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giovedì 1 febbraio 2018

Amazon Braccialetto Wireless per i Dipendenti


Amazon braccialetto wireless per i dipendenti,
 in grado di seguirli negli spostamenti. 
Si tratterebbe di un sistema di sensori
 - sviluppato dagli ingegneri della divisione robotica Amazon - 
in grado controllare i movimento della mano dei magazzinieri. 
Non sono mancate reazioni, 
a partire da quella del ministro del lavoro Giuliano Poletti che ha fatto sapere:
 “In Italia c'è una legge. E vale per Amazon come per tutti". 

Trasmette gli ordini al polso dei lavoratori pronti a scattare per la consegna
sorgono dubbi sulla privacy.



L'ULTIMA trovata di Amazon per velocizzare la ricerca dei prodotti stoccati nei magazzini da parte dei dipendenti è il braccialetto wireless. Il gigante dell'ecommerce lo ha appena brevettato ed è in grado di monitorare con precisione dove si mettono le mani, vibrando per guidarle nella giusta direzione e di fatto controllando tutti i loro movimenti.

Il prototipo descritto da GeekWire trasmette i dati dell'ordine effettuato sul  mini computer al polso del dipendente che dovrà scattare a prendere la merce, metterla in una scatola e passare al compito successivo. Il brevetto depositato nel 2016 è stato riconosciuto ufficialmente martedì scorso e adesso la soluzione che Amazon potrebbe adottare per sveltire le consegne non sembra più così lontana.

Si tratta, spiega Gizmodo, di un sistema basato su tre fattori: il braccialetto indossato dal lavoratore che comunica con i trasduttori a ultrasuoni posizionati nell'ambiente circostante e un ''modulo di gestione'' che permette di tracciare i movimenti. Il prossimo step, suggerisce il brevetto, è l'automazione totale dei processi che però al momento trasformerebbero sostanzialmente gli uomini in macchine controllate.

Ma si affaccia la questione privacy, visto che il braccialetto fornito dal datore di lavoro può essere anche un mezzo per sorvegliare i dipendenti. "Amazon - ricords GeekWire - si è già guadagnata la reputazione di una società che trasforma i dipendenti, pagati poco, in robot umani che lavorano vicino a veri robot, portando avanti compiti ripetitivi di packaging il più velocemente possibile" con l'obiettivo di centrare gli ambiziosi target di consegna fissati dalla società di Jeff Bezos.

Negli ultimi mesi del 2017 in Italia i dipendenti Amazon hanno denunciato condizioni di lavoro ritenute troppo dure, ricorrendo allo sciopero in occasione del Black Friday per chiedere un dialogo tra azienda e sindacati. "I 'pickers' di Amazon per ogni turno, percorrono dai 17 ai 20 chilometri attraverso lo stabilimento a movimentare merci e pacchi" denunciavano allora i rappresentati dei magazzinieri. Il contratto nazionale è tuttora sul tavolo della trattativa in attesa che venga rivisto, a cominciare da bonus economici e carichi di lavoro.






sabato 2 aprile 2016

In Italia gli Imprenditori guadagnano MENO dei Dipendenti



I DIPENDENTI DICHIARANO PIU’ DEGLI IMPRENDITORI!
I PRIMI 20.520 EURO, I SECONDI 18.280… IL REDDITO MEDIO SALE DI 250 EURO!
Sono solo 424 mila i contribuenti italiani che dichiarano al fisco un reddito superiore ai 100 mila euro: si tratta dell’1,04 per cento dell’intera platea.
Se ci si limita ai supericchi, sopra i 300 mila euro, l’aria si fa ancora più rarefatta: un gruppo di soli 31.700 soggetti, pari allo 0,1% della popolazione fiscale che, venendo allo scoperto, si fa carico anche di pagare il contributo di solidarietà del 3% sulla parte di reddito eccedente.
Se si scende più in basso la sensazione è sempre che non tutto emerga: a conti fatti solo il 4% degli italiani dichiara più di 50 mila euro e si accolla il 35% del gettito dell’Irpef.
Un’Italia con un forte sospetto di evasione (del resto è di 90 miliardi all’anno) ma anche segnata da redditi polarizzati.
La gran massa degli italiani, circa 40,7 milioni galleggia su un dichiarato medio di 20.320 euro, 250 euro in più sull’anno precedente.
Per avere la percezione chiara delle disparità basti pensare che la metà dei contribuenti non supera i 16.430 euro di reddito dichiarato.
E’ questa la fotografia che giunge dal Dipartimento delle Finanze del Mef 
relativa all’anno d’imposta 2014.



L’indagine rileva per la prima volta anche l’impatto degli 80 euro (da maggio del 2014) sull’Irpef che ha visto un calo dell’imposta netta del 4 per cento: gli aventi diritto sono stati 11,3 milioni per un importo di 6,1 milioni e un ammontare medio di 540 euro.
Dal rapporto emerge anche la classifica di chi dichiara di più e chi dichiara di meno e lascia spazio a polemiche e rivendicazioni soprattutto nel campo del popolo delle partite Iva dove ci sono professionisti, artigiani e commercianti. In testa ci sono i lavoratori autonomi (professionisti e consulenti non tenuti ad iscriversi al Registro delle imprese della Camera di commercio) che dichiarano 35.570 euro, seguiti dal gran gruppo del lavoro dipendente che si attesta a 20.520 euro, più in basso i pensionati con 16.700 euro.
E i titolari di ditte individuali (commercianti e artigiani), definiti fiscalmente imprenditori perché iscritti al Registro delle imprese della Camera di commercio?
Dichiarano meno dei loro «colleghi» autonomi (con i quali condividono l’obbligo della partita Iva), poco più dei pensionati e meno dei lavoratori dipendenti, cioè 18.280 euro.
Bisogna tuttavia osservare – come sottolinea il Tesoro nella nota – che questa categoria nella maggior parte dei casi non ha personale alle proprie dipendenze.
Va inoltre sottolineato che il reddito di 18.282 è una media tra i titolari di imprese individuali in contabilità ordinaria (circa 31.240 euro) e quelle in contabilità semplificata che per definizione hanno un reddito più basso (17.100 euro).
Resta comunque il fatto che commercianti e artigiani, cioè gli imprenditori individuali, dichiarano meno degli autonomi e dei dipendenti.
Per conoscere le stime degli imprenditori individuali che sono anche datori di lavoro (circa 600 mila) bisognerà attendere i dati di maggio: in base alle stime già note del 2013 costoro dichiarano un reddito di 31.612 euro contro i 10.685 dei propri dipendenti.

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sabato 18 aprile 2015

Fca, Sergio Marchionne Archivia Maurizio Landini




Fca, Sergio Marchionne:
 "I nostri dipendenti parteciperanno ai risultati dell'azienda". 
L'ad archivia Maurizio Landini

Un altro colpo al sindacalismo di Maurizio Landini, forse quello di grazia. Sergio Marchionne ha annunciato la partecipazione dei dipendenti di Fca ai risultati dell'azienda. La nuova politica retributiva è stata illustrata ai sindacati dall'amministratore delegato: "Questo nuovo sistema - dice - rappresenta un significativo passo in avanti nel coinvolgimento delle persone per raggiungere i risultati del piano industriale". Ma soprattutto rappresenta la fine di un'era, dice Marchionne: "Negli scorsi anni FCA ha dovuto fare i conti con un sistema di relazioni industriali stagnante basato su sterili contrapposizioni tra capitale e lavoro. Quei giorni sono finalmente finiti".

Non fa il suo nome, ma il riferimento tra le righe a Landini è racchiuso proprio in queste parole, nella contrapposizione "sterile" tra capitale e lavoro che il segretario della Fiom ha portato avanti nella sua lunga battaglia sindacale nella Fiat. Una battaglia che ha visto la Fiom da sola, tra le sigle sindacali dei metalmeccanici, nel portare avanti una dura presa di posizione nei confronti dei vertici dell'azienda. Ora, dice Marchionne, quell'éra è finita.

L'ad di Fca ha quindi promesso "vantaggi economici di assoluto rilievo", per i dipendenti italiani dell'azienda, "che deriveranno direttamente dal loro lavoro e dal loro impegno", ha quindi spiegato Marchionne. Il costo totale massimo per Fca del nuovo sistema retributivo, presentato questa sera dall'a.d Sergio Marchionne ai sindacati, sarà di oltre 600 milioni di euro. L'obiettivo, spiega Fca, "è far partecipare direttamente tutte le persone ai risultati di produttività, qualità e redditività nell'ambito del piano industriale 2015-2018".

Il nuovo sistema retributivo prevede due elementi addizionali al salario base. Il primo è un Bonus annuale che sarà calcolato sui risultati di efficienza produttiva dei rispettivi stabilimenti di appartenenza parametrati sul livello raggiunto nell'ambito del WCM (World Class Manufacturing). Questo compenso, pagabile agli inizi dell'anno seguente all'anno di esercizio, avrà un valore medio del 5% del salario base, e, in casi di over performance, potrà arrivare ad un massimo del 7,2%. Il secondo elemento variabile è collegato al raggiungimento dei risultati economici per l'area EMEA, inclusi i marchi premium Alfa Romeo e Maserati, contenuti nel piano strategico 2015-18. Il compenso totale per il periodo quadriennale è pari al 12% del salario base che potrà arrivare, in casi di over performance, al 20%.

Considerando la lunghezza temporale del piano, una parte del Bonus (pari al 6% del salario base) verrà pagata trimestralmente a partire già dal 2015. Agli inizi del 2019, una volta verificati i risultati, i lavoratori riceveranno il resto del Bonus che, ai massimi valori del piano, potrà quindi arrivare al 14% del salario base.

Per un dipendente di livello contrattuale medio, ad esempio un operaio specializzato, in caso di risultati conformi agli obiettivi, l'erogazione attesa ammonta a 1.400 annui per gli anni 2015, 2016 e 2017 e cresce fino a 2.800 euro nel 2018. In caso di risultato superiore alle attese, 
queste due erogazioni possono raggiungere rispettivamente 1.900 euro annui nell'arco 2015-2017
 e 5.000 euro nel 2018. 
Il sistema prevede, infine, in caso di mancato raggiungimento di ogni obiettivo, un'erogazione minima di 330 euro all'anno.

Quanto alle assunzioni, "le annunceremo quando avremo dettagli", ha detto Marchionne a proposito degli stabilimenti italiani del gruppo. Marchionne non ha voluto dire nulla sulla possibilità di produrre un secondo modello a Pomigliano oltre alla Panda. Quanto alla possibilità di fare un motore per l'Alfa a Mirafiori, si è limitato a dire "abbiamo appena annunciato due motori a Termoli".




Perché per i non addetti ai lavori il nuovo sistema retributivo può apparire come un fatto straordinario; per i lavoratori significa che le ferie, i permessi, la tredicesima, le indennità di turno, lo straordinario, il tfr, rimangono congelati - e lo saranno per sempre- insieme alla paga base su cui vengono calcolati.
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Fca-Cnh, il bonus variabile che piace all'azienda e cancella gli aumenti in paga base 
Sergio Marchionne ha annunciato il nuovo regime salariale per gli stabilimenti del gruppo. All'incontro – a carattere informativo – con i sindacati, non è stata invitata la Fiom-Cgil nonostante la richiesta indirizzata da tempo all'azienda di un confronto sulle questioni normative e salariali.
Da quanto apprendiamo dagli organi d'informazione, in modo assolutamente inedito l'Ad ha comunicato ai sindacati firmatari del contratto specifico aziendale quale sarà il sistema salariale con cui saranno retribuiti i lavoratori. Le organizzazioni sindacali presenti hanno preso atto, inaugurando un sistema di relazioni effettivamente «rivoluzionario» in cui l'azienda decide unilateralmente e i sindacati compiacenti aderiscono alla proposta.
Nel merito del futuro retributivo in Fca, stando alle cronache dei giornali, emerge che il salario sarà completamente variabile.

A oggi i lavoratori Fca e Cnh hanno una paga base inferiore ai lavoratori cui si applica il contratto Federmeccanica: un operaio di terzo livello Fca-Cnh guadagna mediamente 750 euro lordi annui di meno di un suo pari livello di un'altra fabbrica metalmeccanica.
La vera novità dell'annuncio di ieri è che questo divario non sarà più colmato e lo stipendio base fissato nel 2011 dal contratto specifico Fiat non sarà più aumentato. Ogni variazione salariale sarà decisa dalla direzione aziendale sulla base di parametri stabiliti dalla stessa Fca-Cnh e che ancora non si conoscono se non per titoli molto generi (produttività, qualità, redditività). Di fatto siamo alla conclusione di un percorso che cancella il contratto nazionale: c'era il contratto nazionale e la contrattazione aziendale, con questo sistema ci sarà un solo livello. E tutto questo al di fuori e contro l'accordo Confindustria-Sindacati che confermava i due livelli contrattuali:
in questo caso Fim e Uilm accettando questo sistema legittimano le aziende che vogliono uscire dal contratto nazionale.
In moltissime altre aziende metalmeccaniche italiane - anche di piccole e medie dimensioni - da oltre vent'anni il premio di risultato viene normalmente contrattato e distribuito ai lavoratori, con quantità anche superiori a quelli annunciati per Fca (non è chiaro se anche in Cnh), eventuali «bonus» sono aggiuntivi e non sostituiscono mai gli aumenti contrattuali in paga base. Questa sostituzione – unica nel suo genere in Europa - costituisce l'eccezionalità del sistema annunciato ieri dall'Ad di Fca-Cnh, proseguendo sulla strada del contratto specifico Fiat che ha comportato una perdita salariale per i lavoratori di 90 euro mensili nei soli ultimi due anni: dopo un lungo periodo di restrizioni e sacrifici arriva finalmente un incremento retributivo che però i lavoratori pagano pesantemente.
Perché per i non addetti ai lavori il nuovo sistema retributivo può apparire come un fatto straordinario; per i lavoratori significa che le ferie, i permessi, la tredicesima, le indennità di turno, lo straordinario, il tfr, rimangono congelati - e lo saranno per sempre- insieme alla paga base su cui vengono calcolati.
Nel sistema annunciato dall'Ad di Fca-Cnh il salario è legato esclusivamente all'utile aziendale e alla sua gestione da parte del management, a prescindere dalla prestazione lavorativa, dai suoi ritmi e dalle sue condizioni, con il dubbio che sia legato anche alla presenza sul posto di lavoro, facendo perdere qualunque autonomia e libertà alle lavoratrici e ai lavoratori e mettendo in gioco anche diritti fondamentali come la salute e la malattia.

A questo punto ci sembra chiaro cosa vuole l'azienda. Molto meno gli altri sindacati, vista la cancellazione di ogni ruolo contrattuale e la subordinazione alle decisioni unilaterali aziendali che un simile sistema comporta. L'annuncio fatto dall'Ad di Fca-Cnh disegna un futuro che cancella il ruolo del sindacato – riducendolo a spettatore notarile – e colpisce la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori costringendoli a rinunciare alla propria libertà in quanto persone indipendenti e autonome fingendone una presunta partecipazione ai destini aziendali su cui, invece, non hanno alcuna possibilità di parola.

Su queste basi abbiamo chiesto un incontro alla direzione aziendale e lanceremo una campagna di assemblee per discutere con lavoratrici e lavoratori.
fonte : Portale della FIOM-CGIL

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Con la nascita della “cosa” landiniana, sembra tornata di attualità la “sinistra sindacale”, come leva per una sinistra diversa, basata sul primato del sociale sul politico. Forse non sarà inutile ricordare la prima esperienza in questo senso, la sinistra sindacale degli anni sessanta-settanta, per ricavare qualche utile indicazione su esperienze già fatte...
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sabato 19 aprile 2014

Operaio Fiat : Marchionne, m’hai spezzato il cuore


Pomigliano. 
Operaio Fiat entra in fabbrica con una t-shirt ironica: «Marchionne, m’hai spezzato il cuore»


Pomigliano. Da più di due anni a questa parte, cioè da quando è iniziata la produzione della Panda, è il primo operaio della Fiat di Pomigliano che ha trovato il coraggio di protestare apertamente contro Marchionne all’interno della grande fabbrica automobilistica.

Una protesta a ogni modo pacifica e ironica quella di Salvatore Tramontano, 37 anni, che stamattina si è presentato al cancello dello stabilimento indossando una maglietta raffigurante metà cuore spezzato davanti, l’altra metà dietro, e che riporta un pensiero in rima dedicato all’amministratore delegato del Lingotto:

“Sei anni fa mi hai mollato perché di me non ti è mai importato,
 in terra straniera te ne sei andato ed a me il cuore hai spezzato”.



Salvatore era stato messo in cassa integrazione a zero ore nel 2008. Dopo sei anni è stato richiamato per la prima volta al lavoro in questi giorni e quindi invitato a presentarsi stamattina per il corso di formazione.

L’operaio Fiat è rimasto indignato dall’operazione “ cuore infranto ” messa a segno alcuni giorni fa dall’azienda, l’impacchettamento col cellophane delle auto straniere dei dipendenti parcheggiate nei piazzali delle fabbriche italiane del gruppo.




La Fiat impacchetta le auto dei dipendenti infedeli 


Singolare campagna di marketing della Fiat: le auto dei dipendenti "infedeli" sono state impacchettate. Su tutte la scritta: "Vederti con un'altra ci ha spezzato il cuore.

Sono state fasciate come un pacchetto regalo, ma non per una sorpresa da compleanno. Semmai, la sopresa è stata più simile ad uno sbigottimento: quello di alcuni dipendenti Fiat, che ritornando alla loro auto, lasciata su piazzale Caio Mario, l’hanno ritrovata completamente impacchettata con un telo. Il motivo? I dipendenti possedevano auto della concorrenza: infatti, sulle auto, oltre al telo, i lavoratori hanno trovato anche un disegno di un grande cuore spezzato, con la scritta: “Vederti con un’altra ci ha spezzato il cuore”.

La Fiat impacchetta le auto dei dipendenti infedeli „La strana dichiarazione di amore, in realtà, è una campagna di marketing, che ha come obiettivo incentivare i dipendenti ad acquistare auto made in Fiat. La campagna, ideata dai creativi di So Simple, vuole simpaticamente far leva sugli “infedeli”, offrendo una tariffa scontata del 26%.
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