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lunedì 22 aprile 2019

LICENZIAMENTO per RAPPRESAGLIA alla FCA di POMIGLIANO

LICENZIAMENTO per RAPPRESAGLIA alla FCA di POMIGLIANO


Viviamo in due mondi paralleli, quello della cosiddetta società civile, dove apparentemente c’è uno stato di diritto, e quello delle fabbriche dove lo stato di diritto finisce.
La FIAT è l’emblema di questo mondo parallelo. All’interno dei confini dei suoi stabilimenti non c’è più diritto di critica, diritto di parola, possibilità di organizzarsi per difendere i propri interessi di parte operaia, sono tollerati solo i sindacalisti filoaziendali, di fatto non c’è più neanche il diritto di sciopero, perché chi sciopera, chi organizza gli scioperi, chi esprime simpatia per gli scioperi, è immediatamente oggetto di “pressioni”, trasferimenti, attenzioni particolari di capi e vigilanti, fino ai provvedimenti disciplinari e al licenziamento. Se colpiscono un operaio combattivo non lo fanno mai ufficialmente perché lotta per difendersi dagli alti ritmi, dal consumo veloce sulle linee del suo corpo e della sua mente, per cercare di aumentare i miseri salari. No, le motivazioni ufficiali sono sempre altre: scarso rendimento, abbandono del posto di lavoro, messa in discussione dell’ “obbligo di fedeltà”, a cui bisogna sottomettersi, detto per inciso, anche lontano dallo stabilimento, 
lontano dalla cosiddetta “proprietà” FIAT.
Il mese scorso un reparto dello stabilimento di Pomigliano, lo Stampaggio, fece alcuni giorni di sciopero contro un cambiamento della turnistica imposto dall’azienda che li costringeva a lavorare il sabato e parte della domenica in regime ordinario con il recupero infrasettimanale del giorno libero perso. Gli operai giustamente scioperarono sulla parola d’ordine: no al lavoro gratis di sabato. La FIOM diede loro la copertura sindacale.
Lo sciopero di poche centinaia di operai scatenò le reazioni rabbiose dell’azienda fino a che la FIOM fece rientrare gli scioperi. La cosa però, non si è chiusa lì. Gli operai che furono coinvolti nell’agitazione hanno continuato a subire pressioni di ogni tipo 
e l’attenzione particolare dei capi e dei vigilanti.
Quelli che sono stati individuati come punti di riferimento della massa operaia, hanno avuto attenzioni ancora più particolari.
Giovanni Balzano, uno di questi operai, che, pur spostato da tempo su altre lavorazioni, continuava ad avere rapporti con gli operai dello Stampaggio, e rappresentava un punto di riferimento per la sua capacità di non piegare la testa di fronte alla dirigenza, capace di criticare a viso aperto le condizioni di lavoro impossibili, il clima da caserma che vigeva in fabbrica, è stato licenziato in questi giorni.
Era stato isolato su una postazione dove non aveva contatti con gli altri operai, su un macchinario difettoso che non gli permetteva di poter raggiungere gli obiettivi produttivi che gli erano imposti, ma senza testimoni intorno. Spesso impossibilitato anche ad allontanarsi per i suoi bisogni fisiologici. Costantemente tallonato da capi e vigilanti. Costretto ad un clima di tensione costante per mettere alla prova la sua capacità di autocontrollo.
Ha resistito finchè ha potuto, poi, isolato, non tutelato da nessuno, ha dovuto soccombere. L’azienda ha costruito la sua tesi nel corso del tempo fino a quando 
non ha deciso che era arrivato il momento di colpire.
La mancanza di un’organizzazione compatta degli operai rende questi operai completamente scoperti rispetto allo strapotere dell’azienda. I sindacati interni, per il 90% sono al servizio della FIAT per i quali i licenziamenti sono sempre giustificati. Nello stabilimento di Pomigliano, l’unico sindacato che si presenta come difensore dei diritti dei lavoratori è la FIOM. Giovanni Balzano è un iscritto FIOM. Ma qui dobbiamo chiederci: cosa ha fatto la FIOM per tutelarlo?
Un sindacato al servizio degli operai difende principalmente gli operai più combattivi, quelli che non si tirano indietro di fronte alle prepotenze aziendali. Come si poteva tutelare Balzano? Certo la forza della FIAT è grande e quelli non allineati non hanno vita facile compresa la FIOM. Ma se si era capito che a questo operaio si stava preparando il trappolone, bisognava organizzargli intorno una rete di difesa. Predisporre testimonianze a suo favore, tutelarlo per la postazione che gli avevano dato per fregarlo, con pressioni sui medici aziendali, sui responsabili del funzionamento del macchinario, assicurando una presenza di un delegato sindacale ogni volta ce ne era bisogno.
Da quello che si sa, poco su questo versante è stato fatto.
I casi come questo, anche in stabilimenti non della FIAT sono ormai innumerevoli. Nella stessa zona un altro caso emblematico è il licenziamento di un gruppo di operai della più grossa ditta di trattamento di rifiuti della zona, una ditta del gruppo Bruscino. Anche qui, una battaglia di tipo sindacale che vedeva schierati un gruppo di operai e un delegato CGIL contro il passaggio da una delle ditte del gruppo ad una cooperativa di comodo, ha avuto come epilogo il licenziamento di otto operai. Anche qui però, la causa ufficiale addotta dall’azienda, non è stata la lotta sindacale che questi operai avevano fatto, ma nuove esigenze produttive che 
rendevano inutile la mansione lavorativa di questi operai.
Anche qui il sindacato non li ha difesi fino in fondo. Non c’è stata nessuna mobilitazione a loro favore, nessun passaggio che sottolineasse il fatto che venivano licenziati per la lotta e non perché non c’era più bisogno del loro lavoro.
Parliamo della FIOM, della CGIL, ma ne potremmo nominare 
anche diversi della galassia degli alternativi.
Nello scontro, ancora sotterraneo, ma che sempre più spesso viene in superficie, tra operai e padroni si conferma sempre di più la mancanza di un’organizzazione degli operai veramente operaia. Che li organizzi, li unisca, li mobiliti contro il padronato, questo sì organizzato, per difendere sia gli interessi minimi che quelli generali.
Questa organizzazione non esiste al momento, né a livello politico e neanche a livello sindacale, è ora che gli operai più consapevoli e combattivi ci mettano mano e la costruiscano. La lotta contro i licenziamenti per rappresaglia che diventano sempre più numerosi e insopportabili può essere una buona base di partenza.

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mercoledì 7 ottobre 2015

Stati Uniti : Sindacato Tratta e i Lavoratori Decidono


Fca: negli Stati Uniti il sindacato tratta e i lavoratori decidono col voto

Negli Stati Uniti l'Uaw, il sindacato americano dell'auto, ha negoziato a Detroit il rinnovo del contratto di Fca per alcune settimane direttamente con l'amministratore delegato Sergio Marchionne. Un negoziato difficile perché l'obiettivo del sindacato era di superare il doppio regime salariale introdotto negli Stati Uniti nel mondo dell'auto in piena crisi e aumentare la paga base di tutti i lavoratori. Al termine della trattativa l'ipotesi di accordo secondo l'Uaw prevedeva:
un bonus di 3.000 dollari alla ratifica dell'accordo
un aumento del 3% in paga base a cui si sarebbe aggiunto un ulteriore aumento a settembre 2017, ma
ne sarebbero esclusi i nuovi assunti
per i neoassunti la “paga base” sarebbe salita dai circa 17 dollari attuali ai 25,35 durante la vigenza
dell'accordo
bonus legati alla qualità tra i 4.000 e i 13.000 dollari nel corso della vigenza dell'accordo
una condivisione dei profitti tra i 1.000 e i 4.000 dollari
investimenti sugli stabilimenti pari a 5,3 mld di dollari
doppio compenso per il lavoro domenicale

Questi i punti più importanti dell'intesa raggiunta che è stata sottoposta a consultazione degli iscritti in tutti gli stabilimenti (circa 40.000 lavoratori), che hanno respinto l'accordo con il 65% dei voti, soprattutto perché non è stata raggiunta la parità salariale tra vecchi e nuovi assunti, contraddicendo così il principio di “a uguale lavoro, uguale salario”. Il sindacato statunitense ha riaperto il negoziato per rispettare la volontà dei lavoratori e in queste ore ha annunciato che se non si dovesse giungere ad un accordo saranno intraprese iniziative di sciopero.
In Italia il 7 luglio 2015 la direzione aziendale di Fca e Cnhi con Fim, Uilm, Fismic, Acqi, Uglm
escludendo dal negoziato la Fiom ha proceduto ad una nuova intesa che non prevede aumenti in paga
base, introduce una nuova turnistica, riduce a tre fasce l'inquadramento e riduce ulteriormente
l'autonomia dei delegati con un nuova clausola che impedisce l'indizione dello sciopero se non a
maggioranza assoluta di tutta l'Rsa.
In Italia il “nuovo” Contratto Collettivo Specifico di Lavoro è stato firmato senza che i lavoratori siano stati messi nelle condizioni di poter decidere la piattaforma, di essere informati del negoziato e infine di poter votare in un referendum.
La Fiom ribadisce la necessità di negoziati unitari: sono le lavoratrici e i lavoratori che hanno il diritto di decidere chi li rappresenta e di approvare o bocciare le intese.

Perché i lavoratori americani hanno bocciato l'accordo sindacati-Fca

Ormai è ufficiale, con il 65% di No (soprattutto negli stabilimenti più grandi e fra gli operai più giovani e addetti alla linea di montaggio) i 40.000 iscritti al sindacato americano dell'auto, Uaw, chiamati al voto hanno respinto l'ipotesi di accordo raggiunta con l'azienda dalla delegazione negoziale del sindacato.

Con una breve dichiarazione il Presidente Dennis Williams ha comunicato l'esito del voto e ha
annunciato che tornerà al tavolo negoziale per cercare di migliorare l'intesa raggiunta. “La forza del
sindacato sono i suoi iscritti, e sono loro ad avere l'ultima parola sulla approvazione del contratto” ha
tenuto a precisare Williams.
Vediamo di evidenziare quali sono i punti controversi e i motivi che hanno portato una così ampia
maggioranza di lavoratori a votare contro l'accordo.
Il problema più grosso è che non viene affatto superato il doppio regime salariale (tier 1 per gli assunti prima del 2007 e tier 2 per gli assunti dopo quella data) e sebbene siano previsti aumenti anche significativi (dopo quasi dieci anni di blocco salariale) per i nuovi assunti, il nuovo contratto fissa il nuovo standard salariale per questi lavoratori (da raggiungere alla fine del contratto) a 25,50 dollari l'ora (dagli attuali 19) cioè molto meno dei 29 dollari, l'attuale paga dei lavoratori Tier 1, e che aumenterà del 3+3 % nella valenza contrattuale. Molto poco apprezzato anche il fatto che non sia più indicato alcun limite alla percentuale di lavoratori con la paga ridotta (Tier 2).
L'impegno era di fissare al 25% la percentuale massima di lavoratori che potevano essere tenuti al
livello retributivo 2, cosa che avrebbe obbligato Fca (dove attualmente c'è un 40% di lavoratori a paga ridotta) a passare subito una buona parte degli attuali lavoratori di livello 2 al livello 1.
Grande insoddisfazione quindi per il mancato superamento del doppio regime, e per il nuovo tetto
fissato per la paga oraria degli assunti dopo il 2007 (inferiore di circa il 10% rispetto a quello attuale dei lavoratori più anziani).
Ma anche tra i lavoratori anziani c'è insoddisfazione per gli aumenti previsti, molti dei quali come bonus una tantum o premi di risultato variabili, che viene lamentato non recupererebbero il potere d'acquisto perduto in questi anni.

La seconda questione che ha alimentato il dissenso è l'incertezza e la poca chiarezza sul piano di
investimenti annunciato, che sicuramente prevede uno spostamento della produzione di molti modelli auto verso il Messico, ma è invece confuso sulla redistribuzione delle produzioni negli Stati Uniti, cosa che alimenta il sospetto che il saldo occupazionale possa alla fine essere negativo e in ogni caso che comporti problemi in alcuni stabilimenti a cui verrano tolte le produzioni attuali e che non hanno certezza su come verranno sostituite.

La terza questione che preoccupa i lavoratori è la confusione riguardo al futuro sistema di assistenza
sanitaria. Il comunicato sindacale annuncia infatti che verrà costituito un fondo cooperativo per la
gestione delle tutele sanitarie che dovrebbe ridurre i costi di gestione mantenendo i livelli di qualità e la gamma delle prestazioni, ma non si dice niente su cosa sia e come funzionerà questo fondo cooperativo e soprattutto ci sono molti dubbi su quanto e come dovranno pagare i lavoratori a loro carico.

Quarto punto che alimenta il dissenso verso l'accordo è la poca fiducia dei lavoratori iscritti alla Uaw a fronte delle promesse fatte e non mantenute dal gruppo ditrigente sindacale (vedi la mancata fissazione del tetto del 25% ai lavoratori con paga Tier 2), sfiducia confermata dalla vaghezza delle informazioni sul nuovo contratto e soprattutto delle risposte alle preoccupazioni sollevate dai lavoratori nella consultazione.
Molte lamentele si sono poi indirizzate a parti e aspetti dell'intesa poco o niente evidenziate nella sintesi dell'accordo presentata dal sindacato. Da alcune differenze salariali ulteriori che si stabiliscono nell'ambito dei lavoratori Tier 2, all'inasprimento delle sanzioni per assenze e ritardi che arrivano fino al licenziamento dopo il 5' ritardo, all'aumento della intensità e dei vincoli della prestazione lavorativa alla metrica Wcm, cui vengono collegati molti dei bonus salariali previsti.

Molto contestato anche un regime di turnazioni considerato particolarmente gravoso per la gestione
della vita famigliare, a causa della frequente alternanza fra turni diurni e notturni e continui cambi di
orario.



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sabato 18 aprile 2015

Fca, Sergio Marchionne Archivia Maurizio Landini




Fca, Sergio Marchionne:
 "I nostri dipendenti parteciperanno ai risultati dell'azienda". 
L'ad archivia Maurizio Landini

Un altro colpo al sindacalismo di Maurizio Landini, forse quello di grazia. Sergio Marchionne ha annunciato la partecipazione dei dipendenti di Fca ai risultati dell'azienda. La nuova politica retributiva è stata illustrata ai sindacati dall'amministratore delegato: "Questo nuovo sistema - dice - rappresenta un significativo passo in avanti nel coinvolgimento delle persone per raggiungere i risultati del piano industriale". Ma soprattutto rappresenta la fine di un'era, dice Marchionne: "Negli scorsi anni FCA ha dovuto fare i conti con un sistema di relazioni industriali stagnante basato su sterili contrapposizioni tra capitale e lavoro. Quei giorni sono finalmente finiti".

Non fa il suo nome, ma il riferimento tra le righe a Landini è racchiuso proprio in queste parole, nella contrapposizione "sterile" tra capitale e lavoro che il segretario della Fiom ha portato avanti nella sua lunga battaglia sindacale nella Fiat. Una battaglia che ha visto la Fiom da sola, tra le sigle sindacali dei metalmeccanici, nel portare avanti una dura presa di posizione nei confronti dei vertici dell'azienda. Ora, dice Marchionne, quell'éra è finita.

L'ad di Fca ha quindi promesso "vantaggi economici di assoluto rilievo", per i dipendenti italiani dell'azienda, "che deriveranno direttamente dal loro lavoro e dal loro impegno", ha quindi spiegato Marchionne. Il costo totale massimo per Fca del nuovo sistema retributivo, presentato questa sera dall'a.d Sergio Marchionne ai sindacati, sarà di oltre 600 milioni di euro. L'obiettivo, spiega Fca, "è far partecipare direttamente tutte le persone ai risultati di produttività, qualità e redditività nell'ambito del piano industriale 2015-2018".

Il nuovo sistema retributivo prevede due elementi addizionali al salario base. Il primo è un Bonus annuale che sarà calcolato sui risultati di efficienza produttiva dei rispettivi stabilimenti di appartenenza parametrati sul livello raggiunto nell'ambito del WCM (World Class Manufacturing). Questo compenso, pagabile agli inizi dell'anno seguente all'anno di esercizio, avrà un valore medio del 5% del salario base, e, in casi di over performance, potrà arrivare ad un massimo del 7,2%. Il secondo elemento variabile è collegato al raggiungimento dei risultati economici per l'area EMEA, inclusi i marchi premium Alfa Romeo e Maserati, contenuti nel piano strategico 2015-18. Il compenso totale per il periodo quadriennale è pari al 12% del salario base che potrà arrivare, in casi di over performance, al 20%.

Considerando la lunghezza temporale del piano, una parte del Bonus (pari al 6% del salario base) verrà pagata trimestralmente a partire già dal 2015. Agli inizi del 2019, una volta verificati i risultati, i lavoratori riceveranno il resto del Bonus che, ai massimi valori del piano, potrà quindi arrivare al 14% del salario base.

Per un dipendente di livello contrattuale medio, ad esempio un operaio specializzato, in caso di risultati conformi agli obiettivi, l'erogazione attesa ammonta a 1.400 annui per gli anni 2015, 2016 e 2017 e cresce fino a 2.800 euro nel 2018. In caso di risultato superiore alle attese, 
queste due erogazioni possono raggiungere rispettivamente 1.900 euro annui nell'arco 2015-2017
 e 5.000 euro nel 2018. 
Il sistema prevede, infine, in caso di mancato raggiungimento di ogni obiettivo, un'erogazione minima di 330 euro all'anno.

Quanto alle assunzioni, "le annunceremo quando avremo dettagli", ha detto Marchionne a proposito degli stabilimenti italiani del gruppo. Marchionne non ha voluto dire nulla sulla possibilità di produrre un secondo modello a Pomigliano oltre alla Panda. Quanto alla possibilità di fare un motore per l'Alfa a Mirafiori, si è limitato a dire "abbiamo appena annunciato due motori a Termoli".




Perché per i non addetti ai lavori il nuovo sistema retributivo può apparire come un fatto straordinario; per i lavoratori significa che le ferie, i permessi, la tredicesima, le indennità di turno, lo straordinario, il tfr, rimangono congelati - e lo saranno per sempre- insieme alla paga base su cui vengono calcolati.
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Fca-Cnh, il bonus variabile che piace all'azienda e cancella gli aumenti in paga base 
Sergio Marchionne ha annunciato il nuovo regime salariale per gli stabilimenti del gruppo. All'incontro – a carattere informativo – con i sindacati, non è stata invitata la Fiom-Cgil nonostante la richiesta indirizzata da tempo all'azienda di un confronto sulle questioni normative e salariali.
Da quanto apprendiamo dagli organi d'informazione, in modo assolutamente inedito l'Ad ha comunicato ai sindacati firmatari del contratto specifico aziendale quale sarà il sistema salariale con cui saranno retribuiti i lavoratori. Le organizzazioni sindacali presenti hanno preso atto, inaugurando un sistema di relazioni effettivamente «rivoluzionario» in cui l'azienda decide unilateralmente e i sindacati compiacenti aderiscono alla proposta.
Nel merito del futuro retributivo in Fca, stando alle cronache dei giornali, emerge che il salario sarà completamente variabile.

A oggi i lavoratori Fca e Cnh hanno una paga base inferiore ai lavoratori cui si applica il contratto Federmeccanica: un operaio di terzo livello Fca-Cnh guadagna mediamente 750 euro lordi annui di meno di un suo pari livello di un'altra fabbrica metalmeccanica.
La vera novità dell'annuncio di ieri è che questo divario non sarà più colmato e lo stipendio base fissato nel 2011 dal contratto specifico Fiat non sarà più aumentato. Ogni variazione salariale sarà decisa dalla direzione aziendale sulla base di parametri stabiliti dalla stessa Fca-Cnh e che ancora non si conoscono se non per titoli molto generi (produttività, qualità, redditività). Di fatto siamo alla conclusione di un percorso che cancella il contratto nazionale: c'era il contratto nazionale e la contrattazione aziendale, con questo sistema ci sarà un solo livello. E tutto questo al di fuori e contro l'accordo Confindustria-Sindacati che confermava i due livelli contrattuali:
in questo caso Fim e Uilm accettando questo sistema legittimano le aziende che vogliono uscire dal contratto nazionale.
In moltissime altre aziende metalmeccaniche italiane - anche di piccole e medie dimensioni - da oltre vent'anni il premio di risultato viene normalmente contrattato e distribuito ai lavoratori, con quantità anche superiori a quelli annunciati per Fca (non è chiaro se anche in Cnh), eventuali «bonus» sono aggiuntivi e non sostituiscono mai gli aumenti contrattuali in paga base. Questa sostituzione – unica nel suo genere in Europa - costituisce l'eccezionalità del sistema annunciato ieri dall'Ad di Fca-Cnh, proseguendo sulla strada del contratto specifico Fiat che ha comportato una perdita salariale per i lavoratori di 90 euro mensili nei soli ultimi due anni: dopo un lungo periodo di restrizioni e sacrifici arriva finalmente un incremento retributivo che però i lavoratori pagano pesantemente.
Perché per i non addetti ai lavori il nuovo sistema retributivo può apparire come un fatto straordinario; per i lavoratori significa che le ferie, i permessi, la tredicesima, le indennità di turno, lo straordinario, il tfr, rimangono congelati - e lo saranno per sempre- insieme alla paga base su cui vengono calcolati.
Nel sistema annunciato dall'Ad di Fca-Cnh il salario è legato esclusivamente all'utile aziendale e alla sua gestione da parte del management, a prescindere dalla prestazione lavorativa, dai suoi ritmi e dalle sue condizioni, con il dubbio che sia legato anche alla presenza sul posto di lavoro, facendo perdere qualunque autonomia e libertà alle lavoratrici e ai lavoratori e mettendo in gioco anche diritti fondamentali come la salute e la malattia.

A questo punto ci sembra chiaro cosa vuole l'azienda. Molto meno gli altri sindacati, vista la cancellazione di ogni ruolo contrattuale e la subordinazione alle decisioni unilaterali aziendali che un simile sistema comporta. L'annuncio fatto dall'Ad di Fca-Cnh disegna un futuro che cancella il ruolo del sindacato – riducendolo a spettatore notarile – e colpisce la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori costringendoli a rinunciare alla propria libertà in quanto persone indipendenti e autonome fingendone una presunta partecipazione ai destini aziendali su cui, invece, non hanno alcuna possibilità di parola.

Su queste basi abbiamo chiesto un incontro alla direzione aziendale e lanceremo una campagna di assemblee per discutere con lavoratrici e lavoratori.
fonte : Portale della FIOM-CGIL

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Con la nascita della “cosa” landiniana, sembra tornata di attualità la “sinistra sindacale”, come leva per una sinistra diversa, basata sul primato del sociale sul politico. Forse non sarà inutile ricordare la prima esperienza in questo senso, la sinistra sindacale degli anni sessanta-settanta, per ricavare qualche utile indicazione su esperienze già fatte...
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