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venerdì 1 giugno 2018

Istat: Record storico degli Occupati nei Contratti a Tempo

Occupati

Ad aprile il tasso di disoccupazione in Italia resta stabile all'11,2%. "Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è tornata sui livelli della seconda metà del 2012", su cui viaggia ormai già da tempo, spiega l'Istat. Tuttavia la stima delle persone in cerca di occupazione registra un aumento dello 0,6% (+17 mila) su marzo e dello 0,8% (+24 mila) su base annua.
Il numero dei disoccupati si attesta così a 2,912 milioni.

Ad aprile la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni continua a diminuire sensibilmente (-0,6%, -74 mila). In rialzo, invece, la disoccupazione giovanile che ad aprile si attesta al 33,1% (+0,6 punti percentuali). Su base annua, invece, si registra un calo di 2,5 punti. I livelli pre-crisi restano comunque molto distanti: il tasso attuale è di circa 13 punti più alto. In Europa Eurostat indica una diminuzione del tasso di disoccupazione all'8,5% ad aprile rispetto all'8,6% del mese precedente. Il valore è superiore al consenso degli economisti che si aspettavano una lettura dell'8,4%.

Nonostante una disoccupazione stabile, in Italia il numero degli occupati ad aprile ha raggiunto il record storico. In base ai dati Istat il numero ha toccato i 23,2 milioni, il massimo dal 1977, data di inizio delle serie storiche. Dopo 10 anni si è quindi tornati ai livelli pre-crisi dato che il numero di occupati supera di 23 mila unità il livello raggiunto ad aprile 2008. Ma questa crescita è frutto di un mercato del lavoro trasformato: è aumentata la quota delle donne occupate, i lavoratori sono più anziani e si contano più contratti a tempo determinato.
Torna inoltre a crescere la disoccupazione giovanile

Secondo la fotografia dell'Istat ad aprile la stima degli occupati continua a mostrare una tendenza alla crescita (+0,3% rispetto a marzo, pari a +64 mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,4% (+0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente). La crescita congiunturale dell'occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni.

L'aumento maggiore ad aprile si stima per le donne (+52 mila) e per le persone di 35 anni o più (+77 mila). Prosegue la ripresa degli indipendenti (+60 mila) e dei dipendenti a termine (+41 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-37 mila). La stima delle persone in cerca di occupazione ad aprile registra un aumento dello 0,6% (+17 mila).

Su base annua l'aumento degli occupati è del +0,9% (+215 mila). Anche in questo caso la crescita interessa donne e uomini e si concentra tra i lavoratori a termine (+329 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-112 mila) e gli indipendenti rimangono stabili. Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+328 mila) e i giovani 15-24enni (+78 mila)
mentre calano gli occupati tra i 25 e i 49 anni (-191 mila).

"Nel momento in cui mi accingo a lasciare il mio incarico di governo, posso dire che i dati Istat relativi al mese di aprile, con 64mila occupati in più rispetto al mese precedente, testimoniano come l'attività di questi anni abbia prodotto risultati positivi", ha commentato a acldo il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti.

"Il numero complessivo degli occupati, 23 milioni e 200mila, evidenzia un aumento di 1milione e 34mila unità rispetto a febbraio 2014 e rappresenta il livello più alto dall'inizio delle rilevazioni dell'Istituto, superando anche il picco che si era registrato ad aprile 2008. Contemporaneamente, i disoccupati sono diminuiti di 346mila unità e gli inattivi di oltre 1 milione",
ha osservato Poletti. Non solo.

"Il tasso di disoccupazione giovanile, che resta il problema più acuto per il nostro mercato del lavoro, insieme alla bassa partecipazione delle donne, che pure segna il suo massimo, al 49,4%, è diminuito di circa 10 punti percentuali", ha aggiunto, augurandosi "che il nuovo governo possa continuare sulla strada intrapresa senza disperdere quanto di buon è stato fatto in questi anni".

Il numero dei disoccupati si attesta così a 2,912 milioni


Tuttavia per il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, i dati dell'Istat sull'occupazione "confermano una tendenza in atto da tempo ovvero che il lavoro cresce, ma solo quello precario". Una situazione "non piacevole con le aziende di fatto costrette ad assumere lavoratori solo con forme contrattuali non stabili. A pesare è il costo del lavoro e l'incertezza del futuro, resa ancora più forte in questa fase di profonda crisi politica. Ma guardiamo con preoccupazione anche ai dati relativi all'inflazione che fatica a raggiungere l'obiettivo del 2%, complice una ripresa che è sempre più simile a una stagnazione", ha notato Ferrara.



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giovedì 11 gennaio 2018

Cesare Damiano : abolizione della Legge Fornero



"Intervista a Cesare Damiano sulle proposte di abolizione della Legge Fornero 
e sui dati Istat sulla disoccupazione giovanile" realizzata da Lanfranco Palazzolo
 con Cesare Damiano 
(presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato 
della Camera dei Deputati, Partito Democratico).

L'intervista è stata registrata martedì 9 gennaio 2018 alle ore 13:30.



"Il Presidente Mattarella ha invitato i partiti a non abbandonarsi alla tentazione di promettere cose impossibili nell'impostare la campagna elettorale. Concordiamo, anche se le prime avvisaglie non sembrano buone. Sulle pensioni, ad esempio, assistiamo alla proposta massimalistica della 'cancellazione' della legge Fornero da parte di Salvini alla quale fa da contrappeso l'eccessiva prudenza di Padoan che vorrebbe toccare il meno possibile perché la considera ancora "uno dei pilastri del sistema pensionistico". Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. "Tutti dimenticano - continua Damiano - che la legge Fornero, dal 2012 a oggi, è già stata profondamente cambiata, anche se non l'abbiamo sbandierato ai quattro venti per non innervosire i burocrati europei. Si sono realizzate 8 salvaguardie, che hanno riconsegnato a 153.000 lavoratori la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole. Si è completata la sperimentazione di Opzione Donna, con altre 36.000 lavoratrici coinvolte. Infine, con l'APE sociale, si manderanno in pensione a regime, a partire dai 63 anni, circa 60.000 lavoratori delle 15 categorie delle attività gravose ai quali si è anche bloccato l'innalzamento dell'età pensionabile. In totale, si tratta di 250.000 lavoratori (con uno stanziamento di circa 20 miliardi) che avrebbero corso il rischio povertà e che invece abbiamo salvato. Qualcuno, dopo questi interventi, ha parlato, ormai a ragione, di 'legge-groviera'. Noi pensiamo che si debba continuare su questa strada di forte revisione. Vanno, in primo luogo, quantificati i risparmi delle salvaguardie per proporre un ultimo intervento (il nono) che risolva definitivamente il problema degli esodati; vanno anche utilizzati i risparmi di Opzione Donna per proseguire la sperimentazione; infine, l'APE sociale, che scade nel 2018, va resa strutturale: poter andare in pensione a partire dai 63 anni, se si svolgono lavori gravosi, deve diventare una misura di flessibilità permanente, 
quindi un architrave del sistema previdenziale", conclude.



Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: 
Disoccupazione, Esodati, Flessibilita', Fornero, Giovani, Istat, Lavoro, Legge, Occupazione, 
Pensioni, Poverta', Precari, Previdenza, Riforme. 


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Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
Scrivici : 
  movdirdisoccupati(@)libero.it 



 .

martedì 10 gennaio 2017

Un Italiano su tre a Rischio Povertà


 Lo scrive il rapporto annuale ISTAT 
(che ha atteso il dopo referendum). 
17,5 milioni di persone (28,7% dei residenti) senza lavoro o un minimo di reddito 
sufficiente a soddisfare i bisogni essenziali come la casa e l’alimentazione. Nel sud si raggiunge il 46,4%. Al nord il 20% più ricco percepisce il 37,3% del reddito totale mentre il 20% più povero solo il 7,7%. Le più colpite sono le famiglie numerose. Secondo la Coldiretti sono 7,2 (11,8%) milioni gli italiani che fanno letteralmente la fame. 

Triplicata l’incidenza di povertà assoluta tra gli operai. Sono 2 milioni 987 mila i disoccupati, di cui 1 milione 600 mila con una disoccupazione di lunga durata, oltre 12 mesi, con scarsissime possibilità di trovare lavoro. Sono 1 milione 582 mila le famiglie in povertà assoluta e 4 milioni 598 mila le persone. 

Secondo la Banca d’Italia le famiglie operaie nel 45,9% dei casi hanno un solo percettore di reddito in famiglia e quasi la metà non ha una abitazione in proprietà. Dal 2005 al 2015 l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie operaie è triplicata.

Il 30% degli italiani vive in povertà, 

ma il governo spende 64 milioni al giorno 
per missioni di guerra.

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venerdì 24 settembre 2010

ISTAT, ITALIA ,DISOCCUPAZIONE AI MASSIMI DAL 2003




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- Il tasso di disoccupazione in Italia e' salito all'8,5% nel secondo trimestre dell'anno, con un aumento dello 0,1% rispetto ai primi tre mesi dell'anno e dell'1% rispetto allo stesso periodo del 2009. Si tratta del livello piu' alto dal 2003. Lo rende noto l'Istat, sottolineando che il numero delle persone in cerca di occupazione ha raggiunto 2.136.000 unita' con un incremento dell'1,1% rispetto al I trimestre. L'incremento tendenziale della disoccupazione si concentra nel Nord tra gli ex-occupati; nel Centro e nel Mezzogiorno tra gli altri gruppi dei disoccupati. Alla crescita della disoccupazione si accompagna un moderato aumento degli inattivi rispetto al secondo trimestre 2009 (+92.000 mila unita'), sintesi di una lieve riduzione delle non forze di lavoro italiane e di un ulteriore incremento di quelle straniere. La caduta tendenziale dell'occupazione riflette il sensibile calo della componente maschile (-1,2%, pari a -172.000 unita') e la contenuta flessione di quella femminile (-0,2%, pari a -23.000 unita'). Prosegue per entrambe le componenti di genere la forte riduzione degli occupati italiani (-257.000 uomini, pari al -2%; -108.000 donne, pari al -1,3%) a fronte di un nuovo significativo incremento degli stranieri (+85.000 uomini e +86.000 donne). A livello territoriale, alla riduzione del Nord (-0,9%, pari a -114.000 unita') e del Mezzogiorno (-1,4%, pari a -88.000) si accompagna la sostanziale stabilita' del Centro. Per l'Istat, inoltre, oltre un giovane su quattro in Italia e' disoccupato. Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni, nel secondo trimestre del 2010 raggiunge il 27,9%. Si tratta del dato piu' alto dal secondo trimestre del 1999. Secondo il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, la tendenza segnalata dall'Istat "e' destinata a proseguire almeno sino alla fine dell'anno. I dati presentati nei mesi scorsi dal Governo ci dicono che nel 2010 il tasso di disoccupazione si attestera' all'8,7%. Solo nel 2011 avremo una leggera inversione di tendenza, con una riduzione dei senza lavoro dello 0,2% rispetto l'anno precedente".

martedì 13 luglio 2010

Istat, 3 milioni di lavoratori «sommersi»

Istat, 3 milioni di lavoratori «sommersi»

Le unità di lavoro non regolari in Italia sono 2,966 milioni, pari al 12,2 per cento dell’input di lavoro complessivo. A confermarlo è l’Istat nel rapporto sull’economia sommersa, che per il dato sul lavoro nero è aggiornato al 2009. Nel 2008, anno a cui si riferisce il dato sul sommerso, le unità di lavoro irregolare [ottenute dalla somma delle posizioni lavorative a tempo pieno e delle prestazioni lavorative a tempo parziale, principali e secondarie, trasformate in unita’ equivalenti a tempo pieno] erano circa 2 milioni e 958 mila [11,9 per cento]. «Se le prestazioni lavorative sono non regolari, e quindi non direttamente osservabili – spiega l’Istat – producono un reddito che non viene dichiarato dalle unità produttive che le impiegano. Nel 2008 l’incidenza del valore aggiunto prodotto dalle unità produttive che impiegano lavoro non regolare risulta pari al 6,5 per cento del Pil, in calo rispetto al 2000 quando ne rappresentava il 7,5 per cento».



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