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lunedì 27 aprile 2020

Rivolta di Sindaci e Medici Contro la Regione Lombardia

Rivolta di Sindaci e Medici Contro la Regione Lombardia

“Nessuna strategia, ci ha abbandonati”

La rivolta di sindaci e medici contro la Regione Lombardia: “Nessuna strategia, ci ha abbandonati”
A due mesi dall’inizio dell’emergenza Coronavirus in Italia la Regione Lombardia vine fortemente criticata per la gestione della pandemia: sindaci e medici lombardi attaccano l’operato delle autorità regionali, accusandole di essere stati abbandonati e non adeguatamente sostenuti nella loro lotta in prima fila contro il Covid-19. Contro le decisioni della giunta Fontana si schiera anche Legacoop Lombardia, associazione di categoria che denuncia la diffusione del contagio
dalle aziende rimaste aperte durante il lockdown.

Il sindaco di Gussago (Brescia): “La Lombardia non lo dice ma mi viene il sospetto che ci stia facendo raggiungere l’immunità di gregge”
Tra i sindaci lombardi che hanno attaccato la gestione dell’emergenza a livello regionale c’è Giovanni Coccoli, primo cittadino di Gussago, in provincia di Brescia. Ieri il sindaco ha inviato una lettera con parole molto forti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte, dicendo che la sua comunità è stata abbandonata. “Stiamo assistendo al dramma per cui le persone non si recano più in ospedale, né vi portano i propri cari anziani perché hanno paura che se questo viene a mancare non lo rivedono più”, denuncia Coccoli a TPI. “Dall’altro lato ci sono persone sintomatiche presso il proprio domicilio che non vengono più ricoverate. Le terapie per i malati qui i medici di base le fanno al telefono,
perché alcuni dei medici sono positivi quindi ovviamente non escono di casa”.

“La Lombardia non lo dice ma mi viene il sospetto che ci stia facendo raggiungere l’immunità di gregge”, dice il sindaco, “Boris Johnson lo ha dichiarato ed è finito in terapia intensiva, qui anche se non viene dichiarato la linea sospetto sia la stessa: non controlliamo nessuno e vediamo chi sopravvive”. Coccoli accusa la giunta regionale di una “totale mancanza” durante la gestione della crisi e si dice contrario alla possibilità di riaprire dopo il 4 maggio. “A Roma non c’è la percezione di quello che sta accadendo: a Brescia abbiamo superato i numeri di Bergamo. Mi fa imbestialire che i dati ufficiali a Brescia delle ultime 3 settimane sono parziali perché tutti i positivi delle Rsa non vengono pubblicati, vengono trasmessi solo a noi sindaci. Oggi (22 aprile, ndr) ad esempio i dati ufficiali parlano di 161 positivi, io ne ho registrati 178. Questi 17 sono tutti anziani positivi presso le Rsa del mio comune: nessuno ne risponde perché questi dati non vengono pubblicati.
Di cosa abbiamo paura?”.

Fase 2, medici lombardi contro la Regione:
“Piano inconsistente, nessuna analisi per correggere errori fatti”
Contro la gestione lombarda dell’emergenza si sono schierati anche i medici di medicina generale della Lombardia. Paola Pedrini, segretario della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lombardia ha parlato di “assoluta inconsistenza dei contenuti del documento sulla ‘Fase 2’, di recente approvato dal Consiglio regionale della Lombardia, riguardo alle proposte di riorganizzazione del sistema sanitario”. Tali proposte, secondo il medico “altro non fanno che riproporre l’esistente, lasciando di fatto immutate le criticità risultate evidenti,
dolorosamente, nella gestione di questa pandemia”.

“Altro che runner, i contagi sono arrivati dalle aziende sempre aperte”:
 la denuncia di Legacoop Lombardia
“Una fase 2 senza un piano è pura follia, non bastano certo guanti e mascherine”. La Legacoop lombarda è tra le associazioni di settore che sottolineano la grave situazione sanitaria nella provincia di Bergamo. Su TPI l’associazione ha denunciato che i contagi sono arrivati tramite le aziende aperte durante il lockdown. E andando contro i loro stessi interessi, chiedono di frenare sulla riapertura.

Sindaco di Segrate: “Regione ha responsabilità per queste morti, ha agito troppo tardi”
“La Regione Lombardia ha sulla coscienza queste morti, ha agito troppo tardi, non ha mai avuto un piano”. Sono le dure parole di Paolo Micheli, sindaco di Segrate (Milano), sulla gestione lombarda della crisi sanitaria. “Nel nostro comune ci sono centinaia di persone che avrebbero diritto di sapere se hanno il Covid-19 ma non riescono a saperlo, perché sostanzialmente il tampone viene fatto solo quando arrivi in ospedale”, prosegue il sindaco. “Ogni giorno sento qualcuno piangere, è qualcosa che è fuori controllo, sono stufo dello scarica barile su di noi amministratori locali”.

“Mi ero attivato per poter effettuare i test sierologici, pensando di metterli a disposizione dei medici di base per aiutarli a fare le diagnosi”, racconta il sindaco a TPI. “Avevo anche trovato sponsor qui a Segrate, che avrebbero finanziato l’iniziativa, ma ho dovuto fermarmi perché mi è stato comunicato che le case diagnostiche a cui ci eravamo rivolti non erano più disponibili”. Una sorta di veto dalla Regione Lombardia? “Nessun veto, non ci eravamo mai rivolti ufficialmente alla Regione di effettuare i test sierologici”, precisa Micheli. “Solo che le due case diagnostiche private con cui ero in relazione e stavo per partire con questo protocollo (pagato con lo sponsor) pochi giorni fa si sono tirate indietro, dicono che la Regione Lombardia le ha bloccate”.
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mercoledì 8 aprile 2020

Disastro Provocato da Errori della Regione Lombardia

Disastro Provocato da Errori della Regione


La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia ha indirizzato una lettera al governatore della Regione e all'assessore al Welfare per evidenziare sette errori commessi dall'amministrazione locale nella gestione dell'emergenza Coronavirus. Tra questi, l'incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio, evidenziata anche dall'inchiesta di TPI sulla mancata chiusura dei comuni di Alzano Lombardo e Nembro


Gli ordini dei Medici della Lombardia
 scrivono una lettera a Fontana: 
“Disastro Provocato da 7 Errori della Regione”


I medici della Lombardia accusano Fontana
La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia ha inviato una lettera al governatore Attilio Fontana, all’assessore al Welfare Giulio Gallera e ai direttore delle aziende sanitarie per mettere in evidenza i presunti errori commessi dalla Regione nella gestione dell’emergenza Coronavirus, che avrebbero contribuito a rendere la Lombardia, e in particolare la zona della bergamasca, il principale focolaio di contagio dell’epidemia in Italia. Come certificato dai dati Istat riportati da TPI in un’analisi, a Nembro, in provincia di Bergamo, nei primi 21 giorni di marzo si è registrato il 1000 per cento in più di morti rispetto al 2019. Nella vicina Alzano Lombardo si è arrivati a +1022 per cento. Il picco massimo si è raggiunto nel piccolo comune di San Pellegrino Terme, con un incremento del 2000 per cento. È una mortalità dell’1 per cento dell’intera popolazione di quei comuni, più alta di quella riscontrata a Wuhan, in Cina,
e più alta che in qualsiasi altra parte del mondo.

La Federazione dei Medici “riunita in data 05/04/2020”, si legge nella lettera, “ha preso in esame la situazione relativa all’epidemia da COVID19 in corso” e ha ritenuto necessario elencare i “7 errori” commessi dall’amministrazione regionale perché ritiene che “può risultare utile alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi”. Gli errori imputati all’amministrazione riguardano la gestione del territorio, l’inadeguata protezione degli operatori sanitari, l’approssimazione nella mappatura del contagio dovuta in parte alla scelta di limitare il numero di tamponi e anche l’indecisione nella chiusura delle zone focolaio, come noi di TPI abbiamo svelato nell’inchiesta sulla mancata istituzione di una Zona Rossa, e conseguente chiusura, dei comuni di Alzano Lombardo e Nembro. La decisione di non dichiarare una Zona Rossa, che era stata fortemente raccomandata da una nota dell’Istituto superiore di sanità (ISS) già lo scorso due marzo (nota che noi di TPI abbiamo reso pubblica in esclusiva), ha causato un incremento considerevole di decessi in quel territorio, incrementati secondo l’Istat fino al 2.000 per cento proprio in concomitanza della mancata chiusura.

Gli errori messi in evidenza nella lettera inviata dalla Federazione degli Ordini dei Medici della Lombardia al governatore Fontana sono i seguenti:

“1) La mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia dovuta alla decisione di eseguire i tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. I dati sono sempre stati presentati come “numero degli infetti” e come “numero dei deceduti” e la mortalità calcolata è quella relativa ai pazienti ricoverati, mentre il mondo si chiede le ragioni dell’alta mortalità registrata in Italia, senza rendersi conto che si tratta solo dell’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima enormemente il numero dei malati
e discretamente il numero dei deceduti.

2) L’incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio. 3) La gestione confusa della realtà delle Rsa e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane (nella sola provincia di Bergamo 600 morti su 6000 ospiti in un mese). 4) La mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio e al restante personale sanitario. Questo ha determinato la morte di numerosi colleghi, la malattia di numerosissimi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia.

5) La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica
(isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti)

6) La mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio.

7) Il mancato governo del territorio ha determinato la saturazione dei posti letto ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze,
avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero”.

Il punto due relativo all'”incertezza nella chiusura di alcune zone a rischio”, è stato oggetto di un rimpallo di responsabilità tra la Regione e il governo, con la prima che – in particolare attraverso  le parole dell’Assessore al Welfare Giulio Gallera – accusava il secondo di aver ignorato la nota dell’Iss emersa attraverso l’inchiesta di TPI e non aver dunque provveduto alla chiusura tempestiva dei comuni di Alzano Lombardo e Nembro raccomandata dai medici dell’Istituto. Ma in una nota formale di risposta a TPI, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiarito che la Regione Lombardia aveva la facoltà di creare la zona rossa in autonomia.

“Non vi è argomento da parte della Regione Lombardia per muovere contestazioni al Governo nazionale o ad altre Autorità locali. Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andava disposta prima, con riguardo all’intero territorio regionale o a singoli comuni, avrebbe potuto tranquillamente creare zone rosse’, in piena autonomia?, ha scritto Conte .

Di Marta Vigneri

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