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sabato 19 aprile 2014

Operaio Fiat : Marchionne, m’hai spezzato il cuore


Pomigliano. 
Operaio Fiat entra in fabbrica con una t-shirt ironica: «Marchionne, m’hai spezzato il cuore»


Pomigliano. Da più di due anni a questa parte, cioè da quando è iniziata la produzione della Panda, è il primo operaio della Fiat di Pomigliano che ha trovato il coraggio di protestare apertamente contro Marchionne all’interno della grande fabbrica automobilistica.

Una protesta a ogni modo pacifica e ironica quella di Salvatore Tramontano, 37 anni, che stamattina si è presentato al cancello dello stabilimento indossando una maglietta raffigurante metà cuore spezzato davanti, l’altra metà dietro, e che riporta un pensiero in rima dedicato all’amministratore delegato del Lingotto:

“Sei anni fa mi hai mollato perché di me non ti è mai importato,
 in terra straniera te ne sei andato ed a me il cuore hai spezzato”.



Salvatore era stato messo in cassa integrazione a zero ore nel 2008. Dopo sei anni è stato richiamato per la prima volta al lavoro in questi giorni e quindi invitato a presentarsi stamattina per il corso di formazione.

L’operaio Fiat è rimasto indignato dall’operazione “ cuore infranto ” messa a segno alcuni giorni fa dall’azienda, l’impacchettamento col cellophane delle auto straniere dei dipendenti parcheggiate nei piazzali delle fabbriche italiane del gruppo.




La Fiat impacchetta le auto dei dipendenti infedeli 


Singolare campagna di marketing della Fiat: le auto dei dipendenti "infedeli" sono state impacchettate. Su tutte la scritta: "Vederti con un'altra ci ha spezzato il cuore.

Sono state fasciate come un pacchetto regalo, ma non per una sorpresa da compleanno. Semmai, la sopresa è stata più simile ad uno sbigottimento: quello di alcuni dipendenti Fiat, che ritornando alla loro auto, lasciata su piazzale Caio Mario, l’hanno ritrovata completamente impacchettata con un telo. Il motivo? I dipendenti possedevano auto della concorrenza: infatti, sulle auto, oltre al telo, i lavoratori hanno trovato anche un disegno di un grande cuore spezzato, con la scritta: “Vederti con un’altra ci ha spezzato il cuore”.

La Fiat impacchetta le auto dei dipendenti infedeli „La strana dichiarazione di amore, in realtà, è una campagna di marketing, che ha come obiettivo incentivare i dipendenti ad acquistare auto made in Fiat. La campagna, ideata dai creativi di So Simple, vuole simpaticamente far leva sugli “infedeli”, offrendo una tariffa scontata del 26%.
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domenica 24 novembre 2013

M. LANDINI, NON VOGLIAMO PORTARE SINDACATI IN TRIBUNALE


FIAT: LANDINI, NON VOGLIAMO PORTARE SINDACATI IN TRIBUNALE

“Non vorremmo, per far rispettare la sentenza della Corte Costituzionale, dover portare le altre organizzazioni sindacali in tribunale. Sarebbe sbagliato”: così il leader della Fiom, Maurizio Landini, ha commentato il fatto che lunedì la Fiat incontrerà la Fiom, ma separatamente dagli altri sindacati che “non permettono” l’incontro insieme. “Non vorremmo che ad assumersi la responsabilità di un comportamento antisindacale sia un altro sindacato”, ha aggiunto Landini a margine della presentazione del suo nuovo libro ‘Forza lavoro’.

Landini ha ricordato che “la sentenza della Consulta dice che non si può escludere un’organizzazione sindacale che è rappresentativa, e che la logica ad excludendum non è legittima chiunque la faccia”, e ha sottolineato di non voler rinunciare “al diritto di avere un unico tavolo” Il segretario generale della Fiom, confermando che lunedì sarà a Torino “per fare con la Fiat una discussione sulle scelte strategiche, sugli investimenti, sulle condizioni di lavoro”, ha affermato di ritenere “un fatto importante che si riprendano le relazioni sindacali, dopo la sentenza della Corte costituzionale”, ma ha anche evidenziato che “per la Fiom rimane la necessità che si arrivi ad un tavolo unico con tutti i sindacati. Facciamo una riflessione. Garantire l’agibilità sindacale è un fatto di democrazia per tutti”.

Replicando a Fim e Uilm, ha infine aggiunto: “Noi non abbiamo mai insultato nessuno, mai firmato accordi che escludono altri sindacati. Sono mesi che proponiamo loro di incontrarci, anche per discutere delle regole”.

leggi anche http://cipiri19.blogspot.it/2013/11/forza-lavoro-maurizio-landini-libro.html

Forza Lavoro : Maurizio Landini, libro


“Il lavoro è decisivo per cambiare il Paese e combattere le diseguaglianze ma negli ultimi anni è stato cancellato e precarizzato.
 La sola forza della partecipazione potrà portare al miglioramento”. 
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sabato 6 luglio 2013

Fiat, la Consulta dà ragione alla Fiom



Fiat, la Consulta dà ragione alla Fiom: "Illegittimo articolo 19 su rappresentanza"

Sentenza 'storica' della Corte costituzionale che decide sullo scontro aperto negli stabilimenti del Lingotto dal contratto 'separato' dell'era Marchionne: incostituzionale la norma dello Statuto dei lavoratori che limita la rappresentanza ai soli sindacati firmatari

La Consulta ha dichiarato oggi illegittimo l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell'unità produttiva. La decisione e stata adottata nell'ambito del ricorso della Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat.

Il ricorso alla Consulta fu l'atto finale dello scontro inaugurato nell'era Marchionne dall'uscita di Fiat da Confindustria e dalla nascita del contratto di gruppo, che le tute blu della Cgil non firmarono. Il Lingotto a quel punto negò la rappresentanza sindacale alla Fiom applicando alla lettera la disposizione dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. La Fiom fece appello alla Consulta, sostenendo che lo stesso articolo 19 confliggeva con alcuni principi cardine della Costituzione (articoli 2, 3 e 39, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale), in particolare il "divieto" di discriminazione sulla base dell'appartenenza a un partito o a un sindacato. La Consulta ha evidentemente ritenuto fondato il rilievo del sindacato.

La Corte, si legge in una nota, nella camera di consiglio di oggi, "ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (cosiddetto 'Statuto dei lavoratori') nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda".

La questione di legittimità costituzionale, discussa ieri, è stata sollevata e rimessa alla Corte costituzionali dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati dai metalmeccanici della Cgil esclusi dalle Rsa dei vari siti Fiat sul territorio.

L'effetto immediato della pronuncia della Consulta dovrebbe essere l'ingresso dei delegati Fiom nelle Rappresentanze sindacali aziendali di tutti gli stabilimenti del gruppo.

Le reazioni - "La Costituzione rientra in fabbrica. E' una vittoria di tutti i lavoratori. Non ci sono più alibi: il governo convochi immediatamente un tavolo con la Fiat e tutte le organizzazioni sindacali per garantire l'occupazione e un futuro industriale". E' il primo commento di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, alla sentenza della Consulta. "E' ora che il Parlamento approvi una legge sulla rappresentanza", aggiunge Landini.

"Alla lunga la giustizia vince. Adesso chiederemo che ci siano dati gli strumenti per fare attività sindacale a Pomigliano", ha commentato il responsabile del settore auto Fiom di Napoli, Francesco Percuoco. Di diverso tenore il parere di Giovanni Sgambati, segretario generale Uilm Campania: "Invece che semplificare, la decisione della Consulta rischia di complicare ancora di più le relazioni tra sindacati e imprese e aprire la strada ad una nuova stagione di ricorsi legali. Il paese rischia di perdere così la sua attrattività agli occhi delle imprese straniere che scapperanno ancora di più". "La democrazia la si deve esercitare, non la si deve rivendicare - dice invece Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale Slai Cobas - : e la decisione della Consulta è una cosa positiva, che va in tal senso".

La Cgil parla invece di "sentenza di grande rilevanza e valore per le relazioni industriali e sindacali nel paese". "La decisione della consulta - sottolinea la nota di Corso d'Italia - ripristina le condizioni affinchè i sindacati rappresentativi dei lavoratori e delle lavoratrici possano far valere il loro diritto alla contrattazione e alla presenza nei luoghi di lavoro con propri delegati e delegate. Una condizione questa che è alla base della democrazia sindacale".

Roberto Di Maulo, segretario della Fismic, esclude invece che la sentenza possa modificare le relazioni sindacali negli stabilimenti Fiat: "La Fiom - dice - non ha mai parteciparto agli incontri per i rinnovi contrattuali e quindi non rientra nell'ambito della sentenza".

"Le sentenze vanno rispettate, ma non si può continuare a fare muro contro muro, perché questo non dà risposte alle esigenze dei lavoratori - ha detto invece Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim-Cisl di Napoli - . Il sindacato ha il compito di creare le condizioni per poter gestire le opportunità di lavoro, e la sede giudiziaria non può certo creare lavoro".

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giovedì 20 settembre 2012

Ora chiedete scusa alla Fiom


Il cappio di Pomigliano, i bluff di Marchionne

 Nella conversazione con il direttore, Ezio Mauro, il manager della Fiat ha spiegato perché gli investimenti promessi con il progetto Fabbrica Italia non si possono più fare. «In Italia l’auto e’ precipitata in un buco di mercato senza precedenti, un mercato colato a picco, ritornato ai livelli degli anni 60. Abbiamo perso di colpo 40 anni. Il paese – ha spiegato Marchionne – soltanto un anno fa era fallito. Lo avevamo perduto. Solo l’intervento di un attore credibile ha saputo riprendere l’Italia dal baratro in cui era finita e risollevarla. E qualcuno vorrebbe che Fiat si comportasse tranquillamente come quando c’era il sole? O è una imbecillità pensare questo o è una prepotenza, fuori dalla logica».
Incalzato da Mauro sulla responsabilità nazionale di un’azienda che ha ricevuto soldi ha risposto così. «Scusi, se il quadro è quello che le ho fatto, e certamente lo è, si immagina cosa farebbe qualunque imprenditore al mio posto? Cosa farebbe uno straniero, in particolare un americano, un uomo d’azienda con cultura anglosassone? Dovreste rispondervi da soli». E ancora: «In questa situazione drammatica, io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via. Le assicuro che ci vuole una responsabilità molto elevata per fare queste scelte oggi».
Marchionne ha poi detto che la Fiat rimarrà in Italia, compensando le perdite sul mercato italiano ed europeo con i guadagni accumulati sul mercato americano. Ma per farlo, ha detto, c’è bisogno dell’aiuto dello stato italiano: «Mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia». E così, dopo aver menomato i diritti del lavoro perché lo esigeva il mercato, il grande manager con pullover chiede allo stato di assumersi i rischi che nel mercato spetterebbero agli imprenditori.

Piange il telefono (da intonare come la celeberrima canzone di Mimmo Modugno). Piange il telefono della Fornero, abituata alle performance lacrimose, che ha lanciato il suo duro penultimatum all’amministratore delegato della Fiat. “Marchionne lo sento spesso (e cosa vi dite, di grazia), mi ha detto che sarebbe andato negli Stati Uniti (week end lungo si direbbe…). Gli ho dato alcune date per incontrarci, ma il telefono non è ancora squillato”. Povera Fornero! Proprio lei. Che con un alzata di sopracciglio stende i sindacati e lascia sul campo morti e precari. Proprio lei viene snobbata dall’imprenditore che più ha ispirato la versione di Elsa, quella dell’agir pubblico contro gli interessi della maggioranza degli italiani. Povera Fornero, a parte i titoli a nove colonne che le dedicano i giornali, in preda al panico pur di risollevare le fortune del compianto governo dei tecnici, si ritrova ad essere sempre più la caricatura di se stessa. La ministra inesistente, come giustamente l’ha definita Luciano Gallino, in buona compagnia di altri famosi inesistenti, da Passera a Profumo, passando per Ornaghi e Catania. Ministri a due dimensioni, meglio se catodicamente a favore di inquadratura. La dimensione del mercato-dio, alla quale ci si inchina in nome e per conto nostro. E poi la dimensione del proprio ego, l’assunzione impavida e grave della responsabilità di essere i migliori, sempre nostro malgrado. Quelli che ci volevano, quelli che non si capiva perché non fossero stati ancora scoperti, quasi che la politica fosse un palcoscenico di talent show sul quale finire a spinte e raccomandazioni. Sempre per il bene nostro.
Ai ministri di Monti, che delle caratteristiche antropologico-ideologiche precedenti è l’eponimo, da cui la vague chiamata pomposamente del “montismo”, manca la terza dimensione e, per chi sa che il mondo ne ha almeno quattro, sfugge addirittura l’esistenza della quarta. Le altre due dimensioni sono, in primo luogo, quella del valore generale delle istituzioni, delle istituzioni democratiche e repubblicane. Bei tempi quando due ministri della Repubblica, Brodolini e Donat Cattin, un socialista ed un democristiano, amavano ripetere “non sono il ministro del lavoro, sono il ministro dei lavoratori”. Sono gli stessi che costruirono la legge 300/70, altrimenti nota, o famigerata a sentire gli attuali ministri, come Statuto dei lavoratori. Era il tempo della crescita economica ma anche dei diritti. All’epoca l’Italia aveva i salari più alti d’Europa e la Fiat era il primo produttore di auto in Europa. Oggi siamo ai salari da fame e sempre la Fiat, di Marchionne e dei fantasmi degli Agnelli, perde almeno il doppio delle altre case automobilistiche, raggiungendo tristi primati, da negozio ai saldi di fine stagione. Lo stesso Donat Cattin convocava la Fiat con i carabinieri, anche se Fornero potrebbe forse risponderci che per acchiappare Marchionne l’americano ci vorrebbe l’FBI.

La cosa che più mi indigna è questa resipiscenza tardiva, questo risveglio dal “sogno” di Fabbrica Italia, la favoletta che aveva fatto dormire sonni tranquilli anche al pupo Renzi. E invece aveva ragione la Fiom! L’incubo, altro che sogno, è partito con il referendum-ricatto di Pomigliano. Doveva essere unico, irripetibile. Un sacrificio, umano, sull’altare della produttività da riconquistare. Il governo dell’epoca plaudì, molti anche di centrosinistra fecero lo stesso. Poi sono cominciate le discriminazioni, l’estensione del cappio di Pomigliano a tutte le fabbriche, poi le condanne contro l’azione discriminatoria dell’azienda, fino allo svelamento dell’inganno coltivato fin dall’inizio. Fabbrica Italia non è mai esistita, bastava vedere le richieste di fondi europei per consentire la dismissione di rami secchi (proprio come si fece per la metallurgia), che ha visto la netta opposizione della VolksWagen in primis. La produttività non c’è perché non c’è il prodotto. E il governo non c’è poiché non c’è uno straccio di politica industriale. Le uniche leggi fatte sono state quelle che hanno generalizzato il marchionnismo, dall’articolo 8 della legge Tremonti che smonta il contratto nazionale, all’abolizione dell’articolo 18 scritto nella pessima legge sul mercato del lavoro di Fornero.
Insomma, la quarta dimensione mancante è quella del tempo in cui vivono le persone reali. Il tempo della crisi che abita l’esperienza quotidiana. Di questo governo abbiamo sempre detto che non ci convinceva, che stava scavando un solco tra la società e le istituzioni. Oggi, dopo Alcoa, Sulcis, Ilva e Fiat siamo all’impotenza eretta a sistema, ridotti a mettere il sale sulla coda all’impresa multinazionale. Per ritrovare questa dimensione di governo dei processi e non solo di amministrazione dell’esistente, va ricostruito dalle fondamenta il senso e la funzione della rappresentanza. Quel senso che icasticamente raccontavano i “ministri dei lavoratori”.

 da Gennaro Migliore 


Fiat, Landini: senza investimenti addio Fiat 
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 LANDINI , FIOM- "La cosa che dice Marchionne ovvero che gli investimenti sono rinviati al 2014 vuol dire altri due anni minimo di cassa integrazione dopodiché il rischio è che l'Italia perda il settore dell'auto", così il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini parlando a Milano a margine del Milano Film Festival.

Fiat condannata a reintegrare 145 tute blu Fiom


Fiat condannata a Pomigliano: dovrà reintegrare 145 tute blu Fiom

Tribunale Roma, operai sono stati discriminati. Per 19 iscritti anche tre mila euro per danno


 http://cipiri5.blogspot.it/2012/06/fiat-condannata-reintegrare-145-tute.html

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lunedì 17 settembre 2012

Marchionne: “Fabbrica Italia non c’è più”


“Per chi aveva ancora dei dubbi o forse in questi anni guardava da un altra parte, pensando che il problema del mercato dell’auto fosse la Fiom e i lavoratori che difendono i diritti e la dignità, è arrivato l’ennesimo annuncio di Marchionne: “Fabbrica Italia non c’è più”, che conferma semplicemente quanto annunciato già l’anno scorso: “il Piano Fabbrica Italia non esiste, è solo una dichiarazione di intenti, l’espressione di un indirizzo strategico” (ottobre 2011).
Stupisce che solo un mese fa, nell’incontro con i sindacati senza la Fiom, Marchionne abbia rassicurato i Segretari Generali, che si sono affrettati in dichiarazioni ottimistiche sul futuro degli stabilimenti, senza avere visto di nuovo nessun piano produttivo e di investimenti per gli stabilimenti italiani”. E’ quanto dichiara in una nota Emanuele De Nicola, segretario generale della Fiom Cgil Basilicata.
“L’unica certezza –salvo le interferenze della Magistratura e dei lavoratori- in questa complicata vertenza l’ha ottenuta Marchionne, con la complicità dei sindacati riformisti, il quale attraverso l’Accordo separato del Dicembre 2011 ( Ccsl ), ha potuto cancellare la democrazia escludendo la Fiom nelle fabbriche, peggiorare le condizioni dei lavoratori e ottenere con la divisione degli stessi carta bianca per la più grande ristrutturazione del settore auto.
L’effetto per la Sata - prosegue De Nicola - è stato un aumento considerevole di cassa integrazione ( con una media di 2 giorni di lavoro a settimana ) e un abbattimento del salario del 30% circa.
In tutto questo fa sorridere che i firmatari dell’accordo continuino ad invocare il 2° modello, ( ancora non si sa quando e se si farà il primo), dimenticando che le richieste alla Fiat andavano fatte quando si è fatta la trattativa nel 2010, se mai c’è stata una trattativa.
Che gli obiettivi della Fiat erano altri si sapeva, basta ricordare ad esempio che la Sata prima dell’Accordo separato poteva già produrre più di 400.000 vetture all’anno, con una produttività per addetto tra le più alte nel settore ( circa 74 vetture per addetto ).
I sindacati riformisti e responsabili che hanno firmato questo Accordo senza vedere nessun progetto di investimenti e di modelli da produrre ( cambiale in bianco ), se fossero davvero responsabili dovrebbero quanto meno disdettare quel patto e aprire una discussione con i lavoratori attraverso le assemblee e non solo sui giornali, smettendo di scaricare le loro responsabilità solo sulla politica, che non ha firmato nessun Accordo, ma lo ha semplicemente avallato”.
De Nicola chiede, infine, che il Governo tecnico chiami Marchionne a un tavolo di confronto e che la Regione “alzi la voce e costruisca insieme alle Regioni con insediamenti Fiat, un tavolo interregionale con la presenza di tutti i sindacati per elaborare un progetto di politiche industriali anche con il supporto delle Università, per guardare ad una mobilità del futuro che ci liberi dalla dipendenza dal petrolio (che comunque finirà) e guardi alle tecnologie alternative”.

http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=597264

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di Alberto Piccinini, Avvocato giuslavorista membro del collegio difensivo Fiom


Fiat, Landini: senza investimenti addio Fiat 
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 LANDINI , FIOM- "La cosa che dice Marchionne ovvero che gli investimenti sono rinviati al 2014 vuol dire altri due anni minimo di cassa integrazione dopodiché il rischio è che l'Italia perda il settore dell'auto", così il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini parlando a Milano a margine del Milano Film Festival.

 http://cipiri9.blogspot.it/2012/09/fiat-su-fabbrica-italia-marameo.html

Fiat su Fabbrica Italia : Marameo!


Grazie, Raffaele Bonanni!
il manifesto | Autore: Alessandro Robecchi


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giovedì 21 giugno 2012

Fiat condannata a reintegrare 145 tute blu Fiom


Fiat condannata a Pomigliano: dovrà reintegrare 145 tute blu Fiom

Tribunale Roma, operai sono stati discriminati. Per 19 iscritti anche tre mila euro per danno



TORINO - Il Tribunale di Roma ha condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano: 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini dovranno essere assunti nella fabbrica. Lo rende noto la stessa Fiom precisando che 19 iscritti al sindacato avranno anche diritto a 3.000 euro per danno.

La Fiom - spiega l'avvocato Elena Poli - ha fatto causa alla Fiat sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom. In base a una simulazione statistica affidata a un professore di Birmingham le possibilità che ciò accadesse casualmente risultavano meno di una su dieci milioni. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha agito per conto di tutti i 382 iscritti alla sua organizzazione (nel frattempo il numero è sceso a 207) e a questa cifra fa riferimento il giudice ordinando all'azienda - come anticipato dalla Fiom - di assumere 145  lavoratori con la tessera dei metalmeccanici Cgil. L'azione antidiscriminatoria - spiega ancora il legale della Fiom - può essere promossa dai diretti discriminati e se la discriminazione è collettiva dall'ente che li rappresenta. Per questo 19 lavoratori hanno deciso di sottoscrivere individualmente la causa e hanno ottenuto i 3.000 euro di risarcimento del danno.
 LEGGI ANCHE: http://cipiri1.blogspot.it/2012/06/non-fidarti-dello-spot-carburante-1.html

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sabato 24 marzo 2012

Con la riforma Fornero la Fiat ...


 Vi ricordate la storia dei tre operai licenziati a Melfi? 

Quelli che avrebbero "ostacolato la produzione" e per i quali i giudici ordinarono il reintegro? Quelli che la Fiat non fa tornare in produzione, per protesta contro il fatto che il "padrone" non può licenziare chi abbassa la produttività? Sorpresa: per i giudici il loro licenziamento fu discriminatorio. Con la riforma Fornero la Fiat avrebbe addotto i "motivi economici". E addio al reintegro. (www.ilmanifesto.it)


L’epurazione mirata 

 

di tre operai Fiom


Difficilmente le motivazioni di una sentenza per una causa di lavoro stuzzicano l’attenzione generale. Quelle con cui i giudici di Potenza hanno spiegato l’ordine di «reintegro sul posto di lavoro» dei tre operai della Fiat-Sata di Melfi, invece, ha tutti i crismi del «caso esemplare». E cade nel pieno di una discussione politica nervosa, spesso apertamente falsificatoria della realtà, ma dalle conseguenze pericolosissime sulla vita di decine di milioni di persone: i lavoratori dipendenti di ogni ordine e grado, con ogni tipo di contratto, precari o stabili, manuali o «immateriali».
I fatti. Il 7 luglio del 2010, in piena inaugurazione del «modello Pomigliano», dentro la fabbrica lucana c’era stato un sciopero spontaneo, di quelli motivati da motivi pratici urgenti: una «linea» che corre troppo, un turno con troppa poca gente, ecc. Lo fanno in tanti operai, iscritti e delegati di diversi sindacati. La discussione con il «capo» che interviene subito è come al solito chiara e da parte operaia – come avviene in Fiat – molto attenta a rispettare i confini oltre cui l’azienda usa far scattare «sanzioni disciplinari». Pochi giorni dopo vengono licenziati in tre:Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i primi due delegati Fiom, il terzo soltanto iscritto. La Fiat invoca «motivi disciplinari», diremmo oggi: aver ostacolato il percorso di un carrello robotizzato che avrebbe potuto portare pezzi per gli operai che invece non stavano scioperando.
Ricorso immediato al giudice, che dà loro ragione e ne ordina la riassunzione. Ricorso Fiat, con testimoni che improvvisamente cambiano versione, e temporanea vittoria Fiat. Controricorso Fiom al tribunale di Potenza e, il 23 febbraio scorso, nuova sentenza di «reintegra». Ma la Fiat non li fa tornare al lavoro, pur pagando lo stipendio. Scelta solo politica, non «produttiva», dunque.
Ora i giudici di Potenza spiegano che i tre «non hanno avuto nessun gesto di sfida nei confronti dell’azienda». Di più: «hanno esercitato un diritto costituzionalmente garantito» – quello di sciopero – «senza valicarne i limiti» e insieme ad altri operai, cui però la Fiat «non ha contestato nulla». Conclusione logica: il licenziamento dei tre rappresenta «nulla più che misure adottate per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo». Licenziamenti «discriminatori», dunque, con «conseguente immediato pregiudizio per l’azione e la libertà sindacale».
Il problema che questa sentenza è chiarissimo: due anni fa, quando ancora l’art. 18 era un congegno «blindato» di tutela dei lavoratori, la più grande industria italiana ha utilizzato l’unica motivazione per licenziare che le potesse dare qualche chance davanti al giudice: «danno volontario alla produzione», che rientra tra i motivi disciplinari. Tre procedimenti hanno permesso di accertare che quel danno non c’è stato (se non come conseguenza naturale di uno sciopero legittimo) e che quindi la Fiat ha dato una motivazione falsa pur di liberarsi di tre «rompiscatole».
Oggi la Fiat utilizzerebbe i «motivi economici», senza star lì a cercare un casus belli difficilmente dimostrabile in tribunale (come si è visto…). Pagherebbe come indennizzo più o meno quello che ha pagato in stipendi finora e via. Se qualcuno vuol davvero capire perché l’articolo 18 non deve essere modificato, ha qui il migliore degli esempi. Da studiare.
Francesco Piccioni - il manifesto

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lunedì 5 dicembre 2011

Fiat, Fiom non firma e lascia tavolo




Fiat, Fiom non firma e lascia tavolo

Landini, azienda vuole discutere solo con chi le da' ragione

Momenti di tensione, ma senza incidenti, davanti all'Unione Industriale di Torino, 5 dicembre 2011. Cobas e sindacati di base hanno cercato di forzare il blocco, ma sono stati respinti dalla polizia

TORINO - La Fiom non ha firmato la richiesta della Fiat di adesione al contratto del 29 dicembre 2010, quello che riprende il modello Pomigliano e non parteciperà quindi più al negoziato sul contratto. Hanno invece sottoscritto la richiesta Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri. La Fiom non ha voluto abbandonare la sala dove era in corso la trattativa sul contratto. L'azienda e gli altri sindacati - Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri - hanno chiesto all'Unione Industriale un'altra sala. La riunione è ripresa con delegazioni ristrette, senza la Fiom.

FIAT: LANDINI,ATTACCO SENZA PRECENDENTI A LIBERTA' SINDACALI - "Siamo di fronte ad un attentato alle libertà sindacali che non ha precedenti. Altre organizzazioni sindacali hanno chiesto di proseguire il negoziato che esclude la Fiom per estendere l'accordo di Pomigliano a tutto il gruppo". Lo ha dichiarato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, dopo la svolta nella trattativa tra azienda e sindacati. "Non è più una proposta dell'azienda - ha osservato - ma una richiesta delle altre sigle sindacali e, siccome abbiamo detto che non abbandoniamo il tavolo di trattativa, hanno chiesto all'Unione Industriale un'altra sala per proseguire il confronto. E' un fatto gravissimo che deve riguardare anche le forze politiche ed il governo".

UGL,COPERTURA CONTRATTUALE PER ASSICURARE DIRITTI - "Siamo qui con un solo obiettivo: garantire ai dipendenti del Gruppo Fiat, a partire dal primo gennaio 2012, una copertura contrattuale che preveda diritti e tutele, permettendo di preservare e rilanciare occupazione e produzione negli stabilimenti italiani". Lo ha dichiarato il segretario nazionale dell'Ugl Metalmeccanici, Antonio D'Anolfo, prima di entrare al tavolo con Fiat a Torino.

PRESIDI DAVANTI A UNIONE INDUSTRIALE TORINO - Due presidi sono in corso davanti all'Unione Industriale di Torino, dove alle 10.30 è fissato l'incontro tra Fiat e sindacati per riprendere la trattativa sul novo contratto. Davanti alla sede dell'associazione, tutta transennata e presidiata dalle forze dell'ordine, manifestano
da un lato i Cobas e i sindacati di base, dall'altro Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri. Diversi striscioni sono stati attaccati ai muri delle case antistanti l'Unione Industriale.




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domenica 4 dicembre 2011

Arroganza modello Fiat



Arroganza modello Fiat

 

«La Fiat è una multinazionale, continueremo ad andare avanti. Abbiamo attività fuori dall'Italia e venderemo altrove. Chi pensa di condizionare la Fiat si sbaglia» ha detto Sergio Marchionne a Radio 24, rispondendo al cronista che gli aveva chiesto se la Fiat potesse lasciare l'Italia. L’amministratore delegato del Lingotto ieri a Washington, alla presenza di numerosi giornalisti italiani, non si è certo risparmiato ed ha anche attaccato duramente la Fiom «vorrebbe imporre la dittatura di una minoranza. Chi pensa di poter condizionare la Fiat si sbaglia di grosso» ha detto Marchionne. Subito si è scatenata una sequela di attacchi e smentite in merito all’ipotesi che Fiat lasciasse definitivamente il bel Paese.
«Marchionne è come una bomba a orologeria, ogni volta che si fa un passo avanti riporta tutto indietro», ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Sullo stesso tono il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini che ha definito «pericolose le dichiarazioni» dell'amministratore delegato della Fiat, sulla possibile uscita dell'azienda dall'Italia «credo che il governo, le istituzioni e le forze politiche dovrebbero perdere sul serio le dichiarazioni di Marchionne» ha dichiarato il segretario.
Anche la politica, soltanto però i soliti noti Idv, Verdi e Sel, ha condannato le parole di Marchionne. «Finalmente Marchionne getta la maschera. In perfetta solitudine, ma forti delle proprie ragioni e dei dati del mercato automobilistico, l'Italia dei Valori ha denunciato, da due anni a questa parte, la decisione degli azionisti Fiat di cedere gli asset strategici, tecnologici e di mercato alla Chrysler, spostando così la testa negli Stati Uniti e la produzione nei paesi low cost». hanno affermato in una nota congiunta il presidente dell'IdV, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi, commentando le dichiarazioni di Marchionne sulla possibilità che l'azienda Fiat vada avanti anche senza l'Italia. «Dopo aver preso in giro governo e sindacati sull' inesistente progetto Fabbrica-Italia, dopo aver ricevuto ingenti finanziamenti pubblici e dopo aver chiuso uno stabilimento dopo l'altro, dato che non c'è più nulla da spremere, il signor Marchionne dichiara candidamente di poter fare a meno del nostro paese. È giunto il momento di bloccare tutte le forme di finanziamento agli azionisti Fiat e aprire il mercato italiano ai grandi produttori di auto» conclude la nota Idv.
Anche il presidente dei Verdi Bonelli, dati alla mano, ha attaccato duramente il Lingotto «le dichiarazioni di Marchionne dimostrano quanto la Fiat sia ingrata con il proprio paese che negli anni passati ha contribuito in modo rilevantissimo al destino dell'azienda. Sono circa 7,8 miliardi di euro i finanziamenti che lo Stato italiano ha erogato alla Fiat tra il 1977 e il 2010. La cifra più rilevante si è raggiunta negli Anni 80: in questo periodo di profonda ristrutturazione di tutto il settore automobilistico mondiale, la Fiat ha incassato dallo Stato circa 5,2 miliardi di euro» ha spiegato il presidente dei Verdi.
«Sergio Marchionne è l'espressione più retriva dell'arroganza padronale» ha aggiunto il leader di Sel Nichi Vendola commentando l'annuncio dell'a.d. Fiat «da una parte dice questo dall'altra continua a sferrare un attacco violento ed estremistico nei confronti della Fiom. Non è certo un oracolo della modernità» ha chiosato il leader di Sel.
Per il resto, a parte qualche cane sciolto, silenzio di tomba degli altri partiti, è il mercato bellezza. Immediata comunque la smentita Fiat. “Le dichiarazioni dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, riportate da alcune agenzie di stampa riprendono in modo parziale e arbitrario alcune frasi pronunciate a Washington – si legge in una nota della Fiat - rispondendo a una domanda del giornalista di Radio24 che conteneva le parole ‘lasciare l'Italia’, ha testualmente affermato ‘la Fiat è una multinazionale. Gestiamo attività in tutte le parti del mondo. Abbiamo attività economiche e industriali al di fuori dell'Italia. Vendiamo macchine in Brasile, in Cina, in America, in Messico. La cosa importante è la sopravvivenza della Fiat che non può essere messa in discussione. Ci abbiamo messo otto anni per rimetterla in piedi. Abbiamo creato un'alternativa con Chrysler e non possiamo metterla in dubbio. Chiunque pensa di condizionare la Fiat si sbaglia. In estrema sintesi - conclude la nota - il dottor Marchionne non ha mai parlato di lasciare l'Italia”.
Beh magari non è stata dichiarata testualmente la volontà di lasciare l’Italia ma il messaggio nel suo complesso sembra abbastanza chiaro. Un’azienda tra l’altro che, dopo aver riorganizzato l’aspetto produttivo sacrificando sull’altare del rilancio i diritti acquisiti in anni di lotta dai lavoratori, ha abbandonato Confindustria, creando un precedente significativo che potrebbe un domani portare ad un nuovo assetto nell’associazionismo imprenditoriale. In estrema sintesi, il Lingotto sta facendo il bello ed il cattivo tempo nella totale inerzia delle istituzioni.
Anche le dichiarazioni rilasciate in merito alla Fiom, danno quella sensazione di arroganza esibita da chi non deve rendere conto di nulla a nessuno «abbiamo avuto la maggior parte dei lavoratori che ha appoggiato un’alternativa. Il treno è passato ed è inutile cercare di insistere che bisogna rinegoziare. Non possiamo continuare a votare finché non vince la Fiom. È la tirannia della minoranza verso la maggioranza» ha dichiarato Marchionne. Chissà cosa avrebbero votato i lavoratori se, come alternativa alla soppressione dei propri diritti, non avessero avuto la strada. Il tiranno è quello che ti punta una pistola alla tempia e ti chiede se preferisci morire o fare quello che ti ordina.


di Luca Teolato


http://www.ildirigibile.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=751%3Aarroganza-modello-fiat&catid=1%3Acircostanze&Itemid=2




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mercoledì 14 settembre 2011

Fiat chiude l'Irisbus




La Fiat chiude l'Irisbus e manda per strada centinaia di lavoratori. Cgil: la Fiat ripaga il Paese chiudendo gli stabilimenti



Non avremmo mai voluto dare una notizia così drammatica. L'attività dello stabilimento Irisbus di Valle Ufita cesserà. Questo quanto ha stabilito la Fiat dopo la rinuncia del Gruppo Dr all'acquisto della fabbrica. Irisbus Italia, società dell'Iveco, spiega che «di fronte all'impossibilità di portare a termine l'unica soluzione individuata, che consentiva l'avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale ed industriale per assicurare continuità al sito, l'azienda sarà costretta, suo malgrado, ad avviare le procedure consentite dalla legge per cessare le attività dello stabilimento». La società poi trova una scusa inaccettabile e se la prende con chi ha 'strumentalizzato' la vicenda perché, a suo dire, avrebbe compromesso la verifica della «nuova soluzione industriale delineata, che avrebbe garantito prospettive di occupazione e di reddito». Nella nota la società spiega anche i motivi economici che hanno determinato una scelta così tragica: abbiamo subito «molto duramente gli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni si sono drammaticamente ridotte. Ciò ha determinato una progressiva e costante contrazione dei volumi produttivi dello stabilimento, che sono passati dai 717 veicoli del 2006 ai soli 145 autobus, di cui meno di 100 urbani, dei primi sei mesi del 2011. Due mesi di approfondimenti ed incontri, anche mediante l'istituzione di tavoli tecnici ad hoc, hanno confermato che la situazione attuale delle gare e le previsioni per il medio periodo continuano ad evidenziare un trend di forte contrazione della domanda, peraltro fortemente condizionata, nell'attuale congiuntura, dalla scarsità di fondi pubblici, che non consente di mantenere un'offerta competitiva e di proseguire l'attività industriale dello stabilimento di Valle Ufita».

La Cgil attacca duramente: «Come previsto la Fiat non attende un secondo per creare ulteriore tensione nello stabilimento Irisbus della Valle Ufita annunciando la cessazione dell'attività e le procedure conseguenti». Per il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, «adesso in questa situazione c'è bisogno che il governo si assuma tutte le responsabilità: palazzo Chigi convochi l'incontro nel più breve tempo possibile e rifletta sul favore che fa con l'articolo 8 alla Fiat che ripaga il Paese con la chiusura di uno stabilimento importante, l'unico che produce autobus in Italia».


http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=17568&catid=36&Itemid=68


ML.
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venerdì 22 luglio 2011

LANDINI , GOVERNO A CASA , FIAT RISPETTI LAVORATORI





LANDINI 


GOVERNO A CASA


FIAT RISPETTI LAVORATORI




Il segretario regionale della Fiom-Cgil Maurizio Landini


PESCARA - Data la situazione attuale "l'assenza di un governo che affronti anche le questioni della politica industriale diventa un problema sempre più presente e credo sia necessario, per difendere l'occupazione e il lavoro, un cambiamento del quadro politico e che questo governo se ne vada".

Lo ha detto, nel corso di un dibattito a Pescara, il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, secondo cui "quello che sta succedendo in questi giorni dimostra che i livelli di corruzione di questo Paese sono peggio di quelli del '92-'93".

Per Landini, però, non va bene un "qualsiasi altro governo. Io chiedo che ci sia almeno una volta e che sia questa - ha sottolineato - in cui l'interesse di chi lavora è pari agli altri interessi. Bisogna cominciare ad affrontare i problemi. È inutile continuare a raccontarci che tutti dobbiamo pagare meno tasse, è una presa in giro se il 90 per cento delle entrate fiscali sono a carico dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Sono necessarie delle azioni che vadano in un'altra direzione".

"È fondamentale la democrazia trasversale e su questo c'è una discussione aperta anche in Cgil - ha aggiunto il segretario -. La questione della democrazia e del diritto delle persone di poter votare e di poter partecipare sia quando sono cittadini, sia quando sono lavoratori, sia per quanto riguarda le scelte che vengono fatte dalle grandi multinazionali, sia per la partecipazione alla vita politica, oggi è il punto centrale".

Landini chiede interventi decisi. "Se non si dà una risposta a questo problema - spiega - non si regge una una situazione che rischia di esplodere per le contraddizioni che ci sono".

"Dato che gli avvocati della Fiat - polemizza ancora Landini - hanno dichiarato che una delle ragioni per cui il giudice doveva respingere la domanda è che non era la Fiom a dover fare la causa sull'articolo 2112 del codice civile, ma dovevano essere i lavoratori di Pomigliano, noi abbiamo già detto che se ci sono lavoratori che vogliono fare causa noi li sosteniamo".

CONTENTO PER CONDANNA FIAT

"Il sindacato - sottolinea il segretario generale Fiom - si è detto contento che la Fiat sia stata condannata per comportamento antisindacale e che ora vuole leggere quello che scriverà il giudice. Se uno esce dal tribunale dopo una condanna e annuncia che farà ricorso, vuol dire che non ha vinto. Stavolta sono stati più bravi di noi sulla comunicazione: è stata fatta un'operazione per cui hanno detto che quella sentenza avrebbe legittimato gli accordi fatti a Pomigliano. Questa è una sciocchezza, perché noi non abbiamo mai chiesto al giudice di dire se erano legittimi o no gli accordi di Pomigliano".

"Noi ci siamo limitati a dire che non siamo d'accordo - prosegue ancora - che non li firmiamo, anche perché contengono delle violazioni dei diritti indisponibili per lo statuto che hanno la Cgil e la Fiom. Abbiamo detto che secondo noi quell'accordo lì era stato fatto per tenere fuori la Fiom dalla fabbrica e per aggirare l'articolo 2112 del codice civile. Chiediamo che il giudice dica se c'è una violazione dell'articolo 2112, non se è valido l'accordo in generale".

INVESTIMENTI FIAT SOLO A POMIGLIANO, DA ALTRE PARTI NULLA

Anche la questione investimenti è all'ordine del giorno. "La Fiat ha parlato per mesi di 20 miliardi di investimenti: chi, nel nostro Paese - chiede Landini - sa dove li faranno, quando li faranno e se li faranno? Perché ad oggi hanno investito, come ci hanno detto, 350 milioni a Pomigliano, ma dalle altre parti non hanno fatto nulla. Anzi, aumentano la cassa integrazione e il numero di stabilimenti che vogliono chiudere".

"La Fiat - ribadisce - non contenta dell'esito della sentenza di sabato, ha annunciato anche il rischio di una sospensione degli investimenti. Se si traccia un bilancio dei due anni in cui dicono che faranno 20 miliardi di investimenti, le uniche certezze sono che, tra diretti e indotto, di sicuro taglieranno almeno quattromila posti di lavoro e che faranno la Panda a Pomigliano, anche se non so in che tempi e in quale modo".

"Quando la Fiat dice 'o fate quello che dico io o me ne vado', non sta facendo un ricatto solo ai lavoratori - afferma - sta facendo un ricatto al territorio, al Paese in cui si trova, alle università, sta facendo un ricatto a chi ha fatto e chi ha dato i soldi per farla essere quello che è. Oggi sono le grandi multinazionali a decidere cosa si produce e dove si produce".

Parlando di una "situazione generale difficile, in cui l'occupazione è a rischio", il segretario della Fiom ha detto che "in particolare, per quello che riguarda la vertenza Fiat, siamo di fronte alla totale assenza di un tavolo per poter discutere quelle che sono le scelte di politica industriale. "Se uno riflette sulla strategia del Gruppo Fiat, sembra quasi che stiano aspettando di avere il capro espiatorio giusto per dire 'è colpa di qualcuno e me ne vado'. Con la Fiom lo stanno facendo già da un po'".

Davanti ad una folta platea di cittadini e lavoratori, il segretario ha illustrato nel dettaglio gli otto punti che caratterizzano l'intesa ed ha sottolineato che ci sono diverse ragioni "per cui considero che ci siano dei limiti evidenti dentro quell'accordo".

FIAT RIAPRA TRATTATIVA VERA

"Sull'accordo intersindacale che è stato firmato, come Fiom abbiamo diverse perplessità - è il pensiero di Landini - in ogni caso nei prossimi giorni si svolgeranno le assemblee e il voto in tutti i luoghi di lavoro. Nel direttivo Cgil che ha votato l'accordo, hanno votato contro. Io mi auguro che la Fiat si renda conto della sentenza che c'è stata e, anziché ricorrere, la accetti e riapra una trattativa vera, che tenga conto di tutti i sindacati, ma soprattutto del consenso delle persone".

L'obiettivo che il Gruppo in questo anno e mezzo non è riuscito a realizzare, è proprio quello di "avere il consenso di tutti i suoi dipendenti, dato che senza il consenso le fabbriche non funzionano".

"Noi siamo più interessati di chiunque altro al fatto che le fabbriche rimangano in Italia - ha concluso Landini - non abbiamo mai detto che non siamo disponibili ad affrontare il problema di più turni, di una diversa organizzazione o di una maggiore competitività. Continuiamo a pensare - ha sottolineato il segretario - che ciò debba avvenire nel rispetto della legge e dei contratti che nel nostro Paese esistono e io mi auguro che ci sia una riflessione". "Se così non sarà, è chiaro che noi, nel fare il nostro lavoro, continueremo a difendere i diritti delle persone che rappresentiamo".


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Fiat, vi spiego perché ha vinto la Fiom




Fiat

vi spiego perché ha vinto la Fiom




La sentenza di Torino è stata commentata a caldo dalla stampa interessata con titoli in cui sostanzialmente si descrive la Fiom come perdente.  Questo non è vero. Vogliamo stare ai fatti? Se la Fiat avesse avuto ragione e se dunque avesse vinto la causa, la logica ci dice che la Fiom avrebbe dovuto fare ricorso. Invece il ricorso nei giorni scorsi lo ha annunciato la Fiat e non solo, si è precipitata a minacciare la sospensione del piano di investimenti in Italia. A me sembra assodato che chi vince una causa non fa ricorso contro la sentenza che gli dà ragione.
Nei fatti, il giudice di Torino ha respinto la richiesta della Fiom di annullare l'accordo di Pomigliano per la parte che prevede la nascita della nuova società che dovrebbe assumere tutti i lavoratori della vecchia impresa, obbligandoli alla rinuncia ad una serie di diritti. Ciò che mi sembra probabile è che il giudice abbia considerato questa azione ricattatoria non perseguibile su richiesta di un sindacato ma solo individualmente dai lavoratori, cioè dai ricattati.  Per la parte degli accordi separati che riguarda invece le attività sindacali, questa dalla sentenza viene bollata  come antisindacale. Il che significa che quella parte dell'accordo è da rimuovere immediatamente, così dice la legge.
Qui sta la vera importanza della sentenza: nell'accordo di Pomigliano (come poi ripetuto anche in quello di Mirafiori) c'è scritto che hanno diritto di rappresentanza solo quei sindacati che firmano gli accordi. Si afferma cioè che i sindacati sono legittimati dalla controparte, non dai lavoratori che li scelgono. Ho fatto una piccola ricerca storica: un fatto simile è avvenuto solo negli anni '20, quando si instaurò il regime delle corporazioni.
Perciò la Fiom a Torino ha vinto la causa sulla libertà. Altro che perderla come hanno scritto i giornali e raccontato i telegiornali.
Non solo. La sentenza di Torino rende inutile l'accordo siglato da Cgil Cisl e Uil con la Confindustria e impone a questo punto una legge che garantisca la validità degli accordi. L'Italia dei valori è l'unico partito ad aver presentato un disegno di legge in proposito al Senato. Il nostro disegno di legge è molto semplice e afferma che l'unica validità erga omnes di un accordo viene  sancita dal voto dei lavoratori all'accordo stesso.
Resta da chiedersi perché la Fiat sta agendo in questo modo: ha dichiarato 22 volte la sua intenzione di fare in Italia investimenti per venti miliardi di euro. Le ho contate. Dalla prima volta, nei fatti, ha chiuso Termini Imerse, 2000 lavoratori a casa, ha venduto la Irisbus di Avellino, ha chiuso una fabbrica di CNH a Imola e mantiene in cassa integrazione – a nostre spese – circa la metà dei dipendenti. Viene da pensare che è meglio che non ne faccia più di questi annunci! Già nel libretto distribuito con gli Altri ad aprile avevamo scritto che la logica ci suggeriva che gli azionisti Fiat hanno deciso di abbandonare l'auto in Italia. La 500 si produce in Polonia e Usa, la nuova Lancia in Polonia, la Doblò in Turchia, le nuove auto a basso impatto negli Usa, il marchio Lancia verrà messo su piattaforme tecnologiche Chrysler,  il nuovo motore bicilindrico verrà fatto in Polonia. La Fiat però percepisce soldi dalle banche e dallo Stato, tanti soldi. Perciò non può dire la verità e cerca un capro espiatorio, ossia la Fiom. Ma a forza di dir balle la verità emerge, alla fine. Basterebbe, a questo punto, avere un governo. Uno qualsiasi, neanche un buon governo. Un governo che dica: io voglio il settore auto in Italia. E che dica a quali condizioni lo vuole. Ma noi non abbiamo un governo. Abbiamo ministri usati dalla Fiat come uno zerbino.
(dal settimanale ‘Gli Altri’)


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