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mercoledì 2 maggio 2018

Primo Maggio, a Taranto il Concertone fra musica e protesta


Primo Maggio, a Taranto il Concertone fra musica e protesta: 
"E' la città più vessata d'Italia"

Sul palco anche l'attore Michele Riondino, direttore artistico con Roy Paci e Antonio Diodato, che ha ricordato come il tema di quest'anno sia 'Riprogrammiamo il futuro'



TARANTO - Migliaia di persone hanno raggiunto il parco archeologico delle Mura Greche a Taranto per il Concertone del Primo Maggio, organizzato dal Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti e che torna dopo un anno di pausa per la quinta volta. La musica si alterna alle voci di protesta dei territori che subiscono gli effetti dell'inquinamento della grande industria o progetti altamente impattanti, ma si parla anche di alternativa economica, di sfruttamento sui luoghi di lavoro, di sicurezza, di immigrazione, di femminicidi.



A condurre l'evento sono Valentina Petrini, Valentina Correani, Andrea Rivera e Martina Dell'Ombra. Ai due ingressi del parco vengono consegnati  ticket numerati che servono come contapersone: per questioni di sicurezza la capienza massima dell'area recintata è di 50mila presenze. Sul palco anche l'attore Michele Riondino, direttore artistico con Roy Paci e Antonio Diodato, che ha ricordato come il tema di quest'anno sia 'Riprogrammiamo il futuro'. Fra gli artisti del Concertone ci sono Emma Marrone, Brunori Sas, Levante, Noemi, Vinicio Capossela, Mezzosangue, Irene Grandi, Ghemon, Teresa De Sio, Coma_Cose, Piotta, Luca De Gennaro, Modena City Ramblers, Lacuna Coil e Terraross.

In mattinata si era tenuto un dibattito sull'Ilva e l'accordo di programma per Taranto, elaborato da cittadini e associazioni, a cui ha partecipato anche il governatore Michele Emiliano. Dall'iniziativa è emerso che in autunno sarà organizzato uno sciopero generale contro le ingiustizie, non soltanto ambientali, che avrà luogo a a Taranto perché "può essere considerata la città più vessata d'Italia".

'I figli dei Tamburi chiedono giustizia', era scritto sullo striscione srotolato sul palco dalle mamme del rione a ridosso dell'Ilva, riunite nel movimento Tamburi combattenti. Hanno testimoniato le preoccupazioni per la salute dei propri figli e in generale di tutti i tarantini a causa delle emissioni inquinanti del siderurgico, specie durante i 'wind days', i giorni di forte vento proveniente da nord-ovest che trascina sul quartiere le polveri minerali dell'Ilva e costringe gli abitanti ad adottare precauzioni particolari.


"Nonostante tutto - ha gridato sul palco Celeste Fortunato, portavoce del movimento Tamburi combattenti - noi oggi siamo qui. Noi non possiamo portare i nostri figli nei parchi a giocare perché i terreni sono contaminati, noi non possiamo stendere il bucato se prima non puliamo i balconi". E ancora: "Le nostre case facciamo fatica a tenerle pulite e sono state svendute e svalutate. D'estate, quando è indispensabile tenere le finestre aperte, i piedini dei nostri figli diventano neri. E d'inverno, quando le finestre sono chiuse, le polveri e i fumi s'insinuano ugualmente, ci bruciano gola e polmoni e abbiamo una costante paura di ammalarci".

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UNO MAGGIO LIBERO E PENSANTE

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Uno Maggio Libero e Pensante



La Sinistra non è morta.
 Da Taranto batte un colpo quella “che si rimbocca le maniche

“È la sinistra rappresentativa che è in crisi, non quella dei temi“. C’è un filo rosso che accomuna i movimenti, le associazioni, i comitati e gli attivisti in piazza a Taranto per il concertone del “Uno Maggio Libero e Pensante“.  La sinistra è morta, o batte un colpo tra movimenti e persone che lavorano nel nome della solidarietà e della giustizia sociale? “Quello che manca è la rappresentanza”, ragiona Massimo Ruggieri di Giustizia per Taranto, gruppo di cittadini attivi sul tema dei danni dell’inquinamento industriale. “Ed è la dimostrazione che dobbiamo riprendere in mano il nostro destino dal basso“. Insomma, si fa politica in assenza di politica, raccontano a Taranto. Una politica di sinistra.



Al sud come al nord. “Siamo costretti ad agire come cittadini, perché la politica è lontana e resta a guardare dai palazzi mentre la gente soffre”, dice Raffaella Giubellini, che viene da Brescia ed è una delle ‘Mamme di Castenedolo‘, meglio note come le “mamme volanti“. “Ci chiamano così perché per denunciare le ferite del nostro territorio – 13 milioni di rifiuti in 5 km quadrati e a 500 metri da centri abitati e da una scuola – abbiamo preso un aereo ultraleggero e abbiamo sorvolato la zona per mapparla. Sono di sinistra ma mi sento tradita dalla sinistra: non ha fatto altro che strizzare l’occhiolino alle politiche di destra”.

A Taranto, in piazza e sul palco, batte un colpo la sinistra “che si rimbocca le maniche”. Segnalando la morte di un’altra sinistra, quella dei partiti che avrebbero dovuto rappresentarla. “Dobbiamo ridefinire le politiche mettendo al centro l’essere umano”, sostiene l’assessora alla cultura di Casale Monferrato, Daria Carmi. All’evento del Primo maggio porta il racconto della lotta per abbattere quella che è stata la più grande fabbrica di manufatti d’amianto d’Europa. “La nostra esperienza racconta di un cambio possibile dei paradigmi politici. Per tornare a rappresentare i cittadini. Tutti”.

E se gli interventi in scaletta sembrano una vera e propria mappa della sinistra possibile, c’è anche chi rilancia. “Questa piazza può essere un punto di ripartenza per una sinistra che non sia più quella lontana dai diritti e dalle persone”, dice Gennaro Giudetti. Ha 27 anni e a novembre scorso, volontario dell’ong Sea-Watch, ha lanciato un appello al ministro Marco Minniti dopo aver recuperato con le proprie mani decine di persone e un bambino senza vita in un naufragio nel mar Mediterraneo. “La sinistra è morta se vuole fare la morta”, dice il cantante dei Modena City Ramblers, Davide Morandi. “Ma c’è ancora. Deve tornare a parlare con la gente, che ha ancora bisogno di certi valori e ideali”.


“I movimenti hanno sempre continuato a rivendicare i loro temi, senza trovare rappresentanti”, dice ancora Ruggieri. Ma come ripartire? Come ricostruire? “È un cammino lungo. Parte dalla consapevolezza di quello che ci circonda e del futuro che vuoi per te e i tuoi figli”, prova a rispondere un’altra mamma Rosa Cerotti del gruppo di Castenedolo. “Ne usciremo quando le nuove generazioni prenderanno coscienza di tutto questo”, dice la cantante tarantina Mama Marjas. “Ma ci sveglieremo quando accadrà qualcosa di brutto”, aggiunge. Meno pessimista il suo collega Brunori Sas, sul palco nel corso della serata. “Serve capacità di comprensione e di interlocuzione, senza aver paura di essere velleitari o radical chic se usiamo il linguaggio dell’approfondimenti, della cultura, purché lo si faccia per arrivare a tutti”




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venerdì 27 luglio 2012

ECOLOGIA: TARANTO: L'INQUINAMENTO DEI FONDALI

  Ilva di Taranto

TARANTO: BLITZ ECOLOGISTA RIVELA L'INQUINAMENTO DEI FONDALI

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