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lunedì 14 maggio 2018

Corsi di Formazione Antiinfortunistica



Corsi di formazione obbligatori per tutti i lavoratori

A chi è rivolto
Il corso obbligatorio è rivolto a tutti i lavoratori presenti in azienda per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali nei luoghi di lavoro ai sensi degli articoli 36 e 37 del D. Lgs. 81/2008.

il corso è rivolto a:
–  lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato (anche part-time)
–  lavoratori dipendenti con contratto a tempo determinato (anche part-time)
–  soci delle cooperative iscritti a libro paga
–  lavoratori iscritti alle liste di mobilità
–  lavoratori in cassa integrazione

APPROFONDIMENTI

L’Accordo Stato‐Regioni del 21 dicembre 2011 disciplina la durata, i contenuti minimi, le modalità della formazione ed aggiornamento dei lavoratori e delle lavoratrici, dirigenti e preposti ai sensi dell’art. 37 del D. Lgs. n. 81/2008.

Come si articola il corso di formazione dei lavoratori?
La formazione dei lavoratori, si articola in due momenti distinti: formazione generale (con programmi e durata comuni per i diversi settori di attività) e formazione specifica, in relazione al rischio effettivo in azienda. (rilevato in funzione del settore ATECO di appartenenza).
 Qual è la durata dei corsi di formazione per i lavoratori?
Durata minima complessiva dei corsi di formazione per i lavoratori, in base alla classificazione dei settori di rischio:
– 4 ore di Formazione Generale + 4 ore di Formazione Specifica per i settori della classe di rischio basso: TOTALE 8 ore
– 4 ore di Formazione Generale + 8 ore di Formazione Specifica per i settori della classe di rischio medio: TOTALE 12 ore
– 4 ore di Formazione Generale + 12 ore di Formazione Specifica per i settori della classe di rischio alto: TOTALE 16 ore.

DA SETTEMBRE INOLTRE PARTIRANNO I CORSI DI FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO PER:

ADDETTO ANTINCENDIO

ADDETTO PRIMO SOCCORSO

RAPPRENSENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PROTEZIONE E PREVENZIONE (RSPP PER DATORI DI LAVORO)

OBBLIGO PER TUTTI I DATORI DI LAVORO DI FAR ESEGUIRE LE VERIFICHE DI MESSA A TERRA.

Il DPR 462/01 stabilisce l'obbligo, per tutti i Datori di Lavoro con almeno un dipendente nella propria azienda, di far eseguire la verifica periodica messa a terra sugli impianti elettrici, con periodicità biennale o quinquennale.

La verifica periodica messa a terra può essere effettuata da ORGANISMI ABILITATI dal Ministero delle Attività Produttive, sulla base della normativa tecnica europea UNI CEI, o in alternativa da Asl/Arpa.

Non sono valide quindi, ai fini del DPR 462/01, le verifiche effettuate da professionisti o imprese installatrici.

Periodicità delle verifiche
Il datore di lavoro è tenuto a richiedere la verifica periodica degli impianti elettrici di messa a terra e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche ogni:
– 2 anni (verifica biennale) per:

gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche in luoghi con pericolo di esplosione;

gli impianti di terra e gli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche a servizio di:

Cantieri;
ambienti a maggior rischio in caso di incendio, cioè quelli definiti da CEI 64-8 sez 751;
Locali adibiti ad usi medici.
– 5 anni (verifica quinquennale) per tutti gli altri casi.


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Infortuni sul Lavoro in aumento


Morti sul lavoro in aumento,
in 10 anni in Italia 13 mila vittime
Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna dall’inizio del 2018 sul lavoro sono già morte 29 persone in 16 giorni: quasi due al giorno. Secondo l’Inail i morti sul lavoro sono cresciuti dell’1,8% nei primi 11 mesi del 2017

Se potessero parlare — i 13 mila morti sul lavoro censiti negli ultimi 10 anni dall’Osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro di Bologna — racconterebbero storie che assieme al dolore provocano una rabbia sorda e impotente: troppo simili l’una all’altra, queste tragedie mostrano che sul lavoro si muore sempre allo stesso modo. Disgrazie prevedibili. Sulla carta facili da evitare.

Caduta dall’alto senza il caschetto protettivo, soprattutto in edilizia. Schiacciati da mezzi pesanti in agricoltura. E poi ci sono i casi dell’industria, come quelli degli operai morti ieri a Milano. L’Osservatorio indipendente sul lavoro ha iniziato la sua attività il primo gennaio 2008 su iniziativa di un operaio in pensione, Carlo Soricelli, che ha voluto così onorare la memoria dei sette lavoratori morti alla Thyssenkrupp di Torino. L’Osservatorio conta sia i morti nei luoghi di lavoro sia quelli che hanno perso la vita sulle strade, mentre raggiungevano fabbriche e uffici. Il 2017, secondo questa triste contabilità, si sarebbe chiuso con 632 decessi nei luoghi di lavoro (641 nel 2016), 1.350 se si considerano anche quelli nel tragitto tra casa e lavoro (oltre 1.400 nel 2016). A ieri, le tragedie del 2018 avrebbero già toccato quota 29.

Poi ci sono i dati ufficiali, quelli dell’Inail.Le denunce di infortuni mortali presentate all’Istituto nei primi 11 mesi del 2017 sono state 952, con un incremento di 17 casi rispetto ai 935 dell’analogo periodo del 2016 (+1,8%) e una diminuzione di 128 casi rispetto ai 1.080 decessi denunciati tra gennaio e novembre del 2015 (meno 11,9%). Certo, nel valutare l’aumento di morti e incidenti bisogna tenere conto anche che nell’ultimo anno è cresciuto il numero degli occupati. «Non può esistere progresso economico senza difendere il valore del lavoro — contesta Franco Martini della segreteria nazionale Cgil —. La maggioranza degli infortuni è causata dal mancato rispetto delle norme sulla sicurezza. Risultato della continua rincorsa da parte delle imprese al risparmio e all’abbattimento dei costi».

Tornando ai dati sugli infortuni, tra gennaio e novembre 2017 le denunce complessive (quindi non solo quelle mortali) pervenute all’Inail sono state 589.495. L’aumento di 1.900 casi rispetto allo stesso periodo del 2016 (più 0,3%) è dovuto per la quasi totalità agli infortuni avvenuti nel tragitto casa-lavoro e viceversa. Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (più 2.340 denunce) ed in Emilia Romagna (più 1.696), mentre le riduzioni maggiori sono da attribuire alla Sicilia (meno 1.171) e Puglia (meno 933).

Come dire: per i territori poter vantare pochi infortuni sul lavoro è una buona notizia con un retrogusto amaro. Perché avere pochi incidenti purtroppo non è sintomo di maggiore sicurezza e più attenzione nel rispetto delle regole. Ma soltanto di meno lavoro.

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sabato 13 febbraio 2016

MDD : Disoccupati e corsi di formazione




Il reimpiego dei disoccupati a Milano non funziona. Solo corsi di formazione a casaccio. E le risorse dell'assessorato tutte messe sulle startup tecnologiche. Questo l'atto d'accusa dell'Mdd, il movimento per i diritti dei disoccupati, che ha avanzato una sua proposta, ormai condivisa da molti.

“A un gruppo di futuri licenziati della Nokia, qualche mese fa, fanno fare un corso per certificatori ambientali. Dopo il corso, dicono, potrete fare i consulenti e certificare energeticamente le abitazioni con tutti i crismi. Benissimo. Lo fanno. Poi però a fine corso li avvertono. Guardate che queste certificazioni si trovano su internet a prezzi bassissimi, fra 30 e 50 euro. I proprietari delle case vanno su questi siti fatti da società online, inseriscono i dati catastali dell’appartamento e una settimana dopo ricevono la certificazione a 30 euro. In pratica stanno dicendo loro: tu devi aprire una partita Iva, diventare un libero professionista e andarti a scontrare su un mercato dove tu non puoi far pagare la certificazione meno di 100-150 euro, contro i 30 dell’online. Se mi formi a una professione impossibile quando finisco il corso di reinserimento sono punto e a capo”.

M. B. ha molti aneddoti da raccontare di questo tipo. Un vero museo degli orrori per lui, disoccupato "senior" dal gennaio del 2011, quando fu licenziato dall’associazione in cui lavorava per incompatibilità politiche. Da allora, cinque anni fa, Bonetti ha diligentemente seguito tutti gli iter di reimpiego previsti dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. Lui e altri 60 disoccupati over-50 e alcuni di lungo periodo. Inutilmente. Alla fine hanno dato vita all’Mdd, il Movimento per i diritti dei disoccupati con sede provvisoria alla Camera del Lavoro, “ospitati dalla Fiom”.

“Il sistema del ricollocamento al lavoro a Milano e in Lombardia non funziona. Per questo abbiamo cominciato a organizzarci e a ragionarne assieme – dice Bonetti, portavoce del gruppo – E qui faccio un esempio personale. Quando fui licenziato, nel 2011, andai subito al Centro per l'Impiego (ex collocamento) e mi iscrissi a un corso per panificatori. Pensando che fosse una posizione richiesta a Milano. Bene, sono passati cinque anni, ho telefonato innumerevoli volte e la risposta è stata sempre la stessa: non abbiamo ancora raggiunto un numero sufficiente di adesioni”.

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 http://cipiri00.blogspot.it/2016/02/disoccupati-e-corsi-di-formazione.html



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