La
Sardegna e i Sardi, una Terra e un Popolo troppo fieri per lasciarsi passare addosso il problema della mancanza di lavoro.
Che sia trasformazione (alluminio) o estrazione (carbone), cercheranno con ogni mezzo una soluzione. Dignitosa e condivisa.
E sono proprio i valori della dignità e della condivisione quelli a cui si aggrappano i lavoratori dell’
Alcoa,
giunti a Roma per gridare al Governo, alla politica, al Paese la loro
richiesta di aiuto per una fabbrica che non deve morire. Evitando quindi
la sorte riservata all’altro impianto che l’azienda U.S.A. aveva a
Fusina (Ve), chiuso nel 2010.
Giovedì e venerdì: due giorni importanti per l’Isola e il suo futuro.
E del resto l’avamposto dei lavoratori Alcoa sbarcati a Civitavecchia e
di qui spintisi fino a Roma - al Ministero dello Sviluppo Economico -
anche a piedi, hanno ricevuto la solidarietà di tanti, ad esempio di
coloro che animavano la spiaggia di Santa Marinella e che hanno
applaudito di cuore al passaggio dello strano corteo.
Dire Sardegna equivale a dire di un’Italia in perenne ritardo, che
non riesce a trovare soluzioni di lungo termine. L’Isola del resto è la
patria del
Parco Geominerario, come spiega Giampiero Pinna,
coordinatore della Consulta che riunisce ben sessanta associazioni
locali e nazionali. “Da undici mesi non si riesce a dare forma e futuro
al Parco, nonostante gli incontri susseguitisi fra Regione e Ministero
dell’Ambiente. Entrambi hanno sì firmato la proposta di riforma del
Parco, realtà che esiste da ben undici anni ma che di fatto è sempre
rimasta morta. In Francia, invece, una simile struttura è stata capace
di creare migliaia di posti di lavoro, fra diretti e indiretti”. Peccato
allora che Roma non sia Parigi e che nemmeno Cagliari abbia ambizioni
da primato. E peccato che pure l’Unesco abbia sancita l’importanza del
sito sardo!
Pinna, le faccio una domanda cattiva alla quale lei può anche non
rispondere. Ma davvero voi Sardi pensate che il Presidente della
Repubblica scenda in miniera o che le sue sole parole bastino a
risolvere i vostri problemi? “No, non lo credo. E seppure io non
sono un minatore, aggiungo che Napolitano non ha nemmeno le competenze
per poterci aiutare. Spetta a Regione e Governo cercare e creare le
condizioni affinché né Alcoa né altre imprese debbano chiudere i
battenti”.
Con l’appoggio dei sindaci di Carbonia, S. Giovanni Suergiu, Giba, S.
Antioco, Iglesias, Domusnovas e Nuxis presenti al presidio posto
accanto all’ingresso secondario dell’MSE, Sardegna ha significato pure
Sulcis,
‘Regione più povera d’Italia’ come appariva scritto sulle magliette di
alcuni lavoratori. Sinonimo di territorio stremato e che sta per
scoppiare e al quale chi può dare un aiuto “Non è Giorgio Napolitano
bensì Mario Monti. Dal Capo del Governo ci attendiamo che si meta una
mano sulla coscienza… Da noi già ha chiuso la ‘Era Allumina’, non
possiamo permetterci che chiuda pure Alcoa. Il nostro destino è identico
a quello degli amici che lavorano in miniera, la filiera è unica e chi
non lo capisce farebbe bene a stare zitto piuttosto che a parlare a
vanvera”.
A parlare è Massimo Cara (Fim-Cisl).
Dovrebbero tacere anche coloro che parlano di turismo come di opportunità da sfruttare…
“Da sfruttare, certo, ma prima occorre costruirla e non credo che si
possa fare di botta. E intanto che si provvede a costruire il turismo,
noi che facciamo? I camerieri?”.
Chi lavora alla linea dell’alluminio
ha inoltre una storia particolare. “Noi siamo i figli dei minatori
uccisi a Buggerru, vicino Cagliari, nelle rivolte da cui è poi nato il
Sindacalismo italiano. Non è un caos che il 97% dei lavoratori Alcoa
siano iscritti al sindacato; ed è il sindacato - Cisl, Cub, Fiom - che a
suon di denunce è riuscito a far rispettare le norma sulla tutela della
salute in fabbrica. Sia le emissioni di floruro che i fumi della
fonderia, ad esempio, sono sempre sotto controllo”.
E dire Sardegna equivale a dire
Enel. Nel Sulcis, l’azienda ha dato vita al parco eolico disseminato di pale che producono energia dal vento.
Dice Stefano Lai (Cub): “Ma perché scordare che Alcoa è venuta da noi
avendo in dote ben dieci anni di agevolazioni sul costo dell’energia?
Il guaio è che i dieci anni sono passati e nessuno si è impegnato a
creare le condizioni affinché l’azienda americana potesse continuare a
produrre con gli stessi costi. E perché non dire, inoltre, che le
maggiori responsabilità sono di Enel che nessuno, del Governo tecnico,
si sogna di toccare? Se Enel facesse un accordo con Alcoa dandole modo
di usufruire di tariffe concorrenziali come quelle che le aziende pagano
in altri Paesi europei… In Spagna accade, anche se sta peggio di noi!”.
http://www.prismanews.net/lavoro/sardegna-ultima-spiaggia.html
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