per anni si è collocata ai vertici della classifica europea per quota di over-65 sulla popolazione complessiva. Sono in 13,5 milioni gli italiani che hanno più di 65 anni; gli ultraottantenni sono 4,1 milioni.

Quanto pesa il carrello della spesa - La spesa per consumi delle famiglie ricche, della 'classe dirigente', è più che doppia rispetto a quella dei nuclei all'ultimo gradino della piramide disegnata dall'Istat, ovvero 'le famiglie a basso reddito con stranieri'. 
L'Istituto per le prime rileva esborsi mensili pari a 3.810 euro, 
contro i 1.697 delle fascia più svantaggiata economicamente. Una capacità di spesa ridotta significa 
anche meno opportunità. "Malgrado una maggiore partecipazione al sistema di istruzione delle nuove generazioni dei gruppi svantaggiati rispetto a quelle più anziane, le differenze sono ancora significative", fa notare l'Istat. Ecco che "i giovani con professioni qualificate sono il 7,4% nelle famiglie a basso reddito con stranieri e il 63,1% nella classe dirigente". Le fratture che caratterizzano il Paese vengono confermate: "persiste il dualismo territoriale: nel Mezzogiorno sono più presenti gruppi sociali con profili meno agiati". D'altra parte, spiega il Rapporto, "la capacità redistributiva dell'intervento pubblico è in Italia tra le più basse in Europa".

Gli stranieri - Sono 5 milioni gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017, e prevalentemente vivono al Centro-nord. La collettività rumena è di gran lunga la più numerosa (quasi il 23% degli stranieri in Italia); seguono i cittadini albanesi (9,3%) e quelli marocchini (8,7%). Nel 2016 l'incremento degli stranieri residenti è stato però molto modesto, 2.500 in più rispetto all'anno precedente: ciò - spiega l'istituto di statistica - si deve soprattutto all'aumento delle acquisizioni di cittadinanza (178mila nel 2015). Di queste, quasi il 20% ha riguardato albanesi e oltre il 18% marocchini. I permessi per asilo e motivi umanitari attualmente rappresentano quasi il 10% dei permessi con scadenza (esclusi quindi quelli di lungo periodo), il doppio rispetto al 2013.

Lavori di casa - Le casalinghe "con il loro lavoro producono beni e servizi per 49 ore a settimana". 
Guardando agli occupati, ovvero a quanti svolgono sia il lavoro retribuito che familiare, le donne 
superano le 57 ore mentre gli uomini le 51. 
Tra casa e lavoro è quindi evidente il carico in più per le donne.


 L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali classificazioni. I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle 'famiglie di impiegati', appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle 'famiglie degli operai in pensione', fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle 'famiglie a basso reddito con stranieri' (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le 'famiglie a basso reddito di soli italiani' (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose 'famiglie tradizionali della provincia' e il gruppo che riunisce 'anziane sole e giovani disoccupati'. A reddito medio sono invece considerate oltre alle famiglie di operai in pensione, quelle di 'giovani blu collar' (2,9 milioni, pari a 6,2 milioni di persone). Nell'area dei benestanti, l'Istat inserisce oltre alle 'famiglie di impiegati', quelle etichettate 'pensioni d'argento' (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). Il primo posto sul podio dei più ricchi spetta alla 'classe dirigente' (1,8 milioni di famiglie, pari a 4,6 milioni di persone). L'Istat fa notare come nel gruppo leader dal punto di vista numerico, quello degli impiegati, il capofamiglia, 
la persona di riferimento, sia donna in quattro casi su dieci. 

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lunedì 22 maggio 2017

Reddito Minimo Garantito, quanto costa NON averlo?


Reddito minimo:
 il problema non è quanto costa, 
ma quanto costa non averlo!


  
Il reddito minimo garantito (Rmg) è una misura presente in molti Stati europei, volta a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti, così come l’Europa chiede fin dal 1992. Tanto per capirci anche il Portogallo e la Spagna hanno seguito la direttiva, mentre inadempiente è rimasta solo l’Italia .

La Grecia ha Previsto questa Riforma

http://cipiri00.blogspot.it/2017/01/reddito-minimo-in-grecia.html

Spesso il dibattito si focalizza sul “quanto ci costa?”. Il reddito minimo garantito costa più o meno quanto gli 80 euro. Pochi hanno cercato di capovolgere la domanda:
 “quanto ci è costato e ci costa non averlo?”.

La risposta la possiamo trovare nei dati sulla povertà e disoccupazione delle famiglie italiane, nelle statistiche che delineano un welfare incapace di ridurre il rischio di povertà attraverso i trasferimenti assistenziali, nelle politiche di contrasto alla povertà indirizzate solo a determinate categorie di soggetti, che spesso non versano in condizioni di povertà.

A causa di ciò c’è una fascia di ceto medio che scivola pericolosamente verso la soglia della povertà, mentre c’è un pezzo di paese che continua a cavarsela piuttosto bene. Tristemente ci sono sempre più giovani tra chi si impoverisce e sempre più anziani tra chi se la cava. Tradotto in cifre: la disoccupazione è al 12%, quella giovanile lambisce il 35% e sono 8 milioni gli italiani poveri e 4,5 milioni quelli in povertà assoluta.

Il reddito minimo garantito è fattibile, ma soprattutto urgente per tutto ciò a cui stiamo assistendo oggi: crisi dell’economia reale, impoverimento del lavoro, fragilità economico-sociale delle famiglie, lacune spaventose del sistema di welfare, disuguaglianze crescenti e redistribuzione inadeguata, fino alla crisi di consenso della politica e della democrazia. 
Ecco perché non possiamo più farne a meno.

Il reddito minimo renderebbe gli individui meno dipendenti e più liberi: più liberi anche dai 
condizionamenti prodotti dalle nostre élite autoreferenziali a caccia di clientele e collusioni.

Per Ora c'è Questo
http://cipiri5.blogspot.it/2017/04/reddito-di-inclusione.html


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domenica 22 gennaio 2017

Solo l’Italia Senza Protezione per i Disoccupati


 Solo l’Italia Senza Protezione

Grecia, al via reddito minimo garantito per 700mila persone (7% della popolazione)

In Europa è rimasta soltanto l’Italia senza reddito minimo garantito. Persino la Grecia, che versa in condizioni economiche più drammatiche delle nostre, ha approvato questa fondamentale misura di protezione sociale. Entro questo mese partirà il progetto pilota in 13 comuni della Grecia con dei criteri di assegnazione basati sul reddito e sul patrimonio. Il governo greco ha pubblicato sulla gazzetta ufficiale i criteri di assegnazione.


In Grecia si è capito che soltanto una concreta solidarietà sociale può davvero risollevare il Paese. Dal 22 di luglio il Governo greco ha cominciato la discussione sul reddito minimo garantito ed in un mese e mezzo lo ha applicato. Il ministro del lavoro Iànnis Vrùtsis e il sottosegretario Vassìlis Keghèroglu hanno spiegato che il reddito minimo garantito andrà da un minimo di 200 euro a un massimo di 500 euro al mese. Il 17 settembre avrà luogo un incontro con gli amministratori dei comuni in cui avrà luogo la sperimentazione del reddito minimo garantito. Secondo il piano del Governo, entro la fine del 2015 tutta la Grecia usufruirà del reddito minimo garantito. Ma la Grecia non è sola. Anche il governo cipriota ha introdotto il reddito minimo garantito.

Al via ufficialmente in Grecia il reddito minimo garantito, con un’operazione pilota in 13 comuni del paese, mentre nel 2015 sarà estesa a tutte le regioni. L’aiuto finanziario sarà direttamente legato alla situazione economica del beneficiario ed è pari in media a 400 euro al mese per una famiglia con due figli minori e senza altri redditi certificati. I beneficiari saranno 700mila (7% della popolazione) e il fondo va da 850 milioni a un miliardo di euro. La manovra messa in atto dall’esecutivo conservatori-socialisti mira secondo alcuni analisti ad attirare i voti dei delusi verso le forze di larghe intese al governo, in vista di probabili elezioni anticipate a marzo, e togliere terreno al Syriza di Tsipras che i sondaggi danno al 30%, con Nea Dimokratia del premier Samaras solo al 19%.

La Grecia è l’ultimo paese dell’Unione europea ad attuarla. “Oggi stiamo lanciando un moderno strumento di politica sociale che proteggerà i deboli e riabiliterà coloro che rischiano di essere lasciati in disparte” ha detto il primo ministro. Come detto, la misura sarà attuata nelle città di Dramma Edessa, Grevena, Ioannina, Karditsa, Lefkada, Missolungi, Halkida, Kallithea, Tripoli, Samos, Syros e Gazi Creta ed è stato reso possibile grazie alle eccedenze date dagli avnzi primari. L’attuazione dell’istituto sarà basata sulla cooperazione con la Chiesa e le autorità governative locali. Per fornire il reddito minimo garantito sarà necessario esibire il reddito disponibile dell’anno in corso intrecciato con la situazione economica complessiva del richiedente. L’importo varierà da un minimo di 100 euro a famiglia, integrato da altri 100 euro per ogni adulto e 50 euro per ogni figlio, il che significa che in media questo reddito sarà compreso tra i 250 e i 500 euro a nucleo familiare.

Il governo Italiano spende
 64 milioni di Euro al giorno 
per missioni di (pace-guerra)
nel Mondo

Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, si prefigge di portare avanti le istanze dei senza Lavoro, nei 
confronti delle Istituzioni. MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso la Camera 
del Lavoro di Milano. Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per 
costituire una Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale dei 
disoccupati in Lombardia. Meglio ancora che si Formassero gruppi in tutte le Regioni Italiane, e 
Costituire Finalmente un MOVIMENTO NAZIONALE per Richiedere il Reddito di Esistenza a favore di 
tutti i Cittadini Italiani.


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RISCHIO POVERTA' IN ITALIA
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