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mercoledì 16 maggio 2018

Boeri difende i Rider



L'Inps scende in campo per i diritti dei rider. 
"Stiamo lavorando", dice il presidente Tito Boeri "per definire forme di monitoraggio delle piattaforme di intermediazione della gig economy" ossia l'economia di quei lavoretti, fatti di solito dai giovani per arrotondare, ma che possono trasformarsi in altro sia per la disoccupazione che per la difficoltà di arrivare alla fine del mese. Il controllo, aggiunge Boeri, servirà "per vincolare da un lato il datore di lavoro a versare i contributi e dall'altro per tutelare i lavoratori per esempio in caso di malattia o maternità. L'obiettivo è "registrare quelle piattaforme ed essere noi stessi una piattaforma".

"40 km in bici per 4 euro a pizza", la mia vita da rider

"La gig economy - ha osservato Boeri - è un fenomeno nuovo sul quale non siamo attrezzati. E un fenomeno complesso che crea opportunità di lavoro per chi ha esigenze temporanee di reddito, come per esempio gli studenti che hanno bisogno di elevata flessibilità e che quindi non possono avere un rapporto strutturato".


"C'è però un problema - ha proseguito Boeri - nasce come lavoro autonomo, ma ha caratteristiche tipiche di lavoro subordinato, spesso il committente è unico, le modalità non sono tali da coniugare flessibilità con le tutele per i lavoratori. Per questo - ha concluso - siamo al lavoro per cercare di definire modalità che ci permettano di monitorare queste piattaforme".



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venerdì 29 gennaio 2016

Movimento per i Diritti dei Disoccupati


Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, 
si prefigge di portare avanti le istanze dei senza lavoro, nei confronti delle Istituzioni.
 MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso
 la Camera del lavoro di Milano.
Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale 
dei disoccupati in Lombardia e volendo anche in 
TUTTA ITALIA

 PAGINA FACEBOOK



poi c'e' questo BLOG






mercoledì 11 novembre 2015

Fiom: Manifestazione nazionale 21 novembre 2015



Fiom. 21 novembre 2015. Manifestazione nazionale. 

La legge di stabilità presentata dal governo non ci piace. È la stessa logica dei provvedimenti che 
hanno peggiorato e reso più precarie e insicure le condizioni dei lavoratori, dal Jobs act, alla «buona 
scuola» allo «sblocca Italia». Le misure proposte perseverano sulla strada dell'ingiustizia sociale, non 
mettono in atto reali misure per lo sviluppo, la ripresa degli investimenti, la crescita dell'occupazione 
stabile, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze sociali, non combattono l'evasione fiscale e la 
corruzione – anzi le assecondano – e producono un’ulteriore riduzione alla spesa pubblica a partire dai tagli alla sanità, inoltre fanno pagare un ulteriore prezzo al Mezzogiorno 
che non compare nemmeno tra i titoli.

Contro questa politica economica e sociale bisogna mobilitarsi per rivendicare scelte diverse e proposte che si affiancano alle nostre rivendicazioni contenute nella piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici.


Il 21 novembre la Fiom scende in piazza a Roma, insieme alle associazioni, ai movimenti e alle persone che in questi anni si sono battuti, e vogliono continuare a farlo, per contrastare le politiche di austerità europee, e le conseguenti scelte dei diversi governi del nostro Paese, per affermare i princìpi della nostra Costituzione ponendosi l’obiettivo di riunificare tutto il mondo del lavoro e affermare un nuovo modello ambientale, sociale ed economico, solidale e democratico. Insieme per avviare una 
mobilitazione vasta che, in coerenza con le lotte dello scorso autunno, coinvolga tutte le categorie del mondo del lavoro e tutta la Cgil. 

Il governo non sta ascoltando il Paese ma solo i poteri economici e finanziari più forti.

Non fermiamoci. È il momento di unire e dare voce e rappresentanza al mondo del lavoro, reale 
maggioranza del nostro paese. Vogliamo il diritto a un lavoro dignitoso e onesto, una politica industriale pubblica e affermare il ruolo e il valore del Contratto nazionale di lavoro, della giustizia sociale e della democrazia partecipata.



PER

GLI INVESTIMENTI, IL LAVORO E I DIRITTI
• investimenti pubblici e privati e nuova occupazione stabile;
• uno Statuto dei diritti di tutto il mondo del lavoro.
IL CONTRATTO NAZIONALE PER TUTTI
• un Contratto nazionale che tuteli tutte le forme di lavoro, garanzia del potere d’acquisto e soglia del 

salario minimo che affermi la democrazia nei luoghi di lavoro.
LO STATO SOCIALE
• garantire il diritto alla salute, alla scuola pubblica, alla formazione;
• introdurre il reddito di dignità;
• estendere la cassa integrazione e i Contratti di solidarietà.
LA QUALITÀ DEL LAVORO
• ridurre gli orari e ridistribuire il lavoro;
• una nuova legge sugli appalti;
• una legge sulla rappresentanza per far entrare la democrazia nei luoghi di lavoro;
LE PENSIONI
• ridurre l’età pensionabile e dare lavoro ai giovani;
• ripristinare le pensioni di anzianità;
• avere pensioni dignitose per tutti, oggi e domani;
IL FISCO GIUSTO
• ridurre le tasse al lavoro, combattere l’evasione fiscale e la corruzione;
• introdurre una tassazione progressiva sui grandi patrimoni.
L’EUROPA E LA COSTITUZIONE
• cancellare il pareggio di bilancio imposto dalle politiche di austerità;
• affermare e realizzare i princìpi della nostra Costituzione.

CONTRO

• LA LEGGE DI STABILITÀ;
• IL JOBS ACT CHE HA RESO PIÙ FACILI I LICENZIAMENTI;
• LO SBLOCCA ITALIA;
• LA BUONA SCUOLA ;
• LA POLITICA DELLA DISEGUAGLIANZA.


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FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
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 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .

MUNDIMAGO


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martedì 24 marzo 2015

Unions! Fiom-Cgil Roma, 28 marzo 2015


Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, 
Legalità, Reddito, Europa



Unions!

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 Manifestazione nazionale Fiom-Cgil

 Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa.

 Roma, 28 marzo 2015

Piazza Esedra ore 14  | Piazza del Popolo ore 16



Lettera di Maurizio Landini ai lavoratori metalmeccanici

Care lavoratrici e cari lavoratori metalmeccanici, sabato 28 marzo ci ritroveremo a Roma per la dignità e la libertà del lavoro.
Nei mesi scorsi, insieme, ci siamo battuti contro il Jobs Act del governo che non crea nuovo lavoro né affronta il dramma della precarietà e della disoccupazione giovanile.
Insieme abbiamo proposto delle alternative e presentato le nostre idee frutto di tante assemblee e discussioni con voi. Ma il governo non ha voluto ascoltarci, ha messo in pratica le indicazioni di Confindustria, imboccato la strada della riduzione dei diritti, sposato le ricette di chi pensa che licenziando si crei nuova occupazione. Abusando della democrazia, il governo, a colpi di fiducia, ha ridotto il Parlamento a mero esecutore della sua volontà.
La nostra lotta però non è finita con il varo del Jobs Act. Come promesso durante lo sciopero generale del 12 dicembre di Cgil e Uil, continueremo a spendere le nostre idee e le nostre energie per difendere il lavoro e i suoi diritti, cambiare il paese e renderlo più giusto.
Questo è un momento importante per il futuro di tutti noi, delle lavoratrici e dei lavoratori, del nostro sindacato che esiste e ha un senso solo se riesce a rappresentare democraticamente i vostri interessi e da voi riceve il sostegno, le idee e le energie necessarie. Per migliorare le condizioni del lavoro dipendente. Per rivendicare un sistema pensionistico più giusto con la riduzione dell’età pensionabile. Per dare un’occupazione a chi non ce l’ha con nuovi investimenti e con la riduzione dell'orario di lavoro. Per cancellare il precariato. Per combattere l'evasione fiscale e la corruzione. Per garantire il diritto alla salute e allo studio. Per istituire forme di reddito minimo. Per riconquistare veri contratti nazionali che tutelino il salario e diano uguali diritti a tutte le forme di lavoro.
Per questo, nel ringraziarvi per quanto abbiamo fatto finora, vi invito a partecipare in massa alla manifestazione del 28 marzo.
L'abbiamo chiamata “Unions!”, usando una lingua che non è la nostra ma utilizzando una parola che richiama le origini del movimento operaio e sindacale. Quando, tanti anni fa, lavoratrici e lavoratori senza diritti scoprirono insieme che per migliorare la propria condizione era necessario coalizzarsi e battersi per conquistare libertà e diritti comuni.
Oggi milioni di lavoratrici e lavoratori hanno visto cancellati i diritti frutto di lunghe battaglie; altri milioni di lavoratrici e lavoratori quei diritti non li hanno neppure mai avuti, dispersi nelle tante forme di lavoro saltuario e sottopagato. Per tutte e tutti il lavoro sta diventando più povero e precario.
Oggi abbiamo bisogno di riprendere il filo dell'impegno comune, delle lotte contro le politiche dei governi che in Italia e in Europa hanno voluto far pagare al lavoro il costo di una crisi prodotta dalla finanza e dalle speculazioni. Per dare rappresentanza al lavoro. Per confrontarci con tutte quelle realtà, associazioni, gruppi e movimenti che nella società affrontano e contrastano il degrado civile prodotto dalla crisi economica e dalla sua gestione politica. Per affermare i principi della nostra Costituzione.
Oggi abbiamo bisogno di un'alleanza, di costruire una coalizione sociale che unisca ciò che il governo e Confindustria vogliono separare, aggregando tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare con le metalmeccaniche e i metalmeccanici, con le delegate e i delegati, con le iscritte e gli iscritti alla Fiom. Per crescere e cambiare abbiamo bisogno di voi, perché la vostra partecipazione e la vostra intelligenza saranno la nostra comune forza.
Vi aspettiamo a Roma il 28 marzo. E da lì continueremo insieme.

Maurizio Landini


i quattro punti del Jobs Act che peggiorano la vita

Indennizzo
L’indennizzo economico, cioè il pagamento di una somma in denaro, diventa la regola generale in caso di licenziamento. E, soprattutto, resta l’unica possibilità per i «licenziamenti economici», cioè quelli che dipendono dal cattivo andamento dell’azienda o del mercato. Finora il reintegro nel posto di lavoro da parte del giudice era possibile se in tribunale veniva accertata la «manifesta insussistenza del fatto» portata dall’azienda a sostegno del licenziamento economico. D’ora in avanti anche in questi casi l’indennizzo sarà l’unica strada. Si tratta di una somma certa, che azienda e dipendente potranno conoscere prima perché cresce con l’anzianità di servizio: due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro. Lo stipendio usato per calcolare l’indennizzo sarà l’ultimo, comprensivo delle indennità che il lavoratore trova con regolarità in busta paga ma non dei rimborsi-spese. Il minimo saranno 4 mensilità, garantito anche a chi sarà licenziato dopo meno di due anni di lavoro. Il massimo, 24 mensilità, invalicabile anche per chi sarà mandato via dopo oltre 12 anni. In caso di azienda che subentri a un’altra in una fornitura, l’anzianità di servizio nuova si cumula con quella vecchia. Ma il contratto diventa «nuovo» con l’indennizzo come regola.

Reintegra
Il reintegro nel posto di lavoro da parte del giudice resta possibile, come già avviene adesso, per i licenziamenti discriminatori, cioè quelli decisi dal datore di lavoro sulla base di convinzioni politiche o religiose oppure per l’orientamento sessuale. Mentre il suo campo di applicazione si riduce di parecchio per i cosiddetti licenziamenti disciplinari, cioè quelli adottati sulla base del comportamento del dipendente. Qui la strada del reintegro resta possibile solo in un caso: quando in giudizio viene direttamente dimostrata l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore. L’azienda accusa di arrivare sempre in ritardo, ad esempio, ma le strisciate del cartellino del lavoratore dimostrano che non è così. L’onere della prova è a carico del dipendente. In tutti gli altri casi, invece, c’è solo l’indennizzo economico. L’accertamento del giudice non può riguardare l’eventuale sproporzione della sanzione del licenziamento rispetto al fatto contestato. Anche se dovesse considerare la punizione «esagerata», il magistrato non potrebbe disporre il rientro in azienda del lavoratore. In caso di reintegro, il dipendente deve riprendere servizio entro 30 giorni. Se rinuncia, può chiedere di «convertire» il reintegro in un’indennità pari a 15 mensilità.

Licenziamenti collettivi
Nelle nuove regole rientrano anche i licenziamenti collettivi, quelli che riguardano più dipendenti e che hanno come obiettivo la riduzione del personale. Finora era previsto un risarcimento da 12 a 24 mensilità in caso non venissero rispettate le procedure di comunicazione ai sindacati e il reintegro in caso di violazione dei criteri di scelta, come quelli che danno la precedenza nell’uscita a chi non ha figli o familiari a carico. Con il Jobs act il reintegro sparisce del tutto. In teoria resta possibile in caso di licenziamento collettivo «intimato in forma orale», ma è chiaro che si tratta di un’ipotesi al limite della fantascienza. L’indennizzo economico resta l’unica conseguenza possibile per gli altri due tipi di irregolarità: sia il mancato rispetto delle procedure di comunicazione sia la violazione dei criteri di scelta. L’indennizzo massimo resta fermo a 24 mensilità, mentre quello minimo scende da 12 a 4. Queste regole riguardano solo i nuovi assunti. In caso di licenziamento collettivo che dovesse comprendere dipendenti sia con il contratto a tutele crescenti sia con quello vecchio a tempo indeterminato, a questi ultimi si applicherebbero le regole vecchie, reintegro compreso. Un doppio binario non proprio facile da giustificare.

Disoccupazione
L'importo (massimo) sarà di 1.300 euro mensili e sarà erogato soltanto per i tre mesi successivi alla fine del rapporto di lavoro. Dal quarto in poi scenderà progressivamente del 3% ogni trenta giorni. L'indennità é corrisposta per un massimo di 24 mesi fino al 31 dicembre 2016 e per un massimo di 18 mesi a partire dal 1 gennaio 2017. La rivoluzione chiamata «Naspi» (nuova assicurazione sociale per l’impiego) comincerà il prossimo primo maggio. Sostituirà le attuali Aspi, mini-Aspi e l’una tantum prevista per i collaboratori assicurando, secondo le stime del governo, un sostegno a circa un milione e mezzo di disoccupati. Potranno beneficiarne i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato (solo con riferimento ai contratti a tempo determinato), mentre sono esclusi i lavoratori delle pubbliche amministrazioni a tempo indeterminato e gli operai agricoli perché si tratta di categorie giù tutelate dalla legge vigente. Per usufruirne sarà necessario aver versato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti e aver svolto almeno 30 giorni di lavoro nei 12 mesi che precedono l’inizio della disoccupazione. Coloro i quali saranno in possesso dei requisiti dovranno inoltrare apposite domanda all’Inps per via telematica entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Sarà possibile richiederla in un’unica soluzione nel caso venga avviata un’attività autonoma.

"No al Jobs Act. Ri-conquista i diritti cancellati"

Maurzio Landini smentisce le ipotesi che azzardavano a un dissenso con Susanna Camusso.

"Non c'è mai stato un dissenso" con il segretario generale della Cgil, ha ribadito risposto il leader della Fiom. Dissenso nato dalle perplessità  sorte in base all'interpretazione della "coalizione sociale", "che la Fiom - ha precisato Landini - ha chiarito puntulaizzando che non c'e' alcuna intenzione di fare un partito.

Infatti la stessa Camusso ha fatto sapere che partecipera' alla manifestazione indetta dalla Fiom per sabato prossimo a Roma.  Landini ha inoltre riferito che sono arrivate le adesioni delle federazioni della Cgil, della scuola e del credito: "La presenza di queste categorie, impegnate in difficili vertenze, e' importante. Il nostro obiettivo e' cambiare politiche economiche e sociali che consideriamo radicalmente sbagliate". Insomma, una manifestazione sindacale, aperta come sempre, ha detto Landini che prevede una larga partecipazione a partire dai metalmeccanici a tutte le diverse categorie. "Vogliamo costruire l'unità del mondo del lavoro e del mondo sociale. La nostra manifestazione non è rivolta a questa o quella forza politica, la piazza è aperta a chi condivide le nostre proposte", ha detto ancora Landini.

Sempre oggi Landini ha pjuntato il dito contro le grandi opere. "Questo e' il vero di problema di competitivita' del nostro Paese: non sono i diritti dei lavoratori, ma il fatto che la criminalita' organizzata controlli pezzi interi dell'economia reale". "Le multinazionali non vengono ad investire in Italia perche' c'e' questo problema che riguarda tutto il Paese - ha spiegato Landini - non a caso la Cgil sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare, affinche' il Parlamento faccia finalmente una legge sugli appalti, che dica che responsabile degli appalti e' l'azienda appaltante, e che di fronte a qualsiasi cambio di appalto i lavoratori interessati mantengano i loro diritti e non abbassino le loro condizioni. Ora, col Jobs Act, c'e' il rischio che il lavoratore, cambiando appalto - ha concluso Landini - si trovi anche nuovo assunto senza alcun diritto rispetto a prima, e quindi licenziabile".


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Nasce la “coalizione sociale” con Maurizio Landini

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martedì 9 aprile 2013

Sud Africa: il platino e diritti lavoratori

 

 

Il settore minerario sudafricano è sempre più stretto nella morsa delle logiche di mercato, delle rivalità sindacali che indeboliscono il potere contrattuale dei lavoratori


Cape Town - Lavoratori armati di machete e sassi, agenti di polizia, pneumatici in fiamme e bozzoli di proiettili per le strade. Questo lo status quo che da mesi regna nella regione mineraria a ridosso di Johannesburg, tra la cintura di platino delle miniere di Rustemburg e le baraccopoli circostanti da dove proviene la maggior parte dei minatori.

Il settore minerario sudafricano almeno dallo scorso anno è sempre più stretto nella morsa delle logiche di mercato, delle rivalità sindacali che indeboliscono il potere contrattuale dei lavoratori e le disparità di reddito che vedono una forza lavoro analfabeta e sottopagata subire i costi più alti in termini di sopravvivenza. Un circolo vizioso che è alla base degli scontri violenti riesplosi lunedì scorso alla miniera Siphumelele dell'Anglo American Platinum (Amplats) a Rustemburg, a 120 km a nord-ovest di Johannesburg a seguito dei quali almeno 13 sono stati i feriti dopo che le guardie di sicurezza dell'azienda hanno sparato proiettili di gomma per disperdere i disordini.

A gennaio, i vertici dell'Amplats, il colosso minerario di proprietà per l'80% dell'AngloGold American, hanno annunciato il nuovo piano di risanamento che prevede il taglio di circa 14,000 posti di lavoro, la sospensione delle attività nelle miniere di Khuseleka and Khomanani e la vendita di un'altra, l'Union mine. Alla base della decisione, sostiene il colosso, che a febbraio ha registrato la più grande perdita di quest'anno - solo lunedì ha chiuso con il 5% in ribasso alla borsa di Johannesburg - l'aumento dei costi di produzione, il calo dei prezzi del platino, la riduzione della domanda e un'ondata di scioperi "selvaggi", circa sei settimane, che nel corso del 2012 hanno colpito il settore minerario contribuendo notevolmente all'abbassamento dei profitti e alla diminuzione degli investimenti.

Se si considera che in un Paese come il Sud Africa, che detiene il maggior numero a livello mondiale di riserve naturali di platino, Amplats non è solo il più grande produttore del prezioso metallo ma anche il maggior motore di creazione di posti lavoro in un settore, quello minerario, che è secondo soltanto a quello agricolo come catalizzatore di forza lavoro, è comprensibile come le drastiche misure prese a spese dei lavoratori per il rilancio dei profitti industriali abbiano riacceso le tensioni con il governo già alle prese con un tasso di disoccupazione più alto del 25% a un anno di distanza dalle prossime elezioni politiche.

Mentre l'African National Congress (ANC), al potere dal 1994, ha cercato di rassicurare gli investitori che i conflitti di lavoro non mineranno la più grande economia africana - declassata a gennaio dall'agenzia di rating Fitch - il governo ha condannato le drastiche misure di risanamento di Amplats e i leader sindacali hanno promesso battaglia, gli investitori hanno invece accolto con favore il piano di tagliare la produzione di quasi un quinto, di circa cioè 400,000 once l'anno, e i mercati hanno premiato registrando un aumento del costo del platino.

La regione di Rustemburg è stata al centro degli scioperi del 2012, culminati nel più sanguinoso scontro dalla fine dell'apartheid, nel 1994, alla miniera di Lonmin a Marikana dove 34 lavoratori vennero uccisi dalla polizia e su cui è in corso l'indagine di una commissione di inchiesta. Se l'aumento dei costi e il calo dei prezzi ha intaccato i profitti del colosso del platino, l'aumento dei costi dei generi di prima necessità ha duramente colpito i redditi reali di una forza lavoro proveniente dalle aree rurali, sottopagata, analfabeta e non qualificata che difficilmente riuscirebbe a trovare un altro posto di lavoro e che da tempo chiede aumenti salariali. Ma le agitazioni di questo periodo trovano le loro ragioni non solo nelle disparità di reddito, ma anche nelle lotte intestine tra i sindacati, soprattutto nelle rivalità tra il sindacato storico del settore, il National Union of Mineworkers (NUM) e quello più radicale dell'Associationof Mineworkers and Construction Union's (Amcu).

La scorsa settimana, il gotha del settore minerario internazionale si è ritrovato Città del Capo per la XIX edizione del "Mining Indaba", la più importante conferenza mondiale sugli investimenti nel settore. Il focus del dibattito ha riguardato gli effetti post-Marikana e sul come quegli eventi abbiano non solo leso agli occhi degli investitori di tutto il mondo l'immagine del settore minerario sudafricano, ma abbiano portato il settore a considerare il modus operandi aziendale in una prospettiva più socio-operazionale e ad ammettere, come sostenuto da Mark Cutifani, amministratore delegato uscente dell'AngloGold Ashanti, e dal prossimo aprile alla guida dell'Amplats al posto di Cynthia Carroll, le responsabilità dirette del settore nell'aver adottato una politica manageriale lontana dai bisogni dei lavoratori e dalla comunità locale.

Le trattative in corso e il dibattito tra i vertici dell'azienda, i sindacati e il governo sulle deroghe agli accordi di contrattazione collettiva, ci diranno nei prossimi giorni e a partire da aprile se si è trattato solo di retorica ufficiale o delle premesse per l'avvio di un nuovo modello gestionale.

di Rita Plantera
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=52712&typeb=0&Sud-Africa-profitti-del-platino-e-diritti-lavoratori
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sabato 16 giugno 2012

FIOM: partito delle tute blu




Sintetica ma perfetta interpretazione di parte del nostro presente. 

Il sindacato delle tute blu propone un patto a sinistra. E annuncia: se salta, corriamo da soli
di Luca Telese

La Fiom si mette a fare politica? Condiziona la politica? Le chiede di cambiare rotta? Si candida a commissariare la politica sui temi del lavoro? Si candida e basta? Da domani, c’è da giurarci, anche questa variabileentrerà come una bomba nel dibattito politico del paese aggiungendo un nodo di complessità (ma anche di ricchezza) alla tessitura del nuovo centrosinistra. Da domani, c’è da giurarci, se ne discuterà, se non altro perché – dopo un dibattito approfondito – il sindacato di Maurizio Landini ha deciso di rompere gli indugi e di muovere un primo passo che (consapevolmente) potrebbe fargli piovere sulla testa una grandinata di polemiche,ma che, ancora una volta, accenderà l’attenzione sui metalmeccanici della Cgil e sulle loro battaglie.
Sta di fatto che da domani comincia il conto alla rovescia per un appuntamento che nell’ultimo mese è stato preparato da una serie di incontri riservati con tutti i principali leader di partito del centrosinistra, di cui – quasi incredibilmente – fino ad oggi non erano trapelate né la notizia né il contenuto. Sta di fatto che, il 9 giugno, a Roma, il gruppo dirigente della Fiom ha convocato a Roma Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, i movimenti, i sindaci progressisti. Non sarà una passeggiata per nessuno. E il dato clamoroso è che se non ottenesse quello che chiede, una parte del gruppo dirigente non esclude di promuovere un cartello elettorale. Così, per capire quale sia la posta in palio bisogna tornare all’ultimo comitato centrale del sindacatone rosso, meno di un mese fa, quando Giorgio Airaudo, il numero due della Fiom costruisce uno slogan che riassume mesi di discussioni: “In questi anni abbiamo fatto una battaglia per difendere i diritti, e per questo sempre inseguiti dall’accusa di fare politica. Da oggi in poi, visto che le nostre battaglie non hanno trovato sponda – dice – dobbiamo puntare a inserire i diritti e il lavoro nell’agenda della politica. Dobbiamo fare politica, quindi, a viso aperto, perché il sindacato e i lavoratori non restino più soli”. Anche chi non conosce il lessico sindacalese si può rendere conto che il teorema Airaudo apre una strada a una piccola rivoluzione. Ma il fatto che nel parlamentino delle tute blu della Cgil nessuno quel giorno sollevi delle critiche, rende l’idea di quanto questa svolta sia maturata in profondità nell’ultimo anno.
Lo scenario è quello delle battaglie legali, dei referendum nelle fabbriche, delle sentenze dei giudici disattese dalla Fiat, nel disinteresse pressoché generale dei dirigenti del centrosinistra. “Dobbiamo riscrivere la lista delle priorità – ama ripetere Landini – e i primi due punti più importanti si chiamano lavoro e diritti”. Insomma, un mantra. Quel giorno, nel comitato centrale non c’è più nemmeno Fausto Durante, leader dell’ala “Camussiana ” della Fiom, la destra interna appena assurto ad un nuovo incarico confederale. Ma nessuno dei suoi eredi solleva dubbi. Anche quelli abituati al gioco delle parti fra il gatto e la volpe, a cui Landini e Airaudo si sono specializzati in questi anni, restano stupiti quando Landini conclude dando la linea: “Dobbiamo costruire una iniziativa forte attorno alla Fiom che abbia un peso sulla politica”.
Come, e in che modo? In realtà, dal referendum Fiat fino al convegno di Monte Silvano Landini si sta arrovellando intorno a questa domanda. La prima formula a cui la Fiom ha pensato è quella di un “Patto su lavoro e diritti” da proporre a tutti i candidati del centrosinistra nessuno escluso. Una sorta di bollino di garanzia certificato dal sindacato, o – se volete un modello – un remake sociale di quello che fu il patto Segni nel 1993. Al posto dei vincoli sulla riforma elettorale, la Fiom vuole organizzare un impegno su questi temi:
1) La riscrittura della riforma previdenziale sui lavori usuranti e sul riconoscimento differenziato della fatica del lavoro
2) Un pacchetto di leggi per il riconoscimento della democrazia sindacale
3) Una legge sui precari
4) La modulazione di un salario di cittadinanza
5) Un impegno del governo a sostenere un piano strategico sulle politiche industriali.

La prima notizia è che nessuno dei leader ha rifiutato l’invito o ha pronunciato un ‘no’ preliminare. Anzi, il leader che potrebbe avere qualche problema alla sua “ala destra ”, a sottoscrivere il patto- Bersani – non ha chiuso nessuna porta. Anzi, ha detto: “Ci sarò”. La seconda è che la sortita Vendola-Di Pietro con l’ultimatum al Pd forse avviene anche perché in questo scenario complesso sono molti i protagonisti che si muovono. Non è un caso che Landini e Airaudo abbiano incontrato anche il gruppo dei professori de l’Alba (la Fiom era presente all’assemblea fondativa con il suo numero due) e il gruppo di MicroMega di Flores D’Arcais . L’incontro con Vendola, fra l’altro è avvenuto subito dopo il primo turno delle elezioni francesi. Dove gli uomini della Fiom hanno osservato con molta attenzione il risultato di Jean Luc Melenchon, che con il suo Front de Gauche ha ottenuto un risulto a due cifre (federando tutte le sinistre radicali) e riuscendo nel risultato politico, per loro ancora più importante, di spostare “a sinistra ” il baricentro della campagna di Francois Hollande.
Infine il rischio: con questa iniziativa la Fiom bypassa anche la Cgil della Camusso. Un leader storico delle tute blu come Gianni Rinaldini, ascoltatissimo padre politico di Landini, non nasconde la sua visione, molto critica sulle scelte di corso Italia: “La Cgil avrà motivo per interrogarsi sui suoi rapporti di subalternità ai partiti. Vedo grande agitazione e slogan – osserva l’ex numero uno della Fiom – ma un sindacato che alla fine ratifica le mediazioni della maggioranza”. Anche Rinaldini sogna un ruolo propositivo: “Nel mondo dove la sinistra funziona i sindacati fanno questo: pensate al Brasile, dove nel Pt questo schema ha funzionato, eccome”. Già. Perché nella Fiom, e nei movimenti che ha aggregato, sono molti a credere che Landini possa essere un nuovo Lula. Magari anche nelle prossime elezioni.


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mercoledì 27 aprile 2011

GOVERNO INCIVILE CHE TAGLIA DIRITTI E LAVORO


PRC , IN PIAZZA AL FIANCO DEGLI OPERATORI SOCIALI CONTRO UN GOVERNO INCIVILE CHE TAGLIA DIRITTI E LAVORO

Rifondazione Comunista aderisce e partecipa alla manifestazione nazionale degli operatori sociali “Il Wefare non è un lusso” che si terrà  27 aprile a Napoli, Roma e Genova. Saremo in piazza al fianco di operatrici e operatori per protestare contro questo Governo che sta letteralmente smantellando lo stato sociale per sostituirlo con un welfare residuale e caritatevole. I tagli dell’80% ai fondi sul sociale, passati da 2,5 miliardi a 500 milioni, e il federalismo fiscale che produrrà ulteriori diseguaglianze tra nord e sud del Paese sono un segno di inciviltà senza precedenti, soprattutto in una fase in cui aumentano giorno dopo giorno i bisogni della cittadinanza. Nell’indifferenza totale della maggioranza stanno chiudendo i servizi essenziali territoriali e perdendo il lavoro migliaia di operatori sociali. E la manovra correttiva di decine di miliardi di euro che si appresta a realizzare Tremonti sarà il definito colpo di grazia. È necessario fermare subito questa macelleria sociale attraverso il ripristino integrale dei Fondi sul sociale, la definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale, l’istituzione del reddito sociale per tutti i disoccupati. 
Le risorse per fare questo ci sono, basterebbe introdurre la patrimoniale, combattere efficacemente l’evasione fiscale, ridurre le spese militari.

Antonio Ferraro, responsabile nazionale Politiche sociali Prc-Fds

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