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mercoledì 5 febbraio 2020

Lega vota No a Parità di Salario tra Uomini e Donne


Lega vota No a Parità di Salario tra Uomini e Donne


“Cosa faresti se ti imponessero di lavorare gratis per due mesi mentre i tuoi colleghi continuano a guadagnare? Non è fantascienza, ma quello che accade alle donne in Europa, colpa del cosiddetto gender pay gap, il “divario salariale di genere”. Per questo il Parlamento europeo ha votato oggi una risoluzione che chiede alla Commissione misure vincolanti per contrastarlo. La proposta ha raccolto il consenso bipartisan di tutte le forze, a eccezione della Lega
 e alcuni eurodeputati dell’est Europa che l’hanno bocciata.”


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sabato 16 novembre 2019

Veneto: 9 Miliardi di Tasse Evase

Il Veneto sembra costellato da imprenditori umili, il cui reddito medio (se in contabilità semplificata) risulta pari a 23.173 euro, ossia 1.800 euro annui in più rispetto alla media dei lavoratori dipendenti (per altro ridimensionata da una quota significativa di part-time, lavori a termine e stagionalità), tanto che viene da chiedersi che vantaggi possono esserci nell’aprire   un’impresa se il frutto è “così modesto”.


Una cifra enorme che pesa per l’8,5% sulla quota nazionale, in un territorio che produce il 9,3% del Pil italiano. L'allarme della Cgil regionale, che affronta il tema nell'attivo dei delegati convocato per il 6 giugno a Venezia, con Maurizio Landini

Nel Veneto si stimano oltre 9 miliardi di imposte evase: una cifra enorme che pesa per l’8.5% sulla quota di evasione nazionale in una regione che produce il 9,3% del Pil italiano. Nel "ricco" Veneto solo l’1,5% dei contribuenti Irpef dichiara un reddito superiore ai 100.000 euro e coloro che arrivano alla soglia di 75.000 (quella da cui si applica l’aliquota massima) raggiungono appena  il 3,3% del totale. Sono per la stragrande maggioranza dipendenti e pensionati (61%) cui seguono gli agricoltori (19%), i professionisti (14%) e gli imprenditori (6%). Insomma, in una regione che conta 470.000 lavoratori autonomi sono 44.000 in tutto quelli che dichiarano un reddito Irpef sopra i 75.000 euro (di cui 22.500 con redditi agrari), cui si aggiungono altri 16.500 redditi da partecipazione.

Il Veneto sembra costellato da imprenditori umili, il cui reddito medio (se in contabilità semplificata) risulta pari a 23.173 euro, ossia 1.800 euro annui in più rispetto alla media dei lavoratori dipendenti (per altro ridimensionata da una quota significativa di part-time, lavori a termine e stagionalità), tanto che viene da chiedersi che vantaggi possono esserci nell’aprire
 un’impresa se il frutto è “così modesto”.

Il tema lo pone la Cgil regionale che, proprio partendo dalla questione fiscale, affronterà in un attivo di 500 delegati convocato per il 6 giugno a Venezia (Stazione Marittima, Auditorium Terminal 103 – ore 9,30) con Maurizio Landini i temi dello sviluppo e dell’equità, in un Paese in cui la crescita delle disparità sociali costruisce barriere all’ espansione economica ed alla stessa democrazia.

Di qui la sfida per l’apertura di una nuova stagione sul fronte della lotta all’evasione e della politica fiscale con una rimodulazione dell’Irpef che abbassi la tassazione sui redditi da lavoro e da pensione in un’ottica di progressività. Bocciata la flat tax che, oltre a gravare pesantemente sul bilancio dello Stato, opererebbe un ulteriore squilibrio a scapito delle classi meno abbienti, con un aggravio per i redditi fino a 10.000 euro e vantaggi direttamente proporzionali al crescere della ricchezza. Secondo alcune proiezioni, il risparmio per chi percepisce 15.000 euro sarebbe pari allo 0,6% del reddito, ma salirebbe sino a raggiungere il 15,3% del reddito a quota 50.000 euro (passando per il  4,6% a 20.000 euro, 6,9% a 25.000 euro, e così via).

“Senza contare il fatto – aggiunge Christina Ferrari, segretario generale della Cgil del Veneto - che l’abolizione degli 80 euro colpirebbe ulteriormente il lavoro dipendente, che i redditi più bassi sarebbero doppiamente penalizzati dai tagli al welfare (sanità in testa) o dall’aumento dell’Iva e che verrebbero sottratte risorse preziosissime per il rilancio degli investimenti pubblici di cui c’è un bisogno estremo”.

L’economia italiana sta infatti subendo un’ulteriore fase di rallentamento e lo stesso Veneto - regione a forte vocazione manifatturiera - ha visto nel primo trimestre 2019 un ridimensionamento della crescita della produzione industriale (attestata al 1,5% contro il 3,2% di un anno fa), con la provincia di Vicenza (la più proiettata all’export) che addirittura va in negativo (-0,7%).

C’è dunque un guado da valicare. “Abbiamo alle spalle – dice Ferrari - una crisi ancora non pienamente superata ed il traino tutto legato alle esportazioni ci ha ridotto ad un ruolo gregario nei confronti del centro Europa, mentre la domanda interna è debole. Per questo serve una virata nella politica economica, uscendo dalla logica delle mance e dei condoni per mettere in campo un grande piano di investimenti finalizzato all’innovazione, alla qualità del lavoro, alle infrastrutture materiali e immateriali, alla qualità ambientale e alla messa in sicurezza del territorio. Ma ciò – aggiunge il segretario - significa guardare ad un grande “sistema paese” e l’idea di un’autonomia che veda il Veneto “sganciarsi” dal resto d’Italia e chiudersi in una nicchia è perdente. È interesse anche delle nostre imprese – conclude Ferrari - essere protagoniste di un progetto di politica espansiva che coinvolga l’intero paese, a cominciare dal Sud, per ricreare un sistema più solido che abbia quella forza d’urto per reggere una competizione che non fa sconti a nessuno”.



In tutto il Veneto sono 3 miliardi Evasi al Fisco:   lo rivela Fabbrica Padova, il centro studi di Confapi,   che analizza il fenomeno e propone soluzioni.




In tutto il Veneto sono 3 miliardi Evasi al Fisco:
lo rivela Fabbrica Padova, il centro studi di Confapi,
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A Padova si Evade più Iva che in tutta la Svezia

In tutto il Veneto sono 3 miliardi Evasi al Fisco:   lo rivela Fabbrica Padova, il centro studi di Confapi,   che analizza il fenomeno e propone soluzioni


650 milioni di euro 'Nascosti' al Fisco

In tutto il Veneto sono 3 miliardi Evasi al Fisco:
lo rivela Fabbrica Padova, il centro studi di Confapi,
che analizza il fenomeno e propone soluzioni


In Italia basterebbe far emergere quanto si evade di Iva per coprire quasi per intero la prossima manovra finanziaria. Secondo un rapporto diffuso a settembre dalla Commissione Europea, infatti, la differenza tra quanto lo Stato incassa dall’Iva e quanto in linea teorica dovrebbe raccogliere è stata nel 2016 - ultimo anno analizzato nella sua interezza - di 35,9 miliardi, tra elusione fiscale ed errori nei calcoli della tassa. Circa un quarto dei 147,1 miliardi di euro frodati nell’intera Unione Europea, più che in ogni altro Paese.

650 milioni di euro evasi a Padova

Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, proprio a partire da questi dati ha provato a stimare il dato relativo al gap Iva in Veneto e nella provincia. Lo ha fatto partendo dalle proporzioni presenti nello studio “Asymmetries in the territorial VAT gap”, elaborato l’Agenzia delle Entrate, che analizzava il fenomeno nel corso degli anni da una prospettiva legata alle singole regioni. Un rapporto da cui emerge che l’evasione Iva, in Veneto, “pesa” per il 9.16% su quella totale in Italia. Vale a dire, considerando il 2016, per circa 3 miliardi e 296 milioni (più di quanto non si evada nell’intero Belgio, dove si registra un gap Iva di 3 miliardi e 79 milioni di euro, o in Danimarca, dove il dato si assesta sotto i 2 miliardi e mezzo). E Padova? Considerando l’incidenza dell’economia provinciale rapportata a quella regionale, per lo stesso anno si può arrivare a stimare il dato in circa 649 milioni di euro. Più di quanto non si evada in stati come la Svezia (465 milioni di euro di gap Iva) e, ad esempio, più del doppio che in Lettonia (258).

Il rapporto con il Pil

È tuttavia significativo notare come l’incidenza dell’evasione in Veneto su quella italiana rispecchi il rapporto che esiste tra il Pil regionale e quello nazionale: il Veneto produce infatti il 9,21% del prodotto interno lordo del Paese. A partire da questa constatazione Fabbrica Padova ha elaborato un indice che tiene conto di questi due fattori (si veda la tabella in coda al testo), prendendo in esame i dati di alcune regioni italiane per quanto riguarda il contributo alla ricchezza nazionale e l’evasione dell’Iva. L’indice assegna il valore 1 a un livello di evasione “proporzionato” alla produttività, valori superiori all’1 se l’evasione è più alta e inferiori se è più bassa. Si nota come i 5 miliardi e 251 milioni di evasione Iva stimati per la Lombardia (14,59% dell’evasione Iva italiana), siano ad esempio inferiori al 21,71% del suo apporto al Pil (indice 0.67). In Campania (evasione Iva pari al 10,62%, produttività al 6,11%, indice di 1,74) la situazione è opposta,
per non parlare della Calabria (indice 1,90).

"Cifre mostruose, Individuiamo chi Imbroglia"

Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, commenta così lo studio: "Quelle relative all’evasione dell’Iva sono cifre mostruose, che da sole danno l’idea di quanto qualsiasi misura in grado di combattere il fenomeno vada favorita. Non è una giustificazione, ma se in Italia si evade così tanto è anche per via della troppa burocrazia che agevola coloro che non vogliono pagare le tasse, dell’eccessiva propensione all’uso del contante in confronto alle altre nazioni e del continuo ricorso da parte dei Governi che si sono succeduti negli anni di misure inquadrabili come condoni che sono, in un certo senso, una sorta di incentivo all’evasione. Detto questo, mi preme ampliare il ragionamento. I dati elaborati dal nostro centro studi ci dicono che, contrariamente a quanto si possa pensare rifacendosi al luogo comune dei piccoli imprenditori del Nord e dei lavoratori autonomi che evadono appena possono, il fenomeno incide molto di più in altre regioni, proprio quelle che, in questi anni, hanno goduto di forme assistenzialistiche più spinte e che potrebbero goderne ancora. Un esempio? Sicilia e Campania da sole - lo attestano i dati Inps - coprono il 53% del totale delle persone che beneficiano del Reddito di inclusione varato dal governo Gentiloni lo scorso dicembre. Dei 6.5 milioni di potenziali beneficiari del Reddito di cittadinanza di cui si discute oggi, 1,7 sono concentrati nell’Isola. Attenzione: noi non diciamo certo che il Mezzogiorno non vada aiutato, ma non attraverso quelle che rischiano di essere misure che, se non ci sarà ad esempio un ripensamento dei centri per l’impiego, disincentivano il lavoro. Dirò di più: evitiamo che l’aiuto di Stato si assommi all’aiuto che si dà, da solo, chi evade e poi dichiara di vivere in condizioni di povertà. Il rischio, se non individuiamo gli anticorpi che consentono di identificare chi imbroglia, è che gli imprenditori onesti si ritrovino a pagare anche per chi non lo è".





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giovedì 10 ottobre 2019

Firmati Lega Disastri su Immigrazione e Profughi



Salvini: tutti i disastri su immigrazione e profughi sono firmati Lega

Salvini: tutti i disastri su immigrazione e profughi sono firmati Lega
Il Trattato di Dublino, la Bossi-Fini, gli emendamenti ai trattati Sar e Solas: se oggi ci troviamo nei 
pasticci con la gestione degli sbarchi e dei richiedenti asilo è tutta colpa di tre leggi ratificate dal 
governo Berlusconi in carica dal 2001 al 2006. Di cui la Lega era fedele alleata

Trattato di Dublino, legge Bossi-Fini, emendamenti alla convenzione Sar e Solas. Segnatevi queste tre norme, perché sono loro all’origine di tutto ciò che non funziona nell’attuale gestione dei richiedenti asilo in arrivo dall’Africa, e più nello specifico nella tragica vicenda della nave Aquarius, bloccata nella crisi diplomatica tra Italia e Malta e ora, pare, diretta in Spagna. Tre norme che, curiosamente, sono state tutte approvate tra il 2001 e il 2004. Anni in cui al governo c’era Silvio Berlusconi, insieme ad Alleanza Nazionale e - udite udite! - alla Lega Nord.

E insomma, è curioso che siamo proprio loro, gli incendiari di allora, a essere stati chiamati a gran voce dall’elettorato italiano per spegnere il fuoco. È curioso, ad esempio, che Salvini sbraiti contro la 

Convenzione di Dublino, ratificata nel 2003, secondo cui il primo Stato membro in cui vengono 
memorizzate le impronte digitali o viene registrata una richiesta di asilo è responsabile della richiesta 
d'asilo di un rifugiato. Già allora non ci voleva un genio per capire che un simile regolamento sarebbe stato un problema per i Paesi di confine, soprattutto quelli che affacciano sul Mediterraneo, in caso di crisi umanitarie. Tant’è, i nostri eroi l’hanno ratificata lo stesso.

Quel che si recupera in prossimità delle coste maltesi - come i naufraghi salvati sull'Aquarius - sbarca comunque in Italia, e sbarca col foglio di richiesta di asilo politico, perché solo così si può entrare, e 
tocca all’Italia occuparsene, perché così hanno deciso Berlusconi, Bossi e Fini. O se preferite, Forza 
Italia, la Lega e Alleanza Nazionale Nessuno, in effetti, l’aveva pensato. 
Ma i nostri valorosi governanti di allora avrebbero dovuto immaginarlo. 

Il 30 luglio 2002, pochi mesi prima, era infatti entrata in vigore la legge Bossi-Fini sull’immigrazione, la quale vincolava il permesso di soggiorno in Italia con un lavoro effettivo. Tradotto: se non ti chiamava qualcuno, in Italia non ci potevi entrare.  A meno che non ti definisci, per qualche motivo, richiedente asilo politico. Risultato? Il numero dei rifugiati cresce di anno in anno, soprattutto negli ultimi tre, e il motivo è piuttosto semplice: se vuoi sperare di arrivare ovunque in Europa l’unico modo che hai per non farti rimandare a casa è fare richiesta di asilo umanitario. Del resto, se la porta d’accesso è una sola, la macchina si ingolfa e possono passare anni prima che una richiesta sia accettata o meno, e i richiedenti asilo si accumulano, di anno in anno.

E sapete perché si accumulano? Perché l’anno dopo ancora i nostri eroi forza-leghisti si inventano un 
altro capolavoro e nel 2004 ratificano due emendamenti alle convenzioni Sar e Solas secondo i quali 
l’obbligo di fornire un luogo d’approdo sicuro per i naufraghi "ricade sul Governo contraente 
responsabile per la regione Sar in cui i sopravvissuti sono stati recuperati”. Ratificano, e probabilmente nessuno spiega loro che il fatto che la piccola isola di Malta non ratifichi sia in realtà un problema enorme, perché la sua area di search & rescue (cerca e salva)
 è immensa, rispetto alla sua superficie. 

Tradotto: quel che si recupera in prossimità delle coste maltesi - come i naufraghi salvati sull'Aquarius - sbarca comunque in Italia, e sbarca col foglio di richiesta di asilo politico, perché solo così si può entrare, e tocca all’Italia occuparsene, perché così hanno deciso Berlusconi, Bossi e Fini. O se preferite, Forza Italia, la Lega e Alleanza Nazionale.

Sì, gli stessi che oggi si stringono a coorte col titolare del Viminale, nella sua strenua battaglia contro la nave Aquarius, le sue 629 anime, le organizzazioni non governative battenti bandiera di Gibilterra, i buonisti di sinistra, gli editorialisti radical chic. Non diteglielo, a Matteo Salvini, 
che il vero nemico, la causa di tutti i suoi crucci, ce l’ha davanti. Allo specchio.

Salvini: tutti i disastri su immigrazione e profughi sono firmati Lega. Il Trattato di Dublino, la Bossi-Fini,   gli emendamenti ai trattati...




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Legge Elettorale: la Lega ha depositato in Cassazione   la richiesta di consultazione avanzata da 8   consigli regionali per un sistema maggioritario.  Seri dubbi dei costituzionalisti...


Soldi Russi alla Lega

Soldi russi alla Lega

 Spunta il “pizzino” di Savoini: il 4% destinato al partito

Ecco una delle prove che potrebbe dare la vera svolta all’inchiesta sui presunti fondi della Russia destinati alla Lega di Matteo Salvini. Uno schema, scritto a mano, ma dettagliato, su come 65 milioni di dollari sarebbero dovuti entrare nelle casse di via Bellerio. Un vero e proprio “pizzino” destinato a Gianluca Savoini, fotografato, condiviso in chat e recuperato dopo mesi dagli investigatori: nelle mani della procura di Milano, sarebbe diventato una prova fondamentale nel caso dei presunti fondi russi alla Lega.

Come riporta Repubblica, il foglio sarebbe stato scritto dall’avvocato Gianluca Meranda, presente insieme a Gianluca Savoini e al consulente bancario Francesco Vannucci, all’incontro nell’hotel Metropol di Mosca. Lo scorso 18 ottobre, gli italiani incontrarono tre funzionari russi per discutere della compravendita di gasolio russo scontato, ai fini di destinare quel margine di 65 milioni di dollari alla campagna elettorale della Lega.



Il foglio, scritto a penna da Meranda, è stato condiviso dall’avvocato nelle chat con gli altri due presenti: “Farò solo uno screenshot qui e ve lo manderò in modo che siamo sincronizzati – afferma Meranda in riferimento al pizzino, non sapendo che qualcuno stesse registrando e che quella conversazione sarebbe stata poi pubblicata da BuzzFeed -. Ok, signori, penso che le cose stiano andando nella giusta direzione”.

Sul pizzino ci sarebbero le cifre esatte della presunta tangente russa alla Lega. Della compravendita del gasolio con acquirente finale Eni, il 4% sarebbe dovuto andare al partito di Matteo Salvini, il 6% ai russi. Adesso quel foglio, sotto forma di file jpg, sarebbe una prova in mano al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e ai pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta.




La prova che, anche se non si è concretizzato, l’accordo al Metropol è stato “perfezionato”. Il documento, recuperato dalla Guardia di Finanza nei telefonini dei tre italiani, indagati per corruzione internazionale, è importante perché i numeri sembrano confermare l’audio di BuzzFeed. “L’idea – diceva Meranda -, come concepita dai nostri ragazzi politici è che, con uno sconto del 4 per cento, 250mila più 250mila al mese per un anno, possono sostenere una campagna”.

Le Fiamme Gialle speravano di trovare altro materiale nelle conversazioni di Savoini su Wickr, app di messaggistica che permette l’autodistruzione delle chat, ma l’ex presidente dell’associazione Lombardia-Russia si è rifiutato di consegnare le password.

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È emerso così che un’altra delle grandi promesse di Salvini,   quella di rimandare tutti quelli che non   potevano stare in Italia al loro paese, è stata disattesa

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