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martedì 7 agosto 2018

Reato di Caporalato, il testo della legge

La legge stabilisce che commette il reato di caporalato, ovvero di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro
  
Gazzetta Ufficiale
Pubblicato in G.U. la Legge sul reato di caporalato, ovvero la L. 199/2016 di contrasto ai fenomeni Caporalato e lavoro nero in agricoltura. La norma entra in vigore il 4 novembre 2016.

In Gazzetta Ufficiale n. 257 del 3 novembre 2016, è stata pubblicata la Legge sul reato di caporalato, ovvero la L. 199 del 29 ottobre 2016 recante: Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo. La norma entra quindi in vigore il 4 novembre 2016.

Leggi anche: Caporalato e lavoro nero in agricoltura, approvazione definitiva della legge

La legge, meglio conosciuta come contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura è stata approvata in via definitiva dal Parlamento il 18 ottobre scorso e rappresenta sicuramente un traguardo storico per la mercato del lavoro e per i diritti dei lavoratori.

Da oggi quindi si inaspriscono le pene per chi commette questo genere di reati, infatti la nuova disciplina prevede una pena per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, che andrà da 1 a 6 anni di reclusione, aumentabili fino ad 8 se c’è violenza o minaccia e una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Nota importante è che il reato sarà uguale sia per chi fa da intermediatore, cosiddetto “caporale”, e sia per chi sfrutta questo tipo di “servizio”.

Reato di caporalato, ecco cosa prevede la legge
La legge stabilisce che commette il reato di caporalato, ovvero di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, chiunque:

recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di cui al precedente punto, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.
Se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Lo sfruttamento è configurabile in presenza di una o più delle seguenti condizioni:

reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.
Sono aggravanti specifiche e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà:

il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;
l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo. Avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.
Contrasto al lavoro nero in agricoltura
La legge prevede inoltre importanti disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo.

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Caporalato: 2 euro l’ora, e nei campi anche i Bambini...
http://cipiri5.blogspot.com/2018/08/caporalato-2-euro-lora-e-nei-campi.html




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martedì 1 ottobre 2013

COSA SI MANGIA DOMANI ?: LA NORVEGIA RIDUCE IL CONSUMO DI POMODORI PELATI I...


LA NORVEGIA RIDUCE IL CONSUMO DI 

POMODORI PELATI ITALIANI


LA NORVEGIA RIDUCE
 IL CONSUMO DI POMODORI PELATI ITALIANI 
PERCHE’ 

“NON ETICI”

In Norvegia i consumatori hanno ridotto il consumo di pomodori pelati in scatola provenienti dall’Italia per protestare contro il lavoro in nero nella raccolta nei campi.
LEGGI TUTTO...
COSA SI MANGIA DOMANI ?: LA NORVEGIA RIDUCE IL CONSUMO DI POMODORI PELATI I...: LA NORVEGIA RIDUCE  IL CONSUMO DI POMODORI PELATI ITALIANI  PERCHE’  “NON ETICI” In Norvegia i consumatori hanno ridotto il cons...

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lunedì 30 agosto 2010

La mafia rossa di pomodori



Quando arrivi in Molise hai l’impressione di essere in una regione tranquilla, serena, immune dal malaffare. Per molti è ancora parte dell’Abruzzo, così come era prima del 1970. Ma appena ti addentri ti rendi conto che la realtà è un’altra: imprese casertane che hanno in mano il mercato delle costruzioni. Siciliani che cercano rifugio nelle aree interne sperando di sfuggire agli ergastoli. E’ una regione cuscinetto, una testa di ponte tra la “Capitanata” foggiana e la provincia di Caserta. Uno snodo per il traffico di rifiuti provenienti dalla Campania che arriva a Pozzilli, Termoli, Venafro e che vedrebbe coinvolta la ditta Caturano (di cui si trovano tracce anche nell’operazione “RE MIDA” della Procura di Napoli). Una Regione dove in un piccolo centro come Guglionesi ( circa tremila abitanti) si è dovuto bonificare un sito ( un ex azienda per l’allevamento di lombrichi) riempito di rifiuti tossici. L’operazione è costata alla comunità circa 2 milioni di euro!Uno snodo per il traffico e la gestione degli immigrati, soprattutto in agricoltura. Uno snodo “fantasma” per braccia da vendere nei campi di pomodori. In quei campi dove due anni fa ( il 29 luglio del 2008) morì, in un canale stradale, Georghe Radu, clandestino ucciso da un malore e dalla paura dei suoi “colleghi” che lo trascinarono fuori dal campo e lo lasciarono, solo, in una cunetta a finire la sua vita, come un cane, come un reietto.

 Un recente rapporto dice che in Molise gli immigrati sono circa 7.500 unità (di cui 5.358 compresi tra la città la capoluogo, Campobasso, e il resto della sua provincia). Provengono in gran parte da Romania, Polonia, Albania, Marocco e Ucraina e il 75% è donna. E questo è il periodo della raccolta del pomodoro e così il Basso Molise e la Capitanata ( dove si raccolgono oltre 2 milioni di pomodori) accolgono oltre quindicimila braccianti che in maggioranza lavorano in nero ( con una paga media di circa 2,5 euro l’ora e di cui un terzo va al “caporale”).

E con la stagione della raccolta dell’oro rosso ( come lo chiamano tutti) si presentano problemi vecchi e nuovi. Storie di uomini e donne che arrivano in Italia per trovare una nuova vita. Storie di piccoli agricoltori “strozzati” dalle grandi aziende e dai business della criminalità. -    L’accoglienza agli immigrati è in Molise completamente assente perché non esiste alcuna politica verso di loro mentre in Puglia sono stati costruiti 4 alberghi diffusi e installati 20 cisterne per l’acqua oltre ai bagni chimici. Il punto è che il costo per notte, negli alberghi, è di 8 euro ( circa la metà del guadagno di un giorno!)

-    La vendita del prodotto che per la maggior parte va ad aziende campane, E in questa stagione 2010 la crisi si fa sentire forte e chiara. «La colpa è degli industriali che lasciano marcire il prodotto nei campi». Secondo la Cia «dietro c’è un cartello di imprese di trasformazione, industriali e grossisti che impone le stesse condizioni capestro a tutto il Mezzogiorno. La colpa è degli industriali che lasciano marcire il prodotto nei campi». «I contratti non vengono onorati – aggiunge il vice sindaco di Guglionsesi, Lucarelli – le nostre aziende si appoggiano a industrie campane che stipulano degli accordi ma poi non li rispettano. Come? Ad esempio mandano meno TIR di quelli che ne dovrebbero giungere per trasportare il prodotto. Oppure arrivano con giorni di ritardo, e si sa che il pomodoro dopo la raccolta si deteriora in fretta. In questo modo valutano il prodotto meno di quanto vale. Per farla breve, se nel contratto c’è scritto che ti devono 5, ti danno due. E per gli agricoltori c’è anche il problema delle quote di pomodoro da raggiungere, minimo 750 quintali per ettaro, senza i quali non hanno diritto ai contributi europei».

-     E poi c’è il fenomeno dei falsi braccianti. Con 15 euro si può diventare braccianti e ottenere l’indennità di disoccupazione agricola. Un meccanismo sperimentato per esempio già a Rosarno ( e che in qualche modo è parte della famosa rivolta del gennaio scorso). Un imprenditore fa lavorare in nero degli extracomunitari e i contributi vengono “venduti” ai falsi braccianti, che potranno poi ricevere l’indennità. Una truffa bella e buona che permette anche di drogare il mercato del lavoro regolare, dove il lavoratore “vero” è costretto a pagarsi da solo i contributi per l’indennità di disoccupazione agricola. Cosa rispondere, infatti, ad un datore di lavoro che dice: ”tu vuoi lavorare da me? Dato che posso avere manodopera a 20 euro ti pago fino a 30 euro e i contributi te li versi tu”?

A tutto ciò si aggiunge che questa sarà l’ultima estate con i sussidi dell’Ue: 1000 euro a ettaro al produttore. E così il lavoro nero, la sopraffazione di chi ha bisogno di lavorare ( regolare o irregolare che sia) sarà sempre più forte e “il piede dei giganti schiaccerà il cuore” degli ultimi, di chi è senza difesa, stretti tra la morsa della camorra e di imprenditori senza scrupoli

(pubblicato anche su strozzatecitutti.info il 28 agosto 2010)



Fonte: strozzatecitutti.info


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giovedì 13 agosto 2009

Agricoltura: 'Oro rosso' una campagna contro il lavoro nero e lo schiavismo




Agricoltura: 'Oro rosso' una campagna contro il lavoro nero e lo schiavismo

FLAI-CGIL,
almeno il 60% dei pomodori in Italia sono raccolti sfruttando il lavoro nero.
Come sindacato vogliamo indignarci ed intervenire



Una straordinaria mobilitazione per dire no allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura e alla sistematica negazione dei più elementari diritti dei migranti impiegati nel settore. Sono questi i temi promossi nella campagna nazionale 'Oro rosso – dal reality alla realtà' organizzata dalla CGIL e dalla FLAI nazionale, regionale e di Capitanata nelle giornate comprese tra il 2 e il 12 agosto, presentata oggi alla Camera del Lavoro Territoriale di Foggia nel corso di una conferenza stampa.

Sono 40 i dirigenti della CGIL e della FLAI, provenienti da tutte le regioni d'Italia, che, durante queste dieci giornate, si sommeranno ad altrettanti dirigenti della Puglia e della Capitanata, impegnandosi in un quotidiano presidio delle campagne per un'azione di tutela e informazione delle lavoratrici e dei lavoratori sui propri diritti.

La mobilitazione fa seguito alle iniziative che CGIL e FLAI di Foggia hanno messo in campo per contrastare il fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento dei braccianti nell’agro di Capitanata, spesso sfociato in vere e proprie forme di riduzione in schiavitù ai danni dei lavoratori stranieri. Dal “Camper dei diritti” del 2007 al progetto “Diritti in campo” dello scorso anno, la CGIL e la FLAI sono impegnate in nuove forme di tutela e vertenzialità itinerante, un presidio democratico di quelle campagne che soprattutto nel periodo estivo, in concomitanza con la raccolta del pomodoro, diventano in provincia di Foggia meta privilegiata per migliaia di lavoratori stranieri.

“Da diversi anni nella pianura di Foggia la FLAI-CGIL tenta di contrastare con costanti iniziative il selvaggio sfruttamento che è praticato da parte di ben individuati soggetti senza scrupoli ai danni di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori” spiega il sindacato in una nota, e aggiunge “Agrari, caporali, faccendieri, criminalità organizzata hanno ricomposto un cartello che trova nello sfruttamento di lavoratrici e lavoratori del settore agricolo una redditizia attività economica. I metodi utilizzati – prosegue la nota – sono sempre gli stessi: imposizione di uno stato di terrore pubblico e privato, minacce e violenze individuali, ricatti e ritorsioni. Metodi che, fatti propri dalla criminalità organizzata, trovano l'affermazione di una cultura antistatale e antidemocratica”.

E' il Segretario Nazionale della FLAI-CGIL Salvatore Lo Balbo, nel corso della conferenza stampa, ad illustrare la grave situazione del lavoro nero in agricoltura, spiegando che “almeno il 60% dei pomodori in Italia sono raccolti sfruttando il lavoro nero”.”Camminando per le strade di campagna – prosegue il Segretario - si vedono centinaia di lavoratori sui quali non si operano i giusti controlli”.”Come FLAI e come sindacato vogliamo indignarci ed intervenire”.


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