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martedì 9 aprile 2013

Sud Africa: il platino e diritti lavoratori

 

 

Il settore minerario sudafricano è sempre più stretto nella morsa delle logiche di mercato, delle rivalità sindacali che indeboliscono il potere contrattuale dei lavoratori


Cape Town - Lavoratori armati di machete e sassi, agenti di polizia, pneumatici in fiamme e bozzoli di proiettili per le strade. Questo lo status quo che da mesi regna nella regione mineraria a ridosso di Johannesburg, tra la cintura di platino delle miniere di Rustemburg e le baraccopoli circostanti da dove proviene la maggior parte dei minatori.

Il settore minerario sudafricano almeno dallo scorso anno è sempre più stretto nella morsa delle logiche di mercato, delle rivalità sindacali che indeboliscono il potere contrattuale dei lavoratori e le disparità di reddito che vedono una forza lavoro analfabeta e sottopagata subire i costi più alti in termini di sopravvivenza. Un circolo vizioso che è alla base degli scontri violenti riesplosi lunedì scorso alla miniera Siphumelele dell'Anglo American Platinum (Amplats) a Rustemburg, a 120 km a nord-ovest di Johannesburg a seguito dei quali almeno 13 sono stati i feriti dopo che le guardie di sicurezza dell'azienda hanno sparato proiettili di gomma per disperdere i disordini.

A gennaio, i vertici dell'Amplats, il colosso minerario di proprietà per l'80% dell'AngloGold American, hanno annunciato il nuovo piano di risanamento che prevede il taglio di circa 14,000 posti di lavoro, la sospensione delle attività nelle miniere di Khuseleka and Khomanani e la vendita di un'altra, l'Union mine. Alla base della decisione, sostiene il colosso, che a febbraio ha registrato la più grande perdita di quest'anno - solo lunedì ha chiuso con il 5% in ribasso alla borsa di Johannesburg - l'aumento dei costi di produzione, il calo dei prezzi del platino, la riduzione della domanda e un'ondata di scioperi "selvaggi", circa sei settimane, che nel corso del 2012 hanno colpito il settore minerario contribuendo notevolmente all'abbassamento dei profitti e alla diminuzione degli investimenti.

Se si considera che in un Paese come il Sud Africa, che detiene il maggior numero a livello mondiale di riserve naturali di platino, Amplats non è solo il più grande produttore del prezioso metallo ma anche il maggior motore di creazione di posti lavoro in un settore, quello minerario, che è secondo soltanto a quello agricolo come catalizzatore di forza lavoro, è comprensibile come le drastiche misure prese a spese dei lavoratori per il rilancio dei profitti industriali abbiano riacceso le tensioni con il governo già alle prese con un tasso di disoccupazione più alto del 25% a un anno di distanza dalle prossime elezioni politiche.

Mentre l'African National Congress (ANC), al potere dal 1994, ha cercato di rassicurare gli investitori che i conflitti di lavoro non mineranno la più grande economia africana - declassata a gennaio dall'agenzia di rating Fitch - il governo ha condannato le drastiche misure di risanamento di Amplats e i leader sindacali hanno promesso battaglia, gli investitori hanno invece accolto con favore il piano di tagliare la produzione di quasi un quinto, di circa cioè 400,000 once l'anno, e i mercati hanno premiato registrando un aumento del costo del platino.

La regione di Rustemburg è stata al centro degli scioperi del 2012, culminati nel più sanguinoso scontro dalla fine dell'apartheid, nel 1994, alla miniera di Lonmin a Marikana dove 34 lavoratori vennero uccisi dalla polizia e su cui è in corso l'indagine di una commissione di inchiesta. Se l'aumento dei costi e il calo dei prezzi ha intaccato i profitti del colosso del platino, l'aumento dei costi dei generi di prima necessità ha duramente colpito i redditi reali di una forza lavoro proveniente dalle aree rurali, sottopagata, analfabeta e non qualificata che difficilmente riuscirebbe a trovare un altro posto di lavoro e che da tempo chiede aumenti salariali. Ma le agitazioni di questo periodo trovano le loro ragioni non solo nelle disparità di reddito, ma anche nelle lotte intestine tra i sindacati, soprattutto nelle rivalità tra il sindacato storico del settore, il National Union of Mineworkers (NUM) e quello più radicale dell'Associationof Mineworkers and Construction Union's (Amcu).

La scorsa settimana, il gotha del settore minerario internazionale si è ritrovato Città del Capo per la XIX edizione del "Mining Indaba", la più importante conferenza mondiale sugli investimenti nel settore. Il focus del dibattito ha riguardato gli effetti post-Marikana e sul come quegli eventi abbiano non solo leso agli occhi degli investitori di tutto il mondo l'immagine del settore minerario sudafricano, ma abbiano portato il settore a considerare il modus operandi aziendale in una prospettiva più socio-operazionale e ad ammettere, come sostenuto da Mark Cutifani, amministratore delegato uscente dell'AngloGold Ashanti, e dal prossimo aprile alla guida dell'Amplats al posto di Cynthia Carroll, le responsabilità dirette del settore nell'aver adottato una politica manageriale lontana dai bisogni dei lavoratori e dalla comunità locale.

Le trattative in corso e il dibattito tra i vertici dell'azienda, i sindacati e il governo sulle deroghe agli accordi di contrattazione collettiva, ci diranno nei prossimi giorni e a partire da aprile se si è trattato solo di retorica ufficiale o delle premesse per l'avvio di un nuovo modello gestionale.

di Rita Plantera
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=52712&typeb=0&Sud-Africa-profitti-del-platino-e-diritti-lavoratori
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IMAGOMUNDI - Papa


Papa

 Il Papa rappresenta la lealtà, la franchezza, il rispetto degli altri,
 il buon consiglio spassionato, 
la vocazione in tutti i suoi aspetti spirituali e materiali.
 È infatti colui che, mosso da una profonda vocazione, inizia i discepoli ai misteri della vita
 e li aiuta a superare tutte le difficoltà.

E’ meravigliosa ogni idea che hai. 
Fantasie e alti ideali ti ispirano in questo momento e ti danno speranza.
Un ponte è stato gettato tra il tuo mondo e il divino: 
non esitare ad attraversarlo tutte le volte che, nelle tue meditazioni, lo scorgi.

 Chiudi gli occhi e osserva dentro di te:
 c’è un punto da cui un ponte di luce nasce, 
non devi fare altro che seguirlo con lo sguardo interiore. 

 Sarai tu stesso a scoprire dove ti porta.
Oggi senti il bisogno di essere all’interno di una struttura
 che sia un valido supporto nei momenti in cui sei fragile.

 Percorri il ponte di luce e alla fine incontrerai la struttura di cui hai bisogno.
Prova a rompere una vecchia abitudine e osservane l’effetto sulla tua coscienza.

 Liberati da vecchi detriti. Sarai chiaro e splendente.

Significati divinatori: FEDE E UMILTA'. 

Bontà, mitezza, riservatezza, consigliere benevolo, autorità morale, tradizione,
 generosità, compassione, capo religioso o spirituale, perdono, rituali, cerimonie.

Guida spirituale: Se la tua mente è troppo piena,
 non c’è spazio perché possa entrare qualcosa di nuovo.

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domenica 7 aprile 2013

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venerdì 5 aprile 2013

BLOG DI CIPIRI: Palestina e il ricatto del lavoro

Palestina e il ricatto del lavoro


Si moltiplicano le affermazioni secondo le quali le colonie sarebbero un bene per i palestinesi, da parte di chi forse confonde l'occupazione lavorativa con l'occupazione militare...

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lunedì 1 aprile 2013

Lavorare meno e viver meglio

 

Lavorare meno e viver meglio


«Il prodotto reale del processo [economico] è un flusso immateriale: il piacere della vita»
Nicholas Georgescu-Roegen (1971)
Il discorso dominante delle élite politiche ed economiche non lascia alcun dubbio durante questa crisi. Per alimentare la continua crescita economica e la promessa di piena occupazione, lavorare di più (e mangiare di più) è un dovere patriottico della cittadinanza moderna. Una volta conquistato il potere presidenziale francese nel 2007, Nicolas Sarkozy ha proclamato che la priorità era «lavorare di più per guadagnare di più».
Nel frattempo, Mariano Rajoy non sembrerebbe meno nella sua carriera alla Moncloa (il palazzo del governo, ndt) e, in un’intervista nel marzo 2011, ha inaugurato una via di sviluppo complessa «lavorare di più e guadagnare di meno». Una volta al potere, ha lanciato il suo piano di aumento delle ore di lavoro ad esempio dei funzionari a 37,5 ore con un congelamento dei salari. Allo stesso tempo, i datori di lavoro spagnoli sono venuti alla ribalta con la loro proposta di «mini-jobs», nessuna porta aperta a una riduzione dell’orario di lavoro per vivere meglio con meno, ma aumento del lavoro tra i poveri. Non lontano, il Portogallo ha deciso di aumentare di mezz’ora un giorno della settimana di lavoro nel settore privato e tutti i paesi europei hanno scelto di aumentare l’età pensionabile.
Di fronte a tutto ciò, che può soltanto aggravare ulteriormente la crisi sociale ed ecologica, è necessario rivedere la nostra idea del lavoro e delle attività umane: ci sono altri scopi diversi dalla crescita e l’essere umano ha altri mezzi di espressione, nonché di produzione o di consumo. Attività domestiche, di volontariato, artistiche, associative, ecc., Anche se non sempre riconosciute, sono fonti di ricchezza. In secondo luogo, dobbiamo rivedere le politiche di reddito per un forte impegno per la giustizia sociale e per sostenere nuove forze produttive. Per questo è importante avanzare verso una nuova ridistribuzione di tempo e, proprio per questo, è decisiva la scommessa della riduzione della giornata lavorativa. Nessuna di queste tre proposte è sufficiente di per sé, ma ognuna rappresenta un passo verso un sistema socio-ecologico di trasformazione dell’economia nel quale la vita buona conta più del potere d’acquisto.
In questo contesto, la proposta rinfrescante della New Economics Foundation (Nef) e il suo adattamento in castigliano attraverso Ecopolítica è un esercizio indispensabile per liberare il pensiero. Lottare per ridurre a ventuno ore settimanali l’orario di lavoro significa opporsi alla riforme del lavoro e alle proposte di riforma delle pensioni che ci spingono a lavorare e consumare sempre di più, come se la disoccupazione, la disuguaglianza e l’esaurimento delle risorse naturali fossero indipendenti. Lottare per ridurre a ventuno ore settimanali l’orario di lavoro non è soltanto una prospettiva: è anche un esercizio di realtà. Consente di pensare a una nuova economia, con basse emissioni di carbonio, in cui si riduce drasticamente la nostra impronta. Questo è il tipo di proposta che ci permette di sognare una società più giusta che promuove l’autonomia individuale e di preservare l’ambiente, questo è il tipo di proposte ambiziose che implicano cambiamenti, adattati al contesto del XXI secolo.
Da Ecopolítica e Nef ci auguriamo che questa opera possa contribuire un po’ a stimolare ulteriormente la riflessione e il bisogno di cambiamento sistemico, nella domanda di giustizia sociale e ambientale, di cui abbiamo bisogno.

Florent Marcellesi, coordinatore di Ecopolítica, è un ricercatore ed ecologista francese, residente in Spagna, autore di numerose pubblicazioni. Aniol Esteban è responsabile di economia ambientale dalla New Economics Foundation. Questo articolo è la traduzione di Comune-info della prefazione alla nuova edizione spagnola del libro «21 ore. Una settimana lavorativa più breve per prosperare nel ventunesimo secolo», di Nef ed Ecopolítica (Icaria Asaco edizioni, di cui trovate altre notizie QUI; Icaria, tra le altre cose, ha pubblicato Decrecimiento o barbarie di Paolo Cacciari, la cui versione originale italiana è stata pubblicata da Carta).


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