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sabato 16 febbraio 2019

Landini vince causa contro la Saras e dona 25 mila euro

Landini vince causa contro la Saras e dona 25 mila euro

Maurizio Landini alla cerimonia di donazione assieme al segretario regionale Fiom Sardegna, Mariano Carboni, e la sindaca di Villa San Pietro, Marina Madeddu

Morti sul lavoro, Landini vince causa contro la Saras e dona 25 mila euro al paese delle vittime
La Fiom si era costituita parte civile contro la raffineria dei Moratti nel 2009 in seguito al decesso di 3 operai dentro lo stabilimento di Sarroch


Il mondo del lavoro cambia continuamente. Per effetto dell’innovazione tecnologica che fa nascere nuovi mestieri e nuovi modelli organizzativi ma anche per effetto di sentenze che creano precedenti importanti in argomenti delicati come quello della sicurezza. Una di queste è sicuramente quella che ha dato ragione alla Fiom-Cgil che nel 2009 si era costituita parte civile nel processo per la morte sul lavoro di 3 operai nella raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà della famiglia Moratti.

L’organizzazione sindacale ha ottenuto dalla Saras un risarcimento morale di 25.000 euro che è stato donato al comune di Villa San Pietro, luogo dove le tre vittime vivevano. Grazie a questa somma sarà costruita una sala musica per i giovani. Il leader della Fiom, Maurizio Landini, presente alla cerimonia di donazione, ha annunciato che d’ora in avanti il suo sindacato “si costituirà sempre parte civile ogni volta che ci saranno degli incidenti” anche perché “il problema della sicurezza sul lavoro sta peggiorando anziché migliorare”.

Esagerazioni di Landini a fine propagandistico? Purtroppo no. I dati statistici esistenti confermano che la denuncia del leader della Fiom è vera. Dal rapporto elaborato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering basato sui dati Inail emerge che nel 2015 le morti bianche in Italia sono state pari a 1172. Ben 163 in più rispetto al 2014.

La regione più colpita è stata la Lombardia con 124 vittime, davanti alla Campania con 87 e alla Toscana con 79. In termini relativi, ovvero considerando l’incidenza sul totale degli occupati, emerge però una fotografia diversa. Le regioni con il maggior numero di vittime sono quelle del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) davanti alle Isole (Sicilia e Sardegna). Quelle più virtuose (o probabilmente sarebbe meglio dire meno peggio) sono quelle del Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria).

Tra i vari settori quelli più colpiti sono le costruzioni, la manifattura e i trasporti e da qui la conseguenza naturale che il problema è fondamentalmente maschile dato che la piaga colpisce nel 94,5% gli uomini e solo nel 5,5% le donne. Differenza di genere che tuttavia trova poco spazio sulle pagine dei giornali e nei salotti televisivi.

E a morire sono i lavoratori più anziani, quelli più fiaccati dalla fatica. I dati lasciano pochi dubbi a riguardo. Sui casi in cui l’età è nota l’incidenza dei lavoratori dai 55 anni in su è pari al 74,7%. Dato che dovrebbe far riflettere di fronte al costante allungamento dell’età pensionistica.

Per Maurizio Landini si continua a morire sul lavoro perché “le aziende considerano la sicurezza un costo”. Il problema è dunque culturale e una conferma arriva da un confronto tra i dati italiani e quelli degli altri paesi europei. Una inchiesta del quotidiano la Repubblica del 2013 ha messo in luce che l’Italia ha il primato europeo dei morti sul lavoro. In valori assoluti battiamo perfino la Germania ma non è certo una vittoria di cui andare fieri.


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giovedì 28 maggio 2009

Saras. La raffineria killer

Saras. La raffineria killer, i Cip 6 e l'Inter
Eleonora Formisani

E' la raffineria più grande del Mediterraneo di proprietà della famiglia Moratti. Lì ieri sono morti tre operai. Ora la Saras è sotto inchiesta, anche per inquinamento. Ma forse pochi sanno che attraverso una sua controllata, la Sarlux, la società produce energia elettrica bruciando «Tar», olio combustibile pesante. Nonostante ciò può avvalersi degli incentivi per i «Cip6».

Lo scenario è la raffineria più grande del Mediterraneo, la Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà dei petrolieri Moratti, fondata nel 1962 da Angelo Moratti [già presidente dell’Inter], oggi di proprietà di Gianmarco e Massimo Moratti, patron dell‘Inter.
Qui 1600 operai lavorano petrolio grezzo che esce dallo stabilimento in barili, se ne contano 300 mila l’anno. Qui ieri hanno perso la vita Gigi Solinas, Bruno Muntoni e Daniele Melis, stroncati all’interno di una cisterna dalle esalazioni tossiche. Anidride solforosa? Saranno i giudici a stabilirlo dopo la conclusione delle indagini aperte dalla Procura di Cagliari per accertare eventuali responsabilità sulla morte degli operai, dipendenti della Comesa, una ditta esterna che lavora per la Saras.
Per protestare contro l’ennesima strage sul lavoro questa mattina i lavoratori della Saras hanno manifestato davanti ai cancelli della raffineria ma i sindacati confederali, riuniti a Tramatza nell’oristanese, potrebbero decidere di indire lo sciopero generale in tutta l’isola. La Fiom ha anche annunciato che si costituirà parte civile in un eventuale processo. Lo sciopero proseguirà anche domani e venerdì prossimo, giorno in cui potrebbero svolgersi i funerali delle vittime.
Quella di Sarroch per molti è stata una tragedia annunciata. «Da anni abbiamo lanciato l’allarme sulla sicurezza degli impianti della Saras e sui livelli di inquinamento che questi producono, allarme rimasto inascoltato se non addirittura deriso e rimproverato», ha dichiarato il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia [centrosinistra]. E proprio pochi giorni prima della tragedia la raffineria è finita sotto inchiesta, riporta la Nuova Sardegna, grazie a «Oil» un documentario prodotto e diretto da Massimiliano Mazzotta che racconta cosa veramente succede all’interno dell’impianto e le presunte conseguenze sulla salute degli operai e degli abitanti di Sarroch.
70 minuti in cui un ricercatore fiorentino, Annibale Biggeri, mette in relazione la percentuale dei decessi dovuti a malattie tumorali nella zona industriale attorno alla raffineria con l’attività degli stabilimenti. «Una maggiore incidenza di patologie tumorali e respiratorie rispetto alla media regionale», spiega Biggeri che, studiando i dati dell’Istat sulla mortalità dal 1981 al 2001 e quelli sui ricoveri ospedalieri dal 2001 al 2003, pubblica il «Rapporto Sarroch Ambiente e Salute». E’ tutto lì. Petroliere che attraccano, vanno e vengono trasportando petrolio grezzo. Petrolio ma non solo perché la Saras – attraverso la controllate Sarlux r.r.l. – da qualche anno è entrata nella nel settore dell’energia elettrica che produce usando gli scarti della raffinazione. E’ il «Tar» detto anche «olio combustibile pesante», un combustibile altamente inquinante.
E’ questo il carburante che tiene in vita il progetto della Sarlux che consente di generare energia elettrica per una potenza installata pari a 550 megawatt ed una produzione in esercizio sui quattro miliardi di chilowattora l’anno. La maggior parte della sua produzione [450 megawatt su 550] viene utilizzata dall’Enel.
Per la legge italiana l’impianto Sarlux [una joint-venture tra Saras con l’americana Enron Corp] produce fonti rinnovabili. La Sarlux è un’altra scatola cinese, la società infatti possiede l’impianto Igcc [impianto di gassificazione integrata a ciclo combinato] e attraverso Parchi Eolici Ulassai S.r.l. [tramite la controllata Sardeolica S.r.l.] la quale possiede e gestisce il parco eolico sito nel Comune di Ulassai in Sardegna, produce fonti rinnovabili.
E producendo fonti rinnovabili la Sarlux può avvalersi degli incentivi per i «Cip6», il perverso meccanismo che dell’incentivo alle fonti rinnovabili ma anche – appunto – alle assimilate: centrali elettriche a ciclo combinato alimentate con il metano oppure con il gas ottenuto dalla gassificazione dei residui di raffineria.

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