loading...
Visualizzazione post con etichetta caso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta caso. Mostra tutti i post

martedì 5 maggio 2020

Mascherine Caso PIVETTI Blitz alla Protezione Civile

Mascherine Caso PIVETTI Blitz alla Protezione Civile


Non ci sono solamente certificazioni apparentemente false e mascherine irregolari immesse sul mercato. Ora c'è un nuovo fronte nell'inchiesta a carico dell'ex presidente della Camera, Irene Pivetti, e della sua Only Logistics Italia, la società di cui è legale rappresentante: la procura di Roma ha deciso di fare accertamenti sul contratto milionario stipulato dall'azienda con la Protezione civile e ieri i finanzieri del Nucleo di polizia valutaria hanno acquisito la documentazione presso la sede dell'Ente: la Only avrebbe dovuto importare dalla Cina 15 milioni di mascherine Ffp2 per 30 milioni di euro, che lo Stato, secondo la precedente normativa, avrebbe pagato
 per il 60% in anticipo e il 40% alla consegna.



Mascherine Caso PIVETTI Blitz alla Protezione Civile


Il contratto prevedeva anche che una percentuale della partita potesse essere commercializzata dalla società in canali privati. Così una parte delle mascherine è stata venduta in alcune farmacie del Savonese che, però, le hanno messe in commercio con ricarichi fino al 250%. Da qui è partita la prima indagine, della procura di Savona, e la Finanza ha sequestrato un carico di dispositivi a Malpensa, accertando la mancanza di certificazione.


Mascherine Caso PIVETTI Blitz alla Protezione Civile

La Pivetti è accusata di frode in commercio e immissione sul mercato di prodotti non conformi ai requisiti essenziali di sicurezza anche dalla procura di Siracusa, che due giorni fa ha disposto una perquisizione nelle sedi e nei magazzini della Only e del distributore, la Stt Group Srl di Salvatore Statuto, pure lui indagato. La merce messa in vendita, secondo gli investigatori, apparteneva a una partita per la quale il direttore centrale dell'Inail aveva espressamente vietato l'immissione in commercio. Ma non è tutto.


Mascherine Caso PIVETTI Blitz alla Protezione Civile



Le mascherine erano accompagnate da una certificazione di conformità emessa da «un organismo notificato polacco, la Icr Polska - è scritto negli atti - ma da una ricerca effettuata il codice relativo al certificato è risultato disconosciuto, perché invalidato o falso». Intanto i conti della società sarebbero stati bloccati dai pm di Savona.


IL CONTRATTO


Ad insospettire chi indaga è anche il contratto stipulato con la Protezione civile: la Finanza dovrà verificare se fosse regolare o meno, sia per quanto riguarda la parte economica, sia per la clausola che prevedeva la possibilità di vendere mascherine privatamente. I militari hanno acquisito pure una copia dei documenti sui rapporti finanziari, anche se la fornitura è poi stata bloccata. Il contratto risale al 17 marzo e i dati sono riportati nell'elenco delle forniture messe online dalla stessa Protezione civile.



Il Dipartimento ha dichiarato di avere messo «a disposizione tutta la documentazione sui contratti di fornitura», sottolineando di essere «estraneo all'indagine» e di «restare a disposizione dei magistrati». Mentre qualche giorno fa aveva smentito l'esistenza di un accordo riservato con la Only.


La Pivetti invece ha dichiarato che la vicenda si chiarirà presto e ha respinto le accuse: «Non si può mettere in mezzo una istituzione così importante per l'Italia per una vicenda che presto sarà chiarita. Ben vengano le indagini - ha proseguito l'ex presidente della Camera - serviranno a stabilire la verità, mettendo fine alla cagnara sollevata, a un can-can che imploderà su se stesso». L'ex politica ha anche ribadito di «essere una persona seria, alla guida di un'azienda seria», che ha milioni di mascherine ferme in Cina che venderà «in altri Paesi, visto le richieste che ho e che in Italia non me le fanno vendere. Ci sono problemi di burocrazia mal raccontata che fanno del male al Paese».


E sul punto ha fatto l'esempio della certificazione Inail che, sostiene, «serve soltanto per i dispositivi di sicurezza in ambiti di lavoro, ma questo non vuol dire che le mascherine che non ne sono in possesso non sono buone». A suo dire, i prodotti importati dalla Only erano «assolutamente buoni». Mentre per quanto riguarda il certificato di conformità emesso dalla polacca Icr Polska, che la Procura di Siracusa ritiene sia taroccato, la Pivetti, ha precisato:
 «Se fosse così che io e la società saremmo parte lesa».




2 – LA CONTABILITÀ SALATA DELLE MASCHERINE E UNA PARTE DEI SOLDI È DIRETTA ALLE CAYMAN


Contratti per oltre 350 milioni di euro fatti dalla Protezione civile per comprare mascherine, tute, guanti e altri dispositivi di protezione. Oltre 97 milioni di euro già pagati, più di un quarto dei quali sono finiti alla società di Irene Pivetti. Con qualche opacità e una certezza: la promessa di mascherine chirurgiche a 50 centesimi l' una nei negozi fatta dal governo appare difficile da mantenere. Va detto che si tratta di contratti stipulati in fretta, con la pressione della più grave emergenza sanitaria degli ultimi settant' anni. Solo che i soldi pubblici rischiano di finire un po' ovunque. Anche in paradisi fiscali, che poco c' entrano con produzione e vendita di dispositivi anti-Covid.


La Stampa e IrpiMedia hanno potuto visionare i contratti stipulati finora per l' emergenza coronavirus dall' organismo che sta gestendo la crisi. Si tratta di 91 contratti per l' approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale (Dpi), per un totale di 356,5 milioni di euro. Al 10 aprile scorso, risultano pagati oltre 97 milioni di euro. Tra questi, forniture di mascherine per una cifra compatibile con un prezzo finale di 0,50 euro ce ne sono davvero poche. La Pluritex srl ad esempio ne ha vendute 100 mila, con un contratto del 3 marzo.


La Protezione Civile le ha pagate 70 centesimi ciascuna. Alla Imagro spa invece le stesse mascherine chirurgiche sono state pagate 10 centesimi in meno ciascuna. Il prezzo record lo strappa però la giapponese Tokyo Medical Consulting, che si fa pagare 1,67 euro l' una 260 mila mascherine chirurgiche, per un totale di 435 mila euro già liquidati.

Si tratta in questo caso di un contratto stipulato
tramite il ministero degli Esteri e l' Ambasciata d' Italia.



I soldi alla Pivetti

Certo, erano i giorni più cupi dell' emergenza, quando mezzo mondo cercava mascherine e sul mercato era davvero complicato trovarne. Certamente compatibili con il tetto di 0,50 euro in negozio sono i quasi 4 milioni di pezzi comprati dalla Mediberg, azienda italiana specializzata proprio nella produzione di dispositivi medici, che ha fissato un prezzo di 0,24 euro nei giorni caldi dell' emergenza (due contratti del 5 e 8 marzo). Difficile rientrare nel limite invece con gli 0,44 euro pagati alla Only Italia Logistics di Irene Pivetti.



Il contratto, firmato dalla stessa ex parlamentare - adesso indagata dalla procura di Siracusa -, prevedeva la fornitura di mascherine Ffp2 e chirurgiche, per un valore complessivo 25,2 milioni di euro. L' accordo è del 17 marzo scorso ed è uno dei pochi interamente pagati dalla Protezione Civile secondo i documenti consultati da La Stampa e Irpimedia.
Da solo, vale più di un quarto dei pagamenti effettuati finora.



La Protezione Civile ha accettato anche alcuni fornitori respinti invece da Consip.

Oltre alla Winner Italia, azienda produttrice di medaglie e trofei, c' è la Agmin Italy. Azienda veronese controllata dai costruttori romani Cucchiella, aveva vinto una serie di lotti nelle gare Consip per mascherine e altri dispositivi per essere poi esclusa dopo le verifiche. Agmin che peraltro è stata, nel 2018, esclusa per 3 anni dalle gare della Commissione Ue
per irregolarità in una fornitura in Bielorussia.

La particolarità del contratto con la Protezione Civile (mascherine e tute isolanti) è però un' altra. La società di Verona indica come estremi di pagamento un conto presso la British Arab Commercial Bank di Londra. Intestato allo Scipion Active Trading Fund delle Isole Cayman, paese sulla lista nera dei paradisi fiscali.

Anche se l' indicazione di un soggetto terzo per il pagamento in un appalto pubblico non è ammesso dalla normativa vigente. Per le commesse della Agmin non risultano pagamenti effettuati alla data del 10 aprile scorso.




.

scopri cosa ti porta il 2020


scopri cosa ti porta il 2020


.

mercoledì 4 aprile 2018

Caso Ikea : la Politica tuteli i Lavoratori



Filcams e Cgil ricorrono contro la sentenza che ha dato ragione a Ikea nel caso del licenziamento della dipendente madre di un disabile


Parte da Milano un messaggio forte per i partiti impegnati nel dare un governo al Paese. A lanciarlo è Massimo Bonini, segretario della Cgil milanese che in una intervista esclusiva a imprese-lavoro.com dice: “Il tempo delle chiacchiere è finito”. L’occasione è il ricorso della Filcams e della Cgil contro la sentenza che ha confermato il licenziamento di Marica Ricutti, madre lavoratrice dell’Ikea. “Non possiamo essere ostaggio dell’algoritmo che organizza il lavoro – spiega Bonini – le persone vogliono di tornare protagoniste del loro futuro e chiedono di partecipare alla organizzazione del lavoro, un lavoro che sta cambiando in profondità. E’ inaccettabile che le imprese decidano “la qualunque” senza il minimo rispetto delle persone. Noi vogliamo contrattare l’algoritmo”. “Alla politica chiediamo: ma quale lavoro pensate per i nostri figli, e in quali condizioni? Oggi la politica ha lasciato le persone sole e questo non è accettabile. Noi vogliamo cambiare e lanciamo un messaggio forte a chi si candida al governo del Paese”. Ma il vostro appello è rivolto a tutte le forze in campo, dalla Lega ai 5 Stelle? “E’ tempo di passare dalle parole ai fatti – risponde Bonini – perché vogliamo capire se le proposte avanzate in campagna elettorale sono vere o servivano solo per raccattare voti”. “La Cgil ha depositato una proposta di legge fondata sulla “Carta dei diritti universali”, si parta da lì. E allora capiremo chi sta dalla parte dei lavoratori”, conclude Bonini.



Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet e blog personalizzati
 a prezzi modici e ben indicizzati. 
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Mi diletto alla creazione di loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.

MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/


venerdì 5 agosto 2016

CISL : Scoppia il caso dei Mega Stipendi



 Dirigente li denuncia ma verrà espulso

Nel dossier firmato da Fausto Scandola un atto d’accusa corredato di nomi e cifre: retribuzioni che sfiorano i 300mila euro l’anno

di MATTEO PUCCIARELLI

-  È un lungo sfogo di un dirigente sindacale inviato via mail a troppe persone e questo, probabilmente, gli costerà l'espulsione dalla Cisl: la raccomandata infatti gli è già arrivata a casa. Un atto d'accusa corredato di nomi e cifre che fanno una certa impressione, vista la crisi generale del sindacato e quella ancor più complessiva del mondo del lavoro: ci sono sindacalisti dell'organizzazione guidata da Annamaria Furlan che si portano a casa stipendi che neanche Barack Obama, superando di slancio pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sfiorando i 300mila euro annui.

Il mini-dossier firmato dal veneto Fausto Scandola sta creando più di un imbarazzo al sindacato cattolico, anche perché a seguito di una vicenda simile, di fatto, dovette lasciare il suo posto l'ex numero uno Raffaele Bonanni; il quale, giusto poco prima della pensione, si era ritoccato all'insù il compenso, mossa utile per aumentare il successivo assegno a carico dei contribuenti. "I nostri rappresentanti e dirigenti ai massimi livelli nazionali della Cisl  -  scrive Scandola - si possono ancora considerare rappresentanti sindacali dei soci finanziatori, lavoratori dipendenti e pensionati? I loro comportamenti, lo svolgere dei loro ruoli, come gestiscono il potere, si possono ancora considerare da esempio e guida della nostra associazione che punta a curare gli interessi dei lavoratori? ".

Ecco qualche nome e cifra in lista: Antonino Sorgi, presidente nazionale dell'Inas Cisl, nel 2014 si è portato a casa 256mila euro lordi: 77.969,71 euro di pensione, 100.123,00 euro di compenso Inas e 77.957,00 euro come compenso Inas immobiliare. Valeriano Canepari, ex presidente Caf Cisl Nazionale, nel 2013 ha messo insieme 97.170,00 euro di pensione, più 192.071,00 euro a capo della Usr Cisl Emilia Romagna: totale annuo, 289.241,00 euro. Ermenegildo Bonfanti, segretario generale nazionale Fnp Cisl, 225mila euro in un anno, di cui 143mila di pensione. Pierangelo Raineri, gran capo della Fisascat Cisl, 237 mila euro grazie anche ai gettoni di presenza in Enasarco, più moglie e figlio assunti in enti collegati alla stessa Cisl.

Di mezzo, nella denuncia, ci va anche la stessa Furlan. Il 9 luglio scorso  -  è sempre la denuncia di Scandola, che racconta - il comitato esecutivo nazionale confederale della Cisl approva all'unanimità un nuovo regolamento presentato dalla segretaria generale. Dove si parla di trasparenza, fissando finalmente delle regole precise sugli stipendi. Confrontando tutti i livelli della Cisl cosa ne esce fuori? Che l'aumento tabellare tra il 2008 (anno di inizio di una crisi non ancora conclusa) e il 2015 è pari al 12,93 per cento. A conti fatti, va detto, sarebbe l'inflazione. Se Furlan nel 2008 portava a casa un totale lordo di 99mila euro, ora potrebbe arrivare a 114mila. Sarà questo lo stipendio massimo consentito. Al mese fanno 3.326 euro netti più un altro 30 per cento di indennità.

Il regolamento in questione prevede la decadenza dall'incarico per chi non si metterà in regola. Ma prima di diventare "legge" "deve essere recepito attraverso una deliberazione dei comitati esecutivi. Fino a tale adempimento non potrà essere invocato e applicato né dalle strutture né dai singoli dirigenti".

I diretti interessati, invece, confermano quelle cifre, ma provano a spiegarle. "Quei 289mila euro non sono lo stipendio lordo ma il costo aziendale finale  -  commenta Canepari  -  io alla fine portavo a casa 5800 euro al mese. Avendo due diversi incarichi di cui uno di vertice in una società che gestiva 60 milioni di euro. Quindi una grande responsabilità ". Mentre Sorgi ammette che quella "può sembrare una somma esosa" ma "la pensione me la sono guadagnata e non devo rendere conto a nessuno" e gli altri due incarichi "sono in enti con bilanci da decine di milioni. Su quei compensi ci pago anche un sacco di tasse".


Gigi Petteni, arrivato da poco in segreteria nazionale dopo aver guidato la Cisl lombarda, ammette che il problema c'è: "Per questo il nuovo gruppo dirigente farà un'ulteriore assemblea organizzativa dove si obbligheranno i nostri sindacalisti a mettere online i compensi e a versare alla categoria di appartenenza i gettoni di presenza negli enti bilaterali ". Resta il fatto che Scandola, iscritto alla Cisl dal 1968, si è visto notificare l'espulsione. Ha ancora altri 10 giorni di tempo per fare appello. In caso dovrà spiegare come ha avuto i Cud dei dirigenti tirati in ballo. Il suo dito indicava la luna, ma - evidentemente - non è stato capito del tutto.


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALI
 OGNI DESIDERIO  REALIZZATO 
IL TUO FUTURO ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari

SCEGLI una CARTA tra le IMAGO


CLICCA QUI SOTTO
.



Lettori fissi

Visualizzazioni totali