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sabato 17 marzo 2018

E' sfida robot-uomo, fra 30 anni la Disoccupazione sarà al 50% ?


Allerta esperti,
 ma bisogna reinventare il concetto lavoro 

Fra trent'anni i robot ci avranno trasformato in un esercito di disoccupati a caccia di hobby, o saranno i nostri migliori 'colleghi' di lavoro, pronti a sbrigare i compiti più ripetitivi e pesanti lasciandoci liberi di esprimere la nostra creatività? Sono questi gli interrogativi e i diversi scenari che dividono gli esperti che però concordano tutti su un punto: quella dell'automazione sarà una sfida cruciale a cui bisognerà prepararsi per tempo, magari reinventando il concetto di lavoro. 

  Ad accendere nuovamente la scintilla del dibattito è Moshe Vardi, esperto di informatica della Rice University di Houston, in Texas. Al convegno della Società americana per l'avanzamento delle scienze in corso a Washington ha tracciato uno scenario quasi apocalittico: entro il 2045 i robot potranno sostituire l'uomo nella maggior parte delle attività lavorative, portando la disoccupazione sopra la soglia del 50%. Come reagirà l'economia globale? Come ci reinventeremo l'uso del tempo libero? La questione è di scottante attualità, tanto da essere finita al centro dell'ultimo World Economic Forum di Davos, che nel suo ultimo rapporto ha affrontato il tema della cosiddetta 'Quarta rivoluzione industriale' prevedendo la perdita di 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi 4 anni per colpa dell'automazione. 

 ''La tecnologia che stiamo sviluppando porterà davvero benefici al genere umano?'', domanda Vardi snocciolando i dati sugli ultimi progressi nel campo dell'intelligenza artificiale. ''La risposta tipica è che se le macchine faranno il nostro lavoro, allora avremo più tempo libero per fare ciò che ci piace, ma non penso che sia una prospettiva allettante.
Credo che il lavoro sia essenziale per il benessere dell'uomo''.   

Di tutt'altro avviso è Filippo Cavallo, esperto di robotica sociale della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che invece vede nei robot un'opportunità di cooperazione e non una minaccia per l'occupazione.

 ''Nei prossimi 30 anni le macchine non saranno in grado di sostituire completamente l'attività dell'uomo, anzi: grazie a loro nasceranno nuove figure professionali, perché servirà personale qualificato per produrle, programmarle e fare manutenzione''. I robot diventeranno probabilmente dei 'colleghi' e ''lavoreranno al nostro fianco per sollevarci dai compiti più ripetitivi e pesanti, permettendoci di rendere più 'umano' il nostro lavoro'', aggiunge Cavallo. ''Possiamo immaginare che in un futuro più lontano i robot potranno mettere a rischio i lavori più ripetitivi e manuali, dove il contributo umano non è così determinante''. Una prima dimostrazione è arrivata poche settimane fa da Singapore, dove il robot Nadine ha preso servizio come receptionist alla Nanyang Technological University. ''Questo non significa necessariamente che ci sarà più disoccupazione - conclude Cavallo -. E' un po' come l'avvento del bancomat, che ci ha tolto la fila allo sportello ma ha permesso agli impiegati della banca di svolgere altre funzioni.
Come loro anche noi, in futuro, dovremo reinventarci il lavoro''.

leggi anche
robot al lavoro

http://cipiri5.blogspot.it/2018/03/lavoro-entro-il-2030-quello-che-si-fa.html





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Lavoro: entro il 2030 quello che si fa oggi sara' in mano a robot


2000 hamburger al giorno, troppo veloce per i colleghi umani: "licenziato" il robot Flippy Il robot "stakanovista" era impiegato dalla catena californiana Caliburger, a Pasadena. 

I robot e l'intelligenza artificiale stanno facendo passi da gigante, ma forse non sono così pronti a soppiantare il lavoro degli uomini come lasciano intendere tante previsioni. In California, dopo poche ore di lavoro, è stato messo da parte flippy, un automa impiegato in una catena di fast food a Pasadena: riusciva a cuocere fino a 2000 hamburger al giorno, ma il resto dei dipendenti non stava al passo nel confezionare altrettanti panini. "Quando sei in cucina e lavori con altre persone sei abituato a parlare per coordinare le attivita'. Con flippy questo non è possibile, devi organizzarti seguendo il suo ritmo", spiega a Usa Today, Anthony Lomelino di Cali Group, proprietaria dei fast food in cui il robot era stato 'assunto'. In pratica, c'e' bisogno di piu' tempo e formazione per coordinare il lavoro svolto dagli automi e dagli umani. E così flippy, pur restando un'esclusiva della catena Caliburger, 
e' stato momentaneamente messo da parte. 


Solo poche settimane fa, un altro robot, Fabio, è stato licenziato in Gran Bretagna: era stato impiegato in un supermercato di Edimburgo per accogliere i clienti e rispondere alle loro richieste ma non ha retto il confronto con i suoi colleghi umani. Mentre questi ultimi riuscivano ad attirare circa 12 clienti in 15 minuti, l'automa ne attirava solo due. Gli esperimenti non fortunati di Flippy e Fabio fanno tuttavia riflettere su come sta cambiando il lavoro. Secondo un recente rapporto della Mckinsey, 375 milioni di persone dovranno cercare un nuovo lavoro entro il 2030 perche' quello che fanno oggi sara' in mano a robot. 

leggi anchesfida robot-uomo http://cipiri5.blogspot.it/2018/03/e-sfida-robot-uomo-fra-30-anni-la.html




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lunedì 12 dicembre 2016

Robot Rubano Posti di Lavoro



I più colpiti sono i lavori d'ufficio, i compiti di ragionieri, commercialisti e simili, la cui esistenza rischia di essere resa inutile dal progresso di computer e intelligenza artificiale

 Nei prossimi anni i robot potrebbero far scomparire 15 milioni di posti di lavoro in Gran Bretagna, quasi la metà del totale. Il monito viene da Mark Carney, governatore della Banca d'Inghilterra, in un discorso che ha fatto ieri sera a un convegno organizzato dalla Liverpool University. Molti lavori oggi fatti da esseri umani potrebbero venire automatizzati grazie alla rivoluzione tecnologica e digitale: i più direttamente minacciati, afferma Carney, sono i posti nel settore amministrativo, i lavori d'ufficio, i compiti di ragionieri, commercialisti e simili, la cui esistenza rischia di essere resa inutile dal progresso
 di computer e intelligenza artificiale.



"La nuova età delle macchine potrebbe avere effetti devastanti per la forza lavoro", ha detto il governatore della banca centrale inglese. "Ogni rivoluzione tecnologica distrugge spietatamente posti di lavoro, e di conseguenza vite e identità, prima che emergano nuove occupazioni. "E' accaduto con la fine dell'economia agricola e l'emergere della rivoluzione industriale, si è ripetuto quando l'economia dei servizi ha eclissato quella manifatturiera, e ora è probabile che il fenomeno si ripeta colpendo classe lavoratrice e classe media".



In un precedente studio sull'argomento, Andy Haldane, capo economista della Banca d'Inghilterra, aveva a sua volta avvertito che l'automazione minaccia gran parte dell'odierna forza lavoro, citando tuttavia parrucchieri, baby-sitter e badanti come i mestieri a basso reddito considerati più sicuri di continuare a esistere anche dopo la nuova rivoluzione tecnologica del nostro tempo.



Nel suo discorso all'università di Liverpool, Carney ha criticato inoltre il "decennio perduto" 2007-2017, in cui per la prima volta dal 1860 il valore dei salari nel Regno Unito in termini reali è sceso anziché aumentare, un fenomeno che "nessuno che vive oggi aveva mai conosciuto prima d'ora" e che ha generato scontento, pessimismo, proteste contro la globalizzazione. Tra i più colpiti, secondo il governatore, i "millennials", i giovani nati a cavallo del nuovo millennio: i ventenni di oggi, ha indicato, guadagnano 8 mila sterline l'anno meno di quelli della generazione precedente. E con l'avvento della "età delle macchine" sarà una parte sempre più ampia della popolazione a fare un passo indietro. 
Prendere contro misure, è sottinteso nel suo intervento, sarà assolutamente necessario, per evitare scossoni politici come quelli di questo 2016.

LEGGI ANCHE
SOSTITUISCONO L'UOMO NEL LAVORO

http://cipiri00.blogspot.it/2016/09/i-robot-sostituiranno-luomo-nel-lavoro.html

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mercoledì 7 settembre 2016

Robot e Reddito Minimo



Non possiamo parlare di robot senza parlare anche di reddito minimo

Un tempo le discussioni sul reddito di base il salario che il governo dovrebbe garantire a ogni cittadino erano relegate allo squallido ufficio di qualche politico di estrema sinistra o alla stanza di qualche studente idealista determinato a risolvere i problemi ereditati dalla precedente generazione. Era un dibattito che verteva sulla responsabilità sociale. Non era un fatto economico ma morale.

La significativa accelerazione nel processo di automazione del lavoro e progressiva sostituzione dei dipendenti umani, però, sta riportando in auge il tema. La società di oggi rischia di pagare cari gli sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale o della crescente automazione e si cercano modi di intervenire prima che sia troppo tardi. Tra questi,
 l’opportunità di garantire un reddito di base.





L’ascesa dell’intelligenza artificiale

Oren Etzioni, amministratore delegato dell’istituto Allen per la ricerca sull’intelligenza artificiale, crede che l’IA sia la chiave per la creazione di una vera utopia—ma la strada sarà piena di ostacoli. “Sarà difficile,” spiega Etzioni. “Molte persone perderanno il posto di lavoro e bisogna prendersi cura di loro. 
Da tempo si parla di reddito di base, di imposta negativa e programmi di formazione. Abbiamo il dovere di trovare un modo per aiutare la gente a fronteggiare la natura specifica dei cambiamenti tecnologici in corso.”

La natura specifica in questione è, in larga parte, l’ascesa dell’intelligenza artificiale. Conosciamo già, per esempio, gli esiti di un’eventuale automazione nel settore del trasporto su gomma: sparirebbero 3 milioni di posti di lavoro solo negli Stati Uniti, più altri 6.8 milioni di lavoratori in altre parti dell’industria. 


Si pensi ora alle ripercussioni che la cosa avrebbe, per esempio, sull’attività della polizia che guadagna circa 6 miliardi di dollari l’anno con le multe per eccesso di velocità ovviamente si perderebbero molti altri posti di lavoro. E ancora si pensi agli avvocati e alle compagnie d’assicurazione coinvolte negli incidenti automobilistici, i meccanici, gli psicoterapeuti e i fisioterapisti specializzati, le scuole guida e così via. Improvvisamente il livello di disoccupazione è sconvolgente e questo per quanto riguarda la 
sola introduzione di auto senza pilota.



La longa manus dell’automazione

L’IA non creerà solo auto senza pilota, però. Prendiamo, per esempio, l’industria alimentare. Un ricercatore del MIT ha creato BakeBot Robot che utilizza uno scanner laser e una fotocamera stereoscopica per identificare gli ingredienti di una pietanza e li cucina, facendo affidamento su componenti robotiche piuttosto elementari. Molti ristoranti stanno già sperimentando la possibilità di ridurre il personale, integrando l’uso di app nel processo di ordinazione e pagamento. Un giorno, l’ordine potrebbe arrivare direttamente in cucina, dove BakeBot procederebbe a prepararlo. Il cibo, poi, sarebbe consegnato da droni, alternativa possibile già oggi. Ed ecco che in pochi passaggi abbiamo completamente eliminato i dipendenti umani da un intero ristorante, il tutto facendo affidamento su un 
tipo di tecnologia che è già disponibile. Certo, la tecnologia è ancora imperfetta,
 ma è solo questione di tempo.

Ci sono altre cose, poi, che risolveremo a breve, come l’automazione dei servizi medici. La telemedicina o l’uso di intelligenze artificiali a scopi diagnostici ridurrà drasticamente il numero di visite non urgenti al pronto soccorso, un problema che i metodi tradizionali non sono riusciti a risolvere. La chirurgia robotica, o la chirurgia assistita da robot, è uno strumento comune che permette al chirurgo umano un 
grado di precisione e controllo senza precedenti. Al momento queste macchine richiedono operatori umani, ma il grande balzo a macchine completamente autonome è imminente.



La macchina pensante

La vera svoltà si avrà se, o quando (e sembrerebbe sempre più una questione di “quando”), le 
macchine saranno genuinamente creative. Da tempo abbiamo iniziato ad automatizzare compiti fisici, ma l’automazione dei compiti cognitivi è sempre stata più impegnativa. Gli esperti in materia discutono la definizione stessa di intelligenza artificiale e gli obiettivi raggiunti, ma tutti concordano che una vera intelligenza generale sembra lontana. Ma ci stiamo avvicinando.
AlphaGo ha recentemente battuto Lee Sedol a Go, un risultato che, nel 2015, sembrava ancora distante un decennio. Il momento più entusiasmante dell’incontro è stato una singola mossa nella seconda partita così strana che un commentatore si è sbilanciato nel definirla un errore. Una mossa che nessun giocatore umano si sarebbe sognato di fare, ma Fan Hui, un altro campione di Go, l’ha definita “splendida.” Solitamente definiamo la creatività come l’abilità di creare arte o fare battute, ma “pensare fuori dagli schemi” è una forma di creatività. Arrivare obliquamente alla soluzione di un problema è 
sempre stato difficile per i computer, ma AlphaGo ha chiaramente superato l’ostacolo.

Il Boston Consulting Group prevede che per il 2025 un quarto dei posti di lavoro totali saranno persi a favore di applicazioni software o robot. Garner, un’azienda di ricerca tecnologica, corregge la stima al rialzo fino a un terzo, mentre Carl Benedikt Frey e Michael Osborne, ricercatori presso l’università di Oxford, stimano che entro il 2033 sarà automatizzato il 47% dei posti di lavoro statunitensi.



La domanda a cui il reddito di base può rispondere

Quindi di cosa si tratta, esattamente, e perché sembrerebbe la soluzione ai problemi dell’automazione crescente?Esistono due termini d’uso comune (spesso usati erroneamente come sinonimi): reddito di base e reddito minimo. Il reddito di base è un reddito garantito dalla comunità politica a tutti i suoi membri su 
base individuali, senza requisiti. Significa che ogni persona riceve lo stesso compenso, 
indipendentemente da cosa faccia.

Un reddito minimo, al contrario, è sempre garantito su base individuale, ma tiene conto di fattori come il reddito familiare, eventuali disabilità o può essere pagato in modo pianificato (x per l’affitto, x per il cibo e così via). Il walfare è un esempio di reddito minimo. In molti paesi, un pot-pourri dei programmi statali va ad assemblare la rete di sicurezza che protegge le fasce più povere della popolazione; ma essendo assemblata male, questa rete ha dei buchi. Un vero reddito minimo combinerebbe sussidi e sgravi fiscali.

Se pensate che suoni socialista avete ragione. Eppure un intellettuale conservatore come Charles Murray ha proposto l’introduzione di un reddito annuale di 10.000 dollari. Il fondo permanente dell’Alaska, che è finanziato da investimenti fatti con il ricavato dal commercio di petrolio, paga ogni anno i dividendi a tutti i residenti dello stato. Milton Friedman, un economista spesso citato da conservatori e repubblicani,
 supporta l’introduzione di un reddito di base.

Questo perché il reddito di base permette di fare due cose che faranno saltare la gente di destra sul carro dei servizi sociali: risparmiare soldi e ridurre il governo. Al momento i programmi di assistenza sociale di molti paesi sono un disastro di dipartimenti sovrapposti, organizzazioni e sistemi. Garantire una quantità di denaro specifica a ogni cittadino elimina molto lavoro d’ufficio (e un sacco di posti di lavoro, ovviamente).

Non tutti sono d’accordo. La paura maggiore è che si rischi di avere una popolazione demotivata rispetto al lavoro. Gli studi a lungo termine sull’efficacia del programma sono importanti passi avanti verso una sua effettiva implementazione al momento, purtroppo, non ce ne sono molti a disposizione, ma esistono due importanti casi d’uso.

L’esperimento “Mincome” si è tenuto tra il 1974 e il 1979 nella cittadina di Dauphin, in Manitoba. Spesso citato come esempio di successo nella sperimentazione di un reddito di base, in realtà è un tipico esempio di reddito minimo. Tra il 1968 e il 1980 sono stati portati avanti cinque esperimenti di questo tipo in Nord America, in primo luogo per indagare l’impatto di un reddito di base sul mercato del lavoro. Il Mincome era però unico, nelle sue caratteristiche, perché sebbene si concentrasse sui lavoratori poveri, 
non escludeva a priori gli anziani e i disabili. Questo lo rende un benchmark più affidabile di come potrebbe funzionare un reale programma su scala nazionale.

Ogni famiglia o individuo di Dauphin aveva diritto a un certo ammontare mensile che avrebbe sostituito qualsiasi altro supporto economico ricevessero precedentemente. Il loro mincome, poi, veniva decurtato di 50 centesimi per ogni dollaro guadagnato lavorando. Dal momento che Dauphin era una comunità agricola il cui reddito era fortemente legato al successo del raccolto, molti lavoratori non potevano 
sapere in anticipo se avrebbero ricevuto il mincome. Solo 1000 residenti hanno ricevuto il loro e tutti sapevano che l’esperimento era temporaneo
 (il che potrebbe averne falsificato i risultati, sostengono alcuni).

In ogni caso Mincome è stato un grande successo. La paura che le persone avrebbero smesso di 
lavorare si è rivelata infondata; le ore di lavoro sono diminuite solo dell’uno percento per gli uomini, il tre per le donne sposate e il cinque per gli scapoli. Le madri con figli appena nati riuscivano a stare a casa più a lungo, è aumentato il successo scolastico tra i teenager e le visite in ospedale sono diminuite dell’otto percento. SI è registrata anche la diminuzione dell’ospedalizzazione psichiatrica e nel numero di 
colloqui specialistici legati a malattie mentali.

Sfortunatamente un cambio di governo ha portato alla fine del programma e i risultati sono stati a lungo ignorati o sottovalutati. Fino a quando, nel 2011, 
Evelyn Forget non ha pubblicato un’analisi dei risultati. 

Il Canada aveva fatto qualcosa di incredibile, qualcosa che si poteva ritentare.

Nel 2010 l’Iran è diventato il primo paese del mondo a garantire un reddito di base ai suoi cittadini. Pensato come alternativa ai vari sussidi per la benzina e altri generi, a ogni cittadino sono stati accordati 40 dollari mensili. Sfortunatamente il reddito di base è finito per costare al governo più di quanto costassero i precedenti sussidi. Un’opzione per affrontare il problema sarebbe implementare un reddito minimo in luogo del reddito di base, verificando le disponibilità economiche dei beneficiari. Un'altra cosa 
suggerita è stata che un diritto universale non corrisponde all'esercizio universale di quel diritto; se i benestanti possono essere indotti a rinunciare al loro diritto a beneficiare del reddito di base il problema si risolverebbe da solo. Il punto nodale, comunque, è che molte voci suggeriscono il ritorno a un sistema vecchio. Per quanto perfettibile, sembrerebbe che il reddito minimo sia qui per rimanere.

In tutto il mondo alcuni governi stanno prendendo spunto da questi esempi e organizzando i propri esperimenti a riguardo. La provincia canadese dell’Ontario ha recentemente annunciato che nel budget 2016 sarà compresa la sperimentazione di un reddito di base. Anche se la vera dimensione di questo esperimento non è ancora nota, il Canada ha annunciato che lo scopo è stabilire se l’introduzione di un reddito di base possa portare a un complessivo risparmio statale. In Finlandia un esperimento analogo 
inizierà nel 2017 e durerà due anni. Questo sarà l’esperimento metodologicamente più rigoroso a oggi e i promotori attendono con trepidazione i risultati. Nel mentre in Svizzera si terrà in proposito un referendum a giugno di quest’anno e un’organizzazione benefica chiamata Give Directly ha deciso di sollevare il governo da questa responsbilità e impegnarsi direttamente; sta garantendo un reddito di base per 10 anni ad alcune famiglie selezionate in Kenya.

La tecnologia sale in cattedra

Elon Musk e Stephen Hawking sono tra gli 8600 firmatari di una lettera aperta a proposito dei potenziali pericoli legati all’intelligenza artificiale. La lettera espone la necessità di meccanismi di sicurezza per assicurarsi che l’AI sia positiva, piuttosto che neutrale, nei suoi scopi e auspica la massimizzazione dei benefici sociali che possono derivarne.
 In breve, chiede responsabilità sociale.

Le persone che lavorano nel settore della tecnologia si stanno prendendo la responsabilità delle 
innovazioni che introducono, che hanno l’effetto di modificare in modo profondo il nostro mondo. “Tra cinquant’anni, sembrerà probabilmente ridicolo aver sfruttato la paura di morire di fame delle persone per motivarle”, dice Sam Altman, di Y Combinator. Y Combinator ha deciso di non aspettare che il governo facesse qualcosa e ha annunciato la ricerca di un project manager per gestire un esperimento indipendente della durata di cinque anni sul reddito minimo. Google.org è uno dei membri fondatori dell’esperimento Give Directly in Kenya, mentre luminari della Silicon Valley come il creatore di 
Netscape Marc Andressen e il gigante dei media Tim O’Reilly
 sono a favore del reddito minimo. 

Andressen ha detto al NY Mag che la principale argomentazione contro il reddito minimo era che i beneficiari avrebbero smesso di lavorare, ma che la natura umana smentiva questa posizione. “I bisogni e desideri umani sono senza fine. Non siamo mai soddisfatti.”

Il fattore decisivo circa la necessità del reddito minimo è il futuro dell’automazione. Se è inevitabile che l’intelligenza artificiale rimpiazzi la forza lavoro umana, il reddito minimo potrebbe essere l’unica strada disponibile.



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i Robot sostituiranno l' uomo nel Lavoro

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martedì 6 settembre 2016

Robot Sostituiranno l'Uomo nel Lavoro



Entro il 2045 i robot sostituiranno l'uomo nell'attività lavorativa

Attesi picchi di disoccupazione superiore al 50% in quei Paesi che si avvaleranno della forza lavorativa robotica. Gli esperti minimizzano e puntano a cambiare il concetto di lavoro

Entro il 2045 i robot potranno sostituire l'uomo nella maggior parte delle attività lavorative. Tanto che la disoccupazione in quei Paesi che si avvaleranno della forza lavoro robotica potrebbe superare la soglia del 50%. 
A lanciare la preoccupante ipotesi è stato Moshe Vardi, esperto di informatica della Rice University in Texas e tra i principali protagonisti del convegno della Società americana per l'avanzamento delle scienze a Washington. Lo scenario catastrofico tracciato da Vardi ricalca quello già emerso dal rapporto del World Economic Forum di Davos, secondo cui si registrerà la perdita di 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi quattro anni per colpa dell'automazione.
"La tecnologia che stiamo sviluppando porterà davvero benefici al genere umano?", si è domandato Vardi. "La risposta tipica è che se le macchine faranno il nostro lavoro, allora avremo più tempo libero per fare ciò che ci piace, ma non penso che sia una prospettiva allettante. Credo che il lavoro sia essenziale per il benessere dell'uomo".
Di tutt'altro avviso sarebbe invece Filippo Cavallo, esperto di robotica sociale della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Lo studioso vede infatti nei robot un'opportunità di cooperazione e non una minaccia per l'occupazione. "Nei prossimi 30 anni le macchine non saranno in grado di sostituire completamente l'attività dell'uomo, ma la loro presenza al nostro fianco ci libererà dalle attività più manuali e ripetitive, 
permettendoci di rendere più umano il nostro lavoro".




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