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mercoledì 25 maggio 2011

ECOLOGIA: Il Governo in queste ore sta provando a bloccare i...




ECOLOGIA: Il Governo in queste ore sta provando a bloccare i...: "Il Governo in queste ore sta provando a bloccare il Referendum . Ciao , dal rifugio anti-..."

Firma ora. Dobbiamo mobilitarci tutti per un futuro senza nucleare.


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giovedì 19 maggio 2011

Laureata in… Isola dei cassintegrati


Laureata in…

 

Isola dei cassintegrati


Una giovane studentessa, Iris Soma, classe 1985, si è laureata in Scienze Politiche alcuni giorni fa scegliendo il nostro blog come caso di studio per la sua tesi di Sociologia delle Reti. Per noi tutti questa è una grande soddisfazione, un riconoscimento ulteriore del lavoro svolto fino ad ora, che giunge proprio pochi giorni dopo aver ricevuto il premio di giornalismo Eretici Digitali. Abbiamo fatto alcune domande ad Iris:
Come ti è venuta l’idea di scegliere “L’isola dei cassintegrati” come caso di studio?
L’idea nasce dopo aver assistito al convegno Attori, spazi e forme di partecipazione politica, organizzato dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Sassari nel maggio del 2010. A questa giornata di studio hanno partecipato gli operai cassintegrati della Vinyls di Porto Torres che occupavano l’Asinara e gli ideatori del blog e del gruppo Facebook “L’isola dei cassintegrati”: Michele e Marco.
Cosa ti ha incuriosito particolarmente?
Il punto di partenza che mi ha spinto a interessarmi al gruppo è stata l’originalità della lotta: la loro era una provocazione suggestiva, perché insisteva sull’esistenza dell’Italia dei famosi e di quella di chi sta perdendo il posto di lavoro. Esempio di una crisi più generale che riguarda l’industrializzazione sarda e i suoi “poli”. Gli operai facevano parlare di loro non più attraverso l’occupazione di aeroporti, ma usando i confessionali che quotidianamente il “tiranno” e gli altri lasciavano sul blog e sul gruppo FB, come un vero reality show.
Hai trovato una qualche resistenza o anche a livello accademico si è colta l’originalità di un argomento che ha rivoluzionato il modo di lottare per i propri diritti?
Ad essere sincera non ho trovato alcuna resistenza, anzi, la professoressa Laura Iannelli è stata entusiasta della scelta, considerando L’isola dei cassintegrati un’esperienza interessante per molti aspetti comunicativi.
Ed ora che ti sei laureata… cosa farai “da grande”?
Beh adesso come prima cosa auguro agli operai di ritornare “finalmente” al loro posto di lavoro. In secondo luogo, sono figlia di operai, come potrei non interessarmi ai problemi dei lavoratori?
 
di Claudia Sarritzu

http://www.isoladeicassintegrati.com/

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SINDACATI, MARCEGAGLIA DI FORLÌ IN SCIOPERO

- Nuova fumata nera sull'accordo aziendale alla Marcegaglia di Forlì sul contratto aziendale. Dopo la rottura delle trattative dei giorni scorsi anche l'incontro di oggi non è servito a sciogliere i nodi della vertenza e i sindacati dei metalmeccanici, unitariamente, hanno proclamato uno sciopero che proseguirà anche domani. Fim Fiom e Uilm, assieme alle Rsu dello stabilimento, infatti, «hanno ritenuto inaccettabile che a più di un anno dall'avvio dei negoziati la direzione Marcegaglia continui a riproporre le stesse posizioni sui rinnovi contrattuali e che, nonostante le significative aperture ed i passi in avanti fatti dal sindacato ad oggi, i lavoratori siano ancora senza contratto», come si legge in una nota che denuncia «i continui atteggiamenti dell'azienda volti ad aumentare la tensione e le intimidazioni sui singoli lavoratori»


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domenica 15 maggio 2011

MARCEGAGLIA , CHIEDA SCUSA ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELLA THYSSEN GROUP





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MARCEGAGLIA SIMBOLO DEL CAPITALISMO CINICO CHIEDA SCUSA ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELLA THYSSEN GROUP !

“Se c’è qualcuno che deve chiedere scusa ai familiari delle vittime del rogo Thyssen, al tribunale di Torino e agli imprenditori che ogni giorno investono in sicurezza, è proprio Emma Marcegaglia. Il presidente di Confindustria, infatti, deve ritirare le sue ignobili affermazioni e deve dire con chiarezza che le spese per la sicurezza non sono un disincentivo a investire, ma una garanzia di efficienza, qualità dei prodotti e rispetto della vita umana. L’Italia dei Valori è stata la prima e unica forza politica a sollevare immediatamente un sentimento di sdegno e rabbia quando a Bergamo la Marcegaglia commentò la sentenza Thyssen dicendo che “se una cosa di questo tipo dovesse prevalere, potrebbe allontanare gli investimenti esteri dall’Italia e mettere anche a repentaglio, in qualche modo, la sopravvivenza del nostro sistema industriale”.
I manager della Thyssen sono stati condannati da un tribunale italiano per omicidio volontario, sette operai italiani sono morti bruciati vivi e tutto il processo ha dimostrato la clamorosa responsabilità di quanti, avendo deciso di abbandonare quell’azienda, non investivano da anni nella sicurezza esponendo cosi i lavoratori al dramma che è accaduto.

Maurizio Zipponi ( responsabile welfare e lavoro IDV )

Emma Marcegaglia chiama gli industriali alla conta, misura il consenso, cerca un mandato pieno dalla platea di 5.700 imprenditori alle Assise generali di Confindustria a Bergamo. Che sono stati chiamati a votare punto su punto, scegliendo tra varie opzioni (il voto è avvenuto con un messaggio sms), le proposte che la presidente di Confindustria poi rilancerà, come preannunciato, in una agenda di priorità da proporre alla politica.

SENTENZA THYSSEN - Uno dei temi caldi toccati da Emma Marcegaglia nel suo intervento è legato alla condanna a 16 anni per Harald Espenhahn per il rogo della Thyssen. «È un unicum in Europa. Una cosa di questo tipo se dovesse prevalere allontanerebbe investimenti esteri mettendo a repentaglio la sopravvivenza del sistema produttivo. È un tema che va guardato con grande attenzione, nel massimo rispetto per la sicurezza sul lavoro, ma una cosa di questo tipo se dovesse prevalere allontanerebbe gli investimenti dall’Italia», ha detto il presidente di Confindustria nel corso della conferenza stampa. La Marcegaglia ha poi sottolineato che le Assise hanno ribadito «il massimo impegno per la sicurezza, ogni morte sul lavoro è una sconfitta».

RIFORME - La Marcegaglia ha poi rivolto un invito al governo: «Chiediamo poche riforme chiare, non sussidi, non incentivi, non aiuti. Chiediamo invece grandi riforme che permettano allo Stato di ridursi e di funzionare meglio». E ancora: «Lo Stato privatizzi la gestione dell’Ice. Noi, come Confindustria, ci candidiamo a prenderla in considerazione».




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domenica 8 maggio 2011

misure urgenti per combattere il precariato



Ogni giorno in Italia quasi 4 milioni di lavoratori precari faticano a costruirsi un futuro, senza un salario decente e privi di tutele fondamentali come il diritto alla malattia e alla maternità. E mentre migliaia di lavoratori disperati sono scesi in piazza per chiedere il cambiamento, il governo ha presentato un piano economico che evade completamente l'emergenza.

Ma oggi un barlume di speranza c'è: il Tribunale di Genova ha creato un importante precedente, riconoscendo i diritti degli insegnanti precari e condannando il governo per la violazione della normativa europea contro la disparità di trattamento fra lavoratori a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato. Se useremo questa sentenza per una denuncia formale alla Commissione europea, potremo ottenere che l'Italia adotti misure urgenti per combattere il precariato.

Proprio in questi giorni il Parlamento dovrà votare il piano economico del governo, che ignora totalmente i precari. Costringiamo i politici a risolvere questa emergenza! Firma la denuncia alla Commissione europea e la consegneremo insieme al comitato dei giovani precari ai media e alla sede della Commissione europea a Roma non appena avremo raggiunto le 50.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/italia_no_precariato/?vl

La diseguaglianza sociale in Italia sta raggiungendo livelli da record, con il 20% delle famiglie più ricche che detiene quasi il 40% del reddito nazionale, mentre il 20% delle famiglie più povere ha solo l'8% del totale. Non sorprende quindi che 1 bambino su 4 nel nostro paese viva in famiglie povere, il che fa dell'Italia uno dei paesi con il tasso di povertà infantile più alto d'Europa!

A peggiorare le cose ci ha pensato la crisi economica, che si è maggiormente abbattuta sui giovani mettendoli davanti a un bivio: o la disoccupazione o la precarietà assoluta. Milioni di lavoratori sono stati negli anni esclusi dal mercato del lavoro e lasciati senza i diritti fondamentali e senza alcuna protezione sindacale: se si ammalano o se fanno un bambino, non vengono pagati o peggio perdono il lavoro. In più il Presidente dell'INPS ha lanciato l'allarme sulle future pensioni dei precari, dicendo che la loro inadeguatezza potrebbe generare un vero e proprio "sommovimento sociale".

Ma il cambiamento ora è possibile e insieme possiamo aiutare a realizzarlo. Il governo è messo sotto pressione crescente dalle sentenze che danno ragione ai "precari permanenti" e dalle manifestazioni di decine di migliaia di giovani. Avaaz sta lavorando con i massimi esperti per presentare la denuncia formale alla Commissione europea, che ha l'obbligo di rispondere entro un mese. Questo è il miglior modo per ottenere un risultato immediato! Firma sotto per chiedere alla Commissione europea di far rispettare al governo italiano la normativa europea contro l'utilizzo del contratto a termine come forma normale del lavoro dipendente e proteggere così i precari:

http://www.avaaz.org/it/italia_no_precariato/?vl

Con speranza e determinazione,

Giulia, Luis, Alice, Ricken, Pascal, Benjamin, Milena e tutto il resto del team di Avaaz

FONTI

Il comitato dei giovani precari "Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta"
http://www.ilnostrotempoeadesso.it/




Quasi 4 milioni di lavoratori precari faticano a costruirsi un futuro. Ma ora le sentenze danno ragione ai precari e sulla base della normativa europea condannano il governo, che potrebbe essere costretto ad adottare misure urgenti per combattere il precariato. Non ci rimane molto tempo:




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giovedì 5 maggio 2011

BLOG DI CIPIRI: CGIL , 12 ragioni per lo sciopero generale del 6 m...



BLOG DI CIPIRI: CGIL , 12 ragioni per lo sciopero generale del 6 m...: "CGIL: 12 ragioni per lo sciopero generale del 6 maggio Una MOBILITAZIONE NAZIONALE


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mercoledì 4 maggio 2011

REFERENDUM ALLA EX BERTONE






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Conferenza stampa di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, sulla vertenza Fiat dopo il referendum alla ex Bertone di Grugliasco.

REFERENDUM ALLA EX BERTONE

Si è tenuta stamattina nella mensa dello stabilimento dell’ex Carrozzeria Bertone, oggi Officine Automobilistiche Grugliasco, l’assemblea che prelude al voto dei lavoratori  sulle condizioni imposte dalla per realizzare nella fabbrica il presunto investimento da 550 milioni di euro per la produzione di un modello Maserati.
I delegati della hanno detto in assemblea di votare sì al referendum, nonostante i vertici nazionali dell’organizzazione sindacale abbiano ribadito diverse volte l’illegittimità della consultazione annunciando ricorsi. Ai nostri microfoni Giorgio Airaudo, responsabile nazionale settore auto della Fiom Cgil.


Articoli Correlati:




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domenica 1 maggio 2011

CGIL, Fiom, Cobas, esclusi dall'incontro con Napolitano






L'incontro di ieri di Napolitano  con Cgil Cisl Uil ed Ugl è stato caratterizzato da due cose: una discriminazione ed un appello inaccettabile. La discriminazione riguarda il sindacalismo di base - forse la forza più viva e rappresentativa dei lavoratori italiani dopo la CGIL- che è stato escluso dall'incontro.  Il criterio della rappresentatività non ha avuto la prevalenza su quello della scelta politica e Napolitano non si è sottratto alla legge della conventio ad excludendum che pesa sui Cobas come ieri pesava sui comunisti. Non vengono riconosciuti ai Cobas le qualità  che si ravvisano invece nello UGL erede del sindacato corporativo fascista Cisnal. Già in questa esclusione c'è una scelta politica ed istituzionale di grande portata: dalla Presidenza della Repubblica giunge conferma della liceità della esclusione dei sindacati di base dalla stipula dei contratti di lavoro e dagli incontri con il Governo. Questo è inaccettabile e costituisce un vulnus per la democrazia italiana dal momento che nonostante l'ostracismo e l'isolamento al quale in moltissimi posti di lavoro Cgil Cisl ed Uil condannano i Cobas questi sono radicatissimi perchè i lavoratori ravvisano in essi non la parte estremista ma quella più sensibile e più legata ai loro bisogni ed alle loro rivendicazioni. In molte fabbriche i dirigenti dei Cobas vengono trasferiti  nei reparti dove il lavoro è più ingrato o più pericoloso, attivisti vengono licenziati o multati o trattati male senza ricevere aiuto da parte degli altri sindacati e subendo quasi sempre il silenzio della stampa. Napolitano ha sbagliato perchè ha incentivato ulteriori discriminazioni verso la parte più combattiva ed onesta,  verso il sindacalismo di classe ignorando o non tenendo conto che ci sono settori in cui questo è  addirittura maggioritario come nelle scuole o nel servizio sanitario o nei trasporti.
 L'altro elemento preoccupante che emerge dall'incontro di ieri è  il monito sull'unità sindacale che è una pressione pesantissima sulla CGIL magari a emarginare definitivamente la Fiom per accordarsi con Bonanni ed Angelletti. Quando la questione dell'unità sindacale si affronta dal lato meramente politico trascurandone i contenuti, il come il perchè si è giunti a questa freddezza polare  è chiaro che si chiede alla CGIL e soltanto alla CGIL di fare passi indietro e di presentarsi disarmata davanti ai "complici" cioè alla Cisl ed UIL alla Confindustria ed a Sacconi. La CGIL finora è stata esclusa dal cerchio magico dei complici che il Governo ha tracciato e sostenuto fino alla soglia dell'illecito e quindi dovrebbe cambiare registro, accettare gli accordi separati, impedire alla Fiom di intentare altre cause contro le aziende che applicano contratti senza la sua firma.
 E' una scelta politica invocare l'unità sindacale senza tenere conto dei contenuti della stessa. Si vuole soltanto l'adesione della CGIL al blocco istituzionale ed al sindacalismo quasi giallo di Bonanni ed Angelletti. L'adesione ad un blocco istituzionale filoconfindustrialista.
   Milioni di giovani sono oppressi da una applicazione selvaggia della legge Biagi che è diventata anche lo strumento di un dimezzamento dei salari. Oggi la soglia salariale si è abbassata tra i precari fino a 400 euro mensili per 9 ore di lavoro. Napolitano ha ignorato la tragedia, la frustrazione di milioni di giovani magari laureati che debbono stare in continua ansia per il lavoro a termine e che vengono retribuiti in modo clamorosamente indecente in assenza di una legge nazionale sul minimo salariale garantito che non vogliono nè governo nè sindacati. Il governatore della Banca d'Italia ha messo in evidenza  quanto sia pericolosa anche per il futuro del paese la diffusione di massa del precariato. Ma non solo non viene ascoltato, ma opinionisti e giuslavoristi del pensiero unico attaccano i lavoratori a tempo indeterminato ed auspicano un unico regime che è quello dei precari di oggi.
 Se il Presidente della Repubblica voleva indicare una strada per salvare il paese dalla sconfitta economica e sociale non solo non c'è riuscito ma ha fatto proposte che portano nella direzione opposta. Oggi il problema non è chiedere ancora ai lavoratori ma correggere uno squilibrio che è diventato insopportabile ed aiutarli a recuperare i punti perduti rispetto altri paesi e rispetto la civiltà giuridica e salariale che avevamo fino alla scelta della concertazione che non c'è più. Bassi salari e precariato sono i veri problemi. Date le scelte della Cisl e dell'UIL se la CGIL si adeguasse del tutto e ci fosse una unità questa dovrebbe agire non per correggere  lo squilibrio ma per accentuarlo. L'unità sindacale sarebbe contro i lavoratori continuando a registrare in Italia la contraddizione più vistosa tra sindacati potenti per iscritti e per mezzi e lavoratori e precari sempre più deboli, poveri, isolati, spinti financo al suicidio come è accaduto sempre più frequentemente negli ultimi tempi.
 Pietro Ancona,
già dirigente della CGIL e membro del CNEL






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Pensioni, il grande bluff


Pensioni, il grande bluff




L’intera opinione pubblica italiana, su varie questioni, oramai parla con un’unica voce, fra queste la necessità di sviluppare la previdenza complementare. Non c’è opinionista, politico, industriale ed economista che, debitamente interrogato, non la proponga ricordandoci che le nuove generazioni entrate nel mercato del lavoro percepiranno, dalla gestione previdenziale obbligatoria (ad. esempio l’Inps), un assegno pensionistico molto lontano dal loro ultimo stipendio (per pochi si raggiungerebbe il 50 per cento). In tale contesto, il secondo “pilastro” previdenziale, ignorando che nessun sistema sostenibile può restituire più di quanto abbia preventivamente raccolto, viene percepito e propagandato come una medicina, priva di controindicazioni, da somministrare per tutti i mali.
Ma i fondi pensione su cui si basa la previdenza integrativa e che sono alimentati dal TFR e/o da contributi volontari, sono la panacea per i giovani lavoratori? Io credo proprio di No.
Si consideri, infatti, un neo assunto trentenne, che lavori ininterrottamente fino ai 65 anni, con stipendio netto mensile di 1.500 euro e, a titolo esemplificativo, si assuma che il TFR maturato sia pari ad una mensilità l’anno e si escluda sia la rivalutazione monetaria, sia la variazione del potere d’acquisto. Fino ad ora, l’azienda tratteneva il TFR per tutta la vita lavorativa (35 anni), ed al termine di questa, restituiva al lavoratore in un’unica soluzione 52.500 euro (35 anni per 1.500). Povero lavoratore (avranno certamente pensato)! Al termine di una vita di sacrifici, trovandosi con questo gruzzoletto fra le mani, potrebbe cadere in malefiche tentazioni dissipatrici (magari l’anticipo per la casa di un figlio). Pertanto la classe dirigente del nostro paese, premurosa per il “figlio” trentenne, cosa gli consiglia? Gli consiglia (se non impone) di versare questo salario differito ad un gestore che, al compimento dei 65 anni, invece di dargli la somma in un’unica soluzione, gliela verserà a rate secondo un sistema probabilistico basato sull’aspettativa di vita. Tornando al nostro trentenne, e supponendo un’aspettativa di vita media pari ad 80 anni, questi riceverebbe un “vitalizio” di 292 euro al mese (il “montante” di 52.500 diviso per il numero di mesi attesi di vita residua). E dove sarebbe il beneficio? È vero che in termini  matematici tale ragionamento sconta una serie innumerevoli di approssimazioni, ma è altrettanto vero che, per il solo fatto che esistano le spese di gestione, nessun ente potrà mai restituire quanto raccolto ed investito.
Viene, inoltre, sostenuto che i nostri trentenni, maturando una pensione inadeguata, dovranno costruirsi un sistema di previdenza integrativo privato; e ciò sarà ancora più valido per chi, più sfortunato, avrà una vita da precario. L’adesione ad una previdenza complementare, basata su versamenti volontari, considerata in maniera astratta appare un’ottima soluzione, ma applicata ai casi concreti, diviene difficilmente sostenibile: invero, per garantirsi un minimo ritorno economico, bisognerebbe versare ininterrottamente almeno 5.000 euro l’anno. Considerato, infine, che più basso è il reddito, maggiore sarà il bisogno di integrare la pensione principale, sorgono seri dubbi su come questi giovani (già alle prese con le rate del mutuo) faranno a sottrarre 5.000 l’anno dalle loro primarie necessità. E se anche lo facessero, quali conseguenze ci sarebbero sui consumi?
La questione previdenziale delle giovani generazioni poteva essere affrontata e risolta più di un decennio fa, ma si preferì istituzionalizzare una sperequazione generazionale. Nel 1995, infatti, quando apparve evidente che il sistema retributivo (in base al quale la pensione va calcolata sugli ultimi stipendi percepiti) non era oltremodo sostenibile, sotto il falso proclama dei diritti acquisiti, si decise di salvaguardare i privilegi (acquisiti). Si dovrebbe, quindi, avere l’onestà intellettuale di riconoscere che alcune generazioni (sicuramente quelle che nel 1995 avevano maturato 18 anni di contribuiti), percependo in pensione più di quanto abbiano versato, stanno godendo di un privilegio a svantaggio delle generazioni successive: difatti i contributi di chi oggi lavora, invece di essere accantonati, finanziano le pensioni correnti.
Per quanto traumatico, sarebbe stato lungimirante ma soprattutto equo, prevedere il passaggio al sistema contributivo per tutti; si decise altrimenti, ipotecando i contributi dei futuri pensionati.

Di Giovanni Esposito

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