loading...
Visualizzazione post con etichetta Pomigliano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pomigliano. Mostra tutti i post

lunedì 22 aprile 2019

LICENZIAMENTO per RAPPRESAGLIA alla FCA di POMIGLIANO

LICENZIAMENTO per RAPPRESAGLIA alla FCA di POMIGLIANO


Viviamo in due mondi paralleli, quello della cosiddetta società civile, dove apparentemente c’è uno stato di diritto, e quello delle fabbriche dove lo stato di diritto finisce.
La FIAT è l’emblema di questo mondo parallelo. All’interno dei confini dei suoi stabilimenti non c’è più diritto di critica, diritto di parola, possibilità di organizzarsi per difendere i propri interessi di parte operaia, sono tollerati solo i sindacalisti filoaziendali, di fatto non c’è più neanche il diritto di sciopero, perché chi sciopera, chi organizza gli scioperi, chi esprime simpatia per gli scioperi, è immediatamente oggetto di “pressioni”, trasferimenti, attenzioni particolari di capi e vigilanti, fino ai provvedimenti disciplinari e al licenziamento. Se colpiscono un operaio combattivo non lo fanno mai ufficialmente perché lotta per difendersi dagli alti ritmi, dal consumo veloce sulle linee del suo corpo e della sua mente, per cercare di aumentare i miseri salari. No, le motivazioni ufficiali sono sempre altre: scarso rendimento, abbandono del posto di lavoro, messa in discussione dell’ “obbligo di fedeltà”, a cui bisogna sottomettersi, detto per inciso, anche lontano dallo stabilimento, 
lontano dalla cosiddetta “proprietà” FIAT.
Il mese scorso un reparto dello stabilimento di Pomigliano, lo Stampaggio, fece alcuni giorni di sciopero contro un cambiamento della turnistica imposto dall’azienda che li costringeva a lavorare il sabato e parte della domenica in regime ordinario con il recupero infrasettimanale del giorno libero perso. Gli operai giustamente scioperarono sulla parola d’ordine: no al lavoro gratis di sabato. La FIOM diede loro la copertura sindacale.
Lo sciopero di poche centinaia di operai scatenò le reazioni rabbiose dell’azienda fino a che la FIOM fece rientrare gli scioperi. La cosa però, non si è chiusa lì. Gli operai che furono coinvolti nell’agitazione hanno continuato a subire pressioni di ogni tipo 
e l’attenzione particolare dei capi e dei vigilanti.
Quelli che sono stati individuati come punti di riferimento della massa operaia, hanno avuto attenzioni ancora più particolari.
Giovanni Balzano, uno di questi operai, che, pur spostato da tempo su altre lavorazioni, continuava ad avere rapporti con gli operai dello Stampaggio, e rappresentava un punto di riferimento per la sua capacità di non piegare la testa di fronte alla dirigenza, capace di criticare a viso aperto le condizioni di lavoro impossibili, il clima da caserma che vigeva in fabbrica, è stato licenziato in questi giorni.
Era stato isolato su una postazione dove non aveva contatti con gli altri operai, su un macchinario difettoso che non gli permetteva di poter raggiungere gli obiettivi produttivi che gli erano imposti, ma senza testimoni intorno. Spesso impossibilitato anche ad allontanarsi per i suoi bisogni fisiologici. Costantemente tallonato da capi e vigilanti. Costretto ad un clima di tensione costante per mettere alla prova la sua capacità di autocontrollo.
Ha resistito finchè ha potuto, poi, isolato, non tutelato da nessuno, ha dovuto soccombere. L’azienda ha costruito la sua tesi nel corso del tempo fino a quando 
non ha deciso che era arrivato il momento di colpire.
La mancanza di un’organizzazione compatta degli operai rende questi operai completamente scoperti rispetto allo strapotere dell’azienda. I sindacati interni, per il 90% sono al servizio della FIAT per i quali i licenziamenti sono sempre giustificati. Nello stabilimento di Pomigliano, l’unico sindacato che si presenta come difensore dei diritti dei lavoratori è la FIOM. Giovanni Balzano è un iscritto FIOM. Ma qui dobbiamo chiederci: cosa ha fatto la FIOM per tutelarlo?
Un sindacato al servizio degli operai difende principalmente gli operai più combattivi, quelli che non si tirano indietro di fronte alle prepotenze aziendali. Come si poteva tutelare Balzano? Certo la forza della FIAT è grande e quelli non allineati non hanno vita facile compresa la FIOM. Ma se si era capito che a questo operaio si stava preparando il trappolone, bisognava organizzargli intorno una rete di difesa. Predisporre testimonianze a suo favore, tutelarlo per la postazione che gli avevano dato per fregarlo, con pressioni sui medici aziendali, sui responsabili del funzionamento del macchinario, assicurando una presenza di un delegato sindacale ogni volta ce ne era bisogno.
Da quello che si sa, poco su questo versante è stato fatto.
I casi come questo, anche in stabilimenti non della FIAT sono ormai innumerevoli. Nella stessa zona un altro caso emblematico è il licenziamento di un gruppo di operai della più grossa ditta di trattamento di rifiuti della zona, una ditta del gruppo Bruscino. Anche qui, una battaglia di tipo sindacale che vedeva schierati un gruppo di operai e un delegato CGIL contro il passaggio da una delle ditte del gruppo ad una cooperativa di comodo, ha avuto come epilogo il licenziamento di otto operai. Anche qui però, la causa ufficiale addotta dall’azienda, non è stata la lotta sindacale che questi operai avevano fatto, ma nuove esigenze produttive che 
rendevano inutile la mansione lavorativa di questi operai.
Anche qui il sindacato non li ha difesi fino in fondo. Non c’è stata nessuna mobilitazione a loro favore, nessun passaggio che sottolineasse il fatto che venivano licenziati per la lotta e non perché non c’era più bisogno del loro lavoro.
Parliamo della FIOM, della CGIL, ma ne potremmo nominare 
anche diversi della galassia degli alternativi.
Nello scontro, ancora sotterraneo, ma che sempre più spesso viene in superficie, tra operai e padroni si conferma sempre di più la mancanza di un’organizzazione degli operai veramente operaia. Che li organizzi, li unisca, li mobiliti contro il padronato, questo sì organizzato, per difendere sia gli interessi minimi che quelli generali.
Questa organizzazione non esiste al momento, né a livello politico e neanche a livello sindacale, è ora che gli operai più consapevoli e combattivi ci mettano mano e la costruiscano. La lotta contro i licenziamenti per rappresaglia che diventano sempre più numerosi e insopportabili può essere una buona base di partenza.

LEGGI ANCHE
DUE DEI CINQUE LICENZIATI DELLA FIAT POMIGLIANO DALLE PRIME ORE DEL MATTINO SONO SUL TETTO DEL CAMPANILE DELLA CHIESA DEL CARMINE A NAPOLI PER PROTESTARE CONTRO LA LEGGE SUL REDDITO DI CITTADINANZA CHE ESCLUDE TANTI OPERAI COME LORO CHE IN QUESTI ULTIMI DUE ANNI HANNO PERSO IL LAVORO A CAUSA DI LICENZIAMENTI, CHIUSURE E DELOCALIZZAZIONI. UNA LEGGE PENSATA PER I POVERI CHE NON AIUTA CHI È POVERO CHE SENSO HA... https://cipiri35.blogspot.com/2019/04/il-reddito-di-cittadinanza-per-i.html





.
Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet e blog personalizzati
 a prezzi modici e ben indicizzati. 
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Mi diletto alla creazione di loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.


Eseguo Siti Internet e Blog Personalizzati

giovedì 24 giugno 2010

Pomigliano. Hanno vinto i SI. Hanno perso Marchionne e Berlusconi. E ora che fare?


DI : Gianni Rossi,

Pomigliano. Hanno vinto i SI. Hanno perso Marchionne e Berlusconi. E
 ora che fare? 

Referendum Fiat     Per Marchionne questo risultato è senz'altro negativo, rispetto alle sue aspettative e alle sprezzanti parole dette contro i sindacati e gli stessi operai. Ora la FIAT o riapre la trattativa anche con la FIOM-CGIL e accetta di modificare le clausole anticostituzionali del contratto per investire i 700 milioni di euro, oppure imbocca una strada senza via di uscita: quella della chiusura dello stabilimento con la riapertura "alla cinese" di una Nuova FIAT Pomigliano e, di fatto, innescare le tensioni sociali verso un "autunno caldo" già in piena estate



Alla FIAT di Pomigliano d'Arco la "pistola fumante" del Referendum ha sancito il suo verdetto: 62% SI e 38% Contrari (36,6% NO ai quali si aggiungono schede nulle e bianche). Ha perso la democrazia di base dei lavoratori, ma hanno perso anche l'amministratore delegato Marchionne che sul "plebiscito" al "prendere o lasciare" aveva basato la sua linea di imprenditoria "alla cinese", insieme a lui Berlusconi e i suoi corifei di estrazione socialista: il ministro del Welfare, Sacconi, dell'economia, Tremonti, e della funziona pubblica, Brunetta. Al "Trio Lescano" dai garofani rosso-antico non pareva vero riuscire a piegare la FIOM e con essa l'intera CGIL, il vero obiettivo della loro trasformazione genetica politica, da quando con malcelato odio e spirito di vendetta si sono gettati nelle braccia del Sultano di Arcore.
E con la CGIL, ovviamente, andava colpito al cuore lo Statuto dei lavoratori, che Sacconi e Brunetta vedono come il fumo negli occhi. Che strano destino questo degli ex-socialisti (al Trio Lescano vanno aggiunti anche il ministro degli esteri Frattini e il capogruppo alla Camera Cicchitto)! Sembrano gli epigoni di quei socialisti rivoluzionari, quegli anarco-sindacalisti, che delusi dalle lotte operaie dei primi anni Venti, guidate dal neonato PCI e dalla CGIL, si affrettarono a ingrossare le fila dei Fasci combattenti dell'ex-leader socialista, nonché ex-direttore dell'Avanti, organo del PSI, Benito Mussolini.
Non siamo a quei tempi né la storia si ripete. Ma è nei meandri di una certa visione del socialismo individualista, del "conservatorismo compassionevole", dell'odio contro tutto ciò che sa di "comunismo scientifico", di marxismo, che vanno ritrovate le origini di questa mutazione genetica, che ha spesso portato esponenti socialisti a diventare le colonne portanti dell'iperliberismo e i più fedeli alleati dell'uomo solo al comando: Silvio Berlusconi.
Di fronte alla prospettiva dura e inumana di accettare un contratto anticostituzionale e "cinese" (altro che polacco, visto che comunque gli operai delle fabbriche FIAT in Polonia sono tutelati dagli ordinamenti dell'Unione Europea!), oppure di essere tutti licenziati, gli operai della FIAT di Pomigliano hanno dimostrato un forte senso di attaccamento alle regole democratiche e alla "loro fabbrica": al 95% sono andati a votare, ma solo 4 su 6 hanno detto sì al Referendum capestro.
Per Marchionne questo risultato è senz'altro negativo, rispetto alle sue aspettative e alle sprezzanti parole dette contro i sindacati e gli stessi operai. Vorremmo ricordare che neppure l'arcigno Cesare Romiti, l'uomo che si oppose alla CGIL di Lama e al PCI di Berlinguer, che organizzò la marcia dei 40 mila tra quadri, impiegati e dirigenti nel 1980 per stroncare la protesta operaia di Mirafiori, neppure lui che rilanciò la FIAT con pugno di ferro (dopo aver "cacciato" l'ingegner De Benedetti, troppo legato alla "finanza creativa" e ritenuto "troppo di sinistra") ebbe mai un comportamento così protervo e sprezzante nei confronti dei lavoratori e dei suoi rappresentanti sindacali.
Altri tempi, altre idee, altri uomini!
Fatto sta che ora la FIAT o riapre la trattativa anche con la FIOM-CGIL e accetta di modificare le clausole anticostituzionali del contratto per investire i 700 milioni di euro e produrre la nuova Panda, oppure imbocca una strada senza via di uscita: quella della chiusura dello stabilimento con la riapertura "alla cinese" di una Nuova FIAT Pomigliano e, di fatto, innescare le tensioni sociali verso un "autunno caldo" già in piena estate.
E' proprio questo, quello che vuole la "punta di diamante" del capitalismo industriale italiano?
Mortificare gli operai, stravolgere le regole di contratti appena firmati (che strano, però, quando quello dei metalmeccanici fu siglato, senza l'assenso della FIOM, gli altri sindacati negarono il Referendum!), fare carta straccia dello Statuto dei lavoratori e della Costituzione e dettare nuove regole in materia di organizzazione industriale e di tutele, non porta altro che alla conflittualità permanente, all'esasperazione sia dei garantiti (lavoratori a tempo indeterminato, cassaintegrati) sia dei cosiddetti "flessibili" (gli stagionali, quelli a contratto determinato, i giovani in cerca di prima occupazione).
Già la FIAT ha deciso di spostare in Polonia le linee di produzione di Termini Imerese e, di fatto, compensare la fabbrica polacca dello spostamento a Pomigliano della linea Panda. A Pomigliano non si farà, stando all'accordo, nessuna ricerca e innovazione di prodotto, come nel passato nobile di quella fabbrica, che andrebbe ricordato allo "smemorato" Marchionne: la Panda, in effetti, è il prodotto che nella gamma FIAT (comprese Lancia e Alfa Romeo) è a minor tasso di innovazione tecnologica e lo si porta in uno stabilimento che, storicamente, è stato all'avanguardia per la parte motoristica con le invenzioni del motore boxer, del primo turbo per vetture diesel, del common rail, che anche se non prodotto a Pomigliano era progettato dalla vicina Elasis.
Insomma, i lavoratori del SUD, anche se Pomigliano resta, perdono molto in occupazione e diritti (che fine hanno fatto le tante "mirabolanti offerte" per Termini Imerese, strombazzate dall'ex-ministro Scajola?); mentre quelli polacchi avranno le giuste compensazioni. La FIAT si concentrerà per la "green economy" negli stabilimenti americani della Chrysler, grazie agli aiuti di stato elargiti da Obama a tutti i settori industriali per uscire dalla crisi. E qui in Italia resterà una produzione residuale: la "casa di campagna" della famiglia Agnelli e dei suoi nuovi amministratori, tutti un po' più internazionali, ma certo tutti "smemorati" dei 50 anni di aiuti di stato, di imposizioni politiche, di "governi amici", di lotte e violenze, di dirigenti gambizzati e operai-sindacalisti della FIOM uccisi, come Guido Rossa, dalla furia omicida delle Brigate Rosse.
"Quello che sta bene alla FIAT, va bene al paese", recitava con orgoglio l'avvocato Gianni Agnelli, nel bene e nel male. Ma le regole venivano attuate e c'era il rispetto reciproco. Ora, nel regime mediatico autocratico, tutto sembra venga giocato nello scenario virtuale di dichiarazioni roboanti, di proposte ad effetto, di provocazioni politiche.
Che strana stagione questa, fatta di diritti negati, stravolti, calpestati!
Il Sultano Berlusconi nell'autunno del suo regime usa tutti i marchingegni delle regole parlamentari e delle leggi, per svuotare la Carta Costituzionale ed asservire la volontà popolare al suo disegno da "golpista bianco". Laddove non arriva con la sua maggioranza d'acciaio, entra a piedi uniti con i suoi tanti conflitti di interesse (RAI, banche, assicurazioni, pubblicità, cinema, TLC, energia).
Il caso dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco è di per sé quindi paradigmatico.
Con l'opposizione che balbetta, anzi si prodiga per far accettare "l'amaro calice" del contratto "cinese" ai lavoratori, e i sindacati divisi, Berlusconi ha gioco facile attraverso tutti i suoi media TV e con la "complicità intellettuale" della libera stampa, anche se contraria su altri temi, a far passare il pensiero unico di questo vetero-capitalismo familista italiano, assistito dalle sovvenzioni pubbliche e dedito alle speculazioni finanziarie, anziché agli investimenti e alla ricerca, alla continua richiesta di nuovi condoni ed esenzioni fiscali, tutto preso dalle delocalizzazioni e dai giochi di potere politico.
Ma dove sono finiti i "capitani coraggiosi" e "progressiti": De Benedetti, Montezemolo, Della Vallle, lo stesso Marchionne, prima di Pomigliano, e la Marcegaglia (da giovane imprenditrice era una fan di Prodi e ora è al servizio di Berlusconi), i Colaninno, i Merloni e i Pininfarina, gli Abete?
E' la fine di un'era: il capitalismo familistico italiano nella crisi più nera del sistema capitalistico iperliberista si è ridotto orami solo a chiedere protezioni, aiuti diretti e indiretti, prepensionamenti, delocalizzazioni, casse integrazioni a gogò.
Servirebbe, in realtà, un Piano di Rinascita e Sviluppo industriale, che poggi su energie rinnovabili, su nuove tecnologie e brevetti, quindi ricerca ad alto livello: tutto questo crea nuova occupazione e fa uscire l'Italia dalla Depressione.
L'auto, dicono gli esperti, è un prodotto finito, che non fa guadagnare molto ed è troppo costoso all'origine.
E se provassimo a modificare nel profondo il concetto di mobilità? Più trasporti pubblici, non inquinanti, su rotaia e filobus e, dove ci sono i fiumi, anche fluviale, e meno auto nelle città? Più investimenti per ridurre gli attuali sistemi di trazione a motore, scegliendo energie ecocompatibili, come l'idrogeno-acqua, e l'elettrico fotovoltaico con cellule all'idrogeno?
Se seguissimo, insomma, l'esempio degli Stati Uniti, senza delocalizzare lì i nostri centri di ricerca e sviluppo, oltre all'anima "finanziaria" delle nostre grandi e medie industrie?
Gli operai di Pomigliano con questo voto hanno dato un segnale forte alla FIAT e al paese intero. Tocca a noi, alla libera stampa, agli intellettuali, ai partiti di opposizione, ai movimenti della società civile intercettare questi segnali e far ripartire la "creatività dell'intellettuale collettivo", come diceva Gramsci, per far uscire il nostro paese dal regime e dalla più grave crisi economica e sociale dalla nascita della Repubblica.




. BachecaWeb . Bookmark and Share

lunedì 21 giugno 2010

Cosa stiamo perdendo a Pomigliano.




Io non sono un economista, non che questo mi provochi dolore o senso di mancanza, non ho mai avuto né padronanza ed ancor meno confidenza con la visione numerica dell’universo, certo so che esiste e so che fa parte dell’immenso concerto delle sfere, ma non per questo riesco a digerirla.
Forse però questo non vi riguarda e, probabilmente, nemmeno vi interessa, ma serve a definire il taglio di quello che io sono e di perchè scrivo come scrivo.
Bene ed ora parliamo di quello di cui voglio dissertare con voi, di Pomigliano.

Cosa sta succedendo là?

Non mi interessa, per le ragioni di cui sopra, di trovare ardite giustificazioni, non mi riguardano le equazioni equilibristiche che vengono addotte a ragione della lesione della libertà e dell’umano rispetto, per l’unica ragione di ottenere la quadratura di un postulato che parte dalla premessa di giustificare lo sfruttamento e l’appropriazione di valore aggiunto
Molti, con maggiore competenza della mia sulla storia del movimento operaio, stanno intervenendo su questo argomento, analizzando i contro mentre molti altri stanno altrettanto dottamente analizzando i pro e, con mia somma tristezza, questi maestri di opportunità non sono nemmeno tutti realmente riconducibili all’area padronale.

Ammesso che sia ancora possibile l’operare distinzioni.
Per questa ragione non vi parlerò quindi dei risvolti sindacal-economici della questione. Vorrei discutere con voi d’altro, di quello che Pomigliano sembra tirare fuori mettere in luce, far risaltare in modo, tutto sommato abbatanza impietoso.

Vorrei poter parlare di noi stessi, per esempio, che ci accorgemmo ad un certo punto del percorso d’aver avuto un approccio troppo ideologico…ed allora buttammo tutto, acqua, bambino, bandiere, nell’assurdo terrore d’essere, come Pietro identificati come seguaci del Nazareno.
Oggi, ci rendiamo conto che qualche cosa di troppo lo abbiam buttatto, permettetemi di dire l’avete anche se questo respingere, questo estraniarsi non può servire a giustificazione, però a me nessuno ha mai chiesto nulla!

Ho solo assistito a questo parossistico abbattersi di bandiere ed ho visto amici sino al giorno prima marxisti diventare improvvisamente liberal-democratici. Devo però confessarvi che io stesso ho sempre vissuto con fastidio certo operaismo e quella cemtralità operaia che mi sembrava…così poco lungimirante, così ristretta. Però attenzione, come ho detto sopra nel parossismo dell’adeguamento ai tempi abbiamo troppo spesso buttato bambino e bandiere e quelli ci servivano…per resistere e sopravvivere sino alla prossima occasione.
Questo attacco che L’area di Progresso sembra vedere solo di sghimbescio, fra una pausa e l’altra di temi , ritenuti a torto più importanti(perchè, diciamolo, ormai gli operai, ma che cazzo sono?) in questo attacco al lavoro signori perderemo un poco di libertà, un poco di forza, molta dignità, e quando ci sveglieremo in un mondo diverso ci chiederemo dove mai sia cominciato…bhè ve lo dico io a Pomigliano, dove potremmo perdere anche l’onore.
Un altro aspetto di cui vorrei parlarvi è l’assoluta stupidità con ci siamo predisposti a questa trappola, quando permettemmo in modo , tutto sommato silente, che ci ingannassero prima con Un’Europa del tutto inventata e poi con il W.T.O. Quando tacemmo, abbagliati dal libero mercato (molta di quella che si autodefinisce sinistra quanto meno). Sull’altare di un’unità solo finanziaria e bancaria accettammo, molto, troppo, nella libera Europa sono entrati paesi dove i diritti sono un’opinione, perchè non è sui diritti che è basata l’unità stessa…differenza che diventa tanto più gigantesca quando si parli di W.T.O e di Cina…questa differenza sta portando alla devastazione, permettendo ad un capitale sempre meno umanizzabile, lui sì con idee molto chiare su cosa gli convenga della globalizzazione, di fare della delocalizzazione un volano dei guadagni ed un Killer dei diritti.

Questo che oggi abbiamo lo abbiamo però ottenuto con un lungo silenzio, con una lunghissima condivisione, con una parentesi dolorosissima di spostamento verso l’unico pensiero e l’unico mondo possibile, con l’accettazione supina d’una cultura che , noi stessi abbiamo contribuito a fare dominante.

Oggi si fanno discorsi ineluttabili…si restringono le scelte dichiarando che il percorso di Pomigliano sia l’unico possibile…con logica degna della Lady di Ferro e del suo contraltare Reaganiano.
Mai come oggi l’attacco ai lavoratori è stato palese, mai come oggi si è messa in discussione l’area dei diritti, con l’intenzione di ottenere una…nuova visione del mondo del lavoro. Quello che perderemo a Pomigliano sarà perso per sempre e per tutti. Quello che stanno cercando di porre è il precedente…che determini una nuova base di trattativa, per fare questo devono scardinare la FIOM, per fare questo si avvalgono della cortese e del tutto gratutita collaborazione delle amichevole e colla borative CISL e UIL, scardinare la FIOM-CGIL dicevamo, rompere l’anomalia che essa costituisce nell’area, ultimo rimasuglio storico d’una deriva socialdemocratica nel corpo del PD…una volta tolta questa antica incrostazione il lavoro sarà a buon punto ed il progetto Piduista quasi realizzato. Da lì in poi sarà pressochè lo stesso, “finalmente lo stesso” per molti, che sia al governo l’uno o l’altro, davvero non avrà più senso il riferirsi ad un’opinabile sinistra, a questo punto culturalmente inesistente.

Chiunque governi rappresenterà, davvero i medesimi interessi.

Questo avviene con la collaborazione di molti all’interno delll’area di opposizione e dell’area sindacale, sulle spalle dei lavoratori, perchè comunque diciamolo, se questi sono così sfigati da essere operai non sarà mica colpa dei sindacalisti o dei dirigenti o degli impiegati. L’ho già detto ma vale la pena ripeterlo anche se il termine può apparire demodè ed un poco anacronistico, noi perderemo l’onore a Pomigliano e la dignità…ed avremo perso molto, forse tutto.
Sembra grottesco oggi richiamare all’importanza del movimento operaio, ma è così, se oggi si perde a Pomigliano la civiltà di questo paese arretra…di almeno 40 anni, ed allora, permettetemi, sarà davvero secondaria ogni indignazione sui bavagli, sulla libertà di stampa, sulla democrazia, perchè sarà dimostrato al di là di ogni ragionevole e possibile dubbio come questo paese non sia , assolutamente, in grado di difendere le proprie conquiste di democrazia e civiltà.

Sarà palese quale debba essere la sua posizione nel quadro mondiale…e le ribellioni indignate di quattro pseudo-imtellettualoidi di quella cosa strana ed inesistente che si chiamò Sinistra, saranno riconducibili nell’area liberal…anche se un poco Radical…ininfluenti e di testimonianza. Giusto per controllare come questo mondo sia l’unico possibile…l’unico proponibile , l’unico vero.
Ed è per questo che Marchionne e il signor B. sono momentaneamente alleati su questo tema, perchè sanno cosa passa per questa trattativa, ed è ancora per questo che la FIAT è disposta a mettere in campo ogni sforzo, sino alla contro-marcia per l’occupazione…proprio perchè loro lo sanno che lo scontro non è solo sindacale, ma che dietro si nasconde molto, molto, moltissimo di più. Loro lo sanno quanto questo avvenimento, questo frangente riguardi anche l’immagine di mondo che avremo e che erditeremo dopo questa crisi, la sua impostazione e la necessità d’una modificazione dei rapporti di forza, gli unici che sembrano non accorgersene affatto o quantomeno solo di striscio…di sghimbescio fra mille altre cose, sono gli abitanti ignari di quella che oggi si fatica, ogni giorno di più a definire Area di Progresso.

Fonte: http://www.nuovaresistenza.org/2010/06/20/cosa-stiamo-perdendo-a-pomigliano/




. BachecaWeb . Bookmark and Share

mercoledì 16 giugno 2010

Pomigliano. Il documento conclusivo del comitato centrale Fiom Comitato centrale Fiom

.
Pomigliano. Il documento conclusivo del comitato centrale Fiom
Comitato centrale Fiom

[15 Giugno 2010]

Pubblichiamo il testo integrale del documento conclusivo della riunione del comitato centrale della Fiom che si è svolta ieri, e che ha deciso di respingere la proposta della Fiat per lo stabilimento di Pomigliano. Il documento è stato approvato all'unanimità. Spiega molto chiaramente le ragioni del no e offre proposte concrete per riaprire la trattativa. Oggi, alla 14, i sindacati sono stati convocati dall'azienda: la Fiom è stata invitata «per conoscenza»

Venerdì 11 giugno il Gruppo Fiat ha confermato, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, la
scelta di cessare l’attività di Termini Imerese, trasferendo in Polonia la produzione della Ypsilon entro il 21
dicembre 2011 e, permanendo l’assenza di reali e concrete soluzioni industriali, ciò significa cancellare oltre
2.200 posti di lavoro e una delle più importanti attività industriali di tutta la Sicilia.

Nella stessa giornata, il Gruppo Fiat ha condizionato l’investimento 700 miliardi di euro per produrre nel
2012 la Panda a Pomigliano all’accettazione di una proposta ultimativa, non negoziabile, che nel delineare
un nuovo sistema di utilizzo degli impianti e di organizzazione del lavoro deroga all’applicazione del Ccnl e
di diverse norme di legge in materia di sicurezza e salute sul lavoro e nel lavoro a turni.
Ci riferiamo, ad esempio, al fatto che le condizioni della Fiat sanciscano che: lo straordinario obbligatorio passa da 40 a 120 ore annue con possibilità per l’azienda di comandarlo come 18° turno, nella mezz’ora di pausa mensa, nei giorni di riposo, per recuperi produttivi anche dovuti a non consegna delle forniture; le pause sui montaggi si riducono da 40 a 30 minuti giornalieri; si può derogare al riposo di almeno 11 ore previste dalla legge da un turno all’altro per il singolo lavoratore; l’azienda può decidere di non pagare il trattamento di malattia contrattualmente previsto a suo carico; l’azienda può modificare le mansioni del lavoratore senza rispettare il principio dell’equivalenza delle mansioni; l’azienda ricorre per 2 anni alla Cigs per ristrutturazione senza rotazione, con l’obbligo del lavoratore alla formazione senza alcuna integrazione al reddito.

Inoltre, la proposta ultimativa della Fiat contiene un sistema sanzionatorio nei confronti delle
organizzazioni sindacali, delle Rsu e delle singole lavoratrici e lavoratori che cancella il diritto alla
contrattazione collettiva fino a violare le norme della nostra Costituzione in materia di diritto di sciopero e
licenziabilità.
Mentre Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito alla posizione della Fiat, la Fiom-Cgil ha dichiarato
inaccettabili tali proposte e richiesto alla Fiat di non considerare concluso il negoziato.
Il Gruppo Fiat ha preso atto delle adesioni, ribadito che la proposta era conclusiva e non negoziabile e nel
caso la non firma della Fiom avesse determinato l’inapplicabilità di tali contenuti si sarebbe riservata di
valutare la conferma o meno dell’investimento a Pomigliano.
La scelta della Fiat segna un passaggio di fase radicale nel sistema delle relazioni industriali affermando il
superamento dell’esistenza del Contratto nazionale e assume pertanto una valenza generale che coinvolge
l’intera categoria.
Se si afferma il principio che per investire in Italia è necessario derogare dai Ccnl e dalle Leggi si apre una
voragine che indica quale uscita dalla crisi la riduzione dei diritti, dei salari e una modifica di fatto della
Costituzione sociale e materiale.
Il Comitato centrale della Fiom, a partire dal Piano industriale della Fiat presentato il 21 aprile 2010,
considera necessario mettere in campo tutte le iniziative utili a realizzare la difesa, l’innovazione e lo
sviluppo delle produzioni automobilistiche in Italia e dell’occupazione. Rivendichiamo la definizione, frutto
di un confronto tra tutte le parti, di un piano di intervento pubblico sul terreno della mobilità sostenibile e
dello sviluppo della tecnologia alternativa, compresa la mobilità elettrica, e di un reale coordinamento tra
le varie istituzioni.
La Fiat, nello stabilimento di Pomigliano, ha dato disdetta degli accordi aziendali in materia di orari di lavoro
e organizzazione della produzione e in sostituzione ha proposto un nuovo accordo i cui contenuti sono
quelli prima richiamati condizionando gli investimenti all’accettazione da parte di tutte le organizzazioni
sindacali.
Pertanto, in assenza di una soluzione aziendale condivisa tra tutte le parti stipulanti, l’unico strumento in
vigore e condiviso in materia di orario e organizzazione del lavoro è il Contratto collettivo nazionale.
L’applicazione del Ccnl permette alla Fiat la definizione di un regime di orario articolato anche su 18 turni,
previo esame congiunto con le Rsu e l’utilizzo di 40 ore pro capite di straordinario comandato.

Ciò permette alla Fiat di avere garantita una produzione annua di oltre 280.000 Panda con una produzione
giornaliera su tre turni di 1.050 vetture che sono gli obiettivi dichiarati dal Gruppo per realizzare gli
investimenti a Pomigliano.
Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione,
disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe.
Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l’obiettivo non è né quello della
produzione né quello della flessibilità/compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei
ministri Sacconi e Tremonti l’obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del Ccnl e
aprire la strada al superamento dello Statuto dei diritti dei lavoratori.
Il Comitato centrale della Fiom ribadisce inoltre che deroghe al Ccnl e la messa in discussione di diritti
indisponibili non sono materia a disposizione della contrattazione, sia nei singoli stabilimenti che a livello
nazionale. Tanto meno, possono essere materia di ricatto verso le lavoratrici e i lavoratori che dovrebbero
scegliere tra mantenere un posto di lavoro o rinunciare ai loro diritti individuali, compresi quelli sanciti dalla
Costituzione in materia di sciopero e di contrattazione collettiva delle condizioni di lavoro, elementi che
uniscono la libertà e la democrazia di un paese.
Per l’insieme di tali impegni il Comitato centrale condivide e sostiene la scelta di considerare non
accettabile il documento conclusivo proposto dalla Fiat per lo stabilimento di Pomigliano e di conseguenza
decide che la Fiom non può firmare un testo con contenuti che mettono in discussione diritti individuali,
deroghe al Ccnl e con profili di illegittimità in materia di malattia e diritto allo sciopero.
Il Comitato centrale della Fiom ribadisce la piena disponibilità a garantire l’efficienza e la flessibilità
produttiva dello stabilimento di Pomigliano attraverso un’intesa che garantisca il massimo utilizzo degli
impianti, le flessibilità orarie utili a rispondere alla fluttuazione del mercato, un’organizzazione della
produzione che garantisca qualità e produttività, salvaguardando le condizioni di lavoro. Tutto ciò è
possibile realizzarlo nell’ambito del Ccnl e delle Leggi esistenti e su tali basi si riapra un vero tavolo di
trattativa per giungere a un accordo.

Il Comitato centrale esprime profondo rispetto e massima solidarietà verso le lavoratrici e i lavoratori della
Fiat. La Fiom nazionale concorderà con la Fiom di Napoli le modalità per dare continuità al proprio ruolo di
rappresentanza e tutela degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori.
[Approvato all’unanimità]


. BachecaWeb . Bookmark and Share
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari

SCEGLI una CARTA tra le IMAGO


CLICCA QUI SOTTO
.



Lettori fissi

Visualizzazioni totali