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mercoledì 14 giugno 2017

Sfruttato coi voucher, a 21 anni ho perso tre dita


'Sfruttato coi voucher, a 21 anni ho perso tre dita che nessuno mi ridarà'

In vista della manifestazione nazionale di sabato la CGIL porta il caso simbolo di un uso distorto dei voucher e lancia un appello al governo che dopo averli abrogati è pronto a reintrodurli: 'Fermatevi'


Micha oggi ha a 22 anni. Ne aveva 21, nel settembre scorso, quando ha perso tre dita che nessun risarcimento potrà ridargli. Le ha perse mentre stava lavorando in una ditta metalmeccanica di Bastiglia, condotta a livello famigliare, dove unico dipendente è il figlio della titolare, dove con la promessa di un contratto mai visto aveva lavorato per quasi un anno, in due periodi differenti, facendo di tutto e, ciò che è peggio, tutto ciò che con i voucher (con i quali era pagato), non si potrebbe fare: un lavoro dipendente e, nel suo caso, anche specializzato. Fino a quella mattina del 22 settembre scorso. Quando le dita, all'inizio di una giornata che probabilmente sarebbe durata ben più di 8 ore, gli rimasero sotto quella maledetta pressa che, conferma lo stesso Micha, 'non aveva nemmeno gli strumenti di protezione che oggi tutte le macchine di quel genere hanno e devono avere. Per il rumore, mi ero dovuto comprare anche le cuffie a mie spese' - ci dice.  Da qui la denuncia al patronato e all'ispettorato del lavoro dove emerge che la ditta, due giorni prima dell'infortunio, avrebbe stipulato un contratto di apprendistato. Con il particolare, non indifferente, che Micha non aveva mai visto né firmato. 'E' evidente - spiegano i sindacalisti durante la conferenza stampa alla camera del lavoro - per tentare di coprirsi dalle conseguenze dell'infortunio e perchè non emergesse l'anomalo rapporto di lavoro a voucher avuto con Micha'.


Una storia, la sua, che viene portata oggi alla ribalta dalla CGIL in vista della grande manifestazione nazionale di sabato, a Roma. Per contrastare contro il provvedimento del governo che 'dopo avere abrogato i voucher - si legge nel volantino - di fatto in barba ad un referendum firmato da milioni di cittadini, li ha fatti riemergere. Al punto da fare parlare la CGIL di schiaffo alla democrazia, con tanto di hashtag. 


Un caso che nonostante la sua gravità, non  sarebbe eccezionale, anzi per la CGIL è emblematico di un uso distorto e fuori controllo dei voucher che interessa, purtroppo, tante realtà aziendali modenesi. 'Le denunce non sono tante - afferma Claudio Riso della segreteria - ma le segnalazioni abbondano'. Come quelle della cresta che, oltre ad un utilizzo distorto, verrebbe fatta sui buoni. E che anche Micha ci conferma averlo riguardato. 'Io non solo non ho mai visto il contratto che mi hanno detto che c'era, e che guarda caso è apparso al momento dell'infortunio, ma non ho mai visto nemmeno i voucher. Era la titolare che mi accompagnava in tabaccheria a scambiarli e alla fine, di quei contanti, anziché 7,5 euro all'ora me ne dava circa 5,5'.


Parola di Micha simbolo di una vicenda e di una situazione che denoterebbe, se verificate, gravi responsabilità e che ora spetterà alla giustizia amministrativa e penale misurare in termini giudiziari. Lì, sul tavolo della CGIL e nelle mani che Micha in parte nasconde ed in parte mostra come segno del suo dramma, c'è la vicenda sindacale e soprattutto umana. Di un ragazzo che oggi desidera solo di avere una vita normale, di lavorare onestamente e di coltivare i suoi sogni. Che in un primo tempo erano quelli di lavorare e studiare, alle scuole serali. 'Pensavo che avrei potuto farcela, ma le tante ore passate in quella ditta, anche 12, non mi permettevano di fatto di frequentare la scuola. Avevo bisogno di lavorare e accettai ma oggi non lo rifareri e a qualsiasi ragazzo direi di non accettare condizioni simili. Non sono contrario ai voucher anzi per lavori occasionali possono servire. Se li avessero utilizzati per lavori occasionali e non continuativi e riguardanti l'attività della ditta, come invece è stato fatto, non ci sarebbero stati problemi. Invece mi facevano fare di tutto, dal magazzino, al controllo delle macchine, all'uso della pressa. Il cui utilizzo gli è costato tre dita. E queste cose, in quelle condizioni, nel 2017, non devono succedere' 


E adesso?


La Cgil, con il patrocinio di un pool di avvocati (Ernesto Giliani, Annalisa Bova e Fabrizio Fiorini, Gabriella Cassibba, Yuri Trovato e Laura Caputo) ha avanzato la causa di lavoro per il riconoscimento dell’illegittimità del lavoro a voucher e il riconoscimento del rapporto di lavoro dipendente dal 2015. 

Gli avvocati presenti stamattina in conferenza stampa hanno spiegato che chiederanno al giudice del lavoro di pronunciarsi sulla richiesta di regolarizzazione piena del lavoratore, quindi non con la formula dell’apprendistato con la quale l’azienda ha “regolarizzato” il lavoratore alla Dtl con data 19/9/16 (tre giorni prima dell’infortunio), ma presentata successivamente (domanda che al lavoratore non risulta peraltro aver mai firmato). 

La richiesta della Cgil per il tramite degli avvocati è quella del riconoscimento della prestazione di lavoro subordinato a tempo indeterminato, visto che Nesterenko aveva un normale orario da operaio (lavorava anche 17 ore al giorno),  era in condizione di subordinazione gerarchica rispetto al datore di lavoro, era inserito nelle modalità operative dell’azienda, e riceveva una retribuzione mensile.


Insomma i voucher così utilizzati erano un abuso, per non dire sfruttamento. Ed è su questo che la CGIL riparte per lanciare il suo appello al governo affinché il cosiddetto “Libretto famiglia” per i piccoli lavori domestici e il contratto “Presto” per le aziende sino a 5 dipendenti non diventi legge.


“Si tratta di forme altrettanto precarie e con ancor minori tutele previdenziali e assicurative rispetto ai vecchi voucher, e che ancor più rispetto a prima si possono prestare ad abusi e nascondere lavoro nero” ha detto spiegato stamattina in conferenza stampa Claudio Riso della segreteria Cgil. 

L’anno scorso erano state raccolte oltre 1 milione e mezzo di firme (oltre 35.000 in provincia di Modena) per chiederne l’abrogazione con referendum, ammesso dalla Corte costituzionale e fissato per il 28 maggio 2017. Referendum poi cancellato dall’intervento legislativo del Governo, che però ora, con un atto di inedita e inaudita violenza costituzionale e con un vero e proprio #schiaffoallademocrazia. 

Per evitare abusi come quelli del passato, e il forte rischio di riproposizione in futuro, la Cgil chiama tutti alla grande manifestazione di sabato 17 giugno in piazza San Giovanni a Roma, manifestazione che si preannuncia un momento di alta partecipazione e protesta contro i nuovi voucher e contro l’attacco alla democrazia'.


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domenica 28 maggio 2017

RIMETTONO I VOUCHER



I TRE IMBROGLIONI RIMETTONO I VOUCHER

E così è proprio vero, la più sfacciata truffa politica della storia repubblicana è stata compiuta. Renzi, Berlusconi e Salvini hanno rimesso i voucher. Domani 28 maggio avremmo dovuto votare per abolirli, invece per paura del voto Renzi e semprepronto Gentiloni li avevano cancellati. Ora li ripristinano, cucù 
il voto non c'è più, passata la festa gabbato lo santo. Ne abbiamo passate tante, ma io non ricordo un' offesa alla sovranità popolare sfacciata e arrogante come questa. 
Tornano i voucher e dilagheranno di nuovo, non è infatti assolutamente vero che ci sono clausole che li limitano. Basti pensare che il limite per le aziende è sì di 5dipendenti, ma a tempo indeterminato. Chi ha 1000 dipendenti precari potrà ricorrere ai voucher. E i controlli saranno impossibili visto che ogni azienda ha 3 giorni per "regolarizzarsi" nel caso esageri, tra un voucher e l'altro. Saranno tre giorni di ricatti e lavoro nero. 
Ma capisco che queste sono obiezioni che non contano nulla per chi aveva il solo obiettivo di 
dimostrare alla Confindustria e al sistema degli affari di essere rimasto quello di sempre. Non è neppure da escludere che la restaurazione dei voucher sia stata offerta alla Commissione Europea per far approvare la manovrina di bilancio. Vi facciamo vedere un anticipo delle "riforme" che ci chiedete per 
l'anno prossimo. Bravini dicono i commissari. 
Devo dire che dei tre imbroglioni che hanno contemporaneamente sbeffeggiato i diritti del lavoro, il popolo italiano e la democrazia, il meglio è Silvio Berlusconi. In fondo lui i voucher li aveva istituiti e quanto alla affidabilità, beh è stato maestro nel negare e rinnegare le verità più clamorose. Il peggio è sicuramente Matteo Salvini. L'eroe della Lega di lotta, durissimo con i poveri migranti alla stazione di Milano, è diventato un coniglio bagnato di fronte agli interessi padronali che i suoi soci Maroni e Zaia, dallo scranno di presidenti delle regioni, gli hanno imposto di rispettare. E lui vuole andare contro l'euro e la UE? Ma va là baüscia. 
In mezzo ai due imbroglioni, il vecchio e il nuovo, sta Matteo Renzi. È lui l'anello di congiunzione che mancava alla destra per riunificarsi, 
chi meglio del grande fan di Marchionne poteva esserlo? 
Mentre il parlamento rimetteva i voucher a Roma manifestavano in migliaia i lavoratori di Alitalia, Ilva, Almaviva, Acinformatica, Sky, insieme a tanti altri, chiedendo al potere pubblico di non permettere o di fermare i licenziamenti. 
I tre imbroglioni hanno subito dato la loro risposta: avrete i voucher. 
A coloro che ancora sostengono Renzi, Berlusconi e Salvini io auguro di sperimentare il lavoro coi voucher. Così potranno ringraziare chi li ha rimessi.

il post di Giorgio Cremaschi
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sabato 7 gennaio 2017

Cgil 3 Referendum sul Lavoro



La Cgil ha Proposto 3 Referendum abrogativi sulla riforma del lavoro, il cosiddetto jobs act, promossa dal governo di Matteo Renzi e varata con diversi provvedimenti tra il 2014 e il 2015. L’11 gennaio 2017 la corte costituzionale si esprimerà sulla legittimità dei referendum che, se avessero il via libera della consulta, potrebbero svolgersi nella primavera del 2017. I referendum hanno già superato il vaglio della cassazione il 9 dicembre. A differenza del referendum costituzionale che si è svolto il 4 dicembre 2016, queste consultazioni sono abrogative e prevedono un quorum, cioè dovrà andare a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto perché i risultati siano validi. Ecco cosa prevedono i referendum contro il jobs act e perché se ne discute in questi giorni.

I referendum sul jobs act
È definito jobs act un insieme di norme sulla riforma del lavoro approvate tra il 2014 e il 2015. Tra queste ci sono il cosiddetto decreto Poletti (dal nome di Giuliano Poletti, attuale ministro del lavoro e delle politiche sociali) – cioè il decreto legge 34 del 20 marzo 2014 – e la legge 183 del 10 dicembre 2014, che conteneva numerose deleghe da attuare con decreti legislativi, emanati dal governo nel corso del 2015. I cardini della riforma del lavoro sono: il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, la modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la riforma degli ammortizzatori sociali e dell’indennità di disoccupazione e l’estensione dell’uso dei voucher per la retribuzione del lavoro accessorio.

Nel luglio del 2016 la Cgil, il principale sindacato italiano, ha depositato 3,3 milioni di firme per proporre tre referendum abrogativi che riguardano in particolare la modifica dell’articolo 18 e l’uso dei cosiddetti voucher (buoni lavoro). Un terzo referendum chiede di ripristinare la responsabilità in solido dell’azienda appaltatrice, oltre a quella che prende l’appalto, in caso di violazioni subite dai lavoratori. I tre quesiti referendari sono accompagnati da una proposta di legge d’iniziativa popolare: l’introduzione della carta dei diritti universali del lavoro, che è praticamente la proposta di un nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, 
messa a punto dal sindacato.
1
L’abolizione dei voucher
Il primo referendum presentato dalla Cgil riguarda l’abolizione dei cosiddetti voucher, ossia la retribuzione del lavoro accessorio attraverso dei buoni. Nel quesito referendario sarà chiesto agli elettori: “Volete l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183?”.

Il pagamento attraverso i voucher in alcuni tipi di lavori era stato introdotto già nel 2003 per far emergere dall’irregolarità alcune forme di lavoro occasionale come le ripetizioni o le pulizie, ma negli anni ne è stato legittimato l’uso per quasi tutti i tipi di lavoro. Il jobs act ha esteso da cinquemila a settemila euro la cifra netta che è possibile guadagnare in un anno con i voucher. Questo fattore, insieme ad altre misure del jobs act che hanno ridotto altre forme di lavoro precario, ha determinato un aumento dell’uso dei voucher da parte dei datori di lavoro.

Questo incremento ha sollevato parecchie critiche perché è stato giudicato un tentativo di rendere il mercato del lavoro sempre più precario e deregolamentato a scapito dei lavoratori. Secondo alcuni analisti e secondo il sindacato, infatti, molti datori di lavoro usano i voucher per retribuire una parte delle ore di lavoro svolte, pagando in nero il resto delle ore. In questo modo i datori di lavoro si sottrarrebbero ai controlli e alle sanzioni. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps, l’uso di voucher è aumentato del 32 per cento nei primi dieci mesi del 2016, mentre nei primi dieci mesi del 2015 era aumentato del 67 per cento rispetto 
allo stesso periodo del 2014.
2
Il ripristino dell’articolo 18
Il secondo referendum proposto dalla Cgil riguarda il ripristino dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, cioè l’articolo che sancisce il diritto al reintegro da parte del lavoratore licenziato senza una giusta causa. L’articolo 18 fa parte dello statuto dei lavoratori, cioè della legge numero 300 del 20 maggio 1970, che contiene le norme “sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro”.

L’articolo 18, in particolare, regola i licenziamenti che avvengono senza giusta causa e ha subìto una sostanziale modifica nel 2012 con la riforma della ministra del lavoro Elsa Fornero, che complicava l’applicabilità della tutela del reintegro nella maggior parte dei casi di licenziamento che arrivano in tribunale. Il jobs act ha superato definitivamente l’articolo 18 e ha sostituito il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa. La riforma si applica ai contratti di lavoro stipulati dopo il 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali, come chiarito da una sentenza della corte di cassazione. Il referendum della Cgil propone di abolire il decreto legislativo del 4 marzo 2015 
e di fatto ripristinare l’articolo 18.
3
La responsabilità delle imprese appaltatrici
Il terzo referendum chiede l’abolizione dell’articolo 29 del decreto legislativo

10 settembre 2003, cioè il ripristino della responsabilità dell’azienda appaltatrice, oltre a quella che prende l’appalto, in caso di violazioni subite dai lavoratori, norma che era stata cancellata dalla legge Biagi, in seguito modificata dalla legge Fornero. Se il referendum fosse approvato sarebbe chiamato a rispondere anche il committente per eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore. Di conseguenza, l’azienda che appalta sarà tenuta a esercitare un controllo più rigoroso su quella a cui affida un appalto.

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sabato 12 novembre 2016

Ti Pago con 5 Voucher e il resto in nero


L'operaio: «O accettavo o sarei rimasto senza lavoro»
Ecco la storia di un operaio edile di Carrara: ha accettato di lavorare a voucher con la promessa che sarebbe stato solo un periodo di prova e che poi sarebbe arrivato un contratto.
«Non avevo scelta: o accettavo o mi sarei ritrovato senza lavoro». Mauro (nome di fantasia) non distoglie mai lo sguardo dalla scrivania quando parla. Porta scarponi antinfortunistici imbiancati dal cemento e un gilet da lavoro fradicio per la pioggia. Operaio edile di Carrara, a 62 anni ha accettato di lavorare a voucher con la promessa che sarebbe stato solo un periodo di prova e che poi sarebbe arrivato un contrattino. «Tutte balle! Ma al sapev (lo sapevo)», dice. «All’inizio mi pagavano tutte le ore con i buoni - racconta - poi un giorno il datore di lavoro mi ha preso da parte e mi ha detto: “Guarda facciamo che ora ti diamo qualche voucher e poi il resto al nero, ok?”». E ha accettato. Non poteva fare altro. Per tre mesi ha lavorato come un dipendente qualsiasi: cinque giorni a settimana, otto, anche nove, ore al giorno. E a fine mese arrivava lo stipendio. Circa 1.200 euro, di cui solo 200 in voucher. Il resto in nero.
Aumentano i voucher in edilizia. È il mondo dell’edilizia in Toscana oggi. Quel mondo di visi rigati dal sole e dal freddo, di mani crepate dal calcestruzzo. Su e giù per le impalcature pensando al dieci del mese. Un lavoro infame, di rinunce e fatiche accettate sempre con la compensazione di una sicurezza. Che adesso, però, non c’è più. Lo dicono i dati elaborati dalla Filcams Cgil sulla base dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, secondo cui, non solo nell’ultimo anno la vendita di voucher in Toscana ha avuto una crescita esponenziale maggiore rispetto alla media nazionale - è salita del 78%, 12 punti percentuali in più rispetto alla media italiana - ma una buona fetta la prende proprio l’edilizia. Solo il 2,1% dei voucher venduti nel 2015 infatti sono stati impiegati nell’agricoltura - il settore per cui erano stati concepiti in origine - il 16,5% nel turismo, il 14,8% nel commercio, l’11,2% nei servizi. E ancora: il 4,6% nei lavori domestici, il 3,6% nel giardinaggio e pulizia, il 3,5% nelle manifestazioni sportive. 
E infine il 43,6% in «altre attività», di cui la maggior parte 
- si legge nel dossier - proprio nell’edilizia.


Ma è quasi tutto lavoro nero. Ma questa poi è solo la punta dell’iceberg del precariato. I voucher sono spesso solo lo specchietto per le allodole dietro cui nascondere il lavoro nero. «Ero rimasto senza lavoro e ho accettato i voucher perché mi hanno detto che sarebbe stato per un breve periodo», racconta un altro operaio di Massa di 28 anni. Anche lui preferisce l’anonimato («perché poi chi lo ritrova un lavoro», dice). «E invece - continua - hanno iniziato a pagarmi solo due giorni alla settimana con i voucher e gli altri tre al nero. Sono andato avanti un anno così. Poi mi sono fatto coraggio e ho detto al mio datore di lavoro che non era giusto. E lui mi ha detto: “Se non ti va bene, vattene”. E alla fine sono stato costretto ad andarmene».
La storia dei voucher. E pensare che i voucher sono nati nel 2003 proprio, diceva il governo di allora, per contenere il lavoro nero. Doveva essere utilizzato solo in casi davvero marginali, per lavori occasionali come vendemmie, ripetizioni, lavori di giardinaggio, pulizie. Il governo Berlusconi del 2008 ampliò la platea dei voucheristi tirando dentro anche «i percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito». Con la rifoma Fornero poi altra botta: la possibilità di usare i buoni è stata estesa a tutti i settori. Con un solo limite: quello di 2mila euro di reddito annuo percepibile dal lavoratore da ciascun committente. E infine il Jobs Act che ha alzato il tetto massimo di reddito annuo percepibile da 5mila 7mila.
Il risultato? I voucher oggi vengono usati ovunque, anche negli uffici pubblici e hanno ottenuto giusto l’effetto contrario di quello che volevano ottenere: l’aumento del nero. «Noi ci siamo opposti da subito all’uso dei voucher - commenta Giulia Bartoli, segretaria regionale della Fillea Cgil -, ma soprattutto crediamo che sia inconcepibile che vengano utilizzati in un settore come quello dell’edilizia. Un lavoro a rischio, dove vengono costruite case, messe in sicurezza scuole, asfaltate strade. Che poi è difficile che sia occasionale».
I controlli. Fino a un mese fa il datore di lavoro aveva 30 giorni di tempo per comunicare all’Inps i dati del lavoratore. Eludere i controlli era facile. «Se fosse venuto l’ispettorato del lavoro - racconta Mauro - dovevamo dire che era il primo giorno che lavoravamo. Ma alla fine non è mai venuto». Il punto è proprio questo. «Mancano i controlli, l’ispettorato del lavoro è all’osso», spiega Franco Silvestri della Fillea Cgil di Massa-Carrara. Da un mese le regole sono cambiate: il datore deve comunicare tutto un’ora prima. «Ma non funzionerà nemmeno così», commenta Michela Poletti, legale della Cgil. I voucher, dice lei, «sono uno strumento che si presta a essere utilizzato da un imprenditore che vuole usare il lavoro nero. Ci sono mille modi poi per giustificare la presenza di

un lavoratore in un luogo di lavoro».

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lunedì 10 ottobre 2016

Italia : Spesi 18 miliardi ma i Giovani restano Senza Lavoro


Spesi 18 miliardi per un risultato minimo. 
I giovani restano senza lavoro

“Questo Paese ha speso circa 18 miliardi per poter permettere al presidente del consiglio di dire che ha qualche centinaia di migliaia di occupati in più. Se facciamo due conti, una spesa straordinaria con un risultato minimo”. Il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso, ha attaccato le politiche del lavoro del governo Renzi nel suo intervento alla Biennale dell’economia cooperativa a Bologna . “Un risultato che, peraltro, con tutto il rispetto per le persone, riguarda prevalentemente la fascia degli over 
50. Cioè non ha cambiato significativamente la condizione dei giovani. A una parte dei giovani, anzi, l’ha peggiorata: sono passati dall’avere dei rapporti atipici a essere pagati a voucher”. Poi critica anche la politica renziana dei bonus e in questo caso di un nuovo annunciato Bonus famiglia: “Per le famiglie servono servizi. Abbiamo visto in questi anni molti bonus, come il Bonus figli. Ma se poi inizia l’anno e non ci sono posti negli asili le donne sono costrette a scegliere se fare le mamme o le lavoratrici”


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Italiani che cercano Lavoro all' Estero sono 110mila all'Anno


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lunedì 21 marzo 2016

VOUCHER: nuova forma di sfruttamento legalizzata



Utilizzo dei voucher, 
nuova forma di sfruttamento legalizzata.

Il mantra ripetuto dal Governo riguardo all'aumento delle nuove assunzioni dall'introduzione del Jobs Act, si può dire concluso. Era evidente a tutti che l'aumento dei contratti a tempo "indeterminato" non era nient'altro che una bolla generata dagli sgravi sulla contribuzione che hanno affiancato il contratto a tutele crescenti. I dati dell'Inps dimostrano che il fattore determinante non sia stato tanto il Jobs Act (che pure ha influito in parte) quanto il risparmio di 8 mila euro all'anno per tre anni a beneficio delle imprese, che avessero assunto entro dicembre del 2015 oppure trasformato il contratto a tempo determinato con "l'indeterminato".

Infatti se confrontiamo il mese di gennaio del 2016 con lo stesso mese dell'anno scorso, notiamo come dai 176.239 contratti attivati del 2015 si passi ai 106.697 del 2016. Al calar degli sgravi le assunzioni hanno subito una frenata non di poco conto, evidentemente sono determinanti le nuove disposizioni entrate in vigore nel nuovo anno. Se prima la decontribuzione era triennale e al 100% (costo fino ad oggi per lo stato 12 miliardi di euro) oggi si è scesi a due anni, 
con una decontribuzione pari al 40%.

Dati alla mano il calo delle assunzioni è lampante, così come lo sono anche le trasformazioni da tempo determinato a tempo "indeterminato", passate da 43.445 del genn. 2015 ai 41.221 del genn. 2016, anch'esse sbandierate come nuove assunzioni da Renzi. Altro dato sventolato da un Premier 
perennemente in campagna elettorale sono i 764 mila contratti stabili del 2015 grazie al Jobs Act, dove in realtà il dato riguarda la somma fra il numero delle trasformazioni (578mila) e il saldo fra assunzioni e cessazioni (186mila). Resterebbe il saldo di 186mila contratti stabili in più, miseri numeri dettati dalla decontribuzione più che dal contratto a tutele crescenti, alla faccia dell'euforia renziana e del Ministro Poletti, compresi quei giornali che hanno sostenuto l'attacco all'art. 18.

Anche il tasso dell'occupazione precaria ha raggiunto il massimo storico lo scorso anno,+14%. Questo aumento registrato dall'Istat si spiega con l'esplosione delle assunzioni a tempo determinato, che a sua volta potrebbe essere stato favorito dal decreto Poletti del marzo 2014. Decreto che liberalizzava le assunzioni a termine, permettendo molteplici rinnovi, una misura opposta a quella del Jobs Act, perché incentiva le assunzioni a tempo determinato. Alla formazione di posti di lavoro a tempo "indeterminati" si è affiancata una formazione di posti di lavoro precari, di cui si ha meno voglia di parlare, che nel 2015 ha avuto un saldo di 420 mila contratti. Pare che il test decisivo, o meglio la pietra tombale", saranno i dati sul primo trimestre 2016 che usciranno a maggio, allora si vedrà quanto sia stata grande la bolla occupazionale generata dalla decontribuzione.

Un dato che invece segna sempre un aumento progressivo è quello sull'utilizzo dei voucher, a gennaio ne sono stati venduti oltre 9 milioni, contro i 6,7 del 2015 (+36,4%) e i 4 milioni del 2014.

 Nuova forma di sfruttamento legalizzata. Altro che "Italia che svolta", qui il paese sta sempre rimanendo al palo. La questione lavoro, precarietà e disoccupazione rimane centrale all'interno dei percorsi di lotta, anche in vista del primo maggio.

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