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giovedì 6 febbraio 2014

COSA SUCCEDE IN CGIL?



CRISI IN CGIL - Cremaschi : abbiamo denunciato la Camusso
COSA SUCCEDE IN CGIL?
intevista a Giorgio Cremaschi sugli scontri interni al sindacato dopo la firma sulla rappresentanza a margine del convegno organizzato dal Forum Diritti Lavoro
"INCOSTITUZIONALE L'ACCORDO CGIL CISL UIL CONFINDUSTRIA IMPEDIAMONE L'APPLICAZIONE, PORTIAMOLO IN TRIBUNALE"
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Il “testo unico sulla rappresentanza” dello scorso 10 gennaio conferma tutto il peggio degli accordi interconfederali del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013: la possibilità per gli accordi aziendali di derogare i minimi previsti dal contratto nazionale e di introdurre sanzioni contro chi vuole scioperare, oltre alla rinuncia alla generalizzazione delle elezioni sui posti di lavoro per la nomina degli Rsu; l’ estensione della possibilità di introdurre norme di divieto a “iniziative di contrasto” sindacali anche nei contratti nazionali.

Ma ciò che è ancora peggio è che l’accordo del 10 gennaio impone ad ogni organizzazione che voglia avere la benché minima possibilità di fare sindacato sui posti di lavoro (concorrere alle elezioni delle Rsu ed avere le trattenute sindacali dei lavoratori), di accettare le medesime regole e sottomettersi alle stesse sanzioni, che per di più manomettono esplicitamente la recente sentenza della Corte Costituzionale, reintroducendo il necessario requisito della firma del contratto per accedere ai diritti previsti dall’art. 19 dello statuto, dichiarato anticostituzionale dalla Corte solo sei mesi fa.

Confindustria e Cgil fanno così partire - scommettendo sulla complicità di Inps e Cnel - il grande cantiere della definitiva normalizzazione sociale: dentro il sindacato diviene definitivamente uno strumento tra i tanti con cui trasmettere il comando di impresa per i sempre meno lavoratori che un regolare posto di lavoro ancora lo hanno; fuori la disperazione sociale viene rimessa, se va bene, agli enti caritatevoli e se va male alle forze di pubblica sicurezza.

Il Forum Diritti/Lavoro chiama allora all’aperto boicottaggio di questo cantiere e annuncia che sono già allo studio due iniziative parallele di contrasto giudiziario dell’accordo sia da parte del sindacalismo conflittuale ancora rimasto in Cgil, e che si riconosce nella mozione congressuale “Il sindacato è un’altra cosa”, sia dall’USB.

Per tali ragioni organizza mercoledì 5 febbraio a Roma un’assemblea nazionale, che si svolgerà presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50A, a cui sono invitati tutti i lavoratori, le forze politiche e sociali, i giuristi e costituzionalisti, con cui lanciare su tutto il territorio il massimo numero di “azioni di contrasto”.

FORUM DIRITTI/LAVORO

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lunedì 20 gennaio 2014

CGIL e FIOM : Landini-Camusso, ormai è guerra


Landini-Camusso, ormai è guerra


Lo strappo sulla rappresentanza. La rottura al direttivo. Il leader Fiom: «Cgil senza democrazia, quell’accordo non è vincolante». L'intesa viene approvata, ma adesso la segretaria è molto contestata. I metalmeccanici non applicheranno il nuovo testo nelle imprese. Nicolosi: «Le sanzioni sono un freno ai delegati e al diritto di sciopero»
Un testo che limi­terà for­te­mente l’agibilità sin­da­cale, soprat­tutto quella dei dele­gati: quello appro­vato ieri sera dal diret­tivo Cgil – con 95 sì, 13 no e 2 aste­nuti – è una spe­cie di «mostro modi­fi­cato» rispetto all’accordo chiuso con le imprese il 31 mag­gio scorso, e la Fiom ha già annun­ciato che non lo applicherà.L’orrido «ogm sin­da­cale» è stato par­to­rito il 10 gen­naio, die­tro l’insistenza della Con­fin­du­stria, soste­nuta da Cisl e Uil, che ha pre­teso di intro­durre alcune novità chiave: e Susanna Camusso, rima­sta iso­lata, ha scelto di accet­tare e fir­mare.

 Nel nuovo testo sono stati inse­riti per ben 5 volte i ter­mini «san­zione» e «san­zio­nare» (ine­si­stenti nella ver­sione pre­ce­dente), men­tre si è pre­vi­sto che in attesa (e in assenza) dei con­tratti nazio­nali che que­ste san­zioni dovranno sta­bi­lire, sarà un col­le­gio arbi­trale (for­mato da rap­pre­sen­tanti delle con­fe­de­ra­zioni e delle imprese) a sta­bi­lire appunto le “puni­zioni” per chi non rispetta gli accordi. Un atten­tato, quindi, all’autonomia delle categorie.
Le pro­te­ste più forti sono venute dal segre­ta­rio della Fiom Mau­ri­zio Lan­dini, da Gianni Rinal­dini e dal segre­ta­rio con­fe­de­rale, coor­di­na­tore di Lavoro Società, Nicola Nico­losi. «Si è creata una frat­tura forte nella Cgil, e adesso sicu­ra­mente tutto il con­gresso verrà assor­bito da que­sto con­tra­sto sulla rap­pre­sen­tanza», spiega Nico­losi. Ieri sera dun­que si è rotta defi­ni­ti­va­mente la tre­gua, siglata fir­mando lo stesso docu­mento di mag­gio­ranza, tra Mau­ri­zio Lan­dini e Susanna Camusso, e i pros­simi mesi non saranno facili.Per­ché Lan­dini a que­sto punto ha deciso di andare per la pro­pria strada, annun­ciando che «per la Fiom, non essen­doci il voto dei lavo­ra­tori, quell’intesa non è da rite­nersi vin­co­lante»: quindi non verrà appli­cata nelle imprese dove la Fiom è pre­sente.

 Dall’altro lato, Camusso, che ha fatto dell’unità sin­da­cale il suo man­tra, si tro­verà schiac­ciata tra Confindustria-Cisl-Uil da un lato, e le pro­prie tute blu dall’altro: e tro­vare la sin­tesi, assi­cu­rare la pax che ha garan­tito finora, tanto più con la crisi che non accenna a finire e un con­te­sto poli­tico ancora con­fuso e mag­ma­tico, non sarà facile.

 Lan­dini ieri ha attac­cato Camusso fron­tal­mente, senza peli sulla lin­gua, accu­san­dola di non gestire la Cgil in modo demo­cra­tico, e di «aver messo il diret­tivo della Cgil di fronte a un testo già fir­mato». «Il modo in cui è stata gestita la vicenda è grave – ha detto il lea­der dei mec­ca­nici – per­ché non si mette il diret­tivo della Cgil di fronte a un accordo già fir­mato».

 E «fin­ché sono il segre­ta­rio della Fiom non accetto che qual­cuno al mio posto, sulla mia testa, fac­cia degli accordi senza met­tere nelle con­di­zioni gli iscritti e i dele­gati di poter intervenire».Tutto que­sto, ha aggiunto, «vuol dire che c’è anche un pro­blema di demo­cra­zia nella Cgil, si rende evi­dente che c’è una crisi demo­cra­tica del nostro sin­da­cato». «Io – ha spie­gato – sono pie­na­mente den­tro le regole e lo sta­tuto Cgil, ne chiedo l’applicazione.

Non è demo­cra­tico fir­mare un accordo e poi dire a tutti “ditemi di sì” per­ché altri­menti c’è la fidu­cia sul segre­ta­rio. Non si gesti­sce così un’organizzazione».

L’attacco a Camusso, da parte di un segre­ta­rio che ha sem­pre gestito i rap­porti Fiom-Cgil con cau­tela e diplo­ma­zia, è senza pre­ce­denti. Lan­dini, negando davanti ai gior­na­li­sti di voler uscire dalla Cgil – «Non ho nes­suna inten­zione di andare via, per­ché la Fiom è la Cgil» – ha chie­sto di sot­to­porre il testo a refe­ren­dum. «Ma – ha con­cluso – la pro­po­sta di Camusso è che decide il diret­tivo e non c’è alcuna con­sul­ta­zione.

Anzi ci sono le assem­blee infor­ma­tive di Cgil, Cisl e Uil da orga­niz­zare. I lavo­ra­tori però per me devono poter deci­dere su quello che li riguarda, non solo ascoltare».Sulla stessa linea, Nicola Nico­losi, la cui area Lavoro Società (18 per­sone) ha deciso di non par­te­ci­pare al voto: «Lo abbiamo fatto per­ché non rico­no­sciamo nean­che la legit­ti­mità di un voto simile, dove si chiede pra­ti­ca­mente di dire sì a deci­sioni già prese: impe­den­doci così di discu­tere del merito, e ridu­cendo tutto a un voto di fidu­cia sul segre­ta­rio gene­rale», spiega.

 Oltre ai 18 di Lavoro e società, man­cano all’appello altri 52 voti (il totale dei mem­bri del diret­tivo è di 180 per­sone, i 13 no sono quelli della Fiom). «Almeno una cin­quan­tina di per­sone della mag­gio­ranza per un motivo o per l’altro non hanno votato – dice Nico­losi – E se fossi il segre­ta­rio gene­rale, mi chie­de­rei dove sono finiti».Il ter­reno sotto Susanna Camusso, insomma, è diven­tato rovente.

E sep­pure la gran parte dei segre­tari di cate­go­ria l’appoggi, non è escluso che il con­gresso adesso si pola­rizzi, gra­zie al forte impatto media­tico di Mau­ri­zio Landini.E sul merito? Del col­le­gio arbi­trale, si è già detto: Lan­dini sicu­ra­mente non ha gra­dito che a giu­di­care del com­por­ta­mento delle sue strut­ture e dei suoi dele­gati, pos­sano essere i con­fe­de­rali, seduti allo stesso tavolo con mana­ger e imprenditori.

Quanto alle san­zioni (pre­vi­ste per chi non rispetta gli accordi fir­mati: sia il lavo­ra­tore, che la sua sigla sin­da­cale, che l’impresa), Nico­losi dice che «così si ini­bi­sce l’attività dei dele­gati, il diritto di scio­pero. Si met­tono paletti e buro­cra­zia su quello che dovrebbe essere spon­ta­neità e movi­mento. Ci stiamo ammaz­zando da soli: senza dele­gati il sin­da­cato è desti­nato a sparire».

Cgil, il documento alternativo alla Fiom: "Rompete con la maggioranza"

I sostenitori del documento alternativo "Il sindacato è un'altra cosa" (di cui è leader Giorgio Cremaschi) che non hanno partecipato al voto nel direttivo Cgil dell'altro giorno, quello convocato per approvare l'accordo sulla rappresentanza, considerano quel testo una violazione dello statuto della Cgil e quindi sono pronti a ricorrere alle vie formali: "Né la segreteria né il direttivo - si legge in una nota - hanno il potere di non rispettare o di cambiare nei fatti lo statuto dell'organizzazione". "La sostanza è che con la sentenza di luglio - si legge in un comunicato - la Corte Costituzionale ha affermato che non si possono condizionare la rappresentanza e i diritti sindacali all'obbligo della firma degli accordi.

 E ancora di più che i lavoratori hanno diritto a scegliere liberamente chi li deve rappresentare.

 L'accordo sulla rappresentanza nega queste principi, come definirlo se non incostituzionale?" Gli altri passaggi che il documento alternativo considera non leciti riguardano le procedure di decisione e arbitrato sull'attività sindacale, le sanzioni anche pecuniarie per le strutture e i lavoratori che fanno i delegati, le regole e lo spirito dell'intesa sulla rappresentanza violano lo spirito e le norme della costituzione democratica della CGIL. "Si costituisce un sistema sindacale aziendalista e al tempo stesso centralizzato in forma autoritaria, le autonomie delle categorie e i diritti democratici degli iscritti sono tutti sottoposti al controllo di conformità all'accordo.

La CGIL, se applica l'accordo, deve non rispettare il proprio statuto", si legge ancora. "Il sindacato è un'altra cosa" non può non sottolineare come lo scontro sulla rappresentanza ha provocato l'esplosione della maggioranza che da poco si era presentata assieme nel congresso. "Nel direttivo nazionale Susanna Camusso e Maurizio Landini si sono affrontati con una durezza rara. E con accuse che se portate avanti coerentemente non possono che mettere reciprocamente in discussione il ruolo e la persona". Landini è arrivato ad affermare che non rispetterà le decisioni del direttivo "e siamo d'accordo", "abbiamo subito sostenuto che a questa intesa si disobbedisce, che nostro primo compito è farla saltare rendendola inapplicabile".

Il documento coglie "due grandi contraddizioni nella posizione del segretario della FIOM".

La prima, sulla quale ha giocato Susanna Camusso, è che l'intesa del 10 gennaio applica quella del 31 maggio scorso.
 La seconda contraddizione è che non si può dire che non si accettano le decisioni del direttivo e poi continuare a far parte della maggioranza. "La FIOM nazionale ha sospeso i congressi e svolgerà assemblee di delegati. Poi pare che Landini e la sua area abbiano intenzione di presentare emendamenti contro l'accordo, emendamenti al documento firmato da Susanna Camusso.

 Ma scherziamo? Si afferma, giustamente, che è in discussione la democrazia in CGIL e poi tutto questo si traduce in una nuova postilla al documento Camusso?". "Non chiediamo a Landini di venire nel documento alternativo, anche se non siamo degli appestati. Rompa lui con il documento che in premessa esalta l'accordo del 31 maggio e passi lui, nei suoi modi, all'opposizione in CGIL. Faccia questa scelta e noi troveremo il modo di fare una battaglia comune, passando sopra a tutte le cattiverie che abbiamo subito. Ma rompa sul serio e prima di tutto ritiri la firma dal documento Camusso".

 Il documento "Il sindacato è un'altra cosa" sostiene che presentare ora agli iscritti il documento di maggioranza come se niente fosse, mentre i leader di quella maggioranza si dividono e scontrano sulla natura stessa della CGIL, "non sarebbe solo un intollerabile inganno, ma una scelta poco seria".



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mercoledì 8 gennaio 2014

Camusso segretario Cgil : sostegno al reddito durante la disoccupazione



Il segretario Cgil intervistato da la Stampa: serve un sistema di ammortizzatori sociali che garantisca diritti, qualunque sia il settore e la modalità con cui si lavora e anche quando si perde il posto. Con 7-8 miliardi all'anno la riforma è possibile

Cosa significa un sistema di ammortizzatori «universale» per la Cgil? E' quello che spiega oggi, in un'intervista pubblicata da La Stampa, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che interviene così nel dibattito sul Job Act che il Pd si appresta a lanciare. Per Camusso, “la radice del problema è dare diritti ai lavoratori qualunque sia il settore e la modalità con cui lavorano”.

Dunque, serve ad un primo livello “un sistema di Cassa integrazione per tutte le dimensioni di impresa, con la stessa contribuzione, che risponda alle ristrutturazioni aziendali, alle crisi e alle fermate temporanee” e in secondo luogo, continua Camusso, “chiamatelo come vi pare”, ma “serve un sostegno al reddito durante la disoccupazione”.

Per il segretario Cgil, le riforme introdotte dalla ex ministro Fornero non hanno fatto altro che generare nuove differenze, mentre è evidente che “occorre uno strumento che interviene a favore di chiunque perda il lavoro, anche se questo lavoro è precario, o finto autonomo, come tante partite Iva o gli 'associati in partecipazione'”.

Sul metodo di finanziamento di un sistema nuovo come questo, Camusso osserva che “in tutto il mondo imprese e lavoratori contribuiscono al finanziamento del sistema di disoccupazione. Poi si può pensare che una volta creato un sistema universale di Cig, le risorse che oggi alimentano la cassa in deroga possano essere deviate sul sostegno alla disoccupazione dei lavoratori precari. E in ogni caso bisogna evitare dispersioni: il ministro Giovannini vuole sviluppare i fondi bilaterali previsti dalla riforma Fornero, ma è un errore. Perché ancora una volta si accrescono le diseguaglianze tra i lavoratori e finirà che bisognerà disperdere altre risorse”. Per cominciare, comunque, secondo Camusso, “si può usare una parte consistente dei fondi per la formazione professionale”.

Ma a quanto ammontano le risorse necessarie per un simile progetto di riforma? “Considerando che abbiamo speso quasi 3 miliardi ogni anno per la Cig in deroga – risponde il segretario Cgil - sono necessari 7-8 miliardi l'anno. Dopodiché puoi anche partire gradualmente, in progressione”.

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sabato 26 gennaio 2013

Camusso: Cgil presenta il Piano del lavoro



 Il lavoro prima di tutto. Non ha avuto dubbi Susanna Camusso nell’aprire la Conferenza di programma della Cgil, appuntamento nel quale il sindacato, neanche a dirlo, ha presentato il nuovo piano per l’impiego. ”Parlare del lavoro è parlare del pane, è l’unica vera condizione per creare ricchezza nel nostro Paese e nel mondo, è la condizione per uscire dalla crisi” ha detto il segretario, che non ha avuto parole dolci per l’operato del governo Monti”Le scelte europee e la loro traduzione italiana hanno aggravato la crisi, non hanno posto le premesse per uscirne” ha detto il leader sindacale. Che poi ha dato la sua spiegazione alla presa di posizione. “E’ stata sbagliata la premessa: quella del rigore e dell’ossessione del debito pubblico” ha detto Susanna Camusso, secondo cui “dobbiamo essere netti: non si esce dalla crisi italiana se non c’è un governo che sappia e voglia scegliere, che sappia proporre una via di uscita dalla crisi”.
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La strada, a sentire il segretario, è già tracciata. ”La prima grande necessità si chiama equità fiscale, una seria progressività della tassazione e una tassa sulle grandi ricchezze, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie mobiliari e immobiliari” ha detto la sindacalista, per cui un’altra delle “strade di finanziamento” consiste nella lotta all’evasione fiscale: ”Dopo anni di propaganda pro-evasione, il tema deve e può tornare sui giusti binari”. Susanna Camusso, poi, ha affrontato il tema della campagna elettorale, attaccandone i toni degli ultimi giorni: “Non è riconoscimento e rispetto quel tramestio che caratterizza la campagna elettorale in corso – ha detto – che non distingue i ruoli, che confonde responsabilità, che cerca nemici per non provare a misurarsi sui contenuti, che scarica responsabilità per non ammettere che ha trascurato il Paese”.
Il piano del lavoro presentato dalla Cgil
”Creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese”: è questo lo slogan con cui la Cgil ha presentato un nuovo Piano del lavoro, a distanza di 64 anni da quello firmato nel 1949 da Giuseppe Di Vittorio. Al centro ci sono i giovani. E, appunto, la creazione di posti di lavoro. A questo obiettivo possono essere destinati 50-60 miliardi di euro nel triennio. L’attivazione del Piano avrebbe un impatto, nel 2013-2015, di un +2,9% sull’occupazione, +3,1% sul Pil e riporterebbe la disoccupazione ai livelli pre-crisi. In particolare, secondo una simulazione econometrica del Cer (Centro Europa ricerche), la sua attuazione potrebbe generare per l’occupazione (prevista a -0,4% quest’anno) una crescita dell’1,9% nel 2013, dello 0,6% nel 2014 e dello 0,4% nel 2015.
Il tasso di disoccupazione (che oggi viaggia oltre l’11%) quindi potrebbe arrivare al 7% nel 2015 (9,6% nel 2013 e 8,5% nel 2014). Il Pil, sempre sulla base delle stesse proiezioni, potrebbe segnare una crescita cumulata del 3,1% (2,2% nel 2013, 0,8% nel 2014, 0,1% nel 2015). Una forte spinta arriverebbe dagli investimenti (+10,3% sempre nel triennio). Aumenterebbero anche il reddito disponibile (+3,4%) e i consumi delle famiglie (+2,2%). Le risorse vanno destinate principalmente al piano “straordinario” di creazione “diretta” di posti di lavoro (15-20 miliardi), al sostegno all’occupazione e agli ammortizzatori sociali (5-10 miliardi), ad un “nuovo” welfare (10-15 miliardi), ai progetti operativi (4-10 miliardi) ma anche alla “restituzione fiscale” (15-20 miliardi).
Per recuperarle, si fa leva innanzitutto su una “riforma organica” del sistema fiscale, con un “allargamento” delle basi imponibili, una “maggiore progressività” delle imposte ed una patrimoniale sulle grandi ricchezze, insieme ad un recupero “strutturale” dell’evasione: da qui possono arrivare, come entrate, almeno 40 miliardi annui. Altri 20 miliardi di risparmi strutturali possono essere generati dalla riduzione dei costi della politica e degli sprechi e dalla “redistribuzione” della spesa pubblica. Insieme ad un utilizzo programmato dei Fondi strutturali europei. Anche il riordino delle agevolazioni e dei trasferimenti alle imprese può consentire il recupero di almeno 10 miliardi. Il piano punta anche su un “ritrovato protagonismo dell’intervento pubblico” come “motore” dell’economia. La Cassa depositi e prestiti può diventare “uno dei soggetti essenziali per l’innovazione e la riorganizzazione del sistema Paese”.

LEGGI ANCHE http://cipiri5.blogspot.it/2013/01/ingroia-scrive-alla-cgil.html

Ingroia scrive alla Cgil


“Care amiche e amici della Cgil, vi scrivo per riassumere ciò che avrei detto se fossi stato invitato ad intervenire alla vostra conferenza sul programma, al pari degli altri candidati per la Presidenza del Consiglio”. E’ quanto afferma, in una lettera aperta agli iscritti della Cgil, il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia.
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