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mercoledì 1 maggio 2013

La lotta dei lavoratori egiziani


Stipendio minimo, misure contro la disoccupazione, indipendenza dei sindacati: le richieste dei lavoratori che oggi manifestano nella capitale egiziana.

- "I lavoratori egiziani, i gruppi ed i movimenti politici che sostengono i diritti dei lavoratori e le richieste dei più poveri in generale, protesteranno non solo il Primo Maggio, ma anche nei giorni precedenti e successivi in molti governatorati, per far valere i propri diritti". Con queste parole l'Unione Egiziana dei Sindacati Indipendenti ha annunciato manifestazioni e proteste che si concentreranno in particolare nella giornata di oggi, primo maggio, festa dei lavoratori.

Una marcia di protesta avrà inizio all'una di pomeriggio nel quartiere cairota di Sayda Zeinab e si dirigerà verso il Consiglio della Shura. Sarà una manifestazione per richiedere un piano contro la disoccupazione, per l'approvazione di leggi che assicurino l'indipendenza dei sindacati e per il diritto di protesta dei lavoratori.

"Ogni anno abbiamo le stesse richieste" ha spiegato Dalia Moussa, membro del Centro Egiziano per gli Studi Economici e Sociali (ECESR). "Richieste di base: stipendio minimo e massimo; incentivi per la ripresa delle attività di quelle industrie che son state costrette a chiudere; nuove opportunità per i lavoratori licenziati - ma non veniamo mai ascoltati".

I lavoratori continuano a protestare per far valere i propri diritti. Secondo uno studio sui movimenti dei lavoratori pubblicato da ECESR domenica 28 aprile 2013, nel 2012 ci sono stati 3187 scioperi e proteste sociali per motivi economici, che ci sono concentrati soprattutto tra luglio e dicembre, cioè nei sei mesi successivi all'elezione di Mohammed Morsi. Un numero che continua a salire: tra gennaio e marzo 2013 sono state registrate più di 2400 proteste.

Ed è stato proprio il movimento dei lavoratori egiziani uno dei principali attori durante la rivoluzione che ha portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak l'11 febbraio 2011. Gli scioperi, nella capitale egiziana e nelle principali città industriali hanno giocato un ruolo fondamentale nella delegittimazione del regime e nel rendere popolare una cultura di protesta. E dalla caduta di Mubarak, si è creata una serie di sindacati dei lavoratori che ha sostituito la Federazione dei Sindacati Egiziani (ETUF), creata nel 1957 da Gamal Nasser e di fatto utilizzata da Mubarak per controllare il movimento dei lavoratori. Tuttavia già a partire dal 1998, nonostante la stretta morsa imposta dal regime, tra i 2 e i 4 milioni di lavoratori egiziani hanno dato vita a scioperi e manifestazioni. Risale al 2008 la formazione del primo sindacato indipendente, il RETAU, il Sindacato dei Collettori delle Tasse, fondato dall'attivista di sinistra Kamal Abu 'Aita. Furono proprio i successi e le lotte di RETAU a costituire un modello per la formazione di nuovi sindacati indipendenti, dai giorni della rivoluzione fino ad oggi. La prima nuova istituzione che si creò durante i giorni della rivolta fu l'Unione Egiziana dei Sindacati Indipendenti, la cui costituzione fu annunciata il 30 gennaio 2011 durante una conferenza stampa a piazza Tahrir. Fu un atto rivoluzionario, contro il monopolio dell'ETUF, che pose le basi per una nuova legalità.

Tuttavia, nonostante le importanti conquiste degli ultimi anni, la strada da percorrere è ancora lunga: sono ancora in piedi molte pratiche, istituzioni e personalità del vecchio regime; la Federazioni dei Sindacati Egiziani continua ad avere un forte potere e gode dell'appoggio delle Consiglio Supremo delle Forze Armate; ed il movimento dei lavoratori continua ad essere sotto-rappresentato in parlamento.

 di Anna Clementi
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=73152
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venerdì 23 novembre 2012

Fermiamo l'AIDS sul nascere




 Spot Cesvi FERMIAMO L'AIDS SUL NASCERE

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 Il nuovo spot Cesvi per la campagna "Fermiamo l'Aids sul nascere" con la partecipazione dei 5 testimonial Claudio Bisio, Alessio Boni, Lella Costa, Cristina Parodi e il Trio Medusa

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Zimbabwe, 9 maggio 2001: nasce Takunda, che in lingua locale significa “Abbiamo vinto”. Takunda è il primo bambino africano nato sano da una mamma sieropositiva, grazie ad una cura farmacologica che riduce la trasmissione del virus dalle mamme ai neonati. Da allora 3.000 bambini hanno beneficiato del progetto.


La campagna Cesvi di lotta all’AIDS riguarda la prevenzione del contagio madre-figlio, la cura delle persone già affette e il supporto psicosociale ai malati e agli orfani dell’AIDS.
Il progetto "Fermiamo l'AIDS sul nascere", avviato nel 2001 da Cesvi nel piccolo ospedale Saint Albert in Zimbabwe, è oggi attivo in Congo RD, Uganda, Sudafrica, Kenya e Vietnam per salvare la vita a migliaia di bambini e alle loro mamme sieropositive.
Grazie ad un efficace farmaco somministrato alla mamma e al neonato è possibile curare il bambino, diminuendo drasticamente le probabilità di contagio.

I dati sulla diffusione del virus HIV in Africa e in Asia sono ancora allarmanti.
34 milioni di persone sono state contagiate. Il 67% dei sieropositivi nel mondo vive nell’Africa sub-sahariana.
Esiste una cura efficace per diminuire le probabilità di contagio e salvare la vita a migliaia di bambini e di mamme sieropositive.
Insieme stiamo vincendo l’AIDS in Africa. Non fermiamoci.
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