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domenica 3 giugno 2018

Morto Sacko Soumayla, attivista dell'Unione Sindacale di Base

Sacko Soumayla, originario del Mali e attivista dell'Unione Sindacale di Base

La dottrina xenofoba della Lega, sposata dal M5S e architrave del nuovo
Governo Conte ha fatto scorrere il primo sangue.
La vittima è Sacko Soumayla, originario del Mali e attivista dell'Unione Sindacale di Base, in prima fila nelle lotte per i diritti sindacali e sociali dei braccianti di Gioia Tauro.
E' stato ammazzato a fucilate ieri sera mentre insieme ad altri migranti si trovava nei pressi di una fabbrica dismessa forse per cercare lamiere o cartoni con cui costruire la propria baracca.
L'accusa infame che stesse rubando è da rispedire al mittente, poichè, come hanno dichiarato gli stessi investigatori, non esiste alcun proprietario
che possa rivendicare l'eventuale asportazione del materiale.
A questo omicidio dobbiamo dare la più grande risposta possibile,
cominciando dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma per il 16 giugno.

HANNO UCCISO UNO DI NOI

Domani 4 giugno sciopero dei braccianti con assemblee.

"Ce ne hanno ammazzato un altro.

Dopo Abdel Salam a Piacenza un altro lavoratore migrante, il ventinovenne maliano Soumaila Sacko, interno al percorso di lotte di USB tra i braccianti della piana di Gioia Tauro, è stato ammazzato ieri sera mentre insieme ad altri migranti si trovava nei pressi di una fabbrica dismessa forse per cercare lamiere o cartoni con cui costruire la propria baracca. È stato raggiunto da uno dei colpi di fucile sparati da 150 metri da sconosciuti.

Nessun motivo dietro l’aggressione, nessun rapporto era mai esistito tra i migranti che si spaccano la schiena nella raccolta di agrumi della Piana e l’assassino. Basta la pelle nera, basta sapersi protetto e condiviso dalle dichiarazioni del neoministro degli interni Salvini,
di quello prima Minniti e di quello prima ancora Alfano.

Legittima difesa, respingimenti, pugno di ferro, fine della pacchia è sulla scorta di queste indicazioni che l’assassino ha ritenuto un suo diritto aprire il tiro al bersaglio su Soumaila e i suoi fratelli. Non c’è un solo responsabile, non c’è nessuna casualità, c’è un clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie richieste dall’Unione Europea e attuate da tutti i governi.

Che i tempi sarebbero stati duri per i migranti e per chi si organizza per ottenere i propri diritti si era capito dal giorno dopo le elezioni del 4 marzo e durante tutta l’ignobile farsa della nascita del nuovo governo. Minacce ad ogni piè sospinto ai migranti, truce e continuo appello a una legalità che non è giustizia sono stati il leit motiv di un clima che ieri, a San Calogero, si è materializzato nell’assassinio di Soumaila e il ferimento di un altro fratello migrante.

Daremo una risposta, la più grande possibile, a questo omicidio, cominciando dallo sciopero generale dei braccianti proclamato dall’USB per lunedì 4 giugno e dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma il 16 giugno a Roma.

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giovedì 1 febbraio 2018

Amazon Braccialetto Wireless per i Dipendenti


Amazon braccialetto wireless per i dipendenti,
 in grado di seguirli negli spostamenti. 
Si tratterebbe di un sistema di sensori
 - sviluppato dagli ingegneri della divisione robotica Amazon - 
in grado controllare i movimento della mano dei magazzinieri. 
Non sono mancate reazioni, 
a partire da quella del ministro del lavoro Giuliano Poletti che ha fatto sapere:
 “In Italia c'è una legge. E vale per Amazon come per tutti". 

Trasmette gli ordini al polso dei lavoratori pronti a scattare per la consegna
sorgono dubbi sulla privacy.



L'ULTIMA trovata di Amazon per velocizzare la ricerca dei prodotti stoccati nei magazzini da parte dei dipendenti è il braccialetto wireless. Il gigante dell'ecommerce lo ha appena brevettato ed è in grado di monitorare con precisione dove si mettono le mani, vibrando per guidarle nella giusta direzione e di fatto controllando tutti i loro movimenti.

Il prototipo descritto da GeekWire trasmette i dati dell'ordine effettuato sul  mini computer al polso del dipendente che dovrà scattare a prendere la merce, metterla in una scatola e passare al compito successivo. Il brevetto depositato nel 2016 è stato riconosciuto ufficialmente martedì scorso e adesso la soluzione che Amazon potrebbe adottare per sveltire le consegne non sembra più così lontana.

Si tratta, spiega Gizmodo, di un sistema basato su tre fattori: il braccialetto indossato dal lavoratore che comunica con i trasduttori a ultrasuoni posizionati nell'ambiente circostante e un ''modulo di gestione'' che permette di tracciare i movimenti. Il prossimo step, suggerisce il brevetto, è l'automazione totale dei processi che però al momento trasformerebbero sostanzialmente gli uomini in macchine controllate.

Ma si affaccia la questione privacy, visto che il braccialetto fornito dal datore di lavoro può essere anche un mezzo per sorvegliare i dipendenti. "Amazon - ricords GeekWire - si è già guadagnata la reputazione di una società che trasforma i dipendenti, pagati poco, in robot umani che lavorano vicino a veri robot, portando avanti compiti ripetitivi di packaging il più velocemente possibile" con l'obiettivo di centrare gli ambiziosi target di consegna fissati dalla società di Jeff Bezos.

Negli ultimi mesi del 2017 in Italia i dipendenti Amazon hanno denunciato condizioni di lavoro ritenute troppo dure, ricorrendo allo sciopero in occasione del Black Friday per chiedere un dialogo tra azienda e sindacati. "I 'pickers' di Amazon per ogni turno, percorrono dai 17 ai 20 chilometri attraverso lo stabilimento a movimentare merci e pacchi" denunciavano allora i rappresentati dei magazzinieri. Il contratto nazionale è tuttora sul tavolo della trattativa in attesa che venga rivisto, a cominciare da bonus economici e carichi di lavoro.






sabato 27 maggio 2017

Atene : Sciopero dei Corrieri e fornitori di Cibo




ATENE – ENORME SCIOPERO DEI RIDERS 
CONTRO LO SFRUTTAMENTO SUL LAVORO

Anche ad Atene scendono in mobilitazione 
gli uomini e le donne che compongono il sempre più vasto esercito 
di lavoratori della logistica metropolitana.
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I fattorini e i corrieri hanno lanciato infatti uno sciopero di 24 ore e hanno tenuto una corsa di protesta a cavallo delle loro motociclette per le strade della capitale greca questo giovedì.
Centinaia di corrieri e fornitori di cibo hanno portato i loro mezzi davanti al Parlamento di piazza Syntagma per protestare contro le loro misere retribuzioni e richiedere una serie di miglioramenti nelle loro condizioni lavorative, come motociclette aziendali, attrezzature di protezione, un contratto collettivo che assicurerà il corretto scadenzamento degli emolumenti a loro spettanti, compresi gli straordinari e bolli di sicurezza sociale per le ‘professioni usuranti’.
Obiettivo è inoltre l’ottenimento dell’introduzione della loro descrizione professionale all’interno del quadro normativo dei “Motor-Driver-Courier”.

Si stima che circa 30.000 persone lavorino come corrieri e nella consegna di cibo solo nella regione dell’Attica. I lavoratori dicono di essere sottopagati e che la maggior parte di loro non ha alcun tipo di prestazione assicurativa.

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lunedì 4 maggio 2015

BLOG DI CIPIRI: 5 maggio: Sciopero contro la “Buona Scuola” Aderis...

Sciopero 5 maggio:
lo scontro si fa duro, verso la mobilitazione generale.
Aderisce anche FIOM di Landini

Ancora polemiche sullo slittamento delle prove invalsi. Sindacati denunciano comportamento antisindacale del Governo. Sullo sciopero generale irrompe anche Landini con l'adesione allo sciopero che va assumendo connotazione di mobilitazione generale. Dopo il rinvio delle prove Invalsi previste inizialmente il 5 maggio in concomitanza dello sciopero,,,


BLOG DI CIPIRI: 5 maggio: Sciopero contro la “Buona Scuola” Aderis...: 5 maggio: Sciopero contro la “Buona Scuola” Sarà uno sciopero politico. In senso positivo, perché lo sciopero è, dal XIX secolo in ...

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lunedì 3 novembre 2014

Sciopero Generale il 14 novembre al nord e 21 novembre al sud





E' UNA GIORNATA DI LOTTA, E DI CONFLITTO SINDACALE SOCIALE , 

COME GRUPPO 

DISOCCUPATI OVER 50 ANDIAMO TUTTI IN PIAZZA RICORDIAMOCELO E 

DIFFONDIAMO 

L'INIZIATIVA A TUTTI .

Appuntamento : A MILANO - 14/11/2014 ore 08,30 corso venezia angolo via palestro uscita MM1 rossa vicino 

recinzione giardini pubblici , vedete lo striscione rosso 

DISOCCUPATI OVER 50 , DOBBIAMO 

ESERE PUNTUALI .



Maurizio Landini

"Sciopero generale il 14 novembre al nord e 21 novembre al sud" . 

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"Sciopero generale al centro-nord il 14 novembre e al centro-sud il 21 dello stesso mese". Lo dice il leader della Fiom, Maurizio Landini, ospite di Lucia Annunziata a "In 1/2 h" su RaiTre. Landini poi ribadisce di non voler scendere in politica. "Io - spiega - voglio continuare a fare il sindacalista, voglio però che sia chiaro che a me di fare la minoranza non me ne frega proprio nulla. Voglio rappresentare le persone". E per cambiare un Paese "lo devi governare, non devi stare all'opposizione".
Sul jobs act, il leader della Fiom dice: "L'unico modo per far cambiare l'idea al Governo è di convincerlo che noi abbiamo la maggioranza dei consensi. Bisogna convincere Renzi che contro il lavoro non va da nessuna parte". Il sindacalista continua: "Quando un Paese ha bisogno di leader, allora è un Paese malato".

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"Gli interessi delle persone - sottolinea il segretario della Fiom - che per vivere devono lavorare e che in questo Paese sono ancora la maggioranza non sono oggi l'interesse generale di questo Paese e non sono dentro alle politiche del Governo". E non sono dentro alle politiche del Pd: "allo stato attuale - aggiunge - mi pare proprio di no perché il segretario del Pd è anche premier. Le sue politiche non stanno andando verso più tutele, più diritti, meno precarietà, un rilancio degli investimenti",
Landini ricorda poi gli scontri tra la polizia e gli operai dell'Ast di Terni a Roma: "In quella piazza - afferma - siamo stati aggrediti, abbiamo feriti e ricoverati, ma noi non abbiamo alzato un dito". "Anzi - aggiunge - mi assumo la responsabilità di aver garantito l'ordine pubblico", evitando che "la situazione degenerasse".

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sabato 23 novembre 2013

Sciopero Selvaggio dei Trasporti a Genova



Quando uno sciopero selvaggio va avanti 4 giorni inizia a spaventare.

E’ proprio il concetto di “sciopero selvaggio” che già sbaraglia la realtà padronale, la fa tornare indietro trent’anni, lascia nell’aria delle città quel profumo di secolo scorso di cui tanto si ha bisogno,

almeno nelle lotte.

I lavoratori del trasporto pubblico della città di Genova ci stanno dando una lezione incredibile nella loro lotta contro la privatizzazione, ci stanno rispiegando la “lotta di classe”, hanno tolto strati e strati di polvere e ragnatele a parole ormai rimosse, a partire appunto da “sciopero selvaggio” …

per domani è confermato il 5° giorno di sciopero per tutte le 24 ore.

AVANTI COSI!



Una risposta situata e dal basso all’ansia privatizzatrice: una lotta che può vincere!

IV giorno di mobilitazione: oggi verso La Regione, domani per le vie della città.

La battaglia iniziata a Genova dai dipendenti dell’Amt ha un ché di esemplare: per i nodi politici e sociali che investe, per come polarizza gli attori sociali, per la linea di demarcazione che traccia tra chi sta al di qua e al di là della barricata, per come sbugiarda la politica istituzionale e le sue politiche di cortissimo respiro, per come arriva a porre la questione di un bene comune (il diritto alla mobilità per tutti) in termini concreti e non meramente legislativo-formali. Il tutto non a partire da supposti interessi generali (che sono quelli cui si appella il sindaco in quota Sel Doria) ma dalla difesa di un interesse molto parziale qual è il diritto ad un salario (cioè alla sopravvivenza) dei lavoratori del comparto trasporti pubblici genovesi. E’ una vicenda in cui sembrano riecheggiare temi e toni dei grandi scioperi francesi dell’autunno-inverno 1995. Come allora la lotta sembra travalicare il confine chiuso della difesa del posto di lavoro per porsi come battaglia più generale per un diritto alla città e all’uso delle sue risorse differente da quella che hanno in mente i gestori istituzionali, uguali nelle loro differenze (qui di nuovo Sel mostra la sua assoluta omologazione col PD) nel mettere sempre di fronte a tutto la necessità di “avere i conti in equilibrio”.

Oggi in piazza, con gli autisti sono scesi anche i lavoratori delle altre partecipate, Aster (azienda di manutenzioni) e Amiu, impegnata nella raccolta rifiuti e molt* cittadin* che sentono questa battaglia come propria. E’ un buon primo passo nel deserto che ci circonda, potremmo dire: una prima risposta al nuovo pacchetto di privatizzazioni messo in campo dal governo di larghe intese.

Ma quello che questa lotta ci insegna è soprattutto che solo uniti e determinati si può tentare di vincere. Non diciamo “si vince!” perché troppa è ancora l’asimmetria tra le forze in campo… ma almeno questa battaglia sta avendo il merito di mostrare come solo vendendo cara la pelle si può pensare di difendere e ottenere qualcosa. I lavoratori dell’Amt non sono andati al tavolo di trattativa fino a quando questa non ha aperto uno spiraglio di possibilità reale: la trattativa l’hanno imposta con un rapporto di forza costato 4 giorni di blocco totale della mobilità cittadina. Solo allora il “benecomunista” Doria è tornato sui suoi passi..

Nelle ultime assemblee i lavoratori hanno ribadito la volontà di proseguire ad oltranza. Ieri il Sindaco Doria aveva confermato la volontà di mantenere l’azienda pubblica nel 2014, paventando però tagli agli stipendi e contratti di solidarietà, per ripianare i bilanci e svendere Amt nel 2015. Oggi si rimangia tutto e apre un tavolo di trattativa in Prefettura alle 17.30.

Vedremo come andrà a finire.

Per domani, intanto, resta per ora confermato un presidio itinerante di solidarietà coi lavoratori in lotta. Avanti Genova!

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mercoledì 1 maggio 2013

Sud Africa, sciopero ad oltranza

La protesta dei minatori sudafricani

I lavoratori si battono per l'aumento del salario minimo e il miglioramento delle condizioni di lavoro.
 Il Paese fa ancora i conti con i lasciti del regime di segregazione.

Cape Town - Primo Maggio di sciopero per molti lavoratori sudafricani. Il malcontento è esploso la scorsa settimana con la marcia di protesta degli insegnanti a Pretoria e per le strade di Cape Town e con i conducenti degli autobus che hanno dato il via allo sciopero nazionale dei trasporti. Inizia così maggio, deputato a essere mese di trattative e contrattazioni per molti settori tra cui anche quelli minerario, manifatturiero e chimico.

Al centro delle richieste c'è essenzialmente l'aumento del minimo salariale, veramente minimo per la maggioranza dei lavoratori che non occupano posti di management aziendali. Vale a dire per la maggioranza dei lavoratori non bianchi. Benché rivolte contro le politiche del lavoro delle grandi aziende e contro quelle del governo, le proteste stanno colpendo nell'immediato soprattutto i lavoratori che da molte baraccopoli ogni mattina prendono l'autobus per recarsi nelle zone industriali. Un'ondata di pendolari, molti dei quali non posseggono una macchina, in coda presso le stazioni dei taxi collettivi e costretti a costi di trasporto aggiuntivi per molti di loro non sostenibili a lungo termine, soprattutto considerando il fatto che le tariffe dei taxi sono aumentate di più del 200% nel giro di dieci giorni.

Insieme ai pendolari a soffrire una situazione che trova come ogni anno negli scioperi di questo periodo semplicemente una valvola di scarico, sono anche gli studenti delle scuole elementari e medie delle zone rurali dell'Eastern Cape. Da qui infatti sono partite le proteste degli insegnanti per i quali lo svolgimento del lavoro è una conquista giornaliera in aule sovraffollate, in molti casi senza banchi, e con mattoni al posto delle sedie, senza acqua e in condizioni igieniche che violano la dignità e i diritti umani essenziali.

La cosa più triste è osservare che tutto questo rappresenta nulla di nuovo sotto il sole sudafricano. I minatori, così come i lavoratori delle aziende agricole, gli insegnanti dell'Eastern Cape e gli autisti degli autobus ottengono retribuzioni veramente basse. Questi ultimi chiedono un salario minimo di 6000 rand (circa 509 euro) sussidi di 1000 rand (meno di 85 euro) per gli alloggi e maggiori aiuti finanziari di assistenza medica. Richieste considerate onerose dai datori di lavori e sulle quali non si riesce a trovare alcun accordo in sede di contrattazione.

Situata nella Hex River Valley, De Doorns, a 100 chilometri da Cape Town, rappresenta l'epicentro degli scioperi dei lavoratori delle aziende agricole del Western Cape e sinonimo di scontri con le forze di polizia, tra lanci di pietre, proiettili di gomma e copertoni bruciati. Dei circa 16mila lavoratori, circa la metà è impiegata a tempo indeterminato mentre l'altra metà è stagionale e proviene da altre province o da altri Paesi di confine. In un rapporto dell'agosto 2011 sullo stato dei diritti umani nei settori frutticolo e vinicolo in Sudafrica intitolato "Ripe with Abuse. Human Rights Conditions in South Africa's Fruit and Wine Industries", Human Rights Watch aveva documentato condizioni di sfruttamento e violazione dei diritti umani a cominciare dalle condizioni di vita inadatte negli alloggi, l'esposizione senza alcuna protezione ai pesticidi, la mancanza di accesso ai servizi igienici e all'acqua potabile durante le ore di lavoro e i tentativi di scoraggiare e bloccare la formazione di sindacati tra i lavoratori. A gennaio scorso, sei mesi dopo i il massacro di Marikana, città a 100 km da Johannesburg, quando 34 minatori in sciopero della miniera di platino Lonmin vennero uccisi dalla polizia, le forze dell'ordine hanno nuovamente aperto il fuoco sparando proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro questi lavoratori in sciopero da giorni per un salario più dignitoso e ne hanno arrestati 44. Guadagnavano 69 rand (meno di sei euro) al giorno; ora tra le lagne dei datori di lavoro - che sostengono di non potersi permettere aumenti di paga e minacciano di meccanizzare la catena di lavoro - hanno ottenuto di guadagnarne 105 al giorno (meno di nove euro).

E cosa dire del settore minerario sudafricano che è sempre più stretto nella morsa delle logiche di mercato, delle rivalità sindacali che indeboliscono il potere contrattuale dei lavoratori e delle disparità di reddito che vedono una forza lavoro analfabeta e sottopagata subire i costi più alti in termini di sopravvivenza?

A febbraio gli scioperi sono violentemente riesplosi nella regione mineraria a ridosso di Johannesburg, tra la cintura di platino delle miniere di Rustemburg e le baraccopoli circostanti da dove proviene la maggior parte dei minatori. Dopo che a gennaio l'Anglo American Platinum Limited (AMPLATS), il maggior produttore di platino a livello mondiale, ha annunciato di volere tagliare circa 14mila posti di lavoro, c'è attesa per il prossimo 6 maggio quando dovrebbe essere reso noto l'esito delle trattative con il governo e i sindacati sul nuovo piano industriale e la sorte dei lavoratori che rischiano di perdere il lavoro.

Il quadro di riferimento alla base di quest'autunno caldo in Sud Africa sfugge a una semplicistica analisi economica se ricondotta alle sole ragioni della crisi economica globale. Il framework è piuttosto quello segnalato dalla tredicesima edizione del rapporto dell'Equity Employment Commission, per i settori pubblico e privato, secondo cui nel 2012 solo il 12,3% delle posizioni di top management risulta occupata da neri a fronte del 72,6% di quelle occupate dai bianchi e questo nonostante ci siano leggi come l'Employment Equity Act del 1998 a tutela dei lavoratori di colore.

Diciannove anni dopo la fine dell'apartheid il Sud Africa fa ancora i conti da un lato con l'eredità di quel regime di segregazione - che negando l'accesso all'istruzione alla maggioranza della popolazione ha creato masse di lavoratori non qualificati e, attraverso politiche economiche a tutela degli interessi della sola minoranza bianca, una povertà strutturata - e dall'altro con l'incapacità delle amministrazioni del post-apartheid di trovare adeguate e radicali soluzioni per la creazione di nuovi posti di lavoro e per garantire a tutti un sistema scolastico adeguato.

di Rita Plantera

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=73165

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martedì 13 novembre 2012

Sciopero 14 novembre

 

Sciopero 14 novembre – Lettera aperta al mio sindacato

InGlass-Steagall su novembre 13, 2012 a 9:40 AM Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di una lavoratrice della CGIL che sprona il proprio sindacato ad adottare misure più efficaci nell’opporsi alle politiche di austerità.
Non si tratta di una lettera contro: è l’invito appassionato a guardare alle ragioni profonde della crisi economica.
Per il 14 novembre, come saprete, la Confederazione Europea dei Sindacati ha indetto una giornata di mobilitazione per dire no all’austerità.
In coerenza con la mission di NoBigBanks “Salviamo la Gente. Riformiamo le banche”, abbiamo deciso di pubblicare la lettera di Laura, augurandoci che sia di stimolo alla discussione.
12 novembre 2012 – Scrivo per elaborare le mie opinioni che ho già espresso durante l’assemblea sindacale in vista dello sciopero del 14 novembre.
Non sono sicura di essere stata abbastanza chiara nell’esporre le mie osservazioni e considerando l’argomento molto importante voglio che queste riflessioni giungano a tutto il sindacato e non solo ai delegati che erano presenti.
Lo sciopero è indetto a livello europeo per manifestare contro la situazione così preoccupante in cui versano le nostre società.
La crisi economica si fa sempre più pesante. Una delle cause di questa crisi economica è stato il passaggio alla finanziarizzazione dell’economia, giusto? … La finanza può essere paragonata ad un cancro che per svilupparsi ha bisogno dell’immissione nel sistema di sempre più liquidità, liquidità che viene tolta all’economia produttiva.
Se il sindacato è ben cosciente che il problema economico attuale è imputabile alla finanza, perché a suo tempo ha sostenuto la nascita del Fondo Cometa?
A mio avviso quella scelta è stata il preludio per le riforme pensionistiche successive che ora si criticano.
Il modello dei fondi pensione è un modo di ridurre la garanzia pubblica e spostare nuovi capitali nei mercati. Era necessario difendere con più forza l’importanza della pensione pubblica per tutta la popolazione e non sposare l’idea che quella fosse una scelta dovuta. Il sindacato che ha sponsorizzato il Fondo si è comportato come qualsiasi altro operatore finanziario che si sforza in tutti i modi di ottenere un buon rendimento per gli iscritti (fin tanto che il mercato riesce a salvarsi).
Mi avete risposto della “bontà” del Fondo ma nello stesso tempo avete sottolineato che il Fondo ha scelto di investire all’estero piuttosto che in Italia.
Per me questo è esattamente il fulcro del problema.
Volete che io aderisca allo sciopero per contrastare la crisi economica che ha la sua origine nella finanza, ma in questa finanza sono finiti anche i soldi dei lavoratori italiani!
Per me il sindacato dovrebbe riuscire a prevedere le proprie azioni ed impostare delle linee guida a lungo termine.
Per esempio, dare il proprio consenso al Governo Monti per poi lamentarsi delle misure prese non è sbagliato?
Sono sicura che a livello personale sapevate benissimo che si andava verso l’austerità e il governo della BCE.
Era così necessario adeguarsi alle pressioni dei mercati finanziari per sembrare “responsabili”? Grazie a questa decisione ora è più difficile lamentarsi della direzione generale.
Una volta accettato l’impianto di base, l’opposizione alle misure specifiche rischia di diventare solo simbolica.
Forse mi risponderete che l’opposizione c’è stata fin dall’inizio. Ma non ricordo grandi mobilitazioni per scongiurare i rischi del governo tecnico. Tutti erano contenti di disfarsi di Berlusconi, ma senza guardare il gioco più grande in atto.
La mia lettera non è intesa solo come uno sfogo. Se faccio queste critiche per cosa è stato fatto (o non fatto) in passato, ora dico che bisogna impostare le battaglie a livello più profondo, non guardando solo le misure specifiche ma l’obiettivo finale di chi le propone. Sicuramente tutti i tagli richiesti dal pareggio di bilancio non aiuteranno le famiglie e le imprese produttive… parliamo di più del modello di economia che ci deve sostenere.
Un cordiale saluto,
Laura
ST Microelectronics, Agrate Brianza
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venerdì 17 agosto 2012

Sud Africa : Uccisi minatori in sciopero



MARIKANA, Sud Africa (Reuters) - L'uccisione da parte della polizia ieri di più di 30 minatori in sciopero nella più sanguinosa operazione per la sicurezza dalla fine del dominio dei bianchi ha traumatizzato il Sud Africa e ha sollevato domande da parte dei media e della gente sulla sua anima post-apartheid.

 Quotidiani titolano "Bagno di sangue", "Campo di battaglia" e "Massacro in miniera", con foto di poliziotti bianchi e neri che camminano tra i cadaveri di neri insanguinati nella polvere. Le immagini riportano immediatamente alla memoria il passato razzista del Sud Africa.

 Dopo oltre 12 ore di silenzio da parte delle autorità, il capo della polizia Nathi Mthethwa ha confermato che almeno 30 uomini sono morti nel tentativo degli agenti di sgomberare 3.000 scioperanti armati di macete e bastoni da un'area della miniera, che si trova a 100 km a nordovest di Johannesburg. "Molta gente è rimasta ferita e il numero potrebbe aumentare", ha detto oggi in un'intervista ad una radio locale. Un ascoltatore ha collegato l'incidente, alla miniera di platino di Lonmin a Marikana, al massacro di Sharpeville del 1960, quando gli agenti dell'apartheid aprirono il fuoco su una folla di manifestanti neri, uccidendone oltre 50.

 In un editoriale in prima pagina, il quotidiano Sowetan chiede se qualcosa sia cambiato dal 1994, quando Nelson Mandela rovesciò tre secoli di dominio bianco per diventare il primo presidente nero della più grande economia del continente africano. La miniera è stata costretta a chiudere questa settimana per una disputa fra sindacati che ha colpito il settore del platino quest'anno, sfociando in violenza. Benché i minatori in sciopero chiedano un cospicuo aumento della loro paga, la radice del problema sta in una sfida lanciata dalla nuova Associazione di minatori e costruttori (Amcu) al dominio ventennale del Sindacato nazionale minatori (Num), stretto alleato del partito Anc al governo.

 Prima di ieri, altre 10 persone - compresi due poliziotti - sono morte in circa una settimana di scontri tra le due sigle sindacali. Dall'alba di oggi, centinaia di poliziotti pattugliano la zona intorno alla miniera di Marikana. "Non ci sono stati problemi nella notte. Il problema è la collina qui sopra dove è avvenuta la sparatoria. Non sono sicura di quello che succederà oggi", ha detto una abitante della zona. La società, che ha sede a Londra, è stata costretta a chiudere tutte le operazioni in Sud Africa, che rappresenta circa il 12% della produzione globale di platino. Ieri il prezzo del platino è sceso di circa il 3% per risalire oggi ai massimi da cinque settimane a 1.450 dollari l'oncia. Le azioni di Lonmin, terzo produttore mondiale di platino, a Londra e Johannesburg sono scese nel primo mattino di oltre il 5% ai minimi degli ultimi quattro anni, portando le loro perdite da quando le violenze sono iniziate una settimana fa a circa il 20%. -

 Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia -

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE87G01A20120817?sp=true


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